Insieme ad una lettera affettuosa e militante di Giuseppe Stella che racconta il congresso, un mio appello: tutti coloro che desiderano iscriversi al PLI sono invitati a farlo per il proprio piacere prima di tutto, e per l’instaurazione della democrazia negata in Italia. Il mio è un appello a chi ha seguito il congresso sul sito del PLI o su Radio Radicale, registrato e consultabile da tutti per files separati.
Google Risultati di ricerca
You arrived here after searching for the following phrases:
Clicca su un termine per andare direttamente alla sua prima occorenza, oppure torna ai risultati di ricerca.
GIUSEPPE STELLA, STAR JOE, UNO DEI NOSTRI INVIATI AL CONGRESSO SCRIVE:
Cari Amici e “Nemici”,
IO C’ERO.
Io c’ero, ci sono e ci rimarrò in questo Partito Liberale Italiano, che per me è stato un disvelarsi ed un ritrovare una PASSIONE, e lo ri-scrivo, PASSIONE politica sopita e di questo devo un grazie immenso al MIO Vice Segretario Paolo GUZZANTI.
Io c’ero e potrò raccontare ai miei nipoti, che ho assistito ad una due giorni di vera politica. Ma badate bene non di politica politicante, ma di politica con la P maiuscola. Di politica che riesce a trasformare le parole in patos, in impegno, in riflessione ed anche in incazzatura. E’ stato bello vedere una ragazza, anche se filo-Diaconale, tenere testa ad una platea di 500-600 persone riuscendo a ridestare quella speranza, che non tutto è perduto nelle nuove genarazioni.
Io c’ero e così ho potuto conoscere di persona gli altri amici di Rivoluzione Italiana come Simona, Eli, Carlo Manca dall’applomb inglese e Gianluca lo sbadato, e Lui mi capisce. Ecco appunto ho avuto l’opportunità di conoscere persone con cui si è condiviso per due giorni un sogno, un traguardo da raggiungere, un obbiettivo.
Io c’ero e potrò raccontare di avere avuto l’opportunità di aver conosciuto de visu una delle persone più disponibili, meno altezzose, più gradevoli e compagnone, che esista sullo scenario della politica italiana, il mio amico, spero che posso onorarmi di tale titolo, Paolo.
Ecco appunto io c’ero ed a chi non c’era, non gli rimane altro che rosicare.
Non voglio per adesso entrare nella cronaca e/o nelle analisi politiche di questo congresso, ma volevo, non sò se ci sono riusciuto, trasmettervi il mio stato d’animo ed il mio entusiasmo, che mi hanno reso 1600 km di viaggio leggero come una piuma e rissollevato l’animo come la leva di Galileo, che con un solo punto d’appoggio poteva sollevare il mondo.
GRAZIE PAOLO.
Giuseppe STELLA Catania





















23 febbraio 2009 alle 08:37
Caro Holden, rispondo qui al tuo post per essere certa che tu mi legga.
I pochi ebrei che sono rimasti nello Yemen vivono grandi disagi e persecuzioni da anni. Molti anni fa’ la maggioranza di loro sono stati portati in Israele “sulle ali dell’aquila”, come chiamavano loro gli aerei, rifacendosi ad un versetto biblico. Sono ebrei semplici, fisicamente diversi dai loro vicini arabi. Io penso che gli ebrei di due o tremila anni fa fossero esattamente cosi. La musica israeliana si ispira a due grandi correnti: la musica slava e la musica yemenita. I più grandi cantanti e ballerini israeliani sono di origine yemenita. Pur essendo stati isolati dal mondo per molti secoli, conoscono il Libro a memoria, In realtà la bibbia è stato l’unico libro che hanno letto e studiato per secoli. Di solito gli immigrati agli inizi diventano oggetto di barzellette abbastanza feroci. Cosi è accaduto agli ebrei tedeschi, agli ebrei marocchini, agli ebrei russi, ma non agli ebrei yemeniti che sono stati amati sin dal primo giorno.
Il fatto che Israele accorra a salvare gli ebrei in pericolo in qualsiasi parte del mondo si trovino, non è nuovo. Ovunque un ebreo è in pericolo Israele corre a salvarlo. Arrivano con autobus veloci, li caricano in tutta fretta non dando loro neppure il tempo di fare le valigie per poi finalmente metterli su un aereo diretto in Israele. Ciò è accaduto anche ultimamente in un paese musulmano dell’ex unione sovietica (non ricordo il nome) ed è accaduto nell’operazione Moshè che ha sottratto alla fame migliaia di ebrei etiopi.
Anch’io avrei voluto nascere anziana e morire nel ventre di mia madre ma se così fosse avrei scelto di nascere e morire ebrea israeliana. Qui mi sento sicura e protetta. Se vuoi rinascere israeliano, potrei parlarne con d-o, con cui ho rapporti di profonda amicizia. In quanto a rinascere anziano non so se potrò aiutarti, ma farò del mio meglio.
Con affetto
Sigal
GUZZ – MERAVIGLIOSA SIGAL. HO DA PARET MIA IBADITO NEL NUOVO PLI CHE IL PRINCIPIO PRIMO DELLA NOSTRA POLITICA ESTERA E’ L’AMCIZIA E IL SOSTEGNO TOTALE E INCONDIZIONATO A ISRAELE. SIAMO POCHI, MA BUONI., E FORSE AVRO’ SANGUE YEMENITA, A GIUDICARE DA COME CANTO E BALLO.
Accedi per rispondere
23 febbraio 2009 alle 10:35
Con un programma come il tuo solo un masochista non aderirebbe al tuo partito.
Ti amo molto più di ieri e molto meno di domani
GUER – THAT’S THE REASON OF MY LIFE.
Accedi per rispondere
23 febbraio 2009 alle 13:53
Magari, allora, prima o poi un autobus veloce passerà a salvare anche me.
La prego, poi, di vedere quel che si può fare, non dubito che D-o sia suo amico e confido in quanto di buona potrà venire da un’amicizia così impegnativa, ma bella.
Al primo congresso/riunione/conviviale di RI, tutti a ballare la musica yemenita!
Accedi per rispondere
23 febbraio 2009 alle 11:55
“se il problema fosse emigrare dove gli ebrei non sono mai stati perseguitati, dovremmo scegliere la luna “.
“Vieni vieni “ mi dice la luna
“In un mondo di sogni infiniti
Dove i monti son tristi e deserti,
ma nessuno nessuno ha paura”
“Vieni vieni “ mi dice la luna
“Dove gli alberi son senza frutti
e i vigneti non spillano vino,
ma nessuno nessuno ha paura”.
“Vieni vieni “ mi dice la luna
“Dove i prati son senza rugiada
ed i campi nebbiosi e fatati,
ma nessuno nessuno ha paura”.
“Vieni vieni “ mi dice la luna
sul mio lato che non si vede
perchè l’uomo non possa trovarti”.
Accedi per rispondere
23 febbraio 2009 alle 12:26
Archimede Archimede, Giuseppe: Archimede non Galileo.
I miei complimenti e ringraziamenti a te, a Paolo e a tutti quelli che c’erano.
Accedi per rispondere
23 febbraio 2009 alle 12:26
“e rissollevato l’animo come la leva di Galileo, che con un solo punto d’appoggio poteva sollevare il mondo”
chiedo scusa, ma la leva non era di Archimede (datemi un punto d’appoggio e vi solleverò il mondo)?
Accedi per rispondere
23 febbraio 2009 alle 13:57
Università, Napolitano al governo “Spero stop a tagli indiscriminati”
PERUGIA – Le università italiane necessitano di “valutazioni e interventi pubblici puntuali” ed è necessario rivedere alcuni tagli che, sebbene dettati da motivi di bilancio, sono risultati “indiscriminati”. Un appello critico quello giunto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in un discorso all’Università di Perugia, nel quale invoca maggiori risorso e più attenzione per gli atenei. Il presidente ha chiesto anche che nei bilanci si metta fine alle “generalizzazioni liquidatorie”, guardando i singoli atenei in base ai risultati e ai problemi della ricerca “con coraggio” e considerando ciò che accade in Europa e nel Mondo in questo settore e che “può suggerire” delle soluzioni.
Accedi per rispondere
23 febbraio 2009 alle 14:51
Per Peppino Stella.
Bello il tuo resoconto,ma, solo per essere precisi,chi voleva sollevare il mondo con un punto d’appoggio era Archimede,non Galilei.
Con affetto.
Accedi per rispondere
23 febbraio 2009 alle 15:00
“I nostri soldati hanno rischiato la vita per evitare vittime civili”
Mentre un po’ in tutto il mondo vanno moltiplicandosi i tentativi di trascinare ufficiali e dirigenti israeliani davanti alla Corte Penale Internazionale dell’Aja per presunti crimini di guerra, il ministro della giustizia israeliano Daniel Friedmann ribadisce che le Forze di Difesa israeliane hanno adottato ogni misura possibile, durante la controffensiva anti-Hamas nella striscia di Gaza, per evitare l’uccisione di civili. “La situazione è esattamente quella opposta – dice Friedmann – E’ l’esercito israeliano che difende i civili”.
Intervenendo alla Conferenza dei presidenti delle maggiori organizzazioni ebraiche americane tenutasi a Gerusalemme mercoledì scorso, il ministro ha ribadito che le Forze di Difesa si sono mosse nel rispetto del diritto internazionale e che Israele non ha commesso crimini di guerra. Bisogna sempre ricordare, ha aggiunto, che Israele combatte contro il terrorismo sin dalla sua nascita e che molte volte i soldati israeliani hanno messo a rischio la loro vita pur di evitare di colpire civili innocenti.
“Hamas vuole distruggere le nostre vite, cerca deliberatamente di uccidere bambini ebrei – ha continuato Friedmann – e da tempo si è capito che vogliono vedere colpita anche la loro stessa popolazione civile perché quello è il solo modo che hanno di fare pressione su di noi. Più civili restano uccisi meglio è per Hamas, perché così possono mostrare i morti in televisione e guadagnarsi simpatie a livello internazionale”.
Per Friedmann, è ormai assodato che Hamas usa ospedali, moschee e scuole per immagazzinare armi e munizioni e per nascondere i suoi terroristi. “Una scuola dovrebbe essere un luogo dedicato allo studio, non un covo per terroristi – dice il ministro – L’esercito israeliano ha fatto di tutto per salvaguardare la popolazione civile di Gaza: preavvertiva persino i civili prima di colpire gli edifici, anche se in certi casi l’avvertimento ha ottenuto l’effetto paradossale di vedere i civili accorre vere verso l’edificio anziché abbandonarlo. I soldati spesso hanno rischiato la vita pur di evitare di colpirli”.
Friedmann ha poi criticato i paesi che cercano di incriminare i dirigenti israeliani. “Israele si è distinto da tutti gli altri paesi in guerra per il suo strenuo tentativo di preavvertire dei pericoli che correvano i civili. E da dove vengono le accuse di crimini di guerra? Uno dei maggiori accusatori è il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad! Criminali di guerra che hanno commesso le peggiori nefandezze tentano di nascondersi dietro le accuse a Israele per continuare coi loro delitti. Fanno un uso distorto del diritto internazionale e umanitario, ma noi speriamo che il mondo capisca come stanno le cose e come al contrario Israele, sul piano del rispetto dei civili, sia un caso addirittura eccezionale. Si consideri cosa accade in Cecenia e cosa accade in Iraq e come i civili vengono colpiti in Afghanistan, e nessuno che parli di Corte Internazionale”.
Circa le minacce di incriminazioni davanti alla corte dell’Aja, Friedmann ha concluso dicendo: “In ultima analisi confidiamo di riuscire a convincere i parlamentari degli altri paesi a lasciar perdere questi querele; cerchiamo di farlo in modo conforme al diritto internazionale e speriamo di riuscire a convincerli che si tratta di procedimenti completamente fuori luogo”.
(Da: YnetNews, 18.02.09)
Accedi per rispondere
23 febbraio 2009 alle 16:03
Una lettera per dire….ANCH’IO ERO LI’
Caro Onorevole Guzzanti e cari blogger di RI
La lettera di Giuseppe Stella mi tocca all’interno e scuote alcune corde le cui vibrazioni non sentivo da tempo. Anch’io ero li, in quella sala convegni trasformata in arena politica, con gladiatori che se le sono “suonate” senza risparmiarsi per il gusto di uno spettatore, la politica, che non siedeva ad assistere a questi spettacoli da tempo immemorabile. Anch’io ero lì a gioire all’una di notte di un sabato saltando come un pazzo ed applaudendo il ticket De Luca-Guzzanti in un atmosfera gioiosa di chi gaude dopo aver scalato una cima o avere, se preferite, finito di spalare una montagna di merda. Anch’io ero lì, ed ho abbracciato Paolo Guzzanti durante la proclamazione del risultato come se fossimo due vecchi amici pur essendoci conosciuti e stretti la mano solo il giorno prima. Perchè questa è la magia della politica vera che può unire in un abbraccio sincero due persone sconosciute che hanno condiviso una battaglia comune. E’ vero…non c’erano hostess e non c’erano bodyguards con le radioline ma c’era……c’era la gente, c’era la voglia, c’erano le idee, c’era la lotta…c’era tutto quello che dovrebbe esserci in un paese democraticamente e civilmente normale. Ma soprattutto c’erano tanti e tanti giovani (da una parte e dall’altra) con una voglia matta di farsi sentire, di dire la loro, di esserci di far sapere al mondo che non sono tutti una massa da reality o da centro commerciale. Anch’io ero lì, dunque, e posso dirvi che essere liberi si può ma che non è un diritto o una cosa che si eredita ma una condizione che si conquista con…..lacrime, sangue e merda. Il caro Giuseppe, le cui nozioni di fisica sono infinitamente più grandi delle mie, ha citato un principio secondo cui una piccola forza, con lo strumento adatto, può ottenere grandi risultati. Anch’io ero lì e l’ho visto succedere……….ed auguro a tutti voi di poter essere domani in questo “lì”….per tutti i domani che vorrete. Più Liberali, Più Liberi!
GUZZ – ENZO !! MIO NUOVO AMICO ! CHE GIOIA. A PRESTO E GRAZIE.
Accedi per rispondere
23 febbraio 2009 alle 19:44
E io rosico due volte!
Accedi per rispondere
23 febbraio 2009 alle 16:11
LA LIBERTA’ E’ UNA QUESTIONE DI SOSTANZA
Questo governo fa un bel po’ di baccano sulle intrecettazioni. Poi pero’ si legge: “Una task force per intercettare Skype. Maroni: “Troveremo la soluzione” “.
Questo sembra il problema principale. Nei gorni scorsi si e’ letto di tentativi di limitare, anzi di chiudere Youtube, Facebook sulla base di un semplice contenuto “contro la legge” (cioe’ qualsiasi cosa, anche un insulto del tipo di quelli che si usano nei Blog). Insomma un blogger usa una parola forte. Con una ingiunzione si puo’ chiudere l’accesso all’intero sistema (Facebook, Yuotube, ecc.).
Personalmente non uso quasi mai Skype, perche’ scomodo. Pero’ e’ una questione di principio. A sollevare il caso Repubblica. Guarda un po’.
Skype, Youtube, Facebook, i Blog, l’autorganizzazione, insomma la societa’ civile e’ un problema per tanta gente.
E a sinistra, come a destra, la pensano allo stesso modo.
Si dira’: la delinquenza. La delinquenza la si combatte con la trasparenza nelle transazioni finanziarie.
Faccio un esempio, solo in apparenza secondario per importanza. Vedi America, dove se uno fa insider (cioe’ si comprano titoli sapendo prima un certo movimento prossimo di scalata, ecc.) si fanno dritti dritti 5 anni. Come li beccano? La SEC (non il giudice, o la Guardia d Finanza) guarda i movimenti su un titolo, poi se qualcuno fa grossi acquisti prima di un forte movimento al rialzo (o al ribasso, quindi vendite allo scoperto) gli controlla il c/c e gli chiede come ha fatto a saperlo prima, ecc. ecc.: si restituisce tutto, si paga una multa salata e si fanno un bel po’ di anni di galera.
La pena fa da daterrente. Questo ha detto Guzzanti di recente e su questa impostazione, americanissima -e che conosco molto bene per le questioni economico/finanziarie- sono perfettamente d’accordo (nei dettagli si puo’ anche non concordare).
Del resto Al Capone e’ stato fatto fuori su una questione di tasse, non con il controllo del telefono.
Ma ho l’impressione che in realta’ qui si voglia soprattutto, al di la’ delle chiacchere, soprattutto controllare.
Luciano P.F.
Accedi per rispondere
23 febbraio 2009 alle 19:48
Se non sbaglio in Italia ci sono state in tutto due o tre condanne per insider, da quando è stato istituito.
Condivido tutto in pieno, Dr. Priori, anche se credo che, più del controllo, l’obiettivo sia frapporre ostacoli alla libera espressione pubblica.
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 12:21
Ah, ma allora non la volete capire.
Non c’è alcuna contraddizione; Berlusconi non usa mica Skype per telefonare!
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 13:28
Caro sig. Holden mettere l’insider trading in mano alla magistratura italiana e’ inutile. Credo che neppure le due condanne che ipotizza lei ci siano state perche’ bisognerebbe vedere come sono andate a finire.
Comunque la questione insider voleva essere solo uno spunto, soprattutto per chi si dichiara “americano”. La realtà americana e’ dura per tutti. Noi siamo di cultura cattolica, tutti, e non li capiremo mai davvero.
Dunque, impraticabile, anche per motivi culturali, la via del rispetto delle regole (che significa che chi sgarra paga, nient’altro) non resta che la strada dell’assalto bipartisan alla diligenza.
Anche la vicenda PLI e’ sintomatica di una situazone ai limiti della malattia. Ho seguito qualcosa del congresso ascoltando le registrazoni. Sotto la lente dell’analisi politica alla fine resta poco da giocarsi: pro o contro Berlusconi. Siamo alle solite. Su questa strada alla fine vincono Taradash e Diaconale, perche’ la prospettiva del potere e’ come il miele.
Il PLI come scorciatoia per arrivare a spartirsi un po’ di potere, e’ infatti l’ultima opportuita’ rimasta (se non sbaglio Tar. ha gia’ dichiarato di aver avuto una proposta per fare il sindaco di Livorno dal PDL, …). Giocata questa carta non ci son piu’ porte d’ingresso laterali. Immagino quindi che la battaglia sia tutt’altro che finita. Anzi e’ appena cominciata.
Il PLI potrebbe diventare un specie di ultimo fortino da espugnare. Un simbolo. E allora se ne vedranno delle belle. Ma chi si oppone all’assalto deve proporre qualcos’altro che non l’anti-berlusconismo + Malagodi, se vuole sopravvivere. Un nuovo assalto ci sara’ e avra’ caratterstiche molto meno improvvisate di quello appena terminato.
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 16:38
Gentile dr. Priori, Lei è una persona civile ed uno studioso brillante: cos’è questo pessimismo!
Concordo sulla “durezza” della realtà americana ed anche sulla probabile nostra “inidoneità” a sopportarne le conseguenze.
Ma c’è un’altra via: prevenire. Evitare di arrivare in quelle condizioni che favoriscono la “furberia”.
Ed anche: unire, in modo di capire se la diligenza ci potrà portare tutti in salvo e che l’assalto non farà altro che rompere le ruote e rimarremo tutti a piedi.
Qui sta lo sforzo culturale, a mio avviso; ed in questo sforzo il Senatore non sta mettendo solo l’anti-berlusconismo, ma soprattutto la partecipazione, il coinvolgimento.
Molti di noi (o perlomeno, io) italiani dovremo capire che possiamo e dobbiamo prendere in mano il nostro destino ed essere coinvolti nelle scelte politiche anche di vertice è un ottimo stimolo iniziale.
Combattere la disillusione o quantomento l’ipocrisia verso sé stessi (il pessimo “piove governo ladro”) di essere impotenti, questo io vedo di assai positivo nello sforzo generoso del Senatore.
Le truppe cammellate si stancano presto, e sono facili a volgere la propria attenzione verso oasi con più ombra e più acqua: se faremo del nuovo PLI un’oasi per loro inospitale, non vorranno nemmeno provarlo, quell’assalto che oggi temiamo (e che non dobbiamo temere).
Quindi si accomodi a tavola, stiamo giusto aspettando che il nostro caro Capitano Rolla inauguri quel salame ferrarese ….
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 19:33
Caro sig. holden,
che le debbo dire?
L’analisi politica non e’ pessimismo.
C’e’ pure una facolta’ in Italia che insegna come si fa (combinata con l’analisi storica), e o ho avuto (prima di concentrarmi di piu’ su questioni economiche) la ventura di farla (con i due migliori docenti del novecento, il che aiuta).
Guzzanti e’ stato bravo. Fresco addirittura (in un congresso e’ difficile esserlo). Determinato (quel “se ne vada” Diac. mai avrebbe potuto concepirlo).
Ma la linea (che non poteva farla lui, appena arrivato), la linea politica dov’e'? Non c’e’. Quelle poche cose che ho sentito sono pure discutibili (un eccesso di centralismo, troppo Sud condito di assistenzialismo).
Oggi, sempre sulla base dell’analisi politica, nel mondo stanno succedendo cose e si stanno aprendo orizzonti che li, in quel congresso non c’erano.
La discussione e’ stata accesa “come non si vedeva da tempo”. E va bene. ma non era per fare, era per non far fare. Era manovra difensivisa (De Luca e’ una specie di libero del vecchio catenaccio, ottimo in questo).
Insomma quello che voglio dire e’ che se si afferma “c’e'tanta gente che non ne puo’ piu’ di B., ecc.”, questo non basta a fare un partito. Soprattutto a destra.
Se ora arrivera’ una linea politica decente o addirittura interessante allora cambiero’ idea. Ma solo davanti ai fatti.
Quanto a vino e salame, la disponibilita’ e’ totale. Secondo me il salame si sposa bene con il grechetto, ottimo vino (semi-sconosciuto) delle mie parti.
Luciano Priori F.
Ps: x brambilla: infatti con c’e’ “Non c’è alcuna contraddizione”. Sono d’accordo.
24 febbraio 2009 alle 22:28
E grechetto sia, allora.
(i fatti io già li sto vedendo, quelli che lei giustamente attende arriveranno presto; il Senatore ci stupirà)
Accedi per rispondere
23 febbraio 2009 alle 17:09
Confesso la mia ignoranza.
Di liberali d’un certo peso politico in Italia, ho conosciuto di persona il professor Salvatore Valitutti, ieri; l’avvocato Raffaele Costa, oggi.
Gli altri (da Croce a Einaudi, ecc.) sui libri.
Questo è tutto.
Il primo ormai non c’è piú.
Costa non fa parte del PLI di De Luca e Guzzanti (ma chi sono i liberali doc in Italia? I nipotini di Malagodi, insomma?).
E dunque, chiedo a qualche amico Rivoluzionario di buona volontà di soddisfare la mia curiosità
circa la posizione della nuova segreteria del PLI riguardo ad alcuni temi.
Li indico in ordine alfabetico:
1. costi della politica;
2. economia (e crisi economica);
3. evasione fiscale;
4. famiglia;
5. federalismo;
6. giustizia;
7. immigrazione;
8. riforme istituzionali;
9. sicurezza.
E poi (invoco pazienza e savoir faire):
dal momento che, leggendo Guzzanti, il PLI m’è parso aver assunto una forte connotazione antiberlusconiana;
qual è la posizione della minoranza – Diaconale-Taradash e sèguito – al suo interno?
S’accetta supinamente la linea politica dell’attuale segreteria? O ci si dovrà aspettare una presa di distanza significativa, sia pure non a breve?
Infine:
qual è la collocazione del PLI nel Parlamento europeo?
Mi si dice che esso non è riconosciuto né dall’Internazionale liberale, né dall’ELDR.
Sarà poi vero?
Se sí, per quale motivo?
Grazie
Ps
M’accontento di accenni di risposte, al fine di non rubar tempo prezioso a nessuno.
Mi prenderò da me la libertà di “chiudere la forma”.
Accedi per rispondere
23 febbraio 2009 alle 17:13
Ricevo via Facebook e giro:
——————–
Gionata Pacor ha inviato un messaggio ai membri di Per un nuovo Partito Liberale Italiano.
GUZZ – GRILLO, NON POSDSO PUBBLICARE PER LA TERZA VOLTA QUESTO ARTICOLO CHE NON MERITAVA DI ESSERE PUBBLICATO NEMMENO LA PRIMA.
SCUSAMI, MA QUANDO E’ TROPPO.
Accedi per rispondere
23 febbraio 2009 alle 18:07
A quello che del congresso ha raccontato Giuseppe aggiungo che ci siamo anche molto divertiti.
Diaconale sembra aver apprezzato molto meno l’atmosfera infuocata del congresso e non si dà per vinto; trova Paolo un “impudente” vice segretario e denuncia la mancanza di democrazia dimostrata dalla dirigenza del PLI: beffa delle beffe accusa i vincitori di verticismo delle maggioranze bulgare e dei servi.
Ma si guarda bene dal fare l’esempio del PdL di Berlusconi…..
comprensibile, è il leader col quale auspica convinto il dialogo.
http://www.abruzzoliberale.it/index.php?option=com_content&task=view&id=6286&Itemid=34
Congresso PLI/Diaconale, “Appuntamento tra due mesi”
23 febbraio 2009
Pubblichiamo in anteprima l’editoriale di Arturo Diaconale in edicola su l’Opinione di domani
Alla vigilia del Congresso del Pli in cui mi sono candidato alla segreteria ho accuratamente evitato di scrivere editoriali per promuovere la mia candidatura. Per correttezza nei confronti dei lettori. Ora che le assise nazionali dei liberali si sono concluse, debbo però rompere questa regola. E, sempre in segno di correttezza nei confronti di chi legge “L’opinione” cartacea e quella in rete, mi sento in dovere di spiegare le ragioni che mi avevano spinto a compiere la scelta, quelle che hanno causato la mia sconfitta e dei liberali favorevoli al rinnovamento e quelle che mi obbligano a non gettare la spugna ed a considerare quanto è avvenuto a Roma sabato scorso come solo la prima tappa di una battaglia destinata comunque a concludersi vittoriosamente.
Le ragioni della candidatura erano semplici : strappare il Pli , insieme a Marco Taradash ed ai tanti decisi a tentare il miracolo, dal coma in cui versa da troppi anni a causa di una guida politica insufficiente e rilanciarlo nel circuito politico nazionale affidandogli il compito di diventare la coscienza critica, autonoma ed indipendente della sua area politica naturale. Cioè del centro destra.
Le cause della sconfitta sono state altrettanto semplici. Mi sono e ci siamo illusi che il Pli, sia pure ridotto ai minimi termini, fosse ancora un partito democratico. Non abbiamo considerato che anni ed anni di gestione personalistica fosse diventato una dependance di casa De Luca in cui possono entrare solo gli amici del “padrone”. E, così, benché la nostra iniziativa avesse riacceso interesse e suscitato l’arrivo di nuove e qualificate adesioni ad un partito che agli ultimi congressi non aveva avuto un numero di partecipanti superiori al centinaio, il “ padrone” ha bloccato l’ingresso dei nuovi tesserati a lui non graditi (circa trecento tessere).
In più. Nel timore che neppure la blindatura del proprio orticello fosse sufficiente ad evitargli la sconfitta, è ricorso al tradizionale trucco dei vecchi mestieranti della politica di far confluire al momento del voto finale circa duecento vecchietti dei centri anziani debitamente addestrati. Ed ha formalmente vinto un congresso che altrimenti avrebbe perso sia in termini numerici che in termini politici.
Stefano De Luca ed il suo impudente vicesegretario Paolo Guzzanti, che accusa me a Marco Taradash di essere gli “ascari di Berlusconi” e che da Berlusconi ha avuto il seggio parlamentare e che sempre dal Cavaliere continua ad avere lo stipendio di vice direttore de “Il Giornale” e di collaboratore di “Panorama”, hanno cantato vittoria. Ma sanno benissimo che la maggioranza bulgara di cui hanno usufruito al congresso è in realtà una risicata minoranza.
Quando, tra sessanta giorni, il rispetto dello Statuto del Pli imporrà di considerare i trecento tesserati respinti degli iscritti a pieno titolo del partito, quella che adesso appare come la minoranza diventerà la vera maggioranza del partito. E non ci saranno vecchietti , transfughi malevoli e vecchie mummie ad impedire la ripresa dell’azione di rinnovamento avviata in occasione del Congresso e tesa a fare della dependance di casa De Luca un partito vero e, soprattutto, vivo.
De Luca è convinto che, continuando a svolgere contemporaneamente la funzione di segretario, di Collegio dei Probiviri e di Comitato dei Garanti ed, in generale, di “ padre padrone”, potrà infischiarsene della della richiesta di un congresso straordinario avanzata dalla stragrande maggioranza degli iscritti. Ma sarà costretto a prendere atto che quella maggioranza non si limiterà a protestare per la truffa congressuale ma darà quei segnali di vivacità politica che nel frattempo il vertice del Pli non sarà in grado di dare.
Da adesso in poi, infatti, insieme a Taradash ed ai tanti giovani e meno giovani che hanno tentato il miracolo della resurrezione del Pli, ci comporteremo come se il congresso avesse avuto un esito diverso.
Avvieremo iniziative tese a farci svolgere il ruolo di coscienza critica e liberale del centro destra. Con convegni, dibattiti, incontri, manifestazioni ed iniziative. Con un dialogo ed un confronto continuo sul giornale e sulla rete. E con la ferma intenzione di dimostrare che i liberali vivi e veri sono diversi dagli ospiti di casa De Luca, vecchie glorie fuori del tempo, egocentrici irresponsabili, ex militanti missini e querule ex dipietriste antropologicamente illiberali.
Se ci sarà il congresso straordinario, bene . Altrimenti, bene lo stesso.
Io ed i miei amici vogliamo stare nel partito dei liberali. Non nella dependance della servitù.
GUZZ – CARISSIMA SIMONA, HO APPENA POSTATO, SOTTO IL COMMENTO DI FULVIA, IL MIO COMMENTO A QUESTA ROBA.
QUANDO TI VA PROVA TU A FARE UN RACCONTO DI QUEL CHE HAI VISTO E SENTITO.
IO TI RICORDERO’ SEMPRE IN FILA, A MEZZANOTTE CON LA SCHEDA GIALLA IN MANO MENTRE FAI LA FINA DAVANTI ALL’URNA DI CARTONE, COME UN AMERICANA ALLE PRIMARIE.
SEI UNA PERSONA STRAORDINARIA E MI TOCCHI IL CUORE.
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 01:10
«Stefano De Luca ed il suo impudente vicesegretario Paolo Guzzanti [...] hanno cantato vittoria. Ma sanno benissimo che la maggioranza bulgara di cui hanno usufruito al congresso è in realtà una risicata minoranza.»
Forse Diaconale voleva dire “esigua minoranza”, perché “risicata” significa “a rischio”, cioè esattamente il contrario; in regime di democrazia quale rischio può correre infatti una minoranza, se non quello di diventare maggioranza?
I casi sono due: o Diaconale è in malafede, o non sa scrivere in italiano. E’ anche… abruzzese, come Tonino Di Pietro; ma ha lavorato sotto Montanelli; fa il direttore di giornale; è stato vice segretario nazionale della FNSI e segretario dell’Associazione Stampa Romana; è membro del comitato scientifico della Fondazione Italia USA…
Certo, Di Pietro produce strafalcioni madornali, ben più di Diaconale.
Ma non gli è mai capitato di dir l’esatto contrario di quel che intendeva: cioè un lapsus, che nel contesto di quel che scrive Diaconale, è indizio di malafede.
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 12:59
Eheh, sig. Patton, ottima analisi linguistica, mi era sfuggita completamente quell’incongruenza…
Bell’occhio!
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 16:24
Holden,
l’ultima è che la “risicata minoranza” (o era forse “rosicata”?)
diaconal-sacerdotale s’è ritirata sull’Aventino, colle anti-fascistissimo.
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 18:30
Be’, sì, il rifiuto dei posti in direzione mi è parsa una mossa dettata più dal momento (di incacchiatura) che da argomenti politici.
Accedi per rispondere
23 febbraio 2009 alle 18:20
In due giorni il congresso del PLI ha mostrato quello che la democrazia in un Partito deve essere, con i suoi difetti, i suoi trabocchetti, le insidie e le furberie, le grandi e piccole prepotenze.
Ma gli oratori parlavano ed una platea attenta ascoltava, commentava e combatteva.
C’è stato un momento in cui Taradash ha dato il meglio di se, parlando di un congresso “vero” e parlando delle regoe che non sono forma, ma sostanza della politica militante.
E se questo Congresso ha vissuto questi momenti, lo dobbiamo all’impegno non di giorni o mesi ma degli ultimi anni di Stefano de Luca il nostro legittimo Segretario.
Il partito non era in coma e certamente non è morto, come si legge in qualche blog, piuttosto è in fermento ed è ancora viva la voglia di discutere e confrontarsi.
Da questa constatazione parte la mi proposta, che vi prego di amplificare, chiediamo alla segreteria di organizzare prima delle prossime elezioni un grande convegno, con l’aiuto della Fondazione Einaudi o della eccellente scuola di liberalismo di Morbelli, sul tema “la libertà e il rispetto delle regole – una riflessione per la democrazia in Italia”.
Svolgendo un lavoro per “tesi”, da sviluppare lungo un dibattito precedente il convegno dove saranno presentate in forma di sintesi complementare al programma del PLI.
Mettiamoci alla prova, il Partito, l’Opinione, i vari blog e vediamo se oltre le parole siamo anche capaci di produrre dei fatti.
Vediamo
Antonio de Filippi
Accedi per rispondere
23 febbraio 2009 alle 18:26
Ho ricevuto su facebook l’editoriale di Diaconale, editoriale sul Congresso del PLI, sugli esiti della votazione. Editoriale duro, velenoso, addirittura il PLI viene considerato la dependance di De Luca e tu sei definito “impudente”
Questo non è sano contradditorio, ma un rigurgito di velenosa invidia.
Leggete e commentate.
Editoriale di Arturo Diaconale (in anteprima!)
Ai membri di Per un nuovo Partito Liberale Italiano
Alla vigilia del Congresso del Pli in cui mi sono candidato alla segreteria ho accuratamente evitato di scrivere editoriali per promuovere la mia candidatura. Per correttezza nei confronti dei lettori. Ora che le assise nazionali dei liberali si sono concluse , debbo però rompere questa regola. E , sempre in segno di correttezza nei confronti di chi legge “ L’opinione” cartacea e quella in rete , mi sento in dovere di spiegare le ragioni che mi avevano spinto a compiere la scelta , quelle che hanno causato la mia sconfitta e dei liberali favorevoli al rinnovamento e quelle che mi obbligano a non gettare la spugna ed a considerare quanto è avvenuto a Roma sabato scorso come solo la prima tappa di una battaglia destinata comunque a concludersi vittoriosamente.
Le ragioni della candidatura erano semplici : strappare il Pli , insieme a Marco Taradash ed ai tanti decisi a tentare il miracolo, dal coma in cui versa da troppi anni a causa di una guida politica insufficiente e rilanciarlo nel circuito politico nazionale affidandogli il compito di diventare la coscienza critica, autonoma ed indipendente della sua area politica naturale. Cioè del centro destra.
Le cause della sconfitta sono state altrettanto semplici . Mi sono e ci siamo illusi che il Pli, sia pure ridotto ai minimi termini, fosse ancora un partito democratico. Non abbiamo considerato che anni ed anni di gestione personalistica fosse diventato una dipendence di casa De Luca in cui possono entrare solo gli amici del “padrone”. E , così, benché la nostra iniziativa avesse riacceso interesse e suscitato l’arrivo di nuove e qualificate adesioni ad un partito che agli ultimi congressi non aveva avuto un numero di partecipanti superiori al centinaio , il “ padrone” ha bloccato l’ingresso dei nuovi tesserati a lui non graditi ( circa trecento tessere) . In più . Nel timore che neppure la blindatura del proprio orticello fosse sufficiente ad evitargli la sconfitta, è ricorso al tradizionale trucco dei vecchi mestieranti della politica di far confluire al momento del voto finale circa duecento vecchietti dei centri anziani debitamente addestrati. Ed ha formalmente vinto un congresso che altrimenti avrebbe perso sia in termini numerici che in termini politici.
Stefano De Luca ed il suo impudente vicesegretario Paolo Guzzanti , che accusa me a Marco Taradash di essere gli “ascari di Berlusconi” e che da Berlusconi ha avuto il seggio parlamentare e che sempre dal Cavaliere continua ad avere lo stipendio di vice direttore de “ Il Giornale” e di collaboratore di “ Panorama”, hanno cantato vittoria. Ma sanno benissimo che la maggioranza bulgara di cui hanno usufruito al congresso è in realtà una risicata minoranza. Quando, tra sessanta giorni, il rispetto dello Statuto del Pli imporrà di considerare i trecento tesserati respinti degli iscritti a pieno titolo del partito, quella che adesso appare come la minoranza diventerà la vera maggioranza del partito. E non ci saranno vecchietti , transfughi malevoli e vecchie mummie ad impedire la ripresa dell’azione di rinnovamento avviata in occasione del Congresso e tesa a fare della dipendence di casa De Luca un partito vero e, soprattutto, vivo.
De Luca è convinto che , continuando a svolgere contemporaneamente la funzione di segretario, di Collegio dei Probiviri e di Comitato dei Garanti ed , in generale, di “ padre padrone”, potrà infischiarsene della della richiesta di un congresso straordinario avanzata dalla stragrande maggioranza degli iscritti. Ma sarà costretto a prendere atto che quella maggioranza non si limiterà a protestare per la truffa congressuale ma darà quei segnali di vivacità politica che nel frattempo il vertice del Pli non sarà in grado di dare . Da adesso in poi, infatti, insieme a Taradash ed ai tanti giovani e meno giovani che hanno tentato il miracolo della resurrezione del Pli, ci comporteremo come se il congresso avesse avuto un esito diverso. Avvieremo iniziative tese a farci svolgere il ruolo di coscienza critica e liberale del centro destra. Con convegni, dibattiti, incontri, manifestazioni ed iniziative . Con un dialogo ed un confronto continuo sul giornale e sulla rete. E con la ferma intenzione di dimostrare che i liberali vivi e veri sono diversi dagli ospiti di casa De Luca , vecchie glorie fuori del tempo , egocentrici irresponsabili , ex militanti missini e querule ex dipietriste antropologicamente illiberali.
GUZZ – GRAZIE FULVIA DI AVER POSTATO QUESTA ROBACCIA. ED ECCO IL MIO COMMENTO SU FACEBOOK:
Arturo Diaconale, sconfitto con Taradash, è un gentiluomo e un onest’uomo. Leggete che cosa ha avuto la grazia di scrivere oggiCondividi
Oggi alle 18.17 | Modifica nota | Elimina
Da: Editoriale di Arturo Diaconale (in anteprima!)
Ai membri di Per un nuovo Partito Liberale Italiano
….SCRIVE DIACONALE ….
Stefano De Luca ed il suo impudente vicesegretario Paolo Guzzanti , che accusa me a Marco Taradash di essere gli “ascari di Berlusconi” e che da Berlusconi ha avuto il seggio parlamentare e che sempre dal Cavaliere continua ad avere lo stipendio di vice direttore de “ Il Giornale” e di collaboratore di “ Panorama”, hanno cantato vittoria.
…
MIO COMMENTO
Povero Diaconale: dirige un quotidiano, l’Opinione, sconosciuto alle edicole e ai lettori che vende in un mese un decimo del numero di coloro che visitano il mio blog in un giorno. Questo brav’uomo sanguigno e romanesco non ha neanche bisogno di mentire sapendo di mentire perché è per sua natura inaccurato, iroso, incapace di riflettere.
Eppure, sorprendendomi, è riuscito ad aggiungere alle sue abilità anche quella di scrivere bugìe, probabilmente tratto in inganno da cattive compagnie.
Io infatti non sono più da anni vice direttore del Giornale, ma un pensionato. Ho un contratto di collaborazione che onoro con i miei articoli.
Sono un collaboratore di Panorama da quasi venti anni e non mi ci ha messo Berlusconi.
Prima di essere al Giornale (dove andai per motivi ideali nel 1999 nel momento più basso per Berlusconi e proprio allo scopo di sostenerlo) ero un editorialista inviato speciale e redattore capo della Stampa dove guadagnavo molto di più.
Prima di licenziare Agnelli per andare da Berlusconi, che ho da poco licenziato, avevo licenziato Scalfari dopo 14 anni di successi. Non ho mai mendicato nulla da alcuno, ma ho sempre scelto io.
Infatti io ho rifiutato nel 1996 una candidatura di Berlusconi perché non sapevo che farmene ma l’ho accettata nel 2001 per poter guidare la Commissione Mitrokhin al servizio del mio Paese, del Parlamento della Repubblica e per onorare la verità, non certo per fare un piacere a Berlusconi (che giustamente da amico del capo del KGB mi ha remato contro), cosa che ho fatto fino a farmi massacrare da una serie di omicidi che hanno colpito i miei collaboratori Litvinenko, due suoi colleghi e il generale Trofimov.
Ho avuto dunque almeno 5 morti fra i miei collaboratori nella Russia di Putin ed ho vissuto per quattro anni sotto scorta come uno agli arresti domiciliari, con una protezione armata anche di secondo livello, come quella dell’Ambasciatore di Israele.
Capisco che lui, poveretto, dirige l’Opinione e dunque si sente ed è all’altezza di ciò che dirige, ma quel che colpisce in Diaconale è quel delicato insieme di l’intelligenza, cultura, spessore delle idee, finezza che lo caratterizza e lo rende tanto popolare.
Io da parte mia – come ho ben spiegato al Congresso davanti a Diaconale che avrebbe dovuto prenderne atto – non ho mai scritto né detto che Diaconale è un ascaro di Berlusconi, ma trovo tuttavia fantastico e miracoloso che gli argomenti che lui usa per cercare di colpirmi siano guarda caso gli stessi, stalinisti e falsi, usati da gente di Forza Italia dopo la mia uscita.
Quale miracolosa sincronia.
Quale stupefacente sovrapposizione.
Di lì il dubbio: vuoi vedere che Diaconale è davvero un ascaro di Berlusconi?
O magari un àcaro?
Chi può dirlo?
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 07:17
O magari un àcaro?
Ah, ah, Senatore, così non si fa, c’è il rischio che da “sanguigno e romanesco” diventi paonazzo!
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 11:53
Paradossi.
Taradash invelenito addiruttura accusa Il Giornale di antiberlusconismo:
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=331258
Questa la replica del direttore:
“Caro Taradash, ha ragione. Lo confesso: sono un viscerale antiberlusconiano. Anzi di più: sono un antiberlusconiano nella sua versione più becera e rozza. Come lei sa, a ogni pagina, questo giornale trasuda di feroce antiberlusconismo, in ogni riga mettiamo in guardia dai rischi dell’autoritarismo, ironizziamo sul re di Arcore con toni che Curzio Maltese ci fa un baffo e Marco Travaglio al confronto è un dilettante. È vero, lo ammetto: siamo i floresdarcais di via Negri, gli andreacamilleri travestiti, la quinta colonna del panchopardismo. Ma ora che i lettori sono stati informati come si deve del congresso del Pli e prima che io verghi il prossimo feroce attacco al Cavaliere, caro Taradash vorrei chiederle una cortesia: perché non torniamo a darci del tu, magari davanti a un buon bicchiere di vino? Per altro non dobbiamo nemmeno preoccuparci degli effetti dell’alcol: per quanto beviamo non potremmo mai apparire più ubriachi di così.”
P.S. la battuta di Paolo sull’àcaro Diaconale deve essere piaciuta molto a Taradash perché la ricicla nella lettera a il Giornale. Al plagio!
Accedi per rispondere
23 febbraio 2009 alle 20:26
Scusate l’OT.
perchè tutti sappiano bene cosa è esattamente, ripeto ESATTAMENTE, l’alimentazione forzata agstrica, ecco un estratto da wikipedia:
UNA SONDA NASOGASTRICA È UN TUBICINO, INTRODOTTO IN UNA NARICE DEL NASO, ATTRAVERSO LA GOLA, L’ESOFAGO E DENTRO LO STOMACO. È IMPIEGATA SOLTANTO PER UN BREVE PERIODO DI TEMPO, PERCHÉ È FASTIDIOSA E TENDE AD ESSERE RIMOSSA DAL PAZIENTE. Essa è usata per l’aspirazione gastrica (decompressione intestinale), e per la somministrazione di medicamenti a coloro non capaci a deglutire. Un tipo leggermente più flessibile e sottile è usato per la nutrizione enterale e idratazione sia nei pazienti che non possono mangiare normalmente che quelli con difficoltà gravi nella deglutizione che potrebbe portare a polmonite se tentassero di mangiare. Sonde nasogastriche sono il tipo usato per la nutrizione forzata dei detenuti.
La difficoltà nella deglutizione è spesso causata da accidenti cerbrovascolari (ictus), può anche essere dovuta a ostruzioni causate per esempio dalla crescita di tumpori della bocca, gola, esofago.
Sonda da esofagostomia [modifica]
La sonda da esofagostomia è inserita attraverso un’incisione nel lato del collo nell’esofago e diretta nello stomaco. Essa è impiegata raramente nell’uomo, ma è comunemente usata nella pratica veterinaria per alimentare animali con danni alla mascella che impediscono la masticazione.
Una sonda gastrica per nutrizione è un tubicino inserito attraverso una piccola incisione nell’addome nello stomaco ed è utilizzata per nutrizioni a lungo termine. Il tipo più comune è la gastrostomia endoscopica percutanea (PEG) sonda. È posizionata endoscopicamente: il paziente è sedato, e un endoscopio è condotto attraverso la bocca e l’esofago nello stomaco; la posizione dell’endoscopio può essere visualizzata sulla superficie dell’addome del paziente perché contiene una forte sorgente di luce. Un ago è inserito dall’addome e visualizzato entro lo stomaco grazie all’endoscopio, mediante il quale un filo da sutura passato attraverso l’ago viene afferrato e tirato attraverso l’esofago, lo stomaco e all’esterno attraverso la parete addominale. L’operazione dura circa 20 minuti. Dopo l’introduzione, la ferita addominale deve essere medicata con garza sterile fino a quando è guarita (circa una settimana). Il sondino è tenuto dentro lo stomaco per mezzo di un palloncino sulla sua estremità (che può essere sgonfiato per rimuovere il sondino).
Sonde per gastrostomia possono anche essere posizionate in procedure “open” attraverso un’incisione con visualizzazione diretta dello stomaco, come anche via laparoscopica. Le sonde sono adatte per uso a lungo termine: durano circa sei mesi, e possono essere sostituite attraverso un’apertura esistente senza una procedura endoscopica addizionale. LA SONDA GASTRICA È UTILE DOVE C’È DIFFICOLTÀ NELLA DEGLUTIZIONE A CAUSA DI DISTURBI NEUROLOGICI OD ANATOMIci (ictus, atresia esofagea, fistola tracheoesofagea), e per evitare il rischio di aspirazione polmonite. È usata anche quando i pazienti sono malnutriti e non possono assumere abbastanza cibo per bocca per mantenere il loro peso. Possono anche anche impiegati all’incontrario per drenare il contenuto gastrico.
Accedi per rispondere
23 febbraio 2009 alle 21:40
Grazie all’amico Enzo per avermi dotato di conoscenze di fisica, ma come hai ben ed a ragione notato, ho sbagliato il nome del padre di quella famosa frase, e come succede sui blog, sono stato subito punito e sottlineato. Chiedo scusa ad Archimede, a Galilei per averli citati inopinatamente e chiedo scusa agli amici che mi hanno giustamente corretto, se ho ferito le loro conoscenze storico-fisiche.
Per quanto attiene alle considerazioni più squisitamente politiche legate al congresso testè tenutosi, anche oggi su facebook, ho potuto verificare il continuare del rosicamento di Tara-dash, il trattino è voluto, che non riesce proprio a costruire un ben minimo lenzuolo di discussione, se non inserisce l’irriverenza personale nei confronti dell’interlocutore.
Ancora oggi, gli ho ribbadito la necessità che Lui, Diaconale e la Rossi lavorino nel partito e per il partito, in uno spirito magari critico e di contrapposizione, ma avendo ben chiaro che l’obiettivo deve essere comune e cioè quello di far crescere il Partito Liberale e il messagio d libertà che porta in esso, anche per non mortificare le giuste e leggittime aspettative degli iscritti che loro dicono di rappresentare, impedendo loro di avere le risposte alle loro istanze.
A tutto ciò il Tara-dash, anzichè rispondermi sul punto, ha solamente ritenuto giusto, cercare di ridicolarizzarmi sottolineando un mio errore di battitura e mandandomi a quel paese. Ecco chi si dice liberale tutto d’un pezzo senza macchia e senza pudore.
Giuseppe STELLA
Accedi per rispondere
23 febbraio 2009 alle 22:37
Azz, non me l’aspettavo da Taradash questa caduta di stile.
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 15:41
Holden, Taradash è un livornese come a lui piace ricordare. Quando l’ho “avvicinato” su facebook, mi era sembrato carino far notare che eravamo due toscani…lui con una punta ‘acido, mi fece notare che era livornese…..!!!
“Qua da noi si dice meglio un morto in casa che un pisano/livornese all’uscio” e loro spregevolmente ribattono “Che Dio t’ascolti!!!”
Bisogna essere toscani forse per capire cosa voglia dire essere livornesi : credimi se per loro è un vanto, per noi (maremmani per esempio) è una razzaccia antipatica, tronfia, presuntuosa e becera. E senza classe, proprio rasoterra come i portuali che pullulano a Livorno.
Se Tardash legge sono del gatto.
Un saluto al mio senatore preferito ora vice segretario SMACK!!
Fulvia
GUZZ – BELLISSIMA QUESTA DESCRIZIONE CHE SEMBRA DEL MALAPARTE DI “MALEDETTI TOSCANI”.
QUANTO ALLO SMACK, SONO STUFO DI BACIARE L’ARIA.
PECCATO CHE TU NON SIA POTUTA VENIRE A ROMA PERCHE’ AVEVO MOLTA VOGLIA DI SMACKARTI. MA TI SMACKERO’, MARITO PRESENTE E PERMETTENTE, LA PROSSIMA VOLTA.
UN VERO BACIO.
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 16:42
Eheheh, se ci legge siamo nei guai!
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 23:04
FULVIA
I livornesi son tegamacci, un poo budelli, caciaroni per un nonnulla e fanno il bagno nella soda caustica ma non sono tronfi suvvia!!!!!!
Le ragazze livornesi poi me le ricordo spiritose, simpatiche, facili da avvicnare e conoscere, belle come i fiori dello Yorkshire.
Non so come sono i portuali ma da quando tanti anni fa si sono chiusi i cantieri Olando si è persa la portualità, è tutto mera indistinguibile logistica come tutta l’Italia d’altro canto.
Bisogna poi vedere da quale quartiere il TARADASH proviene. Se il centrale storico rione VENEZIA, piuttosto che quello di barriera di PORTA S. MARCO, dall’ OVO SODO oppure PIAZZA ATTIAS, o SHANGAI ci sono differenze sa?
Se si è sentita offesa – come pare – dalla risposta secca di Taradash (era l’unico modo col quale poteva risponderle)
allora ,con tutto il rispetto, non ha capito una sega della toscanità.
PS: non cambiamo le carte in tavola, il copyright di: “meglio un morto in casa che un pisano all’uscio” è livornese.
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 08:48
OSPITE DI LERNER
Mentana: forse Di Pietro ospite sgradito
Il giornalista sulla rottura con Mediaset: «È stata la penultima goccia che ha fatto traboccare il vaso»
Enrico Mentana (Ap)
ROMA – Enrico Mentana non sa dire esattamente «cosa si è incrinato» nel rapporto con Mediaset ma ribadisce che per lui il suo Matrix era «uno spazio aperto» mentre a Mediaset «forse alcuni ospiti piacevano meno di altri» e «Di Pietro può essere stata la penultima goccia che ha fatto traboccare il vaso» prima dello scontro per la diretta sulla morte di Eluana: Mentana lo ha detto intervenendo alla puntata dell’Infedele di Gad Lerner, dedicata alla crisi del Pd.
LA ROTTURA – Per Mentana, che ha ribadito di non voler recitare il ruolo del martire, «è evidente che quando la tua parte politica governa, meno informazione c’è e meglio è, meno fastidi ci sono meglio è, meno voci ci sono e meglio è. Se poi si abbina questo – ha continuato – alla progressiva fidelizzazione di Mediaset all’avventura politica di Berlusconi, allora non c’è dubbio che l’informazione deve essere tranquilla e che l’approfondimento è meglio farlo scivolare oltre la mezzanotte». Dopo aver risposto ad una domanda di Lerner e aver spiegato che non immaginava di essere licenziato per il solo fatto di essersi dimesso da direttore editoriale, Mentana ha rivolto lui una domanda a Lerner con evidente riferimento alla nuova avventura di Matrix che comincia martedì con la conduzione di Alessio Vinci: «Se tutti fossi licenziato – ha chiesto Mentana a Lerner – l’Infedele continuerebbe due settimane dopo con la stessa sigla e la stessa impostazione, e tutti lo accetterebbero tranquillamente e con rassegnazione?». E a proposito di dimissioni, Mentana ha definito quelle di Walter Veltroni «tardive», perché, secondo il giornalista, il leader del Pd conosceva da tempo «il lavorio» che veniva fatto alle sue spalle.
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 09:07
A mio avviso sarebbe opportuna una pronta replica sul nocciolo della accusa:” truffa congressuale”, “il “ padrone” ha bloccato l’ingresso dei nuovi tesserati a lui non graditi ( circa trecento tessere)”.
Statuto alla mano gli aspiranti liberali per quale ragione sono stati esclusi ed effettivamente qual è il loro numero in via di approssimazione?
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 13:03
Da quanto ne so erano arrivate in ritardo le richieste (ritardo di poco, rispetto al termine del 10).
La faccenda da approfondire è, però, che i “pro-Diaconale” hanno portato molte richieste di tesseramento provenienti da un unico domicilio e da un unico finanziatore, il che a me personalmente non entusiasma, perché sa di poco spontaneo.
Per carità, assolutamente legittimo, ma per mia piccola esperienza personale chi si fa tesserare da altri poi non partecipa quasi per nulla alla vita associativa.
GUZZ – TRECENTO SCHEDE ARRIVATE TUTTE INSIEME E FUORI TEMPO MASSIMO, ALL’ULTIMO MINUTO DELL’ULTIMO GIORNO CON FAX VERGATI DALLA STESSA GRAFIA.
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 23:12
uh!! sai che novità!?
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 09:57
Stavo dando un’occhiata ai circoli cibernetici di pli.it, ad esempio tutta la piattaforma di noiabbiamounsogno.org.
Magari un giorno faccio qualche disegno di cosa si potrebbe fare a partire da qui.
Buona giornata a tutti.
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 11:48
Qual’è la parte di Scognamiglio in questo war-game? Non mi pare uno che si muove senza coperture…
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 13:07
Sig. Carter, la sua analisi sul Sig. Scognamiglio potrà anche essere suffragata dalla passata storia pubblica dell’ex Presidente del Senato, ma – giunti dove siamo giunti, con il nostro Senatore vice-segretario – i suoi dubbi mi appaiono privi di concreta rilevanza.
Anche se c’è sotto una “manovra”, tocca a noi governare ciò che vogliamo governare.
Sapere “cosa c’è sotto” non sposta la questione: se siamo in grado di governare il nostro destino, bene, sennò – Scognamiglio o non Scognamiglio – è meglio che rimaniamo a casa senza affrontare l’oceano.
Le lascio un posto a tavola? Il Cartizze è stappato, ma siamo felici di aspettarla (il frigorifero serve a questo, ed anche la scorta accumulata in cambusa).
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 15:43
Ed io ai fornelli, se il viaggio è lungo di solo Cartizze non si vive!!!!
GUZZ – CASPITA, NO !! OCCORRE ANCHE DEL DOM PERIGNON.
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 16:33
Io preferirei il Ferrari…sono protezionista e nazionalista.
In questi tempi grami, checchè ne dica Silvio, meglio prodotti italiani.
Fulvia
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 16:39
Ai fornelli, ai fornelli!
E che il gas finisca presto!
Ed il dom perignon non lo si rifiuta mai!
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 16:54
Se il vascello è di pirati, non può mancare il rhum …
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 18:32
Eh sì, ma se il vascello è di pirati io mi rifiuto di stare in cambusa, voglio salire sul ponte a far baccano!
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 23:10
Dom Perignon? Che è un gran premio di Formula Uno?
O Bollinger o una bottiglia scovata nei dintorni di Reims.
Accedi per rispondere
25 febbraio 2009 alle 16:14
Hai capito il sig. Arturo, si mantiene bene i suoi vizi.
Come diceva non ricordo chi: si può resistere a tutto fuorché alle tentazioni.
26 febbraio 2009 alle 00:27
Oscar Wilde.
27 febbraio 2009 alle 11:05
Dovevo aspettarmelo da lui; grazie per la segnalazione sig. Fabs.
28 febbraio 2009 alle 01:40
è una delle pochissime citazioni che conosco.
Voleva che non ne approfittassi signor Holden?
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 16:08
Egregio Holden, a che devo tanto onore? A che titolo?
Chiedevo solo un’informazione sul presidente, data la poca attività pubblica autogena del personaggio, del tutto onorevole del resto.
Non ho fatto analisi e non pensavo assolutamente di farvi arrizzare il pelo, la sua reazione mi sorprende, ma non troppo: solo stride leggermente con la pacatezza della mia frase.
Tante ne vidi…Per ora mi fido di quanto qui annunciato con tanta energia.
Dai loro frutti li riconoscerai…recita la bibbia. Festina lente.
Il cartizze mi mette acidità di stomaco, tra i bianchi ora preferisco gli Chardonnay siciliani…belli maturi e dolci. Un DOM non si rifiuta, MAI!.
NC
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 18:23
La prego di perdonarmi, sig. Carter, se dai toni da me usati è parso che io “arrizzassi il pelo”, non era affatto mia intenzione.
Intendevo solo dire che, nella fase in cui siamo, conoscere i “retroscena” di questo o quello a me importa relativamente, perché in ogni caso dovremo essere noi a far sì che nessuna “manovra” aliena porti il vascello lontano dalla direzione che vorremo dare.
Più un’assunzione di personale responsabilità, non una critica al suo post.
Chardonnay siciliani … difficili accostarli, almeno per me; ricordo un Planeta molto buono.
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 16:38
Eilà!!! Dalla cambusa. Sono io qui su sulla coffa. I dolcini ci sono? Altrimenti scendo i miei. Paste di mandorla al pistacchio e scorzette di arancia. Ok?
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 18:25
Molto molto graditi, e se per caso ha due minnuzze di Sant’Agata e una cassatella qui sotto i sorrisi si allargherebbero fino a toccare le orecchie.
Ah, dimenticavo, ai cannoli non si dice mai di no.
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 17:09
Io sì…
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 19:55
x Fulvia…da maremmano a maremmana :
Livorno, deh ,sara’ quello che ‘ ….ma quel titolo del Vernacoliere fu geniale : ” EFFETTO CHERNOBYL…E’ NATO UN PISANO FURBO……………………..MA E’ MORTO SUBITO ,…DEH ”
Saluti.
Accedi per rispondere
25 febbraio 2009 alle 10:20
Grande Kalevala….e unico, il Vernacoliere!!!!
Non è rivista da signorine (anzi!!! è un pò guerrafondaia e volutamente hard nei doppi sensi a sfondo porno…) ma credetemi, lè uno spasso leggere le locandine vicino alle edicole dove si pubblicizza la prima pagina !!
Ridi sempre e comunque, tanta è la pungente capacità di colpire il bersaglio di turno.
Ironia pungente e devastante, che colpisce i difetti dei politici, del Papa, di chiunque partecipa alla vita pubblica in Italia.
Kalevala….di che parte di Maremma sei? Quella alta (snob) o quella terragnola???
Fulvia
Accedi per rispondere
25 febbraio 2009 alle 18:35
Mio figlio, seguendo le orme del padre (che ha avorato in Toscana), ha preso a leggere il Vernacoliere. E cosi’nell’nterno di una porta di casa c’e’ ancora attaccato un poster del genere “Per paga’ le tasse di Amato FAMIGLIA VENDE ‘C.LO Occasionissma quattro c.li al prezzo di uno [seguono le offerte] C.lo di babbo adoperato soltanto per lavora’… [Poi c'e' un secondo titolo su DIANA, ma sorvolo]“.
Quanto varra’?
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 19:56
Tenente di vascello Holden
Lei è pronto con il Cartizze e il Dom Perignon, però prima cacciagione al forno innaffiata con del bardolino sbarazzino, meno tannico del solito.
Solo dopo le abbondanti libbagioni, si aprano le danze con il brindisi, visto che all’Artemisio, è stata respinta la flotta persiana.
Dopo tutti gli ufficiali in quadrato per il rapporto.
Poi tutti a sentire il discorso del Contrammiraglio Guzzanti, il viaggio è lungo e il nemico sempre in ascolto.
Saluti
Guido Rolla
GUZZ – RIUNIONE SU PONTE COMANDO PER BRINDISI.
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 22:38
Commosso, orgoglioso e un po’ brillo sono sul ponte per il brindisi e per ascoltare gli ordini del nostro Contrammiraglio.
Il vento, il mare, il legno; è tutto bello, ma la cosa migliore è che siamo noi a far la rotta e la terra ancora non si vede.
Agli ordini Sig. Capitano Rolla!
GUZZ- What a crew!!
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 23:15
Holden,
per domattina raccomando un Bloody Mary….
Accedi per rispondere
25 febbraio 2009 alle 16:15
Mamma mia che buono il bloody mary, però a me più che farmi passare la sbornia mi fa venire voglia di ricominciare!
Accedi per rispondere
25 febbraio 2009 alle 23:45
Ok,
allora una bella colazione a base di frutta.
26 febbraio 2009 alle 16:30
Tutta salute, si, ma che tristezza!
26 febbraio 2009 alle 17:24
Holden,
aggiungi un pò di cognac, e vedrai la difference…
Guido Rolla
26 febbraio 2009 alle 18:22
Agli ordini, Capitano!
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 21:46
x Sagra3 : alleggerimoci un po’
Ti ricorderai che tempo fa’ avevi evocato la sfiga che accompagna Silvio. Abbiamo fatto riferimento insieme a Don Benedetto e la sua celebre osservazione.
Ebbene stasera a Ballaro’non volevo credere alle mie orecchie…un politico che io stimo Bruno Tabacci in maniera abbastanza seriosa ha ricordato tra il serio e il faceto , incredibile dictu , come Silvio porti sfiga evocando il 2001 , le torri etc.
Ora io non ho in simpatia Berlusconi ma francamente non mi sento di addebitargli anche la sfiga.
Oggi Tabacci , ieri tu…ma , seriamente , ma mica ci crederai?
La domanda non sembri sciocca…perche’ tu ssi ‘eNapule.
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 22:45
Un vero peccato che Tabacci sia sparito dalla circolazione per così tanti anni……
Chissà perchè.
Boh? Una personcina così stimata.
Accedi per rispondere
25 febbraio 2009 alle 20:19
per kelevala
“Oggi Tabacci , ieri tu…ma , seriamente , ma mica ci crederai?”
Credere nel malocchio è una delle attività più rilassanti per una persona raziocinante.
Sono rigorosamente laico e detesto ogni coinvolgimento religioso.
Ho già predisposto la mia conversione alla religione dei padri in punto di morte ed ho dato disposizioni per un funerale religioso a tutti gli effetti.
Perché?
Si chiama ultima burla, e me la godo ora che sono vivo, perché non potrò godermela da morto.
Nessuno potrà mai sapere se vera o falsa. Ancora più divertente!
In fin dei conti, l’unico vero difetto di una religione è che si prende troppo sul serio.
La superstizione becera è una forma religiosa simpatica e divertente.
Come sintetizzò il grande filosofo Don Benedetto Croce, non ha alcuna importanza crederci.
Se uno ti sta sulle scatole non esiste alcun motivo logico e razionale per non ritenerlo uno Jettatore.
Pensa solo all’effetto placebo che comporta al tuo stato psicologico.
Più razionale di così, direi proprio che si muore.
Cordiali saluti da Sagra
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 21:58
“Prima di licenziare Agnelli per andare da Berlusconi, che ho da poco licenziato, avevo licenziato Scalfari dopo 14 anni di successi. Non ho mai mendicato nulla da alcuno, ma ho sempre scelto io.”
Questo è il credo di un vero liberale.
Imprenditore o dipendente che sia, il liberale è quell’individuo che ha la forza e la capacità di LICENZIARE senza fare o subire danni.
Può farlo solo se vive in un mondo dove sono tenuti nel giusto MERITO la competenza, la professionalità, la tenacia, la passione per le cose che si fanno.
Cari amici del Pdl, questo è il vostro mondo solo a parole. Nei fatti siete cosa ben diversa.
Che tristezza la lettera di Taradash al Giornale.
E’ questo il mondo che vuole?
Un mondo fatto da vasi di plastica protetti col polistirolo.
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 23:22
x fabs . confermo che il copyright di ” e’ meglio il morto in casa che un pisano all’uscio ” e’ assolutamente LIVORNESE.
Talmente radicato che un mio parente livornese mi disse in maniera assolutamente seria che se sua figlia avesse sposato un pisano per lui sarebbe stato un grande dispiacere. Ma scherzi ? No ,non scherzo affatto,rispose.
A Siena domandai a un signore dove era via Dupre’…questo mi guardava e non rispondeva…perche’ via Dupre’ era in una contrada acerrima nemica della sua.
Conclusione: noi toscani effettivamente ….siamo un po’ particolari…siamo appunto TOSCANI.
Accedi per rispondere
25 febbraio 2009 alle 10:32
Confermo il copyright livornese come ha spiegato Kalevala.
Noi maremmani l’abbiamo arricchita , inserendo anche i pisani, altra razzaccia toscana.
Fiorentini snob
Senesi contradaioli
Maremmani gente rozza (la targa delle auto di Grosseto era GR)
Livornesi e pisani già conditi
Degli aretini che per noi maremmani fanno parte del gruppo degli ARFISI (aretini, fiorentini, senesi), di quel gruppo che scende a valle per venire al mare in estate portandosi anche le piante di basilico in vaso ed i conigli congelati. Tirchi insomma, non signori. Con le tasche piene di moneta ( laboratori di pelletterie artigianali, di pronto moda a carattere familiare) , m la classe e l’eleganza sono altra cosa.
Nescio di pistoiesi, e massa carrarini o carraresi……per Prato ci aiuti Simona.
Buona giornata
Fulvia
Accedi per rispondere
25 febbraio 2009 alle 17:53
“In Maremma non son boni neppur i cinghiali.
Hanno le zampe palmate. Epperciò, la loro carne sa di pesce”,
mi ripete sovente un mio amico fiorentino.
Accedi per rispondere
26 febbraio 2009 alle 00:23
Cenciaioli ma orgogliosi? So di Pra’o e voglio essere rispetta’o.
Vero per i cinghiali, ma boni quelli “senesi”.
I CARRARINI gente dura e tignosa secondo la vulgata raccontatami e provato sulla mia pelle quando da bambino mi lasciarono parcheggiato per un po di tempo presso una famiglia carrarina ed io dopo pochi giorni scappai.
A PISTOIA non sanno fare neppure i confetti.
FIORENTINI “so tutto io”. E un po bischeri che quando vedi uno al mare tutto arrossato come un gambero con ancora i calzini ai piedi stai certo che uno di loro. Che se fosse pe i livornesi Michelangelo se lo dovrebbero stiaccia nel….
Questi sono insomma i toscani, sempe uniti nel farsi la guerra , MAREMMA strabuaiola!
Accedi per rispondere
24 febbraio 2009 alle 23:29
Nick…ma non ti va mai bene nessuno! Neanche il buon Tabacci…mica sara’ perche’, come ha detto stasera, non gli piacciono le ronde. A me se mi chiamano mi do malato , tu ci vai? Ciao.
Accedi per rispondere
25 febbraio 2009 alle 12:46
conosciamo la mascherina fin dai primi tempi del compianto Giovanni Marcora.
Did you know?
Accedi per rispondere
25 febbraio 2009 alle 15:32
Nick …I knew who was Giovanni Marcora , DC and former minister of Agriculture ; but I didn’t understand the real spirit of your post…you are becoming cryptic .. too much…like friend Jovenal.
Accedi per rispondere
25 febbraio 2009 alle 21:27
E soprattuto governatore dell’ENI.
T. è la faccia seria di Rutelli: Mai fatto niente di suo.
Per dirla alla milanesa: “tanta lapa, poca sapa” (ed in italo-toscano: Tanta lingua poca zappa), ma grande annusatore d’aria….
Accedi per rispondere
26 febbraio 2009 alle 10:15
x fabs – Ti giuro che questa non la sapevo…mi e’ preso un attacco irrefrenabile di riso, ripetiamola :
” CHE SE FOSSE PE I LIVORNESI – i fiorentini – MICHELANGELO SE LO DOVREBBERO STIACCIA…-diciamolo -NEL CULO”. Geniale,roba da Vernacoliere.
X Fulvia : soo della Maremma non snob…ma di quella terragnola e un po’ burina…cose da Gente Rozza.
Accedi per rispondere
4 marzo 2009 alle 19:53
LO STATO CANAGLIA (COMPRATELO)
Un Paese paralizzato da un numero spropositato di leggi e regolamenti; soffocato da una cultura burocratica invasiva e ottusa; gestito da una pubblica amministrazione pletorica, costosa e inefficiente e, non di rado, corrotta; vessato da un sistema fiscale punitivo per chi paga le tasse e distratto nei confronti di chi non le paga; prigioniero di corporazioni e interessi clientelari; nelle mani, da Roma in giù, della criminalità organizzata. Un Paese in inarrestabile declino culturale, politico, economico, che non è ancora precipitato agli ultimi gradini tra i Paesi industrializzati dell’Occidente solo grazie allo spirito di iniziativa e alla proiezione internazionale della media e piccola imprenditoria. Questa è l’Italia oggi. C’è l’Italia degli italiani e c’è lo Stato italiano. Per intenderci: ci sono gli italiani, come singoli individui; c’è lo Stato italiano, come «soggetto collettivo». La definizione può sembrare paradossale e persino contraddittoria. E, in realtà, lo è. Chi ritiene che la fenomenologia sociale sia empiricamente descrivibile solo riconducendone le dinamiche agli individui ne sarà scandalizzato.
Per l’individualismo metodologico, i soggetti collettivi — le istituzioni, il mercato, il capitalismo eccetera — non hanno, infatti, vita propria, non pensano, non agiscono, bensì altro non sono che l’interazione, in una società aperta e liberale, fra individui che perseguono autonomamente il proprio ideale di vita e i propri interessi, producendo con ciò inconsapevolmente un beneficio collettivo. Il bene comune, l’utilità sociale, l’interesse generale eccetera sono, al contrario, una invenzione della politica. Rassicuro subito chi si sia scandalizzato. Ritengo anch’io che l’individualismo metodologico sia la sola metodologia della conoscenza corretta, in quanto, per dirla con Popper, empiricamente verificabile alla prova della realtà effettuale. La divisione dell’Italia in due — l’Italia (al plurale) dei singoli individui, ciascuno dei quali pensa e agisce sulla base delle proprie personali convinzioni; e l’Italia (al singolare), come soggetto collettivo, autoreferenziale, che li (mal)governa sulla base di principi e leggi che essa stessa si è data — è, dunque, solamente un artificio retorico. Gli italiani, anarcoidi e conservatori, privi di senso civico e di senso dello Stato, e perciò sudditi invece di cittadini; gli italiani che non si mettono in fila alla fermata dell’autobus, ma neppure si ribellano alla propria condizione di sudditanza; ingegnosi, flessibili, pragmatici, camaleontici sono l’Italia al plurale. Che «si arrangia », che se la cava.
Questi italiani sono il paradigma schizofrenico di ciò che la cultura liberale anglosassone chiama, con ben altra dignità storica e politica, «società civile» rispetto alla «società politica» dalla quale rivendica la propria autonomia. Che da noi l’ordinamento giuridico non garantisce e nessuno rivendica; tutti si prendono, quando possono. Sottobanco. La nazione, lo Stato, la collettività, giù, giù lungo i loro indotti pubblici — ieri, il (vergognoso) primato della razza; oggi, l’(indefinibile) utilità sociale, e tutte le altre sovrastrutture ideologiche che hanno segnato la storia del Paese — sono l’Italia soggetto collettivo. La camicia di forza che il potere politico del momento e la cultura dominante, l’ideologia come falsa coscienza — fascista e/o comunista, corporativa e/o collettivista, comunitaria e/o statalista che fosse, sempre e comunque antindividualista — hanno imposto agli italiani. Incolta, retorica, dogmatica, bigotta, burocratica, poco o punto flessibile, legalista e imbrogliona, questa Italia trasformista e gattopardesca — che cambia qualcosa per restare sempre la stessa — è una sorta di «8 settembre permanente». Istituzionalizzato.
Da un lato, ci sono la costante imposizione di un controllo pubblico, illegittimo e contraddittorio, sulle libertà dei singoli, e l’ambigua pretesa che sia rispettato; dall’altro, c’è la tacita esenzione da ogni vincolo d’obbedienza sottintesa nella frase liberatoria «tutti a casa» che l’8 settembre 1943 percorse la linea di comando delle nostre Forze armate, abbandonate a se stesse dopo l’armistizio. È di questa Italia incasinata e un po’ cialtrona, intimamente illiberale, che parlo. Non per fare l’elogio degli italiani come singoli individui ma per spiegare l’incapacità del Paese di entrare nella modernità e di stare, culturalmente, politicamente, economicamente, al passo con gli altri Paesi di democrazia liberale dell’Occidente capitalista. Non è l’elogio dell’antipolitica, oggi tanto di moda. Anzi. Ci mancherebbe, soprattutto da parte di un liberale. È, piuttosto, la denuncia dell’invasività della sfera pubblica nella sfera privata. La descrizione di come la nostra politica non sia più, e da tempo, ammesso lo sia mai stata, al servizio dei cittadini, ma li abbia posti al proprio servizio. Dello «Stato canaglia». L’eccessiva estensione della sfera pubblica — che la cultura statalista e dirigista tende a spacciare come veicolo di equità sociale — è, infatti, più accrescimento del potere degli uomini a essa preposti sulle libertà e sulle risorse dell’individuo, che criterio di governo. La leva fiscale, per alimentare una spesa pubblica riserva di caccia di interessi estranei a quelli generali, ne è lo strumento, anche se non il solo, di oppressione.
Non occorre essere marxisti per sapere che lo Stato non è neutrale, ma è il braccio armato degli interessi di chi ne detiene il controllo, se non è controbilanciato da principi e interessi alternativi, fra loro in competizione. È sufficiente essere liberali. Del resto, in questo continuo confronto fra differenti concezioni del mondo, senza che nessuna abbia la pretesa di essere la Verità e di imporla agli altri, è dalla pluralità di interessi in conflitto — mitigato solo da regole del gioco che non consentano a nessuno di impedirne la libera manifestazione e la corretta realizzazione — che si sostanzia la società aperta. Il liberalismo non è una dottrina chiusa — che dice agli individui quale è il loro interesse e ne prescrive i comportamenti — ma la dottrina dei limiti del potere e della società aperta, all’interno della quale ciascuno si presume sappia quale è il proprio interesse e, di conseguenza, lo persegue in autonomia. Il guaio è che di liberalismo, nella vita pubblica degli italiani, non c’è traccia. E ci vorranno, forse, generazioni perché vi si affacci.
Piero Ostellino
04 marzo 2009
Accedi per rispondere