Berlusconi ha un grande alleato: la sinistra imbecille. Ecco come ho descritto sul Giornale di oggi il rito funebre del Circo Massimo e quello metafisico del tavolo fantasma della CGIL

5 aprile 2009

Così Epifani ha fatto

il funerale alla Cgil

di Paolo Guzzanti

Ieri a Roma, in una giornata uggiosa e falsamente primaverile, si è celebrato un mesto rito forse funebre della Cgil, officiante il suo segretario generale, presenti e infastidite, alcune migliaia di lavoratori che poi se ne sono andati mesti e spesso furiosi. È stata una pena. L’omelia di Epifani aveva un tema metafisico: Manifestazione contro la crisi. Qualcuno aveva proposto di manifestare contro l’antropofagia, e altri contro il maltempo. La crisi come oggetto generico di manifestazione era un’idea, direbbe D’Alema, ultronea, e dunque alla fine ha vinto. Epifani ha cercato di evocare il fantasma dell’unità del popolo dolente e per questo ha pronunciato il nome «cult» di Berlusconi, che fra quella modesta marea ha provocato un muggito ostile. Soddisfatto di questo risultato politico, Epifani ha detto che bisognava aprire un tavolo. Ora si sa che aprire un tavolo non è sempre cosa facile perché occorrono tavoli speciali con prolunga o quelli tagliati nel mezzo. Epifani si è incaponito sull’apertura del tavolo senza fornire particolari e ha detto che occorreva «affrontare in modo serio, ordinato, coerente, la crisi». Alcuni dei presenti volevano a tutti i costi sapere perché non si dovesse viceversa usare un metodo allegro, caotico e incoerente, sostenendo che almeno sarebbe stato più creativo. Ma Epifani è stato fermo nel suo proposito. Solo allora tutti si sono resi conto che per un difetto dell’organizzazione nessuno aveva portato il tavolo.
Incurante, Epifani ha allora detto che «questa richiesta non è una sfida ma una richiesta per verificare di avere un tavolo con un vero confronto». C’è stata un’ondata di panico nel Circo Massimo, perché era chiaro che un tavolo da qualche parte doveva pur esistere, ma tutti si chiedevano anche come facesse un tale mobile ad avere sulla sua superficie un vero confronto. C’è stato del subbuglio che per qualche attimo ha fatto fremere i reparti antisommossa che bordeggiavano l’area campestre della riunione.
I più prudenti fra i manifestanti hanno a questo punto cominciato ad abbandonare la mesta cerimonia sostenendo che volevano visitare alcune pasticcerie del centro. Epifani ha capito che nessuno aveva trovato un tavolo e allora ha cercato di cambiare discorso dicendo che «se la ricchezza del Paese scenderà davvero del 4 per cento, questa caduta non potrà essere affrontata né con battute né con misure non all’altezza». Questa frase provocava costernazione. Molti avevano equivocato «con battute» con «combattute» e non riuscivano a vedere il nesso. Quelli che lo vedevano, non capivano. 
Un brusio si è sollevato perché molti dicevano che se si fosse trovato il tavolo tutto sarebbe stato più chiaro, ma il tavolo non c’era e gli operai rumoreggiavano: «Questo ci ha chiamato qui per prenderci per i fondelli» dicevano alcuni che ho udito con le mie orecchie di ritorno dalla funzione, con le bandiere abbassate su ponte Sant’Angelo. Epifani ha pronunciato anche una indecifrabile profezia, o forse era una diagnosi, o una prognosi, o un nonsense. Ha detto: «Lo dico col cuore in mano, ma dietro queste cifre ci sono milioni di persone e molte imprese». E fin qui si trattava di espressioni ragionevoli, ma poi la cupezza lo ha spinto verso l’enigma: «Un calo di queste dimensioni non vuol dire tornare a sei-sette anni fa, ma per molti è un ritorno nel vuoto». L’idea che gli operai provenissero dal vuoto e che in quella dimensione ignota e senza peso potessero tornare, ha provocato un brivido in quasi tutte le schiene dei pur mesti convenuti.
Imbarazzato, Epifani ha pensato che forse soltanto evocando l’odiato Berlusconi le masse potessero scuotersi e galvanizzarsi. E così ne ha evocato lo spirito di Londra, quello spirito che aveva del resto rinvigorito anche la regina Elisabetta Seconda, e ha detto: «Il nostro presidente del Consiglio, prima di partire per Londra…». È stato come quando la soubrette del cabaret faceva la mossa e tutti impazzivano. Così, ieri al Circo Massimo: evocato l’odiato nemico, la piazza si è mestamente ripresa esplodendo in fischi e improperi, per il noto riflesso condizionato. Epifani che era stato poco prima sopraffatto dal pallore, riprendeva colore.
E, rinvigorito dalla sua stessa audacia, ha voluto sorprendere il raduno riparlando del tavolo, al quale ormai nessuno più pensava. E così, dopo aver rivendicato con solitario orgoglio il fatto di aver «scelto di stare in campo anche quando gli altri non ci hanno consentito di fare le battaglie che dovevamo fare insieme», ha con un cenno fatto entrare nell’arena un camioncino dal cui portello posteriore è stato fatto finalmente scendere il mobilio preferito: «Anche Cisl, Uil e Confindustria – ha detto – dovrebbero avere interesse ad un tavolo vero di confronto». Un brusio di ammirazione si è allora levato dal depresso popolo dei convocati. Tutti volevano toccare con mano un tavolo di vero confronto, perché non ne avevano mai visto uno da vicino, ma il servizio d’ordine ha fatto quadrato intorno all’oggetto e ha impedito che le masse si accalcassero intorno alla delicata suppellettile col rischio di scheggiarla.
Mentre la folla indietreggiava frustrata, Epifani continuava: «Bisogna riaffermare il peso del sindacato confederale: la divisione su questi temi riguardanti la condizione dei lavoratori non può essere registrata fino ad oggi perché la crisi ci chiede di stare uniti», ha detto. Una spalla, con cui Epifani era evidentemente d’accordo, ha gridato dal fondo: «E la Confindustria?». Lì ti volevo: Epifani ha sorriso a ventiquattro carati e ha indicato di nuovo il prezioso oggetto: «Anche Confindustria – ha detto scandendo bene le parole – avrebbe interesse ad un tavolo vero di confronto». A quel punto gli addetti hanno ricaricato il tavolo sul camioncino, che è ripartito con rumore di vecchio furgone mentre le prime gocce di pioggia cominciavano a cadere sul Circo Massimo.
La folla defluiva ormai ordinatamente quando Epifani ha deciso di riattizzare l’attenzione con domande apparentemente senza senso, ma in realtà discretamente folli: «Perché il governo ha stanziato soltanto quattro miliardi?». «E quanti sennò?», ha chiesto una voce. Senza raccogliere la provocazione Epifani continuava, su una prateria ormai umida e prossima alla desertificazione: «Perché non percepisce l’urgenza di serie politiche industriali per l’edilizia e per i servizi pubblici?».
Era ormai solo e si accendevano già le prime fiammelle del vespro quando Epifani si spegneva con una serie di incalzanti domande inutili: «Perché mette in cantiere solo misure faraoniche per i lavori pubblici? E non fa niente per le piccole e medie imprese? Perché non accelera la domanda? Perché non aumenta l’occupazione?».
Un inserviente del Comune di Roma a questo punto lo ha avvertito. «Dottò, dovemo chiude, guardi che se ne so’ annati tutti».

117 Commenti a “Berlusconi ha un grande alleato: la sinistra imbecille. Ecco come ho descritto sul Giornale di oggi il rito funebre del Circo Massimo e quello metafisico del tavolo fantasma della CGIL”

guido rolla scrive:

Comandante,

è proprio così. è caduto il muro di Berlino, il comunismo è crollato sulla proprie fondamenta d’argilla e noi, in Italia, invece di cancellare il partito comunista, ne ce siamo regalati altri 3 oltre all’originale.
Un ossimoro storico?
Intanto Berlusconi continua nelle sue gaffe, nel suo modo d’essere che non viene capito dalla sinistra, nel metodo della pacca sulla spalla e corre.
Tutto ciò mentre Epifani cerca il tavolo, che l’abbia rubato il Berlusca?
LA differenza fra il Berlusca e la sinistra è che lui è vivo mentre gli altri sono morti e non la sanno, forse bisognerebbe dirglielo.
Oppure, oppure, esiste la via Guzzanti, da percorrere e rinforzare, ma altrettanto viva e pulsante. Però, per amor del cielo, niente dibattiti o simposi, azione e solo azione.
Saluti

Guido Rolla

Accedi per rispondere

holden scrive:

Concordo con il sig. Capitano Rolla, da sinistra non ascolto nulla di veramente “vivo” (cioè vero) da molto tempo.

Azione quindi, e basta con parole tipo “sistema”, “mentalità” e loro combinazioni usate solo per dire a sé stessi di rimanere fermi.

Accedi per rispondere

 
 
Demmini scrive:

A me sembra che la CGIL viva in un mondo tutto suo. Spende soldi, energie, risorse per organizzare una manifestazione del tutto inutile, se non dannosa, per tre motivi:

1) una manifestazione diventa importante quando alimenta un dibattito nell’opinione pubblica: chi controlla le Tv ha gli strumenti per neutralizzarla dandole lo spazio e la considerazione che ritiene opportuni.
Mi spiego: una manifestazione con 10.000 partecipanti presentata in pompa magna in Tv conta molto di più di una manifestazione con 5.000.000 di aderenti ma snobbata dai mezzi di informazione.
E’ inutile ricordare chi ha in mano i mezzi di informazione di massa in Italia.

2) gli aderenti alla CGIL sono lavoratori, impiegati, pensionati, fasce deboli della popolazione: ovvero i più ghiotti consumatori di Tv spazzatura in Europa. La CGIL, dunque, manifesta contro un governo
sostenuto dalla Tv e quindi, di conseguenza, dalle classi che dice di voler rapresentare (che infatti hanno votato Berlusconi in massa).
La novità più interessante della svolta telepopulista di Berlusconi è di aver fatto a pezzi la scienza politica radizionale, ancora vincolata a “ceti e corporazioni”.
I flussi elettorali non sono vincolati dall’appartenenza sociale, ma dalla permeabilità personale alla menzogna: e le vittime della propaganda martellante del Biscione sono, appunto, i più deboli culturalmente e non economicamente.
In altre parole, una manifestazione contro il governo da parte degli industriali mi sarebbe sembrata più coerente.

3) In Italia il potere è concentrato nelle mani di una sola persona: Berlusconi.
Tutto dipende dal re, dalla sua bontà, dalla sua magnanimità umana e personale. In un regime personalistico come quello italiano il dibattito, le parti sociali, i conflitti, ecc., non contano niente.
Contano solo Berlusconi e le sue Tv.
Per logica se Epifani davvero avesse a cuore le sorti dei lavoratori aderenti alla CGIL, cercherebbe di ingraziarsi il dittatore, di leccare il culo al monarca, di adulare il caro Leaderino contro i cattivi del resto del mondo.
E forse il Piccolo Fratello gli concederebbe qualcosina, non per diritto ma per simpatia.

Accedi per rispondere

carlo scrive:

x Demmini
1) nelle manifestazioni contano le idee non gli slogan,le idee si costruiscono con il lavoro,con il lavoro si costruiscono alternative,la tv non c’entra un cazzo,se le idee hanno un valore ed una forza condivisa,la loro affermazione è inevitabile.

2) proprio per quello che lei afferma la sinistra rappresenta oggi un fallimento.

3) il potere in italia e in tutte le democrazie è esercitato da chi è più propositivo,da chi è più credibile,da chi possiede un programma,in cui il popolo si riconosce.Se la sinistra è incapace la colpa non è di Berlusconi,quindi Epifani & c. non dovrebbero leccare il cuolo al monarca,semplicemente si mettano a lavorare.

Accedi per rispondere

 
dvd1 scrive:

Di lavoratori aderenti alla CGL ormai ne sono rimasti ben pochi ormai stufi delle battaglie contro i mulini a vento.Il problema grosso è credere che Berlusconi vinca grazie al grande fratello:SVEGLIATEVI.
Davide Cembrano

Accedi per rispondere

 
 
carlo scrive:

I danni di questa sinistra sono irrimediabili,purtroppo il prezzo maggiore lo stanno pagando da anni molti lavoratori.

Gli stessi,cominciano a capire che a questa sinistra, interessa difendere i propri privilegi, privilegi ottenuti con le speranze e il sacrificio altrui.

Molti lavoratori,oggi non sanno più da che parte stare,citando Sergio, rappresentano “la classe degli indebitati” dipendenti,sacrificati,mortificati…dal potere sinistro,che nulla a che vedere con la sinistra.

Carlo

Accedi per rispondere

 
carlo scrive:

credo mi sia partito il post incompleto

x Demmini
1) nelle manifestazioni contano le idee non gli slogan,le idee si costruiscono con il lavoro,con il lavoro si costruiscono alternative,la tv non c’entra un cazzo,se le idee hanno un valore ed una forza condivisa,la loro affermazione è inevitabile.

2) proprio per quello che lei afferma la sinistra rappresenta oggi un fallimento.

3) il potere in italia e in tutte le democrazie è esercitato da chi è più propositivo,da chi è più credibile,da chi possiede un programma,in cui il popolo si riconosce.Se la sinistra è incapace la colpa non è di Berlusconi,quindi Epifani & c. non dovrebbero leccare il culo al monarca,semplicemente si mettano a lavorare.

carlo

Accedi per rispondere

 
carlo scrive:

onorevole articolo:

FA.VO.LO.SO

carlo

Accedi per rispondere

 
brambilla scrive:

Demmini scrive:
5 Aprile 2009 alle 15:47

A me sembra che la CGIL viva in un mondo tutto suo. Spende soldi, energie, risorse per organizzare una manifestazione del tutto inutile, se non dannosa, per tre motivi:

1) una manifestazione diventa importante quando alimenta un dibattito nell’opinione pubblica: chi controlla le Tv ha gli strumenti per neutralizzarla dandole lo spazio e la considerazione che ritiene opportuni.

2) gli aderenti alla CGIL sono lavoratori, impiegati, pensionati, ..ovvero i più ghiotti consumatori di Tv spazzatura in Europa.
La CGIL, dunque, manifesta contro un governo sostenuto dalla Tv e quindi dalle classi ….che .. hanno votato Berlusconi in massa.

3) In Italia il potere è concentrato nelle mani di una sola persona: Berlusconi.
Contano solo Berlusconi e le sue Tv.

Isomma, diamogliela vinta e non se ne parli più!
Ma che discorsi sono questi?

Accedi per rispondere

Demmini scrive:

Caro brambilla, vedo che qui molti fanno a gara per definirsi “non antiberlusconiani”: al contrario io sono orgoglioso di professarmi antiberlusconiano antropologico, ancestrale e viscerale.
Proprio per questo critico la CGIL: perché combatte i caccia supersonici con la catapulta.

Se si manifesta contro Berlusconi come fosse un governo normale, non solo non lo si scalfisce, ma lo si legittima.
Soprattutto se gli argomenti sono deboli, sgangherati, poco concreti, difficilmente comprensibili, facilmente smontabili dalla regia.

Se lo scopo è abbattere o anche solo indebolire Berlusconi, la strategia a mio umile giudizio dovrebbe essere diversa: deve passare, necessariamente, per una vasta alleanza trasversale tra categorie, un “patto di sindacato del sindacato” con il mondo produttivo per ristabilire il minimo sindacale del decoro pubblico.

Ovviamente lei potrebbe pensarla diversamente da me: ma lungi da me darla vinta al regime della mediocrità televisiva.

Accedi per rispondere

 
 
sigal harari scrive:

Pesach kasher a tutti!

Il racconto biblico dell’Esodo ci narra come gli ebrei furono salvati dalla schiavitù d’Egitto e della loro nascita come popolo libero in una società in cui la schiavitù era una prassi consolidata. Questo è il significato della nostra festa di Pesach. Pesach è il grido della libertà ripetuto da duemilacinquecento anni, Duemilaecinquecento anni fa’ siamo nati come nazione libera. Ora siamo liberi. Liberi di agire con giustizia, perché giustizia e libertà sono le due facce della stessa medaglia.

Sarà pensando a Gilad Shalit e a tutti i gilad del mondo a tutti coloro che della libertà sono stati derubati, che festeggerò quest’anno Pesach

Il mio augurio è che ogni bambino che nasce al mondo possa sorridere in libertà.

Sigal

GUER – PESACH KASHER a te, mia Sigal. Possa anche l’Italia un giorno diventare una nazione libera di gente libera. Ma morirò senza aver neanche visto l’inizio di questa rivoluzione. Ti abbraccio. E il tuo bambino?

Accedi per rispondere

brambilla scrive:

sigal harari scrive:
5 Aprile 2009 alle 16:52

Pesach kasher a tutti!

Il racconto biblico dell’Esodo ci narra come gli ebrei furono salvati dalla schiavitù d’Egitto

E già, è Dio che salva dalla schiavitù, è Dio che fa miracoli e guarisce.
Ma chi sarà mai che permette che qualcuno venga ridotto in schiavitù, o che ci si ammali?

(Il Dio degli Ebrei ha liberato i suoi, ma più bravo è stato il Dio degli Egiziani che non ha permesso che schiavi lo diventassero, o no?)

Che c’è poi di male nella schiavitù? E’ forse un’ingiustizia? Non era forse permesso anche agli Ebrei avere degli schiavi?

Accedi per rispondere

Patton scrive:

Brambilla,
«il Dio degli Egiziani»???
Per due-tre millenni gli egiziani son stati politeisti, salvo un breve parentesi enoteista (prevalenza di un dio sugli altri) nei trent’anni del regno di Akhenatòn, XIV sec. a.C.. Perfino nel Corano, testo che non brilla per accuratezza storica, “il Faraone” è sinonimo di idolatria.

Quale fantasia orientalista ti fa dunque immaginare che il fantomatico “Dio degli Egiziani” sia stato così bravo da prevenire la schiavitù dei suoi adoratori?
Scommetto che c’entra la politica, tanto per cambiare:

Allons enfants de la Patrie
le jour de gloire est arrivé!
Contre nous, de la tyrannie
l’étendard sanglant est levé
[...]
Que veut cette horde d’esclaves
de traîtres, de rois conjurés?
Pour qui ces ignobles entraves,
ces fers dès longtemps préparés?
Français! pour nous, ah! quel outrage!
Quels transports il doit exciter!
C’est nous qu’on ose méditer
de rendre à l’antique esclavage!

Egyptiens ou …sansculottes?
Brambìle, la retorique t’à joué un brüt tir!

Accedi per rispondere

brambilla scrive:

Patton scrive:
6 Aprile 2009 alle 01:45

Brambilla,
«il Dio degli Egiziani»???
Per due-tre millenni gli egiziani son stati politeisti, salvo un breve parentesi enoteista

Quale fantasia orientalista ti fa dunque immaginare che il fantomatico “Dio degli Egiziani” sia stato così bravo da prevenire la schiavitù dei suoi adoratori?
Scommetto che c’entra la politica, tanto per cambiare:

Caro Patton, io sono un ignorante consapevole, non coltivo un certo tipo di cultura, non potendomi interessare di tutto.
(Che gli Egiziani non fossero comunque monoteisti forse la sapevo) :)

Ma la tua precisazione è peggio della mia ignoranza, perchè dimostra che o non hai afferrato il senso di quanto da me affermato (cosa cambia se è stato un Dio o degli Dei a preservare gli Egiziani dalla schiavitù?) o che volutamente ti lasci trascinare dal desiderio di contestazione aggrappandoti a particolari insignificanti.

La politica comunque non c’entra proprio, se non di riflesso, qui sbagli alla grande. Io ho un conto aperto un pò con tutte le religioni.

Accedi per rispondere

Patton scrive:

Brambilla,
vedo che la seriosità non ti manca mai.
Allora, in due parole: dimmi dove hai preso la bufala secondo la quale gli antichi egizi erano “preservati” dalla schiavitù. (E non citare come risposta l’esempio delle piramidi: tutte le persone colte sanno ormai che non furono edificate da schiavi.)

(E' stato raggiunto il livello limite per questo commento)
brambilla scrive:

Patton scrive:
6 Aprile 2009 alle 13:50

Brambilla,
vedo che la seriosità non ti manca mai.
Allora, in due parole: dimmi dove hai preso la bufala secondo la quale gli antichi egizi erano “preservati” dalla schiavitù. (E non citare come risposta l’esempio delle piramidi: tutte le persone colte sanno ormai che non furono edificate da schiavi.)

Aridaje, ma allora sei duro di comprendonio.
Chissenefrega se mai gli Egiziani sono stati o meno preservati dalla schiavitù.

Il concetto era che, con riferimento a quell’avvenimento, si celebra la potenza di un Dio che libera i suoi.
Che vogliamo dire allora della potenza di un Dio (o di Dei) degli egiziani che hanno loro permesso non solo di non cadere in schiavitù ma addirittura di sottomettere un altro popolo?

Non hai ancora capito?

E allora cercherò di spiegarmi meglio.
E’ sempre Dio che guarisce che salva, ma da cosa? Non salva o guarisce da mali che, volendo, poteva benissimo risparmiarci?

Quanto alla bufala, io ho solo detto che in quella circostanza c’erano schiavi e schiavisti, la mia “cultura” non mi permetterebbe mai di sostenere affermazioni più impegnative.

 
Patton scrive:

Ora ho capito: Nembo Kid è molto meglio di Yahweh. Ma non potevi dirlo subito?

 
brambilla scrive:

Patton scrive:
7 Aprile 2009 alle 01:13

Ora ho capito: Nembo Kid è molto meglio di Yahweh. Ma non potevi dirlo subito?

Caro Patton,
ho capito anche io che discutere seriamente con te è un’inutile perdita di tempo.

 
Patton scrive:

Brambilla,
è nella tua provocazione che non c’era niente di serio. Gli ebrei a Pasqua (Pesàch) non celebrano affatto la “potenza” di Yahweh, come hai detto tu. La “potenza” (Nembo Kid, appunto) non c’entra una mazza con la Pasqua, così come viene celebrata — credo — dal 70 d.C. in poi, cioè dalla distruzione del Secondo Tempio a oggi. La potenza sta dalla parte del Re-dio egiziano, tanto è vero che durante l’Esodo gli ex-schiavi ebrei hanno spesso nostalgia dell’Egitto, della sua potenza e della sua ricchezza. Perfino Mosè, au un certo punto, è scettico sulla serietà delle intenzioni divine…

Ma mi accorgo che ti sto raccontando delle favole, che per te suonano assolutamente nuove.
Perciò la prossima volta che vai a Roma entra nella chiesa di San Pietro in Vincoli, dove c’è il Mosé di Michelangelo restaurato di recente, e guardalo bene. Vedrai che l’omone con le Tavole della Legge in mano volge il capo verso la porta di ingresso, molto stupito da qualcosa che non si aspettava… (e che non è certo il Faraone con la sua potenza — ma almeno questo dovresti averlo capito)
http://www.romeguide.it/monumenti/mose/page2.jpg

 

Accedi per rispondere

 
 
 
 
holden scrive:

Senatore, non sia pessimista, il Comandante non può pensare ad altro che alla rotta da seguire.

E grazie alla sig.ra Sigal per il caro augurio.

Anche noi italiani siamo stati schiavi, non ho ben capito però se abbiamo mai voluto per davvero uscire dalle gabbie.

Accedi per rispondere

 
BNW scrive:

Pesach kasher a te carissima Sigal.

Non ci siamo mai incontrate ma anche il mio augurio per ogni bimbo è il tuo stesso.
Io per garantire almeno la cultura della libertà a mia figlia mi vesto ogni mattina di coraggio e speranza.

AUGURI per la tua maternità.

Accedi per rispondere

 
curiosone scrive:

Guzzanti lo sfacelo totale della politica italiana oggi ha un solo nome:TRASFORMISMO. LA scena politica è un lungo elenco di persone che sono passate da una parte all’altra. Vorrei ricordarle(il lei è obbligo visto che nn ci conosciamo affatto e ne sono fiero di ciò) alcune persone e fatti:
1) Casini: grande autore e fautore della legge porcellum e oggi fautore del referendum per abolirla.
2) Rutelli: gran radicale lottatore del divorzio aborto ecc, oggi cattolico convinto contro il testamento biologic.
3) Capezzone(mi viene il vomito a scrivere il suo nome) gran accusatore di berlusconi durante il governo Prodi e oggi gran lecc. di c.. del psiconano.
4) Fini gran urlatore contro l’alleanza con berlusconi e oggi indicato coem suo delfino.
5) Bossi come sopra senza esseree indicao come delfino o successore.
6)Mastella: autore del voltafaccia più smaccato di questo periodo.
Poi a questa lista la aggiungo di diritto: Perchè tutto questo trasformismo?
PAura di perdere qualche poltrona?Promesse non mantenute?
Lei durante il congresso show dove eras eduto?In ultima fila?
Per governare ci vuole coerenza e senso dello Stato cose ceh alla destra italiana mancano completamente. Arrivederci.

Accedi per rispondere

 
 
Julius scrive:

Mi scuso se riposto quello che ho scritto sull’altro thread, ma mi interessa che Star Joe lo legga:

Julius scrive:
5 Aprile 2009 alle 16:25

star joe scrive:
4 Aprile 2009 alle 20:29

Riattacco qui il mio post del precedente articolo, affinchè il buon Julius abbia modo di leggerlo e risposndere se vorrà. Chiedo scusa al Padrone di casa di questa ripetizione. Ringrazio Gianluca per le parole di risposta al mio post e gli chiedo di aiutarmi in questa opera di chiarezza del pensiero di Riv. Ita., perchè così potremmo forse evitarci di sorbire dei post deliranti e luogo-comunisti e banali. Grazie.

Cari Amici,
non intervengo mai in questo blog, in risposta o polemica, per controbbattre un singolo intervento, perchè da Liberale, rispetto le opinioni di tutti e se devo dissentire dall’interlocutore, preferisco farlo parlando in generale e mai in contrapposizione diretta.
Ma è da un pò di tempo che seguo il susseguirsi dei post del Giulio Latino (Julius) e vedo che in fondo il tutto si riduce nella solita difesa personale sua e di Berlusconi, contro gli attacchi che gli piovono addosso, altrettando personali ed antiberlusconiani tout-court, ma di politica zero.

Caro Julius (che bello sarebbe poterLa chiamare con il suo vero nome), qua da questo blog e nella persona del Comandante della nave, non credo si parli di attacchi personali a Silvio Berlusconi uomo, ma molto più semplicemente di critiche, attacchi se vuole, al Silvio Berlusconi politico, che in tutta sincerità e dovrà ammetterlo pure Lei, non lo è e credo mai lo vorrà essere.

MIO COMMENTO:

Guzzanti sa tutto di me, nome e cognome, indirizzo mail, con in chiaro il mio nome e cognome.
Quindi lasci perdere certe inutili provocazioni.
Normalmente rispondo a chi attacca il fatto che io sia un berlusconiano e non viceversa.
——
Penso che avrà letto e spero apprezzato, quanto abbiamo riconosciuto a B. con la sua discesa in campo nel ‘94, per fermare la “giocosa macchina da guerra”, golpista aggiungo io, della sinistra italiana, che sul sangue dei morti dei falsi attentati mafiosi e dalle strategie di potere pianificate a bordo di panfili reali al largo delle coste italiane, stava per impossessarsi dei poteri economici-politici dell’Italia. Per quelli economici vi è riuscita, per quelli politici per fortuna che sia sceso in campo B., quindi lunga vita a B. e grazie ancora.
Ma le critiche politiche che oggi rinfacciamo a B., sono dettate dal quadro desolante ed allarmante che si profila all’orizzonte. Egli, sentendosi investito direttamente dal popolo, cosa non vera e in contrasto con “l’attuale Costituzione”, crede di poter esercitare il suo potere governativo, negando di fatto la presenza di quel contrappeso che è il parlamento. Per Lui il rapporto è diretto tra Lui ed il popolo, ma questo stante l’attuale scenario costituzionale ed istituzionale, è falso e, passatemi il termine, sovversivo.

MIO COMMENTO:

Mai detto che Guzzanti non abbia mai difeso Berlusconi, perchè è stato con lui fino all’altro ieri. Ora però lo attacca anche violentemente e dimenticandosi di cercare nelle cose che dice e scrive la verità (vedi caso Meloni).
Poi non sono assolutamente d’accordo con lei per la semplice ragione che più volte ho detto e scritto che Berlusconi, che ha un appoggio popolare molto ampio, voglia assolutamente aver a che fare solo lui con il popolo.
Bensì vuole una riforma moderna della nostra antiquata Costituzione, dove insieme agli opportuni bilanciamenti ci sia anche più potere nelle mani del premier, un’ unica camera legiferante, una camera delle regioni ecc.ecc.
Veda questa nostra democrazia bipolare non funziona, è lenta, dispersiva, non è adeguata alle risposte rapide che servono in tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo.
Quindi non metta in bocca a me, come spesso ripete Guzzanti, cose che io non ho mai detto.
——

Qui caro Giulio Latino, non ci troviamo in una situazione di assenza di leggi e/o regole, come il suo conflitto di interessi, che a mio avviso non esistente fin tanto una legge dice che esso esiste, ma ci troviamo alla negazione delle norme e delle leggi dettate dall’attuale Costituzione, che, badi bene, sono io per primo a volerla cambiare sin dal suo primo articolo, ma c’è, esiste e fin tanto resterà tale, va rispettata.
Quindi, non parliamo di minacce o derive dittatoriali di B., ma di ignoranza o meglio di forzata interpretazione della Legge. Quando lo scenario istituzionale italiano verrà cambiato, allora vedrà che inevitabilmente verranno creati quei check and balance tanto cari a noi tutti, tali da rendere lecito e controllato, questo rapporto tra Lui ed il popolo. Il popolo ti leggittima a governare ma non a comandare. Ecco a B. piace, da ottimo manager qual’è, comandare. Nulla di più.
Pertando e chiudo, politica berlusconiana zero, statista politico zero, populismo tanto, troppo e forse neanche necessario.

MIO COMMENTO:

A me sembra che Berlusocini governi, perchè è stato eletto dalla maggior parte degli italiani, che erano a conoscenza, fino alla noia, del famoso conflitto di interessi, che lui stesso ha risolto, in maniera, secondo voi sicuramente criticabile, ma l’ha risolto.
E attualmente governa secondo tutte, ripeto tutte le leggi italiane.
Che poi mi venga a dire che lui ignori la legge, questo mi sembra una vera forzatura.
Ma l’attuale costituzione e legislazioni non ha sufficienti organi per delegittimarlo, nel caso in cui lui non abbia rispettato la legge?
Se è vero che è andato contro legge, perchè questi potenti organi non sono riusciti a fare nulla?
Forse non è poi così vero che lui contravvenga, anzi…..
———–

Spero che in una sua eventuale risposta, resti fermo sui punti da me svolti, senza che mi annoveri per semplificazione tra i pro o i contro berlusconiani, spero invece che mi annoveri tra i Liberali, che hanno solo a cuore, la libertà dell’individuo di avere accesso alla verità e di rivoluzionare democraticamente la deriva populista-qualunquistica degli italiani.

Con affetto, Giuseppe STELLA

MIO COMMENTO:

Io non la annovero tra gli antiberlusconiani, anzi la ringrazio per la sua pacatezza, anche se poteva risparmiarsi quel Giulio Latino di troppo.
Non le sembrerà. ma pure a me sta a cuore la libertà di avere accesso alla verità e di rivoluzionare democraticamente questa Italia, non dalla deriva populista-qualunquista, che non c’è (gli italiani non sono dementi), ma dalla oligarchia di qualche intellettuale presuntuoso che si sente superiore agli altri e che detta le “sue” condizioni, senza le quali in Italia non ci sarebbe democrazia.
Lasci lavorare questo governo o, se preferisce, dia i suoi consigli per aiutarlo e non per delegittimarlo.
Vedrà che poi dovrà riconoscere in Berlusconi e nel PDL una vera politica utile per la risoluzioni di parecchi problemini e problemoni italiani.

Un cordiale saluti
Julius

Accedi per rispondere

 
Amgelo scrive:

Carlo scrive:

il potere in italia e in tutte le democrazie è esercitato da chi è più propositivo, da chi è più credibile, da chi possiede un programma in cui il popolo si riconosce. Se la sinistra è incapace la colpa non è di Berlusconi, quindi Epifani & c. non dovrebbero leccare il culo al monarca, semplicemente si mettano a lavorare.
———————————————————————————————————————-

Sante parole.

Accedi per rispondere

 
sagra3 scrive:

Per Carlo

“I danni di questa sinistra sono irrimediabili,purtroppo il prezzo maggiore lo stanno pagando da anni molti lavoratori.
Gli stessi,cominciano a capire che a questa sinistra, interessa difendere i propri privilegi, privilegi ottenuti con le speranze e il sacrificio altrui.
Molti lavoratori,oggi non sanno più da che parte stare,citando Sergio, rappresentano “la classe degli indebitati” dipendenti,sacrificati,mortificati…dal potere sinistro,che nulla a che vedere con la sinistra.”

D’accordo sui danni di questa Sinistra, ma credo che lei dimentichi 6 anni di potere della Destra, con a capo Silvio Berlusconi, forte di una maggioranza senza precedenti.

Tralasciando tutte le argomentazioni opinabili su cosa Berlusconi abbia promesso e non fatto, restano i fatti oggettivi ed obiettivi che lei dimentica.

10 anni fa un procedimento della magistratura durava 10 anni. Dopo Berlusconi finisce siamo 15 anni, sempre che non si arrivi all’indulto.

Gli immigrati clandestini continuano ad aumentare, alla faccia della Bossi Fini.

lI poliziotto di quartiere fa la stessa figura dei Carabinieri a cavallo. C’è solo col sole e fa tanta bella figura. Di sera non l’ho mai visto. Per la serie: come buttare i soldi dalla finestra e lasciarci soli con la microcriminalità.

In 10 anni di potere politico Berlusconi ha raddoppiato il suo patrimonio, mente gli italiani hanno dimezzato il loro potere d’acquisto.

Le leggi, quando servono a non fare andare in galera Berlusconi, escono dal Parlamento in una settimana. Se invece servono a migliorare la qualità della nostra vita a spese di chi vive di privilegi acquisiti, languono in commissione fino all’estinzione.

Il potere di Silvio Berlusconi si basa solo ed esclusivamente sulla inettitudine di una Sinistra e di una Destra che, incapaci di rinnovarsi, sono ridotti al ruolo di comprimari alla corte di Re Silvio. Ed il potere non gli basta mai.

E lei ci invita pure a chinare la testa, senza protestare.

A Sinistra perlomeno si rendono conto della realtà.

A Destra vivono la loro stagione di concubinaggio, ma la scomparsa di Silvio ( la razza de Berlusconi sembra eterna, ma gli eventi recenti ci dimostrano che muoiono esattamente come noi) creerà il vuoto assoluto.

E Silvio Berlusconi farà più danni da morto che da vivo.

Saluti da Sagra

Accedi per rispondere

carlo scrive:

Sagra3 scrive:

Per carlo
—————————–
———————-
E lei ci invita pure a chinare la testa, senza protestare.

A Sinistra perlomeno si rendono conto della realtà.
—–
leggendo la sua replica,sono ancora più convinto,della miseria che cè a sinistra.
Mi auguro che qualcuno si svegli,perchè Franceschini,Veltroni e & sono veramente insufficienti,per non usare aggettuvi più coloriti.
Ribadisco una mancanza autorevole a sinistra,è una mancanza per la democrazia.
Questa colpa non è di Berlusconi.

carlo

Accedi per rispondere

 
 
manpan scrive:

…vabbè diciamo pure che Epi è un povero illuso, un comunista, un’altro di sinistra sbagliato, un povero sfigato rappresentante di sfigati etc…

ma se deve esistere ancora un sindacato il suo segretario cosa dovrebbe fare ?
firmare contratti contro i lavoratori ?
dire : ragazzi arrangiatevi ? e allinearsi alla gnocchitudine imperante …

…o addirittura provare a far valere i diritti (costituzionalmente riconosciuti) …

… non so …. mi sfugge qualcosa …

… o forse un sindacalista è un non libero …

… altra cosa … ma i lavoratori sono solo di sinistra ? … non credo e allora non credo si possa dare del “di sinistra” o di “…destra” ad un qualsiasi sindacalista …cosi come non si da del comunista a Napolitano per essendolo dentro in modo profondo …

…in assoluto credo che attaccare le rappresentaze “aggettivandole” con “di sopra o di sotto” non si fa altro che fare un piacere a quelli che usano il potere datogli dal popolo contro il popolo stesso.

cosa dovrebbe fare un sindacalista ?

…oppure forse i sindacati sono diventati inutili ? … tanto non esistono più diritti da difendere …

Accedi per rispondere

 
Julius scrive:

star joe scrive:
5 Aprile 2009 alle 17:33

Caro Julius,
posso chiamarla Giulio così per semplificazione?, ero ultra sicuro che Lei, evidentemente per colpa mia che non ho un uso chiaro della lingua italiana, non ha colto lo spirito del mio post. Ci riprovo.

MIO COMMENTO:
Probabilmente anche lei non capisce quello che io le voglio dire.
——

Al buon SB. qui gli si rimproverano principalmente due fattori prettamente politici:
a) assenza totale di liberta e democrazia all’interno del suo partito;

MIO COMMENTO:
Non esageri, come Guzzanti, nel PDL non ci sono solo dementi!!!
Anche perchè se devo giudicare da quello che succede in periferia, non è affatto così.
E poi non vorrà mica negare a Berlusconi la possibilità di circondarsi di persone con cui è affiatato, senza per questo dover dire che sono tutti a lui sottomessi?
Possibile che coloro lo circondano siano tutti antidemocratici? E infatto mica tutti hanno seguito Guzzanti.
Pure Obama in America ha fatto lo spoil system e nessuno la si è preoccupato di sollevare allarmi per la democrazia.
——-

b) assenza totale e perpetua di una, dico una, riforma che gli permetta di usare con diritto la parola libertà;

MIO COMMENTO:

Anche q

c) falsamente si dice eletto dal popolo, surrogando la falsa indicazione sulla scheda, ed invece è stato leggittimato nel suo ruolo di primo ministro dal parlamento, che ha votato la fiducia al suo esecutivo e non solo a lui, senza capire quindi se il ruolo di capo di governo dipende dal parlamento, quindi lui quando dice di voler diminuire il potere di voto e di discussione del parlamento, è come se volesse diminuire il potere dell’organo che lo può dimettere;
d) assenza totale di laicità nelle sue riforme.

Quindi come vede la partita è tutta politica e quindi non si può tacere e farlo governare in santa pace, per poi giudicarlo, perchè quelli che gli ho elencati sono fatti, e come ben sa qui i fatti sono fatti.

Pertanto ripeto: libertà zero, laicità zero, leggitimazione del popolo zero se non per estrapolazione, democrazia interna al PDL zero.

Penso che basti Giulio.
Con rinnovato affetto e speranzoso di un suo ravvedimento, la saluto
Giuseppe STELLA

———

Accedi per rispondere

 
utu scrive:

Onorevole, io spero tanto che un giorno quando tornerà dalla funzione (religiosa, presumo), non gli tocchi tornare in chiesa per sfuggire ad una mandria di tori, inferociti per la mancanza di foraggio. Un pò come succede per la festa di San Firmino in Spagna. Solo che lì la gente si di diverte a farsi incornare dai tori, invece da noi qualcuno si diverte solo quando i tori sono ben chiusi nelle loro stalle.
Comunque sono d’accordo con il suo articolo, solo che lei sbaglia a parlare di cerimonia funebre: in ogni funerale che si rispetti c’è il defunto, ma dal suo articolo sembra di capire che fosse assente pure quello. Però lui, il convitato di pietra, non manca mai. O convitato Di Pietro? Boh???
Saluti e baci.
Claudius Rampinus

Accedi per rispondere

 
Julius scrive:

star joe scrive:
5 Aprile 2009 alle 17:33

Caro Julius,
posso chiamarla Giulio così per semplificazione?, ero ultra sicuro che Lei, evidentemente per colpa mia che non ho un uso chiaro della lingua italiana, non ha colto lo spirito del mio post. Ci riprovo.

MIO COMMENTO:

Probabilmente lei non vuol capire quello che io le ho spiegato.
Pazienza cercherò sotto di darle alcune risposte.
——–

Al buon SB. qui gli si rimproverano principalmente due fattori prettamente politici:
a) assenza totale di liberta e democrazia all’interno del suo partito;

MIO COMMENTO:
Non esageri, come fa Guzzanti, perchè da vecchio iscritto a Forza Italia e partecipante nel mio piccolo alla politica, non ho trovato affatto alcun segno di non democrazia, anzi….
Non vorrà mica negare a Berlusconi la possibilità di circondarsi di persone di cui lui si fida?
E costoro sono tutti sottomessi e antidemocratici? Suvvia non mi pare che molti abbiano seguito Guzzanti.
Anche perchè proibire a SB lo spoil system mi sembra eccessivo, pure Obama in America ha cambiato migliaia di persone nei vari uffici e li ha sostituiti con chi si fidava.
Mi dica solo un leader che non si circonda di gente fidata!

—–
b) assenza totale e perpetua di una, dico una, riforma che gli permetta di usare con diritto la parola libertà;

MIO COMMENTO:

Anche qui, mi sembra la solita solfa.
SB , nella precedente legislatura di centrodestra, insieme ai suoi alleati, ha proposto una riforma costituzionale che secondo me era corretta e molto liberale, ma che un referendum, impostato male e soprattutto divulgato male, ha abrogato.
Sbaglio o anche Guzzanti l’aveva votata?

——

c) falsamente si dice eletto dal popolo, surrogando la falsa indicazione sulla scheda, ed invece è stato leggittimato nel suo ruolo di primo ministro dal parlamento, che ha votato la fiducia al suo esecutivo e non solo a lui, senza capire quindi se il ruolo di capo di governo dipende dal parlamento, quindi lui quando dice di voler diminuire il potere di voto e di discussione del parlamento, è come se volesse diminuire il potere dell’organo che lo può dimettere;

MIO COMMENTO:
Insomma in Italia, serve o non serve una riforma della costituzione?
Se si, il solo fatto che lui la proponga e la vuole conseguire, per lei è mancanza di democrazia?
Ma non è contraddittorio il suo parere? Oppure vuole lasciare tutto come è ora?
Si ricordi che la riforma la vuole fare con questo parlamento, senza scavalcarne l’autorità. E’ ovvio che questo parlamento sarà delegittimato quando la riforma sarà approvata, secondo le scadenze che saranno previste.
———

d) assenza totale di laicità nelle sue riforme.

MIO COMMENTO:
Che cosa è la laicità per lei?
E’ forse non tener conto del comune senso morale ed etico espresso dalla maggioranza eletta?
Veda chi è eletto a maggioranza ha il diritto di fare leggi che rispettano la sua maggioranza, cercando, ove possibile, di avere anche il parere favorevole delle opposizioni.
E lasci stare il Vaticano, qui non c’entra un fico secco, penso che questo sia il suo problema.
Certo al Vaticano riconosco la facoltà di dire la sua su questioni morali, etiche e sociali, ma questo non implica che chi governa sottostà al Papa.
——-

Quindi come vede la partita è tutta politica e quindi non si può tacere e farlo governare in santa pace, per poi giudicarlo, perchè quelli che gli ho elencati sono fatti, e come ben sa qui i fatti sono fatti.

Pertanto ripeto: libertà zero, laicità zero, legitimazione del popolo zero se non per estrapolazione, democrazia interna al PDL zero.

MIO COMMENTO:
Legga le mie risposte, nella speranza di essere stato chiaro e sufficientemente sintetico.
Io riassumo invece così: SB sta lavorando per migliorare l’Italia rendendola più democratica, più liberale, più sana ed economicamente a posto.

Penso che basti Giulio.
Con rinnovato affetto e speranzoso di un suo ravvedimento, la saluto
Giuseppe STELLA

—–

Vorrei, se possibile, essere chiamato Julius, Giulio non è il mio nick nè il mio nome, o anche questo le può causare qualche problema?
Anche per lei spero in un ravvedimento!
Un saluto
JUlius

Accedi per rispondere

 
Julius scrive:

Da Il Legno Storto:
Tendenziosi o professionali?
Scritto da Gianni Pardo
domenica 05 aprile 2009

Berlusconi è arrabbiato con i giornalisti. Li accusa di stravolgere le notizie, di andare contro gli interessi dell’Italia e soprattutto di calunniarlo, fino a dargli la voglia di reagire. Basta ricordare la “rivelazione” della frase detta in un orecchio a Sarkozy, che poi è risultata essere tutt’altra; le notizie sull’indignazione della regina Elisabetta, poi risultata falsa; la notizia sulla cafonaggine di telefonare mentre Angela Merkel e gli altri grandi l’aspettavano per una foto, mentre poi è risultato che il Cavaliere telefonava nell’interesse della Nato.

L’accusa (falsa) di avere fatto pressioni sulla regina Elisabetta, affinché smentisse le notizie sulla sua gaffe. Andando indietro nel tempo, si potrebbero allineare altri episodi del genere. Naturalmente i sindacati dei giornalisti – sentito che Berlusconi parlava della semplice tentazione di reagire a questo bombardamento – si sono stracciati le vesti e hanno gridato allo stupro delle Vestali. Ma Berlusconi ha ragione oppure ha torto, in tutte queste vicende? Per la verità, tutte e due le cose: ha ragione ed ha torto.
Ha ragione quando sostiene che i giornalisti sono capaci di riferire gli avvenimenti in modo tale che essi ne risultano completamente distorti, perfino quando dicono la verità. Se su un giornale si scrive: “Si butta dal quinto piano dopo un tre in matematica”, tutti capiranno che uno studente si è suicidato per un brutto voto (sequenza causale accertata), mentre in realtà potrebbe trattarsi di due fatti non collegati (sequenza temporale: suicidio sì dopo un brutto voto ma per altre ragioni). Il titolista potrebbe obiettare: “Se avessimo scritto, ‘Giovane depresso si suicida’, chi avrebbe letto l’articolo? Viceversa, con quel vago sospetto suggerito come verità, decine di migliaia di genitori si allarmano e leggono l’articolo”.
Berlusconi dovrebbe distinguere giornalismo calunnioso da giornalismo tendenzioso. La calunnia si ha quando si pone in essere per qualcuno il pericolo di un procedimento giudiziario (ad es. “Berlusconi ha rubato un candelabro di Palazzo Chigi”), ed è meritevole di immediata denuncia al magistrato. Al contrario la notizia è tendenziosa – e non costituisce reato – quando, senza affermarlo esplicitamente, si lascia immaginare ciò che non è. Se Berlusconi si mette a telefonare mentre l’aspettano tutti i grandi della Terra non è necessario strapazzarsi per far credere, con estrema facilità, che stia parlando di stupidaggini con qualcuno: infatti, chi può essere più importante di Obama, della Merkel, di Sarkozy? Basta mostrare le immagini e il gioco è fatto: il legame i lettori lo stabiliscono da sé. I giornalisti, caso mai, avrebbero dovuto correggere le immagini rivelando l’importanza di quella telefonata con Erdogan, ma non è più facile (e più saporito per i lettori, poniamo, di Repubblica) ripetere che il Cavaliere è un uomo poco fine, poco attento alle forme, capace di comportarsi come un buffone persino nelle occasioni pubbliche, insomma il re dei maleducati? Così si ottiene il plauso entusiastico del lettore antiberlusconiano.
Il Cavaliere ha ragione, quando si arrabbia: i giornalisti sono tendenziosi e malevoli nei suoi confronti. Ma ha torto quando crede che questo sia da rimproverare. Accusare un giornalista politico d’essere tendenzioso è come accusare un tifoso interista o juventino di non essere obiettivo.
Il vero torto del nostro Presidente del Consiglio non è quello di voler imbavagliare la stampa, è quello di non convincersi che per un giornalista la verità è solo una versione fra le altre. In questo campo la Bibbia è il film “Prima Pagina”. L’autore del testo – il grande Neil Simon – ci insegna che nel giornale il Moloch cui si è disposti a sacrificare qualunque cosa – l’amicizia, l’amore e, soprattutto, la verità – è la notizia: intendendo però non l’informazione ma le righe che si possono plausibilmente stampare nel titolo. Quelle che fanno vendere più copie.
Berlusconi deve arrivare al punto di non offendersi e non meravigliarsi per quello che scrivono. Contrariamente a ciò che pensa la Federazione della Stampa, non deve imparare a rispettare i giornalisti, deve imparare a disprezzarli. E al massimo – come fa Di Pietro – dovrà intentare loro cause milionarie. Così li punirà nella parte che hanno più sensibile: il portafogli.

giannipardo@libero.itIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

(*) Questa immagine non è un nostro scherzo di cattivio gusto… È almeno in parte il risultato della scarsa professionalità dei corrispondenti esteri in Italia e per il rimanente il frutto dell’assiduo lavoro, in Italia e all’estero, dei nostri giornalisti “di sinistra”. (ndr)

http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=24727

Accedi per rispondere

 
Julius scrive:

Guzzanti,
può eliminare questo mio post?

Julius scrive:
5 Aprile 2009 alle 20:36

E’ incompleto.
Grazie
Julius

Accedi per rispondere

 
Sergio Rizzitiello scrive:

Vorrei proporre un fuori tema, a modo mio una salutare medicina per curare eventuali ossessioni che per caso alcuni nostri frequentatori dovessero avere nella loro mente.

Il titolo: La redenzione del corpo e la ragione emozionale.

Ogni uomo di conoscenza ha la consapevolezza drammatica di vivere una vita ridotta ad un brandello, ad un frazionamento della piena integrità dell’essere.

È ben triste osservare negli occhi dei nostri simili, la disperazione data da una vita senza significato e da un vuoto che un filosofo chiamerebbe “ontologico”.

Solo in quei momenti di rara e luminosa bellezza, in cui si è proiettati verso le grandi e vertiginose altezze dell’essere, si prova quello che fece dire al poeta Ungaretti, in un impeto di religiosa estasi:

“M’illumino d’immenso”.

Spinti dall’esigenza di comunicare questa drammatica situazione, emergono le nostre idee che, come aveva già intuito Jung, si creano dentro di noi, aldilà del nostro controllo cosciente: proprio per tale verità psicologica rischierebbe di diventare ossessivo, arido e intellettualistico, ogni discorso che volesse prescindere dalla fantasia creatrice che attinge direttamente dal grande e misterioso serbatoio della Vita.

Un vero e reale pensiero, per essere profondamente aderente alla Vita, dovrebbe ancorarsi alle emozioni e non staccato, o peggio, ostile ad esse.

Un pensiero emozionale, non si chiederebbe quanti angeli possono stare sopra uno spillo, semmai, che “funzione–mentale” ha contarli.

Nel suo ultimo libro del 1945 “Il mito dello Stato” Ernst Cassirer constata sconcertato, che la ragione umana, che pure regna nella scienza con tanti onori, è trascurata nel campo politico, intendendo per “campo politico” l’attività reale delle emozioni umane.

Com’è possibile questa dicotomia?

Perché l’uomo non impegna la ragione, oltre che nell’attività teoretica, anche là dove essa dovrebbe essere impiegata per vivere meglio e cioè la politica?

Lo stesso Wilhelm Reich nella prefazione alla terza edizione della sua “La rivoluzione sessuale” così scrive:

“Il governo degli uomini politici sui popoli deve essere sostituito da una guida scientifica dei processi sociali. Ciò che importa è la società umana e non lo Stato. Ciò che importa è la verità e non la tattica”.

La politica è profondamente ostile alla ragione, essa è, per dirla con il Cassirer, dominata dalle mitologie e queste mal sopportano che la ragione dilegui le sue nebbie.

Bene lo sapeva già Platone, quando nella sua settima lettera dovette constatare il completo fallimento nell’affidare ad un filosofo le redini di un governo.

Dopo tanti secoli, dobbiamo ancora ammettere che la distanza, tra ragione e convivenza sociale, non sia stata mai colmata, anzi essa, ora, si è per lo più accentuata, fossilizzandosi in forme, una volta sconosciute, come la gigantesca immobilità della burocrazia.

Se, come ha cercato di dimostrare il Cassirer, la politica è dominata dalle ideologie, queste, per dirla con linguaggio freudiano, sono l’esplicazione, condensata ed intensificata, delle reali esigenze dell’inconscio umano.

La ragione è, come dovette constatare lo stesso Freud in campo terapeutico, scissa dalle emozioni, e non per sua natura costitutiva (tutto il pensiero romantico anticipato da Spinoza ed espressosi in Hartman, Jacobi, e nel pensiero più maturo di Kant, in Cassirer, e nella stessa psicoanalisi, attestano il contrario), ma per un’azione repressiva esterna ed interna.

Finché il pensiero sarà scisso dalle emozioni profonde, inconsce, dell’Uomo, la ragione sarà sempre trascurata dalle reali attività sociali umane.

Ma di quali esigenze è portatrice la ragione?

E di quali esigenze le emozioni inconsce?

Quelle che sono le emozioni inconsce, e le loro “intenzioni”, possono dedursi da quella lente d’ingrandimento che è la storia.

Il segreto della storia, infatti, è quello di svolgere in maniera poderosa il desiderio di distruzione dell’Uomo e di esercitarlo, assoggettandolo, al Potere.

Indubbiamente la storia è anche l’espressione di valori che fanno appello alla forza del diritto e non al diritto della forza, alla pace nella giustizia e nella libertà, alla possibilità di potersi esprimere ognuno con le proprie capacità, all’amore ma, quest’appello, nella storia è sempre stato poco ascoltato e, per giunta, perseguitato, ma ancor di più, e questo è significativo, è sempre stato fatto proprio attraverso la ragione.

In questo senso si potrebbe affermare che la ragione è stata sempre così poco ascoltata proprio perché si è appellata al Bene, mentre le emozioni inconsce, espressioni delle reali esigenze umane, hanno trionfato proprio perché si sono appellate al Male.

Ed ecco delinearsi un’amara verità: finché il Male trionferà la ragione sarà sempre uccisa perché essa richiama il Bene.

Non è un caso che il Vangelo più solare, quello di Giovanni, inizi affermando che gli uomini alla luce hanno preferito le tenebre.

Perciò, se la ragione è negletta, trascurata, essa, per sperare di ricevere amicizia tra gli uomini, “deve” auspicare che si attui una completa e totale “redenzione del corpo”, redenzione che sola potrebbe mettere in comunicazione l’Uomo con il nucleo più profondo e più santo, per dirla con Reich, dell’inconscio.

Per “redenzione del corpo” s’intende lo sgombero dal corpo umano delle aggressive paranoie che la mente umana ha proiettato su di esso e sulle forze (istinti o pulsioni) che lo governano.

Il corpo umano ha subito le più incredibili vicissitudini nel corso dei secoli e ha attirato, come una calamita, le “immondizie” violente e perverse della mente repressa dell’Uomo.

Parrà evidente che la filosofia nata dall’unione della ragione ed il “corpo redento“ si distacca sia dall’istintivismo violento e distruttivo propugnato con molta coerenza dal nazismo e sia da una ragione meccanicistica, controllante, numerica, asettica e sublimante.

Una ragione che diventa solamente una razionalizzazione di nevrosi, quella stessa che fece dire a Lutero che fosse soltanto una prostituta.

Una ragione emozionale, nata da una totale “redenzione del corpo”, è invece la via da ricercare e recuperare, ma la via per tale recupero non è più possibile attraverso l’attingimento diretto del Bene, ma indirettamente, cominciando con il capire e conoscere la forza tremenda del Male.

Unicamente attraverso tale conoscenza, che è e deve essere la più completa, può ancora essere possibile trovare una via d’uscita alla catastrofe incombente sull’umanità e di conseguenza colmare la distanza tra ragione ed emozione.

Per far capire meglio questa via indiretta s’immagini di essere legati ad una catena e di volersela togliere declamando poesie ed inneggiando alle bellezze paradisiache della natura invece di accorgersi d’avere, prima d’ogni cosa, una catena e conseguentemente capire come liberarsene.

È questa ciò che intendo come via indiretta, che poi è l’unica via diretta per mettersi in comunione con il Bene.

Accedi per rispondere

 
Sergio Rizzitiello scrive:

Altro imperdonabile fuori tema, questo però per la gioia di Dot, del nostro Dot che non so perché ogni volta che parlo di Spinoza, il grandissimo filosofo del Seicento olandese, mi contrappone a lui Bertrand Russell quasi che si fosse in una gara tra filosofi, quasi che non sapesse che il grande filosofo inglese ha lui stesso speso parole di grande ammirazione per Spinoza, lo ha definito il più santo tra tutti i filosofi e il più degno di amore.

Titolo: Benedetto Spinoza

Il grande filosofo olandese Benedetto Spinoza rappresenta ancora oggi uno scandalo per il pensiero filosofico e religioso.

E’ stato maledetto dalla comunità ebraica del 1600 con la scomunica più grave che si potesse dare:

“I capi del Concilio Ecclesiastico rendono così noto che, già ben certi delle errate opinioni e malvagie azioni di Baruch de Espinoza, si sono sforzati in parecchie guise e con varie offerte di farlo desistere dalla sua colpevole condotta. Ma non essendo riusciti a ricondurre i suoi pensieri su una via migliore, ed avendo, anzi, ogni giorno acquistata maggior certezza delle orribili eresie da lui ammesse e confessate, e dell’insolenza con cui queste eresie sono da lui proclamate e divulgate, e poiché molte persone degne di fiducia sono state di ciò testimoni in presenza di detto Espinoza, egli è stato ritenuto completamente reo di tali eresie.
Essendosi perciò fatto un esame di tutta la materia davanti ai Capi del Concilio Ecclesiastico, è stato deciso, con l’assenso dei consiglieri, di pronunciare un anatema contro il suddetto Spinoza e di espellerlo dal popolo ebraico e di scomunicarlo da questo momento, con la seguente maledizione:
“Col giudizio degli angeli e la sentenza de’ santi, noi dichiariamo Baruch de Espinoza scomunicato, esacrato, maledetto ed espulso, con l’assenso di tutta la sacra comunità , al cospetto dei sacri libri, nei quali sono scritti i seicento e trenta precetti, pronunciando contro di lui la maledizione con cui Eliseo colpì i fanciulli e tutte le maledizioni scritte nel Libro della Legge. Sia maledetto di giorno e maledetto di notte; sia maledetto egli quando si corica, e maledetto quando si alza; maledetto nell’uscire e maledetto nell’entrare. Possa il Signore mai più perdonarlo, né riconoscerlo; possano l’ira e la collera del Signore ardere, d’ora innanzi, quest’uomo, far pesare su di lui tutte le maledizioni scritte nel Libro della Legge, e cancellare il suo nome dal cielo; possa il Signore separarlo, per la sua malvagità , da tutte le tribù d’Israele, opprimerlo con tutte le maledizioni del cielo contenute nel Libro della Legge; e possiate tutti voi, che siete obbedienti al Signore iddio nostro, esser salvi fin d’ora. Siete tutti ammoniti, che d’ora innanzi nessuno deve parlare con lui a voce, né comunicare con lui per iscritto; che nessuno deve prestargli servizio, né dimorare sotto lo stesso suo tetto, nessuno avvicinarsi a lui oltre i quattro cubiti, e nessuno leggere alcunché dettato da lui o scritto di suo pugno”[1].

La comunità ebraica prima di questa scomunica arrivò anche ad offrire mille fiorini annui affinché il giovane Spinoza, verso il quale i rabbini avevano riposto tantissime speranze, accettasse l’ortodossia ebraica e rinunciasse alla sua libertà di pensiero, ma lui oppose un netto rifiuto.

E dopo la scomunica nella sua forma più grave ed irrevocabile fece seguito anche un tentativo di ucciderlo da parte di un fanatico ebreo isolato.

I rabbini rivolsero all’autorità olandese anche una esplicita richiesta, e da questa accolta, che gli si proibisse di continuare a vivere ad Amsterdam, quindi isolamento e povertà .

Per capire quanto Spinoza amasse la sua indipendenza di pensiero c’è un episodio molto significativo.

Gli si offrì, strano a dirsi, dall’Elettore Palatino Carlo Lodovico, la possibilità di insegnare filosofia nell’Università di Heidelberg a patto che non turbasse col suo insegnamento la religione ufficialmente istituita.

Spinoza rifiutò perché non capiva come avesse potuto svolgere la sua attività di filosofo con tali limiti.

Preferì la sua vita ritirata e solitaria ma dedita alla verità.

Spinoza dai filosofi contemporanei è stato travisato, insultato o trattato freddamente.

Un esempio per tutti, il filosofo tedesco Leibniz, che ebbe con lui alcune conversazioni private molto proficue, tanto da influenzargli gli ultimi sviluppi della sua filosofia più feconda e che da Leibniz non è stato nemmeno nominato, se non un accenno sprezzante.

Tutti i rappresentanti delle religioni rivelate considerano Spinoza scandaloso per l’intrinseca pericolosità che le sue proposizioni rappresentano per le loro chiese e la loro concezione di Dio.

Spinoza ha subito i più gravi travisamenti e per fortuna alcuni sono stati spazzati via dalla critica filosofica, altri purtroppo ancora perdurano, vediamoli uno ad uno.

Spinoza è stato accusato di essere un ateo.

L’accusa è ridicola dal momento che tutta la sua filosofia poggia sul concetto di Dio, però siccome non è un Dio trascendente, staccato dall’universo, dalla natura, ma immanente, interno all’universo e alla natura, questo è stato visto come un degradamento del divino, in ultima analisi come un naturalismo e quindi un annullamento di Dio, un ateismo appunto.

Il punto è che mai nessuno aveva attaccato fino all’origine del suo costituirsi il pensiero religioso creazionista, positivo e rivelato.

Tutte le tradizioni religiose monoteiste si rifanno ad un’idea di Dio antropica, come un Dio che raccoglie i pregi più grandi dell’uomo.

Quest’idea personalistica di Dio è criticata radicalmente da Spinoza, negandogli le tipiche facoltà umane dell’intelletto e della volontà .

Quando Spinoza afferma che Dio non ci riama, non vuole sostenere una glaciale concezione del sentimento o un radicale sentimentalismo disinteressato, come lo interpretò Goethe, ma un puro concetto logico di Dio scevro appunto dai tipici connotati delle immagini antropomorfiche.

Dio è interno alle stesse leggi che governano l’universo e non può trasgredirle perché altrimenti contraddirebbe se stesso.

La sua conoscenza è comprensione del suo ordinamento necessario, dove alla fine viene ad essere l’unico oggetto della conoscenza adeguata.

Perciò è spazzato via l’altro travisamento del pensiero di Spinoza, vale a dire che sia un panteismo.

Panteista è la partecipazione sentimentale al tutto alla Scleiermacher, dove l’io è presente e patisce, ma si esalta e si redime trasfigurandosi in un entusiasmo misticheggiante.

Al contrario Spinoza non vuole redimere l’io, ma metterlo da parte e assorbirlo nell’inviolabile ordinamento del tutto.

Altro punto angolare del pensiero di Spinoza è l’affermazione che l’essenza dell’uomo è il conatus, il desiderio.

Ma è un desiderio che non si esprime nelle purtroppo tragiche divisioni della nostra Civiltà , vale a dire il corpo da una parte, lo spirito dall’altra, ma sa fonderle insieme in una fondamentale unità.

Dio stesso è corpo e spirito e non già solo spirito altamente sublimato come nelle religioni rivelate.

Tanto è indissolubile in Spinoza, tale unità, che coerentemente non riusciva a concepire l’immortalità dell’anima, perché essa è interna al corpo e perendo quest’ultimo anch’essa periva.

Semmai Spinoza sosteneva che la mente non può essere distrutta col corpo in quanto essa non può essere definita dal tempo ma concepita con una certa necessità eterna attraverso la stessa essenza di Dio.

Un ultimo travisamento importante del pensiero di Spinoza, che ha origine dalla critica di Hegel, è il dichiarare il suo pensiero un acosmismo, vale a dire un annullamento del cosmo.

Se omnis determinatio est negatio, ogni determinazione è una negazione, per questi critici di Spinoza, tutto viene a confondersi, l’individualità stessa si perde, il pensiero che in essenza è discriminare, perde consistenza.

Eppure anche in questa critica apparentemente fondata c’è un equivoco.

Per Spinoza nulla è diviso, ogni cosa se separata, staccata dal tutto, perde il suo intrinseco valore di necessità .

Però Dio si conosce portando lo sguardo fino in fondo alle cose singole, anzi più si conosce queste come necessarie e più si conosce Dio.

“Quanto più intendiamo le cose singole, tanto più intendiamo Dio”

L’ultima considerazione che vorrei fare sul pensiero di Spinoza è sul suo concetto di beatitudine.

Così egli afferma:

“La beatitudine non è premio alla virtù, ma è la virtù stessa; e noi non godiamo di essa perché reprimiamo le libidini, ma, al contrario, proprio perché godiamo di essa, possiamo frenare le libidini”.

Vi è in questa proposizione un criterio di morale che sovverte tutto il cupo e sacrificale moralismo tradizionale.

Non c’è paura della punizione, né terrena, né divina, e il fine della nostra azione non è esterna ad essa, ma interna, nell’azione virtuosa stessa.

Anche nella morale Spinoza ha rovesciato schemi che durano da millenni e ha saputo tracciare una strada di altissima dignità e fierezza dove l’uomo possa percorrerla senza stupidi infantilismi e stupide paure irrazionali ma con mente lucida e beata.

Accedi per rispondere

holden scrive:

Ho giusto da poco comprato l’Etica e spero di poterla leggere presto.

Ciò che mi incuriosisce è come riesce (se riesce, ancora non lo so) a coniugare immanentismo e libertà.

Accedi per rispondere

 
 
Gianfranco BRAMBATI scrive:

x manpan,
forse Lei non ha ben presente cosa è stato in questi 65 anni e cosa è, ancora, il “sindacalismo” in Italia.
g.b.

Accedi per rispondere

manpan scrive:

X Brambati
Un branco di criminali ? … o cosa ?
…e i lavoratori ? …un branco di avvoltoi ? … cosa ?
mi spieghi … sono qui per capire … sono tutt’orecchie …

… fatemi capire in quale incubo mi ritrovo … oppure fatemi capire se è vero che i diritti costituzionalmente riconosciuti sono ormai carta straccia …

… o forse forse … ( ovviamente ora esagero ) se oggi si prende un treno, o una metropolitana, se esistono gli ospedali, se esite la protezione civile, se …,se… se…., etc….. forse lo dobbiamo per la maggior parte al fatto che gli avvoltoi sono gli unici a pagare le tasse in questo paese …

… e se non c’erano i sindacati che hanno dato voce e sostegno a questi poveri avvoltoi chi lo avrebbe fatto ?

… poi, se per partito preso vogliamo dire che i sindacati sono merda … facciamolo pure … tanto sparare sulla croce rossa orami è diventato quasi normale …

… il marcio esiste ovunque ma da qui a dire che 65 anni di sindacato (ovviamente se non ho capito male l’allusione ) hanno rovinato l’Italia è quantomeno ingiusto

Emanuele

Accedi per rispondere

 
 
tex scrive:

Mica penserete,da neofiti dell’antiberlusconismo,di essere gli unici a combattere questa battaglia.La sua analisi, onorevole,non mi convince neanche un pò e a parte la simpatica ironia (deve essere un talento di famiglia) è ovviamente falso ciò che scrive sul non gradimento da parte dei convenuti al discorso di Epifani.

Accedi per rispondere

 
lancillotto scrive:

Purtroppo gli italiani non sono liberali. Sono maltolelranti nei confronti della libertà. B. ha capito tutto e ha vinto, La sinistar d’altra parte non as dire nulla di nuovo. Adesso c’è qesuta boiata che si vicne recuperando a sinistra. Franceschini perderà travolto dai voti.

Accedi per rispondere

 
Dot scrive:

Sergio,

mi fa piacere constatare di essere presente nei tuoi pensieri, e ti ringrazio di questo tuo messaggio che mi vede “protagonista” tra grandi.

Io non ti ho proposto una gara tra filosofi, si vede chiaro e limpido che, con i miei rudimenti di filosofia acquisiti in modo autodidattico, non sono in grado di proporla né di sostenerla.

Non riesco quindi a risponderti come vorrei perché, come ho già ammesso con Eruz su un altro versante, quello delle lettere, non ho le basi né le capacità. Finora ho occupato il mio tempo, principalmente per scelta ma anche per necessità, nell’occuparmi di argomentazioni tecnico-pratiche. Quel tipo di argomentazioni che coinvolgono più indirettamente che indirettamente il nostro vivere quotidiano. Forse nella prossima vita vedrò di spostare la mira.

Comunque, nel mio piccolo, ti voglio dire che una gara tra filosofi come mi sembra la intenda tu, penso non l’avrei proposta nemmeno con più conoscenza di causa. E’ vero che Russell ha detto di Spinoza ciò che tu hai scritto tant’è che all’inizio del paragrafo a Spinoza dedicato nella “Storia della filosofia occidentale”, Russell definisce Spinoza come il più nobile e amabile tra i grandi filosofi: “Spinoza ( 1634-77) is the noblest and most lovable of the great philosophers.”

Ma questo riconoscimento non implica che i due pensassero nello stesso modo. Incollo un paio di frammenti tratti in prossimità della fine dello stesso capitolo X (scusa ma sul PC ho la versione inglese del libro, in italiano dovrei trascriverla parola per parola dal cartaceo in un momento con più tempo a disposizione)

“Spinoza would say what the Christian says, and also something more. For him, all sin is due to ignorance; he would “forgive them, for they know not what they do.” But he would have you avoid the limited purview from which, in his opinion, sin springs, and would”

“The problem for Spinoza is easier than it is for one who has no belief in the ultimate goodness of the universe. Spinoza thinks that, if you see your misfortunes as they are in reality, as part of the concatenation of causes stretching from the beginning of time to the end, you will see that they are only misfortunes to you, not to the universe, to which they are merely passing discords heightening an ultimate harmony. I cannot accept this; I think that particular events are what they are, and do not become different by absorption into a whole. Each act of cruelty is eternally a part of the universe; nothing that happens later can make that act good rather than bad, or can confer perfection on the whole of which it is a part.”

Non è mai stata mia intenzione, quindi, contrapporre i due a livello personale, ma semplicemente a livello di pensiero e di idee.

Un po’ come siamo contrapposti io e te: niente di personale (almeno spero), ma idee spesso divergenti.

Data la franchezza che caratterizza il nostro interloquire, colgo l’occasione per ricordarti un paio di cose, che ritrovi entrambe negli ultimi miei messaggi inseriti.

La prima ci riguarda solo indirettamente ed è per mera conoscenza: le mie trasmissioni verso la Polonia sono finite.

La seconda è che il tuo rientro, come ho già scritto in un messaggio precedente, mi è molto gradito e mi ha fatto piacere vedere inserito qui il tuo articolo riguardante questo blog. Ma non mi sottraggo dal dirti che trovo una grave mancanza non aver inserito un paio di righe rivolte a Guzzanti, e anche a noi, che potessero accompagnare e introdurre questo tuo piacevole rientro. Penso che con l’ampia base di conoscenza che dimostri di avere nei tuoi messaggi, le parole giuste non ti sarebbero mancate.

Un cordiale saluto e ben tornato.

Daniele

Accedi per rispondere

Dot scrive:

Solo ora mi sono reso conto di un mio errore che per ragioni di chiarezza provo a riparare.
Inserisco in questo messaggio il primo frammento che ho maldestramente incollato nel messaggio precedente, troncandone senza volere una parte (che cadeva a fine pagina dell’ebook che ho su PC).

“Spinoza would say what the Christian says, and also something more. For him, all sin is due to ignorance; he would “forgive them, for they know not what they do.” But he would have you
avoid the limited purview from which, in his opinion, sin springs, and would urge you, even under the greatest misfortunes, to avoid being shut up in the world of your sorrow; he would have you understand it by seeing it in relation to its causes and as a part of the whole
order of nature. As we saw, he believes that hatred can be overcome by love: “Hatred is increased by being reciprocated, and can on the other hand be destroyed by love. Hatred which is completely vanquished by love, passes into love; and love is thereupon greater, than if hatred had not preceded it.” I wish I could believe this, but I cannot, except in exceptional cases where the person hating is completely in the power of the person who refuses to hate in return. In such cases, surprise at being not punished may have a reforming effect. But so long as the wicked have power, it is not much use assuring them that you do not hate them, since they will attribute your words to the wrong motive. And you cannot deprive them of power by non-resistance.”

Accedi per rispondere

 
 
Dario Lampa scrive:

Capisco la natura scherzosa dell’articolo, ma “aprire un tavolo” è un’espressione che si usa da sempre, non l’ha di certo inventata Epifani. Tavolo di confronto, tavolo di trattative. Le sentiremo ripetere di continuo anche dagli altri sindacati, dal Governo e dalla Confindustria. Anche gli iscritti a Cisl, Uil e Ugl, i ministri e i sottosegretari, gli industriali, si metteranno a cercare invano questo grande tavolo che si apre dispiegando confronti e trattative?
Si è detto che manifestare contro la crisi è come manifestare contro il maltempo. La crisi c’è ed è inutile manifestare, perchè siamo tutti contro la crisi. Ma che vuol dire poi essere contro la crisi? Chi è a favore della crisi? Chi manifesta PER la crisi?
No, si manifesta per protestare contro il modo in cui la crisi viene affrontata. Sbeffeggiare chi lo fa non mi pare una gran cosa. State buoni che tanto tutto si aggiusta e un piatto di pasta e pomodoro ce l’avrete sempre? E’ questo lo spirito? Certo che tutto si aggiusta. Allora non manifestate MAI, perchè tutto, sempre, si aggiusta, e se non si aggiusta col tempo ci si abitua e si campa lo stesso.

Accedi per rispondere

 
RiccardoP scrive:

E’ seccante sentire parlare di una forza sociale come il sindacato in questo modo, con tutti i possibili errori che gli si possono attribuire, esso ha comunque radici nel valore del lavoro a non in chi del lavoro ne ha solo fatto scempio, il grano con cui si fa il pane lo seminano e lo curano, lo faticano i contadini e non i fattori, e questa è un’Italia dove troppi si sentono fattori e parlano di come cresce il grano senza conoscerlo ed in cui troppi il pane lo mangiano gratis e senza riconoscenza.
Certo è facile firmare un accordo separato dopo una cena a palazzo Grazioli, indubbiamente più alla moda e più facile, la prossima contrattazione, se mai ci sarà, perché mi sembra di capire che qui nessuno abbia capito che stravolgimento abbia l’introduzione degli enti bilaterali, anzi credo che nemmeno si sappia cosa siano gli enti bilaterali, la possiamo fare al Billionere.
Quindi una precisazione, il sindacato al contrario dei partiti rappresenta il lavoro ed i suoi inscritti pagano e non sono pagati, certo non è esente da problemi e da critiche, ma rappresenta comunque il lavoro, senza il quale molti, anche di noi oggi, dovrebbero tirare di mestola invece che di penna.
Risparmiatemi la tiritera che le cose vanno male per colpa dei comunisti e dei sindacati, è vecchia e scontata, anche più del dire che Silvio fa le figuracce in pubblico, concorre all’inefficienza del Paese per una parte molto più piccola di quello che si pensa, molto più hanno fatto il nepotismo, gli ordini, le amicizie come valore di professionalità, sia nel pubblico che nel privato.
Ripeto errori e sbagli di tutela ne sono stati commessi e pure tanti, ma rappresenta una voce nella nostra democrazia, farne il necrologio, auspicando che si spenga è scellerato ed antidemocratico.
Chi pensa che la politica debba essere divisa dal sindacato fa un grave errore e spesso in malafede, il sindacato non deve certamente essere un partito, ma è comunque soggetto politico che lo si voglia o meno, e capisco che è interesse di molti ridurlo al silenzio, non parlo necessariamente della destra.
Ieri al Circo Massimo fossero stati anche 100 o 10, c’era comunque una parte sana del Paese, quantomeno quella vera dei 1.000 euro al mese (ma lo sapete come si vive con 1/1200 euro il mese?), e che non evade, quella che lavora e timbra il cartellino, quella che produce cose reali, che ha paura perché un sussulto la ricaccia veramente nel vuoto della miseria, quella che non ha benefit, e per cui la pensione è comunque un ulteriore arretramento economico, soprattutto quella che paga in prima persona la crisi che non ha generato, irridere a quella parte è poco accorto, definire “una scampagnata” una “gita scolastica” è frutto della presunzione di chi nei processi lavorativi veri non c’è mai stato ma ne ha sempre parlato in via teorica ed accademica, e che al massimo scala solo un poco come tenore di vita.
Vedere il mondo dall’alto è gratificante per chi in alto ci sta, ma fa confondere gli uomini con le formiche, e gli uomini non sono formiche.
Forse è giunto il tempo di separare veramente il grano dalla crusca, di dividere chi ha prodotto ricchezza e chi questa ricchezza l’ha dissipata, mi auguro che questa crisi porti magari a questo, ad una forma diversa di giustizia sociale, se si pensa che l’evasione fiscale, per fare un esempio, è stimata in 19 punti di PIL e che garantire un minimo di sopravvivenza a chi rimane senza lavoro è stimato occorrere in 1½ massimo 2 punti di PIL, si evince quanto solo i numeri da soli, siano impietosi ed intollerabili e si capisce, senza smuovere autori o teorie, quanto criminosa è questa condotta perpetrata da sempre come un vero saccheggio.
Caro Guzzanti lei sa che negli USA, per citare un Paese che conosciamo entrambi, chi evade o presenta bilanci falsi, viene processato e condannato fino a 15 anni, anche precrisi, e non per un semplice reato contro lo Stato, ma per furto ai danni del popolo Americano, quale Partito in Italia ha proposto una cosa così semplice e minimale, e se non è stato fatto perchè?

Riccardo.

Accedi per rispondere

 
sigal harari scrive:

Brambillo scrive:
quote “E già, è Dio che salva dalla schiavitù, è Dio che fa miracoli e guarisce.
Ma chi sarà mai che permette che qualcuno venga ridotto in schiavitù, o che ci si ammali?
(Il Dio degli Ebrei ha liberato i suoi, ma più bravo è stato il Dio degli Egiziani che non ha permesso che schiavi lo ., o no?)
Che c’è poi di male nella schiavitù? E’ forse un’ingiustizia? Non era forse permesso anche agli Ebrei avere degli schiavi?” unquote

Io parlavo del racconto biblico dell’esodo. D-o non l’ho nominato. Tu leggi quello che i tuoi pregiudizi ti fanno leggere, non quello che ho scritto io. Perché, caro brambillo, la libertà non è un dono che ci viene dall’alto, ma una sudata sofferta conquista. La libertà devi meritartela. Quarant’anni di privazioni ci sono voluti per raggiungere la terra promessa…..
In quanto alla schiavitù praticata nell’antichità dagli ebrei, sappi che nella bibbia la schiavitù non era basata sulla razza. Le persone si vendevano come schiave quando non riuscivano a pagare i loro debiti o a provvedere alla propria famiglia. A parte il fatto che gli schiavi nella bibbia avevano diritti.
IL SABATO DOVEVANO RIPOSARE
IL LORO STATO DI SCHIAVITU’ NON POTEVA SUPERARE I SEI ANNI. AL SETTIMO OGNI SCHIAVO DIVENTAVA LIBERO, SENZA RISCATTO

Leggi qualche versetto biblico
————————————
Esodo: capitolo 20 versetto 10
ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo SCHIAVO, né la tua SCHIAVA
————————————
Esodo: capitolo 20 versetto 17
Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo SCHIAVO, né la sua SCHIAVA,
————————————
Esodo: capitolo 21 versetto 2
Quando tu avrai acquistato uno SCHIAVO ebreo, egli ti servirà per sei anni e nel settimo potrà andarsene libero, senza riscatto
————————————
Esodo: capitolo 21 versetto 26
Quando un uomo colpisce l’occhio del suo SCHIAVO o della sua SCHIAVA e lo acceca, gli darà la libertà in compenso dell’occhio.
————————————
Esodo: capitolo 21 versetto 27
Se fa cadere il dente del suo SCHIAVO o della sua SCHIAVA, gli darà la libertà in compenso del dente.
————————————
Deuteronomio: capitolo 5 versetto 14
ma il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo SCHIAVO, né la tua SCHIAVA, perché il tuo SCHIAVO e la tua SCHIAVA si riposino come te.
————————————
Deuteronomio: capitolo 16 versetto 11
Gioirai davanti al Signore tuo Dio tu, tuo figlio, tua figlia, il tuo SCHIAVO e la tua SCHIAVA, il levita che sarà nelle tue città e l’orfano e la vedova che saranno in mezzo a te, nel luogo che il Signore tuo Dio avrà scelto per stabilirvi il suo nome
————————————
Deuteronomio: capitolo 16 versetto 14
gioirai in questa tua festa: tu, tuo figlio e tua figlia, il tuo SCHIAVO e la tua SCHIAVA e il levita, il forestiero, l’orfano e la vedova che saranno entro le tue città.
Esodo: capitolo 20 versetto 10
ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo SCHIAVO, né la tua SCHIAVA.

Ti basta oppure ti porto altre citazioni?

Io d-o degli egizi? A me risulta che ne avessero molti. Di quale d-o egizio stai parlando? Illuminami.

Accedi per rispondere

brambilla scrive:

sigal harari scrive:
6 Aprile 2009 alle 09:58

Brambillo scrive:
“E già, è Dio che salva dalla schiavitù, è Dio che fa miracoli e guarisce.

Io parlavo del racconto biblico dell’esodo. D-o non l’ho nominato. Tu leggi quello che i tuoi pregiudizi ti fanno leggere, non quello che ho scritto io. Perché, caro brambillo, la libertà non è un dono che ci viene dall’alto, ma una sudata sofferta conquista. La libertà devi meritartela.

Io veramente ho letto : “Il racconto biblico dell’Esodo ci narra come gli ebrei furono salvati dalla schiavitù d’Egitto.

Volevi forse dire “si salvarono”? se è così ne prendo atto.

Quanto agli schiavi, ho capito per te erano trattati più che bene, per me magari no, ma capisco che queste sono solo opinioni.

Il brambillo a che serve?

Accedi per rispondere

 
 
pinco pallino scrive:

Fuori Tema.

Dal Giornale di Oggi
Io, manager fiero dei miei 8 milioni l’anno”
di Marcello Zacche’
•1 Milano -
Il totale del 2008 fa 7,97. Sono milioni di euro.
E rappresentano il compenso incassato da Luca Majocchi, amministratore delegato di Seat Pagine Gialle.

Dimissionario: con questo ultimo stipendio lascerà l’azienda entro il 30 giugno, poco dopo aver compiuto i suoi primi cinquant’anni. Quattro figli, un’esperienza formativa e professionale non comune che parte da una laurea in fisica, passa da un master in economia (Mba) e si sviluppa nella fucina di manager della consulenza Mc Kinsey (come Passera, Profumo e Colao per citarne tre a caso), Majocchi contribuisce allo sviluppo di Unicredit dal ’96 al 2003, per poi approdare alle Pagine gialle. Azienda che da almeno 10 anni ha lasciato la palude degli elenchi telefonici per svilupparsi on line. Non senza qualche difficoltà: nel 2008 ha chiuso con 180 milioni di perdite un bilancio appesantito da 3 miliardi di debiti. Mentre le azioni, che nel maggio scorso valevano 4 euro, oggi sono tornate a quota 1 dopo essere scese anche sotto i 30 cent. E ora è in arrivo un aumento di capitale da 200 milioni. Ma Majocchi, a differenza di molti altri suoi colleghi che non hanno accettato di parlare con il Giornale, di fronte a una richiesta di intervista sulla caccia alle streghe che sta coinvolgendo i manager superpagati di tutto il pianeta non si tira indietro.
Stando a una prima analisi sui redditi 2008 dei manager di spa quotate in Borsa, lei sta al secondo posto. Si sente sotto assedio?
«Il mio stato d’animo è quello di una persona che pensa di avere sempre svolto il proprio lavoro onestamente e si sente invece trattato come un ladro. Credo che i problemi più importanti del momento siano altri. E non penso che sia corretto affermare che certi emolumenti siano comunque ingiusti o ingiustificati. Avrei tre punti da toccare».
Tocchiamoli…
«Il punto di partenza è Obama, il quale però non dice che i manager sono pagati troppo. Dice che aziende che stanno per fallire, salvate dallo Stato, non possono pagare bonus milionari ai propri dirigenti utilizzando le risorse dei contribuenti. Inoltre parliamo di un ordine di grandezza di 30-40 milioni di dollari, dimensioni eccezionali, molto distanti dal caso italiano. E per parlare del mio stipendio 2008, la parte-bonus è di 1,3 milioni lordi, ottenuta per aver rispettato gli obiettivi di margine prefissati dal budget».
Ma come si arriva, per Seat, ai 180 milioni di rosso? E ai suoi 8 milioni lordi?
«Il margine operativo lordo, cioè il risultato di gestione, è positivo di 610 milioni. Poi, però, ci sono gli oneri finanziari (il costo del debito, ndr) e nel 2008 oltre 200 milioni di svalutazioni di partecipazioni alcune delle quali risalgono a una decina d’anni fa, ai tempi della new economy. Per quanto riguarda il compenso, oltre al bonus e alla parte fissa, ci sono dentro 5 milioni concordati a titolo di clausola di non concorrenza: non è una buonuscita, ma un’assicurazione contro il rischio che io vada a lavorare per un concorrente».
Torniamo al ragionamento sui superstipendi dei manager.
«Il secondo punto è che la nostra è una società strana. Accettiamo di pagare tanto chi ci diverte (nello sport, alla tivù), o chi fa il libero professionista, ma non i manager. Un esempio è quello di un allenatore di serie A, contratto triennale da 50 milioni lordi. E poi pensi che la media del reddito dei notai italiani, nel 2006, è stata di 430mila euro lordi. Quella dei dirigenti d’azienda criminalizzati, 55mila. Infine c’è l’anomalia più eclatante. Quella sì è un’ingiustizia: l’evasione fiscale. Basti dire che riguarda dal 15 al 20% del Pil: 250 miliardi l’anno che costringono lei, me, e tutti gli altri lavoratori dipendenti a pagare un quarto di tasse in più per colmare il deficit di chi non paga».
Ok, ma non le sembra che mettere insieme in una sola volta 5-10 milioni, o 30-40 in 5-6 anni, come è capitato in questo primo decennio del secolo a svariati top manager di grandi gruppi e banche italiane, sia del tutto fuori misura? Quantomeno si tratta di una generazione di manager fortunati, no?
«Sono d’accordo, però parliamo di casi isolati. Ci sono 70-80 manager in Italia che stanno sopra al milione lordo di reddito annuo. Detto questo, certamente nelle banche le retribuzioni sono state molto alte in questi anni. Nell’industria e nei servizi, a parte qualche eccezione, molto ma molto meno. In ogni caso sono contrario alle crociate contro i banchieri: quelli italiani non hanno fatto fallire nessuna delle loro banche».
La rappresentanza Cgil della Seat si è augurata che il prossimo ad non sia un banchiere… E lei che rapporto ha con i sindacati? Il suo stipendio le ha creato problemi? Glieli potrà creare?
«Il riferimento al banchiere è perché il sindacato vorrebbe un manager che si occupi di industria e non solo del debito. Per quanto mi riguarda, in questi anni ho sempre dialogato con i lavoratori in modo costruttivo, per permettere alla Seat di trasformarsi. Su 1.300 dipendenti, 450 sono usciti e 420 sono entrati. Dei quali 300 a Torino (dove ha sede Seat, ndr), tutti neolaureati».
Ma ora questa caccia alle streghe la preoccupa concretamente, al punto da modificare i suoi stili di vita?
«Io conduco una vita normalissima e le precauzioni per la sicurezza sono quelle di chiunque viva in una grande città, dove i problemi ci sono già. Non sono preoccupato più del solito, anche perché non ho mai fatto nulla di male, non ho rovinato famiglie… E spero proprio che il solo fatto di essere tra i primi della lista dei manager più pagati non sia di per sé una colpa».

Commenti :

#7 maccios (16) – lettore
il 06.04.09 alle ore 10:00 scrive:
do atto a maionchi di avere coraggio a uscire allo scoperto. anche perchè la sua azienda non è che navighi in acque tranquille, tutt’altro e non solo a livello di quotazione borsistica. conosco bene tutta la storia di seat essendo del settore, perciò parlo con cognizione di causa. io mi guadagno il pane solo se faccio utili. così dovrebbe essere per tutti. con ciò se lui ritiene che quella cifra sia quella che gli spetta per i meriti acquisiti ben venga. viceversa avrei da dire qualcosa a chi gli ha fatto un contratto del genere.

6 balcazar (22) – lettore
il 06.04.09 alle ore 9:56 scrive:
Nulla da eccepire se avesse portato l’azienda a un risultato. Avrebbe potuto guadagnare anche 10 volte tanto… Ma se un manager porta un azienda con un debito di 3 miliardi a una perdita di 180 milioni è solo un incapace per cui non merita nemmeno 1000 euro al mese.

5 rp1950 (72) – lettore
il 06.04.09 alle ore 9:54 scrive:
Dato che il dottor Majocchi è un campione dell’analisi finanziaria, gli pongo il problema che presento ai lettori, confidando che mi risponda: immaginiamo che egli porti a casa, netto, un milione di euro l’anno (sono volutamente ottimista). Diciamo anche che non prenda vacanze e lavori ogni anno cinque giorni a settimana per dieci ore al giorno. Fanno 2.600 ore all’anno lavorate. Un milione diviso 2600 fa 384,61 euro netti all’ora. Ed è una vergogna inaccettabile, alla luce del comune buon senso. Che guadagnino cifre simili attori, veline, chirurghi e avvocati non fa che aggiungere vergogna alla vergogna. Senza offesa per alcuno, ovviamente.

#4 Yuri (21) – lettore
il 06.04.09 alle ore 9:54 scrive:
Visto quel che è detto sul confronto con gli istrioni e guitti e agitati della TV e dello spettacolo, e con chi svolge attività nel calcio (calciatori e allenatori), si può essere parzialmente d’accordo. Ma, se si fanno paragoni, dovrebbero essere fatti anche con chi svolge un lavoro socialmente utile, come p.es. i medici (in attività e pensionati) del servizio sanitario nazionale), cui ci si rivolge con angoscia ed affanno al momento del pericolo , ci si rivolta contro con tanta facilità, e vengono stipendiati in Italia ad una frazione di quel che percepiscono i loro equivalenti dell’Unione Europea. Senza contare, poi, politici, parlamentari, magistrati e politici, tutti perfettamente al corrente, di perfetto accordo ed efficientissimi nell’arte del vivere bene, MOLTO bene, alle spalle del contribuente. Yuri

#3 Wolf (3215) – lettore
il 06.04.09 alle ore 9:48 scrive:
I 5 milioni di clausola per non concorrenza sono una boiata ed una scusa puerile per dare, con fiscalità agevolata, un pacco di quattrini. Passi la parte bonus di 1.3 milioni, cui c’è da aggiungere il compenso annuo…ma il resto è eccessivo. Va da se che i compensi di calciatori e presentatori è una vergogna

Ok, ma non le sembra che mettere insieme in una sola volta 5-10 milioni, o 30-40 in 5-6 anni, come è capitato in questo primo decennio del secolo a svariati top manager di grandi gruppi e banche italiane, sia del tutto fuori misura? Quantomeno si tratta di una generazione di manager fortunati, no? «Sono d’accordo, però parliamo di casi …continua

2 paolodb (586) – lettore
il 06.04.09 alle ore 9:40 scrive:
Anch’io sarei fiero del mio stipendio se, ogni sera sabati e domeniche inclusi, andassi a letto pensando “anche oggi ho guadagnato 22.000 euro”. Il punto è: cosa può fare in concreto un manager per guadagnare una tale cifra, posto che i risultati della azienda sono negativi (o addirittura disastrosi), che il suo indebitamente è a livelli folli e che nel corso dell’anno la stessa ha perso valore, danneggiando anche gli azionisti?
Segnala un’infrazione
#1 steacanessa (1253) – lettore
il 06.04.09 alle ore 9:30 scrive:
per quanto concerne tira calci e saltimbanchi sono d’accordo con lui. E’ una vergogna.

_________________________________________________________________________
La caccia ai padroni è aperta :
Oggi siamo in un’economia globale, fai una scureggia a Washington, tremano le borse del mondo intero.
La caccia l’ha aperta Obama, per tirare la coperta a se.
Lui vuole rilanciare l’economia e crede che si possa fare facendo sparate sui manager.
Non è cosi.
Il guaio è che visto,appunto la globalizazione, questa tendenza è ripresa ovunque, e sfruttata dalle sinistre.
Eppure in altri campi si accetta che per fare una squasdra vincente si recrutino i migliori, che si paghino loro vere fortune.
Questo perche non c’è altro metodo.
Solo i migliori possono emergere.
Ma nell’industria, nel commercio nella finanza i resultati, anche quando arrivano, non sono sempre immediati.
Essi sono sempre tributari di un buon progetto che si sviluppa intorno ad un prodotto innovativo, nell’arco di diversi anni.
Se io faccio un piano, per esempio l’associazione con Crysler per vendere la 500fiat in America, so che la prima macchina uscira solo fra 2 o 3 anni. Intanto debbo programmare due anni di perdite, mi debbo indebitare e crearmi una squadra vincente, con buoni manager, che pilotino l’azienda fino all’appuntamento. Non posso attendermi che essi guadagnino soldi, è previsto che perderanno. Pero devo essere sicuro che sono i migliori, il che augurera per il raggiungimento dell’obbiettivo prefissato. Una perdita non superiore a tot.
Una perdita accettabile,perche tappa programmata sulla via del rilancio.
Per garantirmi simili managere debbo negoziare con loro il miglior contratto possibile. Se non offro il massimo che essi possono ottenere altrove, non verranno a fare parte della mia squadra.
In seguito devo rispettare il contratto, non posso tirare in ballo il fatto che non abbiamo guadagnato,perche non c’èntra nulla. L’obbiettivo è stato raggiunto debbo pagare, e in questo nessuno ci deve mettere il becco, perche altrimenti sparisce la garanzia giuridica del contratto e si entra in una non mans land.
I top manager, oggi giorno sono poliglotta. Sono più mobili degli ambasciatori.
Vedi quel top manager Francese che se ne ando a risanare la Nissan. Il problema non è quanto la gente è pagata, basta che paghi le sue tasse. Non è colpa dei Top manager se io non riesco a farmi valere per ottenere un contratto come il loro.
Pero il fatto che qualcuno ci è riuscito mi prova che è possibile riuscirci, dunque sta a me a darmi ad attivarmi.
Via un complemento di formazione, una specializzazzione, una lingua in più, o che altro. Dove muovermi per ottenere di più per me e la mia famiglia, non perche gli altri ottengano di meno per loro e le loro famiglie.
Pinco Pallino

Accedi per rispondere

holden scrive:

Gentile sig. Pinco Pallino, concordo sulle linee generali del suo post.

In alcuni casi, però, mi è parso che la controparte contrattuale di alcuni top manager fossero questi stessi top manager.

Se la proprietà è polverizzata, perché quotata o per altri motivi, e non ci sono idonee regole di governo della società, allora i manager (intendo quelli con le deleghe) finiscono per non rispondere a nessun altro che a loro stessi.

Non così nelle imprese con il nocciolo forte di azionisti (vedasi FIAT o Mediaset).

Insomma, se Marchionne guadagna 50 milioni all’anno penso che gli Agnelli abbiano deciso (per il loro meglio) così.

Se accade lo stesso in società quotate e controllate con il 5% di azioni, allora la cosa non mi piace, perché la vedo poco trasparente e potenzialmente in danno dei piccoli azionisti.

Il principio contrattualistico deve sempre prevalere, sono d’accordo con lei; ma tale principio, a mio modo di vedere, presuppone che le parti siano in posizione almeno potenzialmente paritaria.

Accedi per rispondere

 
 
simona scrive:

La Corea del Nord lancia un missile in direzione degli Stati Uniti e la comunità internazionale non reagisce.
Anzi, si prosegue sulla via della rinuncia agli scudi antimissilistici e si promuovono accordi per il disarmo nucleare globale.

Ieri Susan Rice, inviata degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, sosteneva che una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza sarebbe stata la miglior risposta al lancio del missile coreano.
Cioè suggeriva di evitare sanzioni contro la Corea del Nord.
http://www.voanews.com/english/2009-04-05-voa27.cfm
Tuttavia ieri, durante la riunione di emergenza del Consiglio si è deciso per una reazione ancora più tiepida:
alla fine tutti si sono accordati nell’esprimere “deep concern” [grande preoccupazione].
http://www.voanews.com/english/2009-04-05-voa29.cfm

Per il governo italiano l’azione di Pyongyang “complica ulteriormente la soluzione della questione nucleare nordcoreana ed ostacola il raggiungimento di un clima di fiducia e distensione che possa favorire la stabilità nella regione”.
Mosca e Pechino invitano tutte le parti alla “calma” e alla prudenza, in modo che non si inneschi un’escalation di tensione nella penisola coreana.

Kim Jong Il oggi sarà certamente terrorizzato dalle ferme razioni della comunità internazionale.

P.S. Ci sta che presto Israele decida per un blitz contro l’Iran nucleare. E probabile che prenda la decisione senza nemmeno fare il solito squillo agli USA venti minuti prima. A stemperare la reazione iraniana poi ci penseranno Egitto e Arabia Saudita.

Accedi per rispondere

 
ciro esposito scrive:

Leggo allucinato la notizia del terremoto in Abruzzo; mi rendo conto che come diceva Giacomo Leopardi la natura possa essere matrigna; a volte non ci rendiamo conto di come la nostra vita possa essere preziosa ed è un dono; prego per le persone morte, per i bambini morti: il dolore resta un mistero!

Accedi per rispondere

RiccardoP scrive:

Ciro mi associo, e spero che non diventi, anche questa, un momento di demagogia.
Ne sono informato dall’inizio e la cosa sembra ben più seria del percepito.
Se ci sarà bisogno ci saremo come sempre, perchè siamo umani come sempre.

Riccardo.

Accedi per rispondere

 
sigal harari scrive:

So sprach Zaratustra!

Accedi per rispondere

 
 
Julius scrive:

Guzzanti,

ho letto e riletto il suo articolo e devo dire che ha centrato in pieno il problema sindacale in Italia.
Durante la mia vita lavorativa, in una media azienda dove avevo la responsabilità anche dei rapporti sindacali e del personale, la parte più ostica e la più dura da convincere era proprio quella della FIOM.
A parte uno di loro, davvero persona illuminata e intelligente, tutti gli altri attendevano ordini dall’esterno, fregandosene delle necessità aziendali, che ovviamente si riflettevano sul benessere dei nostri lavoratori.
Vendendo prevalentemente per l’estero e in un campo ad alta tecnologia, era necessario rispettare gli impegni assunti con le varie società nostre clienti e dare anche l’esempio di attaccamento al lavoro, per evitare inutili sorprese da altre società multinazionali nostre temibili concorrenti.
Purtroppo quella persona, che faceva parte del Consiglio di Fabbrica, è morta prematuramente, lasciando un notevole vuoto nei lavoratori.
Ma il suo esempio è sempre servito a tutti, me compreso, tanto che tutte le volte che c’erano in corso trattative per rinnovi di contratto, era immancabile da parte mia il richiamo a quella intelligente persona e questo, spesso, mi è servito per sbloccare trattative difficili.
Era, tra l’altro, comunista convinto, ma nella sua dialettica, trovava sempre il modo di conciliare il suo credo con la realtà aziendale, che metteva sempre in primo piano.
Persone del genere, purtroppo, nella mia vita ne ho trovate ben poche, anzi, tra i cosiddetti “rossi” pressochè nessuno, è uno dei motivi per cui “detesto” i rossi.
E’ anche vero che la proprietà aziendale era estremamente all’avanguardia, sia per quanto riguarda la gestione aziendale, molto oculata, che però investiva sempre almeno il 15% in ricerca e sviluppo, sia per quanto riguarda il mantenere rapporti molto civili con il personale dipendente, che, poichè costava parecchi soldi per la formazione tecnica, era tenuto nella migliore considerazione e adeguatamente retribuito (media retributiva superiore del 15-20% rispetto a tutte le altre aziende metalmeccaniche).
Sia allora che ora, constato proprio la mancanza di questa lungimiranza del sindacato, la CGIL, che ancora si rifà alla vecchia lotta di classe, ai tavoli di trattative utili solo per non concludere nulla e alla assoluta mancanza di concrete proposte, in una sola frase, sono lontani mille miglia dalla realtà quotidiana.
Non poca colpa hanno anche certa parte confindustriale, più attenta ai propri interessi, non tenendo in alcun conto che la fortuna aziendale nasce dall’intuito degli imprenditori, ma cresce con l’aiuto determinante dei lavoratori.
Un saluto
Julius

PS.
Sto sentendo gli effetti terribili del terremoto in Abruzzo, spero che il governo si dia da fare per i poveretti rimasti senza casa, ricostruendo nel più breve tempo possibile e nella maniera più solida possibile.
Una preghiera per i tanti morti.

Accedi per rispondere

lancillotto scrive:

Mi scusi se glielo dico Julius ma se lei pensa che la realtà aziendale come la chiama lei (cioè i manager o i consigli di amministrazione) facciano per spontanea illuminata benevolenza o professionalità anche l’interesse degli impiegati (o degli operai), è davvero un illuso. Se si lasciasse fare sempre e solo a loro, gli impiegati non verrebbero più pagati, riesumerebbero lo schiavismo. Nè ferie nè soldi. Davvero.

Accedi per rispondere

Julius scrive:

Eh, il gusto della polemica…..
Lancillotto, ha letto bene quello che ho scritto?
Io non ho detto assolutamente di lasciar fare tutto a loro, gli imprenditori o i (s)consigli di amministrazione, ho detto che un imprenditore deve essere lungimirante e, oltre a fare i suoi di interessi, deve avere l’occhietto sveglio e capire che chi lavora intorno a lui non è carne da macello, ma persone da rispettare, da valorizzare e da premiare, quando è utile alla realtà aziendale.
Così come i lavoratori, se vogliono salvaguardare i propri di interessi, devono tenere in debito conto che è l’azienda che da loro lo stipendio o il salario, a fronte di oneste prestazioni di opera o di ingegno.
Caro il mio Lancillotto, siamo nel terzo millennio e le cose sono ben diverse da come pensa lei.
Se si collabora si costruisce, se si combatte, si distrugge.
Un saluto
Julius

Accedi per rispondere

lancillotto scrive:

Caro Julius, siamo nel terzo millennio e lei non si accorge che la sua è solo una bella teoria da libri univeristari. Una mentalità del genere non esiste: valorizzare , premiare , suvvia manager o imprenditori con questa mentalità si contano sulle dita di una mano

Accedi per rispondere

 
 
Julius scrive:

Un’altra risposta.
Non si è mai chiesto perchè a Mediaset non ci siano mai stati scioperi?
Ed è un’azienda fiorente, che fa fior di utili e paga fior di tasse?
E così è in tante altre aziende, dove c’è gente seria sia come imprenditori che come lavoratori.
Lei e tanti altri avete un’idea retrograda di come fare impresa.
Siete ancorati al vecchiume.
Spero che prima o poi riusciate a capire che siamo nel 2009, dove o si usa l’intelligenza e si riesce, altrimenti è meglio che si vada tutti a …. scopare il mare.
Un saluto
Julius

Accedi per rispondere

Malombra scrive:

L’imbattibile ( o impagabile) Julius! haha

Meno male che Julius c’è!

Accedi per rispondere

 
 
 
Dario Lampa scrive:

Invece gli altri sindacalisti della CISL e della UIL com’erano? Nessuno attendeva ordini dall’esterno? Erano tutti facili da convincere? Sempre dalla parte dei lavoratori e degli imprenditori contemporaneamente per perseguire esclusivamente gli interessi collettivi dell’azienda? Quali sono questi sindacati illuminati che non si sognano più di utilizzare i vecchi metodi arruginiti del passato per le trattative, che non invocano più i decrepiti e tarlati tavoli ma magari dei ben più moderni “desk”, visto che una parola detta in inglese suona sempre più efficiente? Dimmelo Julius. Parlami dei neri, dei verdi e degli azzurri visto che i rossi non ti piacciono. Sono un lavoratore come te e muoio dalla curiosità di sapere qual’è questo sindacato delle meraviglie.

Accedi per rispondere

Julius scrive:

Caro il mio Dario,
gli altri sindacalisti della UIL e della CISL, tranne qualche posizione estremistica, avevano a cuore gli interessi dei lavoratori e di conseguenza quelli aziendali.
Per cui il dialogo con loro era tutto più facile e costruttivo, come anche ora si dimostra.
Rossi, verdi, azzurri o celestinorosapallido, che importanza ha?
L’importante è che dall’una e dall’altra parte ci siano dei veri uomini e non “zoccole”.
E se c’è qualche testa dura, occorre fare opera di convincimento, se si è bravi, e, quando serve, usare bene sia il bastone e la carota.
Bisogna saperci fare!!!
Un saluto
Julius

Accedi per rispondere

 
 
 
lancillotto scrive:

Non se finiamo per are i soliti italiani polemica a tutti i costi, ma mi ha colpito la storia del ricercatore che aveva previsto il sisma e l’incazzatura politica (con annessa denuncia) del POLITICO Bertolaso (il Bruno Vespa della proteizone civile). Il punto non è che i terremoti non possono essere previsti al secondo e al millimetro (questo lo sanno anche i sassi) il punto è che stato dato del pazzo a uno scienziato che invece ha saputo prevedere il terremoto con precisione nei suoi effetti e con un trascurabile margine di errore nle luogo e nel tempo. Bertolaso avrebbe potuto attrezzarsi, invece ha attrezzato il suo penalista, adesso dovrebbe attrezzarsi un bel padre spirituale, perchè se faceva a meno di fare il politico presuntuoso e aveva invece l’umiltà di ascoltare lo scienziato forse poteva salvare qualche vita umana. Bertolaso non chiederà scusa, perchè da noi nessuno vuole chiedere scusa, abbiamo tutti ragione ed è per questo che l’Italia naufraga e annega nel suo stesso destino. Inoltre, è dai tempi dei rifiuti a napoli che Bertolaso non fa il suo lavoro ma fa il politico.

Accedi per rispondere

RiccardoP scrive:

Caro Lancillotto, riguardo la vicenda dello scienzato c’è da dire che;
Nulla è prevedibile finchè non si trovano gli strumenti perchè si possa controllare, misurare e verificare.
La scienza serve a questo, difficilmente saremmo riusciti, nello specifico, ad evitare, in mancanza di risultati certi, gli effetti odierni, e questo è un dato di fatto, ma una volta constatato che è possibile, non solo non si denuncia, ma si sovveziona e si incoraggia, solo l’ignoranza può far dire che il terremoto è imprevedibile a prescindere, non è un dogma come sembra.
Avere l’idea di cosa può rappresentare una ricerca del genere, in un Paese ad alto rischio sismico non ha prezzo, ma a quanto sembra la ricerca sembra si sviluppi con mezzi miseri e senza grandi prospettive, probabilmente questo ricercatore volerà verso il Giappone, e l’Italia perderà un cervello in più e guadagnerà un politico in più com’è il Bertolaso.

Riccardo.

Accedi per rispondere

Massimo Maffei scrive:

una volta constatato che è possibile“?
RiccardoP, lei ha dunque constatato che è possibile?
Ha già gli elementi per giudicare?
Non ritiene che l’illustre suo collega avrebbe fatto meglio a trovare un’altra platea a cui rivolgersi?

Accedi per rispondere

RiccardoP scrive:

Maffei legga per intero per cortesia, se mi omette il “ma” che precede la frase mi fa dire una cosa che non ho detto e che non mi sognerei mai di dire.
Brutto questo vizio dell’estrapolazione ad persona e ad misura, brutto perchè si pretende che gli altri siano tanto cretini da fermarsi al puro citato senza risalire all’originale, si chiama anche culrura di sponda o di riporto.
Secondariamente non è un mio collega, appartengo a ben altra disciplina, anche se per tutte poi vale la stessa regola della non dogmaticità della scienza.

Riccardo

ps.
Ritenrìti sarà più fortunato.

Accedi per rispondere

Massimo Maffei scrive:

RiccardoP,
non mi risulta che la congiunzione “ma” introduca un periodo ipotetico.
L’uso dell’indicativo (presente e futuro) nelle frasi successive mi sembra che lasci pochi dubbi sul suo pensiero.
Pensiero sul quale, peraltro, mi sono limitato ad interrogarla, senza affermare alcunché.
Collega non si riferisce alla disciplina scientifica, ma al ruolo dichiarato di ricercatore.

Infine, le ripropongo la domanda a cui non mi sembra che abbia risposto:
Non ritiene che il protagonista della vicenda avrebbe dovuto rivolgersi ad una platea diversa?

(E' stato raggiunto il livello limite per questo commento)

Accedi per rispondere

 
 
 
 
 
Gianfranco BRAMBATI scrive:

anche per Lei vale quello che ho postato per manpan,cordialmente
g.b.

Accedi per rispondere

Julius scrive:

Anche qui la solita solfa.
A parte che il sindacalismo in Italia è nato prima di 65 anni fa, ma è convinto che attualmente la CGIL faccia le stesse lotte che fecero i Di Vittorio, i Lama, ecc.ecc.?
Ma possibile che non faccia un minimo di analisi di storia sindacale, per capire le differenze tra allora e ora?
Probabilmente chi non ha mai vissuto sulla propria pelle certe problematiche, non capirà mai che cosa significhi il dialogo, anche aspro, ma costruttivo.
Dialogo, dialogo, dialogo…. perchè gli interessi sono di entrambe le parti e non di una parte sola.
Lavorare, lavorare, lavorare…….. seriamente perchè solo così si costruisce ricchezza.
Mi fa specie sentire le critiche che hanno rivolto a Brunetta, quando ha parlato chiaramente di impiegati e impiegate del pubblico impiego che escono per la spesa o per altro, dopo aver timbrato il cartellino.
E’ ovvio che chi difende un simile comportamento, non capisce nulla nè di sindacato, nè di politica vera.
Un saluto
Julius

Accedi per rispondere

 
 
tex scrive:

La cgil si rifà alla lotta di classe? Gentile Julius la leggo sempre con interesse pur essendo distante anni luce sia dal suo modo di pensare che dal risultato finale,però scrivere che la Cgil è per la lotta di classe resta una delle più grandi idiozie degli ultimi sei giorni,superiore addirittura a quelle dette e fatte da berlusconi…..

Accedi per rispondere

Julius scrive:

Perchè, secondo lei, è sicuro che la CGIL difenda gli interessi degli operai e degli impiegati?
E’ sicuro che stia facendo un’opera sindacale o un programma politico?
E’ sicuro che contestando regolarmente tutto e tutti, stia lavorando per il benessere dei suoi iscritti?
Per inciso, mi risulta che la forza prevalente della CGIL siano i pensionati e non i lavoratori attivi e questa la dice lunga sulle lotte sindacali della CGIL.
Tuttavia, ognuno è libero di scegliere il cavallo di battaglia con cui vincere la guerra.
Faccia lei.
Un saluto
Julius

Accedi per rispondere

 
Enrico T. scrive:

È dello stesso avviso anche Marcello Foa (un articolo sul suo blog di qualche mese fa). Vede nella cgil uno scollamento dalla realtà operaia e il proseguimento di una lotta di classe ideologica che aveva senso probabilmente solo negli anni 60-70.

Accedi per rispondere

 
 
manca scrive:

Salute.
Hi, Guzz.

Sai se Il Giornale ha aperto una sottoscrizione per le popolazioni terremotate?
In caso di risposta negativa, puoi chiedere tu di farlo?

Io, a Roma, la scossa l’ho sentita bene, ed ho avuto una fifa blu. Anche perché è stata lunga, interminabile. Ma senza conseguenze.

Se penso a coloro che hanno perso la vita, agli altri che hanno perso i loro cari, o tutto ciò che avevano, non posso non ritenermi fortunato. Ed essere grato alla provvidenza.

Noi italiani sappiamo essere generosi.
Per quella gente niente sarà come prima, ma un aiuto concreto, può fare la differenza tra sopravvivere, e provare domani a tornare a vivere.

Ora è il momento di contribuire. Per le immancabili polemiche, ci sarà tempo.

Salute.
Carlo Manca.

Accedi per rispondere

 
manca scrive:

Salute.

L’articolo su Epifani. Il Guzz che preferisco.
Dire cose serie, con l’ironia colta e pungente che a lui – ed a lui soltanto – appartiene.

In effetti, parte della sinistra italiana sembra avere un rapporto controverso ed irrisolto, con l’oggetto “tavolo”, a volte elevato al rango di invocata ed acclamata entità politica, con proprietà risolutive dei conflitti.

Rapporto controverso, che mette in discussione persino l’utilizzo del tavolo sinora ritenuto corretto, suggerendo modalità sconosciute ed ardite, chiaro segnale della volontà di far politica in modo nuovo : ricordo mesi fa Di Pietro a Ballarò, dichiarare con enfasi :

“…perché noi, tutti insieme, ci dobbiamo sedere su un tavolo…”.

Così come, in modo politicamente ancor più innovativo, parlò di tavolo – anzi tavolino, a tre sole gambe, ma con proprietà ben “superiori” – a suo tempo, Prodi.

Salute.
Carlo Manca.

Accedi per rispondere

RiccardoP scrive:

Possiamo sempre sostituire il tavolo con il letto, più consono di questi tempi.
Anche un divano comodo può andare bene, a sentire i vanti di alcuni.

Riccardo.

Accedi per rispondere

 
 
Julius scrive:

lancillotto scrive:
6 Aprile 2009 alle 13:58

Non se finiamo per are i soliti italiani polemica a tutti i costi, ma mi ha colpito la storia del ricercatore che aveva previsto il sisma e l’incazzatura politica (con annessa denuncia) del POLITICO Bertolaso (il Bruno Vespa della proteizone civile). Il punto non è che i terremoti non possono essere previsti al secondo e al millimetro (questo lo sanno anche i sassi) il punto è che stato dato del pazzo a uno scienziato che invece ha saputo prevedere il terremoto con precisione nei suoi effetti e con un trascurabile margine di errore nle luogo e nel tempo. Bertolaso avrebbe potuto attrezzarsi, invece ha attrezzato il suo penalista, adesso dovrebbe attrezzarsi un bel padre spirituale, perchè se faceva a meno di fare il politico presuntuoso e aveva invece l’umiltà di ascoltare lo scienziato forse poteva salvare qualche vita umana. Bertolaso non chiederà scusa, perchè da noi nessuno vuole chiedere scusa, abbiamo tutti ragione ed è per questo che l’Italia naufraga e annega nel suo stesso destino. Inoltre, è dai tempi dei rifiuti a napoli che Bertolaso non fa il suo lavoro ma fa il politico.

——-

Attenti alle bufale!!!
possibile che prima non verifichiate quello che questo “ricercatore” andava in giro a dire?
Posto quello che ho trovato in Internet:

Un sacco di discussioni inutili sulla previsione del terremoto che mi fanno solo inca22are

Giampaolo Giuliani aveva previsto il terremoto per fine marzo. In un’intervista successiva, disse che non c’era più da preoccuparsi

La previsione di Giuliani dava l’epicentro a Sulmona e Teramo, lui stesso disse che si può prevedere il sisma nell’ambito di 100/150 km

Ma che senso ha prevedere un terremoto che si può manifestare entro 100/150 km.??????

Cosa si può mai fare concretamente con previsioni del genere?
—–
e va beh con simili scienziati, meno male che Bertolaso c’è….
Che polemiche inutili, da parte di gente, posso dirlo?, inutile.
Anzichè preoccuparsi se il governo sta facendo tutto il possibile……
Un saluto
Julius

Accedi per rispondere

kintpuash scrive:

Il problema non è cosa si poteva fare.
Il problema è che il buon Bertolaso ha tacciato Giuliani, che studia questi fenomeni da una vita, come un’imbecille e l’ha pure denunciato.
E tieni conto che sbagliare un evento del genere di una settimana e di 100 km, puoi chiedere a qualunque geologo, è un risultato eccezionale che sicuramente avrà grande eco tra gli studiosi di tutto il mondo.
Mi sembra poi che ascoltare e valutare con serenità gli allarmi della comunità scientifica dovrebbe essere fra i compiti della protezione civile..
Ma probabilmente quando i geologi che stanno monitorando il Vesuvio daranno l’allarme Bertolaso darà degli imbecilli pure a loro.
Saluti.

Accedi per rispondere

 
 
Sergio Rizzitiello scrive:

Carissimo Dot,

sono stato invitato a rientrare nel blog da Guzzanti stesso, e siccome sono fondamentalmente una persona cortese ed ho anche un brutto difetto, vale a dire ho difficoltà a dire di no, ho accettato l’invito.

Mi tolgo alcuni sassolini: a parte Asili, Eruz, e cinque altri del blog, di cui non voglio rivelare il nome, perché me lo hanno detto in privato, nessun altro ha speso una parola in mio favore, non per darmi ragione, per carità, ma solo per dire un minimo di dispiacere per non vedermi più in un luogo nel quale credo di aver dato un valido contributo sia di idee che di partecipazione umana.

Profonda delusione ho provato per il silenzio di Sigal Harari, certo lei può essere libera di fare o non fare quello che vuole, però mi sarei aspettato un cenno, un suono, un minimissimo movimento, invece niente, e questo è stato per me una grande delusione.

Accedi per rispondere

Dot scrive:

Sergio,

mi fa piacere sapere che Guzzanti ti abbia invitato a tornare: dal mio punto di vista ha fatto bene lui a chiedertelo, hai fatto bene tu ad accettare e ringrazio entrambi.

L’invito di Guzzanti non annulla però, a mio modo di vedere, la buona norma di illustrare e chiarire, alla comunità di cui si è parte, eventi, decisioni, e azioni che la riguardano e di cui ne è all’oscuro.

Ovviamente la delusione che espliciti è tua, e tu e solo tu hai la misura e la parola definitiva su di essa. Dal mio punto di vista di partecipante ti dico che la comprendo poco. Capisco la gioia che ci può investire nel toccare con mano le parole di chi ci fa sentire la nostra mancanza, capisco molto meno la delusione che deriva dal credere queste parole un obbligo.

Secondo me una partecipazione utile, efficace e positiva è quella che ci vede protagonisti per quello che possiamo dare senza pretendere. Anche quando la pretesa si limita ad un gesto di cortesia che, è bene considerare, avrebbe dovuto intervenire a seguito di una situazione pesantemente conflittuale.

Alla luce dell’invito di Guzzanti, quel paio di tue righe che un po’ rozzamente io ho sollecitato, nei suoi riguardi diretti perdono di valore e senso, ma ritengo rimangano valide nei riguardi della maggior parte dei partecipanti e del blog nel suo insieme, come entità a sé stante. E in fin dei conti, ora, le hai scritte.

Un cordiale saluto.

Accedi per rispondere

 
Arturo Zulawski scrive:

poverino….

Accedi per rispondere

 
 
sigal harari scrive:

Caro Sergio, perché mi chiami Sigal Harari? Un tempo mi chiamavi dolce Sigal…
Se c’è qualcuno che avrebbe pieno diritto di lamentare il mio silenzio è proprio Paolo Guzzanti, che in quell’occasione io non ho difeso, eppure fu lui ad essere da te gettato in pasto agli scorpioni del blog di Travaglio (se ben ricordo, ma potrei sbagliarmi sul nome). Non trovo giusto che tutti si sentano in diritto di torturare Guzzanti, di offenderlo, di giustiziarlo solo perché è un personaggio pubblico. E tu l’hai fatto.
Ciò non toglie che io nutro per te molta simpatia e sono felice che tu sia di nuovo con noi.

Voglio dimenticare
Questo piccolo mondicello
Di teorie, manifesti e progetti
Bandiere bruciate
E forze dell’Unifil
Falsi profeti
E mani sporche
E respirare, oh Gerusalemme,
il tuo splendore antico.
Voglio vedere come lenta
Sale la nebbia
Sulle colline
Come trema il hamsin
Per le tue strade.
Gerusalemme,
Mia predestinata
Amante antica
Rotondo universo
Assoluto,
Integrazione
Sublime di d-o
Splendore lirico
Trasparente
Della materia
E della vita
Voglio dimenticare
Questo piccolo mondicello
Di teorie, manifesti e progetti
Bandiere bruciate
E Forze dell’Unifil
Falsi profeti
E mani sporche
E guardarti, oh Gerusalemme!

Accedi per rispondere

Sergio Rizzitiello scrive:

Cara Sigal, non ho gettato in pasto Guzzanti a nessuno, men che meno a Marco Travaglio.
Ho solo scritto sulla bacheca di Marco Taradash, su facebook, che è pubblica e che ha come amico lo stesso Guzzanti, un’annotazione in risposta ad una riflessione di Taradash che lamentava alcune contraddizioni di Guzzanti.
Nello stesso periodo scherzosamente mi sono proposto di fare a margine di un dibattito politico alcune domande di carattere psicopolitico.
Ripeto, l’ho detto scherzando e senza avere presunzione di nessun arbitraggio.
Guzzanti è un politico e deve essere criticato positivamente e negativamente dagli elettori.
E’ questa una prerogativa della democrazia.
Le stesse annotazioni che io ho fatto a Taradash le ho svolte in passato sul blog di Rivoluzione italiana.
Guzzanti questo lo sa ma ha voluto teatralizzare il fatto perché aveva, ed ha, un contenzioso con Taradash, forse anche con me, però in fondo mi vuole bene, e io non so perché visto che sono cattivissimo, e mi ha invitato a ritornare per il bene(modesto) del suo blog.

GUZZ -. SERGIO, ti pregherei di non insistere. Tu sei andati sulla pagina di un uomo che in quel momento era il mio dichiarato e principale avversario, anzi per sua scelta il mio sprezzante nemico, e ti sei messo al SUO SERVIZIO addestrandolo a combattermi fornemdogli quello che secondo te era un elenco dei miei punti deboli. E ciò senza darne notizia qui dentro: zitto e mosca, uomo coraggioso.

Accedi per rispondere

Sergio Rizzitiello scrive:

A Paolè, zitto e mosca nun me lo dici, su l’omo coraggioso, sorvolo, magaro cò le mosche che ce devono da essè, nun fosse altro che te devono da ronzà nelle orecchie così nun te fanno dormì.

Accedi per rispondere

 
 
 
lancillotto scrive:

X JULIUS
La denuncia per procurato allarme è tipica del politico presuntuoso. Bertolaso si comporta da politico. Si è impermalito e ha denunciato. Gli scienziati vanno ascoltati non spaventati. Quella previsione c’è stata. E’ inconfutabile.
Certo, ha sbagliato di pochi chilometri e di pochi giorni. Ma c’è stata. Inoltre, la previsione era centrata per quanto concerne la disastrsità del sisma. Anche questo è inconfutabile. Verifichi Jullius. Batsa leggere il corriere. La notizia era stata riportata.
Se c’è un metodo scientifico che non è ancora perfetto ma è arrivato a pochi metri dalla soluzione forse denunciare per procurato allarme lo scienziato disdegando la sua stessa ricerca non è la cosa migliore da fare per mettersi sulla strada giusta. Forse era meglio andare a sentire, collaboarare. Si poteva fare qulacosa non per il futuro, ma per questo stesso sisma. Invece Berrtolaso si è preoccupato di costringere il ricercatore a togliere la ricerca da internet.

D’altra parte la informo julius come all’epoca dei rifiuti di napoli Bertolaso non si è minimamente degnato di andare a usare una tecnologia italiana che poteva benissimo essere usata vista l’emergenza e che sarebbe costata meno dei suoi ineceneritori. Gli avevo anche mandato una mail, alla quale lui ha risposto in maniera molto politica, dimenticandosi di spiegare perchè in effetti non volesse/potesse usare THOR per quella situazione.

Ecco un estratto della mail che gli avevo mandato. Le risparmio la risposta, verbosa e fuori bersaglio come tutte le risposte dei politici.
“La risposta è nella tecnologia THOR. Tecnologia rivoluzionaria che costa molto meno dell’attuale ciclo differenziazione- incenerimento. E che produce energia.
C’è già un impianto in Sicilia. La tecnologia può essere utilizzata per un emergenza del genere di Napoli.
Non è roba inventata, ma è stata sviluppata dal CNR, sviluppata quindi con soldi pubblici. Nostri.
Mi chiedo perché chi ne dovrebbe parlare non ne parla.
Ne parli Bertolaso: prima delle discariche e degli inceneritori, si usi questa tecnologia e questo impianto. Peraltro dislocabile.
Se volete delle informazioni più dettagliate andate sul sito del CNR. O genericamente digitate THOR su internet.”

Lei ha torto Julius, ha torto marcio.

Accedi per rispondere

brambilla scrive:

lancillotto scrive:
7 Aprile 2009 alle 09:26

X JULIUS
La denuncia per procurato allarme è tipica del politico presuntuoso. Bertolaso si comporta da politico. Si è impermalito e ha denunciato. Gli scienziati vanno ascoltati non spaventati. Quella previsione c’è stata. E’ inconfutabile.

Si può indovinare anche a caso, soprattutto se si fanno innumerevoli previsioni senza tener conto di quelle sbagliate.
Se poi una di queste si rivela casualmente corretta, non cambia niente, sempre di procurato allarme si tratta.

A tutt’oggi non esiste un metodo scientificamente provato in grado di prevedere un terremoto.
Perchè allora perdere tempo in inutili polemiche?

Cerchiamo di essere razionali.
Se quello “scienziato”, che nemmeno sa parlare correttamente l’italiano, ha scoperto un nuovo principio su cui basare le sue previsioni che vada nelle sedi opportune ad illustrarlo.
Lo sottoponga al vaglio dei suoi “colleghi” e avrà gli onori che gli spetteranno nel caso, alquanto improbabile, abbia ragione.

Piantiamola con questi casi “Di Bella” che servono solo a rendere evidente quanto gli italiani siano fessi e quanto la classe politica nonostante tutto sia incline a conformormarsi a questa loro particolarità.

Accedi per rispondere

 
 
eliset59 scrive:

interessante spunto di discusione l’articolo di Alain de Benoist oggi su il Giornale
Eli

Accedi per rispondere

 
eliset59 scrive:

L’Europa ha bisogno di una Russia forte
di Alain de Benoist

Mentre ero a Mosca per un corso all’Università Lomonosov, vari docenti mi dicevano di essere stati colpiti dal fatto che Berlusconi fosse più o meno l’unico capo di governo dell’Unione europea simpatizzante con la Russia nella guerra nell’Ossezia del Sud. C’è un’eccezione italiana nello sguardo europeo sulla Russia?

La Russia è sempre stata vittima di stereotipi. Il marchese de Custine, Hegel, Marx e soprattutto Engels, che nel razzismo antirusso precorreva Hitler, l’hanno costantemente rappresentata come Paese «barbaro» e «prigione di popoli». Eppure la sua potenza era temuta. Nel 1918, il sesto dei quattordici punti del presidente Wilson diceva ingenuamente: «La Russia è troppo grande e troppo omogenea, va ridotta all’altipiano della Russia centrale (…). Così avremo davanti un foglio bianco».

In epoca comunista, la divisione fra emigrazione e «dissidenti» di qui, «bolscevichi» e «soviet» di là, quasi inibiva lo studio serio della complessità delle tendenze. Come aveva capito Ernst Niekisch, «la storia del Partito comunista russo si può leggere come eterna lotta fra la tendenza sovranista-nazionale e quella cosmopolita» (Natalia Narochnitskaia). Nel 1945 la fine della Seconda guerra mondiale, decisa a Stalingrado e ancor più a Kursk, segnò la vittoria di Stalin e della Russia. Sebbene sia stata anche quella del comunismo, essa fu innanzitutto vista come vittoria russa dall’immensa maggioranza dei russi stessi. E anche per questo il crollo del sistema sovietico ha potuto esser considerato una pagina nera della storia nazionale della Russia anche da tante vittime della repressione di regime.

Dietro la retorica dominante della Guerra fredda (”mondo libero” contro “blocco orientale”), spesso la denuncia del comunismo camuffava l’ostilità per la Russia, preesistente alla rivoluzione bolscevica e sopravvissuta alla disintegrazione dell’Urss. Per Natalia Narochnitskaia combattere il sovietismo era la finta: la posta in gioco era lo «spazio nella successione geopolitica dello Stato storico russo». L’hanno dimostrato i fatti dopo la caduta del Muro di Berlino.
Nel 1991, Gorbaciov aveva accettato l’integrazione nella Nato della Germania riunificata in cambio della promessa di Washington che l’Alleanza atlantica non si sarebbe estesa oltre le frontiere tedesche. Promessa infranta: la «nuova Europa» (centrale e orientale) è presto divenuta perno d’interessi americani. A dissipare l
le ultime illusioni sono stati il rifiuto della Nato della zona denuclearizzata dall’Artico al Mar Nero proposta dalla Russia, la denuncia unilaterale statunitense del trattato Abm sui missili balistici, i bombardamenti sulla Serbia della Nato nel 1999, l’appoggio dato dal 2003 alle «rivoluzioni colorate» nell’Europa orientale, lo spiegamento di sistemi antimissile americani in Polonia e nella Repubblica Ceca, l’appoggio dal 2005 alla candidatura della Georgia, dei Paesi baltici e dell’Ucraina all’ingresso nella Nato, il sostegno alla proclamazione unilaterale d’indipendenza del Kosovo, poi al presidente georgiano Saakashvili nell’invasione dell’Ossezia del Sud da parte delle sue truppe. Per gli americani lo scopo è sempre lo stesso: evincere la Russia dal Baltico, dal Caspio e dal Mar Nero, negarle accesso all’antico spazio mediterraneo e bizantino, spingere sempre più a est i confini della Nato, controllare il Caucaso e dell’Asia centrale e delle risorse energetiche che passano di lì.
Ma il Cremlino ha reagito. Dopo gli anni neri (1991-1998) del periodo Eltsin, la Russia pare orientata risolutamente verso un mondo multipolare. L’intervento di Vladimir Putin alla Conferenza sulla sicurezza (Monaco, febbraio 2008) ha segnato la svolta. Un’altra è stata la fermezza davanti all’aggressione georgiana, la scorsa estate.
Da allora gli Occidentali agitano lo spettro del ritorno alla guerra fredda. Indignati, ripetono la frase di Putin: «La fine dell’Unione Sovietica è la maggiore catastrofe geopolitica del XX secolo». Ma non la citano mai tutta: «La fine dell’Unione Sovietica è la maggiore catastrofe geopolitica del XX secolo. Non ha cuore chi se ne infischia. Non ha cervello chi vuole ricostituirla nello stesso modo di prima» (Komsomolskaia Pravda, 2 febbraio 2000). In realtà non si torna alla guerra fredda (basata su un clima ideologico estinto), tornano linee di forza storiche e geopolitiche tradizionali.

Tentare di contenere, rimuovere o smembrare l’Impero russo è sempre stata la tentazione, spesso messa in pratica, delle potenze occidentali. Ma allora erano le potenze europee, mentre oggi sarebbero soprattutto gli Stati Uniti a giovarsi di sconfitte strategiche russe.

Verso l’Europa spesso i russi provano un senso d’amarezza e umiliazione. Intendono tornare a essere rispettati e considerati. Hanno infatti il diritto d’attendersi dagli europei una politica chiara, non una relazione mediocre appiattita sugli americani. Mentre l’Europa ha bisogno d’una Russia forte, restituita allo status tradizionale di grande potenza e fattore strutturale nei rapporti internazionali, per salvaguardare l’indipendenza e sfuggire a ogni forma di tutela e ingerenza esterna. Il suo interesse politico e geopolitico è diventare il partner più stretto possibile di una Russia della quale è già complementare economicamente e tecnologicamente. Che ora l’Unione Europea paia andare in senso opposto non toglie nulla all’urgenza d’un’intesa neo-bismarckiana con la Russia. L’Europa si svincoli dall’Occidente e guardi a Est. Se declina la Russia, declina l’Europa

Accedi per rispondere

Patton scrive:

Benoist è un reazionario della più bell’acqua, disposto a cantare le lodi della Grande Russia, purché questa si vendichi dell’America volgare e marterialista.

Fantasie da vitéllos de droite.
Il problema è che molti vitellos de gauche sognano la stessa cosa.

Accedi per rispondere

 
 
maccarti scrive:

Caro Sergio (Rizzitiello),

ho letto con attenzione il tuo post su Baruch Spinoza.

Trovo che esso meriti ulteriori approfondimenti (ci proverò in altro momento).

Intanto, aggiungo che qui hai dato un contributo per me stimolante; e, sovente, di buono spessore culturale.

Un saluto affettuoso

edmund

Accedi per rispondere

 
simona scrive:

Gli omicidi all’estero degli oppositori della Russia continuano.

A Dubai, il 28 marzo è stato ucciso Sulim Yamadayev, un rivale sconfitto dell’attuale presidente ceceno Ramzan Kadyrov.
Le autorità degli Emirati Arabi Uniti accusano come mandante dell’omicidio il rappresentante in Duma di Ramzan Kadyrov, Adam S. Delimkhanov, uno dei consiglieri più stretti del presidente della Cecenia.
http://www.nytimes.com/2009/04/06/world/europe/06chechnya.html?_r=2&ref=global-home.
Ovviamente, come nel caso di Lugovoi, non ci sarà da attendersi collaborazione da parte della Procura di Mosca per un’eventuale richiesta di estradizione del deputato Duma, sebbene ancora la Russia alzi la voce per ottenere l’estradizione di Berezovsky, Zakayev o Nevzlin.
Sull’argomento consiglio la lettura di questo articolo della brava Yulia Latynina dal titolo “Come finire sulla lista russa dei most wanted”
http://www.themoscowtimes.com/article/1016/42/375844.htm
Non è finita qua.
La polizia di Dubai riferisce che quattro sospettati esecutori dell’omicidio (dei quali tre sono cittadini russi), hanno in tutta fretta lasciato gli Emirati Arabi verso la Russia per sfuggire all’arresto, mentre un altro russo, un iraniano e un tagiko, sono adesso in custodia della polizia di Dubai.
http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/7984545.stm
http://news.scotsman.com/world/Russian-held-over-Dubai-killing.5127630.jp

E così, mentre nel 2006 uccidevano Litvinenko a Londra, nel 2007 sparavano in america a Paul Joyal, a gennaio 2009 uccidevano Umar Israilov in pieno centro a Vienna, oggi hanno ucciso a Dubai.
Domani dove decideranno di violare la sovranità di uno stato, a Roma?
Chi ha ordinato l’omicidio di Dubai? Kadyrov? Un deputato Duma? Putin?
Qual’è la differenza se il governo russo ogni volta che avviene un omicidio su suolo straniero accusa l’occidente di cospirazionismo contro Mosca e si rifiuta di collaborare alle indagini mentre protegge gli accusati con lo scudo della Costituzione russa e della legge infame che autorizza gli omicidi degli oppositori anche all’estero?

Accedi per rispondere

 
pfra64 scrive:

Guzz, l’articolo descrive la giornata in un ottica che il primo commento sintetizza bene: “La differenza fra il Berlusca e la sinistra è che lui è vivo mentre gli altri sono morti e non la sanno, forse bisognerebbe dirglielo.”

A parte che bisognerebbe vedere se il Berlusca non sia già morto (il fatto che abbia la maggioranza, seppur schiacciante, non vuol affatto dire che sia vivo davanti alla storia, vuol dire semplicemente che lui ha la maggioranza), ho visto pochissime righe dedicate alle istanze della sinistra.

Ho il sospetto che non siano considerate vive per un solo problema di impatto retorico.
Se vogliamo, giustamente, parlare della fine del comunismo, non possiamo però ignorare la fine del capitalismo, la cui attuale crisi mi sembra il funerale.

Abbiamo applaudito Fukuyama ma ora mi sembra proprio che sia morto anche lui

GUZZ – PENSO CHE Berlusconi, privo com’è di una ideologia e anche di una vera idea, abbia esaurito le provviste ideali che ha scippato agli altri, a noi.
La sinistra ha scelto di non esistere. Il comunismo non è morto perché ancora insanguina e angaria mezzo mondo dalla Cina alla Corea a Cuba. E quanto al capitalismo, non esiste se non nel senso che esiste la libertà di mercato ben regolata da norme.
Ciò che ha causato questa crisi è stata l’assenza di norme nel sistema dei mutui: gli americani hanno avuto mutui che non potevano pagare e un vasto gruppo di truffatori ha venduto sul mercato pezzi di carta di nessun valore ad alto costo.
Mi spiace, ma questo non è il funeale del capitalismo e credo che anzi il sistema capitalista, come accadde dopo la crisi del 1929 che provocò le leggi anti-trust uscirà rafforzato e vaccinato. D’altra parte si ottiene prosperità, scuola, scienza, assistenza, soltanto dove funziona bene il mercato. O conosci un altro sistema che produca e distribuisca ricchezza e che non sia di libero mercato? io no.

Accedi per rispondere

pfra64 scrive:

Dopo il socialismo reale abbiamo avuto il capitalismo reale, che ha provveduto a far scomparire il ruolo dell’anti-trust (quante sono le grandi azioni concrete che ultimamente ha fatto ad esempio quello Europeo ? 1 o 2 ?).
Il capitalismo reale attuale si basa su mostruose oligarchie industriali e finanziarie (40/50 gruppi controllano la stragrande maggioranza dei mercati mondiali).
Il vero benessere è stato distribuito fino a Reagan, poi niente. Ma parliamo di anni dove l’antitrust divise la Bell (una caccola rispetto alle gigantesche multinazionali di oggi) in Bell e At&T.
Dopo la crisi del ‘29 arrivò lo stato di Keynes e (nel dopoguerra) in Europa la grandi Socialdemocrazie che sono quelle che hanno fatto funzionare il capitalismo come sistema finalizzato al benessere diffuso.
Se è quello il sistema di riferimento allora avrò il piacere di essere d’accordo con lei, anche se occorrerebbe parlare dei contrappesi culturali e di sistema al capitalismo.

Accedi per rispondere

 
brambilla scrive:

Ciò che ha causato questa crisi è stata l’assenza di norme nel sistema dei mutui: gli americani hanno avuto mutui che non potevano pagare e un vasto gruppo di truffatori ha venduto sul mercato pezzi di carta di nessun valore ad alto costo.
GUZZANTI

E chi lo dice che non vi sono norme che regolano la concessione dei mutui?
No troppo comodo. E’ crisi del capitalismo inteso come sistema.

E’ crisi di un capitalismo che mette i capitali, (le risorse prodotte da tante formichine) nelle mani di persone (i cosidetti manager) che di fatto non rispondono a nessuno: si fanno da soli gli stipendi, (un pò come i parlamentari) si attribuiscono premi e si garantiscono grandi buonuscite.

Le aziende sono sull’orlo del fallimento e loro continuano ad incassare premi di gestione e se abbandonano la nave incassano larghe buonuscite.

Per i mutui americani è successo come in Italia per le tangenti solo che la il tutto avveniva nel rispetto formale di ogni norma di legge.

Da noi si sprecavano soldi di altri per commissionare lavori che costavano 100 pur di lucrare un 10-20% di tangenti.
La si concedevano prestiti non garantiti (sempre con soldi di altri) pur di lucrare la commissione che spettava per ogni mutuo stipulato. La truffa è già insita in questo modo di operare. La rivendita dei titoli associati a questi mutui poi è .. diciamo, una truffa di secondo livello.

Il capitalismo così come strutturato non funziona e va ripensato, e su certe cose ragiona meglio Grillo di tanti economisti.

GUZZ – NON DICIAMO FREGNACCE. La crisi è nata per il fatto che sono stati concessi negli Stati uniti (io ero lì e ho descritto a suo tempo il fenomeno sulla Stampa) milioni di mutui a nullatenenti che poi non hanno potuto pagare la rata.
Così le banche si sono trovate titolari di milioni di case non pagate che hanno scaraventato sul mercato a prezzi stracciati ercando di riacciuffare almeno una piccola parte del denaro erogato e non restituito.
Ciò ha fatto crollare il mercato immobiliare che ha trascinato a catena l’edilizia e l’indotto, mentre gli istituti di credito fallivano chiudendo i battenti.
Contemporaneamente venivano alla luce delle enormi truffe di lestofanti truffatori che hanno agito in assenza di regole.
I mutui hanno regole.
Sono quelle che vigono in Italia dove il mercato immobiliare resiste anche se soffre per la crisi internazionale.
Se volete attaccare “il capitalismo” indicate per favore un altro sistema, diverso dal capitalismo e che trovi applicazione da qualche parte sulla faccia della terra, in cui si produca e si distribuisca ricchezza.
Dare le coordinate precise, please.
E non diciamo fregnacce.

Accedi per rispondere

brambilla scrive:

GUZZ – NON DICIAMO FREGNACCE. La crisi è nata per il fatto che sono stati concessi negli Stati uniti (io ero lì e ho descritto a suo tempo il fenomeno sulla Stampa) milioni di mutui a nullatenenti che poi non hanno potuto pagare la rata.

Siamo evidentemente daccordo sulla descrizione dei fatti ma non sulla comprensione degli stessi.

Io dico che i mutui sono stati concessi, per lucrare sulle commissioni, perchè chi riscuoteva la commissione non era lo stesso che si assumeva il rischio.

E’ questo in genere che succede nel capitalismo attuale. >/b>

La borsa è un’immensa fregatura dove molti mettono soldi e pochi guadagnano rischiando poco o nulla.
Si guardi il caso Telecom. Si guardi chi ci ha guadagnato e chi ci ha rimesso.

Io ho cominciato a sospettare della borsa fin da quando ho constatato come il pacchetto di maggioranza di qualsiasi azienda valesse così tanto di più in proporzione al valore delle singole azioni di cui è composto.

GUZZ – OH NO, ASSOLUTAMENTE: l’imput fu di Bil, Clinton. Si trattava di una politica sociale. Nessuna commissione da lucrare, solo soldi da perdere per strafare “socialmente”. Tenga conto, di nuovo, che io ero là e ho seguito questa situazione fin dal 1996. L’idea che ci sia sempre dietro mammona, profitto, sfruttamento, è una delle idee trash che hanno condotto la sinistra al suicidio. Sarebbe ora di svegliarsi. Lasci perdere la borsa, che è un mercato, e parli di libero mercato. Con quale altro sistema, torno a chiedere, si può produrre e distribuire ricchezza? Se ne conosce un altro, in nome di dio ce lo dica.

Accedi per rispondere

pfra64 scrive:

“Se volete attaccare “il capitalismo” indicate per favore un altro sistema, diverso dal capitalismo e che trovi applicazione da qualche parte sulla faccia della terra, in cui si produca e si distribuisca ricchezza.
Dare le coordinate precise, please.”

Socialdemocrazia. Nord Europa. Dal dopoguerra in poi.
oppure
Stato Keynesiano. USA. Fino alla elezione di Reagan.

Il vecchio capitalismo con regole può avere lo stesso nome dell’attuale capitalismo senza regole ?
Il capitalismo regolamentato contrasta con l’idea di un mercato che si autoregola senza intromissioni legislative. Il capitalismo senza regole invece presuppone un mercato buono, cosa che i fatti recenti hanno ampiamente smentito.

Accedi per rispondere

 
brambilla scrive:

Sarebbe ora di svegliarsi. Lasci perdere la borsa, che è un mercato, e parli di libero mercato. Con quale altro sistema, torno a chiedere, si può produrre e distribuire ricchezza? Se ne conosce un altro, in nome di dio ce lo dica.
GUZZANTI

Non mi sono spiegato bene.

Io non sono contro il capitalismo, l’accumulazione di ricchezza è elemento determinante per la produzione di altra ricchizza e di benessere.
Io dico solo che anche il capitalismo, così come attuato, ha le sue pecche.
E’ un sistema che non può essere lasciato a se, ma va tenuto sotto controllo e anche indirizzato e corretto.

Sui mutui però non mi ha convinto per niente. Le banche non fanno politica sociale.
I titoli basati sui mutui, sulla carta, garantivano rendimenti enormi, e sulla base di questi chi li stipulava e chi li gestiva riscuoteva commissioni e premi.

Il sistema è crollato, ma i responsabili del disastro sono scappati con le tasche piene.
Sarebbe bastato, per evitare tutto ciò che i manager fossero stati resi in qualche misura partecipi del rischio che facevano assumere alle aziende da loro dirette.

La tua azienda è fallita: bene restituisci almeno tutti i premi, gli stipendi e la buonuscita esagerata che che hai percepito e che, visto com’è andata a finire, non erano meritati e quindi non ti spettavano.
Ci avrebbero pensato almeno due volte prima di fare cazzate.

Accedi per rispondere

 
 
 
 
tex scrive:

….ma converrà con me che questo libero mercato la ricchezza la distribuisca assai male,detto questo pronto ad ammettere che il comunismo è un sistema antropologicamente irrealizzabile ma immaginare che in occidente possa avere ancora un ruolo credo che non lo pensi nemmeno berlusconi.

Accedi per rispondere

 
Julius scrive:

kintpuash scrive:
7 Aprile 2009 alle 08:11

Il problema non è cosa si poteva fare.
Il problema è che il buon Bertolaso ha tacciato Giuliani, che studia questi fenomeni da una vita, come un’imbecille e l’ha pure denunciato.
E tieni conto che sbagliare un evento del genere di una settimana e di 100 km, puoi chiedere a qualunque geologo, è un risultato eccezionale che sicuramente avrà grande eco tra gli studiosi di tutto il mondo.
Mi sembra poi che ascoltare e valutare con serenità gli allarmi della comunità scientifica dovrebbe essere fra i compiti della protezione civile..
Ma probabilmente quando i geologi che stanno monitorando il Vesuvio daranno l’allarme Bertolaso darà degli imbecilli pure a loro.
Saluti.

——
Veda io sono convinto che la protezione civile tenga in debito conto quanto la scienza trova e argomenta come certo o quasi.
Qui non si tratta di chissà che, ma secondo lei, avrebbero dovuto evacuare tutto l’Abruzzo? O tutto ciò che era nell’ambito di 100-15o Km.?
Avrebbero dovuto creare falsi allarmi e , nel frattempo, che cosa si faceva? Tutti gli abruzzesi negli alberghi a carico dello Stato?
E se poi fossero crollati anche questi alberghi di chi era la colpa?
A me sembrano polemiche pretestuose di qualcuno che, poichè Bertolaso fa parte di una certa parte politica, deve essere comunque condannato a priori e sulla base, tra l’altro, di un solo “scienziato”, ma tutti gli altri geologi, sismologi erano d’accordo?
Cerchiamo di dire cose serie!!
Un saluto
Julius

Accedi per rispondere

lancillotto scrive:

Julius e Brambilla.
Lei sbaglia Julius. La protezione civile non tiene in debito conto un bel niente. Si informi. Non mi interessano i suoi pregiudizi su quel che dico. Umiliare gli scienziati, denigrarli e denunciarli non è la strada migliore da parte delle istituzioni per collaborare in vista del bene comune.
Lasci perdere cosa si doveva fare operativamente. Non si doveva denunciare e denigrare con superbia uno scienziato. Bisognava avere l’umiltà di andare a informarsi, ascoltare, vedere cosa si poteva fare, collaborare. Tutto qsto è successo perchè bertolaso e company erano del tutto all’oscuro di qste ricerche. La cosa gli è piovuta dal cileo, altrimenti l’atteggiamento sarebbe stato diverso. Appunto. Alla protezione civile non tengono in debito conto un tubo di niente Julius. Politcia, superbia, umiliazione di uno scienziato. Quante pubblicazioni scientifiche ha fatto bertolaso? E’ solo uno che fa politica. Dimenticavo: Giuliani aveva avuto già modo di presentare la sua ricerca alla comunità scientifica.

Accedi per rispondere

Julius scrive:

Le ripeto, tutti gli altri scienziati erano all’oscuro della ricerca di Giuliani?
E tutti non hanno ritenuto di dire la loro e che quindi Bertolaso ha sbagliato?
A me sembra che lei esageri un tantino nel dare contro a questa protezione civile, che, se non sbaglio, è ritenuta una, se non l’unica, delle migliori al mondo.
E comunque non è indifferente quello che si sarebbe dovuto fare operativamente.
Lei mi dica solo che cosa avrebbe comportato se Giuliani fosse stato “ascoltato”?
O non le sembra che anche questo aspetto fa parte della valutazione se o no tenere in conto di certe “uscite”di questo Giuliano.
Un saluto
Julius

Accedi per rispondere

 
 
kintpuash scrive:

Vede Julius
La cosa poca serie è tirare in ballo l’evacuazione dell’Abruzzo come fa Lei.
Forse non lo sa ma in Giappone e in California che sono zone altamente sismiche le esecitazioni sul come comportarsi in caso di terremoto sono all’ordine del giorno.
Non dico la costruzione degli edifici in base a criteri antisismici, che in Italia siamo indietro anni luce, ma proprio esercitazioni sul cosa fare nel caso la terra cominci a tremare.
Da noi uno scienziato dati alla mano informa della possibilità di una forte scossa sismica i cui effetti potrebbero essere ridotti anche solo istruendo la popolazione su come comportarsi e riceve in cambio offese e denuncie.
Ma probabilmete i furbi siamo noi e gli altri si divertono a fare esercitazioni che non servono a niente.
Saluti.

Accedi per rispondere

 
Malombra scrive:

“poichè Bertolaso fa parte di una certa parte politica, deve essere comunque condannato a priori”

Guardi, caro Homo “insipidus”, che questo giochetto lo fa lei.

Accedi per rispondere

 
 
lancillotto scrive:

GUZZANTI MI SEMBRA UN’OTTIMA IDEA!!!

La redazione de lavoce.info partecipa al dramma della popolazione colpita dal terremoto e al lutto di chi ha perso i propri affetti, i parenti, gli amici. Le calamità naturali richiedono la mobilitazione tempestiva di ingenti risorse per i primi soccorsi e per la ricostruzione. Il Governo, sino a questo momento, ha stanziato 30 milioni di euro. Una goccia nel mare. In questi tempi di crisi è difficile reperire risorse. Facciamo nostra una proposta che ci arriva da un gruppo di lettori che vivono all’estero: chiediamo che il Governo non esiti nel raggruppare le tre scadenze elettorali di giugno stanziando subito per le aree disastrate i risparmi derivanti dal loro accorpamento in un unico election day. Si tratta, secondo il ministro Maroni, di 172 milioni di euro

Accedi per rispondere

 
Gianluca scrive:

Caro Paolo, cari amici del PLI e di R.I. devo dire che leggendo attentamente il discorso pronunciato nell’ultimo congresso da Casini, su moltissimi punti vedo convergenze significative con quello che più volte si è detto in questo salotto, sopratutto da me, dal padron di casa, Giuseppe e tutti coloro che sono stanchi degli ismi e del gioco delle casacche, che dici Paolo? cosa ne pensi di quel discorso dove in un passaggio si parla di contenitore che raccoglie movimenti ed altro e che vuole giudicare solo i fatti senza pregiudizi? Sopratutto cosa che mi rende felice, sento anche qualche disamina oggettiva e senza pregiudizi riguardo la storia e l’operato del Berlusconi politico. Ho anche Casini può essere tacciato di antiberlusconismo? (tra le righe si puo’ notare come alla fine coincidono le disamine fatte da Guzzanti e Casini rigardo il berlusconi politico).

Penso che la via maestra di unità del paese sia proprio questa, leggittimare l’avversario chiunque sia unione nelle riforme che servono a ricostruire l’edificio Italia. Per risanare il paese servirebbero riforme vere che scontenterebbero troppe fette di popolazione per poterle fare da soli.

Vi linko il contenuto integrale:

http://www.udc-italia.it/site_upload/articoli/3493d4cb677f6822f24baab79a8ae0ed.pdf

GUZZ – ERO LI’, ho portato il saluto del Pli, ho appfrezzato. Vedremo.

Accedi per rispondere

Gianluca scrive:

Rileggendo ho trovato una o con l’h TERRIBILE, chiedo scusa ma purtroppo molto spesso quando scrivo e vado di corsa non rileggo e capitano questi strafalcioni.

Accedi per rispondere

 
 
kintpuash scrive:

Brambilla scrive:
A tutt’oggi non esiste un metodo scientificamente provato in grado di prevedere un terremoto.
Perchè allora perdere tempo in inutili polemiche?
Cerchiamo di essere razionali.
Se quello “scienziato”, che nemmeno sa parlare correttamente l’italiano, ha scoperto un nuovo principio su cui basare le sue previsioni che vada nelle sedi opportune ad illustrarlo.
———-

Brambilla ma Lei è geologo? Vulcanolo? Ha studiato sismologia?
Perchè altrimenti la sua sicurezza e la sua boria risultano veramente inspiegabili.
Purtroppo in Italia gli stupidi sono pieni di certezze e le persone intelligenti piene di dubbi. Sia a destra che a sinistra.
Saluti.

Accedi per rispondere

brambilla scrive:

kintpuash scrive:
7 Aprile 2009 alle 16:49

Brambilla ma Lei è geologo? Vulcanolo? Ha studiato sismologia?
Perchè altrimenti la sua sicurezza e la sua boria risultano veramente inspiegabili.
Purtroppo in Italia gli stupidi sono pieni di certezze e le persone intelligenti piene di dubbi. Sia a destra che a sinistra.
Saluti.

Sig. kintpuash,

Premetto che un pò mi dispace entrare in polemica con lei, trovando quasi sempre i suoi post perfettamente condivisibili, ma pazienza.

Veniamo al dunque.
La scienza a tuttoggi non è in grado di prevedere i terremoti.
Questo è un dato di fatto facilmente verificabile da chiunque.
Non è neccessario essere ne geologo ne vulcanologo per appurarlo.

Qualificare come boria questa “certezza” mi sembra fuori luogo. Perchè non dovrei essere certo di ciò che la scienza dice, o se vuole, è oggi in grado di dire?

Non sono io a dire che i terremoti, ad oggi, non si possono prevedere è chiaro?

Io non escludo che in futuro si possano prevedere, a lei invece risulta che questo è possibile già da oggi?
Ne ha certezza? O per restare fra quelli “intelligenti” ne dubita?

Accedi per rispondere

 
 
Patton scrive:

Kintpuash,
sono esterrefatto, letteralmente esterrefatto dal sua pseudo-dialettica. Capisco che le tragedia dell’Abruzzo sia sconvolgente, ma questo non La autoprizza a sconvolgere le regole della logica scientifica e umana.

Lei deduce la falsità della tesi di Brambilla dalla presunta “boria” con cui egli l’avrebbe presentata. Invece Brambilla (con il quale, per una volta, sono perfettamente d’accordo) si è limitato a ricordare una delle più elementari regole della comunità scientifica: regola condivisa tanto dai sismologi quanto dagli… elettricisti, tanto dai medici quanto dagli idraulici. Gli allarmi si lanciano solo quando si è ragionevolmente sicuri che la previsione è fondata; cioè, ad esempio, quando si è riusciti a convincere qualche collega (possibilmente autorevole) che l’allarme è fondato. E anche in questo caso uno mette sempre in conto la possibilità di aver sbagliato e di dover scontare le conseguenze legali/sociali a cui può andare incontro.

Invece Giuliani, se sono veri i fatti riferiti da Julius, si è comportato da cialtrone. Ha allarmato l’intera popolazione di Sulmona il 29 marzo, poi si è pentito e ha detto che il pericolo era passato, forse costretto dalle autorità e intimorito dal casino che aveva combinato. Infine ha usato il terremoto (avvenuto a 100 km e a una settimana di distanza dal previsto!) per far la figura del profeta e prendersi una rivincita contro la Protezione Civile.
Ma prima delle tragedie i “profeti” tengono duro; i cialtroni invece calano le braghe, e poi usano le tragedie come occasioni per vendicarsi (”Io l’avevo detto!”). Le assicuro invece — e lo dico per esperienza personale — che, dopo una tragedia, l’uomo che l’aveva prevista, se è un uomo, fa soltanto una cosa: piange.
Se è un cialtrone, si lagna.

Accedi per rispondere

 
Amgelo scrive:

Credo che il termine capitalismo provochi fastidio perchè viene declinato spesso con questa espressione:
“miglior sistema per produrre ricchezza”.
Invece sarebbe meglio utilizzare la sua “alterna interna” (come gli angoli di rizzitelliana memoria):
“miglior sistema per combattere la povertà”.

Accedi per rispondere

 
maccarti scrive:

Dal settimanale L’Espresso, in edicola domani

«Dal radon un segnale di pericolo
di Pio D’Emila

colloquio con Hirishi Wakita «Non è facile prevedere i terremoti, e forse è impossibile».

Hiroshi Wakita ne sa qualcosa. Nel 1978 ‘predisse’, senza essere ascoltato, il terremoto nella penisola di Izu. Ovviamente, come spesso succede in Giappone, i danni furono limitati, e le vittime furono poche.
Oggi ha 73 anni, è in pensione, ma continua a studiare quelli che in un suo saggio divenuto la bibbia dei sismologi, chiama ‘precursori’. «Ce ne sono di tanti tipi, divisi in almeno 8 gruppi, da quelli geofisici a quelli empirici. Ogni società, poi, ha i suoi precursori particolari. Voi in Italia avete il latrato dei cani, noi le carpe: la gente benestante le acquista perché sentono con un certo anticipo il terremoto, accostandosi alla riva?».

E il radon?
«Il radon è uno di questi, e io vi ho dedicato la vita. Sono sempre stato convinto che fosse uno dei precursori più attendibili. La prima volta risale al terremoto di Taskhent, in Uzbekistan, nel 1966: i livelli di questo gas salirono bruscamente. Da allora un po’ dappertutto ci sono stati studiosi e laboratori che si sono specializzati in questa disciplina, dalla California alla Cina, all’Islanda. E in Giappone. A suo tempo, assieme al collega Tsuneji Rikitake, portammo a termine uno studio che ancora oggi pare venga molto apprezzato, nel quale fornivamo ben dodici casi di eventi sismici, in Giappone, prima dei quali si era verificata un forte alterazione dei livelli di radon».

E a quali conclusioni eravate giunti, all’epoca?
«Che entro tre-quattro giorni dai picchi si verificano i terremoti».

Ma allora i terremoti sono prevedibili?
«Non è così semplice: gli studi hanno anche mostrato che vi sono diversi tipi di anomalie nei valori del radon. A lungo ed a breve termine. Non è detto che l’aumento porti automaticamente a un sisma. La prevedibilità delle calamità naturali è un obiettivo condiviso da tutta la comunità scientifica. Il punto di arrivo è la creazione di un sistema di allerta che funzioni come quello che indica l’arrivo di uno tsunami».

Ha seguito la polemica in Italia, sul suo collega che aveva previsto il terremoto?
«Sì, l’ho seguita. Ma sarebbe accaduto anche da noi. Non si può dichiarare l’emergenza basandosi solo sul radon».

*

Previsioni? Impossibili
di Paolo Pontoniere

Colloqui con Ralph J. Archuleta

Ralph J. Archuleta dirige lo Earth Science Department dell’università della California a Santa Barbara. Considerato uno dei maggiori esperti statunitensi di ‘grandi terremoti’, ha appena ricevuto la Harry Fielding Reid Medal, un encomio conferito dalla Società sismologica americana, una sorta di Nobel della geologia. Lo abbiamo intervistato.

È vero, come afferma qualcuno, che le mutazioni nelle concentrazioni di radon presente in una zona possono predire l’avvento di un terremoto?
«Quella del rapporto tra il radon e i terremoti è una teoria di cui si discute da anni. Qualcuno sostenne che anche nel caso di Sichuan, in Cina, il sisma fu preceduto da un incremento delle emissioni. Non dubito che i ricercatori abbiano veramente rilevato un incremento delle concentrazioni del gas e registrato delle variazioni nel suo stato chimico-fisico, ma questo non basta a provare che esiste un nesso tra i due fenomeni».

Che intende dire?
«Se ci trovassimo di fronte a una legge universale si dovrebbe verificare un sisma ogni volta che aumentano le concentrazioni di radon, e in vece è vero proprio l’opposto: nella maggioranza dei casi non succede proprio niente».

Dunque, non esiste una relazione significativa dal punto di vista statistico?
«Su questa teoria, a partire dagli anni Settanta, negli Usa ci hanno lavorato in tanti. Dall’Earth Survey dello US Geological Survey al Centro per lo studio dei terremoti di Menlo Park. Anche la California del Sud, dove si trova la mia università, è piena di radon. Eppure non c’è mai stata una volta che l’aumento della sua concentrazione sia stata seguita da un terremoto. Se esistesse una relazione statistica dovremmo essere in grado di codificarla in una formula precisa, dovremmo riuscire a prevedere il 60, 40, 30 o anche 20 per cento dei terremoti. Invece non ci riusciamo».

Non può essere che abbiate preso l’ipotesi sotto gamba, che nessuno ci abbia lavorato come si deve?
«Davanti a disastri naturali come i terremoti nessuno si permetterebbe mai di ignorare una teoria, anche la più bizzarra. A Menlo Park l’ipotesi-radon è stata studiata per un quindicennio. Purtroppo è stato impossibile confermarla. Scoprire come riuscire a prevedere un sisma sarebbe fantastico. Ma mi creda: per adesso si possono solo osservare i trend, e da quelli tentare di formulare delle proiezioni future».

Accedi per rispondere

 
alebiassoni scrive:

L’Abruzzo è andato, ce lo siamo, se lo sono voluto.
Diciamolo forte e chiaro, è stato un terremotino, di media intensità.
Solo da noi, nazione di bestie ignoranti, poteva fare i danni che ha fatto.
Nemmeno gli edifici pubblici recenti avevano costruito a dovere.
Radon o non radon, è andato giù un ospedale inaugurato nel 2000, in zona sismica.
Ma ci rendiamo conto di che merda di “popolo” siamo?
Avanti il prossimo botto: il Vesuvio.
Se fa il fumino è come una pentola a pressione che sfoga poco alla volta.
Ma ormai è tanto che non fuma più, ed essendo attivo vuol dire una cosa sola: bottone in arrivo.
Prendete Google earth e guardate quanto hanno costruito sulle sue pendici.
Ora si faranno pure l’ampliamento del 30%.
Salteranno tutti per aria come si meritano.
Merde sono, non esemplari di Homo sapiens.

Btw, il caro leader è un portasfiga di dimensioni colossali, questa è ‘unico argomento politico che lei deputato Guzz dovrebbe usare, specie nel sud.
Così, tanto per entrare in comunicazione con queste bestie che si appellano a maghi e fattucchiere, essendo totalmente ignoranti degli ultimi 100 anni di progresso tecnologico.

Saluti, Ale

Accedi per rispondere

 
kalevala scrive:

Una cosina breve breve. E’ uno spunto di riflessione.

Quasi sempre in politica niente e’ casuale.

Mr.Obama|||||||||| ha parlato con cani e porci tra Londra ,Strasburgo e Praga.

Non ha trovato il tempo di parlare con il rappresentante di un componente del G8. E questo e’ un fatto.

Un bello schiaffo , non c’e’ che dire …all’Italia prima che all’unto.

E’ lecito attribuire a cio’ un significato politico oppure no. Ad Ognuno la sua valutazione.

Poi, per la gioia di Pinco e Julius , riportiamo il titolo di un editoriale del “die Welt” che non ha bisogno di traduzione : ” Der italienische clown”.

Si noti che Die Welt e’ uno tra i piu grandi “opinion maker” teutonici e giornale assolutamente “conservatore”.

P.S. Siccome qualcuno pensa che la stampa straniera sia imbeccata da Repubblica,Stampa o Corriere precisiamo che l’editoriale suddetto non portava la firma di Anselmi,Scalfari o De Bortoli….l’autore era proprio un mangiacrauti doc.

Accedi per rispondere

 
Sergio Rizzitiello scrive:

Il recente e drammatico terremoto avvenuto a L’Aquila e in alcuni Comuni limitrofi solleva alcune riflessioni che già hanno avuto un nobile precedente dopo il drammatico terremoto di Lisbona del 1755 e le conseguenti analisi di Voltaire atte a criticare, se non proprio ad irridere, la celebre frase del filosofo Leibniz che il nostro mondo è il migliore dei mondi possibili, che Dio poteva creare avendo davanti a lui un’infinita possibilità di modelli e che ha scelto il nostro perché lo reputava il migliore possibile.

Voltaire scrisse in proposito “Il poema del terremoto di Lisbona”, ma soprattutto “Il Candido” che è veramente irridente sulla metafisica ottimistica di Leibniz espressa nella sua “Teodicea”.

Detto di questo precedente filosofico e storico, partiamo con le nostre analisi e cerchiamo di individuare i punti più importanti che un evento naturale e catastrofico come il terremoto evidenzia per noi uomini.

1) Il piano prestabilito

E’ indubbio che sia una speciale prerogativa umana quella di voler prevenire gli eventi, di razionalizzare gli effetti studiando le cause possibili che li determinano, in ultima analisi di pianificare ogni cosa per poterla gestire al meglio.

Qualcuno ha detto che è proprio questa capacità di “prevedere” che ha spinto l’uomo verso la scienza e affinato tutti gli strumenti tecnologici per poterne applicare nel piano della realtà le formulazioni teoriche.

Quando si conosce qualcosa si toglie il velo del mistero che lo avvolge e lo si teme di meno.

Alcuni antropologi hanno rintracciato proprio in questa esigenza di arginare le forze irrazionali della natura l’impulso primario che ha spinto l’uomo versa la cultura, le relazione sociali.

Quando Lucrezio nel “Le cose della natura” attribuisce al timore dell’ignoto, della morte, il primo impulso verso la religione e la creazione degli dei, ha dato voce a questa primordiale esigenza umana di arginare l’angoscia di fronte all’ignoto che ci minaccia e ci minaccia proprio perché non lo conosciamo.

E’ così potente questo meccanismo che nella stessa psicoanalisi è stato formulata la risoluzione di fissazioni nevrotiche quando si fa conoscere emotivamente al paziente un evento che lui in passato ha rimosso.

In tale conoscenza partecipativa l’uomo guarisce dal trauma di aver solo subito un evento, di esserne stato solo passivo spettatore, e rendendosi invece attivo attore, riesce a spogliarlo di tutte quelle valenze negative che l’evento portava con sé.

E’ evidente che già il processo della rimozione è il sintomo dell’incapacità umana a gestire un evento drammatico, però esso non può essere annullato con un atto magico della nostra mente cosciente perché, come in fisica si è insegnato, anche nell’universo psichico nulla si può distruggere.

Tutto va a depositarsi nell’inconscio e diviene ancora più nefasto di quanto era già al suo inizio.

Di fronte ai fatti drammatici l’uomo ha bisogno di tempo.

Il tempo però diviene solo un espediente per allontanare l’evento traumatico dalla consapevolezza e che paradossalmente si fa più maligno per la psiche.

Quando però l’io si fa forte e capace di accoglierlo con un atto di consapevolezza, l’evento si risolve nei suoi aspetti maligni e si evidenzia nel suo solo contorno di realtà.

Solo che a questo punto nasce un grande problema: un evento drammatico che minaccia la nostra stessa esistenza fisica e psichica può essere accettato senza che già di per se stesso ne evidenzi il carattere di traumatico?

Se io rimuovo mi difendo, però il trauma agisce a livello inconscio e si rende ancora più carico di conseguenze negative, ma se io lo accetto pienamente e consapevolmente in tutti i suoi aspetti emotivi, non ne viene lo stesso a determinare un evento devastante per la psiche?

Ebbene la risposta è proprio nel tempo dell’elaborazione.

L’uomo ha bisogno di un certo scarto di tempo più o meno lungo per poter elaborare un evento catastrofico ed accettarlo nella coscienza in tutti i suoi effetti.

Al concetto di “previsione” si affianca così quello di “elaborazione” e alla fine, a ben guardare, pur appartenendo a significati diversi dell’operare umano, per quanto riguarda la psiche fanno parte dello stesso processo mentale di trovare un sistema difensivo atto ad arginare un evento traumatico.

Solo che a questo punto tutto viene complicato dal carattere ossessivo dell’elaborazione e previsione.

Si cerca meticolosamente di non lasciare aperta nessuna falla, ogni cosa deve essere programmata e prevista, ogni pur minimo segmento deve essere inserito in un piano razionale che lo possa conoscere in tutti i suoi aspetti.

Ma questo serve a impedire che un fatto temuto si verifichi?

La realtà ha dimostrato che non si può impedire né un fatto naturale, né uno psichico.

Allora il piano ossessivo diventa paradossalmente più che un aiuto un ostacolo alla capacità di fronteggiare il trauma perché scardina di netto le nostre difese e ciò determina in sé un trauma.

Si vengono così a sommare due eventi traumatici: il fatto drammatico e l’impotenza per non essere riusciti ad impedirlo.

Il rituale ossessivo è perciò fallimentare e ci lascia ancor più traumatizzati.

2) Il crollo delle case e il desiderio che le cose siano razionali

Attualmente l’affermazione che ha suscitato più impressione del drammatico terremoto abruzzese è che i terremoti, allo stato attuale delle nostre conoscenze scientifiche, non si possono ancora deterministicamente prevedere, vale a dire non si può dire dove, quando, il terremoto avverrà.

Questa affermazione della comunità scientifica ha reso evidente l’attuale impotenza dell’uomo di fronte all’evento ma ne ha sottolineato un altro non meno drammatico: attribuire all’uomo le colpe di un evento è solo un illusorio tentativo di non vedere quanto è piccola la nostra capacità di fronteggiare i fenomeni naturali che per noi possono essere disastrosi.

Credere in un provvidenziale ordine buono è stato sempre uno dei punti fondamentali della religione rivelata.

La divina provvidenza appartiene proprio al fondamentale ottimismo religioso che crede in un Dio che dà protezione e che ha per noi un ordine da lui stabilito che noi magari non riusciamo sempre a cogliere ma che esiste e che è finalizzato a Lui stesso che è l’essenza del bene.

Il terremoto con tutti i suoi effetti catastrofici, con le sue innumerevoli vittime, mette in crisi questo piano divino, non si riesce a comprendere come Dio possa contenere nel suo piano tali sciagure, tanta sofferenza e dolore umano.

In questi giorni ho sentito dire dal professor Meluzzi, che citava un autore cristiano, che Dio è proprio lì dove c’è quella disgrazia, nella fattispecie, è lì sotto le macerie, tra i calcinacci, tra il sangue e la polvere, tra il buio e la morte delle mura che ti sono addosso.

Questa edificante affermazione richiama un’altra più celebre che è quella dei “Fioretti” di San Francesco quando il santo si chiedeva, chiedeva ai suoi confratelli, quali doni mai si potesse dare a dio che lui già non avesse e si rispondeva che l’unico dono possibile era il nostro dolore e la nostra sofferenza.

Solo che tale risposta non soddisfa la creatura umana che non comprende perché mai Dio debba avere il suo dolore e la sua sofferenza nei suoi piani.

Così assurdo gli pare quel dolore e quella sofferenza che lo mette in crisi, che genera in lui il lacerante dubbio che esista non solo un piano divino ma addirittura Dio stesso.

Il suo sguardo si affaccia ad un abisso, una voragine che si è cercato disperatamente in tutti i modi di non vedere, il cuore urla di spavento e una sensazione di essere sospeso in un nulla senza senso gli attanaglia il cuore.

C’è chi di fronte a questo baratro soccombe, impazzisce, non trova più la pace e la serenità, perde la ragione.

C’è chi ne fa prova di una nuova ideologia piena di scetticismo, di ateismo, in alcuni casi di nichilismo.

Ma ai più, la vita stessa li riprende nei suoi consueti ritmi e li rinsalda, attraverso le consuete abitudini, in tutti quei sistemi difensivi psicologici e culturali dai quali per un attimo si era usciti.

3) Il crollo delle case

L’immagine che più ricorre in questi giorni è quella delle macerie, i calcinacci sparsi dappertutto.

Immagini riprese in primo piano, viste panoramicamente dall’alto, immagini che impressionano e vogliono impressionare perché vogliono essere in essenza l’idea stessa della catastrofe che si è abbattuta distruggendo un bene prezioso: la casa.

Addirittura la distruzione della casa fa più impressione della vita umana soppressa, infatti, quest’ultima viene coperta, pudicamente censurata nella sua esibizione, mentre l’altra, il crollo delle mura, viene esibita, pubblicizzata, evidenziata il più possibile.

Nei dolorosi lamenti dei superstiti il crollo della propria casa viene messa accanto alla perdita di una persona cara, anzi, si fa tutt’uno con essa e non si pone un ordine di importanza.

Non è insensibilità, non è attaccamento alla cosa, alla materia, ma è un rispondere ad una fondamentale esigenza psicologica difensiva.

La casa ha una funzione protettiva, è sentita come la stessa funzione che ha l’io nell’ambito della psiche.

Se l’io deve mediare tra la consapevolezza e l’inconsapevolezza, tra la razionalità e l’irrazionalità, tra le esigenze della realtà esterna e quella interna, allo stesso modo la casa è ciò che ci protegge dall’esterno, ciò che fa da filtro tra la realtà naturale e le nostre esigenze umane.

Nel crollo delle case si avverte il venir meno di questa protezione, ci si rende conto di come sia fragile il tentativo di difesa contro le forze che ci sovrastano.

Nel crollo delle case vi è netta la folgorante consapevolezza di quanto sia precaria la nostra esistenza.

Quando crollano le case crolla pure il nostro io.

Freud verso la fine del suo lavoro psicoanalitico auspicò che l’io riuscisse a prendere campo rispetto alle forze istintuali inconsce (l’es) come se avvertisse questa esigenza di estensione delle proprie difese, di desiderio di allargare le nostre capacità sull’ignoto per dominarne la paura e illudersi di poter vincere una partita che altrimenti risulterebbe persa in partenza.

Le case devono resistere, devono essere a prova di sisma, devono avere una forza di resistenza tale da poter proteggere l’uomo dalle forze catastrofiche della natura.

Tanto grande è questa esigenza che subito si pensa alla ricostruzione, in essa vi è l’antidoto al dolore della perdita della persona cara, solo ricostruendo la casa si può placare quello stato di impotenza che il suo crollo ha fatto nascere drammaticamente.

4) La solidarietà e lo sciacallaggio

Uno dei fenomeni che più colpiscono dopo un evento catastrofico come un terremoto è la gara di solidarietà della comunità verso i superstiti.

E’ un meccanismo così potente che sospende tutti i soliti altri meccanismi negativi presenti normalmente tra le persone come l’egoismo, la violenza, l’indifferenza, la gelosia, l’invidia.

Già di per sé nei confronti del debole, verso chi soffre, chi evidenzia uno stato di deficienza, si allenta la nostra usuale aggressività, la nostra feroce rivalità che ci spinge a sentire l’altro con fastidio, come un pericolo per la nostra affermazione, per il nostro successo, ma ancor di più verso il superstite di un terremoto noi sentiamo di doverlo proteggere, lo sentiamo vicino, tanto vicino che ci appare un noi trasferito altrove.

E’ proprio tale processo di identificazione che ci spinge a fare a lui ciò che vorremmo che altri nelle stesse condizioni facessero a noi.

Il senso di pena che si prova nei confronti del sopravvissuto è lo stesso sentimento che si prova verso se stessi immaginandosi in quella stessa condizione, anzi, vivendo la stessa condizione che non si riesce ad allontanare da sé soltanto perché ora si è in un altro luogo.

In quel momento si è là, si vive la stessa precarietà, la stessa impotente sensazione di sconfitta, la stessa angoscia, la stessa paura, ma allo stesso modo si ha il senso spasmodico di uscirne fuori, di trovare un sistema per allontanarsi da quella condizione di fragilità che riempie di dolore, frustrazione, sofferenza, impotenza.

Di per sé con la solidarietà si viene a determinare l’antidoto a quella angoscia: si stabilisce una rete protettiva di relazioni affettive che è proprio ciò che il cataclisma ha rotto violentemente.

In questa catena umana di solidarietà vi è il tentativo di ripristinare tutta quella fitta rete di relazioni che diano il segno psicologico che l’uomo può fronteggiare l’avversità della natura, delle sue forze devastanti e caotiche, solo aumentando tutto ciò che di più umano ci possa essere.

Leopardi ha espresso lo stesso tema in una delle sue ultime e più importanti poesie “La ginestra”.

Il tema è lo stesso: si può vincere il dolore che l’inevitabile fine e precarietà della nostra condizione evidenzia solo unendosi agli altri uomini.

Sentire simile al mio dolore l’altrui dolore, simile la mia condizione a quella altrui, la mia consapevolezza della fine alla consapevolezza altrui, ci dà l’unico nobile antidoto al dolore e alla sofferenza, allo smacco e alla fragilità.

Proprio per tali motivi la solidarietà è, finché dura l’identificazione col superstite, un meccanismo potente di protezione dall’angoscia.

Proprio perché noi sentiamo che la solidarietà ha questa enorme funzione psicosociale, si avverte come cosa intollerabile il fenomeno dello sciacallaggio, vale a dire di persone che, approfittando di quello stato di gravissima precarietà, rubano beni ai superstiti, entrano di soppiatto nelle rovine delle case per sottrarre le cose che di più prezioso si può trovare.

Lo sciacallaggio oltre che essere un modo per interrompere la rete protettiva della solidarietà è anche una sorta di subdolo rincaro della devastazione delle forze naturali.

Viene avvertita come una continuazione sotto forma umana della distruzione che la natura e le sue forze devastanti hanno abbattuto sull’uomo.

Se poi è in un penetrare nelle case che si esercita l’azione dello sciacallo, proprio per le ragioni sopra esposte, si avverte in quell’intrusione il voler violare l’intimità ferita della nostra anima, penetrare violentemente e subdolamente in essa per sottrarre parti preziose di sé.

Di fronte allo sciacallaggio si hanno le reazioni più violente, più intransigenti, senza nessuna giustificazione che di solito si ha in altri momenti versi i ladri: se si potesse si invocherebbero le pene più gravi, anche la morte.

In questi momenti nessuno può perdonare allo sciacallo di aver approfittato di una situazione di precarietà estrema per gettare altro sale su ferite che sono ancora sanguinanti.

5) Scossa sussultoria e ondulatoria

In ultimo, vorrei analizzare il fenomeno sismico che provoca il disastro: la scossa di tipo sussultorio o ondulatorio.

Così vengono differenziate le due scosse.

“Le principali manifestazioni sismiche sono di due tipi e si manifestano con terremoti di tipo sussultorio o ondulatorio. Il moto sussultorio si ha quando il terreno si muove rapidamente abbassandosi e rialzandosi, quindi con movimenti posti sull’asse verticale, il moto ondulatorio avviene quando il terreno si comporta come la superficie di un lago in cui vi si è gettato un sasso. Entrambi i moti, se le potenze in gioco sono molto elevate, sono estremamente distruttivi. Il movimento sussultorio può rapidamente sgretolare qualsiasi struttura non sufficientemente solida anche se di altezza minima, il moto ondulatorio, invece, provoca delle tensioni estreme in tutte le strutture elevate, generando un collasso strutturale, allorquando non siano state costruite con caratteristiche tali da sopportare questo tipo di sollecitazioni.”

Sia di tipo sussultorio che ondulatorio, il fenomeno che viene ad evidenziarsi è quello di creare nell’uomo subito, già al suo manifestarsi, un carattere di instabilità rispetto alla sua postura abituale, al suo coordinamento spaziale.

Con la scossa sussultoria e/o ondulatoria l’uomo ha uno sbilanciamento che gli preclude il suo equilibrio sia di tipo statico, quando è fermo, che dinamico, quando è in movimento.

Risulta essere già con il primo verificarsi dell’evento in una condizione non più abituale che egli ha acquisito in un lungo processo di mediazione tra le attività del cervello attraverso i sensi e gli organi preposti come l’occhio, l’orecchio e gli stimoli esterni.

In questo processo acquisito si viene ad interporre una forza, la scossa, che genera uno scombinamento della coordinazione e quindi dell’equilibrio generando quel senso di angoscia che è già il preludio all’angoscia che si stabilirà successivamente.

In ogni spazio non solido l’uomo ha creato delle compensazioni che supplissero alla sua condizione di precarietà.

Nell’aria, quando vola, si poggia alla solidità dell’aereo che in parte vince l’angoscia di non stabilità.

Nell’acqua, quando naviga nei fiumi, nei laghi, nei mari e negli oceani, la barca, la nave, è il substrato solido sul quale deve poggiarsi per poter orientarsi e coordinarsi in modo stabile.

Tutto questo viene meno durante la scossa di terremoto quando le forze sussultorie e/o ondulatorie sbattono il suo corpo di qua e di là, lo sbalzano in ogni dove, gli tolgono ogni sistema di riferimento facendo cadere le cose intorno a lui, in una parola gli tolgono la stabilità.

Il carattere di stabilità è uno dei più importanti fattori umani per vincere la sua angoscia e anche in quelle attività dove di solito si richiede una certa fluidità, l’uomo cerca sempre di trovare un elemento che dia una certa costante al suo agire per trovare appunto quel carattere di stabilità che è una primordiale e insopprimibile esigenza psicologica ed esistenziale.

Il terremoto è anche per questa ragione visto dall’uomo come qualcosa di opposto alla sua natura o meglio al carattere di stabilità che la sua natura esprime per fronteggiare al meglio le forze psicologiche e naturali che gli si oppongono.

Conclusioni

Abbiamo visto in questo lungo articolo come l’uomo sia negativamente impressionato dal terremoto, questo perché sente condensarsi nella sua azione devastante tutta una serie di aspetti che più lo angosciano.

L’impressione che se ne ricava è che nonostante i secoli di scienza e filosofia, di cultura e politica, l’uomo sia nel fondo della sua anima ancora una creatura fragile e che manifesta tutta la sua angoscia quando improvvisamente insorgono forze sovrastanti che lo ricacciano indietro da quella sua lunga ma ancora debole, anche se preziosa, conquista della compensazione culturale dalla quale cerca un antidoto alla sua precarietà esistenziale e alla sua consapevolezza insopprimibile, per quanto rimossa, che vi è un limite drammatico alla sua presenza e al suo agire.

Accedi per rispondere

 
kintpuash scrive:

Brambilla
premetto che anche a me un po’ dispiace entrare in polemica con Lei però devo dire che sono stato spiacevolmente colpito dal tono più che dal contenuto del suo post.
Frasi come “se quello “scienziato”, che nemmeno sa parlare correttamente l’italiano” non le fanno certo onore e spero convenga con me che sono il classico esempio di come non bisognerebbe argomentare.
Le doti dialettiche di Giuliani non c’entrano niente con le sue capacità tecniche, con le sue teorie o comunque con quanto avvenuto.
Poi magari Giuliani si sarà fatto prendere dell’entusiasmo ma, come puoi leggere dal post di Maccarti o anche facendo una semplice ricerca su internet, le sue teorie sono tutt’altro che campate in aria e squalificarle come i deliri di un cialtrone mi sembra veramente fuori luogo.
Insomma è un campo di discussione su cui confrontarsi e su cui non mi sembra il caso di elargire insulti come ha fatto Bertolaso o come ha fatto Lei.
Patton
lei dice che prima di lanciare allarmi bisogna essere sicuri che questi non siano ingiustificati.
Però si metta nei panni di Giuliani. In base alle sue ricerche Lei è convinto che succederà un terremoto distruttivo, cosa fa? Se ne sta zitto e tranquillo aspettando la catastrofe o cerca in qualche modo di intervenire anche se non ha l’avvallo della comunità scientifica? Si ricordi che in ballo ci sono delle vite umane.
Secondo me Giuliani ha peccato di generosità ma Bertolaso ha sicuramente peccato di superbia.
E fra i due mi sembra un peccato più grave il secondo.
Saluti.

Accedi per rispondere

 
kintpuash scrive:

Quanti cialtroni ci sono in giro!!!!

Dal Corriere della Sera di oggi.

Gli atenei «credono» nel radon:
previsioni possibili
Bari e Pisa: i sistemi efficaci esistono, mancano i soldi per perfezionarli
MILANO — Ventitrè gennaio 1985: per la prima (e unica) volta in Italia scat­ta l’allarme terremoto. L’Istituto naziona­le di geofisica prevede una «scossa peri­colosa ». E il ministro della Protezione ci­vile Giuseppe Zamberletti, oggi presiden­te della Commissione grandi rischi e so­stenitore dell’impossibilità di prevedere i terremoti, ordina lo stato d’allerta per dieci comuni della Garfagnana: scuole chiuse per due giorni, case vecchie o in cattivo stato evacuate.
Centomila persone abbandonarono le proprie abitazioni, ma il terremoto non arrivò. Allora la previsione di un sisma distruttivo fu formulata, dopo una scos­sa premonitrice, sulla base di un’analisi storico-statistica. Oggi, tra gli indicatori sismici, c’è anche il radon. Giampaolo Giuliani non è solo. Sono diversi i ricer­catori che studiano questo gas: l’univer­sità di Bari ha messo a punto un sistema di 25 centraline fermo per mancanza di fondi; quella di Pisa ha elaborato un pro­getto per il monitoraggio nelle acque sot­terranee della Garfagnana e della Luni­giana allo studio degli enti locali. Ricer­che sono in corso anche all’Istituto nazio­nale di geofisica e vulcanologia.
Pier Francesco Biagi è docente di Fisi­ca all’Università di Bari. Studia il radon e i disturbi sui segnali radio. «I sistemi per prevedere un terremoto già esistono — dice —, è che mancano i soldi per perfe­zionarli. A differenza dei miei colleghi so­no convinto che non è impossibile preve­dere un sisma, ci riusciremo. Fu proprio Boschi, oggi nemico dei precursori, a fa­re la previsione del 1985». E spiega: «Nel 2005 abbiamo presentato un progetto al­la Regione per l’installazione di 25 cen­traline per il rilevamento di radon e sta­zioni radio a bassa frequenza (alcune an­che nel Gran Sasso). Per un punto siamo stati esclusi dalla graduatoria e le prime centraline sono state disattivate».
All’università di Pisa si studia invece il radon nelle acque sotterranee della Garfagnana e della Lunigiana. Il team di Giorgio Curzio, docente di Misure nucle­ari, ha elaborato uno studio di fattibilità per il monitoraggio del radon: stazioni prototipo che ogni sei ore dovrebbero trasmettere al dipartimento e alla Prote­zione civile i livelli.
Tra i ricercatori che studiano il radon c’è anche Calvino Gasparini, dell’Istituto nazionale di geofisica. Nel 1985 fu uno degli esperti a formulare la previsione della Garfagnana. Oggi è direttore del Museo geofisico di Rocca di Papa dove da quattro anni una centralina misura il radon. «Sappiamo che questo gas è un precursore dello stress sismico, ma per ora non ci dice il ‘dove’ e il ‘quando’ av­verrà un terremoto». Più attendibile l’analisi storico-statistica: «Sulla base della quale scattò l’allerta del 1985. Nel caso di Giuliani non esistevano parame­tri consolidati, ma un censimento a se­taccio grande degli edifici più vecchi e una maggiore informazione, forse…».
Nel 1985 la «scossa pericolosa» non ar­rivò. E l’ex ministro Zamberletti finì sot­to inchiesta per procurato allarme. Forse per questo da allora ha sempre chiamato i centomila sfollati «un test». E oggi riba­disce: «I terremoti non sono prevedibi­li ». Ma poi spiega: «Allora il radon non c’entrava, lì ci trovavamo davanti a dati statistici particolari. Davanti a una previ­sione della comunità scientifica come quella di 24 anni fa, proprio Boschi e Bar­beri mi avvertirono del rischio, farei la stessa cosa: ordinerei lo stato d’allerta».

Accedi per rispondere

 
Dot scrive:

Kintpuash,

ci dobbiamo rendere conto però che il discorso va fatto in termini probabilistici, e non è solo tecnico-scientifico.

Quando, dove, come, per quanto, spostare una consistente porzione di popolazione a causa di un terremoto futuro?

Si può intraprendere una strada che porti all’evacuazione di un gruppo di persone a causa di un rischio imminente, ma in questo caso occorre agire in modo risoluto e a favore della sicurezza. Questo modo di procedere non può che essere sostenuto da riscontri oggettivi, accertati, anche solo in termini probabilistici, dalla comunità scientifica.

E’ un dovere comprendere che spostare i cittadini dell’Aquila e riposizionarli a 100, 200 km vuol dire assumersi il rischio di sottoporli alla probabilità di renderli partecipanti sfortunati di un terremoto previsto correttamente nel tempo, ma disgraziatamente sbagliato nel luogo. In alternativa, ci immaginiamo cosa significa allestire campi temporanei in cui alloggiare le persone rimosse dalle proprie abitazioni per un tempo indefinito, è che può diventare infinito se non si interviene con soglie probabilistiche che ci permettano di definire il rischio trascurabile? Da chi e come vengono determinate queste soglie? Quando far rientrare i cittadini nelle proprie abitazioni assumendosi il rischio che il giorno dopo gli crollino in testa?

Queste scelte drastiche sono possibili e doverose (per quanto complicate, costose, difficili) e sono politiche. Chi denigra un politico perché si è fatto carico di una scelta di questo tipo e induce a ritenere che la persona più giusta per questo tipo di scelta sia un tecnico, o uno scienziato, non ha capito ‘na mazza. La scelta è una scelta politica che deve essere guidata da elementi tecnico-scientifici adeguati e riconosciuti da organismi accreditati.

Esiste una comunità scientifica. Non corro certo un grosso rischio di sbagliare se affermo che il radon e le sue caratteristiche non sono sconosciute a questa comunità. Tacciare questa comunità di snobismo come ha fatto ieri sera l’Onorevole Di Pietro in TV riuscendo a rendersi ridicolo anche in un caso tragico come questo è imbarazzante. Per quanto possa essere verificato come la tragedia abbia lati contigui con la farsa, certi spettacoli di arroganza indomita su argomenti che non si conoscono, proposti poi più in momenti che più sbagliati non possono essere, agli italiani dovrebbero essere risparmiati. Non solo gli scienziati, ma anche le persone che vedono in Di Pietro un loro rappresentante, queste esibizioni non se le meritano.

Accedi per rispondere

 
brambilla scrive:

kintpuash scrive:
8 Aprile 2009 alle 08:53

Brambilla
premetto che anche a me un po’ dispiace entrare in polemica con Lei però devo dire che sono stato spiacevolmente colpito dal tono più che dal contenuto del suo post.
Frasi come “se quello “scienziato”, che nemmeno sa parlare correttamente l’italiano” non le fanno certo onore e spero convenga con me che sono il classico esempio di come non bisognerebbe argomentare.

Questa frase l’ho detta perchè è vero, e perchè si è comportato in modo da meritarsela.
Uno che viene a dire di essere in grado di fare previsioni, quando la cosa ad oggi non è nelle possibilità di nessun scienziato, o è un fenomeno da nobel, o è appunto, un cialtrone.

Cialtrone si, perchè se aveva dei risultati scientifici da comunicare poteva e doveva portarli a conoscenza del mondo scientifico nelle sedi opportune, dove sarebbero stati presi in considerazione e verificati.
Un tecnico serio e tantomeno uno scienziato non va in giro a fare l’indovino.

Ma si può pensare che se avesse avuto qualche risultato scientifico serio da proporre non sarebbe gia stato in fuga verso il Giappone?
Io credo che a volte basti anche un pò di deduzione, da profani di un qualsiasi settore, per verificare l’attendibilità di certe affermazioni)

Accedi per rispondere

 
FIORENZO scrive:

POLITICA: STORIA DI LADRI E DI GRANDI VALORI?
Premesso che anche col mio sforzo riduttivo ho capito poco o niente di questa Politica: se classificarlo, ironico o deprimente dal punto di vista di fiction! Io ho solo fatto in 24 anni, un po’ di Politica con Bettino Craxi e con i grandi, ho conosciuto molti uomini Politici e Capi di Stato a livello mondiale, ma mi rimango un ignorante Contadino vero e, non finto anche se, per mantenermi sto terreno sono rimasto in mutante! Ma torniamo al Cinese, forse non per questa mentalità ottusa che è diventato big del PCI? Forse, il figliolo Epifani non ha imparato da costui per bloccare il Paese con scioperi e richieste poco seri in tempi di crisi mondiale? Allora come può costui dare buon esempio se è stato un cattivo maestro del Socialismo di Sinistra? Purtroppo si definiscono “ Socialisti e di Sinistra ” ma in realtà non sono né Socialisti, né Sinistra! Secondo me, questi due aggettivi, li candida nei secoli bui del fare, intuire, decidere ed avere palle! Il PCI, ebbe successo affinché il mio amico Bettino Craxi non lo bloccò ed appena ucciso, questo grande statista, ecco lo scivolone nel mondo fantasioso di Mele Marce, Margherite, Elefantino, Trifoglio ed Uliveti senza capire, perché inebriati, che l’Iscariota sì suicidio dal rimorso di aver tradito: ma visto che questi Kompagnuzzi demonizzano ed essendo elastici introitano elementi, veri titani icone Voltagabbana Bruto e terroristi, voi pensiate che la gente, in altre parole i votanti siano sciocchi? Ecco a voi il risultato per avere in se, Grilli per la testa, Fazio-si, Boys, No Global, Santoro, Moretti e Ferrero tanto “ Chocolat “ da far venire il diabete, ma senza la pillola Bret Pitt, ma attuata con toppa al culo, da sipario strappato a franceschiello, ecco la vera fiction, PD in concerto stonato: “ La stangata, come avere le Mani Pulite ed alti Valori!”vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera.

Accedi per rispondere

 
Anna Ferrero scrive:

Caro Guzzanti,
ho letto la sua intervista a Rinascita. Tutta in chiave anti-berlusconiana. Io l’ho seguita fin dai tempi in cui scriveva su “La Stampa”. Seguita con interesse e stima. Ora, mi spiace assai assai scriverlo, si comporta e parla come un amante deluso della donna che, a suo dire, l’ha tradito. E aggiungo tra parentesi: termini come “mignottocrazia” li lasci perdere; non le si confanno.

Anna Ferrero
GUZZ – GRAZIE -. LA MIGNOTTOCRAZIA NON si confà alla Repubblica italiana. Io sono un cronista e noto e racconto. Mignottocrazia è un termine che ha avuto una fulminea fortuna, perché è appropriato. Purtroppo, e non per mia colpa.

Accedi per rispondere

Anna Ferrero scrive:

Caro Guzzanti,
per quanto sia solita alla lettura quotidiana di più giornali, devo essermi persa qualcosa. Si riferisce forse a certe intercettazioni? Non mi pare che la persona in questione sia in una posizione di gran potere; o è una sorta di Madame de Montespan o di Madame de Maintenon o di Madame de Pompadour? Berlusconi come Luigi XIV o Luigi XV?

Anna Ferrero

Accedi per rispondere

 
 

Scrivi un commento

Per inviare un commento devi fare il login.