Etichetta ‘USA’

L’AMERICA E’ IN GINOCCHIO, MA CON UNA DIGNITA’ CHE NOI NON CI SOGNIAMO E ASPETTA OBAMA CON FIDUCIA. SI VENDE TUTTO, LA CARESTIA E’ DA EUROPA DELL’EST, CHIUDONO LE AZIENDE, I RISPARMI SONO STATI RASTRELLATI DAI TRUFFATORI, MA IL NUOVO PRESIDENTE OFFRE UN’IMMAGINE SOLIDA E TRANQUILLA. IL LIBRO DI OBAMA SULLA SUA VITA E’ DEGNO DI PHILIP ROTH, MA NON SOMIGLIA AL VELTRONISMO NEANCHE NEI PEGGIORI INCUBI.

martedì 30 dicembre 2008

Viaggio nell’America in crisi 

IL GIORNALE 30 DICEMBRE 2008

Scaffali vuoti, negozi falliti, saldi ovunque. Ma sulla desolazione domina onnipresente l’immagine del futuro presidente. Florida: prezzi crollati del 70 per cento, i commercinati licenziano, ma le commesse continuano a sorridere

Arrivo in Florida da Washington e trovo la desolazione. Nella capitale avevo già notato il crollo delle merci e dei prezzi nei negozi, cartelli che indicano vendite, saldi, tutto a metà prezzo. Intere catene di negozi fallite, out of business, scaffali vuoti, negozi vuoti, rimasugli svenduti a un terzo del prezzo. Noi in Europa non abbiamo la più pallida idea di che cosa sia la crisi americana, che non è soltanto una crisi strutturale del sistema bancario, ma anche l’esito di un groviglio di truffe, di sparizioni di imbonitori, di gente che si è rovinata, rovinata per sempre e fino al collo.
A Palm Beach vedo donne d’età, vestite molto bene che con vergogna prelevano dal portabagagli i quadri che decoravano la loro magione e li portano nel negozio di antiquariato per venderli e sbarcare il lunario. Su questo insieme desolante campeggia però lui, l’immagine del messia salvifico: Obama. Obama in magliette enormi, Obama su costumi da bagno, salviette, spille, giochi, tombole, gadget. 

Obama tace, tutti sperano che possa affrontare la situazione, anche se non vedono in lui un mago della pioggia, ma semplicemente il nuovo. La Florida, e in particolare Palm Beach, sono zone ad alta densità di presenza ebraica e questo significa che la catastrofe provocata da Bernard L. Madoff, un ebreo che ha dissanguato prevalentemente una clientela borghese ed imprenditoriale ebraica, ha distrutto non soltanto le persone, le case e le famiglie, ma anche le grandi organizzazioni ebraiche di “charity” da cui dipendono a cascata orfanotrofi, borse di studio per studenti poveri, manifestazioni artistiche, contributi alle università e agli ospedali. Dunque la catastrofe si sparge come un’esplosione a bassa intensità provocando un’onda d’urto lenta e micidiale che spazza via e disarticola la società nel suo complesso.

I prezzi sono ovunque crollati del 70 per cento appena passato il Natale, persino i pedicure e i manicure offrono due prestazioni al prezzo di una e qualsiasi cosa tu comperi te ne vedi regalare una seconda. Non credevo ai miei occhi quando, avendo comperato due vestiti di ottima taglia e di prezzo più che conveniente, me ne sono visto mettere in conto soltanto uno.

Intanto Obama sorride, Obama è accigliato: Obama è in costume da bagno, colto da un paparazzo alle Hawaii con uno scatto fortunato e miliardario che mostra il presidente più fico e più fusto della storia degli Stati Uniti. Obama tace. Non può e non deve parlare. Si ripete in televisione che gli Stati Uniti hanno un solo Presidente per volta e non due. Gli americani sono rigorosi, badano alle forme. Sono mesti, sono disoccupati, ma rispettano tutte le regole. 

Le commesse dei negozi vuoti stanno per perdere il posto di lavoro perché la ditta va avanti finché l’ultimo scaffale non sarà vuotato, e allora addio. Ma intanto sorridono, salutano, sono disarmanti e gentili. Tutti sembrano affrontare la catastrofe con un senso di rassegnazione che stringe il cuore. Il Paese, semplicemente, si ferma. Out of business. Fallito. Se vuoi comperare un’automobile, metà prezzo. I prezzi delle case seguitano a scendere in picchiata, ma nessuno le vuole perché nessuno ha soldi e per quadrare il pranzo con la cena si vendono i libri, i ninnoli, i mobili non essenziali, tutti cercano di affittare a chi viene da New York per una stagione di golf. 
Questa serena disperazione americana colpisce per compostezza e perché è profonda. Ma Obama garrisce come una bandiera e allora viene voglia di chiedersi che cosa e chi sarà l’uomo che fra poco prenderà posto alla Casa Bianca. La squadra di governo che ha messo insieme è conservatrice. Veltroni e i veltronisti resteranno delusi, perché il nuovo governo americano somiglia al vecchio con la differenza che è dinamico, pieno di gente che si è odiata durante la campagna elettorale perché ad Obama piace arruolare i suoi nemici, a cominciare da Hillary Clinton che a sua volta sta mettendo su uno staff come segretario di Stato fatto da duri e competenti.

Obama interviene alla televisione e parla agli americani e si rivolge prima di tutto ai soldati e alle loro famiglie. Il suo non è un tono da pacifista di sinistra, ma da capo delle forze armate. Loda la fedeltà, l’abnegazione, il sacrificio. Dall’Irak porterà via poche truppe, perché ha già detto di voler essere «ragionevole», cioè lento nel ritiro e poi attaccherà pesantemente Al Qaida in Afghanistan, con diritto di penetrazione se occorre in Pakistan. 

Obama è un duro, parla piano, parla con eloquenza in un inglese forbito, naturale, teatrale, grave, spedito, senza tentennamenti, senza appunti scritti. Obama è un grande scrittore, ho appena scoperto il suo «Dreams from my father» e ho trovato così delicate e strazianti le sue parole nel descrivere il modo in cui ha dovuto apprendere di essere un nero fra i bianchi, che ho provato anche lì una stretta al cuore. Obama sembra sapere molto se non tutto dell’essere umano. Sembra un uomo severo, pur essendo un politico politicante.

Ma è un uomo miracoloso, come testimonia la sua carriera: cominciò a fare politica di quartiere nel 1990 e diciotto anni dopo è presidente degli Stati Uniti d’America, primo afroamericano della storia alla Casa Bianca. Non è da tutti, non è un’opera facile. E quindi, essendo lui un uomo raro, diverso, ricco di qualità diverse da quelle degli Old Boys figli dei figli degli inglesi (come è però sua madre), ha il tocco, la sapienza, la magia della razionalità non wasp per poter metter mano al disastro e contemporaneamente affrontare un’agenda di politica estera da far tremare le vene dei polsi, basta guardare Gaza, la rinascita talebana, il dossier Russia, quello della Georgia e dell’Ucraina.

Ma che Paese sta per ereditare Obama? Un Paese che non crede più nella sua stessa identità: lo Stato è dovuto intervenire come uno Stato socialista e salvare persino America Express. Intanto la gente vaga per le strade della Florida inebetita per il colpo mortale di Madoff che si aggiunge a quello delle banche. Ciò che sconvolge non è il fallimento di un’impresa, ma la beffa, la truffa, il fatto che Madoff abbia per anni pagato agli investitori profitti da far girare la testa sicché quelli si sono convertiti in massa per portargli ogni cent del salvadanaio, ogni risparmio, ogni liquidazione dei piani di retirement, le conclusioni di vite di lavoro. Tutto svanito nel nulla, da un giorno all’altro. 

Mia moglie, che è americana, compera vestiti per i bambini e fa provviste fino alla loro maggiore età: un costume da bagno elegante, tre dollari, purché esca il pranzo con la cena, una giacca per dieci hot dog potrebbe essere il nuovo traguardo del bargain, l’affare dei pochi maledetti e subito.

Al posto della disperazione nera, quella del 1929, della grande depressione nella quale milioni di americani morirono letteralmente di fame, oggi direi che si assiste piuttosto allo spettacolo della fiducia indotta dal messia nero. Obama non è ancora in carica, ma è ovunque. Il suo logo, il suo volto, la sua voce, emergono ovunque e hanno un effetto ipnotico, rassicurante. Lui saprà come fare. Intanto i consumi sono quasi fermi, la gente è all’elemosina, siamo alla deflazione con un penoso crollo verticale di ogni valore, ogni bene materiale. Ma l’America è così: presto si sveglierà trovando che il circuito virtuoso è di nuovo in moto e che un nuovo round ciclico riprende, come nella bella addormentata, la «Sleeping Beauty» che è la fiaba simbolica di questo popolo.


© SOCIETÀ EUROPEA DI EDIZIONI SPA – Via G. Negri 4 – 20123 Milano 

L’OCCIDENTE SI RENDA CONTO DALLE STRAGI DI MUMBAI CHE AMERICA, EBREI E GRAN BRETAGNA SONO IL BERSAGLIO DELLA GUERRA SCATENATA DAL TERRORISMO MUSULMANO. GLI ODSTAGGI ITALIANI SONO SALVI E SIAMO CONTENTI, MA FACCIAMO PARTE DEL VENTRE MOLLE DEL MONDO CHE BRAMA LA RESA E CHE NON OSA INFASTIDIRE IL CARNEFICE. EBREI E AMERICANI SELEZIONATI COME PECORE AL MATTATOIO.

venerdì 28 novembre 2008

IL GIORNALE 28 NOVEMBRE 2008

La metastasi del terrore
di Paolo Guzzanti

E questa è la risposta a tutti coloro che quando sentono parlare di terrorismo islamico, di Al Qaida e di guerra contro l’Occidente, sbuffano, infastiditi come se avessero di fronte a sé il ridicolo anziché la tragedia. Da mercoledì abbiamo la prova ulteriore che il terrorismo è ovunque, può colpire ovunque, a Madrid e in India, in Africa e negli Stati Uniti, in Inghilterra e in America Latina dove ha la sua rete di alleanze. Dire Al Qaida, dire Bin Laden, dire organizzazione terroristica dell’odio, provoca malumore: finché il sangue non scorre a fiumi, finché la segatura non copre quel che resta di un essere umano, di una famiglia, siamo abituati a negare, a minimizzare, ridurre, sorridere persino. Che errore.

L’Occidente è di sua natura tollerante, polimorfo, multietnico, afflitto da sensi di colpa, pieno zeppo di moschee e cantieri di moschee, tenero con chi vuole applicare la sharia islamica anche in Europa, soddisfatto quando sente che Olanda, Danimarca, Svezia sono Paesi che si stanno islamizzando. Eppure, la guerra che seguita a far versare sangue è una guerra contro l’Occidente, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, Israele e poi anche contro di noi, il ventre molle dell’Occidente. Eppure l’Occidente ha dato dignità e valore giuridico, oltre che morale, ai diritti dell’uomo, della donna, della famiglia, dell’infanzia. L’Occidente ha creato le organizzazioni internazionali e, persino, l’Occidente è stato capace con la guerra in Kosovo, di bombardare un Paese cristiano per difenderne uno musulmano.

L’Occidente, noi, siamo fatti così. E se qualche regista imbecille sostiene che l’11 settembre gli americani se lo sono fatto da soli e che tutti gli ebrei erano scappati via in tempo dalle Torri Gemelle, noi – alcuni di noi – annuiscono felici. Gli occidentali indossano la kefia e travestiti da palestinesi si dedicano all’odio verso Israele e tutti insieme all’odio contro l’America, tanto che l’amore per Obama è diventato – nell’immaginario di questa parte debole del pensiero occidentale – una delle forme subliminali di espressione dell’odio per l’America. Non hanno capito che Obama ha confermato Gates alla Difesa e che sposterà tre brigate corazzate dall’Irak all’Afghanistan con diritto di penetrazione in Pakistan: lui, l’Obama dell’immaginario collettivo antiamericano.

Ha tutto ciò a che fare con quanto è successo ieri a Mumbai, la città che per noi europei è sempre stata Bombay? Sì, ha a che fare. Ieri i turisti sono stati selezionati come pecore al macello. Chi aveva passaporto americano: fila della morte. Passaporto inglese: fila della morte. Passaporto israeliano: fila della morte. Passaporto italiano, prego si accomodi nella fila della vita, ciò che ci fa enorme piacere. Ma guardiamo in faccia la verità e la realtà: l’attacco a Mumbai era atteso dai servizi segreti, peccato che non fosse atteso a Mumbai ma altrove. C’è stato un difetto di informazione, ma si sapeva che l’attacco sarebbe stato scatenato. Forse l’intelligence del terrorismo è più efficiente del Mi6, della Cia e del Mossad messi insieme, non lo sappiamo.

Sappiamo però che l’attacco assassino, la mattanza da tonnara, è stata condotta con l’uso dell’odio e dell’infanzia: abbiamo visto bambini carnefici imbracciare il mitra e uccidere ridendo. Abbiamo visto esseri umani mutati in mostri. Abbiamo visto esseri umani sacrificati come agnelli in base a un simbolo: il colore del passaporto, la presenza di un timbro, un visto, un’aquila. Due terzi della mia famiglia ha quei passaporti. Due terzi della mia famiglia sarebbero stati ammazzati. Io e i miei figli saremmo stati ammazzati. Chi è ebreo sarebbe stato ammazzato. Capite adesso il modello, l’impianto morale di questa guerra che viene scatenata contro l’Occidente? Non è un caso che il nazionalsocialismo hitleriano fosse fanaticamente sostenuto e sostenitore del radicalismo arabo, del gran Muftì di Gerusalemme, degli insorgenti iracheni delle guerre passate.

L’Occidente oggi guarda sbalordito le immagini in televisione. Le televisioni nazionali trasmettevano le loro sciocchezze. Tutto il mondo era appeso ai grandi network internazionali, Cnn e non soltanto. Tutto il mondo ieri era stravolto, sconvolto, disperato. Fra gli stranieri del mio mondo ieri si piangeva, si urlava, ci si abbracciava convulsamente. Ma la calma piatta del diniego cala come una nube tossica che mette tutte le coscienze a dormire. Stasera si vedranno ai Tg nuove immagini, di sfuggita. I commenti saranno o banali o timidi. La paura di offendere il carnefice prevarrà sulla schiena diritta. La tremebonda ansia di non dispiacere il persecutore sarà unita allo smodato orgasmo speso per comprenderlo e disarmarsi.

Il terrore purtroppo oggi ha dimostrato di avere metastasi ovunque, con un centro diffusore e diramazioni senza frontiere né geografiche né limiti nella dignità umana.

ECCO IL MIO REPORTAGE SULLA GUERRA FREDDA VISTA AL VERTICE INTERNAZIONALE DELLA NATO A VALENCIA OGGI SUL GIORNALE

venerdì 21 novembre 2008

IL GIORNALE

Vi racconto come alla Nato

ho visto materializzarsi la nuova Guerra Fredda Al summit di Valencia Mosca sfodera la retorica anti-occidentale e l’Europa tentenna senza trovare una linea d’azione comune
A Valencia si mangia una gloriosa paella, ma si assiste anche alle prove di nuova Guerra Fredda. Dite la verità: uno dice Guerra Fredda e tornano antiche e polverose immagini del passato. Bene, amici, se pensate a Berlino Est e al mitico Check Point Charlie siete degli ottimisti e dei nostalgici. La Guerra Fredda in realtà è tornata ma stavolta viene fornita con un corredo di eleganti stufette a gas, con l’intesa che se non vi comportate bene il rubinetto vi sarà chiuso. (continua…)

SONO A VALENCIA DOVE PARTECIPO AI LAVORI DELLA NATO: GEORGIA, RUSSIA, LA MIA POSIZIONE TOTALMENTE SOLIDALE CON TBLISI, FIDUCIOSO NEL FATTO CHE GLI USA DI OBAMA SEGUITERANNO A PROTEGGERE IL MONDO LIBERO. SIAMO PRONTI ALLA RESISTENZA, PRONTI A SALIRE IN MONTAGNA CON IL MITRA IN SPALLA PUR DI NON LASCIAR DIVENTARE L’ITALIA UNO STATO SATELLITE DELLA NUOVA UNIONE SOVIETICA IMPERIALE E STRACCIONA. VIVA LA LIBERTA’, VIVA LA RIVOLUZIONE ITALIANA, VIVA L’OCCIDENTE, VIVA LA DEMOCRAZIA.

sabato 15 novembre 2008

SU IN MONTAGNA COL MITRA IN SPALLA, SE NECESSARIO

IL MOTIVO PER CUI SONO UN PO’ SPARITO E’ che mi trovo in Spagna a Valencia dove partecipo come membro della delegazione parlamentare presso la Nato alla sessione annuale dell’Alleanza Atlantica.E’ per me la prima volta.

E’ un lavoro in parte burocratico di commissioni e sottocommissioni, ma è il luogo in cui discutiamo di come far capire alla Russia e agli amici del Cremlino che la loro arroganza e furbizia sarà  battuta, che donne e uomini forti e liberi non si faranno infinocchiare dai reggicoda di Putin.

Fuori le truppe neosovietiche dalla Georgia.

Fuori la nuova unione sovietica dalle rampe missilistiche che minacciano la Polonia, fuori dalle palle coloro che ci vogliono inserire a supposta in un mondo ubriaco di soldi e di petrolio, corruzione e omicidi, per regalarci finalmente l’Unione Europea delle Repubbliche Socialiste Sovietiche Miliardarie.

Noi vogliamo lo scudo spaziale per proteggerci dalla nuova unione sovietica e dai suoi affaristi armati e corruttori.

Noi vogliamo l’FBI e non l’FSB. Noi vogliamo film americani, noi vogliamo una lingua e un comportamento che ci renda distinti e distanti dai nuovi padroni di Mosca.

Noi siamo pronti a salire in montagna col mitra in spalla, piuttosto che consegnarci oggi alla Russia. Noi siamo già nella nuova Resistenza all’aggressione della nostra piccola isola di libertà. Fuori la Russia dall’Unione Europea, fuori le truppe Russe dall’europea Georgia, vogliamo la Georgia e l’Ucraina nella Nato, subito.

Vogliamo che i satrapi del Cremlino e i loro reggicoda siano sconfitti. Vogliamo un’Europa legata al Regno Unito e agli Usa. Vogliamo la democrazia. Putin si sta facendo una legge per governare come un dittatore per altri 19 anni. La Nato è piena di agenti russi e persone che reggono la coda alla Russia. Ma una forte delegazione americana ha deciso di scendere in campo e contare chi è pronto a lottare di nuovo per la libertà e l’indipendenza dell’Europa e chi la vorrebbe grassa come un tacchino servita con le patate arrosti sul tavolo del Cremlino.

Viva la libertà, viva l’Europa libera, viva l’Italia libera, viva il mondo Occidentale, viva le rivoluzioni inglese, americana e francese (prima parte), viva le rivoluzioni di velluto della repubblica ceca, viva le rivoluzioni colorate e gentili e forti contro il tallone russo. Viva la rivoluzione degli uomini liberi. E’ già tardi per schierarsi. E’ già tardi per far sentire la propria voce.

Ancora una volta si levi la voce di chi, odiando la violenza, odiando la guerra, è pronto anche a morire per la libertà di chi verrà dopo di noi, per i giovani che hanno diritto a vivere liberi, studiare, viaggiare, appartenere al mondo delle idee libere e della democrazia. Io sono qui a Valencia, facendio un lavoro noioso e burocratico, ma i temi son aperti e in discussione. Il delegato georgiano è già venuto a riscuotere il nostro applauso. Viva la Rivoluzione Italiana.

OBAMA AMATO ANCHE A DESTRA: VOLTAGABBANA, IMPRUDENTI, OPPORTUNISTI O AMMALIATI SULLA VIA DI CHICAGO?

mercoledì 5 novembre 2008

VEDO che l’argomento Obama giustamente tira. Qualcuno lo usa anche per attaccarmi visto che ho fatto il tifo per McCain finché non ho visto all’opera Sarah Palin. Ma io voglio un’America dalla forte politica estera, un Paese che voglia restare primo nel mondo e Obama questo dice di volere, mettendo in campo energie giovani. Non mi è sempbrato un liberal classico, un uomo di sinistra sciattona come quella italiana: è un centrista con forti radicamenti costituzionali, un patriota anche se vede l’America da una pelle nera che peraltro non gli viene dsgli antichi schiavi ma da un intellettuale kenyota che un giorno andò a prendere un PhD alle hawaii e mise incinta sua madre per poi tornarsene in Africa.

Ma Obama è un grande mistero e una grande speranza, per qyalcuno una grande incognita e una grande paura. Io ho una fiducia sconsiderata per la mia patria americana e penso che chi raccoglie quel consenso rappresenti l’America e il bene e il bello dell’America.

A voi la preda, si apra “er dibbbattito” sul presidente nero, intellettuale e buon oratore, ma anche grande fascinatore. Io però seguito a volere gran bene a John McCain e se non avesse imbarcato quella pazza dell’Alaska avrei tifato per lui fino alla fine. Spero che Simona mi perdoni, spero che Simona mi risponda con la sua grazia abituale.

CHIUDO OGGI LA QUESTIONE CARFAGNA: QUESTO BLOG E’ DIVENTATO ANCHE UN MATTATOIO, COLPA MIA, E VOGLIO DIRE PAROLE CHIARE SU QUESTA VICENDA CHE RICONDUCANO DIGNITA’ E POLITICA ALLA POLITICA DELLA DIGNITA’.

mercoledì 5 novembre 2008

Negli ultimi due giorni sono accadute cose diversissime fra loro. La più importante è stata la vittoria di Obama. Io, che ho a lungo tifato per McCain, un “old boy” che dà garanzie di politica estera, ho poi deciso di tifare per Obama: Sarah Palin non mi piace e Obama è un uomo capace di rilanciare l’America nei suoi valori fondanti, con lingua, emozioni e pelle nuovi. God bless America, God bless the elected President.
Secondo fatto. Questo blog è andato in tilt per un esplosione di crescita che lo ha fatto impazzire, è saltata la piattaforma, si è oscurato per eccesso di successo e il suo traffico è aumentato di 50 volte. Poi si è stabilizzato e per ora funziona. Gli iscritti sono balzati a 3.500, le visite viaggiano sulle centomila al giorno. Do a tutti i nuovi un benvenuto caloroso. L’esplosione esponenziale del blog è avvenuta in funzione del thread del 2 novembre, in cui cercavo di sganciare la personalizzazione su Mara Carfagna dal tema generale dell’etica politica, della scelta del personale, della meritocrazia nel governo dopo averla evocata nelle scuole: per questo ho fatto uso dell’immaginario pianeta Zorbador. Ma con la Carfagna ha sempre tirato su questo blog brutta aria e questo è avvenuto, dal mio punto di vista, per colpa soltanto sua: la ministra, volendo replicare all’attrice Sabina Guzzanti di anni 45 (l’età la ricordo per sottolineare che non stiamo parlando della “pupetta di papino suo”, ma di una professionista e una star anche internazionale) pensò di qualificarla come “la figlia del deputato pdl Paolo Guzzanti”, trascinandomi per i capelli in una storia in cui io non entravo. Poi, con ulteriore mio fastidio, ha seguitato a tirarmi in ballo arrivando a lamentarsi in televisione del fatto che secondo lei io non la saluto. Poiché a me sono da anni precluse tutte le telecamere di Mediaset e Rai, ho trovato questa sua insistenza inopportuna e irritante. (continua…)

FACCIAMO TROPPA FILOSOFIA? E ALLORA PALIAMO DI AMERICA. HO VISTO MCCAIN ED OBAMA AL PRIMO DIBATTITO E UNA COSA E’ CERTA: CHIUNQUE VINCA, RUSSIA E IRAN AVRANNO VITA DURISSIMA. MA VI SPIEGO PERCHE’ MCCAIN E’ TUTTORA IL MIGLIOR CANDIDATO, ANCHE SE OBAMA E’ MOLTO CRESCIUTO IN MATURITA’ DA QUANDO L’HO ASCOLTATO UN MESE FA. INTANTO L’ITALIA STA DIVENTANDO UN PAESE ILLIBERALE E VI DICO PERCHE’ LO PENSO.

domenica 28 settembre 2008

DICE IL FALSO POLACCO, ma nostro autentico amico (senza impegni politici) che questo è uno strano blog. E’ vero: mi piace affrontare i principi fondamentali più dell’Alitalia. Spero molto nella prossima amministrazione americana quale che sia. Ieri sera ho visto su CNN il dibattito fra Obama e McCain. Spero di non essre stato il solo. Obama è migliorato molto, paradossalmente è molto “bianco” come atteggiamento, sorriso, eloquenza. John McCain è brutto, vecchio e parla sempre di veterani e ricorda di essere stato un prigioniero di guerra dei Vitecong, cosa che a chi è nato negli ultimi 40 anni non fa né caldo né freddo. Non ho ancora visto i sondaggi dopo il primo dibattito, ma non sarei sorpreso se Obama fosse in testa. (continua…)

L’11 SETTEMBRE E’ PASSATO NELL’INDIFFERENZA GENERALE CON LA VECCHIA PIETRA AL COLLO DI “CRIMINE CONTRO L’UMANITA’”. FALSO: E’ STATO UN CRIMINE CONTRO GLI STATI UNITI D’AMERICA E CONTRO LA CIVILTA’ OCCIDENTALE

giovedì 11 settembre 2008

IL GIORNALE 11 SETTEMBRE 2008

Ha assolutamente ragione Giuseppe De Bellis: l11 settembre è stato inghiottito dalle sabbie mobili della memoria. Io ho ancor fra i denti il pulviscolo vetroso di ground zero e vedo ancora con i miei occhi le famiglie davanti alle foto sui muri, i bambini senza padre, i padri senza bambini, gente comune, brava gente, lavoratori, gli eroici vigili del fuoco con tanti nomi italiani assorbiti nella nube diabolica del fuoco di una guerra scatenata dalle forze del male contro la civiltà occidentale, contro la nostra eguaglianza delle donne con gli uomini, delle nostre leggi sociali, dell’educazione nelle scuole, del rispetto.
Ma c’è una ragione in più per questo affondamento nella memoria. Guardate la bara con cui l’11 Settembre è viene sepolto nel cimitero delle emozioni, e da quello dei fatti storici epocali.
Non vedete che cosa c’è scritto su quella bara? Ve lo tradurrò. C’è scritto: “L’11 Settembre è stato un crimine contro l’umanità”. Qualcuno di voi dirà: ebbene? Non è forse vero? Certo che è stato un crimine contro l’umanità. E io vi rispondo: no, non è vero. E’ stato un crimine contro gli Stati Uniti d’America, non contro l’umanità: non contro il Venezuela, non contro l’Antartide, non contro l’Uganda, non contro la Grecia.
E’ stato un attacco mortale contro la collettività umana formata da decine di milioni di emigrati da tutto il mondo che si chiama Stati Uniti d’America. (continua…)