L’EDITORE DI REPUBBLICA CARLO DE BENEDETTI LASCIA, ANZI NO: ARRAFFA TUTTO IL VERO POTERE, QUELLO DEL DOMINIO DEI GIORNALI CON CUI INFLUENZARE LA POLITICA. LO STILE LOMBARDO SEGUE IL MOTTO NAPOLETANO “CHIAGNI E FOTTI”, E INTANTO FOTTE IL FIGLIO RODOLFO LASCIANDOGLI LE AZIENDE INNOCUE. LA GUERRA CONTINUA

27 gennaio 2009

De Benedetti, addio con il truccO

LIngegnere molla solo in apparenza: tiene il potere conquistato licenziando Scalfari

Di Paolo Guzzanti

     Ricordo la furia di Giorgio Bocca quando Eugenio Scalfari ven­dette la sua quota a Carlo De Benedetti e si svolse al quarto piano di piazza Indipendenza a Roma un’infuocata assemblea. Eugenio ci aveva venduto tutti e aveva monetizzato quel che aveva costruito mettendo in banca un bel pacco di miliardi. L’impero editoriale passava di mano, anche se restava ancora in piedi Carlo Caracciolo, compagno e sodale d’avventura di Eugenio.     

     Ieri, puntata semi-conclusiva: Carlo De Benedetti in apparenza – mol­la e lascia tutto. Ma è un trucco teatrale: in realtà non lascia quel che più gli importa: il «sociale», come lo chia­ma lui e cioè il vero potere, come sarebbe più giusto dire: il diritto di nominare i direttori di Repubblica ed Espresso, nonché di nominare il nuovo presidente dopo la morte di Carlo Caracciolo, sottraendo questa facoltà al figlio Rodolfo che ha sem­pre sputato sopra questa mania del padre per i giornali, passione che ha portato soltanto disgrazia e ridotto i profitti.

     Lo scontro fra padre e figlio viene da tutti indicato come una dura resa dei conti terminata con l’uscita di scena del patriarca, ma non è così: le aziende che fanno soldi vanno al fi­glio, ma non hanno storia politica. Mentre il governo reale sui giornali se lo tiene il padre conservando e blindando il diritto monarchico as­soluto di nominare il successore del principe Caracciolo, del direttore del settimanale e del successore di Ezio Mauro al quotidiano.

     Si sa che la ragione profonda del conflitto fra padre e figlio non ha niente a che vedere con la questio­ne generazionale – Carlo è ancora un leone, benché alla soglia dei 75 anni – ma con il potere politico. Pe­rò Repubblica va a rotoli, centinaia di migliaia di copie al macero, il pre­stigio della direzione e delle più ag­gressive firme sono ai limiti storici. Tuttavia, dice Carlo De Benedetti, il gioco resta ancora tutto lì, nei gior­nali, nelle radio, su Internet: soldi persi, è vero, ma anche soldi ben spesi.

     Rodolfo considera questa posizio­ne del padre una mattana senile. Ma Carlo De Benedetti alla politica ci ha sempre tenuto. Fu per pesare in poli­tica che volle entrare nell’editoriale L’Espresso in cui era un corpo total­mente estraneo, devastando l’immagine e l’identità di una casa editrice, di un settimanale e di un giovane quotidiano in sfolgorante successo.

     Per questo ricordo Bocca con – è il caso di dirlo – la bava alla bocca gridare: «Eugenio ci hai tradito, ci hai venduto a un industriale che con noi non ha niente a che fare, ci hai messo sotto padrone. Eugenio spie­gò con toni suadenti che De Bene­detti era il miglior padrone possibi­le e che dunque dovevamo essere contenti e che lui avrebbe comun­que mantenuto sempre un potere di supervisione generale che avrebbe garantito a tutti noi e insomma bla bla bla. Tutte balle.

     Scalfari non poté garantire nulla e nel 1996 fu costretto a far buon viso a cattivo gioco e dovette farsi da parte per cedere il posto al rampantissimo Ezio Mauro che i debenedettia­ni avevano da tempo scelto come uomo del padrone al posto di Scalfa­ri, che fu quindi relegato in una sor­ta di magazzino delle scope a scrive­re editoriali domenicali consuman­do in tristezza il suo autunno di gran­de patriarca. Ezio Mauro fu spedito, prima di essere ammesso alla dire­zione di Repubblica, a fare il corri­spondente da Mosca e poi tenuto in parcheggio alla Stampa mentre si consumava lo sprazzo forale dello scalfarismo.

     La biografia industriale di De Be­nedetti è sterminata, ma io voglio ri­cordare quel che ho vissuto e rivedu­to anche per motivi di lavoro: De Be­nedetti fu accusato dal presidente George Bush, padre, di giocare mol­to sporco con il potere sovietico, cui avrebbe fornito l’accesso a merci strategicamente proibite. La lamen­tela del presidente americano fu espressa al presidente della Repub­blica Francesco Cossiga e al mini­stro degli Esteri Gianni De Michelis nel corso di un loro viaggio a Washington: i due italiani difesero a spada tratta l’imprenditore italiano e fecero quadrato su di lui benché non lo amassero affatto. Poco tem­po dopo però dalle colonne dell’Espresso partì una campagna di de­legittimazione del presidente Cossi­ga che toccò il suo culmine con la richiesta di rimuoverlo dal Quirina­le con certificato medico e sostituir­lo con un comitato di saggi in attesa della nuova elezione. Cossiga aveva fatto cancellare i contratti della Olivetti al Quirinale sostenendo che le telescriventi di De Benedetti erano scarti di magazzino.

     Di certo De Benedetti non ebbe alcun riguardo per il patrimonio tec­nologico della Olivetti, l’unica com­pagnia informatica europea che avesse prodotto una eccellente e tut­tora rimpianta linea di computer, an­zi di «calcolatori», che gettò nel cas­sonetto delle immondizie per entra­re invece nel core business della te­lefonia mobile ma senza una pro­pria tecnologia, giocando soltanto sul commerciale. In questo modo De Benedetti distrusse il patrimo­nio culturale e sociale di «Comunità» di Adriano Olivetti, sbaraccò quel che restava dell’identità elitaria, radical-chic e borghese-rivoluzionaria del gruppo L’Espresso, si liberò dello stesso Scalfari e procedette co­me un rullo compressore con il di­chiarato ed evidente scopo di domi­nare la politica attraverso l’editoria. Oggi De Benedetti si lamenta di aver subito due «scippi», quello del­la Sme e quello della Mondadori. È storia vecchia: quanto alla Sme, è un dato di fatto che fu allora il presiden­te del Consiglio Craxi a rivolgersi a Berlusconi perché desse vita a una cordata alternativa a De Benedetti che aveva raggiunto un accordo /volto personale con lo svenditore Romano Prodi. Come tutti sanno, al­la fine non vinse né la cordata che a malincuore Berlusconi aveva cerca­to di metter su per far piacere a Cra­xi, né De Benedetti. Quanto alla Mondadori, De Benedetti rimpiange ancora un impero editoriale simi­le a quello di Carlo Quinto, sul quale non tramontasse mai il sole, ma fu costretto a contentarsi di una redi­stribuzione un po’ più pluralista.

     Di positivo c’è da dire che De Be­nedetti risplende per vitalità e com­battività, benché abbia mascherato la ripartizione dei poteri annunciata ieri in Piazza Affari sotto le sembian­ze del ricambio generazionale. È sta­ta invece una concentrazione dei ve­ri poteri politici nelle sue sole mani e un’offa per il figlio Rodolfo che mantiene quel che già ha, ma senza poter ficcare il naso nell’editoria do­ve il padre si è blindato e gli ha sbat­tuto la porta in faccia.

     Alla fine ho l’impressione che esca fuori tutt’altro che il melanconi­co addio che si voleva far finta di spacciare ieri con una cerimonia de­corosa e affettuosa: ieri abbiamo as­sistito di fatto al rafforzamento del potere che conta nelle mani del vec­chio (ma non troppo) padre e al ridi­mensionamento del figlio che rice­ve per ora una corona di latta.

     De Benedetti ha infatti detto che lui vivo LEspresso non si vende (sconfitta di Rodolfo) e che si riser­va di nominarne i capitani, cioè det­tare la linea politica. E qui va preso atto del fatto che De Benedetti ha fatto definitivamente marcia indie­tro dalla famosa «tessera numero uno» del Partito Democratico: «So­no sempre stato repubblicano visentiniano», ha detto, passato senza en­tusiasmo al centro sinistra. Ieri si era sparsa una voce che poi i fatti hanno ridimensionato ma non fugato: e cioè che il vecchio re Carlo volesse spogliarsi di tutte le province e degli orpelli per darsi alla politica in pri­ma persona. Non è così.

     Ma in un certo senso è così lo stes­so. De Benedetti non ha intenzione di «scendere in campo» alla sua età, ma ha voglia di seguitare a giocare duro la partita politica come se do­vesse giocare a golf: quel campo a 18 buche è suo e non intende condi­viderlo con nessuno. Finché sarà vi­vo. Ha anche smentito di aver preso le decisioni di ieri come conseguen­za della morte di Carlo Caracciolo e sarà anche vero. Ma è sicuro che la morte del partner rivale lo ha raffor­zato: la vecchia coppia Scalfari-Ca­racciolo non ha più potere sul suo campo da golf privato e tutto quan­to Giorgio Bocca tanti anni fa teme­va è accaduto: l’Olivetti è morta, l’editoriale LEspresso è il nome di un’antica memoria, La Repubblica fa acqua da tutte le stive, ma il pote­re su quel che resta è assoluto e anzi confermato da ciò che è accaduto ie­ri tra brindisi abbracci e baci, e cioè un vero e proprio colpo di Stato in famiglia.

44 Commenti a “L’EDITORE DI REPUBBLICA CARLO DE BENEDETTI LASCIA, ANZI NO: ARRAFFA TUTTO IL VERO POTERE, QUELLO DEL DOMINIO DEI GIORNALI CON CUI INFLUENZARE LA POLITICA. LO STILE LOMBARDO SEGUE IL MOTTO NAPOLETANO “CHIAGNI E FOTTI”, E INTANTO FOTTE IL FIGLIO RODOLFO LASCIANDOGLI LE AZIENDE INNOCUE. LA GUERRA CONTINUA”

Amgelo scrive:

Senatore lei scrive da Dio.
Questo articolo mi sembra un capitolo dei Promessi Sposi !!!

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star joe scrive:

Caro Paolo,
scusami se Ti avevo richiesto un articolo su De Benedetti, perchè ancora non avevo letto quello pubblicato da IL GIORNALE.
Certo che questo masnadiere dell’economia italiana ne ha avuto di culo a fare tutto quello che ha fatto.
Aveva ragione ad urlare Giorgio Bocca, ma da buon paraculo qual’è è rimasto lì a scrivere per il Gruppo senza battere ciglio e sono sicuro che gli diranno di scrivere il necrologio, dalle cariche in seno alle propietà, e Lui a comando come sempre lo scriverà, profondendosi in elogi.
Rileggendo oggi alcune notizie sull’Ingegnere, ho scoperto che i nomi di una certa elite economica in italia sono stati sempre quelli del giro giusto:Prodi, Andreatta, Ciampi, Draghi, Colaninno, Visentini, Cuccia q.b. e tanta disinformazione sui media, tanto il monopolio di formare “l’opinione pubblica” lo aveva Lui, l’Ingegnere in mano. Mah! cose che solo in Italia possono accadere. IL BUE CHE DICE CORNUTO ALL’ASINO. E tutti dietro a ripetere le minchiate scritte e dette da quel gruppo editolriale, regno di menzogne e falsità.
Scusami per lo sfogo, anche se credo che a Te, che hai contribuito a creare quel gruppo, un pò infastidisca come sia andato a finire.
Giuseppe STELLA Coffa Maestra (CT)

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Giorgio 1957 scrive:

O.T. sarebbe bello un accenno alla giornata di oggi 27 gennaio.Sopratutto in considerazione delle note vicende Vaticane e non solo.

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Patton scrive:

Mmmh…

Secondo me CDB vuol far da ostetrico alla ri-nascita di un centro “democristian-visentiniano” (più che “repubblican-v.”): un centro che “guardi la sinistra”, cioè ne sorvegli l’estremismo, e che, soprattutto, tagli l’erba sotto i piedi al Berlusca. Come ben sanno Cossiga e D’Alema, questa è l’unica possibile alternativa politica al PdL — dopo l’imminente fallimento del PD.

Detto per metafora ciclistica: se l’Italia bipartitica è una bicicletta (ma gli italiani non hanno ancora imparato a pedalare!), l’Italia tripartitica di CDB è un comodo sidecar: l’importante è avere il manubrio tra le mani e il motore tra le gambe…

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tex scrive:

Condivido molto di quello che ha detto su De Benedetti anche se ha dimenticato di dire che è stato il dissipatore del patrimonio ideale lasciato dal grande Adriano Olivetti.Mi sembra giusto comunque ricordarle che lei,nonostante il vomito che ultimamente le procura,è entrato in politica affianco di Berlusconi che certamente non è un esempio di moralità negli affari come nella politica.

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maccarti scrive:

FUORI TEMA

La giornata della memoria.

Passeggiavo accompagnato dal mio lupo al guinzaglio.
Incrociai un signore, il

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sigal harari scrive:

Sulla frontiera tragica
Ora il silenzio suona
Il suo rumore svenuto
E il vento bacia il ruscello
Quasi senza toccarlo

Sulla frontiera tragica
Svettano torri di bronzo
Complicate di luci
Costantemente inedite
E i prati hanno un suono metallico

Sulla frontiera tragica
uomini dal volto coperto
incanalano il sangue
e scavano tunnel assurdi
che sembrano non finire

Sulla frontiera tragica
Il cielo fluttua sull’aria
Come un immenso giglio
E gli innamorati scrivono
Nomi rotondi sugli alberi

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sigal harari scrive:

Al valico di Kissufim al confine tra Israele e Gaza e’ rimasto ucciso in un attentato rivendicato da hamas un soldato israeliano e la cosa e’ passata del tutto innosservata, diversamente sarebbe andata la cosa se un soldato israeliano avesse ucciso,per difendersi,un terrorista arabo,suboto si sarebbe sparsa la voce che i soldati israeliani avevano barbaramente ucciso un altro bambino di Gaza !!!
Shalom Eleazar

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maccarti scrive:

FUORI TEMA

La giornata della memoria

Passeggiavo accompagnato dal mio lupo alsaziano.
Incrociai un anziano signore.
Notai che s’accostò al muro opposto al mio, sbiancato in volto.

Gli sorrisi, come a dire che non doveva aver paura di Ulisse:
ben educato, equilibratissimo, non faceva un passo senza mio ordine.

Allora, quasi in tono di scusa, disse:

«Sa, io sono sopravvisuto a un lager. La mattina, per spingerci a uscire in fretta dalle baracche, sguinzagliavano i cani-lupo. Chi si attardava veniva azzannato, alle gambe, alla schiena o, non di rado, alla nuca.
Io ne fui vittima il primo giorno: non conoscevo ancora quella regola»;
e, scopertosi il collo, mi mostrò una lunga cicatrice.

Scoprimmo d’abitare lo stesso luogo, sebbene prima non ci fossimo mai incrociati: in campagna, si sa, si è vicini di casa pure a un chilometro di distanza.
Facemmo amicizia, e gli diedi una mano a scrivere le sue memorie di sopravvissuto.

Aveva diciassette anni quando le belve tedesche lo catturarono.

In attesa d’esser trasferito, fu tenuto rinchiuso un giorno intero nella cella di una vecchia caserma.

Quando si presentarono per portarlo via, notarono sul pavimento le sue feci (non ce l’aveva fatta a trattenerle).

Ebbene, prima di uscire, fu costretto a mangiarle, stando ginocchioni e con le mani legate dietro la schiena.

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brambilla scrive:

Scalfari ha sempre detto che voleva lasciare già molto prima, non vedo motivi per dubitarne.
http://www.repubblica.it/2004/d/speciale/altri/scalfari/uno/uno.html

Berlusconi fece un’offerta per la SME che superava del 10% quella di De Benedetti, che si era accordato con lo “ svenditore Prodi, ma poi non comprò.

Berlusconi, che comunque non è uno svenditore, ha invece venduto l’Alitalia ad un prezzo di molto inferiore a quello che era stato offerto dal primo acquirente.

I fatti non sono separabili dalle opinioni.
Ciò che è fatto per qualcuno è opinione per altri.

Berlusconi è sciocco?
No è talmente intelligente da riuscire a far credere di essere sciocco.
E pazienza se questo dovesse essere solo ciò che che pensano gli sciocchi.

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healthtrainer scrive:

CAro tex,Berlusconi non sara’ un esempio di moralita’,ma una cosa sa fare bene L’imprenditore Libero e lo ha fatto sempre con aziende in attivo,che rimangono dei gioielli nell’universo della comunicazione.
Mi sa’ che oltre all’invidia,forse non ha capito che arrivare in alto e’ sempre un gioco politico industriale,diventi parte del grande gioco business and politic.Nessuno arriva ai vertici senza una copertura politica.Quindi no faccia paragoni stupidi.Crede che De benedetti abbia una moralita’,il deceduto Agnelli l’avesse ecc.ecc.ecc.
slt healthtrainer

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brambilla scrive:

Caro sciocco,

….una cosa sa fare bene L’imprenditore Libero
Nessuno arriva ai vertici senza una copertura politica

Non si può dire una cosa e il contrario della stessa.

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IoTomy scrive:

Ricordo tra i Primissimi capitoli de: Memorie di un Superministro della Prima Repubblica, autobiografia di Paolo Cirino Pomicino, in arte Geronimo.
Il titolo del capitolo era all’incirca: quando DeBenedetti mi disse:” Vuoi essere il MIO ministro dell’economia?”
Geronimo rifiutò, e DeBenedetti scelse un altro cavallo.

Marco Tomasi

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dvd1 scrive:

Oggi è il giorno della memoria,quella che hanno perso chi paragona la Germania di Hitler ad Israele,alla luce della guerra ad Hamas.
Mi sono piaciute moltissimo le parole di Fini e Napolitano.
Davide Cembrano.

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Django scrive:

Ucciso vice primo ministro degli interni dell’Abkhazia

http://notizie.alice.it/notizie/esteri/2009/01_gennaio
/26/georgia_ucciso_a_sukhumi_viceministro_interni_abkhazia,17724821.html

Roma, 26 gen. (Apcom-Nuova Europa) – Il viceministro degli Interni dell’Abkhazia Zakan Dzhugelia è stato ucciso oggi a Sukhumi. Lo scrive l’agenzia di stampa Interfax, riportando quanto dichiarato dal presidente della repubblica autoproclamata Sergei Bagapsh.

“Dzhugelia sedeva in un caffé quando killer sconosciuti gli hanno sparato due volte”, ha detto Bagapsh. “Dzhugelia – ha continuato il presidente – è stato colpito a morte al petto e alla testa”.

Secondo il leader politico, il viceministro è stato ucciso “per destabilizzare la situazione in Abkhazia”.

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fabs scrive:

Un altra “provocazione” georgiana che prelude ad un altro “intervento solidale di soccorso ” della ex armata rossa?

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giuli scrive:

nn riesco a nn pensare proprio oggi ..giornata della memoria …a Williamson esultante per la revoca della scomunica.

GUZZ- VARSAVIA, 1944.

I NAZISTI SCONFITTI SI RITIRANO PROCEDENDO AD ESECUZIONI DI MASSA.

UN GIOVANE SEMINARISTA POLACCO E’ IN GINOCCHIO E PREGA PRIMA DI RICEVERE UN COLPO ALLA NUCA DA UN SS TEDESCO DELLA SUA ETA’, PALLIDO, CRUDELE, ESANGUE.

IMPROVVISAMENTE UN ANGELO DEL SIGNORE PRENDE LA MANO DEL NAZISTA E LA BLOCCA DICENDOGLI: “FERMATI !! QUESTO SEMINARISTA POLACCO UN GIORNO SARA’ PAPA. TU NON PUOI UCCIDERLO”.

L’SS ALLORA RINFODERA LA LUGER NELLA FONDINA DICENDO:

“FA PENE. FACCIAMO PATTO CHIARO: IO ATESSO NON AMMAZZO LUI COSI’ LUI POI TIFENTA PAPA. MA QUANTO LUI FINITO FARE PAPA, IO FACCIO PAPA TOPO TI LUI”.

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Arturo Zulawski scrive:

e’ pizzarro ke kvesta non appia attizzato le ire ti zonstenitori ti papa – eppure è una delle migliori.

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-jm- scrive:

nn riesco a nn pensare proprio oggi ..giornata della memoria …a Williamson esultante

Ha poco da festeggiare … il suo capo (Fellay) ha scritto tra le altre cose

Perciò io gli ho proibito, fino a nuovo ordine, ogni presa di posizione pubblica su questioni politiche o storiche.

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Enrico T. scrive:

nemmeno poi sta gran cosa.
considera poi che hanno chiesto scusa ma solo al papa per l’esternazione del loro affiliato.
e infine che la congregazione di lefbreve (si scrive così?) è stata sempre antigiudaica in osservanza della visione degli ebrei come deicidi.
il papa ha riammesso i talebani de noantri…

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-jm- scrive:

Perciò io gli ho proibito, fino a nuovo ordine, ogni presa di posizione pubblica su questioni politiche o storiche. Noi domandiamo perdono al Sommo Pontefice e a tutti gli uomini di buona volontà, per le conseguenze drammatiche di tale atto.

non mi risulta quindi che abbiano chiesto scusa solo al Papa …. se c’è una lettera bisogna leggerla tutta, non solo fidarsi di quello che dicono quelli che l’hanno letta per poter commentare ;) .

(e tra l’altro bisogna vedere se la sospensione a divinis di cui ho letto in giro interessa solo i preti o anche i vescovi lefebvriani …. quella c’è ancora)

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Django scrive:

http://www.corriere.it/esteri/09_gennaio_28/russia_missili_scudo_usa_e61ce09a-ed0a-11dd-b7f1-00144f02aabc.shtml
Russia, stop ai missili a Kaliningrad
Gesto di distensione verso Obama
Annullate le ritorsioni contro lo scudo Usa dopo la telefonata tra Barack e Medvedev

MOSCA – La Russia ha sospeso il progetto per il dispiegamento di missili Iskander, nella enclave di Kaliningrad (ovest), a seguito del cambiamento di attitudine manifestato dalla nuova amministrazione americana sullo scudo antimissile in Polonia e nella Repubblica Ceca. Lo ha annunciato un responsabile delle forze armate russe, citato dall’agenzia russa Interfax. «La realizzazione di questo progetto è sospesa visto che la nuova amministrazione americana non ha accelerato il programma di sviluppo» ha dichiarato il responsabile russo, il cui nome non è stato indicato.

TELEFONATA – Una decisione arrivata dopo l’annuncio del presidente americano, Barack Obama, su una «nuova era» nei rapporti tra Washington e Mosca. La Casa Bianca ha rivelato che nella telefonata avvenuta tra Obama e il presidente russo, Dmitri Medvedev, è stata sottolineata la necessità di «ricostruire una nuova agenda» nei rapporti bilaterali tra i due Paesi che metta fine alla deriva in corso da tempo. Nella telefonata di Obama al collega russo è stato inoltre messo in evidenza il fatto, ha riferito la Casa Bianca, che i due presidenti sono entrambi «leader appartenenti ad una generazione post-Guerra Fredda» e questo offre «una opportunità unica per ricostruire un nuovo tipo fondamentalmente diverso di rapporti tra i due paesi».

LE POSIZIONI – Il Cremlino ha sempre considerato lo ’scudo’ Usa come una minaccia diretta contro la Russia, e non contro gli ‘Stati-canaglia’ ufficialmente addotti da Washington quali obiettivi dell’iniziativa, che nella sua versione originaria prevede la creazione di batterie di missili intercettori sul territorio polacco, e di una stazione radar di primo avvistamento su quello ceco. Kaliningrad, l’ex Koenigsberg di era prussiana, è un’enclave russa incuneata tra la stessa Polonia e la Lituania, ambedue Stati membri della Nato oltre che dell’Unione Europea.
—–

Paolo come lo interpreti?

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Grillo Parlante scrive:

A caldo direi che ciascuno ha concesso all’altro ciò che non ha. Mosca ha deciso di “sospendere” l’installazione degli Iskander, Washington “sospende” il programma anti-missile in Europa.

Obama aveva già dichiarato che avrebbe continuato a finanziare il programma, che fa uso di tecnologie sperimentali, se questi avesse dimostrato di funzionare e non a caso agli inizi di dicembre l’Air Force aveva concluso con successo l’ennesimo test:

http://www.paologuzzanti.it/?p=876#comment-80112

Solo che sono tempi di vacche magre e occorre aspettarsi un taglio al budget del Pentagono, questo potrebbe essere uno. Poi vi potrebbero essere delle considerazioni pratiche: l’Iran ancora non dispone di un sistema balistico in grado di minacciare direttamente gli Stati Uniti.

E’ vero che entro l’anno si stima che potrebbe avere materiale per costruire da una a tre bombe A ma ciò non costituisce ancora una minaccia concreta, ci vuole un vettore in grado di portarle sull’obiettivo, almeno in deterrenza. O aerei o missili e questi ultimi, malgrado l’assistenza fornita da Cina e Corea del Nord, sono altrettanto complicati da mettere a punto.

Si parla quindi di un periodo compreso tra il 2011 e il 2015 per avere un Iran elevato al rango di potenza nucleare. E anche in quest’ultima ipotesi la minaccia penderebbe solo sull’Europa centrale e meridionale, fino alla Germania e all’Italia per intenderci, giacchè la gittata iniziale sarebbe di circa 3.000 chilometri.

Obama, quindi, potrebbe aver calcolato che non è il caso di agitarsi tanto e preferisce far posare la polvere. Nel frattempo lascia una porta aperta al Cremlino per verificare la possibilità di perseguire “interessi comuni”. Il dossier Iran è appena stato aperto.

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simona scrive:

Grillo Parlante non sono d’accordo.
Se la notizia è confermata gli USA ufficialmente dichiarano di aver ceduto alle pressioni della Russia e annullano un accordo firmato con la Polonia.
Secondo me, al contrario di quello che leggiamo sulla stampa, il messaggio politico è questo.
Altra questione sono l’opportunità e l’efficacia dello scudo.
Se leggi il comunicato interfax il senso è: “noi non mettiamo missili offensivi a Kaliningrad perché voi avete rinunciato ai difensivi in Polonia, nel frattempo continueremo imperterriti ad aiutare l’Iran a sviluppare il suo programma energetico nucleare civile e probabilmente gli forniremo presto anche un annesso sistema antiaereo di ultima generazione, soprattutto se ci disturberete anche solo minimamente nelle nostre manovre di intimidazione contro Israele e le repubbliche ex sovietiche”

La Russia, in ogni controversia, vuol sempre stare un passo avanti.
Dal mio punto di vista quando si mandano messaggi ambigui o remissivi a paesi come la Russia il risultato non è mai positivo.

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Grillo Parlante scrive:

Simona carissima, sei una vera tigre!

So benissimo come ragionano al Cremlino, non mi è ancora chiaro come ragionano a Washington. La mia nota cerca di interpretare (di questo si tratta) la lettura delle carte da gioco ora che il banco è passato di mano.

Giudizi sulla partita è prematuro darne, aspettiamo almeno fino a settembre.

Baci & abbracci

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simona scrive:

Ok, va bene, aspetto settembre.
Forse ; – )

(E' stato raggiunto il livello limite per questo commento)

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Beppe.T scrive:

Cari Simona e GP, aggiungo solo un paio di considerazioni delle quali è necessario tenere conto.

Non si hanno notizie sicure di quanti battaglioni di SS-26 siano effettivamente operativi. Alcuni dicono che siano veramente pochi e potrebbero scegliere di tenerli operativi in ben altri scenari, anche in caso di realizzazione dell’ABM in Europa. Rammento l’atipico utilizzo degli SS-21 in Cecenia e in Georgia, per via dei difetti cronici dell’Aviazione Russa.

Anche se li installassero, potrebbero con certezza raggiungere il sito dei lanciatori in Polonia, ma esiste qualche dubbio sull’effettiva capacità di raggiungere il complesso Radar nella Repubblica Ceca (che comunque sarebbe parzialmente difendibile con sistemi già esistenti)
La testata degli SS-26, in ogni caso, è relativamente piccola e probabilmente un po’ meno precisa di quanto dichiarino i Russi.
Se i missili intercettori venissero installati, quasi sicuramente si opterebbe per dei silos corazzati (meno probabile l’installazione su lanciatori mobili) e la testata convenzionale degli SS-26 non sarebbe di particolare efficacia nel metterli fuori uso.

Se effettivamente il sistema ABM subirà un ritardo credo che possa essere realmente per questioni economiche e di non reale urgenza, come scriveva GP.
La minaccia di schierare gli Iskander, non penso che sia stata l’elemento chiave nel determinare ripensamenti negli USA.

Ciao- Beppe

(E' stato raggiunto il livello limite per questo commento)
simona scrive:

Caro Beppe, problemi economici di questa portata non mi sembra ce ne siano.
Obama ha appena firmato un pacchetto di rilancio dell’economia che è poco definire sperpero inutile.
Beppe quello che intendo dire è che, come la giri la giri, gittata-minaccia-efficacia-disponibilità, da un punto di vista strettamente politico la Russia ha ottenuto quello che voleva: ha sottoposto Obama a un test e per adesso può dire di aver avuto la meglio.

Basta seguire la timeline degli eventi:
-Aprile 2008. Bush si assicura la cooperazione della NATO sullo scudo missilistico
-Giugno 2008. La Polonia esita e si valuta l’alternativa Lituania
-Agosto 2008. Invasione della Georgia = la Polonia chiede ed ottiene di ospitare lo scudo.
-Settembre 2008. La Russia minaccia di attaccare Polonia e Repubblica Ceca con testate nucleari e intensifica le attività di spionaggio nella Repubblica Ceca, sebbene sia chiaro a tutti che i 10 intercettori non rappresentano una minaccia per l’arsenale missilistico russo, che comprende più di 2.000 missili con testate nucleari. In realtà quello che non vuole è che gli USA abbiano delle basi militari (con tutti gli annessi) in Polonia e Repubblica Ceca.
-Novembre 2008. Obama vince le elezioni. Poche ore dopo Medvedev annuncia il progetto russo di puntare contro l’Europa i missili offensivi Iskander.
-Dicembre 2008. Tutti e 26 i membri NATO all’unanimità reiterano il loro sostegno al progetto di difesa missilistica in Europa. La Russia si oppone.
-Dicembre 2008. Gli Stati Uniti con sucesso intercettano un ICBM con una versione più avanzata degli stessi intercettori previsti per l’Europa.
-Dicembre 2008. La Russia risponde con un dispiegamento militare nei Caraibi. Una nave da guerra russa attraversa il Canale di Panama. La Rice commenta: “sono militari russi in vacanza premio nei Caraibi.”
-Dicembre 2008. La Russia richiama 900 carri armati da Kaliningrad. Makarov dichiara: “questa mossa unilaterale è una dimostrazione che la Russia non intende attaccare altre nazioni e non persegue politiche espansionistiche.” Poi aggiunge: “ma se verrà presa la decisione di impiegare elementi di difesa antimissilistica, la Russa regirà, anche con gli Iskander.”
-Dicembre 2008. Durante una visita ufficiale in Polonia e nella Repubblica Ceca, Ellen Tauscher, membro del congresso per il partito Democratico americano, che aveva sempre difeso il progetto di scudo missilistico europeo, stupisce tutti dichiarando: “non sono propensa a scavare buchi in Polonia per riempirli di razzi non collaudati.” Offre ad Obama la copertura del Congresso.
-Dicembre 2008. La Russia si offre di rinunciare al progetto offensivo di Kaliningrad se gli USA rinunceranno alla difesa missilistica in Europa.
-Dicembre 2008. La Russia annuncia il progetto di reimpegare armi nucleari in Bielorussia.
-Gennaio 2009. Solo sette giorni dopo la cerimonia di insediamento Obama getta la spugna.

In futuro magari (a settembre, come dice GP) ci accorgeremo che Obama ha previsto alternative migliori per il bilanciamento degli equilibri nucleari, ma il senso politico attuale della notizia che gli USA rinunciano (rimandano?) al progetto antimissilistico europeo è che la prova alla quale Medvedev ha sottoposto Obama a poche ore dalla sua elezione ha infine visto la Russia vincitrice e Obama non interessato all’Europa (o debole) ma concentrato sulle questioni di politica/economia interna americana e soprattutto impegnato a ricucire quelli che sembra ritenere gli errori più gravi della politica estera di Bush: guerra al Fondamentalismo Islamico; guerra in Iraq (quanto ci metterà a chiedere scusa anche per l’impiccagione di Saddam?); Guantanamo; strappo con la Russia.

Ciò non toglie che se gli USA si dimenticheranno per un po’ di noi questo non possa anche essere uno stimolo a toglierci le mani dalle tasche e cercare un volta tanto di difenderci da soli.

 
Grillo Parlante scrive:

Simona, non correre. La nuova amministrazione deve ancora delineare la propria strategia e, soprattutto, metterla in pratica. Dubbi su Obama ne ho quanti ne hai tu, ma non sono certezze e preferisco vedere lui e il suo staff all’opera per capire dove si andrà a parare. Sei mesi, fino a giugno, sono più che sufficienti alla bisogna e per sicurezza aggiungiamoci i due mesi estivi che sono i preferiti dai bulli e dai dittatorelli per le prove di forza e i tranelli.

Guantanamo? Obama la chiuderà, stanne certa, così tutti i moonbat liberals faranno festa. E la CIA potrà continuare indisturbata ad operare nei “black sites” all’estero. Come ai bei tempi di Bush e Clinton.

Marina Russa (una nave) nei Caraibi? Negli ambienti del Pentagono si dice da tempo che non gli sarà consentito muoversi e completano il concetto con la frase “E questa te la puoi mettere in banca”.

Io dico che dobbiamo rimanere osservatori freddi e obiettivi. Problemi economici ce ne sono eccome e bisogna fare i conti con le risorse a disposizione: il Pentagono dovrà subire tagli e ridimensionamenti e il sistema-antimissile, in Europa, verrà messo in naftalina secondo una logica di priorità. La minaccia iraniana non è attuale e questo, secondo Obama, consentirà quei 12-18 mesi di respiro per guardarsi intorno e redistribuire le carte. Gli Iskander, come fa notare anche Beppe, sono buoni perlopiù per fare i titoli sui giornali.

Giusto? Sbagliato? Per continuare a giocare ci vogliono montagne di dollari e questo è il “focus” da cui non bisogna distrarsi per il momento, sennò la Russia ci brucia sul serio il fondoschiena. Siamo solo alle mosse di apertura, Simona, e l’Europa lasciala pure lì dov’è. Peso politico ne ha pochino, figurarsi le capacità autonome di difesa: non ci crede più nessuno neanche nei discorsi ufficiali.

 
jovenal scrive:

Bellissimo questo dialogo,ma come vi ho rivelato le deflagrazioni balistiche verranno spente o controllate o rimodulate sulla base delle risonanza di schumann e resteranno esercitabili solo gli urti meccanici, senza scoppio. È una cosa di fisica, ma secondo me da qualche parte dovreste trovare che la contrattazione degli armamenti nel numero dei missili viene, in qualche modo che dovreste cercare di trovare, riclassificata al ribasso, cioè non è nuova guerra fredda ma saldi.

 
simona scrive:

Vedi Grillo Parlante,
secondo me in questo caso particolare è sì in ballo la questione geopolitica di deterrenza militare, tuttavia lo scudo sembra essersi trasformato in un oggetto di scambio essenzialmente politico.
Se l’amministrazione Obama non avesse deciso di abbandonare/sospendere il progetto per cambiare il passo dei rapporti con Mosca, ma avesse avuto invece l’obiettivo di rimandare lo scudo per ragioni tecniche/economiche (cioè per i motivi che dici e che sono ragionevoli, quelli che lo stesso Obama aveva piuttosto vagamente spiegato in campagna elettorale) avrebbe detto a Medvedev che lo scudo è rimandato perché da valutare e testare con più attenzione da un punto di vista teconologico e bla bla bla, ottenendo così lo stesso effetto di bloccare per adesso gli Iskander, ma senza fornire così a Medvedev su un vassoio d’argento la possibilità di cantare vittoria politica.

Se le ragioni della scelta di Obama non fossero state politiche questa notizia non sarebbe uscita così presto (a sette giorni dalla nomina, in coincidenza della prima telefonata ufficiale tra Obama e Medvedev).

Secondo me abbiamo assistito ad un esplicito tentativo di distensione dei rapporti con Mosca.
Se questo poi porterà vantaggi o svantaggi lo vedremo, il senso più generale di questa mossa di Obama andrà poi calibrato sulle reazioni USA alle prossime azioni di Mosca. Anche io penso che per adesso non abbiamo elementi sufficienti per esprimere giudizi tranchant su Obama, ma questo particolare messaggio a Mosca, quello di cui abbiamo saputo oggi, non è ambiguo e non è soggetto a diverse interpretazioni:
“noi rinunciamo allo scudo europeo come segnale di buona volontà e a testimonianza di una chiara interruzione rispetto alla politica della precedente amministrazione, adesso tocca a voi.”

 
 

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Gabriele Paradisi scrive:

Comunicazione di Servizio:
Avrei necessità di mettermi in contatto con SIGAL.
Mi puoi scrivere?
gabriele@cielilimpidi.com

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serena scrive:

Salve Senatore, sinceramente non ho apprezzato molto questo articolo.
Lo trovo pieno di livore nei confronti di De Benedetti. Immagino che molte delle ragioni delle sue considerazioni negative stiano in questa parte dell’articolo:

“La biografia industriale di De Be­nedetti è sterminata, ma io voglio ri­cordare quel che ho vissuto e rivedu­to anche per motivi di lavoro: De Be­nedetti fu accusato dal presidente George Bush, padre, di giocare mol­to sporco con il potere sovietico, cui avrebbe fornito l’accesso a merci strategicamente proibite. La lamen­tela del presidente americano fu espressa al presidente della Repub­blica Francesco Cossiga e al mini­stro degli Esteri Gianni De Michelis nel corso di un loro viaggio a Washington: i due italiani difesero a spada tratta l’imprenditore italiano e fecero quadrato su di lui benché non lo amassero affatto. Poco tem­po dopo però dalle colonne dell’Espresso partì una campagna di de­legittimazione del presidente Cossi­ga che toccò il suo culmine con la richiesta di rimuoverlo dal Quirina­le con certificato medico e sostituir­lo con un comitato di saggi in attesa della nuova elezione. Cossiga aveva fatto cancellare i contratti della Olivetti al Quirinale sostenendo che le telescriventi di De Benedetti erano scarti di magazzino.

Di certo De Benedetti non ebbe alcun riguardo per il patrimonio tec­nologico della Olivetti, l’unica com­pagnia informatica europea che avesse prodotto una eccellente e tut­tora rimpianta linea di computer, an­zi di «calcolatori», che gettò nel cas­sonetto delle immondizie per entra­re invece nel core business della te­lefonia mobile ma senza una pro­pria tecnologia, giocando soltanto sul commerciale. …”

Io ne so molto meno di lei su questa storia, ma mi sembra molto più complessa e profonda di come ce la presenta. E anche i ruoli delle parti in causa mi sembrano molto meno lineari di come li descrive.

Le propongo un’altra versione dei fatti:

La fortuna della Olivetti arriva negli anni ottanta (De Benedetti entra nel ‘78), nell’ ‘85 è il secondo produttore al mondo di computer, lavora anche con la NATO.
Subito dopo e nonostante il successo comincia la crisi irreversibile.

Contemporaneamente vediamo cosa sta facendo l’IBM.
Tra gli anni ottanta e gli anni novanta, con l’avvento appunto dei calcolatori, la grande solidissima azienda attraversa una profonda crisi. Comincia a risalire la china con un sistema (prodotto negli Usa, in Italia e in Irlanda) e poi anche nelle grandi aziende conquistandosi un posto come snodo fra i Mainframe e le unità produttive decentrate.

Fatto sta che l’IBM risale la china, e poi firma un bel contratto con la Microsoft e insime si avviano verso la vetta.
Nel frattempo l’Olivetti si avvia verso…gli ultimi posti.

Ora, sarei curiosa di sapere dove si colloca, in base a questo scenario la chiacchierata tra Bush padre e Cossiga. E magari, sempre con maggiori informazioni (che non ho, dato che tutte queste le ho trovate su wikipedia), sarebbe bello poter rileggere i successivi comportamenti di De Benedetti.

In tutto questo sia chiaro che non sostengo che De Benedetti sia un sant’uomo. Solo…mi sembra che ci sia tanto più di ciò che si vede.

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Carmelo Pignatracozza de Rosario Arg scrive:

Italia, da sempre paese del contrario assoluto, specie in questioni di etica, correttezza, democrazia, concorrenza leale e buongoverno. Specie se cio’ connesso a massoni prepotenti luridi di tipo nazifascista, piduista, per intenderci. Infatti: critichi un porco, un Al Pappone, un Al Scrofone, un mafioso, un camorrista, un sacra corona unentone, un maf….ascista, un nazindranghetaro, un modernazista, un assassin mandante…

—–CENSURA – -

LEI NON PUO’ PER QUESTO USARE IL MIO BLOG INDICANDO NOMI DI PERSONE REALI COME AUTORI DI CRIMINI DA ERGASTOLO. SI APRA UN BLOG TUTTO SUO E SI DIVERTA.

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bart_simpson scrive:

Ho come l’impressione che la “svolta” del capo serva a giustificare un cambio di rotta di Repubblica e L’espresso.
Addio PD, ben arrivata IDV.

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Amgelo scrive:

Marco Taradash scrive:

“Al contrario io penso che Berlusconi ha risparmiato all’Italia il peggio, e se non sono né vicedirettore del Giornale né deputato di Forza Italia, a differenza di Guzzanti, è anche perché da prima di lui penso che però si possa fare meglio”.

Si attendono cortesi smentite a queste affermazioni:
1) Taradash tollera e utilizza Berlusconi un pò per gratitudine e un pò perchè teme che il peggio possa ritornare
2) Taradash ritiene che i vicedirettori de Il Giornale siano yes men.

In caso affermativo, mi chiedo: questo è lo spirito con cui si vuole guidare il Pli?

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FIORENZO scrive:

ANCHE SE, FOSSE VERO, ACCETTEREBBERO DI CAMBIARE DIREZIONE POLITICA AL GIORNALE?
Sarebbe rivolta dei Kompagnuzzi come successe in via Solferino: che non si muove foglia se non ce placet di questo Rosso Comitato di Redazione, che appare come avallo Politico? In poche parole, come nel Sindacato senza la CGIL non si muove foglia! Ergo, che sarà come la risoluzione del solone Montanelli nel ” Il Giornale Nuovo ” che perdeva copie e miliardi di lire, poi con la risolutezza di Berlusconi con le palle, ecco Il Giornale rifiorito!vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera

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Carmelo Pignatracozza de Rosario Arg scrive:

Beh si sa’ che si uno quere la verdad, el bene, la sconfitta della mafia, della massoneria assassina di tipo lercio piduista, del nazifascismo, della omerta’, complice da sempre di putridi individui, di certo non si deve rivolgere ai Berluscones, che piu’ che mignotte, camorra, ndrangheta, complotti killer, ladrate, y cose simili……

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Carmelo Pignatracozza de Rosario Arg scrive:

Ammitto che me aspettavo che quest’ultimo mio commento non seria entrato. Il fatto che lei lo ha pubblicato le fa’ simil onor. Lei e’ mejor de quanto pensavo, welcome tra le fuercas per bene, mr Guzzanti del Pli, e mi saluti i suoi figli, pls, specie Corrado, che anni fa, vidi su Rai international nella gag dei “mafiosi”, adoranti “zio Silvio”, mi fece stra pisc..re sotto dalle ghignate e diede sfogo ed emocion, al mio sperare di rivedere democracia y libertad tornare in Italia. Bravi tutti i Guzzanti ora, prima, tutti tranne uno, ora, tutti.

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Arturo Zulawski scrive:

’sticazzi, mi sia concesso – quanno ce vo’ ce vo’.
Di Corrado ce n’è uno. Come lui non c’è nessuno.
Corrado mi ha fatto molto ridere, è uno, is the one, is the one in only.
Dal Caso, a Quèlo, ai buchi nelle montagne e Lorenzo o come cazzo si chiamava, da’a mortaddella a facisti,
dovessi fare 1000 giri del raccordo anulare ma non sono d’accordo! Corrado è uno.
E non si arriva al levello di Corrado solo grazie ad una dimissione dal PdL.
Amalgamare no. Grazie. Prego.
Bravo Corrado.
Con applauso.

Per quanto riguarda Paolo Guzzanti: si segue la partita, può essere divertente, tutto è ancora da giocare c’è
elettricità nell’aria -ok- ma non lasciamoci distrarre ed andare a gratuiti sentimentalismi.

GUZZ – A MENTAL CASE?

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holden scrive:

Vabbe’ Senatore, lasci stare il buon sig. Arturo, è solo una dichiarazione di amore per suo figlio (tra l’altro da me condivisa appieno, visto che Corrado Guzzanti è, con Albanese, uno dei pochi che mi ha fatto ridere a sentirmi male).

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Carmelo Pignatracozza de Rosario Arg scrive:

No Zulawky Berlusxuxluxklosky, non vi e’ nada e men che nada de sentimentalismo nelle mie palavras, solo spontaneidad y sinceridad, desiderio de rivedere en Italia, terra di tutti i miei avi, di tutti i miei bisnonni, zii e nonni, Pino, Tino, Nino, Rino, Lino, Ciro Pignatracozza: democracia y libertad. A me tutti gli americani connessi a Bush junior, junior davvero en todo, di qs ultimi 8 anni, mi han quasi sempre fatto schifo ( leverei solo Powell e di rado, anche la Rice, ma di rado, diciamo solo la Rice degli ultmi mesi), odio l’ipocrisia, e quindi lo dico senza farmela troppo sotto, let it be wtvr it will be. Quelli connessi a Obama ( che ho supportato come un matto, da quando vidi per la prima volta una sua foto due anni fa), invece, li sto’ apprezzando tantissimo sempre piu’. Fatta qs premessa, sento di voler fare ( proprio per via della stessa premessa in questione) un piccolo plauso all’ultimo discorso di Ronald Spogli: “qs Italia neomedioevale, neomonarchica, mafiosa chiclefreak, direi, massonazipiduista e oligarcona alla Siberiana, non merita piu’ di rimanere tra le massime potenze mondiali: presto via dal g8″! Con mie parole, qs egli ha mas o meno detto. E qs e’ cio’ che da 8 anni profetizzo sui blogs de todo el mundo. Non e’ questione di dx o sin, e’ questione che qs Italia neomonarchica, tutta nelle mani di un dittatore sempre piu’ patetico, camorrista, ma camorrista chic le freak, freak out, durududurudu le frek c’est chic, freak out, e’ destinata a precipitare sempre piu’ en todas la classifica mondiale di tipo economico o democracy related. Basta vedere lo spread btp/bund. Btp e Bund, tutti e due in euro, tutti e due con dietro la Bce, ma tutti sputano sull’Italia e tutti si buttano, invece, focosissimi sui titoli di stato tedeschi. E qs da quando? Da quando Prodi ha inziato a vacillare: o che caso wagliunce’. Rendetevi conto miei conterranei, siete/siamo dietro all’Uganda, in alcune cose, e in Uganda alcuni bambini muoiono di fame. Il mio preferito sport e’ andare contro vento praticamente quasi sempre e ritorvarmi quindi, quasi tutte le volte, centinaia di persone contro, e di conseguenza, ora, qui, in qs sito massonissimo, dico apposta che sono un Cristiano ( eclettico pero’, e eclettico non vuole dire per niente svertebrato, semplicemente, amante del prendere il meglio da tutto e tutti; eclettico, e che, ahime, in alcune cose, non di rado, diciamo pure, tende a errare, o meglio ancora, trende a peccare, a sbucciarsi di sovente le ginocchia), ma anche che la battaglia di Paolo Guzzanti affinche’ i liberali italiani non vengano scippati e imboscati ad Arcorleone, mi piace, i like it, me gusta de verdad, come anche che nel mio piccolossimo, la sosterro’. Basta con sto Toto’ brianzolo truffaldino che vende la fontana di Trevi ogni giorno a cani e porci, io ho girato tre quinti del mondo in vita mia, e vi posso garantire, che egli fa’ schifo a tutti, non dico, anche a quelli di dx, dico, specialmente a quelli di dx, nel Sudamerica, come nel Nordamerica, in Australia come in tutta Europa, fidatevi stra proprio. Carmelo Pignatracozza de Rosario Arg disarticoladorpiopompinaros@rocketmail.com

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