Etichetta ‘Hamas’

DUE FILMATI DA VEDERE. PARTITE DAL SECONDO: ILLUSTRA IL MODO CON CUI HAMAS HA SISTEMATO LA QUESTIONE CONGRESSUALE CON I PALESTINESI DISSENZIENTI. IL PRIMO E’ PIU’ TURISTICO. BUON DIVERTIMENTO.

giovedì 15 gennaio 2009

DA MASSIMO FINZI RICEVO, GUARDO E PUBBLICO

 Questi filmati non li vedrete mai sui nostri media. Cominciate dal secondo: è un documento che testimonia un comportamento fraterno tra Hamas e Fatah: si tratta degli stessi terroristi che negli ultimi 2 anni hanno lanciato seimila missili indirizzati deliberatamente su obiettivi civili di Israele e ai quali gli israeliani danno la caccia a Gaza in queste ore

VOGLIO VIVERE COSI (da vedere)

http://www.youtube.com/watch?v=mH64JHRhUX8

 

HAMAS uccisione di fratelli Palestinesi 

http://www.youtube.com/watch?v=k0Q3AvY-D5E  

BUONA GUERRA, ISRAELE, PER LA PACE DEL TUO POPOLO, PER LA PACE DEGLI STESSI PALESTINESI TRATTATI DA HAMAS COME CARNE DA MACELLO. BUONA GUERRA HO DETTO DAVANTI A UNA SELVA DI BANDIERE ISRAELIANE E ITALIANE DAVANTI A MONTECITORIO, SUL PALCHETTO TRABALLANTE E FANTASTICO CHE FIAMMA NIRENSTEIN HA FATTO ALLESTIRE. ABBIAMO GRIDATO, ABBIAMO TUTTI UN PO’ PIANTO, ABBIAMO ESPRESSO RISPETTO E PENA PER LE VITTIME. MA ABBIAMO DETTO ANCORA “BUONA GUERRA ISRAELE”, FINCHE’ HAMAS COME FORZA DISTRUTTRICE NON SPARIRA’ DALLA FACCIA DELLA TERRA.

mercoledì 14 gennaio 2009

E’ stata una tornata senza fine, decine di oratori, migliaia di persone, centinaia di bandiere, uomini e donne di tutti i partiti, di destra e di sinistra, ebrei e non ebrei, anche i miei amici della resistenza iraniana erano lì con la bandiera dell’iran che solidarizza con Israele.

Fiammma Nirenstein è stata la commovente, forte  e ferma protagonista di questa manifestazione in cui tutti abbiamo difeso la prima unica e sola democrazia del Medio Oriente, l’unico Paese che abbia il culto della vita e non della morte, il Paese che non pratica l’odio e che è costretto a vincere tutte le guerre di difesa perciò, qualcosa di formidabile univa ieri uomini e donne di buona volontà, e nessuno ha mai avuto parole di odio, nessuno ha mai espresso altri sentimenti che non quelli che derivano dal diritto ad esistere, a vivere vite normali e non sotto i missili chiusi nei rifugi.

A tarda sera si diffonde la voce secondo cui Hamas tratta, chiede la tregua, non ce la fa più ed è disposto a trattare. Sarà vero? Falso? E’ una gonfitaura dell’Egitto che vuole presentarsi come la terza parte che promuove la pace? Troppo presto per dirlo. (continua…)

OGGI ALLE 18,30 DAVANTI A MONTECITORIO A ROMA (CAMERA DEI DEPUTATI) LA GRANDE MANIFESTAZIONE PER ISRAELE. TUTTI QUELLI CHE POSSONO VENIRE A ROMA O CHE VIVONO A ROMA, SI DIANO APPUNTAMENTO E SI RITROVINO INSIEME COSI’ DA POTER FORMARE UN GRUPPO DI AMICI DI RIVOLUZIONE ITALIANA

mercoledì 14 gennaio 2009

Molti mi dicono che ho interpretato mailiziosamente D’Alema. Non credo. Ha detto chiaro e tondo che Hamas non ha poi tutti i torti, e che Israele invece ha tutti i torti.

In lingua semplice questo si sintetizza così: Hamas ha ragione e Israele torto. Questo dice D’Alema.

Quando alle manfrine contro il fondamentalismo, si tratta di chiacchiere di cui sono buoni tutti, tutti sanno dire che amano tutti i bambini del mondo e che è meglio non uccidere o che la pace è più carina della guerra. Luoghi comuni che fanno parte dell’ufficio stampa di Hamas.

A noi importa dire che Israele ha ragione, che nessun Paese può vivere senza reagire nei rifugi perché piovono dal cielo migliaia di oggetti esplosivi spediti da gente rinchiusa nelle gallerie e che chiede l’impunità facendosi scudo di donne e bambini.

Quindi piantiamola con le ipocrisie, con le equidistanze, di dire che sì però ma anche.

Basta.

Se i palestinesi non hanno ancora un loro Stato è perché non l’hanno voluto, l’hanno rifiutato con sdegno, puntando ancora come Hamas non su uno stato palestinese ma sulla distruzione dello Stato di Israele,

Quindi smettiamola di raccontare e farci raccontare favole senza reagire.

Noi stasera reagiremo, parlando nell’Israel Day promosso dai parlamentari pro Israele, di cui è promotrice la carissima e bravissima Fiamma Nirenstein.

Venite in tanti, venite e fatevi vedere e sentire.

Viva la pace nella giustizia, abbasso le bugie e le ipocrisie, viva l’unica democrazia del Medio Oriente, viva la libertà di vivere in pace e di difendere la propria pace e la propria libertà.

IN ITALIA ABBIAMO UN REALISTA DI SCUOLA TOGLIATTIANA CHE ELOGIA HAMAS, CONDANNA ISRAELE E USA PER L’OPERAZIONE MILITARE DI GAZA L’ESPRESSIONE FASCISTA DI “SPEDIZIONE PUNITIVA”: SI CHIAMA MASSIMO D’ALEMA, GIA’ MIMNISTRO DEGLI ESTERI A BRACCETTO CON HEZBOLLAH IN LIBANO, UNO DELL’ ANTICA SCUOLA COMUNISTA, IMPRONTATA CIOE’ AD UN SEVERO SURREALISMO COMICO, DAL MOMENTO CHE SOSTIENE CHE I MEDIA ITALIANI SONO IMBEVUTI DI PROPAGANDA ISRAELIANA

lunedì 12 gennaio 2009

IL GIORNALE 13 GENNAIO 2009

Io ho sempre preso molto sul serio Massimo D’Alema, anche perché a memoria d’uomo solo pochi intimi hanno potuto vederlo sorridere o ridere. Questo leader politico incarna, vorremmo dire veste, la serietà quasi antropologicamente: baffi, occhiali, taglio degli abiti, brizzolatura, tutto indica serietà, ancora serietà, e – l’avrete capito – serietà la quale per definizione suggerisce autorevolezza. E in questa serietà prossima alla cupezza sta l’antica scuola, la genetica mitica del vero Pci del tempo che fu.

E ora con la massima serietà D’Alema dice che Hamas ha ragione, e che Israele ha torto ed è l’aggressore, che Hamas non è una organizzazione terrorista perché ogni famiglia palestinese ne ha uno di loro in famiglia, che Hamas è stata votata dal popolo e che dunque è un interlocutore politico e militare del conflitto. Ne consegue, come in un teorema, che l’operazione militare israeliana per farla finita una volta e per sempre con il lancio di migliaia di missili, razzi e colpi di mortaio sulle città israeliane (riconosciuta lecita per questo proprio da Obama e dal Congresso americano) non è altro che una “spedizione punitiva”, espressione importata dal lessico fascista e dunque parafrasi di un’accusa di fascismo nei confronti di Israele.
D’Alema, lo ricordiamo tutti, da ministro degli Esteri italiano, andò sottobraccio con alcuni esponenti di Hezbollah in Libano e anche allora, serissimo ai confini del funebre, D’Alema spiegò che Hezbollah fa parte del quadro politico libanese e dunque va considerato come legittimo interlocutore. Ciò ci ricorda la grande tradizione togliattiana dell’attenzione: i veri comunisti della miglior scuola, sono prima di tutto attenti alle forze in campo, e poi alla morale, alle idee, ai principi. Togliatti era fermamente ateo, ma raccomandava la massima attenzione verso cattolici intesi non come forza etica, ma forza in campo, componente della partita che aveva come obiettivo la conquista del governo in Italia.
D’Alema non vuole conquistare, almeno che si sappia, il Libano o Gaza ma ripete egualmente la lezione: tu esisti, tu dimostri di essere una forza (non importa se armata o politica o entrambe) dunque io ti riconosco. Dice poi D’Alema che una sproporzione più o meno di  900 palestinesi  morti contro dieci israeliani non va chiamata guerra. La serietà implica correttezza lessicale. E infatti quella di Gaza è una operazione militare antiterroristica su vasta scala: se dalla Svizzera piovessero per un anno missili sulla Lombardia, prima o poi un tale inconveniente diventerebbe un problema militare con la simpatica confederazione. Ma per D’Alema questi sono pensieri rozzi adatti agli americani i quali sono i più rozzi di tutti. Noi togliattiani pratichiamo altre logiche.

Quel che a D’Alema sembra sfuggire del tutto è che Hamas cerca ad ogni costo di incassare il più alto numero di proprie vittime civili possibile perché intende imporre esattamente la logica che conduce alle conseguenze perfettamente sciorinate da D’Alema il quale sembra non accorgersi che Israele ha  tutto l’interesse a uccidere il meno possibile come prova il fatto ch l’IDF telefona in anticipo agli abitanti delle case da colpire perché contengono rampe o mortai, affinché si mettano in salvo.
Ed ecco perché Hamas vuole, al contrario, che tutti muoiano affinché possa subito incassare la provvigione politica delle “sproporzioni” alle quali è sensibile D’Alema, perfettamente adattato alla logica di Hamas. Per limitare le perdite palestinesi Israele allestisce sulla striscia di Gaza ospedali da campo in cui sono curati i feriti e ricovera nei propri ospedali i più gravi.
Diciamo pure che lo fa, oltre che per lo spirito umanitario della religione ebraica che esalta la vita e disprezza il suicidio, anche per un motivo pratico: ridurre al massimo l’aspirazione al martirio di massa di Hamas che persegue dichiaratamente – abbiamo ascoltato comizi di Hamas in questo senso – lo scopo di “produrre morte al livello industriale: noi desideriamo la morte quanto voi israeliani desiderate la vita”. E non sono parole insensate o fanatiche o fondamentaliste: sono parole politiche che contano sul fatto che a recepirle ci sia la serietà di D’Alema e di chi me condivide la struttura mentale.
La morte dei bambini è per Hamas la più grande provvista propagandistica. Ho davanti a me le foto dei bambini di Hamas in uniforme a tre anni, con la pistola, il mitra, il volto coperto da vernici, gridare e urlare odio, morte e desiderio di morte. Della propria morte. Ho anche davanti agli occhi i miliziani che marciano facendo il saluto nazista. Sfugge al serissimo D’Alema tutto questo perché a lui importa soltanto sottolineare che una controparte, non importa quanto violenta e sanguinaria, se ha seguito popolare – e Hamas ha addirittura vinto le elezioni battendo il Fatah  di cui ha scaraventato in galera o messo al muro i membri – è di per sé legittima, perché democraticamente legittimata.
Forse gli andrebbe ricordato che quando gli alleati fecero strage di cittadini tedeschi ammazzandone a centinaia di migliaia con bombe incendiarie come a Dresda e in altre città, nessuno si intenerì: i tedeschi avevano votato per Hitler, e adesso ne pagavano il fio. I prigionieri tedeschi in mano all’Armata Rossa finirono per lo più a fare terra per ceci e nessuno si commosse. Non è questo che vuole Israele, ma la logica della legittimazione democratica ci sembra goffa e insostenibile.

Ci rendiamo conto che è impossibile far capire a D’Alema che lo scopo di Hamas è stato proprio quello di scatenare questa operazione militare israeliana che non poteva essere evitata e che non poteva che comportare una scelta infernale: o concedere ad Hamas il diritto di terrorizzare quotidianamente un’intera nazione costringendola a vivere nei rifugi o passare ad una operazione militare per quanto possibile chirurgica, non terroristica, ritenendo ovvio che il peso morale delle vittime innocenti e specialmente dei bambini deve ricadere su chi ha provocato una reazione di difesa.
Ma a tanta spregiudicatezza logica D’Alema non arriva. In compenso, venendo meno al suo look severissimo, ha voluto regalarci una stupenda barzelletta quando ha detto davanti alle telecamere di “Red” che i nostri media, giornali e televisioni, sono quasi tutti nutriti dalla propaganda di Israele. Allora abbiamo veramente riso di gusto  tutti, tranne lui, che ha fatto finta di credere alla propria battuta restando impassibile da grande professionista, come Buster Keaton.

ECCO IL VIDEO DEI VIDEO, DEDICATO A TUTTI GLI ASILI E BRAMBILLA CHE AMANO I BAMBINI, TUTTI I BAMBINI, E DUNQUE COMBATTONO ISRAELE. GUARDATE E ASCOLTATE QUESTO LEADER DI HAMAS CHE ESALTA LO SCUDO UMANO DI DONNE, BAMBINI E VECCHI E URLA A NOI, DA VERO EMULO DI HITLER: “NOI DESIDERIAMO LA MORTE COME VOI DESIDERATE LA VITA. I PALESTINESI HANNO CREATO LO SCUDO DI DONNE BAMBINI E VECCHI”. GUARDATE, ASCOLTATE E POI VENITECI A RACCONTARE DI QUANTO SONO BUONI I VOSTRI SENTIMENTI E QUANTO SONO CATTIVI GLI ISRAELIANI

domenica 11 gennaio 2009

“We desire death as you desire life”

“Palestinians created a human shield of women, children and the elderly”

Fathi Hamad – Hamas spokeman.

http://www.youtube.com/watch?v=CWIDZ7Jpdqg

 

 

 

 

 

 

(From: Eli Date: 11/01/2009 10.27.23 To: spirit_led_warriors@yahoogroups.com;  fab_codes@yahoogroups.com Subject: [Fab_Codes] Videos on TRUTH

 

QUEI BIMBI DI GAZA USATI COME SCUDI UMANI DA HAMAS

sabato 10 gennaio 2009

IL GIORNALE

Ormai si chiamano video-choc: tu sei davanti al computer, ricevi un’e-mail, navighi da un sito all’altro, setacci YouTube e il video choc ti aspetta. La guerra di Gaza è una guerra di video, di foto, di link che rinviano ad altre foto, a documenti definiti come sicuri, contraddetti da chi li dimostra falsi. E così mi imbatto nel video in cui si vede un terrorista di Hamas che acciuffa un ragazzino palestinese che sua madre cercava di mettere al riparo dagli attacchi aerei, e lo trascina come un animale morto per il collo, i tacchi delle scarpe che solcano la polvere. Il coraggioso combattente è un omone armatissimo, imbottito di munizioni e il bambino viene scaraventato in mezzo a un gruppo di giovani palestinesi destinati a fare carne da fotografia e macello elettronico, droga per telegiornali.
La tattica di Hamas è la stessa usata in Libano da Hezbollah. Ricordo che durante quella breve e disgraziata guerra di quasi tre anni fa, gli israeliani colpirono un palazzo abitato in cui, ad un piano alto, era stata sistemata una rampa di missili. La rampa era stata sistemata deliberatamente in un palazzo affollato i cui abitanti erano stati tutti presi come ostaggio, con l’obbligo di non muoversi per poter morire nel prevedibile attacco aereo che infatti arrivò. In quel caso l’aviazione israeliana fece un lavoro, nei limiti del possibile, preciso e colpì chirurgicamente soltanto il bersaglio, ma ci furono egualmente molti morti e quel colpo da militare diventò mediatico: la prova provata che quelle belve assetate di sangue degli israeliani, che Allah li maledica, altro non cercano che il sangue degli innocenti.
E il sangue degli innocenti viene venduto a peso d’oro dalle agenzie di stampa ai media, specialmente ai telegiornali di tutto il mondo, e pochi si curano di certificare di che si tratti e che cosa e quando sia stato ripreso e da chi. Così ecco che una carneficina mostruosa provocata da un camion di munizioni di Hamas esploso incidentalmente in un campo pieno di palestinesi, diventi la prova di un eccidio israeliano.
Gli israeliani, quando hanno iniziato l’operazione «piombo fuso», sapevano benissimo che cosa sarebbe successo e avevano studiato le contromisure. Ma hanno messo in preventivo il fatto che, oltre a un doloroso e non desiderato bilancio di vittime civili, avrebbero dovuto sostenere anche l’impatto dei falsi. La vecchia Golda Meir scrisse: «Noi possiamo perdonare agli arabi il fatto che uccidono i nostri figli, ma non perdoneremo mai il fatto che ci costringano a uccidere i loro figli. La pace fra noi e loro avverrà il giorno in cui gli arabi ameranno i propri figli più di quanto odino noi ebrei».
Hamas, come Hezbollah, e prima ancora Forza 17 e l’Olp sanno benissimo che quello è il tallone d’Achille d’Israele: l’opinione pubblica occidentale che giudica dalle immagini. E i giornalisti occidentali, molti di loro almeno, pur di restare nelle grazie di queste entità, hanno volentieri chiuso tutti e due gli occhi sulle efferatezze palestinesi per enfatizzare quelle di parte opposta, vere o false che fossero. Così il famoso video trasmesso da Rete 4 in cui si assisteva al linciaggio di due prigionieri israeliani picchiati a morte e fatti precipitare poi dalle finestre, diventò un motivo di imbarazzo per la stampa «liberal» assetata soltanto di immagini in cui i palestinesi sono vittime. Fu così avviata una vera produzione di funerali di bambini mai morti, o con bare vuote e le telecamere impietose colsero il momento in cui il morto, esaurito il suo compito, scendeva dalla bara per tornarsene a casa.
Quando seguivo la guerra del Libano negli anni Ottanta, con altri colleghi italiani andavamo ogni sera a contare i morti palestinesi civili dell’Olp assassinati dai cecchini palestinesi del leader Abu Mussa, che era sotto protezione siriana e sparava sugli arafattiani. Erano sacchi di plastica pieni di sangue e resti di bambini, madri, vecchi, teste, piedi, budella. Non interessavano a nessuno: palestinesi ammazzati da palestinesi non fanno notizia. Il bambino morto, si presume, in seguito al crollo di una casa, si presume, dopo un bombardamento dei «sionisti», fa il giro del mondo.
Guardate che cosa fanno i sionisti. Le immagini frugano Israele dove non si registrano carneficine, e questo per la semplice ragione che in Israele la sirena dell’allarme suona ogni volta che viene avvistato un razzo, un Grad o un Qassam, sicché la gente corre con l’angoscia nel cuore nel rifugio antiaereo e il missile esplode per strada, contro una casa, ma in genere non uccide perché in Israele esiste soltanto la cultura della sopravvivenza e non del martirio. La religione ebraica considera il suicidio o l’esposizione inutile della propria vita come un grave peccato e comunque una vergogna di cui non andare orgogliosi e le madri israeliane mettono i bambini al sicuro, e certamente non succede che arrivi lo zio, o il cognato, o uno sconosciuto che acciuffi un bambino e lo trascini recalcitrante e urlante fino alla postazione dove si spera che possa morire, diventando un martire da fotografare.

Tutta questa guerra delle immagini in cui (a prescindere dall’effettivo e dolore carico di morte di cui Hamas e soltanto Hamas porta la responsabilità e la colpa) Israele è sempre sul banco degli accusati, non trova spazio la notizia, certificata, reale e incredibile delle telefonate che la forza aerea israeliana fa agli abitanti delle case da colpire, invitandoli ad andarsene. E gli uomini di Hamas, che hanno tutto l’interesse a moltiplicare i morti per trasformarli in forza politica da spendere sulle televisioni e i governi occidentali, impediscono con le armi l’esodo dalle case e anzi trascinano tutti gli abitanti sul terrazzo.

Gli israeliani, come mostrano le fotografie e i filmati, rispondono a questa mossa lanciando missili che sono in realtà dei fragorosi terrorizzanti petardi, che esplodono in maniera violenta ma non possono uccidere: il botto in genere mette in fuga tutti, sicché poi il missile successivo, meno fragoroso, è quello che colpisce la casa che conteneva nel cortile il camion con la rampa di lancio.
Così la guerra delle fotografie, dei filmati, delle dichiarazioni furibonde, delle povere madri che piangono figli che prima di morire sono stati strappati loro dai terroristi, continua. E gli spettatori ignari giudicano soltanto dalla reazione del loro sistema nervoso assistendo a spettacoli raccapriccianti, alcuni dei quali autentici, molti falsi, e dalle reazioni del loro stomaco traggono un giudizio morale che, sfumatura più, sfumatura meno, è sempre lo stesso: ma questi israeliani ora veramente esagerano! Con tutta la simpatia per gli ebrei (ho un amico carissimo ebreo anch’io), costoro non possono massacrare e uccidere coloro che sono nati sulla propria terra. Come se gli israeliani, invece, fossero nati ad Oslo o a Singapore e non fossero su quelle terre da cinquemila anni, secolo più, secolo meno, e in maniera continua, malgrado la diaspora e anche nei secoli bui del dominio turco (e non arabo) quando la cosiddetta Palestina era quella descritta dai due viaggiatori dell’Ottocento Mark Twain e Francesco de Sanctis, e cioè una sassaia deserta con qualche pastore di capre e una comunità ebraica stabile a Gerusalemme. Ma oggi la storia non fa parte della scuola dell’obbligo televisivo, essendo le televisioni avide soltanto di bocconi forti, piccanti, avvelenati e raramente di verità, cosa che poi porta prima o poi all’antisemitismo vero, autentico, quello che invita a scrivere «negozio ebreo» sulle botteghe del ghetto di Roma.

L’ISLAM DI HAMAS PROGETTA LA CONQUISTA DI ROMA PER CONQUISTARE IL MONDO. LO DICONO SUL SERIO, NON PER SCHERZO. QUI SOTTO LE PAROLE E L’INDIRIZZO YOU TUBE

venerdì 2 gennaio 2009

Dal sito www.memritv.org

In un sermone mandato in onda dalla tv di Hamas Al-Aksa (ora tradotto in inglese da MEMRI), il parlamentare e chierico di Hamas Yunis al-Astal ha detto ai fedeli che lislam presto conquisterà Roma, la capitale dei cattolici, la capitale crociata che ha dichiarato guerra allislam e che ha insediato in Palestina i fratelli delle scimmie e dei maiali [gli ebrei] per impedire il risveglio dellislam, come fu per Costantinopoli. Roma, ha affermato al-Astal, diventerà un avamposto della conquista islamica che si estenderà su tutta lEuropa e poi si volgerà alle due Americhe ed anche allEuropa orientale.

Allah ha scelto voi per sé e per la sua religione ha continuato il predicatore palestinese affinché serviate da motore che traini questa nazione verso la fase della successione, della sicurezza e del consolidamento del potere, e verso la conquista delle capitali di tutto il mondo per mezzo della predicazione e delle conquiste militare. Credo che i nostri figli e i nostri nipoti erediteranno la nostra jihad [guerra santa] e i nostri sacrifici e, a Dio piacendo, i comandanti delle conquista si leveranno fra loro. Oggi noi instilliamo queste buone nozioni nelle loro anime e, mediante le moschee, i libri coranici e le storie del nostro Profeta, dei suoi compagni e dei grandi condottieri, li prepariamo per la missione di salvare lumanità dal fuoco dellinferno sul cui orlo oggi si trova.

Il video del sermone di Yunis al-Astal è disponibile (con sottotitoli in inglese) al link:

http://www.memritv.org/clip/en/1739.htm 

 

ECCO IN PRIMA PAGINA L’ARTICOLO DI GRILLO PARLANTE SU QUEL CHE HA SCATENATO LA GIUSTISSIMA, SACROSANTA AZIONE MILITARE ISRAELIANA A GAZA, DA CUI POSSONO PARTIRE E PARTONO 200 MISSILI AL GIORNO STOCCATI IN 80 CHILOMETRI DI GALLERIE SOTTERRANEE, TUTTA ROBA IRANIANA, E AGGIUNGO, IO DI MODIFICHE SU ARMI FORNITE DALLA RUSSIA DELL’AMICO PUTIN, “IL NOSTRO GRANDE VLADIMIR”, PER CAPIRCI.

domenica 28 dicembre 2008
GRILLO PARLANTE, CHE RINGRAZIO, SCRIVE
Entro in punta di piedi con un OT sulle operazioni israeliane in corso a Gaza iniziando a registrare le puntuali dichiarazioni dei vari leader. Sarkozy: “Cessazione immediata dei bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza”. Mosca: “Fermare immediatamente l’operazione in grande scala contro Gaza. Solana: “Immediato cessate il fuoco”. Ban Ki-Moon: “profondamente allarmato per il proseguire della violenza in Israele meridionale”.

 

Tutte cazzate. Chiedo scusa a tutti, odio esprimermi così, ma non saprei a chi assegnare la medaglia d’oro alle Olimpiadi dell’Ipocrisia. Israele viene bombardata da mesi, tutti i giorni, con missili, razzi e colpi di mortaio e nessuna Cancelleria è stata presa dall’affanno, nessuna lacrimuccia ha solcato volti altrimenti impegnati in brindisi e bagordi.

http://www.paologuzzanti.it/?p=886#comment-81438

Ovviamente la Lega Araba ha chiesto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU di prendere “una posizione sull’aggressione israeliana contro Gaza” e Mahmoud da Teheran ha chiesto di” impedire al regime sionista di continuare i suoi crimini, prova dell’atteggiamento aggressivo del regime sionista e risultato del silenzio della comunità internazionale di fronte all’accerchiamento ingiusto degli abitanti di Gaza”. Finora all’appello manca la reazione italiana.

Gli attacchi dell’aviazione israeliana erano attesi ma non erano dati per scontati anche se i segnali c’erano tutti. Il 14 dicembre due palestinesi membri di Hamas, Iyad Abid e Abdullah Abid, vengono arrestati mentre progettavano di abbattersi con un aliante imbottito di esplosivo su una stazione di sorveglianza elettronica dell’IDF nei pressi di Gerusalemme. Il 17 dicembre, dopo due giorni di attacchi ininterrotti, 21 missili colpiscono l’area del centro commerciale di Sderot provocando 12 feriti. Il giorno 21 l’intelligence israeliana è al massimo livello di allerta: i dirigenti di Hamas iniziano a nascondersi nei tunnel scavati sotto Gaza (sono lunghi ottanta chilometri). Il 22 dicembre, per la prima volta in assoluto, compare l’antiaerea palestinese: un elicottero israeliano Apache viene fatto segno di “attenzioni” prima che sorvoli la striscia nei pressi di Nahal Oz.

Il 23 dicembre si tiene una grande esercitazione di difesa da attacchi missilistici nelle città israeliane meridionali di Ashdod, Ashkelon, Kiryat Malachi, Kiryat Gat, Gedera e Yavne e il giorno dopo oltre cinquanta missili lanciati da Hamas si abbattono sulle città israeliane distruggendo case, aziende, strade, veicoli e facendo registrare 57 feriti. Il giorno di Natale Hamas chiede a Teheran di minacciare un intervento se gli israeliani dovessero lanciare un attacco su Gaza, ma gli iraniani (che non sono scemi) rispondono che preferiscono aspettare l’evolversi della situazione; il ministro degli esteri Tzipi Livni intanto è a Il Cairo ad avvertire gli egiziani, a dirgli cioè che per attaccare non avrebbero chiesto il permesso a nessuno. Nella notte l’intelligence israeliana informa i libanesi, che intervengono trovando otto lanciarazzi (caricati con razzi RAAD da 107 mm e missili Grad da 122 mm) pronti a far fuoco contro le città di Nahariya e Maalot in Galilea. Le armi erano state consegnate da Hezbollah ad Hamas nel campo palestinese di Ain Hilwa con lo scopo di aprire un secondo fronte a nord se Gaza fosse stata colpita.

In una settimana oltre 200 missili di Hamas hanno martellato Israele (ben cinquemila dal 2005, quando si è ritirato da Gaza) tenendo sotto tiro 250.000 cittadini israeliani. La reazione dell’aviazione è iniziata alle 11.30 locali con l’operazione “Cast Lead” alla quale hanno preso parte 150 tra aerei ed elicotteri con un centinaio di obiettivi designati: postazioni militari e di comando di Hamas, stazioni di polizia e il porto. Le vittime al momento sono 255, i feriti 330. Hamas è stata ingannata e colta di sorpresa: anzitutto i media hanno dato ampio risalto alla riunione di Gabinetto del 25 che pur approvando un’operazione militare la rimandava nel tempo e comunque non prima di un prossimo incontro; poi tramite gli egiziani sono state riferite ad Hamas informazioni “attendibili” circa gli israeliani che non avrebbero attaccato di sabato, Sabbath.

Parecchi comandanti ed effettivi di Hamas ci sono cascati al punto che hanno lasciato i rifugi sotterranei per presenziare ad una cerimonia militare nel loro quartier generale. E qui gli israeliani hanno colpito duramente causando le maggiori perdite, tra cui il capo della polizia di Hamas. Un portavoce militare israeliano ha dichiarato che l’operazione è “appena iniziata” e se necessario verrà ampliata e intensificata. Infatti la gran parte del potenziale offensivo di Hamas è rimasto intatto nei bunker sotterranei. Si stima che il potenziale missilistico sia oggi di circa 200 lanci giornalieri, compresi i nuovi ordigni con portata pari a 42 chilometri e che raggiungerebbero altre cinque città israeliane compresa la periferia di Beersheba.

Azzardo una mia personalissima opinione. Malgrado gli annunci ed i timori quello a cui stiamo assistendo non è il regolamento di conti con Hamas. Manca l’oste, manca l’Iran senza il quale non se ne viene a capo. Le azioni quindi saranno contenute e mirate a disarticolare le infrastrutture di comando e controllo dei miliziani legati a Teheran, a logorarli sul fronte interno, a tenerli sotto pressione e ad evitare il più possibile il coinvolgimento di civili che favorirebbe i fanatici di Hamas anche in Cisgiordania. Ad evitare anche l’apertura di un pericoloso secondo fronte a nord contro Hezbollah, alla frontiera con il Libano: in dicembre il comandante di Al Qods, generale Qassem Suleimani, si è incontrato a Beirut con il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, proprio per concordare una risposta ad eventuali operazioni a Gaza. Probabilmente anche la politica interna israeliana e le elezioni di febbraio spingono per una “mezza” misura. Olmert ormai è ridotto ad un fantasma e il suo gabinetto è stato criticato furiosamente proprio per l’inazione passiva mentre cadevano i missili palestinesi. Ehud Barak, Tzipi Livni e Ronnie Bar-On devono vedersela con gli avversari del Likud guidati da Netanyahu e non possono farcela mentre i cittadini israeliani corrono nei rifugi anti-missile e gli scolari rimangono a casa. E non possono farcela neanche se Hamas riesce a risucchiare l’Esercito Israeliano nelle strade di Gaza e a tenervelo inchiodato sotto l’occhio impietoso delle telecamere di mezzo mondo.

Quindi le discussioni serie con Teheran ed i suoi protetti sono rimandate a febbraio, quando il dossier iraniano la farà da padrone una volta insediati Obama e il nuovo Primo Ministro di Israele. Infatti grazie all’aiuto di Putin (attraverso l’azienda statale Atomstroyexport) la centrale nucleare di Bushehr entrerà nella fase ultima del completamento ed entro il 2009 si stima che Ahmadinedjad potrà disporre di materiale fissile sufficiente per assemblare tre bombe A. Fonti americane di intelligence hanno già confermato che il Cremlino ha venduto all’Iran missili terra-aria a lungo raggio S-300 ponendo Israele ad “un punto di decisione poiché una volta dislocato, il sistema anti-aereo è in grado di rilevare qualunque attacco contro i siti iraniani”. E la consegna pare che verrà effettuata in fretta e furia visto che appena lunedì scorso una “fonte diplomatica” a Mosca ha riferito che non bisognerà attendere che i missili escano dalla fabbrica. Sono già pronti, verranno prelevati direttamente dalle riserve di emergenza del Ministero della Difesa russo e spediti a Mahmoud.

Queste sono le mie prime impressioni buttate giù a caldo, poche ore dopo l’inizio delle operazioni a Gaza. Nei prossimi giorni cercherò di saperne e capire di più. Un punto solo mi sembra assodato: lo Stato di Israele è ancora una volta accerchiato e solo.