COMINCIA IL CONTRATTACCO. ESCE PER PRIMO IL LIBRO DI GABRIELE PARADISI “PERIODISTA, DI LA VERDAD! CONTROINCHIESTA SULLA COMMISSIONE MITROKHIN, IL CASO LITVINENKO E LA REPUBBLICA DELLA DISINFORMAZIONE”, CHE E’ UN MODO PER DIRE LA DISINFORMAZIONE DI REPUBBLICA. E’ UN LIBRO SPLENDIDO, ACCURATO, CALMO, MICIDIALE. E L’INTERVISTA DI ELISABETTA SETNIKAR A GABRIELE PARADISI AIUTA CHI ANCORA NON LO CONOSCE A CAPIRE CHE GENERE D’UOMO SIA GABRIELE, MIO VECCHIO NEMICO, MIO AMICO PER SEMPRE.

6 gennaio 2009

Riproduco il post di Eli con la sua intervista a Gabriele Paradisi.

UNA MAGNIFICA NOTIZIA

il desiderio di ricercare la verità, la sua diffusione qualora questa venga trovata e documentata contro tutto e contro tutti, il prolificare della coscienza critica in ognuno di noi, la capacità di analisi dell’ informazione del singolo da qualunque parte essa arrivi e di qualunque credo politico questo sia, la coerenza, il coraggio contro ogni logica che contraddistinguono Paolo Guzzanti e i suoi insegnamenti, prodigati con una generosità unica verso chiunque abbia voglia di dialogare e confrontarsi con lui attraverso il suo blog ha fatto si che sia stato scritto un libro da uno di noi che un giorno, quasi per caso si sia trovato a confrontarsi con lui.

Questo libro si intitola : Periodista, di la verdad!, Controinchiesta sulla Commissione Mitrokhin, il caso Litvinenko e la repubblica della disinformazione, Giraldi Editore, Bologna 2008, ISBN 978-88-6155-260-9, 324 pp., 14,00 € Appena ci saranno le date delle presentazioni organizzate dalla casa editrice le forniremo. Comunque se tra i presenti nel blog ci fosse qualcuno che volesse farsi promotore di una conferenza con e per il libro sarà il ben venuto e non ha che contattare me o Paradisi per organizzare e andremo ovunque sia possibile. Vi avviso che siccome le copie stampate per ora saranno poche chi le volesse è pregato di andare nelle librerie della propria città ad ordinarlo. Ultima cosa: per chi non conoscesse, se non solo per nome Gabriele Paradisi, eccovi un’ intervista.

GABRIELE PARADISI
di Elisabetta Setnikar

Dialogo, conversazione, intervista, non so.Quello che vorrei si vedesse, si leggesse al di la delle mie parole è un “uomo “, la sua forza e il suo coraggio. Un’alzata di spalle, una annoiata rassegnazione o peggio un’incapacità di mettere in discussione le proprie convinzioni è cosa da tutti. Ascoltare, tirare avanti indifferenti, non interrogarsi è innegabilmente comodo. Pensare, ragionare, verificare molto meno. Gabriele Paradisi è uno che parla poco, ascolta molto ma… Lo conobbi anni fa partecipando al forum di Paolo Guzzanti. Le nostre idee politiche contrapposte ci fecero litigare aspramente Anche il suo rapporto con Guzzanti, dopo una fase abbastanza lunga di reciproco rispetto e di scontri comunque accesi, finì per degenerare. Un giorno probabilmente all’apice di un’ennesima lite Gabriele scrisse un post sul suo blog “ cieli limpidi “ in cui accusava Guzzanti di avere scritto delle falsità in un articolo pubblicato nel 1982 su La Repubblica riguardante la guerra in Salvador. Lo fece senza aver l’articolo sottomano e basando le sue accuse su testimonianze di parte, ma non provate. Io gli chiesi di portare l’articolo incriminato. Non lo trovò e iniziò una battaglia tra me lui e Guzzanti che arrivò fino alle porte dell’avvocato. Poi Gabriele Paradisi, dopo una affannata ricerca, postò la verità avvalorata delle prove, che era poi la verità di Guzzanti, e finì con la pace. Ma il fatto, in lui, fece scattare la molla del dubbio. Lettore “credente” in Repubblica si pose molte domande su cosa e su chi fosse poggiata la sua indiscussa, fino ad allora, fede politica.

VUOI ANDARE AVANTI TU GABRIELE?

L’episodio a cui hai accennato fu occasione di uno scontro vivacissimo e cruento con Paolo. È una storia sicuramente suggestiva, sarà per via dei luoghi evocati (il Centramerica) o per gli anni ormai lontani a cui si riferisce (sono trascorsi oltre 26 anni ed eravamo tutti più giovani allora), ma la “storia delle teste mozzate in Salvador”, come ci piace chiamarla, ogni volta che io e Paolo la rievochiamo ci fa sorridere e ad entrambi da una grande emozione.
Tutto era nato dal fatto che alcuni giornalisti (anonimi e non), sapendo delle mie discussioni e “frequentazioni” con il presidente della Commissione Mitrokhin, mi avevano fatto avere alcune “chicche” giornalistiche che riguardavano l’attività di Guzzanti nei primi anni ottanta, quando egli era inviato della Repubblica, quotidiano che peraltro aveva contribuito a fondare e di cui era una firma di punta stimato e valorizzato come pochi altri da Eugenio Scalfari.
In sostanza questi “giornalisti” sostenevano che Paolo, raffinato scrittore, spesso adattava i fatti alle sue opinioni ed era pronto a modificarli purché non gli rovinassero la fiction. A riprova di ciò mi raccontarono di quella volta che in Salvador, alla vigilia delle elezioni presidenziali della primavera del 1982, per rendere più affascinante la sua narrazione si era inventato di teste mozzate di guerriglieri sparse nella hall dell’albergo dove alloggiava. Pur con la scarsità dei mezzi di comunicazione di allora, la notizia era stata rilanciata da alcune agenzie ed aveva suscitato le vibrate proteste del governo salvadoregno e di tutta la stampa estera accreditata che si trovava già in grossa difficoltà dovendo “convivere” quotidianamente con gli squadroni della morte e le rappresaglie dei guerriglieri.
Il lato simpatico della vicenda, a detta dei miei informatori, era che quell’articolo in Italia aveva poi ottenuto qualche mese più tardi il prestigioso Premiolino Bagutta.
Mi risulta che questo episodio sia riportato come aneddoto in certi corsi di giornalismo nostrani…
Ebbene quando pubblicai sul mio blog questa “ricerca” che metteva insieme almeno tre testimonianze documentate diverse e riproducibili, e Paolo ebbe modo di leggerla, si scatenò il finimondo.
Per me quella è stata una grandissima lezione.
Io nel blog mi ero fissato l’obiettivo di fare le pulci a giornalisti e politici vivisezionando i loro scritti e le loro parole. Una mission in cui credo ancora oggi sempre di più.
Una sorta di monitoraggio democratico da parte dei cittadini che esercitano così una nuova forma attiva di partecipazione.
Paolo Guzzanti che parlava sempre di Verità e di Libertà imprescindibile dalla Verità, veniva spietatamente messo di fronte ad un suo “errore” di gioventù…
Era una piccola vendetta che mi ero concesso dopo epiche litigate…
La risposta di Paolo fu molto determinata e precisa. Con grande maestria mi costrinse a trovare il corpo del reato.
L’articolo incriminato, che io con estrema superficialità contravvenendo anche al metodo che mi ero dato, avevo dimenticato di verificarne l’esistenza, ora egli mi imponeva di esibirlo.
Purtroppo, o per fortuna, quell’articolo non esisteva. Trascorsi diversi pomeriggi in emeroteca a sfogliare la collezione di Repubblica, contattai giornalisti in giro per il mondo (dal Salvador alla Francia). Nulla.
Non mi fu difficile riconoscere l’errore e capì anche una cosa molto importante.
E cioè come con un trucco astuto l’informazione “disonesta” possa manipolare la Verità nel tempo. È sufficiente la persistenza nel corso del tempo, anche a intervalli molto lunghi, di ‘notizie’ che sono magari già state smentite, sbugiardate, precisate, rettificate, ecc. ma che ritornano in superficie nella loro originaria forma ‘truffaldina’.
È un fenomeno sconcertante e avvilente contro il quale non ci sono rimedi.
Ogni volta sarebbe necessaria una nuova indagine da zero. Ma soprattutto nuovi investigatori di buona volontà pronti a ricontattare testimoni, a ritrovare documenti. Sarebbero necessari nuovi ricercatori con la voglia di ricostruire la verità oggettiva pezzo per pezzo, sperando poi, che nell’inconscio collettivo, questa faccia breccia definitivamente e fughi ed oscuri una volta per tutte le menzogne.

QUINDI QUESTA ESPERIENZA TI HA CAMBIATO, TI HA MESSO IN CONDIZIONE DI METTERE IN DISCUSSIONE LE TUE CONVINZIONI,CERTEZZE ?

Ma guarda il discorso non è tanto sulle convinzioni, sui valori politicamente parlando in cui uno crede. Qui si tratta di prendere atto che possono esistere, anzi esistono, dei sistemi di potere che controllando l’informazione producono il senso comune, le verità ufficiali a cui tutti per comodità si adeguano,magari in assoluta buonafede.
Paolo Guzzanti, a cui mi lega ormai una sincera e profonda amicizia, è un paradigma perfetto di ciò che voglio dire.
Non passa giorno che qualche giornale, qualche trasmissione televisiva, non riporti, quasi fosse un intercalare abituale, alcune immagini tipo “la bufala Mitrokhin”,”il polverone della Mitrokhin” e così via.
Si può parlare di tutt’altro, anzi sicuramente si parla d’altro, ma ogni occasione è buona per ribadire il concetto e cioè che per quattro anni qualche decina di parlamentari e di seri consulenti hanno sperperato denaro pubblico a caccia di streghe.
È questo rumore di fondo, continuo, a cui non facciamo quasi nemmeno più caso, che continua a ronzarci nelle orecchie e infine si installa nel nostro inconscio e finiamo per assimilarlo come qualsiasi altra verità.
Nel momento in cui ti accorgi che ci può essere una manipolazione della realtà di questo tipo e magari decidi di vederci più chiaro, ti si aprono scenari e orizzonti impensabili. E inquietanti.
In sostanza quello che voglio dire è che non c’erano le teste mozzate nelle hall degli alberghi in Salvador ma nemmeno la Mitrokhin è una bufala.
Quando ho scoperto che esisteva una vera e propria campagna ben architettata e vasta che finiva per stravolgere i fatti, ho reagito, ma non bisogna confondere le idee con gli uomini che dicono di rappresentarle.
L’Italia, purtroppo per noi, per ragioni storiche e geopolitiche non ha avuto lo sviluppo democratico di altri paesi. Siamo ancora una democrazia per certi versi incompiuta.
Sembra che noi non si abbia la serenità per superare certi snodi anche drammatici della nostra storia. Qui da noi, più che altrove, sembra difficile, per non dire impossibile, rendere pubbliche certe verità. Pare che i tempi non siano maturi.
Non credo che sia solo un problema di coprire responsabili e responsabilità, quanto la paura di dover fare i conti con la nostra complessa e spesso imbarazzante interiorità.
Nella storia repubblicana dell’Italia sembrano esserci un paio di argomenti intoccabili. Le nostre debolezze storiche (universalmente riconosciute e che sovente ci vengono ribadite) ad esempio, le abbiamo riscattate con l’epopea della Resistenza e chi osa mettere in discussione l’epica di quella anche gloriosa pagina di storia (mi riferisco a Gian Paolo Pansa, che non è un certo uomo di destra) viene massacrato.
Allo stesso modo credo che un altro argomento tabù siano le stragi. Non si può mettere in discussione la matrice “fascista” di certe tragedie. È come se facendo così la nostra identità vacilli e allora chiunque osa affrontare criticamente ma seriamente un tale problema (mi riferisco ad esempio ad Andrea Colombo, che non è certo un uomo di destra) viene massacrato.

ARRIVIAMO ALLA STRAGE DI BOLOGNA. SO CHE TE NE SEI OCCUPATO SUL TUO BLOG INSIEME AD ALTRI AMICI ANCHE SE NON NE PARLI NEL TUO LIBRO. NELLA MENTE DEI PIU’ E’ UN CAPITOLO STORICO ORMAI FINITO PERCHE’ CERCARE E IMPEGNARE TANTO TEMPO ..

Io sono cittadino bolognese dal 1978. Bologna è una città che amo, in cui ho deciso liberamente di vivere e di far nascere i miei figli. Nel 1980 ero studente e vissi quella tragedia come un fatto che mi toccava da vicino. Vi morì anche una ragazza amica mia che abitava nell’appartamento di fianco a quello che dividevo con altri studenti. Lavorava al self service della stazione, proprio adiacente la sala d’aspetto che esplose. Fu una delle prime vittime accertate. Aveva venti anni e si chiamava Franca.
Al di là di questi ricordi personali credo che fintantoché un paese non riesce a far luce adeguatamente sui lati oscuri della sua storia; finché non riesce a fare i conti integralmente col suo passato meno limpido, non possa sperare di crescere, maturare e superare determinate situazioni di stallo democratico.
Io credo che la nostra storia degli anni ’70 e ’80 non sia stata ancora adeguatamente elaborata. Permangono degli aspetti che meritano approfondimenti e ricerche serie e indipendenti. Bisogna armarsi di coraggio e provare a sollevare certi veli che coprono e soffocano la verità.

QUINDI PER DIRLA ALLA H.MILLER: LA VERITA’ NON PUO’ ESSERE SOFFOCATA, COSI’ COME LA DIFFUSIONE DELLA CONOSCENZA.L’UNICA COSA CHE LA CENSURA PUO’ OTTENERE E’ DI RIMANDARE L’INEVITABILE ?

Sì, credo proprio che la verità alla fine, magari con fatica, però possa emergere.
Oggi più che mai.
Credo molto nella rete. Se io sono qui è per merito della rete. Internet mi ha dato la possibilità di esprimere le mie idee, mi ha permesso di comunicare e di giungere a persone che solo pochi anni fa non avrei nemmeno mai immaginato di conoscere o avvicinare. Uomini e donne che ho incrociato per affinità d’interessi e di sensibilità insieme alle quali ho potuto condividere percorsi entusiasmanti.
Ho la sensazione che il “potere” sia rimasto al palo con in mano armi spuntate. Incapace di intendere e di reagire alla rivoluzione culturale e politica che la rete sta attuando.
È di questi giorni la discussione di un disegno di legge di riordino dell’editoria. Si pensa di introdurre norme che limiteranno, sul modello cinese, la libertà d’espressione dei blog. È un segno che la rete sta vincendo e che i vecchi poteri non sanno produrre che reazioni tradizionali: la censura, il controllo serrato.
Noi con la nostra piccola lotta abbiamo dimostrato che ormai la vera informazione documentata, completa, si fa in rete.
Nelle nostre ricerche c’è capitato ripetutamente di smentire i giornali o di smascherare vere e proprie fabbricazioni operate dalla stampa ufficiale. La reazione istintiva è stata quella di ignorarci. Fare finta che non esistessimo. Apparentemente hanno vinto loro perchè il messaggio che è passato è il loro, ma è una vittoria di Pirro. Ormai certe verità e la loro inconfutabile dimostrazione sono incise a futura memoria nella rete. Così come le loro menzogne.

NEL TUO LAVORO C’E’ LA RABBIA DELL’ONESTO

Dopo una comprensibile delusione iniziale nello scoprire che certi luoghi e certe persone a cui s’era creduto per anni non facevano il loro lavoro con onestà (e penso che questa eventualità sia possibile da riscontrare un po’ ovunque, a destra come a sinistra, tra politici o giornalisti, in quanto è una componente stessa della natura umana), ho trasformato ben presto questa rabbia in voglia di fare. Di dimostrare che questa situazione poteva essere modificata.
Vedi la blogosfera è piena di siti che riportano le notizie che ognuno può leggere sui giornali. Talvolta sono commentate, magari con intelligenza anche se non sempre.
Io ho capito in fretta che questa modalità di lavoro era assolutamente sterile e passiva. Che con un po’ più di intraprendenza si poteva diventare noi stessi generatori di notizie e di informazione.
Con la “storia dei treni” abbiamo ribaltato la consuetudine. Sono stati i giornali e addirittura il Parlamento che hanno ripreso ciò che era stato pubblicato sul blog.
Mi sembra una cosa abbastanza nuova e importante.
C’è da aggiungere poi un dettaglio che deve fare pensare un po’ tutti…
Relativamente con poco sforzo, ma certo con intelligenza e serietà, siamo arrivati a trattare argomenti di una delicatezza unica, abbiamo insomma sfiorato alcuni dei misteri d’Italia. Ma quello che è importante è che siamo riusciti a portare nuovi contributi concreti, siamo riusciti ad essere attivi anche su queste vicende.
Ciò sta ad indicare che volendo, anche dei semplici cittadini possono fare molto, spesso più di tanti “addetti” ai lavori.
Insomma un inno alla partecipazione.

TU HAI DATO VITA O VIA, FORSE, AD UN GRANDE CAMBIAMENTO, TI SENTI PIU’UN RIBELLE O UN RIVOLUZIONARIO ?

Io credo di essere uno dei tanti che in questo momento, cavalcando le nuove tecnologie fanno intendere quali grandi opportunità si possano cogliere con l’impegno e la passione. La mia esperienza è una tra mille, non credo di essere il precursore di qualche grande cambiamento.
Non so dirti se mi sento più ribelle o rivoluzionario. So che ho sempre e comunque mal sopportato le ingiustizie.
Alle ingiustizie occorre ribellarsi, sempre, e talvolta per spazzare via i sistemi ingiusti, che sono radicati tenacemente nel tessuto sociale, sono anche necessarie le rivoluzioni.

PUOI FORSE RICONOSCERRTI IN QUESTA DEFINIZIONE DI Alain De Benoist:

“un rivoluzionario non si distingue né per il suo estremismo ,nè per l’aspirazione a un cambiamento totale .La prima condizione per un rivoluzionario è di sentirsi ESTRANEO ,radicalmente estraneo,a tutto ciò che lo circonda ,senza però essere per nulla al mondo,indifferente .”
Radicalmente estraneo lo intendo riferito al tuo credo passato, sx, come alla dx non abbracciata, ma ad entrambe visto quello che fai, per nulla indifferente.
Oggettivamente credo che in questo particolare momento della vita sociale e politica italiana, molte persone si sentano estranee (nel senso che non si riconoscono in questa realtà), ma sono tutt’altro che indifferenti.
Come si può vedere anche in queste ultime settimane, da più parti si alzano grida, magari inconsulte, che però sono un chiaro sintomo di una insofferenza generale alla decadenza morale e politica che ci vediamo dilagare intorno.

COME LA VIVI QUESTA TUA RICERCA, DENUNCIA ?
COME UN DOVERE CIVILE, UNA MANIFESTAZIONE DI LIBERTA’?

La sto vivendo con un certo comprensibile entusiasmo perché come dicevo prima, ciò che infervora sono gli “interminati spazi” che uno incredibilmente all’improvviso si trova di fronte.
Nei quali ci si sente di poter volare in piena libertà (per ora è così…) e questa è una sensazione indubbiamente inebriante.
Come sai, in maniera del tutto spontanea, si è creato attorno al mio blog un gruppetto di persone con le quali insieme stiamo portando avanti queste “ricerche”.
Ciascuno fa qualcosa in assoluta libertà. Il coordinamento è quasi inesistente. Ognuno però aggiunge un tassello e, piccolo o grande che sia, esso contribuisce all’affresco finale.
I risultati mi sembrano molto buoni. Finora tutto è proceduto in grande sintonia.
Al di là dell’intelligenza di ciascuno di noi nella gestione dei rapporti di relazione, penso che questo spirito collaborativo e disinteressato dipenda appunto da quel senso di straordinaria, eccitante libertà, che stiamo provando.
È chiaro poi che la consapevolezza di denunciare comportamenti scorretti ci rende intimamente orgogliosi.
Tanto per essere chiari noi non siamo assolutamente in grado di dire se Thomas Kram abbia avuto una qualche responsabilità nella strage di Bologna.
Non siamo noi che dobbiamo scoprirlo.
Però l’aver rilevato, direi senza ombra di dubbio, che l’alibi di questa persona è inconsistente o che qualcuno non ha fatto fino in fondo il suo dovere d’indagine, ci da la consapevolezza di essere nel giusto e che sia giusto continuare in tal senso.
Visto che ho parlato degli altri ragazzi e visto che sulla carta stampata finora sto raccogliendo impropriamente quasi in toto i meriti, colgo l’occasione per ricordare che la scoperta cardine della “storia dei treni” è opera di François de Quengo de Tonquèdec (che nonostante il nome è toscano).
Leggendo l’articolo-intervista a Kram su il manifesto del 1° agosto 2007, avevamo riscontrato alcuni passaggi poco credibili e ciò ci aveva convinto a fare un’attenta esegesi di quel pezzo.
E fu proprio François che per primo ebbe l’intuizione di mettere a confronto il telex del 1° agosto 1980 e il passaggio della relazione finale di minoranza della Mitrokhin in cui se ne parlava, rilevando le incongruenze più eclatanti.
Il filologo più raffinato del gruppo resta comunque Sextus, a cui non sfuggono nemmeno le virgole, il quale ha messo in risalto quanto fosse sottile e accurata la “manipolazione” … mentre Simona ed Enrico nella vicenda hanno lavorato per dimostrare, esaltandola, la non casuale preparazione dello scenario in cui la suddetta “manipolazione” si andava ad inserire.
Hanno cioè ritrovato tutti gli articoli di stampa “preparatori” e hanno passato al setaccio tutte le risposte ufficiali fino ad oggi prodotte sul caso. Ciò ha contribuito a dare maggior spessore alla scoperta, individuando imbarazzanti “connivenze”.
Insomma un lavoro d’equipe non indifferente che speriamo possa proseguire, perché c’è molto da fare.
Speriamo poi che possa soprattutto stimolare altri cittadini che hanno a cuore la Libertà, dunque la Verità, a fare altrettanto.

SAI GABRIELE DOVE HO TRATTO LA DEFINIZIONE PRECEDENTE ?
DAL LIBRO -FALCE E CARRELLO- DI B.CAPROTTI.
TU NORMALE CITTADINO, LUI IMPRENDITORE ARRIVATO, ENTRAMBI MOSSI DALLO STESSO SPIRITO AVETE INTRAPRESO DUE BATTAGLIE IMPORTANTI QUANDO POTEVATE ENTRAMBE LASCIAR PERDERE COME LA MAGGIOR PARTE DELLA GENTE FA, COME MAI SECONDO TE AVVIENE QUESTO ?

Come ho già detto poco fa non tutti riescono a rimanere indifferenti. Forse perchè non è nemmeno più comodo rimanerlo.
Voglio credere però che questa voglia di reagire nasca anche dalla consapevolezza-speranza che qualcosa oggi si può fare. Insomma è l’ottimismo che ci muove e non solo la disperazione.

“PER QUANTO LA LORO LIBERTA’ VENGA LIMITATA, GLI UOMINI CONTINUERANNO A PENSARE E ANCHE A SOGNARE.
LA VERITA’ VERRA’ SEMPRE FUORI, NON IMPORTA QUANTO SPIACEVOLE POSSA ESSERE” E. MILLER
TU COSA SOGNI GABRIELE ?

Gli uomini continueranno a sbagliare e a commettere crimini, ma non smetteranno nemmeno mai di pensare e di sognare.
Mi piace credere che noi si sia dalla parte di questi ultimi.
Il mio sogno?
Che i miei figli possano sentirsi a pieno titolo cittadini di una democrazia che li tutela e che partendo da quest’orgoglio possano mettere la loro intelligenza e passione a disposizione.
Per quanto riguarda la “forza della verità” mi piace concludere con una frase che sottoscrivo per intero, detta solo qualche settimana fa da… da un giornalista famoso… Tu m’insegni che prima di tutto bisognerebbe “razzolare bene”, però non si può avere sempre tutto e subito. Almeno per ora, accontentiamoci delle “prediche” condivisibili…
«Per fortuna la verità è più forte di qualunque pressione, per cui chiusa una porta esce dalla finestra, chiusa la finestra la verità rompe il vetro», Marco Travaglio, Scontro finale fra partiti e magistratura, 8 dicembre 2008 (dalla rubrica Passaparola sul blog http://www.beppegrillo.it)

Eli

106 Commenti a “COMINCIA IL CONTRATTACCO. ESCE PER PRIMO IL LIBRO DI GABRIELE PARADISI “PERIODISTA, DI LA VERDAD! CONTROINCHIESTA SULLA COMMISSIONE MITROKHIN, IL CASO LITVINENKO E LA REPUBBLICA DELLA DISINFORMAZIONE”, CHE E’ UN MODO PER DIRE LA DISINFORMAZIONE DI REPUBBLICA. E’ UN LIBRO SPLENDIDO, ACCURATO, CALMO, MICIDIALE. E L’INTERVISTA DI ELISABETTA SETNIKAR A GABRIELE PARADISI AIUTA CHI ANCORA NON LO CONOSCE A CAPIRE CHE GENERE D’UOMO SIA GABRIELE, MIO VECCHIO NEMICO, MIO AMICO PER SEMPRE.”

simona scrive:

Blogspot.

Come dice Paolo, anche secondo me Gabriele ha una qualità di scrittura inconsueta e una pacatezza e lucidità di pensiero che sono tutto tranne che arrendevolezza.
Dimostrazione:
http://gabrieleparadisi.splinder.com/post/10050291

Gabriele, sappiatelo, è addirittura un no gobal: orrore!
Noi liberal sfrenati (liberal inteso in senso Italia, che è diverso dal resto del mondo) abbiamo senza dubbio tutto da imparare da una persona come Gabriele.
Non faccio appello all’acquisto di questo libro perché parla della Mitrokhin e della “valanga delle menzogne” de La Repubblica e travagline, ma lo faccio perché è un testo sano, che insegna quanto senso possa avere la vita, anche quando si hanno risorse limitate.
Questo libro aiuta tutti a diventare persone (primati) migliori, e lo non lo fa per presa di posizione, ma per amore della vita, in termini opposti a quelli che propongono personaggi politici come Grillo, Di Pietro, Travaglio e altro vario genere di conclamati “oracoli” (quelli che all’epoca hanno distrutto internazionalmente e intenzionalmente la buonafede di Paolo).

Quando morì Sasha una mano a Paolo è venuta generosamente e pressoché esclusivamente da sinistra, da Gabriele Paradisi, una persona che ha rischiato in proprio di pagare il fio di una scelta etica, e questo, secondo me, ha un grande significato umano e politico.

Tutta la mia ammirazione e gratitudine a Gabriele, che mi ha insegnato molto di quello che non ho ancora dimostrato di aver imparato.

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ciro esposito scrive:

Sono orgoglioso di Gabrieli Paradisi e mi auguro che proprio in nome di quella verità e libertà perseguita egli possa avere un grande successo di pubblico.
Partecipando al blog di Gabriele Paradisi ho potuto seguire in diretta tutti i lavori dei magnifici cinque.
Complimenti anche ad Eli per il suo talento letterario, se non sbaglio anche Eli dovrebbe pubblicare un romanzo.

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Amgelo scrive:

Credo che Paradisi sia un esempio per tutti. Si può, con l’amore per la verità, far crescere dentro sè la passione di cercarla e sconfiggere ciò che Baudelaire di seguito descrive così bene:

“…….Ma in mezzo agli sciacalli, le pantere, le cagne, le scimmie, gli scorpioni, gli avvoltoi, i serpenti, fra i mostri che guaiscono, urlano, grugniscono entro il serraglio infame dei nostri vizi, uno ve n’è, più laido, più cattivo, più immondo.
Sebbene non faccia grandi gesti, né lanci acute strida, ridurrebbe volentieri la terra a una rovina e in un solo sbadiglio ingoierebbe il mondo.
È la Noia! L’occhio gravato da una lagrima involontaria, sogna patiboli fumando la sua pipa.
Tu lo conosci, lettore, questo mostro delicato – tu, ipocrita lettore – mio simile e fratello!”

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Malombra scrive:

Sarà mio!

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eliset59 scrive:

Grazie Ciro, si è vero dovrebbe uscire, forse in primavera, un mio romazo, ma ora concentriamoci su Gabriele, per il resto a tempo debito.

Scriverò anche su l’ A.I.D.S appena ne avrò il tempo e le informazioni che sto raccogliendo

Eli

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Django scrive:

Eli questo mi giunge nuovo!
Complimenti, di cosa tratta?

GUZZ – NON SO SE HAI MAI SEGUITO L’INCHIESTA DI CIELI LIMPIDI SULLA MITROKHIN. TUTTO COMINCIO’ QUANDO PARADISI, IL 26 NOVEMBRE DEL 2006, LEGGENDO SU REPUBBLICA UN’INTERVISTA “ON THE RECORD” ALL’APPENA MORTO ALEXANDER LITVINENKO, CHIESE ALL’AUTORE DELL’INTERVISTA DI FORNIRGLI IL LINK CON L’INTERVISTA ORIGINALE, COSI’ DA POTERLA METTERE NEL SUO BLOG.

QUELLO RISPOSE CHE L’INTERVISTA (RACCOLTA A SUO DIRE QUASI DUE ANNI PRIMA) NON ERA STATA REGISTRATA IN ALCUN MODO, CHE L’ESPRESSIONE “ON THE RECORDS” SIGNIFICAVA AUTORIZZATA DALL’INTERVISTATO, E CHE INSOMMA C’ERANO SOLO DEGLI APPUNTI RICOSTRUITI A TAVOLINO.

PARADISI, CHE E’ UN UOMO CALMO E PRECISO, COMINCIO’ A SENTIRE ODORE DI BRUCIATO. IL FUMO NERO VENNE FUORI QUANDO UN ALTRO INTERVISTATO, VLADIMIR BUKOVSKY, LETTA FINALMENTE L’INTERVISTA FATTAGLI DA REPUBBLICA, SI INFURIO’ COME UNA BELVA E MANDO’ UNA LETTERA A BONINI DI REPUBBLICA DICENDO DI ESSERE STATO MANIPOLATO E CHE L’INTERA INTERVISTA ERA FALSA (COSA CHE CONFERMO’ ANCHE A ME, E STA TUTTO SU QUESTO BLOG). REPUBBLICA NON PUBBLICO’ MAI QUELLA LETTERA NE’ LE ALTRE SMENTITE.
POI GORDIEVSKY SMENTI’, SMENTIVANO TUTTI E IO ANDAI A TROVARE LIMAREV CHE SI RIMANGIO’ TUTTO E…., IL RESTO VA LETTO.

MA IL LIBRO DI GABRIELE NARRA ANCHE ALL’INIZIO UNA STORIA CHE DA’ SENSO AL TITOLO. LUI RACCOLSE MOLTE INFORMAZIONI SECONDO CUI IO NEL 1982 AVEVO SCRITTO UN ARTICOLO DAL SALVADOR COMPLETAMENTE INVENTATO CHE AVEVA PROVOCATO ENORME SCANDALO E PERSINO RISVOLTI INTERNAZIONALI, E ME NE CHIESE CONTO MENTRE ERA IN CORSO FRA ME E LUI UNA FURIBONDA LITE SULLA VERITA’ E LA POLITICA.

IO DISSI CHE QUELL’ARTICOLO NON ESISTEVA, CHE NON ERA MAI ACCADUTO NULLA DI QUEL CHE LUI SOSTENEVA E LO MINACCIAI DI QUERELARLO.

PARADISI ALLORA SI GETTO’ A CAPOFITTO NELLA SUA PRIMA INCHIESTA: HA MENTITO GUZZANTI O HANNO MENTITO GLI ALTRI?

E SE LO HANNO FATTO, PERCHE’ A 26 ANNI DI DISTANZA QUALCUNO SENTE LA NECESSITA’ DI DISTRUGGERE LA REPUTAZIONE GIORNALISTICA E PROFESSIONALE E MORALE DI PAOLO GUZZANTI?

CHE COSA C’E’ DIETRO?

E GABRIELE PARADISI HA FATTO UNA SERIE DI SCOPERTE ALLA AGATHA CHRISTIE CHE SOLTANTO LEGGENDO IL LIBRO SI POSSONO GODERE IN PIENO, PORTANDO UN CONTRIBUTO SCHIACCIANTE ALLA VERITA’ E UN CARICO DI VERGOGNA ENORME PER UN GIORNALE DA CUI MOLTI, ANCHE QUI DENTRO, PENSANO DI ATTINGERE INFORMAZIONI FILTRATE DA ONESTA’ E PROFESSIONALITA’.

DUNQUE GABRIELE PARADISI HA ANCHE SVOLTO UN VERO SERVIZIO PUBBLICO.

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ciro esposito scrive:

Eli sei straordinaria occuparti dell’ A.I.D.S sarà un grande contributo che darai a questo blog.

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jovenal scrive:

Ci sono almeno 23 grandi rivoluzionari in questo paese, in questo momento, di diversa provenienza.
C’è un numero n di vettori poi. verso l’off, ed altri rivoluzionari di alcune importanti parti cruciali del mondo. Unire i primi, pilotare questo missile verso i secondi, secondo le regole della superentity, i.e. Samia Nkrumah. La conosci?
Provare, per un istante lungo un tot stabilito, un’alleanza? Per poi farla esplodere a grappolo? Io sento lo scroscio arrivare fino a obama, molto chiaramente, ed è bello.

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Franco38 scrive:

Domani stesso vado ad ordinare il libro per me e, mi impegno a pubblicizzare lo stesso nell’ambito delle mie conoscenze,perchè a persone di questo livello morale,capacità operative,integrate da una ammirevole cocciutaggine nell’inseguire la verità non venga a mancare la giusta gratificazione del successo.

Sono sicuro che,persone come Paolo Guzzanti, lo stesso Paradisi e gli altri componenti di “Cieli Limpidi” hanno capacità di farci conoscere le verità che ci sono state sistematicamente negate.

F. Di Liddo

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Marco C. scrive:

Aggiornamenti al 6 gennaio.
Conferenza stampa del numero 2 di Gazprom, Medvedev, a Londra.

In the early hours of the morning Ukrainians shut down 3 of its export pipelines. This is absolutely unprecedented in the history of the industry.

As a result, the current flow through Ukraine to Europe is currently 7 times less than normal (now 40 mcm is getting through to Gazprom’s customers.)

The current debt level for December is $614M and is rising as contractually fixed late payment penalties are accruing since 1 January 2009.

Gazprom wants to comply with the memorandum agreed by Prime Ministers Tymoshenko and Putin, which involves a gradual movement to market prices.
We remain willing to negotiate but we still don’t see Ukrainians at the negotiating table. It appears that they do not have a mandate to agree on a deal.
We had offered Ukraine a fixed price of $250 per 1,000 cubic meters of gas for 2009, which was rejected. If Ukraine was to pay European market prices for gas deliveries at this point it would pay $450 per 1,000 cubic meters (the current European market price.) If Ukraine bought Central Asian gas from us at the Russian-Ukrainian border that price would be $380 per 1,000 cubic meters – both of these prices are based on a pricing formula which takes into account the oil price among other factors and will go down at the end of the second quarter 2009.
After the events of 2006-2007 we established an early warning system with our partners, customers and European customers and have been keeping them informed.
The Ukrainian delegation left the negotiating table six hours before the deadline. We understand that Mrs. Tymoshenko had accepted the proposed terms but this was blocked by Mr. Yushchenko.
The Ukrainians have brought this to an extreme situation and did not provide any information about their actions. They have behaved irresponsibly by halting the supply of natural gas via Ukraine.
I have been in touch with Andris Piebalgs, EU Energy Commissioner, and he informed me that one hour before the shutdown he received a call from the Ukrainian delegation and there was no reference to the shutdown.
Our expert engineers along with our European partners are doing everything to avoid a loss of pressure in the pipelines.
We are doing everything we can to increase supply via alternative routes (Belarus, Blue Stream, European storage) but this can’t entirely compensate.

RosUkrEnergo has more than 10 bcm in underground storage in Ukraine and we understand that Naftogaz Ukrainy isn’t responding to any RosUkrEnergo requests for them to release that gas.

The situation continues to deteriorate. Europe is hostage of the irresponsible behavior of a transit company.

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simona scrive:

http://www.paologuzzanti.it/?p=897#comment-82483
http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=200901061326187358&chkAgenzie=TMFI&sez=news&testo=&titolo=Gas,%20anche%20l‘Italia%20a%20rischio%20per%20la%20crisi%20ucraino-russa

Gas, anche l’Italia a rischio per la crisi ucraino-russa
06/01/2009
Anche le forniture di gas all’Italia potrebbero essere a rischio in conseguenza della crisi ucraino-russa. Lo ha indicato il portavoce del commissario Ue, Andris Piebalgs, al brefing della Commissione. “Ci sono alcuni Paesi che potrebbero essere colpiti dal taglio delle forniture di gas provenienti dall’Ucraina, si tratta di Ungheria, Austria, Italia e Slovenia”, ha indicato il portavoce.

Tra i Paesi già colpiti dalla riduzione delle forniture ci sono Romania, Bulgaria, Macedonia, Turchia e Grecia. Le dichiarazioni di Andris Piebalgs vanno dunque a smentire quanto detto poco prima dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, che oggi ha firmato il decreto per “massimizzare gli approvvigionamenti” di gas e ha predisposto la convocazione del comitato per l’emergenza e il monitoraggio del sistema del gas.

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Arturo Zulawski scrive:

notizie da mettere in relazione diretta col termometro

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simona scrive:

Mancava qualcuno che ci facesse da agenzia di stampa per conto di Gazprom, complimenti Marco C., grazie davvero, un servizio encomiabile.

La Russia ha imparato la lezione del 2006, tanto che da mesi ha assoldato agenzie di PR e intrapreso un’intensa attività diplomatica, con annesso il consueto codazzo di giornalisti e analisti pro-Cremlino, per convincere l’Europa che la migliore versione ufficiale da dare ai cittadini europei in occasione della prevista chiusura delle forniture del gas all’Ucraina sarebbe stata dire che si tratta di una disputa tutta economica.
Ovviamente sia Russia che UE sapevano bene che i cittadini europei si sarebbero preoccupati nel constatare di nuovo che la loro sicurezza energetica dipende dagli umori di uno stato governato da una classe politica inedeguata, imprevedibile e ostile; così la Russia si è fatta carico di suggerire in anticipo ai leader europei come evitare imbarazzi: ha passato loro un semplice testo da recitare a memoria.
La versione russa proposta ed accolta è questa: c’è un furbacchione che si chiama governo ucraino che pretende di ricevere il gas russo senza pagarlo, non solo, cari europei, dovete sapere che il governo ucraino è anche molto egoista, perché quando gli tagliamo il gas lui allora sifona dalle riserve destinate all’Europa mettendo noi onestuomini in imbarazzo con i nostri adorati clienti europei, che vengono sempre prima di tutto; quindi sostenete noi e biasimate l’Ucraina e vedrete che questa disputa, esclusivamente commerciale, si risolverà quanto prima senza disagi per nessuno.
http://www.ft.com/cms/s/0/c2ad5658-d86f-11dd-bcc0-000077b07658.html?nclick_check=1
La Russia avrebbe così potuto vendicarsi con l’Ucraina per aver dato il suo sostegno alla Georgia e le avrebbe al contempo ricordato il vecchio adagio: non ti conviene, cara Ucraina, strattonare troppo la cetena che ti tiene legata alla sfera d’influenza della Russia. Cos’è questo assurdo desiderio che ti spinge a voler antrare nella NATO? Ti accorgi o no che non lo puoi realizzare?
L’Europa invece, avvertita in anticipo e fornita di “spiegazione ufficiale”, non avrebbe dovuto sudare sette camicie come nel 2006 per giustificare l’inefficienza della propria politica sulla sicurezza energetica.

Per adesso sembra che le grandi manovre di pubbliche relazioni del Cremlino abbiano sortito un discreto successo, almeno sulla molle Europa, tanto che il Presidente di turno dell’Unione Europea ha recitato ai giornalisti la versione russa dei fatti: ha dichiarato che quella in atto tra Russia e Ucraina è una disputa che riguarda solo le due nazioni, si tratta di una questione esclusivamente commerciale.

La Russia, dapo la rivoluzione arancione, ha iniziato ad asercitare relativamente giustificate ma sproporzionate pressioni sull’Ucraina (e non solo), la quale, in tutta risposta, reagiva nell’unico modo possibile: cominciava a sifonare il gas destinato all’Europa, attirando così l’attenzione dei governi e degli investitori europei nella speranza in un loro intervento. Quindi anche in questo gennaio 2008 è accaduto di nuovo che qualche regione europea si è vista obbligata ad attingere alle sue personali riserve di gas (cioè alla propria percentuale di sicurezza energetica) per affontare queste annuali manfrine isteriche della Russia che bullizza gli stati strategici confinanti.
L’Ucraina ha buoni strumenti per alla fine obbligare la Russia ad accettare le sue istanze, o ridimensionare le esose richieste, ma attraversa una fase economica disastrosa e sente il fiato della Russia sempre più gelido sul collo.
Sebbene sia un dato di fatto che la Russia per edesso non ha valide alternative all’uso delle infrastrutture ucraine per portare gas all’Europa è altrettanto vero che anche l’Ucraina non può sopravvivere senza il gas russo. E’ una situazione di stallo nella quale chi dei due convince l’Europa delle sue ragioni probabilmente avrà vinto la partita.
Insomma quella russa è tutta una messinscena da bulli (l’unica politica che conosce) e l’Ucraina (che, va detto, non ha la coscienza del tutto pulita) reagisce nell’unico modo possibile per difendersi.
Come al solito, chi non fa quello che dovrebbe è l’Europa, che per giunta quest’anno si trova nel bel mezzo di una gravissima crisi economica (non è il 2006 delle vacche relativamente grasse).
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2009/01/02/AR2009010202088.html
Noto che la Russia non manca mai di essere il fulcro dei maggori problemi della Comunità Europea.
Noto che la strategia Russa di dividere e cooptare l’Europa anche questa volta sembra aver funzionato: ci siamo arresi di nuovo.
La Russia, al contrario dell’Ucraina, ha più vantaggi che costi nel prolungare questo stato di tensione perché così ricoda con sadico piacere all’Europa quanto quest’ultima non sappia far altro che non-reagire quando la Russia aggredisce gli stati confinanti che non vogliono cedere alle sue richieste di asservimento politico ed ha vantaggio anche perché questo stato di cose incide sulla instabilità globale e fa salire il prezzo del petrolio.

Perciò, francamente, sono stufetta di leggere i tuoi faziosi copincolla di articoli sulla disputa del gas, caro Marco C., postino della Gazprom.

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Marco C. scrive:

Il fatto che tu sia “stufetta” di leggere i miei post mi lascia del tutto indifferente.
O forse prima devo chiederti permesso di pubblicarli ?
Evita di leggerli, se ti irritano tanto.

Quello che posto non sono info faziose ma semplicemente gli aggiornamenti sulla vicenda.

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Scirocco scrive:

Beh. Sulla disputa del gas la nostra Stufetta ci ha, come dire, un certo diritto di preminenza.

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simona scrive:

Tesoro puoi pubblicare tutto quello che vuoi, anche se mi stufi non ti vieto certo di scrivere, anzi, come puoi leggere, mi sono complimentata con te e ti ho anche scritto che il tuo è un impegno encomiabile, è abnegazione.

Mi chiedo cosa spinga la tua mente a prendere l’iniziativa, da un paio di settimane a questa parte, di far loggare il suo sembiante cybernetico su RI esclusivamente per fargli fare il velinaro di Gazprom, su un sito il cui titolare è esplicitamente contrario alla politica energetica di Gazprom.
Lo fai senza un rigo di accompagnamento, così, allo stonato sgabbiato.
Mi chiedo cosa spinga la tua mente a copincollare notizie in iglese quando le stesse si trovano, ma vagamente meno faziose e meglio spiegate, in italiano.
La risposta che mi sono data è che ti spinge un modestissimo spirito provocatorio.
E a provocazione ho risposto.
Ti irrita? Pazienza.
GUZZ – ATTENDESI REPLICA CIRCOSTANZIATA E FATTUALE.

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Django scrive:

Hamas spara dalle scuole
http://liberaliperisraele.ilcannocchiale.it/post/2135890.html

Hamas ha finora cercato di evitare il più possibile scontri diretti con i soldati israeliani entrati nella striscia di Gaza preferendo piuttosto nascondersi nei quartieri densamente abitati dalla popolazione civile palestinese. È quanto avevano affermato delle fonti palestinesi ad Haaretz lunedì, cioè prima della tragedia della scuola di Jebaliya.
Hamas, dicevano le fonti palestinesi citate, preferisce sparare dalle case, lasciando che sia la popolazione locale a subire i colpi della controffensiva israeliana. Nel riferirlo, le fonti palestinesi esprimevano una forte condanna di Hamas, sottolineando come la sua decantata “fiera resistenza” contro qualunque incursione di terra israeliana si fosse rivelata una promessa senza fondamento.
Sempre le stesse fonti sostenevano che l’alto tasso di perdite civili rispetto a quelle dei miliziani è dovuto appunto alla scelta di Hamas di nascondere i propri combattenti nei quartieri civili anziché affrontare le truppe israeliane al di fuori di essi.
Contro le truppe israeliane Hamas ha fatto finora ricorso soprattutto a cecchini e imboscate, senza mai mandare in avanscoperta contingenti importanti dei suoi 15-20.000 uomini armati, per timore – spiegavano lunedì le fonti palestinesi – della superiorità tecnica delle Forze di Difesa israeliane le quali, dal canto loro, hanno finora cercato di evitare di penetrare nelle zone più densamente abitate, benché siano appunto quelle dove si nasconde il grosso delle forze di Hamas.
Nondimeno il portavoce di Hamas Abu Obeida lunedì continuava a insistere che “la sconfitta dell’esercito sionista è più vicina che mai”.
Le fonti palestinesi avevano anche riferito che alti comandanti di Hamas sono stati visti più volte aggirarsi nei pressi del reparto di maternità dell’ospedale Shifa della città di Gaza, e addirittura usare l’edificio dell’ospedale per tenere conferenze stampa, evidentemente nella convinzione che esso offra un rifugio sicuro dal fuoco israeliano. Per lo stesso motivo, forze di Hamas si nascondono nei pressi di edifici che fungono da sedi di varie organizzazioni internazionali, come la Croce Rossa e le Nazioni Unite.

Una tragica conferma di questo stato di cose sembra essere arrivata con la sciagura occorsa martedì quando circa 30 palestinesi, per lo più civili, sono morti in un edificio scolastico dell’UNRWA a Jebaliya colpito da alcune granate di carro armato israeliano.
Secondo i primi accertamenti, risulta che terroristi di Hamas avevano sparato granate di mortaio dalla scuola verso le truppe israeliane, le quali hanno risposto mirando alla fonte del fuoco nemico. I colpi israeliani sono caduti all’esterno dell’edificio, ma ne è seguita una serie di esplosioni “secondarie”, molto probabilmente dovute alla presenza di munizioni o esplosivi immagazzinati all’interno della scuola.
Secondo fonti dell’intelligence israeliana, tra i morti figurerebbero Immad Abu Iskar e Hassan Abu Iskar, due noti lanciatori di granate di mortaio di Hamas, il che confermerebbe l’uso che i terroristi facevano della scuola come “scodo umano”.
“Dei civili non avrebbero mai dovuto morire – si legge in un comunicato del governo israeliano diffuso martedì sera – ma è imperativo capire come si è prodotto questo orrore, e chi ne porta la vera responsabilità”. Dopo aver ricordato che il conflitto in corso è stato voluto da Hamas, che tre settimane fa ha unilateralmente infranto la tregua e intensificato i lanci di razzi sulle città israeliane, il comunicato afferma: “Non un solo israeliano né un solo palestinese sarebbero stati colpiti o uccisi in questi gironi se Hamas non avesse ripreso i suoi brutali attacchi”.
Non è certo la prima volta che Hamas spara granate e razzi da edifici scolastici, usando deliberatamente i civili come “scudi umani”: una pratica di cui alcuni esponenti di Hamas non hanno esitato a vantarsi esplicitamente in pubblico (si vedano i link qui di seguito).

(Da: Haaretz, MFA, 6.01.09)

Nella foto in alto: Un’immagine dal filmato d’archivio di terroristi che sparano da una scuola Onu

Un filmato delle Forze di Difesa israeliane mostra terroristi palestinesi della striscia di Gaza che sparano granate di mortaio da una scuola elementare Onu
http://it.youtube.com/watch?v=zmXXUOs27lI&feature=channel_page

Un filmato d’archivio che mostra terroristi palestinesi a Gaza che sfuggono a uno scontro con i soldati israeliani saltando a bordo di una ambulanza Onu
http://www.liveleak.com/view?i=116_1231063776

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Grillo Parlante scrive:

Django, mi permetto di far osservare che i due video proposti non sono attuali. Quello riferito alla scuola è del 2007, mentre quello dell’ambulanza è del 2006.

Ritengo onesta questa precisazione che nulla toglie al cinismo e alla vigliaccheria di Hamas. Sicuro come l’oro che le stesse tecniche trovano applicazione anche in queste ore.

Buona giornata.

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Django scrive:

Certo, ma è scritto, mi pare.

“Un filmato delle Forze di Difesa israeliane mostra terroristi palestinesi della striscia di Gaza che sparano granate di mortaio da una scuola elementare Onu”

“Un filmato d’archivio che mostra terroristi palestinesi a Gaza che sfuggono a uno scontro con i soldati israeliani saltando a bordo di una ambulanza Onu”

e anche nei filmati

“Mortar Bombs Shot from UN School in Gaza 29 Oct. 2007″
“Why Ambulances Sometimes Get Targeted By The IAF.”

Sono presenti solo per fare capire.

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simona scrive:

Aggiugno che fino a maggio 2008, il Direttore della scuola delle Nazioni Unite dalla quale partivano i razzi contro Israele (video del 2007) come dopolavoro faceva il costruttore di razzi.
http://www.reuters.com/article/middleeastCrisis/idUSL05686115
Esclusiva – Il Direttore di Gaza era un costruttore di razzi per la Jihad
5 maggio 2008

By Adam Entous
RAFAH, Gaza Strip, May 5 (Reuters) – Di giorno Awad al-Qiq era un rispettato insegnante di scienze e Preside della Scuola delle Nazioni Unite nella Striscia di Gaza.
Di notte, dicono i militanti palestinesi, costruiva razzi per la Jiahd ilsamica.
L’attacco aereo israeliano che ha ucciso il trentatreenne la scorsa settimana ha anche rivelato la sua doppia vita e imbarazzato l’agenzia delle Nazioni Unite che aveva sempre rigettato le accuse di Israele, che la rimproverava di aiutare e favoreggiare i combattenti della guerriglia contro lo stato ebraico.
Nelle interviste con Reuters, studenti e colleghi, così come i rappresentati delle Nazioni Unite, hanno negato di avere avuto qualsiasi tipo di informazione sul lavoro di Qiq con gli esplosivi. E la sua famiglia ha negato che avesse alcun legame con i militanti, nonostante la profusione di poster della Jihad islamica che si vedono sulle pareti di casa sua.
Ma alcuni leader militanti alleati di Hamas, l’enclave del gruppo al potere, lo hanno acclamato martire alla guida della “unità ingegneristica” (quella che cotruisce ordigni) della Jihad Islamica e hanno lanciato una salve di razzi verso Israele in risposta alla sua uccisione. (…)

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Django scrive:

(dal mio blog http://icarodelleidee.blogspot.com/2009/01/la-tregua-sarebbe-sproporzionata.html)

La tregua sarebbe sproporzionata

Una tregua che non risolva il problema, sarebbe la vera sproporzione.
Una reazione israeliana che si fermasse qui, renderebbe devvero inutili i costi in vittime civili.

Che senso avrebbe se in capo ad un anno ci si troverebbe nella stessa identica situazione?
Va fatto notare fra l’altro che il potenziale di Hamas stava e sta crescendo. Una tregua ora gli consentirebbe di rialzarsi e avere a disposizione armi in grado di colpire la centrale nucleare israeliana. E questo, evidentemente è da evitare.

Ci si potrebbe anche fermare qui, ma la comunità internazionale dovrebbe assumersene la responsabilità.
Non sono un esperto, ma provo ad ipotizzare.

Occupazione di Gaza da parte di una coalizione internazionale di 10.000 soldati di varie nazioni, (non Israele), con mandato di sparare a vista se vedono qualcuno che lancia razzi o coli di mortaio. Pattugliamento del mare e dell’accesso all’Egitto. Mandato di requisire Qassam e altri aggeggi vari.

Eliminazione della propaganda pro-suicidio.

Hamas sarebbe ancora a Gaza, ma, si spera non in grado più di nuocere.

Già che ci siamo, eliminazione dell’UNWRA e accorpamento all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, con medesimo trattamento,giuridico ed economico?

Sogno, lo so.

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Django scrive:

Due articoli che trovo fondamentali.

Ostaggi di Hamas
di BERNARD HENRY-LEVY

Non essendo un esperto militare, mi astengo dal giudicare se i bombardamenti israeliani su Gaza potevano essere più mirati, meno intensi. Poiché da decenni non sono mai riuscito a distinguere fra morti buoni e cattivi o, come diceva Camus, fra «vittime sospette» e «carnefici privilegiati», sono evidentemente sconvolto, anch’io, dalle immagini dei bambini palestinesi uccisi. Detto questo, e tenuto conto del vento di follia che, una volta di più, come sempre quando si tratta di Israele, sembra impadronirsi di certi mass media, vorrei ricordare alcuni fatti.

1) Nessun governo al mondo, nessun altro Paese se non l’Israele attuale, vilipeso, trascinato nel fango, demonizzato, tollererebbe di vedere migliaia di granate cadere, per anni, sulle proprie città: in questa vicenda, la cosa più sorprendente, il vero motivo di stupore non è la «brutalità» di Israele, ma, letteralmente, il fatto che si sia trattenuto così a lungo.

2) Il fatto che i Qassam di Hamas, e adesso i suoi missili Grad, abbiano provocato così pochi morti non prova che siano missili artigianali, inoffensivi o altro, ma che gli israeliani si proteggono, vivono rintanati nelle cantine dei loro edifici, nei rifugi: un’esistenza da incubo, in sospeso, al suono delle sirene e delle esplosioni. Sono stato a Sderot, lo so bene.

3) Il fatto che le granate israeliane facciano, al contrario, tante vittime non significa, come sbraitavano i manifestanti dello scorso week-end, che Israele si abbandoni a un «massacro» deliberato, ma che i dirigenti di Gaza hanno scelto l’atteggiamento inverso, di lasciare quindi le loro popolazioni esposte: una vecchia tattica dello «scudo umano » che fa sì che Hamas, come Hezbollah 2 anni fa, installi i propri centri di comando, i depositi d’armi, i bunker nei sotterranei di abitazioni, ospedali, scuole, moschee. Tattica efficace ma ripugnante.

4) Fra l’atteggiamento degli uni e quello degli altri esiste comunque una differenza capitale che non hanno diritto di ignorare coloro che vogliono farsi un’idea giusta e della tragedia e dei mezzi per porvi fine: i palestinesi sparano sulle città, in altre parole sui civili (e questo, in diritto internazionale, si chiama «crimine di guerra»); gli israeliani prendono come bersaglio obiettivi militari e, senza volerlo, provocano terribili danni civili (e questo, nel linguaggio della guerra, ha un nome: «danni collaterali» che, se pur orrendo, rimanda a una vera dissimmetria strategica e morale).

5) Poiché bisogna mettere i puntini sulle i, ricordiamo ancora un fatto al quale stranamente la stampa francese non ha dato risalto e di cui non conosco alcun precedente, in nessun’altra guerra, da parte di nessun altro esercito: le unità de Tsahal, durante l’offensiva aerea, hanno sistematicamente telefonato (la stampa anglosassone parla di 100.000 chiamate) ai cittadini di Gaza che vivono nei pressi di un bersaglio militare per invitarli ad andarsene. Che questo non cambi nulla rispetto alla disperazione delle famiglie, alle vite stroncate, alla carneficina, è evidente; ma che le cose si svolgano così non è, tuttavia, un dettaglio totalmente privo di senso.

6) Infine, quanto al famoso blocco integrale, imposto a un popolo affamato, che manca di tutto e precipitato in una crisi umanitaria senza precedenti (sic), di fatto non è proprio così: i convogli umanitari non hanno mai smesso di transitare, fino all’inizio dell’offensiva terrestre, per il punto di passaggio Kerem Shalom; solamente nella giornata del 2 gennaio, 90 camion di viveri e di medicinali hanno potuto, secondo il New York Times, entrare nel territorio. Tengo a ricordare (infatti, è inutile dirlo, anche se, secondo alcuni, sia meglio dirlo…) che gli ospedali israeliani continuano, nel momento in cui scrivo, ad accogliere e curare, tutti i giorni, i feriti palestinesi. Speriamo che i combattimenti cessino al più presto. E speriamo che al più presto i commentatori tornino in sé. Allora scopriranno che sono tanti gli errori commessi da Israele negli anni (occasioni mancate, lungo diniego della rivendicazione nazionale palestinese, unilateralismo), ma che i peggiori nemici dei palestinesi sono quei dirigenti estremisti che non hanno mai voluto la pace, mai voluto uno Stato e hanno concepito il proprio popolo solo come strumento e ostaggio (immagine sinistra di Khaled Mechaal il quale, il 27 dicembre, mentre si precisava l’imminenza della risposta israeliana tanto desiderata, non sapeva far altro che esortare la propria «nazione» a «offrire il sangue di altri martiri», e questo lo faceva dal suo confortevole esilio, ben nascosto, a Damasco).

Oggi, delle due l’una. O i Fratelli musulmani di Gaza ristabiliscono la tregua che hanno rotto e dichiarano caduca una Carta fondata sul puro rifiuto dell’«Identità sionista», raggiungendo il vasto partito del compromesso che, Dio sia lodato, non smette di progredire nella regione, e allora la pace si farà. Oppure si ostinano a vedere nella sofferenza dei loro compagni solo un buon carburante per le loro passioni riacutizzate, il loro odio folle, nichilista, senza parole, e allora bisognerà liberare non solo Israele, ma i palestinesi, dall’oscura influenza di Hamas.

(traduzione di Daniela Maggioni per il Corsera)


Chi vuole la guerra

http://orpheus.ilcannocchiale.it/2009/01/06/chi_vuole_la_guerra.html

Conosciamo le notizie in ogni particolare. Le ultime riguardano l’annunciata battaglia di terra: i soldati israeliani agiscono nella striscia di Gaza e vanno di casa in casa per snidare i capi del terrorismo Hamas. Ne hanno già uccisi un numero elevato. E le operazioni di “pulizia” continuano nonostante mezzo mondo invochi la tregua. Un coro di implorazioni e di critiche. Pochi tengono conto che la tregua c’era ed è stata rotta dai palestinesi nel modo risaputo: missili su Israele destinati a colpire la popolazione.
Il governo di Gerusalemme ha sopportato per un po’. Poi, vista l’insistenza delle aggressioni, ha reagito: prima con attacchi aerei mirati a distruggere le postazioni terroristiche di maggior rilevanza, quindi irrompendo con mezzi corazzati nella striscia. Cosa poteva fare di diverso, seguitare a farsi bombardare porgendo l’altra guancia e confidando in una trattativa diplomatica? Trattare con chi?
Hamas voleva e vuole la guerra, altrimenti non avrebbe lanciato missili a ripetizione ma inviato un ambasciatore o almeno un postino. E allora guerra sia e vinca il più forte, come sempre accade quando si rinuncia a parlare e si mette mano alla fondina della pistola. Una terza via non era praticabile perché non esisteva. Non esiste una terza via per due litiganti: si va avanti con le armi finché uno, per non morire, sventola bandiera bianca.
Questo non è cinismo bensì realismo. I discorsi retorici (e contraddittori) di vari Paesi europei e le accorate preghiere del Papa non servono a placare gli invasati che puntano su Israele né gli israeliani che, per istinto di sopravvivenza, si difendono e cercano di annientare il nemico.
In Italia (e non solo) chi biasima le provocazioni di Hamas quasi sempre tiene a precisare che la controffensiva di Gerusalemme è tuttavia sproporzionata per eccesso all’offesa ricevuta. Facile parlare così standosene seduti al calduccio di casa propria e dimenticando che i cittadini dello Stato ebraico, da quando è stato fondato (1948), sono periodicamente vittime di attentati e sono minacciati – come risulta scritto nello Statuto di Hamas – di sterminio.
È pur vero che i palestinesi non hanno Patria. Ma se non ce l’hanno un perché c’è. La risoluzione dell’Onu che autorizzava la costituzione di Israele in Stato, imponeva in pari tempo la costituzione in Stato della Palestina. Peccato che tale risoluzione sia stata applicata soltanto nella prima parte. Lo Stato di Palestina non è mai nato e non per volontà ebraica; fu la Lega araba a impedirne la formazione. Si dirà, acqua passata. Sbagliato, perché la materia del contenzioso, almeno ufficialmente, è rimasta la stessa.
Immutata la cantilena antisemita: i profughi hanno diritto ad avere un Paese proprio. Giusto. Nessuno ne dubita. Ma ogni qualvolta si è tentato di completare, sia pure in ritardo, il piano disegnato dall’Onu, è stato un fallimento e non a causa di Israele. Questo sia chiaro.
L’ultimo atto dei laboriosi e inutili negoziati si svolse a Camp David nel 2000, presenti Clinton, Barak e Arafat. Giorni e giorni di discussioni. Poi fu annunciata la lieta novella: accordo raggiunto. Mancava soltanto la firma, una formalità. Esultanza internazionale. Titoloni che sprizzavano gioia sui giornali. Ma sul più bello, al momento di compiere il rito della sigla, Arafat – il più ignobile dei premi Nobel, ospite di capi di Stato e papi – si tirò indietro. La notte avanti ci aveva ripensato. Perché se fosse sorto lo Stato di Palestina sarebbe venuto meno il pretesto per combattere contro Israele.
Non è una interpretazione gratuita della cronaca (la storia è altra cosa) ma una semplice constatazione suffragata anche dagli eventi in corso. È arcinoto che sia l’Iran a finanziare Hamas, addirittura fornendo missili (e armamenti d’altro tipo) ai terroristi. Ed è arcinoto che l’Iran si faccia vanto di un progetto assai ambizioso: cancellare Israele dalla carta geografica. Per realizzare il quale d’altronde gli iraniani sono impegnati a produrre la bomba atomica.
Nonostante ciò, secondo le anime progressiste (e quelle fasciste) il governo di Gerusalemme dovrebbe stare fermo e guardare a bocca aperta gli sviluppi della situazione. Senza muovere un dito per salvare la propria gente.
Certe pretese hanno il marchio inconfondibile dell’antisemitismo, tant’è che vengono sottolineate da gesti simbolici in ogni manifestazione pubblica: bandiere israeliane date alle fiamme (è accaduto alcuni giorni fa in Italia) e accostamento della svastica alla stella di David.
Gli ebrei devono morire in massa, preferibilmente in silenzio per non disturbare le conversazioni dei comunisti, dei rifondaroli, dei veltroniani e similari. La posizione politica della sinistra è questa. Con qualche lodevole e rara eccezione: per esempio Furio Colombo. Che però nel Pd viene ascoltato come se parlasse Pinco.
Noi la pensiamo nella stessa maniera di Antonio Martino: ogni attacco a Israele è un attacco all’Occidente.
Chi non l’ha capito lo capirà quando gli arriverà in testa un missile.

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sigal harari scrive:

un abbraccio e tanti auguri di successo a Gavriel Pardes

Sigal

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riccardo fenizia scrive:

Gentile Senatore, veramente interessante questo libro di Paradisi, che quanto prima voglio leggere. Vi ringrazio di cuore per la tenacia con cui perseguite negli anni la verità, che pian piano o per rotture viene a galla comunque, e poi come ciliegine verranno fuori fatti collegati etc…

come scriverò nelle brevi frasi dei blog e socialnetwork “contra factum non valet argumentum”…ecco la via sicura intrapresa e la via che fonda una unità nella verità, parzialmente e con limiti ma veramente colta e accolta!!! Saluti e auguri a tutti voi per le trascorse festività e, in merito alla storia, ho scoperto che anche Antonio Socci, in “Il segreto di padre Pio”, libro che credevo clericale invece è interessantissimo al di là dei temi religiosi, direi di ampie vedute e documentato, parla del caso Mitrokhin con riferimento al Dossier, agli atti custoditi nelle sedi istituzionali del parlamento, all’attentato al Papa etc. Conviene confrontare le citazioni utili e mi pare corrette!!!

Ancora auguri e saluti da Riccardo

GUZZ – UN ABBRACCIO.

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sigal harari scrive:

http://www.petition online.com/ Israel09/ petition. html

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maccarti scrive:

A proposito del libro di Paradisi e della Verità…

Mi sono sempre domandato il motivo per cui una persona è spinta a celare la verità.

E, salvo casi isolati di individui che mentono perché adusi a farlo sempre – ché è costume connaturato in loro al punto, che non distinguono tra verità e menzogna – ho dovuto concludere che si mente per svariati motivi; ma, soprattutto, per danneggiare qualcuno che si odia, poiché lo si è classificato come pericoloso.
E pertanto costituisce una minaccia da allontanare, o addirittura da eliminare.

Cosí non fosse, la domanda che sorgerebbe spontanea è:
che cosa Tizio guadagna a mentire?
quali meriti può arrogarsi mediante l’esercizio della menzogna?

Sulla menzogna si sono soffermate menti eccelse.

E mi prendo la libertà di citarne, allo scopo di offrire uno spunto agli amici, qui, per un eventuale approfondimento.

Il Medioevo detestava piú di ogni altra cosa la menzogna, come ci rammenta Jacques Le Goff (“La civiltà dell’Occidente medievale”), giacché essa è figlia di Satana:

«Del diavol vizi assai, tra’ quali udi’
Ch’elli è bugiardo e padre di menzogna»,

fa dire Dante a frate Catalano, nel Canto XXIII dell’Inferno.

Anzi, lo stesso poeta aggiunge che l’uomo deve tacere sinanco quella verità che si presenta cosí strana da apparire incredibile:

«Sempre a quel ver c’ha faccia di menzogna
De’ l’uom chiuder le labbra fin ch’el puote
Però che sanza colpa fa vergogna» (Inf., XVI),

dato che rende bugiardo chi la rivela.

Grande fortuna ebbe in quella lontana epoca il trattato sulla bugia (“De mendacio”) di Agostino di Ippona.
E che io raccomando: non lo ritengo ancora “passato de cottura”.

Tommaso d’Aquino, proprio riprendendo le argomentazioni di Agostino, asseriva (“Summa Theologiae”, II) che la menzogna è un peccato contro la verità, e mai è ammissibile, anche quando viene espressa in modo inconsapevole.
Ciò per il fatto che, per lo piú, si mente per compiere del male.

Fu Niccolò Machiavelli a difendere l’uso politico della menzogna, agli esclusivi fini del mantenimento del potere (Il Principe, XVIII):
chi governa – a suo dire – deve esercitare l’abilità (aristotelica, ndr) della simulazione e della dissimulazione. Deve solo limitarsi a stare attento a non apparire mendace.

Altri filosofi, però, si opposero a tale pratica.

Ugo Grozio – l’umanista olandese che vide nel diritto naturale la base comune a ogni diritto positivo, e propugnò il valore di un diritto internazionale al di sopra delle leggi nazionali – scriveva (in “Prolegomeni al diritto della guerra e della pace”) che la menzogna lede sempre e comunque il diritto alla conoscenza;
e sottolineava la necessità di “una reciproca obbligazione alla verità”, come convenzione a non ingannare mai.

Anche Immanuel Kant parla della verità come dovere incondizionato di fronte all’umanità, al contrario della menzogna, la quale rovina la società intera e le sue fondamenta (“Sui doveri etici versi gli altri. La veridicità”).
Colui che mente cancella, distrugge la società.

E ciò perché, aggiungo, essa distrugge la verità, fondamento su cui la società poggia. O dovrebbe poggiare.

Nota è la disputa in merito fra lo stesso Kant e Benjamin Constant il quale, nello scritto “Sulle reazioni politiche”, afferma che «dire la verità è un dovere, ma solo nei confronti di chi ha diritto alla verità».

Quasi che la verità sia un privilegio, e non un dovere; e tra gli uomini ci sia chi può goderne e chi no.

Quando Costant scriveva siffatta singolarità era giovane.
E ai giovani, si sa, si perdona volentieri.

Kant, invece, sottolineando il suo disaccordo totale, non gli perdonò.

Anzi provò a dimostrare come siffatta asserzione non abbia senso alcuno, in quanto un simile diritto oggettivo farebbe dipendere la verità o la falsità di una proposizione dalla volontà del singolo.
Cosa che contrasta ogni logica.

Mai mentire, aggiunge, ancorché l’interlocutore non fosse degno della verità.
Lo si facesse, non si consumerebbe un’ingiustizia soltanto verso di lui, ma verso i diritti di tutti gli uomini.

A questo punto – e chiudo – voglio augurarmi che coloro i quali, mediante la menzogna, han tentato di ledere il diritto alla verità di Paolo Guzzanti, comprendano che hanno parimenti leso il diritto alla conoscenza di tutti noi.

Vadano a scorrere qualcuna delle pagine citate.
Poi potremo riparlarne.

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Sergio Rizzitiello scrive:

Caro Mac,

il tuo post sulla menzogna l’ho trovato molto interessante specie per la parte storica.

Una cosa vorrei aggiungere “alla Rizzitiello”.

Il problema della menzogna è una conseguenza della paura della verità.

La menzogna è divenuta l’oasi di tutti i paurosi della verità che non hanno potuto far altro che abbellirla alla meglio.

L’idiota sposa la menzogna da idiota, il genio da persona geniale.

Perché si ha paura della verità fino ad odiarla?

Qui ti devo rispondere non da relativista, che considera la verità a seconda del contesto e della situazione, ma da filosofo.

La risposta, in apparenza paradossale ma di grande significato esistenziale, è in una celebre espressione di Wilhelm Reich quando asserì che toccare la verità è toccarsi i genitali.

Il discorso è semplice: la verità è odiata, e di converso si ama la menzogna, perché si odia la parte più autentica di sé espressa dalla sessualità intesa nel significato suo più ampio.

A ritornare sull’argomento, caro Mac.

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holden scrive:

Non conosco Reich (mi si perdoni l’ignoranza) e mi sfugge il significato di tale metafora (toccare verità-toccare genitali). Soprattutto mi sfugge l’inferenza tra i piani del discorso (sessuali-psicologici gli uni, filosofici-sociali gli altri). Mi sarebbe gradito un chiarimento su tal punto, gentile sig. Sergio.

Quanto a Kant, più leggo qualcosa del suo pensiero, più in me assume forma e consistenza la certezza che egli sia una delle principali cause del degrado dell’occidente.

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Sergio Rizzitiello scrive:

Caro holden, rispondo a te nonostante l’ombra che qui sotto mi perseguita, dicendoti che la frase di Reich non è una metafora ma per il geniale psicoanalista, e per me, ha valore reale, biopsichico.

Un po’ lungo il discorso e della teoria sessuale di Reich e della mia integrazione (anche col contributo fondamentale della filosofia di Spinoza), per il momento solo questa mia affermazione detta in modo apodittico: la sessualità ha la funzione di rendere il concetto della verità interno alle stesse funzioni vitali dell’uomo.

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holden scrive:

Ok, grazie per la risposta, anche se un po’ troppo apodittica perché io possa capirne lo sviluppo.

Spinoza è un fico, ma Leibniz ancor di più!

(E' stato raggiunto il livello limite per questo commento)

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Arturo Zulawski scrive:

Ora è chiara la relazione tra chi dice menzogne e chi racconta palle.

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Patton scrive:

Scusa Sergio, ma non ho capito:
quando Wilhelm Reich diceva di toccare i genitali-verità,
intendeva i propri o quelli …altrui?

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Patton scrive:

Scusa Sergio, se insisto,
ma a i romani dde Roma “si toccano” da due o tre millenni.

Invece i tedeschi son sempre stati quelli che, udita una barzelletta,
si mettono in dieci a discutere dottamente sul suo significato…

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Sergio Rizzitiello scrive:

Caro Marco, lo sapevo che citando quella frase di Reich avrei generato un po’ di battute.

Del resto non è un caso che il 100% delle barzellette gravitino sul sesso.

E anche questo è significativo.

(E' stato raggiunto il livello limite per questo commento)
Scirocco scrive:

Barzellette che gravitano sul sesso?
Suvvia Rizzitiello, sgravati.
Copulat ridendo mores.

 

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eliset59 scrive:

Leggo che BERNARD HENRY-LEVY dice : ” (..) .E speriamo che al più presto i commentatori tornino in sé. ”

Esatto, oltre la pace e sprattutto la fine della morte di civili di ogni parte, speriamo davvero che i commentattori tornino in sè .

Questa mattina su Rai 1 durante un dibattito che riguardava questo argomento sono state dette cose che se solo uno ascoltava con ” la coda dell’orecchio ” affacendato vuoi nel lavoro domestico che in altro, avrebbe capito solo che Israele è folle .

Così avviene da settimane in tutti i Tg, che come sappiamo è uso in Italia ascoltare purtroppo, nel maggioranza delle famiglie, mentre si è a tavola facendo si che delle notizie se ne percepisca solo una scia senza prestare la giusta attenzione per poter valutare lucidamante e con spirito critico le notizie e soprattutto i commenti, il modo in cui sono presentate e le conlusioni che velatamente vengono fatte trarre spesso in modo subdolo.

Eli

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manca scrive:

Salute.
Bene, non vedo l’ora di leggere il libro. Sarà una boccata di aria pulita.
Non potrà che avere un effetto salutare per la nostra Italia. Come gli altri che arriveranno.

E mi auguro che molti possano unirsi alla schiera dei ricercatori e diffusori della Verità.
Senza casacche, senza bandiere, senza pregiudizi.
Animati solo dal desiderio di mettersi al servizio del Vero.
Contro la sinistra? Contro la destra?
No, semplicemente contro chi offende, oltraggia la Verità per i propri interessi di bottega.

E i ricercatori e diffusori agiscono senza altra contropartita, se non quella di avere contribuito alla conoscenza dei fatti così come accaduti.
Conoscenza che nella sua apparente ovvietà, oggi rappresenta un valore raro e prezioso. Nell’auspicio che diventi sempre meno raro.

Ma vorrei anche stringere la mano all’autore. E ringraziarlo.
Attendo di conoscere la data della presentazione a Roma.
Salute.
Carlo Manca.

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manca scrive:

Salute.

Con Prodi la sinistra era una torre di Babele, con mille voci incomprensibili tra loro.

Con Uolter la sinistra è diventata una torre vuota, priva persino di eco.
Non una idea, non una proposta, non una critica costruttiva al governo.
Ormai la sinistra è la negazione di se stessa, come entità e come opposizione.
Ed ha cambiato nome.
Si pronuncia allo stesso modo.
Ma si scrive: l’asinistra.
E il riferimento non è agli asini…( ve ne sono, ma sono anche a destra, e dunque non vale come caratterizzazione esclusiva).

La “a” iniziale vale come alfa privativo.

Salute.
Carlo Manca.

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holden scrive:

Rimane da capire se questa desolante pochezza politica è da attribuire alla scarsa capacità dei leader o invece al venir meno delle ragioni sociali dell’esistenza di partiti fondati su quelle posizioni.

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GAP scrive:

Facciamo pari e patta e non se ne parla più. ?
Io comunque penso che tanti elettori si siano accorti della pochezza morale dei loro cari leaders ed hanno “eutanizzato” i partiti in questione.
P.E. golfini di cachemiere, barche, banche etc. etc.
giorgio

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kalevala scrive:

Caro Manca : tutto vero quello che dici sulla sinistra ; ma , se ho capito bene , non avrebbe motivo di essere quel tuo certo qual compiacimento …per un motivo molto serio , e’ una cosa semplice e molto banale ; in una democrazia sana e’ essenziale che ci sia una opposizione . Specialmente quando chi ha vinto e’ un partito fatto di allineati e coperti e dove tutti cantano in coro senza un minimo di controcanto.

Speriamo , nell’interesse di tutti , nella nascita di una opposizione seria e anche , se me lo consenti , in qualcuno che cominci ad esercitarsi nel controcanto. “Grand programme” !!!.

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manca scrive:

Beh, caro Kalevala,
sulla necessità di una opposizione fattiva, sono d’accordo, l’ho detto più volte.
La metafora Guzzantiana della democrazia che ha bisogno di due gambe per camminare, è al riguardo esemplare.
Il problema è che lo sappiamo tutti, siamo tutti d’accordo, ma a sx non succede nulla.
Da tempo, nonostante i molti segnali ben chiari.
Nè, mi pare, si intravede nulla all’orizzonte.
E ciò è fonte di preoccupazione ben prima che di compiacimento.
Salute.
Carlo Manca.

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simona scrive:

I media occidentali, anche quelli più importanti, sono troppo spesso intossicati o di incompetenza o di faziosità.

Un medico norvegese, Mads Gilbert, che sta attulamente curando i feriti a Gaza, ha rilasciato moltissime interviste in questi giorni di guerra (BBC, CBS, ABC, Independent, Sky News, New York Times, The Times, Der Spiegel, ecc..).
Parla in qualità di medico e dichiara che in base alla sua quitidiana esperienza negli ospedali di Gaza, Israele sta senza dubbio “ svolgendo attacchi indiscriminati e diretti di proposito contro civili inermi.” e per questo è da biasimare.
In questi giorni anche in talia la sua testimonianza di medico sul campo che parla di attacchi mirati solo per uccidere civili è stata più volte citata dalle agenzie:
APCom: http://notizie.alice.it/notizie/esteri/2009/01_gennaio/05/gaza_medico_israeliani_usano_armi_non_convenzionali_misna,17451783.html
SDA/ATS:
http://www.swissinfo.org/ita/rubriche/notizie_d_agenzia/Gaza_medico_norvegese_Israele_sperimenta_nuove_armi.html?siteSect=146&sid=10160950&cKey=1231187772000&ty=ti&positionT=3
Ansa:
http://lombardia.indymedia.org/node/12223
TG3:
http://ripensaremarx.splinder.com/post/19516134/SENZA+COMMENTI+a+cura+di+GLG
(Mads Gilbert è anche il medico che ha dato origine alla notizia, circolata per un paio di giorni su tutti i media italiani e stranieri, che Israele starebbe usando in Gaza fosforo bianco per scopi militari non consentiti).

Non penso che quanto dice Gilbert debba essere censurato, ma credo sia molto importante che quando si riferiscono notizie che devono necessariamente essere credute sulla parola, allora è fondamentale fornire le coordinate essenziali per capire bene chi è il testimone e, di riflesso, quanto credito dare alla sua testimonianza. Se si dice soltanto che Gilbert è un medico norvegese; proprio perché medico, e straniero, si dice anche al pubblico che questa è una fonte probabilmente più attendibile di altre (per esempio un medico palestinese, o un cittadino palestinese).
Invece dovete sapere che questo Gilbert, oltre ad essere medico, è anche membro del Partito Comunista norvegese, ma sopratutto, e più significativamente, dopo l’attentato alle torri gemelle espresse chiaramente il suo sostegno ai dirottatori/terroristi (cioè in questo caso approvava un attacco indiscriminato e diretto di proposito contro civili inermi).
Così si esprimeva in un’intervista concessa al quotidiano norvegese Dagbladet, poco dopo l’attentato alle torri gemelle, il 30 settembre 2001:

“I terroristi hanno il diritto morale di attaccare obiettivi negli Stati Uniti” . “L’attacco a New York non mi soprende, dopo la politica che ha condotto l’occidente negli ultimi decenni. Sono sconvolto per l’attacco terroristico ma sono ugualmente sconvolto per la sofferenza che hanno creato gli Stati Uniti. E’ in questo contesto che dobbiamo considerare queste 5.000 vittime. Se il governo degli Stati Uniti ha il diritto legittimo di bombardare e uccidere i civili in Iraq, allora c’è anche un diritto morale di attaccare gli Stati Uniti con la stessa arma che loro hanno creato.”
Poi gli viene chiesto se supporta l’attacco terroristico contro gli Stati Uniti e lui risponde:
“Il terrorismo è una brutta arma, ma la risposta è sì, nel contesto che ho spiegato prima.”

http://translate.google.it/translate?u=http%3A%2F%2Fwww.dagbladet.no%2Fnyheter%2F2001%2F09%2F30%2F284907.html&sl=no&tl=it&hl=it&ie=UTF-8

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IoTomy scrive:

Simona, volevo ringraziarti per il fantastico e documentato supporto che concedi a questo blog.
Grazie di cuore

Marco Tomasi

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simona scrive:

Grazie a te che mi leggi.

GUZZ – GUARDA SIMONA CHE IO NON MI PERDO UNA PAROLA NE’ UNA SILLABA.

TU STAI FACENDO COME SEMPRE UN LAVORO DI GRANDISSIMO GIORNALISMO CHE MI FRUSTRA PERCHE’ IL GIORNALE NON E’ ANCORA ON LINE.

MA DOBBIAMO FARE QUESTA CONTROINFORMAZIONE DI POLITICA ESTERA CHE FAI TU E PER FORTUNA NON SOLTANTO TU, IN NANIERA SISTEMATICA. SONO FELICISSIMO PER LA QUALITA’ DEL TUO E VOSTRO LAVORO.

NON NE SAREI CAPACE. GRAZIE.

ALLEGO QUESTO MIO LINK CON I VIDEO IDF

http://it.youtube.com/idfnadesk

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holden scrive:

Mi accodo ed associo al sig. Tomasi ed al Senatore: con Simona, il sig. Grillo Parlante e BeppeT. abbiamo una squadra di politica e strategia internazionale di livello molto molto alto.

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jovenal scrive:

Non credo però che sia sufficiente riportare stralci di discorsi; secondo me devi mettere un giudizio che, sulla base di quel che riporti, sia elaborato da te. Solo così stai concludendo l’opera.
Perché tu cmq, quando riporti delle fonti o anche se dai delle “coordinate”, non puoi esimerti dal sottintendere che hai elaborato un giudizio tuo, e se non lo dici vale una regola che è la seguente: chi non conclude l’informazione, la lascia aperta come una gabbia, dove entreranno squali e sbraneranno la colomba, o da cui scapperà la pantera e tirerà un numero n di imboscate”. Vale più questa regola che quella del dovere di cronaca, tu non sei un bollettino, un ruolo, un archivio, tu sei una voce, devi dire che cosa ne pensi tu per prima.
Sto medico che io non conosco [ed ora lo uso per convenzione analitica] potrebbe essere un iper-logico, la sua difesa delle ragioni terroristiche potrebbe essere una necessità di super-simmetria, in cui tra l’altro molti di sx mostrano di avere un certo esponente di crescita: potrebbe rifarsi al Diritto di tutti, all’equilibrio delle colpe, alla discendenza e alla stirpe delle cause, alla beata reciprocità.
Devi dire di più, io voglio capire chi è che dice quel che tu hai riportato; anzi no, scusa, io voglio capire che cosa pensi tu che sei il giornalista che lo riporta [poi, chi è lui me lo cerco dopo, grazie al tuo lavoro; ma devo poter dare un feed anche al tuo di rank].
Obr.

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simona scrive:

Jovenal,
grazie dell’obiezione.
Rispondo, non certa di aver capito.

La mia, come ho precisato all’inizio del post su Mads Gilbert, voleva essere fondamentalmente una critica di metodo agli articoli apparsi sulla stampa mondiale che parlano di “medico norvegese” senza aggiungere l’informazione “sostenitore della causa palestinese.” Un’informazione che quasi certamente è in loro possesso e che quindi con ogni probabilità è stata volutamente celata. Giudico scorretto tralasciare questa informazione, perché le interviste concesse da questo medico fondano il valore di “verità” della sua testimonianza esclusivamente sull’attendibilità della fonte (non trovi in questi articoli alcuna fotografia o altre testimonianze che facciano da controprova a quello che lui sostiene). Solo parole.

Tu mi chiedi: “Devi dire di più”. Dici che non posso lasciare l’informazione aperta.
E perché no? La lascio aperta (come era prima), integrandola però di un elemento secondo me importante. Se tu ne hai altri da aggiungere sei il benvenuto.
Non è mai una singola informazione quella che ti aiuta a farti un’opinione e il solo fatto che questo medico è filo-palestinese non significa che stia mentendo.
Infatti dici espressamente che avrei dovuto dire chi è questo medico, perché dare solo questa notizia non basta. Tu vuoi capire chi è che dice quello che io ho riportato e anche cosa penso io di lui.
L’uso del verbo “volere” mi sembra una scelta po’ eccessiva da parte tua: mi dai della giornalista, ma io non lo sono. Cerco notizie su internet, non faccio telefonate, non faccio viaggi sul posto, ricerche d’archivio, non ho intervistato il medico, non lo ho visto, udito.
Quindi chi è davvero questo medico, se non ho fortuna e non trovo altre notizie, dovrai fare lo sforzo di indagarlo da solo, se ti interessa. Io ci provo, ma questo non è il mio lavoro.

Inoltre secondo te avrei avrei anche dovuto esprimere un’opinione. Su cosa?
Se ti riferisci al fatto che non ho espresso la mia opinione sulla veridicità di quello che sostiene questo medico, è vero, non la ho espressa. Non lo ho fatto perché non lo posso fare.
Ho cercato informazioni a conferma o smentita, ma per adesso non ne ho trovate. A Patton ho scritto che mi sembra strano che non circolino immagini che raffigurano il tipo ferite che descrive questo medico perché attualmente in Gaza il controllo delle notizie che escono lo ha Hamas, ma questa non è una prova e nemmeno un’opionione: è un’ipotesi di ragionamento.

Invece, dove potevo farlo, un’opinione la ho espressa: ho scritto che secondo me questo signore non è un sulperlogico amante della supersimmetria, come ipotizzi tu, ma è un superipocrita, dal momento che oggi sostiene che Israele è da biasimare perché questa operazione militare ha anche come obiettivo i civili inermi (in violazione della convenzione di Ginevra) mentre nel 2001, lo stesso medico, diceva di supportare i terroristi che avevano attaccato civili inermi in America (in violazione della convenzione di Ginevra).

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jovenal scrive:

Ciao simona, era nel senso di prendersi dei rischi, anche di farsi dire Fascista di merda. Nei laboratori di ricerca [italiani, presumo anche altri] oggi si prendono i finanziamenti per un progetto, il progetto si fa ma si lascia sempre sul correct, syntactically. Se si avvicina l’ipotesi di confutazione, invece di finirlo e difenderlo, si retrocede di un livello: non deliverable. Se la confutazione arriva lo stesso, si dice che tanto il progetto era in progress, non verificato. Se si chiede di farlo vivere oppure di rinnegarlo e scusarsi, si lascia vegetare nello stato di not final, e si passa su un altro. A volte si divulga lo stesso, ma coniugato sul condizionale ed ipotetico.

Quando mi capita una persona che mi sembra tecnicamente capace, fosse anche di parte, mi viene di chiedergli un giudizio sulle cose che dice, di cui dice.
La parte che viene dopo, difficilmente è chiacchiera o opinione, ma facilmente diventa formativa, sul serio, e non ce ne sono molte.

Ciao.

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jovenal scrive:

~sempre in considerazione certa che stiamo parlando di una qualità molto alta di quello che sai fare.

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Django scrive:

Il canale televisivo (pubblico) francese “France 2” ha ammesso ieri di aver trasmesso fotografie “false” durante un servizio televisivo sull’operazione militare israeliana “Cast Lead”. Le immagini, che raffiguravano dozzine di cadaveri (civili palestinesi uccisi, secondo France 2, durante un raid aereo della IAF del 1° gennaio), erano state in realtà scattate nel 2005, dopo che un camion pieno di esplosivi era saltato in aria nel campo profughi di Jabaliya, prima di poter portare a destinazione il proprio carico di morte. Dall’informazione “equidistante”, del resto, non ci si può aspettare molto di più.

http://www.haaretz.com/hasen/spages/1053225.html

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Patton scrive:

Ehm…, Simona,
anch’io, nel mio piccolo, sono “sul campo” in questi giorni. Ma ti assicuro che nei momenti liberi non avrei alcuna voglia di spiegare l’abc delle varie sindromi influenzali a un sacco di giornalisti ignari della materia: perderei la pazienza, e quindi anche il sonno.

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simona scrive:

Anche secondo me questo Gilbert passa un po’ troppo tempo a concedere interviste per essere attivamente impegnato, come dice, a curare i feriti di una guerra in corso (tra l’altro la sua missione è finanziata dal ministero degli Esteri norvegese).
Cmq, vedremo di chiarire anche le sue gravi accuse.

Una nota per il momento posso farla:
Hamas consente l’ingresso in Gaza solo a giornalisti accreditati e Israele non lo consente pressoché a nessuno perché è capitato più volte che dalla stampa in Gaza siano trapelate informazioni logistiche non approvate dall’esercito che poi hanno favorito i terroristi.
Per questo dovremmo avere al momento in prevalenza immagini e reportage pro-Hamas.

Guardando però le molte fotografie dei feriti che per adesso sono disponibili online (a parte truffe davvero inumane, tipo immagini di cadaveri di bambini risalenti alla guerra in Libano che rispuntano come fossero stati uccisi in questa guerra e immagini di feriti gravi che poi si vedono in altre fotografie in piedi vivi e vegeti come nulla avessero) non ho trovato nemmeno un’immagine (tranne una chiaramente photoshoppata che raffigura una bimba escoriata) di persone che mostrano il tipo di inconsuete ferite da armi chimiche che descrive Gilbert nelle sue interviste.
E mi chiedo, se ne avessero disponibili di vere, e in un numero così importante come dice Gilbert a tutti i giornalisti che lo intervistano, è ragionevolmente immaginabile che Hamas, che usa da sempre come arma anche quella di mostrare i morti e i feriti palestinesi, non le abbia rese pubbliche?

Non mi quadra.

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Grillo Parlante scrive:

Simona carissima, anch’io mi sono imbattuto nel Dott. Mads Gilbert. In questi giorni ogni tanto mi immergo in vari forum e blog per sentire che aria tira e la sua testimonianza, oltre che un “fumoso” articolo del Times, risulta decisiva nel cercare di accreditare la tesi che Israele stia perpetrando crimini mediante l’impiego di armi non consentite. La storiella alla fine è diventata questa: “Le terribili ustioni dei suoi pazienti sono provocate dal fosforo, lanciato da alta quota e che precipita sotto forma di piccoli proiettili, che non provocano tanto una cortina fumogena, ma gravissime ustioni anche sulla popolazione civile e non solo sui terroristi di Hamas.”

Ho proceduto come te, ho voluto saperne di più e tra le altre che citi aggiungo che il Dott. Gilbert si dà un gran daffare come volontario tra i palestinesi sin dagli anni Settanta ed è membro del Rod Valgallianse, un partito marxista-leninista che ha rappresentato al consiglio comunale di Tromso, città sede dell’Università presso cui insegnava. E’ noto per le sue posizioni antiamericane ed antisraeliane e anche le sue ultime dichiarazioni vanno prese con queste avvertenze sull’etichetta.

Riguardo all’impiego di armi “non consentite” sto cercando disperatamente dei dettagli e dei riscontri, ma nessuno degli interpellati finora è stato in grado di dare notizie precise e verificabili eppure non dovrebbe essere difficile: siamo riusciti ad identificare tra i rottami dei razzi di fabbricazione cinese modificati dagli iraniani e usati da Hamas… Chi sa parli: marca, modello, tipo e impiego tattico.

Poi, Simona, inviterei alla prudenza quando si parla di “armi non consentite” perchè magari si fanno scoperte e considerazioni curiose. Non mi dilungo oltre, scrivo subito altre due righe in un post a parte.

A dopo

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Grillo Parlante scrive:

Nel mio intervento precedente ho raccontato di come nei media e nella blogosfera si cerca di far passare la tesi che “Israele sta usando armi non consentite”, per la precisione proibite dalla Convenzione di Ginevra.

A parte il fatto che al di là di qualche articoletto generico corredato dal commento del solito “esperto” nessuno riesce a fornire indicazioni precise su marca, modello e tipo del munizionamento usato ma poi, almeno stando alle foto ad effetto del Times, vorrei sapere perché per perpetrare degli omicidi queste granate vengono sparate a mezz’aria, quali effetti intendono sortire, quale l’utilità tattica, insomma cosa avevano di preciso in mente gli israeliani quando si sono fatti pizzicare ad infrangere la Convenzione di Ginevra…

Già, perché poi ci sono le Leggi, i Trattati, le Convenzioni. Qui faccio una doverosa precisazione perché si richiama spesso la “Convenzione di Ginevra” puntandola come una pistola. Invece questa riguarda esclusivamente il trattamento dei prigionieri di guerra, regolamentato con una serie di trattati e protocolli accettati da gran parte dei Paesi aderenti alle Nazioni Unite. Ma su questo i nostri “militari di Cuneo” preferiscono giocare sull’equivoco.

In verità tra le tante carte bollate ve n’è una che porta il titolo italiano di “Convenzione sul divieto o la limitazione dell’impiego di talune armi classiche che possono essere ritenute capaci di causare effetti traumatici eccessivi o di colpire in modo indiscriminato” ed è stata firmata appunto a Ginevra nel 1980. Si compone di quattro Protocolli: Schegge non localizzabili (I), Divieto o limitazione dell’impiego di mine, trappole e altri dispositivi (II), Divieto o limitazione dell’impiego di armi incendiarie (III), Armi laser accecanti (IV).

E adesso viene il bello perché le i Trattati e le Convenzioni affinché siano efficaci (e siano quindi sanzionabili le trasgressioni) devono essere firmate e sottoscritte. Lo so, è una banalità, ma i nostri volontari della disinformazione cadono su questi dettagli. Ebbene, questo pianeta è composto da circa 270 tra nazioni indipendenti e territori liberi, 192 fanno parte delle Nazioni Unite, la “Convenzione sul divieto e la limitazione eccetera eccetera” è stata firmata da 113 paesi. Uno più, uno meno.

Prima sorpresa. Non tutti hanno aderito. Seconda sorpresa: non tutti hanno accettato tutti i protocolli. Il Marocco, ad esempio, non ha firmato il Protocollo sulle schegge non localizzabili. E per quanto riguarda le mine s’è tirata indietro la Giordania, la Turchia, financo il Principato di Monaco! Sulle armi incendiarie Israele non ne ha voluto sapere e ha avanzato riserve sulle mine.

Per una nazione che è in guerra fin dalla nascita per volontà dei suoi vicini direi che non c’è male. Qual è lo scandalo? Dov’è il crimine? Lo Stato sovrano e indipendente di Israele ha aderito parzialmente alla convenzione pomposamente tirata in ballo, sulle armi incendiarie non ha contratto alcun obbligo e semmai le dovesse usare ne è pienamente legittimato.

Come pure la Corea del Nord, ad esempio, la Somalia, il Sudan, lo Yemen. E l’Egitto, la Libia, la Siria, il Libano, l’Iran… Sono tutte nazioni che la “Convenzione sul divieto e la limitazione eccetera eccetera” di Ginevra del 1980 non l’hanno neanche voluta vedere, nemmeno una pagina dal Protocollo I al Protocollo IV.

Siria ed Iran, ne è la logica conseguenza, ritengono legittime e si riservano l’uso di armi che proiettano schegge invisibili, di mine giocattolo e a scoppio ritardato, di armi al fosforo bianco e rosso. Tutto bene?

Buona notte

Trattati depositati presso le Nazioni Unite:

http://treaties.un.org/Pages/Home.aspx?lang=en

Paesi firmatari della Convention on Prohibitions or Restrictions on the Use of Certain Conventional Weapons which may be deemed to be Excessively Injurious or to have Indiscriminate Effects (with Protocols I, II and III), Geneva 10 Ocober 1980:

http://treaties.un.org/Pages/ViewDetails.aspx?src=UNTSONLINE&tabid=2&id=485&chapter=26&lang=en#Participants

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sigal harari scrive:

Tutti i luoghi comuni dell’odio

Dà molto da pensare il fatto che l’odio contro Israele si sia esaltato da
quando, sabato, l’esercito ha intrapreso l’azione di terra dentro Gaza.
Criticare una guerra è normale, svisare la realtà e odiare, invece no. La
critica in tempo di guerra è normale. Si criticano il Pakistan e l’India per
il conflitto sul Kashmir, si critica la Spagna quando si parla di Baschi, la
Russia dei Ceceni, l’Inghilterra ai tempi del conflitto acuto con l’Irlanda.
Ma qualcuno di questi Paesi è mai stato sottoposto all’accusa permanente di
essere un paese razzista, aggressivo, avido di sangue umano, nazista? Forse
solo gli Usa sono perseguitati da uno stigma permanente. Ma nessun altro
Paese, se non Israele, viene sottoposto a un odio costante per il conflitto
in cui si trova: nessuno vede la sua stessa identità messa in discussione,
nessuno viene messo in dubbio nella sua legittimità, i suoi leader vilipesi,
i suoi soldati e i suoi cittadini trattati da assassini, i leader
rappresentati coperti di sangue su giornali e tv di tutto il mondo. Questo
non c’entra con la guerra, c’entra con la menzogna e con quell’antisionismo
che il presidente Giorgio Napolitano denunciò come la forma palese di un
occulto antisemitismo.

Dall’operazione di terra si moltiplicano in tutta Europa le manifestazioni
con i cartelli con la condanna a morte di Israele come quelli di Londra; gli
assedi delle ambasciate di Israele come quella del Belgio; le dichiarazioni
come quella di Erdogan che, evidentemente affascinato da Ahmadinejad, ha
annunciato a Israele la sua prossima scomparsa; le prese di posizioni di
intellettuali e giornalisti in cui Israele viene accusata di essere pronta
per il Tribunale internazionale, mentre i tanti crimini di guerra di Hamas
non vengono denunciati. Nessuno rivolge a Hamas un appello perché almeno
salvi la sua popolazione chiedendo una tregua in cui non sparerà missili. Né
si sottolinea positivamente come Mubarak abbia suggerito a Sarkozy di non
cercare di bloccare troppo Israele: è un passo importante, da parte
dell’Egitto moderato e antiterrorista. Nessuno nota che dall’operazione è
uscito il viaggio di Hamas al Cairo, contro le pretese iraniane che a
novembre avevano portato Hamas a snobbare Mubarak e Abu Mazen.

La realtà è un mero fantasma, vince la fantasia diffusa di un’operazione
feroce e inutile. E inutile non è davvero: Hamas, un pericolo pubblico
internazionale, perde terreno e si sa che vorrebbe trovare il modo di
fermare tutto senza alzare le mani. Curioso anche che Sarkozy abbia detto
che la guerra non serve a Abu Mazen: è evidente tutto il contrario.
L’operazione di terra è spaventevole, pericolosa e onesta nel suo corpo a
corpo, prevede molti arresti (che sono stati operati) e l’incontro faccia a
faccia col nemico. A Jenin, dove si esercitava la stessa fantasia
criminalizzante e si denunciò una strage di palestinesi, Israele la pagò con
le vite di 24 soldati, contro 40 palestinesi. Da sabato notte, i soldati
combattono casa per casa dentro stanze e gallerie che sono postazioni armate
e minate, nelle stradine sotto il tiro dai cecchini, negli edifici pieni di
esplosivo innescato o da cui spuntano agguati. I quartieri affollati e l’uso
di Hamas della popolazione civile rendono le operazioni molto difficili.
Hamas combatte con durezza, ben armato e preparato, anche se si ritira
lentamente.
Israele intero, i genitori, le mogli e i figli respirano affannosamente per
l’ansia, cadono i missili sulle città israeliane, gli ospedali sono piene di
feriti. Comincia la consueta tragedia della morte dei giovani, i padri
seppelliscono i figli, ed emerge nei ricordi dei congiunti la dolcezza dei
ragazzi spariti, ma anche la loro determinazione a difendere la casa e la
famiglia a tutti i costi. Ferito a una gamba, il comandante dei Golani Avi
Peleg, ha lasciato l’ospedale ed è tornato alla sua unità. Il fratello
ragazzino del soldato druso che è stato il primo caduto, Yussef Mu’adi, ha
detto singhiozzando “Era un bravo soldato, ha voluto partire coi suoi Golani
Spero solo che sia l’ultimo caduto”. Yonatan Netanel, un figlio di 4 mesi,
ha telefonato alla moglie prima di morire per dirle “Sto bene, non c’è di
che preoccuparsi” . Il fratello di Nitai Stern, caduto di 21 anni, ha detto:
“Se avesse conosciuto il suo destino, sarebbe partito lo stesso”. Da sabato
notte, gli israeliani, in particolare la divisione dei Golani, hanno più di
60 feriti (fino a ieri sera) e cinque morti.

L’appoggio dell’artiglieria e dell’aviazione è pericoloso tanto per il
nemico, come si è visto dalla tragedia della scuola dell’Unrwa, quanto per
l’esercito israeliano stesso, che ha avuto quattro morti colpiti da fuoco
amico. Si vede bene nell’operazione di terra quanto gli israeliani sono
disposti a rischiare per mettere fine a una situazione impossibile che hanno
sopportato per otto anni. La pietas, l’aspirazione alla pace, sono semmai
all’origine di questa guerra in cui si combatte un nemico che incarna il
terrorismo e la jihad. Invece quello che di nuovo si disegna in giro è
l’ebreo del blood libel, quello assetato di sangue dei libri antichi e della
moderna propaganda araba. Sarebbe bello se, stavolta, addestrati dalla
nostra stessa esperienza, noi italiani potessimo evitarlo.
Il Giornale, 7 gennaio 2009

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sigal harari scrive:

8 del mattino: 4 missili katiusha su Naharyia. Vogliono aprire un fronte al nord? Che deve fare Israele? Reagire oppure aspettare che ne cadano 3000?

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ALEXEIN scrive:

Si apre il fronte nord, hezobollah ha lanciato razzi su Israele, naturalmente gli amici di passeggio di D’alema si sono riarmati con la “complicità” (inposta dall’ ONU) del contingente di pace, o adesso si cambiano le regole d’ingaggio per i caschi blu stanziati in libano o ritiriamo subito i nostri soldati, tanto cosa stanno a fare li gli scudi umani a Hezbollah??
Alessandro

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Marco C. scrive:

8 Gennaio 2008

Statement from Gazprom on visit to Brussels

Today Gazprom CEO Alexei Miller and Deputy Chairman Alexander Medvedev are in Brussels to discuss the status of gas deliveries through Ukraine to Europe with the European Commission and European Parliament representatives.

They will meet with Commission President Barroso, Energy Commissioner Piebalgs and European Parliament President Pöttering.

The objective of these meetings is to inform the European Institutions about the current situation. Currently, Gazprom is unable to transit gas to European customers through Ukraine since Kiev has unilaterally decided to block its export pipelines.

In the meetings, Gazprom will ask for EU support to bring Ukraine back to the negotiating table and stop blocking export pipelines, and reiterate its support for independent monitoring of the situation in Ukraine.

Gazprom will do everything to supply its customers and get the gas flowing again and to find a mutually acceptable solution.

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maccarti scrive:

Caro Sergio,

come al solito, non sei mai banale.
E ciò fa sí che Ti legga sempre con attenzione.

Scrivi:
«Il problema della menzogna è una conseguenza della paura della verità.

La menzogna è divenuta l’oasi di tutti i paurosi della verità che non hanno potuto far altro che abbellirla alla meglio.

L’idiota sposa la menzogna da idiota, il genio da persona geniale».

Cosa che condivido (rammento, in proposito, Il bugiardo, di C. Goldoni).

Circa Reich, confesso ti averlo letto poco (e ciò fa parte delle mie millanta lacune); tuttavia ho capito quello che voleva dire.

Aggiungo che la verità fa paura, ché sovente “è piú strana della finzione”, come recita un vecchio adagio britannico.

Chi dice sempre il vero – soprattutto uno “strano” vero – non di rado può essere scambiato per “eretico” (dal gr. airesis, “che scioglie”), dal momento che “risolve” nodi che la gente – per quieto vivere, per pigrizia, per paura, appunto – preferisce mantenere avviluppati.

GUZZ . OGGI LA MENZOGNA E’ UNA PRODUZIONE INDUSTRIALE SOFISTICATA OPERATA DA DUE GENERI DI AZIENDE INTEGRATE FRA LORO: LE GRANDI CASE DI PUBLIC RELATIONS E LE AGENZIE DI INTELLIGENCE.

LE UNE E LE ALTRE, E SPECIALMENTE LE ALTRE AL SOLDO DELLE UNE, SONO IN GRADO DI PRODURRE SENZA ALCUN SENTIMENTO DI ODIO PER LA VERITA’ DEI FONDALI FINTI – FABBRICAZIONI – CHE SOSTITUISCONO AL MILLIMETRO LA REALTA’ NEGANDOLA E CIOE’ UCCIDENDOLA AGLI OCCHI DELLE MASSE CHE RIPETERANNO IL FALSO COME SE FOSSE IL VERO E TENTERANNO DI UCCIDERE I PORTATORI DI VERITA’ CHE RITENGONO ESSERE PORTATORI DI MENZOGNA..

UN QUOTIDIANO ITALIANO E’ LA MASSIMA ESPRESSIONE DI QUESTA ARTE E SE LEGGERETE IL LIBRO DI PARADISI, PRIMA CHE ESCA IL MIO, NE SAPRETE DI PIU’.

IN INGLESE QUESTA SCIENZA SI CHIAMA DECEPTION, IN RUSSO AKTIVA’.

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manca scrive:

Salute.
Ieri sera credevo di aver postato quanto segue sul libro di Paradisi, ma evidentemente ho sbagliato qualcosa nell’invio. Ci riprovo stamattina, ma se non arriva ci rinuncio, credo se ne possa prescindere.

Bene, non vedo l’ora di leggere il libro.
Sarà una boccata di aria pulita.
Non potrà che avere un effetto salutare per la nostra Italia.
Come gli altri che arriveranno.
E mi auguro che molti possano unirsi alla schiera dei ricercatori e divulgatori della Verità.
Senza casacche, senza bandiere, senza pregiudizi. Animati solo dal desiderio di mettersi al servizio del Vero.
Contro la sinistra? Contro la destra? No, semplicemente contro chi offende, oltraggia la Verità per i propri interessi di bottega.
Ricercatori e divulgatori che agiscono senza altra contropartita, se non quella di avere contribuito alla conoscenza dei fatti così come accaduti.
Conoscenza che nella sua apparente ovvietà, oggi rappresenta un valore raro e prezioso. Con l’auspicio che diventi meno raro.

Ma vorrei anche stringere la mano all’autore. E ringraziarlo.
Attendo di conoscere la data della presentazione a Roma.
Salute.
Carlo Manca.

GUZZ – CARO CARLO, COLPA NIA, TUTTA MIA.

SPESSO SONO COSTRETTO A PASSARE I COMMENTI CON IL TELEFONINO, E SONO TUTTE LE VOLTE IN CUI NON POSSO INTERVENIRE CON LE MIE FASTIDIOSE CHIOSE.

CAPITA CHE IL COMANDO CANCELLA SIA VICINO A QUELLO APPROVA E CHE BASTA SFIORARE IL TOUCH SCREEN PERCHE’ IL FATTACCIO AVVENGA.

IERI E’ AVVENUTO.

CHIEDO UMILMENTE SCUSA A TE E A QUANTI POSSANO SUBIRE TALE INIQUO E NON VOLUTO TRATTAMENTO.

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jovenal scrive:

credo che una prox versione dell’iphone avrà il touch screen trasparente, le dita selezioneranno toccando dall’altro lato del vetro, da sotto [two-sided]; così com’è adesso, le dita coprono una parte della superficie che si sta fruendo. O forse apple chiude del tutto.

GUZZ – SPERIAMO.
APPLE NON CHIUDE DAVVERO. HO RICEVUTO LA SUA MAIL E LE RISPONDERO’ APPENA TORNATO. UN CARO SALUTO.

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manca scrive:

Hi, Guzz,
allora, tutto chiaro, a volte l’icona “invia” è parzialmente nascosta, e pensavo di aver cliccato a salve..
Sono contento della tua risposta, perchè vale anche per coloro che si sentono ingiustamente bannati.
A me simile idea non è mai passata per la testa, ma è bene si sappia il motivo tecnico del possibilissimo disguido. Ad evitare inutili vittimismi.

Se per “fastidiose chiose” intendi i tuoi commenti ai nostri post, beh credo che ciò potrebbe gettare le basi per un contrasto insanabile tra noi.
E sarebbe tempo perso cercare di convincermi della bontà della tua bizzarra definizione.
Il mio dissenso sarebbe totale, incondizionato, definitivo, inappellabile.

Get the picture?
A big hug.
Carlo Manca.

GUZZ – GOT THE PICTURE. MANY THANKS.

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eliset59 scrive:

” Ma vorrei anche stringere la mano all’autore. E ringraziarlo.
Attendo di conoscere la data della presentazione a Roma ”

Caro Carlo, stai tranquillo che lo potrai fare sicuramante, perchè se non sarà la casa editrice a programmare un evento a Roma lo faremo privatamente Gabriele ed io contando su i tanti amici romani.

Quello che è già certo è che Fulvia si sta già muovendo a Grosseto ………..quindi i toscani sono tranquilli.

Le altre regioni che fanno ? Chi si fa avanti
Basta una sala, un piccolo circolo, una sala parrocchiale, insomma inventate, create, pensate poi dite e organizziamo.

Eli

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Scirocco scrive:

Lei, Guzzanti, l’ha votata la fiducia sul Decreto Gelmini per l’università?

GUZZ – NO.

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Scirocco scrive:

Beh, son tempi duri per Silvio.
Il grande amico George lo ha escluso dal novero degli amici e alleati leali cui appunterà una medaglia sul petto. Anzi, la medaglia. Gli nega la medaglia della libertà.

Ma pensa te: al capopopolo della libertà.
http://www.abc.es/20090107/internacional-estados-unidos/bush-olvida-aznar-condecorar-20090107.html

GUZZ – COSA VUOI CHE GLIENE FREGHI?
HA APPENA RICEVUTO IL GAZPROM D’ORO (UN SIMPATICO OLEODOTTO IN MINIATURA) DAL CAMPIONE DELLE LIBERTA’ E TUTORE DELLA LIBERA INFORMAZIONE, VLADIMIR PUTIN.

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Scirocco scrive:

Quando si dice un regalo utile e attuale: proprio in questi giorni si paventava il rischio che il vulcano di villa certosa rimanesse spento.

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Arturo Zulawski scrive:

come sono suscettibili gli amigos della derecha abésé

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Massimo Maffei scrive:

Lei, Guzzanti, l’ha votata la fiducia sul Decreto Gelmini per l’università?

GUZZ – NO.

Onorevole Guzzanti,
Lei ha partecipato alla votazione ?
Se la risposta è negativa, non ha partecipato per causa di forza maggiore ?
In tal caso, se avesse potuto partecipare, come avrebbe votato ?

GUZZ – NO, MIO CARO. NESSUNA INQUISIZIONE.

MI E’ STATO CHIESTO SE HO VOTATO LA FIDUCIA E LA RISPOSTA E’ NO, PUNTO E BASTA.

SE IO AVESSI VOLUTO AGGIUNGERE QUALCOSA L’AVREI AGGIUNTA E, COME DICO SEMPRE, LA MIA AGENDA LA DETTO IO E NON ME LA FACCIO DETTARE DA ALTRI.

CORDIALITA’.

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Massimo Maffei scrive:

Caro Guzzanti,
la sua risposta è sicuramente accettabile (anche se non mi piace affatto) rispetto alla terza domanda.
Non certo alle prime due.
Faccia comunque come crede.

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-jm- scrive:

Non c’è bisogno di inquisire …
basta leggere (oppure cercare nel testo) … l’onorevole era assente alla votazione di fiducia.

Il processo alle intenzioni è una cosa che nessun uomo è in grado di fare ;)

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Massimo Maffei scrive:

Nessun processo alle intenzioni.
Avevo già verificato l’assenza dell’onorevole (che, peraltro, penso sia ancora fuori sede).
Desideravo solo una conferma della natura dell’assenza.
E, fin qui, trattandosi di azioni pubbliche, mi sembravano richieste legittime.
Infine ho richiesto l’espressione di un giudizio politico su un elemento ben preciso (un provvedimento legislativo).
Cosa che Guzzanti ha, con mio disappunto, rifiutato.
Ripeto, nessun processo alle intenzioni, ma un chiarimento.

Caro Guzzanti,
sulla sua strategia politica ha già risposto.
Non ho bisogno di altro e non intendo disturbarla oltre.

GUZZ – NON MI DISTURBA AFFATTO, MA SE MI CHIEDE, OLTRE QUEL CHE FACCIO, ANCHE QUEL CHE PENSO, PUO’ ACCADERE CHE IO RITENGA TALE DOMANDA NON PERTINENTE.

INFATTI RISPONDO D’UFFICIO DEI MIEI COMPORTAMENTI, MA NON DEI MIEI PENSIERI, ALCUNI DEI QUALI SONO ASCOSI, IMPERVI E SORPRENDENTI, CELATI E PERSINO SEGRETI,

CON TUTTA MIA LA SIMPATIA.

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simona scrive:

Per Massimo Maffei.

Sei un giornalista?

(E' stato raggiunto il livello limite per questo commento)
Massimo Maffei scrive:

Simona, stai scherzando, vero ?

 
simona scrive:

Macché,
mi è venuto il dubbio sul serio.

 
Massimo Maffei scrive:

Carissima Simona,
anche se lo scarsissimo livello medio (intellettuale ed espressivo) dei giornalisti italiani non riuscirebbe ad escludere una ciofeca par mio dal novero, voglio rassicurarti: come può confermarti Enrico non sono un giornalista.

Ma perché questo dubbio?
Perché di tanto in tanto tampino Guzzanti con domande (spesso eluse) su dettagli o particolari?

Vedi, io ho molta stima del nostro.
E penso che di persone di valore e di spiriti liberi abbiamo bisogno in Parlamento.
Peraltro, sono anche convinto che l’unica possibilità che abbiamo oggi per risalire la china su cui ci siamo incamminati sette lustri or sono sia il PdL (di cui da tempo auspicavo la formazione).
Ecco quindi che cerco di capire (semplicemente) se le azioni e le intenzioni di Guzzanti sono compatibili con le mie idee e i miei desiderata.

C’è poi un motivo che mi porta a fare un secondo genere di domande (fine a se stesse): il desiderio di veder chiarite posizioni che mi appaiono (volutamente o casualmente) ambigue o troppo aperte all’interpretazione arbitraria degli astanti.
Sinceramente, di un Obama italiano non sento affatto il bisogno. ;-)

Con tantissima stima e simpatia

GUZZ, THE MISTERIOUS

 

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ALEXEIN scrive:

Ebrei tornate nei forni…………….
Questa frase schifosa, vomitevole, è stata pronunciata da una manifestante filo palestinese in Florida.
Durante una manifestazione pro Israele a Fort Lauderdale, a nord di Miami dei manifestanti arabi hanno incominciato a gridare assassini assassini verso a chi manifestava a favore degli israeliani, dalle file esce una ragazza gridando;… ebrei tornate nei forni….
ecco il video; http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/videodallarete/video486.shtml
se qualcuno avesse ancora dei dubbi che certi movimenti avessero idee naziste questo è la prova…….
Alessandro

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pinco pallino scrive:

Chissa, forse, è lui il geniale
Zio d’America che aspettavamo da anni ?
Aveva tutto per fare Carriera dalle parti L.A. ed invece lo hanno spedito a W. ma la selezzione scolastica a che serve?

Da Associated Press

Piccola antologia di ” bushismes”
Ieri, 20:08

Il presidente George W. Bush è conosciuto per il suo stile oratorio ” original” , segnato da numerose mancanze di abilità di linguistica.
Ecco alcuni degli ” bushismes” che hanno “smaltato” i suoi otto anni di presidenza:

- ” So che l’ essere umano ed il pesce possono coesistere pacificament” (settembre 2000, all’occasione di un discorso sulla sua politica energetica) – ”

- Si chiede di rado la precisazione: i nostri bambini apprendono (sic)? ” (gennaio 2000, all’occasione di una riunione di campagna in Carolina del sud)

- ” Hanno male sottovalutato la compassione del nostro paese. Penso che hanno male sottovalutato la volontà e la determinazione del comandante principale égualment” (26 settembre 2001, in riferimento agli autori degli attentati dell’11 settembre)

- ” Non c’è nessun dubbio nel mio spirito, non il minimo, non ce la faremo” (4 ottobre 2001, all’occasione di un commento su un piano del suo governo)

- ” Sarebbe un errore che il senato degli Stati Uniti permetta ad un tipo di clonazione umana qualunque sia di uscire da questa stanza” (10 aprile 2002 alla casa bianca, auspicando il voto di una legge al senato sul divieto della clonazione)

- ” C’è un vecchio proverbio in Tennessee sanno che si deci in Texas, probabilmente in Tennessee anche che dice: ‘ tu mi hai potuto avure bene una volta, vergogna a te. Tu non mi potrai bene avere, non si potrà più averti ” (17 settembre 2002 a Nashville, Tennessee)

- ” I nostri nemici sono innovatori ed astuti, ma noi anche. Sono incessantemente occupati ad immaginare nuovi mezzi per nuocere al nostro paese ed al nostro popolo, e noi neppure ” (5 agosto 2004, in occasione della cerimonia della firma di una legge di spese militari)

– ” Troppi buoni medici fanno fallimento. Troppi ostestrico-ginecologi sono nell’incapacita dii praticare il loro amore delle donne in tutto il paese” (6 settembre 2004 all’occasione di una riunione)

- ” La nostra energia più abbondante è il carbone. Abbiamo abbastanza carbone per i 250 anni scorsi, tuttavia il carbone impedisce una sfida ambientalel” (20 aprile 2005 a Washington)

- ” Siamo ansiosi di sentire il vostro punto di vista perché possiamo fare meglio più (sic) il nostro lavorol” (20 settembre 2005)

- ” Non è sempre stato acquisito per gli Stati Uniti e l’ America havere una relazione stretta. Dopo tutto, (…) 60 anni fa noi eravamo in guerra” (29 giugno 2006, alla casa bianca, dove riceveva il primo ministro giapponese Junichiro Koizumi. Voleva certamente dire il Giappone e non l’ America)

- ” Qui non si fuorvia, comprendo quanto è duro, signore. Parlo a famiglie che muioiono” (7 dicembre 2006 all’occasione d’una conferenza stampa comune con Tony Blair, volendo parlare delle famiglie dei soldati che muoiono alla guerra)

- ” Sono grandi realizzazioni per questo paese, ed il popolo bulgaro dovrebbe essere fiero delle realizzazioni che ha réalizzato” , (11 giugno 2007 a Sofia, Bulgaria)

- ” Sig. primo ministro, grazie per la vostra presentazione. Grazie di essere un ospite così buono per il vertice di l’ OPEP” (settembre 2007 a Sydney in Australia dove assisteva ad un vertice del’APEC
tribuna di cooperazione Asia-Pacifico e non di l’ OPEP)

- ” Grazie vostra santità. Discorso « eccellente »; (16 aprile 2008,
all’occasione d’ una cerimonia d’ accoglienza del papa Benoît XVI alla
Casa Bianca)

- ” non hanno nessun dispetto per la vita humaina” (15 luglio 2008, in
un’allusione sui combattenti ostili in Afganistan. Voleva certamente dire ”
nessun respetto”)

- ” Mi ricordo avere incontrato la madre di un bambino che è stato rapito
dai nordcoreani proprio qui nell’Ufficio ovale” (26 giugno 2008
all’occasione di un punto stampa alla Casa Bianca)

- ” Durante tutta la nostra storia, le parole della dichiarazione
(d’ indipendenza) ha indotto gli immigranti del mondo intero a navigare
verso le nostre rive. Quest’immigranti hanno aiutato a trasformare 13
piccole colonie in una nazione grande ed in crescita di piu di 300
abitanti” (4 luglio 2008 in Virginie. Gli Stati Uniti contano più di 300 milioni
di abitanti)

- ” Questo disgelo ha messo tempo a disgelare, ed occorrerà tempo per
qu’ egli ri-disgeli (sic) ” (20 ottobre 2008, all’occasione di una
discussione sull’economia ed il gelo dei mercati creditizi). AP

Pinco Pallino

Petit florilège de “bushismes”
Hier, 20h08

• Imprimer
Le président George W. Bush est connu pour son style oratoire “original”, marqué par de nombreuses maladresses de langage. Voici quelques-uns des “bushismes” qui ont émaillé ses huit années de présidence: Lire la suite l’article
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• Sarkozy: “nous n’accepterons pas le statu quo”
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Discussion: États-Unis
- “Je sais que l’être humain et le poisson peuvent coexister pacifiquement” (septembre 2000, lors d’un discours sur sa politique énergétique)
- “On pose rarement la question: est-ce que nos enfants apprend (sic)?” (janvier 2000, lors d’un meeting de campagne en Caroline du Sud)
- “Ils ont mal sous-estimé la compassion de notre pays. Je pense qu’ils ont mal sous-estimé la volonté et la détermination du commandant en chef également” (26 septembre 2001, en référence aux auteurs des attentats du 11-Septembre)
- “Il n’y a pas de doute dans mon esprit, pas le moindre, que nous allons échouer” (4 octobre 2001, lors d’un commentaire sur un plan de son gouvernement)
- “Ce serait une erreur que le Sénat des Etats-Unis permette à un type de clonage humain quel qu’il soit de sortir de cette chambre” (10 avril 2002 à la Maison Blanche, en appelant de ses voeux le vote d’une loi au Sénat sur l’interdiction du clonage)
- “Il y a un vieux proverbe au Tennessee -je sais qu’on le dit au Texas, probablement au Tennessee aussi- qui dit: ‘tu m’as bien eu une fois, honte à toi. Tu m’as bien eu, on ne pourra plus t’avoir’” (17 septembre 2002 à Nashville, Tennessee)
- “Nos ennemis sont novateurs et astucieux, mais nous aussi. Ils sont sans cesse en train d’imaginer de nouveaux moyens de nuire à notre pays et à notre peuple, et nous non plus” (5 août 2004, lors de la cérémonie de signature d’une loi de dépenses militaires)
- “Trop de bons médecins font faillite. Trop d’obstétriciens-gynécologues sont dans l’incapacité de pratiquer leur amour des femmes dans tout le pays” (6 septembre 2004 lors d’un meeting)
- “Notre énergie la plus abondante est le charbon. Nous avons assez de charbon pour les 250 ans passés, pourtant le charbon empêche un défi environnemental” (20 avril 2005 à Washington)
- “Nous avons hâte d’entendre votre point de vue pour que nous puissions faire plus mieux (sic) notre travail” (20 septembre 2005)
- “Il n’a pas toujours été acquis que les Etats-Unis et l’Amérique aient une relation étroite. Après tout, (…) il y a 60 ans nous étions en guerre” (29 juin 2006, à la Maison Blanche, où il recevait le Premier ministre japonais Junichiro Koizumi. Il voulait bien sûr dire le Japon et non l’Amérique)
- “Qu’on ne s’y trompe pas, je comprends combien c’est dur, Monsieur. Je parle à des familles qui meurent” (7 décembre 2006 lors d’une conférence de presse commune avec Tony Blair, en voulant parler des familles des soldats qui meurent à la guerre)
- “Ce sont de grandes réalisations pour ce pays, et le peuple bulgare devrait être fier des réalisations qu’ils a réalisées”, (11 juin 2007 à Sofia, Bulgarie)
- “M. le Premier ministre, merci pour votre présentation. Merci d’être un hôte aussi bon pour le sommet de l’OPEP” (septembre 2007 à Sydney en Australie où il assistait à un sommet de l’APEC -forum de coopération Asie-Pacifique- et non de l’OPEP)
- “Merci votre sainteté. Super discours” (16 avril 2008, lors d’une cérémonie d’accueil du pape Benoît XVI à la Maison Blanche)
- “Ils n’ont aucun mépris pour la vie humaine” (15 juillet 2008, dans une allusion sur les combattants ennemis en Afghanistan. Il voulait bien sûr dire “aucun respect”)
- “Je me souviens avoir rencontré la mère d’un enfant qui a été enlevé par les Nord-Coréens ici même dans le Bureau ovale” (26 juin 2008 lors d’un point presse à la Maison Blanche)
- “Durant toute notre histoire, les mots de la Déclaration (d’indépendance) ont incité les immigrants du monde entier à voguer vers nos rivages. Ces immigrants ont aidé à transformer 13 petites colonies en une nation grande et en croissance de plus de 300 habitants” (4 juillet 2008 en Virginie. Les Etats-Unis comptent plus de 300 millions d’habitants)
“Ce dégel a mis du temps à dégeler, et il va falloir du temps pour qu’il dé-dégèle (sic)” (20 octobre 2008, lors d’une discussion sur l’économie et le gel des marchés du crédit). AP

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ALEXEIN scrive:

All Israele Day R.I. ci sarà??

L’ “Israele Day” si farà. Lo ha promosso l’Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele per il prossimo 14 gennaio alle 18.30 davanti a Montecitorio. Su l’Occidentale, qualche giorno fa, ci eravamo chiesti se non fosse giunto il momento di manifestare pubblicamente il nostro sostegno alla democrazia israeliana impegnata in una dolorosa e difficile operazione di guerra contro il terrorismo di Hamas. Ci sembrava già allora che il momento fosse giunto e la valanga, di commenti contrari, rabbiosi, violenti e spesso folli, ci hanno rafforzato in questa convinzione…..

Il resto dell’ articolo lo troverete qui: http://www.loccidentale.it/articolo/l‘israele+day+si+farà.+noi+ci+saremo.0064203

Sarebbe bello incontrarsi tutti noi e guardarsi dritti dritti nelle palle degli occhi …
Alessandro

GUZZ – CI SAREMO CERTAMENTE.

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Enrico T. scrive:

Fisicamente proprio non potrò.
Ma sono sempre con Israele e con chi marcia per Lei.

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pinco pallino scrive:

Da Le Figaro di Oggi Capitalismo finanziario:

Sarkozy mette in guardia Obama Circondato di Tony Blair e d’ Angela Merkel, il presidente francese ha informato il futuro inquilino della casa-Bianco ch’ egli non accettera né “lo statuto quo„ né “il pensiero unico„ in occasione del prossimo G20 a Londra.

L’ex-Presidente dell’Unione europea, Nicolas Sarkozy gradisce infilare il l’Uniforme alla prima occasione.
Dimostrazione questo giovedì a Parigi in occasione di l’ apertura della conferenza internazionale “nuovo mondo, nuovo capitalismo„.

Poco prima di un importane discorso di Obama sul rilancio, il presidente francese s’ è indirizzato direttamente agli Stati Uniti, mettendoli in guardia contro qualsiasi tentazione di bloccare l’ adozione di misure “di rifondazione„ del capitalismo in occasione del vertice del G20 il 2 aprile a Londra, dove saranno riuniti i dirigenti dei principali paesi sviluppati ed emergenti del pianeta.

“Sono sempre stato favorevoli nella mia vita politica a un’alleanza molto vicina con gli Stati Uniti d’ America, ma che le cose siano chiare: al XXIe secolo,
Non sara più una sola nazione che pòtra dire quello che occorre fare o cio che occorre pensare„, ha tuonato Nicolas Sarkozy. “Le decisioni, le prenderemo il 2 aprile a Londra„,

Abbiamo così ricordato, che auspicano “di con tutto il cuore„ che “gli Stati Uniti accompagnino questo cambiamento„ perche “il nuovo presidente porterà la sua intelligenza, il suo dinamismo e la sua apertura„ e che “cambieremo il mondo con gli Stati Uniti„.

“L’ Europa non deve attendere che gli Stati Uniti siano d’ accordo„ “Ma noi non accetteremo lo statu quo, noi non accetteremo l’immobilismo, noi non accetteremo il ritorno del pensiero unico„, ha martellato il capo di Stato dinanzi alla cancellièra tedesca Angela Merkel e l’ex primo ministro britannico Tony Blair.

“A Bretton Woods nel 1945, c’era una valuta (il dollaro, nota).

Questa valuta ha costruito la prosperità del mondo.

Nel 2009, non c’è più una valuta sola , ne ce ne sono molte.

Occorrerà che discutiamo come ciascuno gestisce la sua valuta, i propri tassi d’interesse„.

Per Nicolas Sarkozy, “non ci può più essere un solo paese che spiega agli altri: “pagate il debito che è nostro„.

Non ci può più essere un solo modello„.

Il presidente francese ha in seguito martellato il chiodo alcune ore più tardi
all’uscita di un’intervista all’Eliseo con Angela Merkel, ritenendo che “l’ Europa non a da attendere (…) che gli Stati Uniti siano d’ accordo„ per adottare una riforma del capitalismo finanziario.

“Abbiamo tutte le ragione di fare fiducia al presidente Barack Obama, di cui ‘ hanno creduto di comprendere che è stato eletto sul cambiamento e dunque la volontà di ricostruire un ordine nuovo„, ha aggiunto .

Barack Obama promette più trasparenza Nicolas Sarkozy garantendo che
“ altre regioni del mondo pensano come noi„, non dimentica “gli impegni riguardo ai contribuenti e riguardo ai cittadini.

Attendono risultati e li otterremo.

Sinceramente, se si possono ottenere in accordo con Barack Obama, cio sarà realmente più facile, ma questa non è una condizione sine qua non„.

Alcune ore più tardi, Obama gli ha indirettamente dato alcuni elementi di risposta: “Wall Street non a funzionato, il nostro sistema di regolazione non a funzionato come è presunto farlo„, ha dichiarato il 44e Presidente Americano, in un’intervista a CNBC.

“Ci sarà un’importante riforma. Avremo una migliore applicazione (della regolamentazione), una migliore sorveglianza, più trasparenza„.
Traduzzione Libera
Pinco Pallino

Capitalisme financier : Sarkozy met en garde Obama
Entouré de Tony Blair et d’Angela Merkel, le président français a averti le futur locataire de la Maison-Blanche qu’il n’accepterait ni «le statut quo» ni «la pensée unique» lors du prochain G20 à Londres.

Ex-président de l’Union européenne, Nicolas Sarkozy aime en enfiler le costume à la première occasion. Démonstration ce jeudi à Paris lors de l’ouverture de la conférence internationale «Nouveau monde, nouveau capitalisme». Peu avant un discours majeur d’Obama sur la relance, le président français s’est adressé directement aux Etats-Unis, en les mettant en garde contre toute tentation de bloquer l’adoption de mesures de «refondation» du capitalisme lors du sommet du G20 le 2 avril à Londres, où seront réunis les dirigeants des principaux pays développés et émergents de la planète.
«J’ai toujours été partisan dans ma vie politique d’une alliance très proche avec les Etats-Unis d’Amérique, mais que les choses soient claires : au XXIe siècle, il n’y a plus une seule nation qui peut dire ce qu’il faut faire ou ce qu’il faut penser», a lâché Nicolas Sarkozy. «Les décisions, nous les prendrons le 2 avril à Londres», a-t-il ainsi rappelé, souhaitant «de tout cœur» que «les Etats-Unis accompagneront ce changement» parce qu’un «nouveau président apportera son intelligence, son dynamisme et son ouverture» et que «nous changerons le monde avec les Etats-Unis».
«L’Europe n’a pas à attendre que les Etats-Unis soient d’accord»
«Mais nous n’accepterons pas le statu quo, nous n’accepterons pas l’immobilisme, nous n’accepterons pas le retour de la pensée unique», a martelé le chef de l’Etat devant la chancelière allemande Angela Merkel et l’ex-premier ministre britannique Tony Blair. «A Bretton Woods en 1945, il y avait une monnaie (le dollar, ndlr). Cette monnaie a construit la prospérité du monde. En 2009, il n’y a plus une monnaie, il y en a plusieurs. Il va falloir qu’on discute comment chacun gère sa monnaie, ses taux d’intérêt». Pour Nicolas Sarkozy, «il ne peut plus y avoir un seul pays qui explique aux autres : «payez la dette qui est la nôtre». Il ne peut plus y avoir un seul modèle».
Le président français a ensuite enfoncé le clou quelques heures plus tard à l’issue d’un entretien à l’Elysée avec Angela Merkel, en estimant que «l’Europe n’a pas à attendre (…) que les Etats-Unis soient d’accord» pour adopter une réforme du capitalisme financier. «Nous avons toutes les raisons de faire confiance au président Barack Obama, dont j’ai cru comprendre qu’il avait été élu sur le changement et donc la volonté de reconstruire un ordre nouveau», a-t-il ajouté dans la foulée.
Barack Obama promet plus de transparence
Nicolas Sarkozy, assurant que «d’autres régions du monde pensent comme nous», n’oublie pas les «engagements vis-à-vis des contribuables et vis-à-vis des citoyens. Ils attendent des résultats et nous les obtiendrons. Franchement, si on peut les obtenir en accord avec Barack Obama, ça sera vraiment plus facile, mais ce n’est pas une condition sine qua non».
Quelques heures plus tard, Obama lui a indirectement donné quelques éléments de réponse : «Wall Street n’a pas fonctionné, notre système de régulation n’a pas marché comme il est censé le faire», a déclaré le 44e président américain, dans un entretien à CNBC. «Il va y avoir une importante réforme. Nous allons avoir une meilleure application (de la réglementation), une meilleure surveillance, plus de transparence»..

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pippuzzo scrive:

http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiDue-Annozero%5E17%5E42733,00.html

fantastico…. mental case

GUZZ – STUDIA, PIPPONZO, NON FARE SEMPRE LO STRUZZO E NON FARE SEMPRE FIGURE DI MERDA OGNI VOLTA CHE ENTRI QUI DENTRO.
TE L’HO DETTO TANTE VOLTE, SE VUOI FARE IL PAGLIACCIO, ALMENO IMPARA LE BATTUTE.

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simona scrive:

Davvero è un miracolo insperato che in occasione dell’uscita del libro di Gabriele pipponzo rievochi la faccenda del mental case.
(ANY REPLY FORBIDDEN TO JOSEPH PALADAINA: KEEP OFF!)

Grazie pipponzo per essere come sei.
Grazie da tutti noi. Grazie di esistere.

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kalevala scrive:

La vicenda Alitlia si ‘ conclusa nel modo che tutti vedono.

Mi sono abbastanza documentato leggendo stampa italiana e straniera.

Potrei dire tante cose , ma cosi’ tante quanto i post del nostro amico Pinco Pallino.

Diro’ solo due cosette che mi sembra di aver capito.

Air France etro un breve tempo diventera’ padrona di Alitalia spendendo niente in confronto alla trattativa di Marzo ; doveva sborsare Un mild e 200 mln di euro e invece siamo stati noi contribuenti italiani ad accollarci le spese di 3 mld di euro della “bad company” + altri 3 mld di euro per accompagnare i lavoratori Alitalia e associate che sono molti di piu’ di quanto sarebbe stato il numero di esuberi nel piano Air France.

Con il cumulo delle rotte Alitalia Air One (cioe’ Air Zagarolo) sulla redditizia tratta Roma Milano ci sara’ un classico regime di monopolio a danno di tutti i cittadini-consumatori. Andate avedere quanto costa Orio Al Serio Roma con Ryan Air..rimarrete stupefatti.

Si voleva che gli odiati cugini non diventassero padroni in casa nostra. Sentite questa. Se vera. Dice il Presidente di “Meridiana” : con gli accordi che stanno per essere siglati con AF la odierna Alitalia non avra’ piu’ il potere di istituire nessuna nuova tratta intercontinentale senza il placet della compagnia francese.

Poiche’ la proprieta’ di AF e’ in gran parte del Governo francese risulta intaccata una cosa seria che e’ la nostra sovranita’…ma qella fesseria della “italianita’ e’ salva.Vedete voi.

Ho sempre pensato che la storia della italianita’ fosse un mezzo per acquisire consenso elettorale e oggi lo penso ancora di piu’.Guardate come e’ finita.

Conclusione : negli anni passati ,complici in egual misura vari Governi e sindacati, la nostra cara Alitalia e’ stata ridotta nel modo che tutti sappiamo… la speranza che ,di fronte ai fatti, l’attuale Governo potesse definire la vicenda finanziariamente in modo positivo e’ morta e seppellita.

Qui’ non siamo di fronte a processi o conflitto di interessi…e’ una vicenda conclusa in modo davvero poco onorevole…stavo per dire vergognosa.

P.S. Caro Umberto…a Malpensa gli aerei Alitalia partivano vuoti perche’ i padani e i milanesi non volevano perdere tempo 3 ore o piu’… c’era Linate e da qui’ a Parigi , Francoforte,Londra o – udite,udite- Roma Fiumicino per poi spiccare il volo per Shanghai o Tokio ; Questa e la verita’. Ma l’talianita’ e’ salva.Questo e’ quelo che io ho capito.

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pinco pallino scrive:

Ei topolino
Visto che mi hai tirato in ballo ti rispondo, al volo, ho letto il tuo post solo fino queste cinque righe che riporto qui sotto.
(Air France etro un breve tempo diventera’ padrona di Alitalia spendendo niente in confronto alla trattativa di Marzo ; doveva sborsare Un mild e 200 mln di euro e invece siamo stati noi contribuenti italiani ad accollarci le spese di 3 mld di euro della “bad company” + altri 3 mld di euro per accompagnare i lavoratori Alitalia e associate che sono molti di piu’ di quanto sarebbe stato il numero di esuberi nel piano Air France.)
E gia ho capito che tutta la tua argomentazzione non vale un fico secco. (Visto non ho usato il C…………( bravo e buono vero ?) non vale un fico secco perche tu parti da dati sbagliati.
Tu fai falsa informazzione. Dai per scontato che Air France avrebbe comperato. E fai astrazzione del Fatto che Air France si è ritirata. Che dunque non avrebbe comperato un bel nulla. O.K. ?
Abbi l’onesta, una buona volta di mettere gli occhiolini davanti a buchi del Groviera nel quale ti nascondi per scrivere il tuo libro dei sogni.
Non solo Air France non avrebbe comperato, ma nessuna compagnia avrebbe messo un cts in ALITALIA. La causa ? I sindcati di Alitalia. Diciamola pure tutta, il personale di Alitalia. Nessun imprenditore sensato vorrebbe perdere il suo tempo con quella ciurmaglia, che come puoi vedere ogni giorno continua a sabotare la nuova compagnia come ha sabotato la vecchia .
Sciopero su sciopero, arroganza senza fine. Roba da manicomio.
Ma tu credi veramente che gl’imprenditori non abbiano nient’altro da fare che rompersi le balle con gente che ha un sacco di pretenzione, che vuole dettar legge a chi ha messo i sui soldini nel Business ? .
1.200.000.000€ sono un bel pacchettino messo li sul tavolo, con 99,99 % di chance di perderlo.
E quando l’avranno pers il loro investimento, sarai tu a rimborsarli ? No vero.
Dunque dicevo non avrebbero mai comperato, ne Air France ne nessun altro. Mai.
Oggi le cose sono leggermente differenti.
Cai ha sgombrato il terrono ed ha messo soldi sul tavolo, c’è una compagnia nuova, per il momento,ancora sana. Dunque la sposa è più bella.
Tutto qui. Nient’altro.
I costi per la Nazione risultano dal passato della compagnia, dall’accomularsi d’ingaggi in soprannumero, dall’assenteismo, dagli scioperi dallo sperpero organizzato.
Io temo che non sia finita, visto che non hanno ancora capito la lezzione.
Oggi erano di nuovo in sciopero ed i clienti si maledicevano di avers scelto ALITALIA. Dunque il personale alitalia continuera ad essere il principale alleato dei concorrenti di ALITALIA, continuera a fare del torto.
Si lamentano perche tutti non hanno ritrovato il loro impiego.
Ma è assolutamente normale visto che erano in soprannumero, che di fatto erano solo sul libro paga e non al lavoro.
Se avessero un grammo di buon senso, dovrebbero capire che l’anomalia non è che adesso non hanno ritrovato il loro impiego, l’anomalia fu ch’essi furono ingaggiati, mentre L’ALITALIA non ne haveva bisogno.
Tutto per ragioni politiche.
E adesso si continua per ragioni politiche ad argomentare come fai tu c’è molto dare scrivere dici, già. Mi sembra che prima di scrivere sarebbe meglio vedere le cose su tutti i suoi lati
E devo ancora scoprire cio che segue.
Io ti diro che la cosa da fare era finalmente di lasciare andare il baraccone in fallimento, cosi quella banda di agitati sarebbero disoccupati da qualche mese, senza nessun cuscino d’ammortamento sociale. Questo passagio avrebbe permesso a quella gente di capire meglio che nessuno deve loro niente. Se vogliono un impiego, se lo cercano come ognuno di noi.
Ex. Alitalia o no se il pane è duro oggi e duro per tutti.
Allora gli avresti visti correre il mondo zitti zitti il cappello in mano ed accettare cio che passa il convento. Senza ricatti a nessuno e certamente non ai passeggeri..
In fondo mi vuoi dire in quale benedetta scuola insegnano a scrivere senza contemporaneamente insegnare a riflettere. ?
A proposito di scrivere……….senti, per esserti agreable…….per carineria, .visto che i miei errori t’infastidiscono……………vorrei mandare qualcuno a quel paese, mi puoi dire quante f ci vanno ? 50 o 150 ? Sai è una persona speciale, per una volta vorrei scialare anchio.
Pinco Pallino

P.S.
TOPOLINO mi sono letto anche il resto del to post e deve darti ragione su alcuni punti.
Si alla lunga Air France tirera i fili. E lo fara nell’interesse della Francia. Per io penso che la Cai è stata spinta un po da tutti fra le braccia di Air France. Tutti i Partiti ed i sindacati. Quest’ultimi saranno sorpresi di rendersi conto che con Air France rideranno di meno.
Per il discorso dei costi, tu dai di nuovo un cattivo esempio. Rayanair, se difatto costa poco ai passeggeri costa 25 Euro per ogni passeggero che sbarca nel tuo aereoporto, più le spese specialmente consentite per allestire l’Aereporto stesso e lvie di accesso, strade autostrade etc. Con Rayanair paga di piu chi resta aterra di chi vola. Ecco io preferisco pagare quando volo e non pagare se resto a terra. Studiati l’argomento e sarai sorpreso.
Stammi Bene e attento al gatto.

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holden scrive:

Egregio sig. Pinco Pallino, condivido molte sue osservazioni e concordo sulla soluzione migliore da lei prospettata (il fallimento, come Swiss Air).

Vanno però a mio parere evidenziati due punti:

Il primo è politico: si era affermata con forza l’importanza di una compagnia di bandiera, oggi la si vende ai francesi. Erano solo fregnacce o è subentrata una nuova esigenza nell’interesse strategico del paese?
Non riesco a capire quale sia sul punto la linea politica del Governo né quale sia per esso la migliore strategia per l’Italia.

Il secondo è una mera puntualizzazione. Lei dice che i soci CAI hanno messo i soldini.
E’ vero, ma non credo che abbiano con ciò assunto anche i normali rischi di ogni imprenditore/investitore, posto che comincia ad apparirmi evidente che l’accordo con AirFrance era già raggiunto da prima.
Il compito di CAI (ad occhio) mi è parso solo quello di gestire la fase di riorganizzazione del personale. Fase, peraltro, ancora non conclusa, viste le recenti “sommosse” del personale di Az Service.

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pinco pallino scrive:

holden scrive:
8 Gennaio 2009 alle 23:38
Egregio sig. Pinco Pallino, condivido molte sue osservazioni e concordo sulla soluzione migliore da lei prospettata (il fallimento, come Swiss Air).
« E come prima di lei SABENA i Belgio, anchessa grande campionessa di scioperi. » « Non mi risulta che BSN, compagnia belga che subentrata alla Sabena, abbia mai sciperato. Per la piccola storia, da qualche mese questa compagnia appartiene di fatto a Luftanza. »
Vanno però a mio parere evidenziati alcuni punti:
Il primo è politico: si era affermata con forza l’importanza di una compagnia di bandiera, oggi la si vende ai francesi. Erano solo fregnacce o è subentrata una nuova esigenza nell’interesse strategico del paese?
Non riesco a capire quale sia sul punto la linea politica del Governo né quale sia per esso la migliore strategia per l’Italia.
« Io penso che per il bene della regione era necessario di mantenere gli aereoporti Milanesi e Fiumicino, che l’argomento era valido.
Non credo che ci fosse un près-accord con Air France, per la semplice ragione che prima di comperare Cai non aveva alcun titolo per parlare di questa cosa, come non aveva ancora i dati per poter elaborare il BUSINESS PLAN. Infatti questi sono conosciuti solo a fine operazzione di acquisto e delle trattative con il personale.
Un volta in possesso di tali dati è possibile sapere quale sara l’importanza dei conti 62 e 63 del Bilancio.
Fra tempo si è visto che la situazione commerciale, il Marketing, ALITALIA è peggiorato di molto andando ad ipotecare seriamente il fatturato.
Infine, quando gli imprenditori si sono manifestati e sono stati accolti a pesci in faccia, come dei predoni, io credo che da subito avrenno havuto voglia di fare marcia indietro e mandare tutto a rotoli.
Ma è gente responsabile e si è messa all’opera, pero puo èssere certo che da quel momento si saranno affrettati con il « piano B » ossia«come liberarsi rapidamente della patata bollente » e cominciato a parlare con Air France in modo concreto. E chiaro che qui espongo pure ipotesi, cioè che cosa havrei fatto io al loro posto. Alitalia e Air France hanno insieme accordi commerciali, per Cai, allacciare il discorso era quindi anche doveroso. »
Il secondo è una mera puntualizzazione. Lei dice che i soci CAI hanno messo i soldini.
« e preciso inoltre che : nel caso l’operazzione precedente con Air France fosse andata a buon porto, Air France avrebbe pagato con azioni Air France (Niente Cash), il valore delle quali riposava su bilanci che dovevano fare loggetto di verifiche, visto che senza metterci il naso dentro sabbiamo già che non vie ra inclus auna milta CEE de circa 500.000€ che di fatto afrebbe gia intaccato di 125.000€ il valore delle Azioni Air France che Alitalia doveva ricevere e chissa quant’altro rischiava di apparire. »

E’ vero, ma non credo che abbiano con ciò assunto anche i normali rischi di ogni imprenditore/investitore, posto che comincia ad apparirmi evidente che l’accordo con AirFrance era già raggiunto da prima.
Il compito di CAI (ad occhio) mi è parso solo quello di gestire la fase di riorganizzazione del personale. Fase, peraltro, ancora non conclusa, viste le recenti “sommosse” del personale di Az Service.
« Non vedo cosa le fa dire che non avrebbero assunto anche i normali rischi di ogni imprenditore. Lei è dunque convinto, o forse ne ha addirittura la prova, che qualcun altro si assumera le eventuali perdite ?
Chi sarebbe questo elemento che lascerebbe gestire la societa a Collaninbo e compagni per poi assumersi le eventuali perdite?
Non mi dica che è il nostro amico Kalevala alias il Topolino.

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holden scrive:

Le date, semplicemente le date.

Se l’acquisto CAI è del gennaio (mi pare il 13) 2009 e già prima di questa data si parla di accordo con AirFrance, ne deduco (non ne ho certezza, né prove) che vi era preaccordo.

E se vi era preaccordo, il rischio assunto dai soci CAI è assai basso, e comunque non industriale ma solo finanziario (mi scusi ma non considero i finanzieri imprenditori allo stesso livello degli industriali, bensì più basso).

In secondo luogo, ma questa è una mia malignità, la presenza di Colaninno mi fa sospettare di essere in presenza di un’operazione stile Telecom, comprata con i suoi stessi soldi, spremuta e poi rivenduta. Il personaggio è uso compiere queste speculazioni, per carità lecite ed anche meritorie dal punto di vista dell’abilità personale, ma non certo conferenti con l’interesse nazionale sbandierato dal Governo in campagna elettorale.

Quanto al mantenere gli aeroporti milanesi, sono d’accordo con lei.
Temo però che su questo punto la CAI abbia una diversa visione, tanto che Bossi (un politico serio) sta tentando di recuperare almeno un po’ di forza contrattuale in favore di Lufthansa in maniera da ottenere perlomeno una certa indipendenza gestionale di Malpensa.

La ringrazio per l’interessante discussione.

(E' stato raggiunto il livello limite per questo commento)

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-jm- scrive:

Proprio perché non hanno ancora capito la lezione, tendo sempre di più a ritenere che la soluzione migliore fosse non tanto sbolognare il vecchio rottame ad Air France, ma procedere secondo quanto indicato dalle procedure ordinarie.

Niente cassa integrazione, niente mobilità, niente prestito ponte. Solo la chiusura della vecchia compagnia, l’asta fallimentare e la successiva liberalizzazione degli slot. Certo, ci sarebbero state proteste e scioperi (ma queste cosa sono … assemblee? ci crediamo davvero?), ma alla fine noi non avremmo pagato nulla, gli azionisti sarebbero stati puniti per le loro scelte errate e sul medio periodo il trasporto aereo sarebbe ripartito. E gli aeroporti avrebbero potuto competere tra loro … i più attrezzati fare più affari, i meno attrezzati chiudere i battenti.

Cose che non si verificheranno. Altrimenti i politici non sarebbero così indaffarati a discutere su chi deve essere il partner estero di CAI.

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kalevala scrive:

Oggi su “Repubblca” in una pagina c’era la foto del Duomo di Milano con la piazza piena di musulmani che pregavano…mi sono ricordato di quando Renzo in lontananza vedeva la sagoma bianca di marmo della “Fabbrica”…e’ una foto che mi ha un po’ turbato. Sono sicuro che qualche amico leghista mi direbbe : ” UN POO?”

Nella stessa pagina ho letto dell’esistenza di un sindacato che si adopera per boicottare i negozi degli ebrei. Vedi il film di Scola “Concorrenza Sleale”.

Mi sono domandato…ma che significa.. si boicottano negozi di cittadini italiani che si sentono vicini ad Israele?

Non gli viene perdonato una vicinanza istintiva, sentimentale come quella di altri milioni di italiani.

Con tutta la fantasia che posso avere mai avrei immaginato che ci potesse essere un sindacato del cazzo come questo. Pare che ci sia , ahime’.

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manca scrive:

Cari Guzz e Alessandro,
farò di tutto per esserci anch’io.
Salute.
Carlo Manca.

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pinco pallino scrive:

Da le Mondo d’oggi.

Sarkozy una deriva autoritaria?

Ripresa in mano della giustizia, controllo dell’audiovisivo pubblico, rimessa in discussione del diritto d’emendamento del Parlamento, omniprésence mediatica, sistema di corte… La repubblica prenderebbe « allure » di regime autorevole?

Arnaud Montebourg ha evocato una poutinisation strisciante.

Il punto sotto forma d’occhiolino pubblica in un uno Nicolas Bonaparte.

Il raffronto non è per dispiacere all’inquilino dell’Eliseo.

Non è tuttavia il più inquietante per tutti i democratici.

Cosa penserebbe un espatriato francese degli anni 90 se ritornasse immergersi in quella del 2009?

Che un vento cattivo che soffio sulla patria dei diritti dell’uomo?

Che « la Dolce Francia » si è trasformata in paese ansioso, propenso al dubbio, dato ritmo delle convulsioni di quello che si è data come capo dello Stato?

Si sarebbe potuto aspettarci che esercizio del potere supremo moderi l’agitazione di Nicolas Sarkozy, è esattamente il contrario.

Paese sconosciuto che è il nostro che sembra volere espiare i suoi difetti, quello di languore supposto, dell’indifferenza colpevole delle 35 ore, dandosi un padrone di casa autorevole, brutale nelle sue decisioni.

A questo titolo, la cerimonia degli Auguri dell’Eliseo ai parlamentari ed ai consiglieri di Parigi è rivelatrice.

Il capo dello Stato gargarizza della sua qualificazione di„ omniprésident„ con la stampa.
Nicolas Sarkozy ha dichiarato preferirla a quella “del re pigro„ come “si ne abbiamo conosciuti„, secondo lui, in passato.

“A forza di scrivere che ne faccio troppo, almeno, non ci si chiede ciò che faccio.

È successo nella storia del nostro paese: Ma che cosa fotte lassu in alto a detto?
(Nota di Pinco Pallino“ Personalmente credo signor Presidente, con tutto rispetto, che oramai i Francesi sanno perfettamente che cosa fotte. Eccome se sanno. Io non credo che s’interoghino piu a questo riguardo. Chiusa la parentesi.)

Finito la Francia dei assistiti e dei has been.
Nicolas Sarkozy è un stakhanoviste delle riforme.

Almeno in annunci poiché, nell’attuazione, il Direttore della societa Francia brilla meno, pattina un po’. Anche i lavori consensuali della Grenelle dell’ambiente non hanno trovato finora alcuna traduzione legislativa concreta.

Peggio in una caricatura di Stato « schizophrène », il potere pubblico non ha esitato a prendere decisioni in contraddizione totale con i suoi impegni.

Anziché essere pigro, Nicolas Sarkozy è re loquace.
Non ancora, per la disgrazia della Francia, il re costruttore.
Il raffronto con Bonaparte è vantaggioso ma, ingannevole.

Eliminare il giudice d’istruzione non equivale a scrivere il codice civile.

Laurent Fabius fa una foto pertinente del capo dello Stato.
“Ogni presidente ha avuto una grande idea.
De Gaulle una certa idea della Francia, Pompidou lo sviluppo industriale, Giscard l’ammodernamento della società, Mitterrand la costruzione europea, Chirac l’equilibrio della repubblica.
Per Nicolas Sarkozy, la sua grande idea sembra essere…se Stesso„.

Si potrebbe sorridere se la nostra società fosse capace di produrre anticorpi suscettibili di neutralizzare l’invasione élyséana.

Nessun viso emerge per comprendere un’opposizione udibile e credibile al Presidente della Repubblica.

L’opposizione, afona, è agli abbonati assenti.
Nessuno per tossire quando il Presidente proclama “nella mia concezione di una democrazia sana ed esemplare, un esecutivo forte implica un legislativo, un Parlamento forte„.

È vero che Nicolas è un mago che sa deviare l’attenzione del suo pubblico.

Il suo metodo consiste nel fare vendita raggruppata.

Una misura seducente servita da una buona comunicazione ma che porta via disposizioni meno brillanti, che costituiscono tuttavia l’essenziale della riforma. Illustrazione con “la vendita„ in grandi pompa della revisione costituzionale destinata ad aumentare i diritti dell’opposizione. Alcuni mesi più tardi tuttavia, l’Eliseo è portatore di una riforma che mira a restringere il diritto d’emendamento del Parlamento.

Su quest’ultimo esempio, Nicolas Sarkozy difende il suo progetto spiegando che ci sarebbero di buoni e di cattivi emendamenti.
Emendamenti fondati che vanno nel senso del miglioramento e di altri, soltanto destinati a bloccare il lavoro legislativo.

Concezione sconosciuta della separazione del potere nella quale è l’esecutivo che vuole tenere la mano ai parlamentari ed ai giudici.

A meno che non sia l’inizio del consolato.

Traduzzione Libera di Pinco Pallino

De le Monde de Aujourd’hui
Sarkozy, une dérive autoritaire ?
Reprise en main de la justice, asservissement de l’audiovisuel public, remise en cause du droit d’amendement du parlement, omniprésence médiatique, système de cour … La République prendrait-elle des allures de régime autoritaire ? Arnaud Montebourg a évoqué une poutinisation rampante. Le Point sous forme de clin d’œil affiche en Une un Nicolas Bonaparte. La comparaison n’est pas pour déplaire au locataire de l’Elysée. Elle n’en est pourtant que plus inquiétante pour tous les démocrates.
Que penserait un expatrié français des années 90 s’il revenait s’immerger dans celle de 2009 ? Qu’un vent mauvais souffle sur la patrie des droits de l’Homme ? Que la douce France s’est muée en pays inquiet, sujet au doute, rythmé par les convulsions de celui qu’elle s’est donnée comme Chef de l’Etat ?
On aurait pu attendre de l’exercice du pouvoir suprême qu’il tempère l’agitation de Nicolas Sarkozy, c’est tout le contraire. Etrange pays que le nôtre qui semble vouloir expier ses fautes, celle d’une langueur supposée, de la nonchalance coupable des 35 heures, en se donnant un maître de maison autoritaire, brutal dans ses décisions.
A ce titre, la cérémonie des voeux à l’Élysée aux parlementaires et aux conseillers de Paris est révélatrice. Le chef de l’État s’est gargarisé de sa qualification d’”omniprésident” par la presse. Nicolas Sarkozy a déclaré la préférer à celle de “roi fainéant” comme “on en a connu”, selon lui, dans le passé. “À force d’écrire que j’en fais trop, au moins, on ne se pose pas la question de savoir ce que je fais. C’est arrivé dans l’histoire de notre pays : Mais qu’est-ce qu’il fait donc là-haut ? “.
Fini la France des assistés et des has been. Nicolas Sarkozy est un stakhanoviste des réformes. Des annonces du moins car, dans la mise en œuvre, le brillant manager de la société France patine un peu. Même les consensuels travaux du Grenelle de l’Environnement n’ont trouvé à ce jour aucune traduction législative concrète. Pire dans une caricature d’Etat schizophrène, la puissance publique n’a pas hésité à prendre des décisions en totale contradiction avec ses engagements. A défaut d’être fainéant, Nicolas Sarkozy est un roi bavard. Pas encore, pour le malheur de la France, un roi bâtisseur.
La comparaison avec Bonaparte est avantageuse mais, trompeuse. Supprimer le juge d’instruction n’équivaut pas à écrire le code civil. Laurent Fabius croque avec pertinence le Chef de l’Etat. “Chaque président a eu une grande idée. De Gaulle une certaine idée de la France, Pompidou le développement industriel, Giscard la modernisation de la société, Mitterrand la construction européenne, Chirac l’équilibre de la République. Pour Nicolas Sarkozy, sa grande idée semble être … lui-même”.
On pourrait en sourire si notre société était capable de produire des anticorps susceptibles de neutraliser l’envahissement élyséen. Las, aucun visage n’émerge pour incarner une opposition audible et crédible au Président de la République. L’opposition, aphone, est aux abonnés absents.
Personne pour tousser quand le président proclame “Dans ma conception d’une démocratie saine et exemplaire, un exécutif fort implique un législatif, un Parlement fort”.
Il est vrai que Nicolas est un magicien qui sait détourner l’attention de son public. Sa méthode consiste à faire de la vente groupée. Une mesure séduisante servie par une bonne communication mais qui emporte des dispositions moins reluisantes qui constituent pourtant l’essentiel de la réforme.
Illustration avec la “vente” en grandes pompes de la révision constitutionnelle destinée à accroître les droits de l’opposition. Quelques mois plus tard pourtant, l’Elysée est porteur d’une réforme qui vise à restreindre le droit d’amendement du parlement.
Sur ce dernier exemple, Nicolas Sarkozy défend son projet en expliquant qu’il y aurait de bons et de mauvais amendements. Des amendements fondés qui vont dans le sens de l’amélioration et d’autres, uniquement destinés à bloquer le travail législatif.
Etrange conception de la séparation du pouvoir dans laquelle c’est l’exécutif qui veut tenir la main aux parlementaires et aux juges.
A moins que ce ne soit le début du consulat.

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simona scrive:

Ho trovato altro circa le accuse del dott. Mads Gilbert.

Sembra proprio che Israele non stia usando armi incendiarie al fosforo bianco su Gaza.
Queste foto,
http://news.yahoo.com/nphotos/slideshow/photo/090107/photos_ts/2009_01_05t071611_450×304_us_palestinians_israel/
http://farm4.static.flickr.com/3114/3179023390_31f6665a5a_o.jpg
http://www.daylife.com/photo/03gj1nM3C97LJ/gaza
pubblicate due giorni fa, mostrano proiettili al fosforo bianco israeliani da 155mm con chiaramente scritto su ambo i lati “M825A1”.
Le cartucce al fosforo bianco che gli israeliani stanno usando a Gaza, non sono incendiarie e non possono essere usate in nessuno dei modi che sono oggi considerati illegali.
Sembra sia molto importante, quando si parla di “illegale” e “legale” riferendoci al fosforo, distinguere tra fosforo incendiario e fumogeno.
L’M825A1 è infatti un fumogeno di fabbricazione americana, non è incendiario.
http://www.janes.com/extracts/extract/jah/jah_0461.html
Da Global Security:
http://www.globalsecurity.org/military/systems/munitions/smoke.htm
http://www.globalsecurity.org/military/systems/munitions/m825.htm
Qua si spiega che l’M825 è un proiettile fumogeno da 155mm usato per fare da schermatura o segnalatore. Produce una cortina fumogena. Si tratta di cartucce di artiglieria che contengono fosforo bianco, ma non sono incendiarie, e non sono, in nessun modo, illegali in nessuna parte del mondo.
Questo uso del fosforo non provoca danni gravi (del tipo descritto dal dott. Gilbert) alle persone.
http://www.globalsecurity.org/military/systems/munitions/wp.htm
Quanto è tossico?
http://www.globalsecurity.org/wmd/library/policy/army/fm/8-9/3ch8.htm
Fumogeni
814. fosforo rosso e bianco
b. Il fosforo bianco può essere usato per produrre fumo bianco e denso composto di particelle di fosforo pentoxide che viene convertita dall’umidità dell’aria in gocce di acido fosforico. Il fumo irrita gli occhi e il naso in concentrazioni moderate. Le concetrazioni del fumo sul campo militare solitamente non producono danni sebbene possano causare temporanee irritazioni agli occhi, naso, e gola. Le maschere anti gas sono la protezione adeguata contro il fumo del fosforo bianco.

Foto dei fumogeni al fosforo bianco pubblicate su Globalsecurity:
http://www.globalsecurity.org/military/systems/munitions/images/m825a1_effects_usafas-s.jpg
http://www.globalsecurity.org/military/systems/munitions/images/m825a1_effects_2_usafas-s.jpg
Foto pubblicate da The Times:
http://www.timesonline.co.uk/multimedia/archive/00459/Gazanew_459761a.jpg

Sono uguali.

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pippuzzo scrive:

Guardi che l’unica figura di merda vivente qui è lei….da facebook a wikipedia…la considerano tutti per quello che è …uno piccolo innocuo gaffeur..insomma …un luca giurato con la barba.

GUZZ – VEDO CHE HA PRESO DANNATAMENTE SUL SERIO IL MESTIERE DI PAGLIACCIO.

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simona scrive:

Pippagliacciuzzo,
non è per sadismo ma per amor del prossimo che ti prego di leggere un copioso numero di articoli ben scritti.
http://www.cielilimpidi.com/?cat=22
Almeno abbi la pazienza, e l’intelligenza (c’è?), di replicare nel merito.

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simona scrive:

Il dr. Gilbert è di nuovo sui media (è il dottore biondo che appare in ospedale e decreta la morte del paziente).

Patton, ci serve consulenza.
La scena incriminata da alcuni osservatori inizia al minuto 1:40 circa del filmato, noti nulla si strano?
http://www.youtube.com/watch?v=Q9pRu-sRPb0

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Patton scrive:

Simona,
intorno al minuto 1:40 si vedono i buchi nel muro delle schegge dello shrapnel, di cui non m’intendo.
Però al minuto 0:30-0:40 il massaggio cardiaco fatto dal collega grasso è chiaramente finto: troppo leggero e troppo frequente (sui 120 colpi al minuto, invece dei 60 normali).

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simona scrive:

Grazie Patton,
scusa per la segnalazione del minuto sbagliato (su un forum di discussione c’era un tizio, che diceva di essere medico e che assicurava tutti che quella scena in ospedale era finta, ma non spiegava perché – probabilmente gli sembrava ovvio – indicando il minuto 1:40: forse ho letto male, non ritrovo la discussione).
Come hai visto questo filmanto è stato mostrato da CNN.
Sapendo che veniva da Gaza è possibile che non abbiano fatto alcune semplici verifiche prima di mandarlo in onda?
Secondo me sapevano che quella era una finta rianimazione e sapevano anche della posizione politica di Gilbert.
In più mi chiedo, è possibile che un medico nemmeno sappia fare un massaggio cardiaco finto?
Ma chi sono queste persone? Medici o cosa?
Forse questo Gilbert, convinto di fare bene, convinto anche dalle troupe televisive in Gaza, ha voluto usare un espediente per rendere più veicolabile il video, meglio spendibile sui media occidentali, ma potremmo anche pensare che si stia prestando a fare di molto peggio, pur di condannare Israele. Quello che disturba anche di più è che la sua missione umanitaria è pagata dal governo norvegese.

Delle immagini e testimonianze che arrivano da Gaza e fanno poi il giro del mondo, anche grazie al dott. Gilbert, sembra proprio ci possiamo fidare ben poco.
Eppure il numero dei decessi dichiarato è altissimo e questo dimostra che i morti ci sono stati, e che sono molti, ma questo non dimostra le violazioni della convenzione di Ginevra che ormai troppo spesso reclamano nostri i media riferendosi alle testimonianze che arrivano da Gaza.
E’ frustrante che i nostri giornalisti si prestino a veicolare queste messinscene, soprattuto perché c’è una guerra in corso, perché i morti ci sono davvero, e perché il dolore per tutti questi morti è anche di Israele, non è una nostra esclusiva o dei palestinesi.

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pinco pallino scrive:

Fuori tema.

Dal Giornale di Oggi
Così Di Pietro ha creato la sua Italia del mattone
di Gian Marco Chiocci
Massimo Malpica – Gian Marco Chiocci

Dall’inchiesta di Napoli – di cui aveva «avvisaglie» quando solo i pm dovevano sapere – ai rimborsi elettorali gestiti «in famiglia», dai rapporti con Mautone negati ma apparentemente amichevoli al tempo in cui il provveditore era già stato «rimosso» dopo le chiacchiere con Cristiano, sono tante le domande a cui Antonio Di Pietro non risponde. Tra queste, anche quelle sul suo «portafoglio immobiliare».
Un tesoretto in mattoni tra l’estero e mezza Italia. Deve avere risparmiato molto Di Pietro per comprarsi tutte queste case. La questione è sbarcata pure alla procura di Roma, che poi lo ha assolto, insieme alla vicenda della gestione dei rimborsi elettorali sollevata dal cofondatore dell’Idv, Mario Di Domenico. Di Pietro avrebbe acquistato immobili con i soldi del finanziamento al partito, e avrebbe riaffittato alcuni di questi proprio all’Italia dei Valori. Un comportamento che i pm stigmatizzarono, ma che non ebbe seguito penale. Sulla vicenda, e su quelle compravendite, Di Domenico ha rilanciato con esposti, e gli atti su gestione finanziaria e immobiliare sono ora in fascicoli aperti in quattro procure italiane, tra cui quella di Brescia.
Il tour del «Di Pietro real estate» non può che cominciare da un acquisto pieno di anomalie. Un appartamento di 178 metri quadrati nel centro di Bergamo, comprato grazie alle cartolarizzazioni dell’Inail, il cosiddetto «Scip 2». Sul caso, è appena arrivato in procura a Napoli un esposto-denuncia che chiede di far luce da un lato sui rapporti tra l’ex provveditore Mautone e lo stesso Antonio Di Pietro, e dall’altro quelli tra Mautone e Romeo, che gestiva con la sua società proprio le cartolarizzazioni dell’Inail (Scip1 e Scip2) tramite le quali l’ex pm si comprò la casa bergamasca.
Va detto che Di Pietro all’inizio criticò la scelta di dismettere il patrimonio delle case dell’Inail, arrivando a firmare una proposta di legge perché il valore di quegli immobili fosse messo a frutto degli invalidi sul lavoro, salvo poi procedere lui stesso a comprarne uno con modalità ancora da chiarire. Era l’estate del 2004, l’ex «collega di partito» Di Domenico aveva diffidato Tonino e la tesoriera dell’Idv Silvana Mura dal proseguire nell’uso «non associativo» dei soldi del partito.
Eppure proprio quell’anno alla società di cartolarizzazione Scip arriva una proposta di acquisto per l’appartamento di via Locatelli a Bergamo. Per legge Di Pietro, che era parlamentare europeo, e che prima del perfezionamento dell’acquisto sarebbe sbarcato in Parlamento (aprile 2006) non poteva comprare, in quanto amministratore pubblico. Infatti a presentare l’offerta per la cartolarizzazione è Claudio Belotti, compagno della Mura, e con lei componente del cda Antocri, la società immobiliare «di famiglia» amministrata da Tonino, che prende il nome dai tre figli dell’ex pm Anna, Toto e Cristiano. E la Mura, insieme a Tonino e alla moglie di questi Susanna Mazzoleni, gestisce anche l’associazione Italia dei Valori, quella che incassa i rimborsi elettorali al posto del «movimento-partito» Idv.
Il 1° ottobre 2004 viene pubblicato il bando per l’acquisto della casa. Il 10 novembre arriva l’offerta di Belotti: 204.085 euro, 20mila depositati subito come cauzione. Il Tar boccia la proposta di acquisto per «irregolarità formali» e assegna l’appartamento alla Bergamo House Unipersonale srl, seconda aggiudicataria. Belotti ricorre al Consiglio di Stato, e curiosamente all’udienza dell’11 gennaio 2005 non si presentano né l’Inail né la società di cartolarizzazione né l’aggiudicatario subentrato né l’avvocatura dello Stato. Se a firmare la proposta fosse stato Di Pietro, o se fosse stato noto che il compagno della Mura era un prestanome, il giudice amministrativo avrebbe dovuto comunque respingere il reclamo, ai sensi dell’articolo 1471 del codice civile: «Non possono essere compratori, nemmeno all’asta pubblica, né direttamente né per interposta persona, gli amministratori dei beni dello Stato».
Ma a figurare è solo Belotti, e il ricorso viene accolto. Eppure gli assegni, cinque, con cui la casa viene pagata al momento della stipula portano la firma di Antonio Di Pietro (che appunto non avrebbe potuto comprare), ma il notaio nemmeno eccepisce che nel verbale di aggiudicazione il nome dell’acquirente era quello di Belotti (a nome suo, mica per conto dell’Antocri), né è quest’ultimo che compra e poi rivende al leader Idv. L’atto notarile è uno soltanto, ed è intestato a Di Pietro. Ultima sorpresa, il numero telefonico della linea installata in quella casa è lo stesso a cui un tempo rispondeva la tesoreria dell’Italia dei Valori.
Ma la casa di Bergamo non è certo la sola riconducibile a Di Pietro, ai suoi familiari e alla An.to.cri, società attivissima nonostante il capitale sociale iniziale di appena 50mila euro. C’è Curno, dove Tonino ancora pm comprò una villa, espandendosi nel 1994 con l’acquisto di un’altra casa adiacente di otto vani. Passando al 1995, il futuro leader Idv aggiunge alle sue proprietà un’immobile di 300 metri quadri a Busto Arsizio comprandolo con un mutuo all’80 per cento del valore, che poi girerà al partito.
Quando poi sbarca a Bruxelles, ecco una casa – due locali – anche nella capitale belga. La carriera non si ferma, le proprietà immobiliari procedono di pari passo. Di Pietro è ministro delle Infrastrutture, e nel 2002 mentre il mercato del mattone a Roma è alle stelle si assicura otto vani e 180 metri quadrati nel centro della capitale, al quarto piano di uno stabile di via Merulana. Prezzo 650mila euro, 400mila dei quali finanziati da un mutuo Bnl. Finita? Macché. C’è l’attico di Montenero di Bisaccia: 173 metri quadri poi portati a 186 grazie al condono edilizio del 2003, che Tonino cede a Cristiano. E poi, stesso anno, i 190 metri quadrati comprati a Bergamo, via dei Partigiani, quarto piano. Intestati agli altri figli, Anna e Toto. Quel giorno anche la moglie di Tonino acquista nello stesso palazzo un appartamento di 48 metri quadrati, sempre al quarto piano, oltre a due cantine e a un garage. Del 2004 è la compravendita – siglata Antocri – di una casa di 190 metri quadri (620mila euro) in via Felice Casati a Milano. E sempre Antocri compra (1.05 milioni di euro) dieci vani in via Principe Eugenio a Roma. Che diventa la sede dell’Idv, affittuaria del suo leader. Ancora nel 2005 la moglie di Di Pietro compra un appartamento e un ufficio in via del Pradello a Bergamo. Nel 2007 Tonino ristruttura la masseria di famiglia a Montenero (16 ettari tra eredità e acquisti). E poi c’è quel 50 per cento di quota che Di Pietro possiede nella Suko, società bulgara.
Il business del mattone frutta: in 7 anni Tonino ha investito 4 milioni di euro, e al netto dei mutui da estinguere ne ha incassato uno dalle vendite. Il fiuto per gli affari è chiaro, l’origine dei soldi investiti meno: di Pietro infatti dichiara al fisco meno di 200mila euro l’anno. E giura di non aver mai usato un euro del denaro dell’Idv.

E pensare che lui lava più bianco che bianco………………sempre vergine……………il trattorista………………….
Pinco Pallino
Commenti dei Lettori :
#23 GIOBBE (46) – lettore
il 09.01.09 alle ore 10:17 scrive:
mi accodo a chi inizia a parteggiare per DiPietro… nessun attacco per le sue idee politiche, per le sue posizioni,ma solo per speculazioni immobiliari, che al confromnto di mille altri politici sono bazzecole…. tant e’ che d estate va a trebbiare il fieno, non in sardegna a sguazzare a porto cervo.

Già e regolarmente viene la televisone a prenderne atto come fa con tutti i contadini d’Italia.
Aoè non capisci che quella è solo publicita. E per di più fatta a spese tua. La rai è publica. Si o non ?.

22 sgt.slaughter (121) – lettore
il 09.01.09 alle ore 9:59 scrive:
Ah, sempre per Andrea68 nonostante la moglie “avvocato” i conti non tornano ugualmente, a meno che la gentil consorte non abbia redditi stratosferici ben superiori a quelli del marito ex (fortunatamente..) ministro (sempre fortunatamente) PM etc.. Non sarà mica che quei soldi derivano, come viene riportato, dal finanziamento all’IDV? Ah, devo aggiornare la lista dei Valori dell’IDV: Mercedes semiregalata, attico, telefonino, 100 milioni (il tutto da un “ex” indagato, tal Gorrini), raccomandazioni varie turbative di gara, etc., grazie allo “sconosciuto” Sig. Mautone a sua volta sospettto colluso con il noto imprenditore Alfredo Romeo, speculazione immobiliare ora….anche estera. Aggiungerei anche “violazione del segreto istruttorio” attraverso l’amico “talpone” della procura che lo avvisa in merito alle intercettazioni del figlio. Bei valori….non c’è che dire!

#21 Andrea 68 (348) – lettore
il 09.01.09 alle ore 9:58 scrive:
Qualche volta, come in questo caso, c’è la prova che il nostro lavoro è utile. Ieri – molti lettori lo ricorderanno – abbiamo scritto una lettera aperta ad Antonio Di Pietro invitandolo a una maggiore trasparenza nella gestione, soprattutto finanziaria, dell’Italia dei valori, e a rispondere pubblicamente ad altre contestazioni politiche espresse da organi di informazione, ad esempio il Giornale. Ebbene, con nostra sorpresa, Di Pietro non solo ha accolto l’invito a sottoporre i conti del partito a un collegio di “ragionieri”.. da Libero-news online Vittorio Feltri Di Pietro 6 Il Giornale 0

#20 doge.veneziano (28) – lettore
il 09.01.09 alle ore 9:58 scrive:
Veramente mi dispiace che, certi commentatori di questo articolo siano cosi arrabbiati con il/i giornalisti che, cercano solo di far chiarezza sul sig. IDV che di “valori” ne ha ben pochi! Certo che questi sig.ri hanno veramente il prosciutto sugli occhi, prosciutto anche un pò rancido e maleodorante e senza qualità. Direi che non si è ancora comunciato bene a far le pulci all’idv, sarebbe ora che, qualche magistrato totalmente indipendente e senza sogni di essere prima donna poi della stampa, indagasse per bene e mettesse alla berlina detto sig.re, io ripeto parto semrpe da delle cose iniziali vedi: la mercedes e la laurea che magari si scopre che, anche questa e di origine “bulgara”, fosse mai! Aspetto vicino al ponte per vedere passare il morto! Andrea

19 pino48 (212) – lettore
il 09.01.09 alle ore 9:53 scrive:
Di Pietro credo debba dimostrare come ha fatto a fare la moltiplicazione dei pani ….o meglio “dei Valori”. Siamo in tanti ad essere curiosi al riguardo. Chissà se anche la magistratura lo è….

#25 porthos (957) – lettore
il 09.01.09 alle ore 10:29 scrive:
Niente di nuovo sotto il sole di adp ! Il personaggio è questo, e nulla potrebbe più aggiungere o togliere al concetto che dello stesso si sono ormai fatti le persone perbene e che sono ancora capaci di un minimo di rossore ove assumessero comportamenti lontanamente simili a quelli del lader dell’idv.. Non vale neppure la pena di insultarlo o denigrarlo più di qiuanto lui stesso non si insulti o denigri già da solo ed ampiamente con i suoi comportamenti non certo consoni nè ad un magistrato (prima e dopo l’abbandono), nè ad un politicante che si propone sopratutto come “moralizzatore della cosa pubblica. Unico commento che mi viene in mente è uno scontatissimo ” CHE SCHIFO !!! ” Complimenti comunque a 360° all’estensore dell’articolo, serio, pacato e sopratutto documentato. Perchè il travaglino non ci scrive un bel pamplhet, sul profumo del mattone ? Ma si sà, De minimis non curat praetor, e quì + che mai marcolino sara il praetor del pontifex maximus da montenero. Ripeto “CHE SCHIFO”.

#24 walt40 (100) – lettore
il 09.01.09 alle ore 10:25 scrive:
Tho! i tifosi del trattorista ci hanno invaso, come toponi usciti dalle fogne vengono ad ammorbarci l’aria, ma non vi vergognate di venire a raccontare panzane a cui non credete neanche voi? Tornate nei posti che vi competono ed andate a pontificare sul vostro amato giornale (l’unità). Walter

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holden scrive:

Non ho granché stima per l’azione politica di Di Pietro, ma – in riferimento a quanto postato dal sig. Pinco Pallino – va segnalata l’analitica spiegazione fornita dallo stesso Di Pietro in una lettera a Libero:

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-2538.htm

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Arturo Zulawski scrive:

questi stessi giornalisti del giornale sono poco bravi e talentuosi.
Lo fossero davvero potrebbero scrivere un articolo dettagliato sulla fortuna di Berlusconi.
Ma nun ce la fanno.

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pinco pallino scrive:

Sig. Holden La ringrazio per aver segnalato la publicazione della lettera di Di Pietro da Dago Spia.
Che ho letto con grande interesse, è certo che non risponde in modo esuastivo.
Per esempio e non solo, èvita, con cura, di spiegerci se ritiene lecito questo suo modo d’agire, che il Giornale ci ha cosi dettagliatamente iullustrato :
Il tour del «Di Pietro real estate» non può che cominciare da un acquisto pieno di anomalie. Un appartamento di 178 metri quadrati nel centro di Bergamo, comprato grazie alle cartolarizzazioni dell’Inail, il cosiddetto «Scip 2». Sul caso, è appena arrivato in procura a Napoli un esposto-denuncia che chiede di far luce da un lato sui rapporti tra l’ex provveditore Mautone e lo stesso Antonio Di Pietro, e dall’altro quelli tra Mautone e Romeo, che gestiva con la sua società proprio le cartolarizzazioni dell’Inail (Scip1 e Scip2) tramite le quali l’ex pm si comprò la casa bergamasca.
Va detto che Di Pietro all’inizio criticò la scelta di dismettere il patrimonio delle case dell’Inail, arrivando a firmare una proposta di legge perché il valore di quegli immobili fosse messo a frutto degli invalidi sul lavoro, salvo poi procedere lui stesso a comprarne uno con modalità ancora da chiarire. Era l’estate del 2004, l’ex «collega di partito» Di Domenico aveva diffidato Tonino e la tesoriera dell’Idv Silvana Mura dal proseguire nell’uso «non associativo» dei soldi del partito.
Eppure proprio quell’anno alla società di cartolarizzazione Scip arriva una proposta di acquisto per l’appartamento di via Locatelli a Bergamo. Per legge Di Pietro, che era parlamentare europeo, e che prima del perfezionamento dell’acquisto sarebbe sbarcato in Parlamento (aprile 2006) non poteva comprare, in quanto amministratore pubblico. Infatti a presentare l’offerta per la cartolarizzazione è Claudio Belotti, compagno della Mura, e con lei componente del cda Antocri, la società immobiliare «di famiglia» amministrata da Tonino, che prende il nome dai tre figli dell’ex pm Anna, Toto e Cristiano. E la Mura, insieme a Tonino e alla moglie di questi Susanna Mazzoleni, gestisce anche l’associazione Italia dei Valori, quella che incassa i rimborsi elettorali al posto del «movimento-partito» Idv.
Il 1° ottobre 2004 viene pubblicato il bando per l’acquisto della casa. Il 10 novembre arriva l’offerta di Belotti: 204.085 euro, 20mila depositati subito come cauzione. Il Tar boccia la proposta di acquisto per «irregolarità formali» e assegna l’appartamento alla Bergamo House Unipersonale srl, seconda aggiudicataria. Belotti ricorre al Consiglio di Stato, e curiosamente all’udienza dell’11 gennaio 2005 non si presentano né l’Inail né la società di cartolarizzazione né l’aggiudicatario subentrato né l’avvocatura dello Stato. Se a firmare la proposta fosse stato Di Pietro, o se fosse stato noto che il compagno della Mura era un prestanome, il giudice amministrativo avrebbe dovuto comunque respingere il reclamo, ai sensi dell’articolo 1471 del codice civile: «Non possono essere compratori, nemmeno all’asta pubblica, né direttamente né per interposta persona, gli amministratori dei beni dello Stato».
Vede,Sig.Holden la cos ache più mi disturba in questo Signore è che quando era Giudice agiva da Sheriffo legislatore interpretava la legge in un modo suo tutto particolare e sbatteva per un si e per un no un sacco di brava gente in galera. Gente che ritrovava poi nei media, alcuni, non avendo retto alla pressione, addirittura al cimitero.
I media facevano contemporanemente i processi ai malcapitati e la gloria di Di Pietro, il quale come vediamo l’ha poi valorizzata in mattoni.
Moltissimi malcapitati non sono mai finiti sotto processo, perche il fatto non sussisteva e restavano sputtanati a vita.
Vale a dire, in pratica, erano finiti sul piano professionale.
Morti e ammazzati, da una giustizia che, prima, di fatto, condannava e imprigionava e poi indagava e alla chetichella liberava.
Da quando questo personaggio è passato in politica, si atteggia a giudice supremo.
A campione della correttezza.
A « sapone che lava piu bianco che bianco » ne ha fatto addirittura il suo credo «la marca di fabbica, apparente » lo slogan del suo partito. L’Italia dei valori.
Partito che visto da più vicino somiglia più ad Limited che a un partito.
E questo suo atteggiamento che mi disturbo fin da subito quando ne sentii parlare e l’osservai in televisione all’epoca di mani pilite.
Questo suo modo di porsi all’entenzione dei media, non da persona riservata e ponderata, ma da agitato voglioso di vana gloria e che poi si scoprira anche assetato di…….mattoni.
Quando si leggono i fatti che lo riguardano, mi dispiace ma non si puo ammettere questo tipo di comportamento da parte di un giudice e neanche di un politico che si presenta agli elettori come se fosse l’immacolata concezzione.
Lui adesso reagisce e parla di diffamazione, chede i danni.
Gia i danni, che ci spieghi come ha riparato i danni che ha provocato lui, le diffamazioni che ha provocato.
Propio lui stesso quando ancora giudice in carica godeva di Auto, Scatole da scarpe colmee di milioni ed altro…messe a sua disposizione da persone indagate.
Mi sa che la lettera pubblicata da Dago Spia, sia solo il primo capitolo di una lunga storia che fara emergere un Di Pietro largamente ridimensionato.
E che non mi si venga a dire : ma si, ma altri anche etc. non è poi cosi grave ….. No qui non siamo in lavanderia non facciamo il confronto fra saponi che lavano più o meno bianco.
Qui parliamo del Sapone che Di Pietro ci ha venduto, pretendendo che lava più bianco che bianco……e siamo ben costretti di costatare che con quel sapone la politica non è piu bianca di prima.
Publicita menzogniera dunque, Signor Holden, mi permetta di dirLe, in confidenza, che ho l’impressione personalissima, che quello, quando con la bava alla bocca, attraverso gli schermi della televisione, lancia il suo messaggio politico, chiaramente prende la gente per i fondelli.
Ma se le ricorda le sue uscite a proposito degl’imprenditori della cordata Cai ?
Un vergogna.Un scandalo.
Mi permetto di postare qui di seguito un’altro capitolo.
Con qualche commento dei lettori, buona lettura.
DAL GIORNALE DO OGGI ;
Quello che Di Pietro non vuole raccontare su tutte le sue case

Anche da spiantato, Antonio Di Pietro ha sempre avuto un debole per case e casette. Il problema è chi fosse a pagarle. L’allora magistrato, dalla fine degli anni Ottanta ai primi anni Novanta, giostrava tra quattro o cinque domicili: il primo lo pagava la moglie, ed era il cascinale di Curno; un secondo lo pagava una banca, ed era l’appartamento di Milano dietro piazza della Scala, affittato a equo canone dal Fondo Pensioni Cariplo; un terzo lo pagava l’ex suo inquisito Antonio D’Adamo, che gli mise a disposizione una garçonnière dietro piazza Duomo fino al 1994; un quarto appartamento, a Curno, a fianco al suo, lo stava finalmente pagando lui: ma coi famosi 100 milioni «prestati» dall’ex inquisito Giancarlo Gorrini. Ci sarebbe un quinto domicilio, a esser precisi: Antonio D’Adamo, che al pari di Gorrini gli prestò altri cento milioni, gli mise a disposizione anche una suite da 5-6 milioni al mese al Residence Mayfair di Roma, dietro via Veneto: questo dal 1989 e per almeno un anno e mezzo. Quest’ultimo fa parte del pacchetto di sterminati favori (soldi, auto per sé e per la moglie, incarichi e consulenze per moglie e amici, impiego per il figlio, vestiario di lusso, telefono cellulare, biglietti aerei, ombrelli, agende, penne, stock di calzettoni al ginocchio) che il duo D’Adamo-Gorrini ebbe a favorirgli via via; nulla di penalmente rilevante, sentenziò incredibilmente la Procura di Brescia una decina di anni fa: comportamenti che tuttavia avrebbero senz’altro portato a delle sanzioni disciplinari se Di Pietro non si fosse dimesso da magistrato. A esser precisi: «Fatti specifici che oggettivamente potevano presentare connotati di indubbia rilevanza disciplinare», recita una sentenza di tribunale, rimasta insuperata, in data 29 gennaio 1998.

Ma anche i retroscena di acquisti immobiliari all’apparenza normali, come quello della casa di Curno dove l’ex magistrato risiede tuttora, rivelano come Di Pietro fosse già Di Pietro.
Un salto all’indietro ed eccoci al tardo 1984. A Curno, in via Lungobrembo, zona Marigolda, Di Pietro aveva adocchiato un immobile diroccato: una volta risistemato, lui e la sua futura seconda moglie, Susanna Mazzoleni, avrebbero potuto viverci assieme. Fu lei a contattare il proprietario, Leone Zanchi, un contadino che di quel rudere non sapeva che farsene; ogni intervento diverso dalla cosiddetta «manutenzione straordinaria», infatti, gli era proibito dal piano regolatore. Accettò dunque di vendere il casolare per trentacinque milioni, e il 17 aprile 1985 Susanna Mazzoleni ereditò la concessione edilizia richiesta dallo Zanchi pochi giorni prima, come detto una «manutenzione straordinaria».

La provvidenza farà il resto. La cascina verrà sventrata, ugualmente, dopo l’accidentale crollo di un muro che nottetempo trascinerà con sé tutta la casa. Questo, almeno, scrisse l’architetto Angelo Gotti in data 7 maggio, giorno seguente all’inizio dei lavori che curava personalmente. «Del vecchio fabbricato», notarono due periti comunali, «è rimasto solo il muro a est, la restante parte non c’è più». Susanna Mazzoleni sarà quindi costretta a chiedere di ricostruire tutta la cascina come Zanchi non aveva potuto fare. La provvidenza, appunto. Va da sé che l’ex proprietario andò fuori dalla grazia di Dio, e cominciò a piantar grane tirando in ballo anche Di Pietro. Sulla scrivania dell’assessore competente, Roberto Arnoldi, si materializzò un esposto anonimo di cui non venne fatta copia, né venne passato alle autorità, né finì nel cestino: Arnoldi lo spedì direttamente ai coniugi Di Pietro. Non solo. Arnoldi si fece stranamente attivo e preparò una missiva diretta ai gruppi consiliari, liquidando l’ex proprietario come un beota e parlando di «strumentalizzazione» ai danni del magistrato. Scrisse il 22 maggio: «Di Pietro non risulta tra gli interessati alla concessione, né legato agli stessi da vincoli di parentela». Una bella forzatura, visto che Di Pietro in quella casa andrà a viverci col figlio e con la futura moglie.

Ma i particolari curiosi sono altri. Il primo si ricava dalla missiva di Arnoldi: non è lui, infatti, a scriverla, bensì è direttamente l’architetto Angelo Gotti, teste di parte e incaricato dalla Mazzoleni di ristrutturare il cascinale. Assurdo. «Caro Arnoldi», rivela difatti una nota erroneamente dimenticata, «ti trasmetto copia della risposta all’anonimo… non avendo gli esatti indirizzi, ho ritenuto opportuno impostare la risposta in modo tale che tu debba solo far preparare la prima pagina». Fantastico. Secondo particolare curioso: il nome di Arnoldi forse a qualcuno suonerà familiare, perché nel 1997 diventerà capo di gabinetto dei Lavori pubblici presieduti da Di Pietro. Trattasi di «quel certo Arnoldi», come lo definì l’ex magistrato Mario Cicala, di cui Arnoldi oltretutto prese il posto, che per qualche tempo fu anche una sorta di portavoce di Antonio Di Pietro nei rapporti con la stampa.

Ma torniamo al casolare. Era passato un po’ di tempo e l’avvocato Mario Benedetti, richiesto di un parere, si dichiarò favorevole alla variante chiesta da Susanna Mazzoleni: purché rispettasse le volumetrie preesistenti. Bocciò, invece, la pretesa costruzione di una serie di garage e lasciò intravedere, comunque fosse andata, la possibilità di una sanatoria edilizia.
I lavori proseguirono a dispetto di qualche rogna. Il sindaco di Curno, Franco Gasperini, si ritrovò due rapporti (16 e 19 dicembre 1988) dove si rilevava «una baracca di legno alta tre metri e mezzo senza autorizzazione del sindaco, d’altra parte mai richiesta». È il capanno degli attrezzi già caro a Tonino Di Pietro, una sorta di leggenda dei tempi di Mani pulite. Il sindaco a quel punto chiese di consultare la «pratica Mazzoleni-Di Pietro», ma «nella ricerca si verificava che era stata fatta un’ulteriore richiesta, del proprietario, di una piscina», scrisse il 30 dicembre, «ma tale fascicolo non veniva ritrovato». Il rapporto di un agente spiegava che risultava «asportato o trafugato». È tutto nero su bianco.
Ma Di Pietro è Di Pietro. Il 3 gennaio 1989 intervenne con una lettera delle sue: «Non ho mai intrattenuto rapporti con alcuno dell’amministrazione comunale… Invito a voler evitare di considerarmi inopinatamente parte in causa… sono venuto a conoscenza che il predetto Zanchi avrebbe riportato frasi calunniose nei miei confronti… sono a richiedervi copia dell’esposto al fine di provvedere a tutelare la mia onorabilità nelle sedi più opportune». Querelava anche allora. E spiegava di non conoscere l’assessore Roberto Arnoldi: anche se nel 1996 lo sceglierà come suo capo di Gabinetto ai Lavori Pubblici.
I documenti scomparsi comunque riapparvero improvvisamente, anche se una nuova perizia, purtroppo, confermava «una costruzione in legno con caratteristiche strutturali tali da violare le norme». Il 25 gennaio venne chiamato a esprimersi un altro avvocato, Riccardo Olivati: dichiarò «sconcerto» per le «sparizioni strane e riapparizioni magiche di documenti» e definì la citata lettera di Arnoldi (quella in realtà fatta scrivere all’architetto Gotti) come «prassi da non ripetere per evitare sospetti di parzialità». E Di Pietro? C’entrava qualcosa? Olivati scrisse che andava eventualmente «segnalato all’autorità giudiziaria», spiegò, solo se «risultasse con prova certa… \ ha contribuito alla costruzione materiale del manufatto». Il capanno di legno, cioè.
Costruzione «materiale» del capanno di legno. Per fortuna che non era ancora uscita un’agiografia su Di Pietro del 1992, perché vi si legge proprio questo: «Nella villetta dove abita, a Curno, fin dall’inizio ha progettato e poi realizzato con le proprie mani un capanno degli attrezzi che è il suo regno assoluto e intoccabile».
Per la cronaca: la villetta ha due piani, otto stanze e una taverna.

63 acavalli (78) – lettore
il 10.01.09 alle ore 12:14 scrive:
Solidarietà piena ai coraggiosi giornalisti de “Il Giornale” che vengono offesi dalla congrega dell’Italia dei favori solo perchè osano dimostrare la profonda disonestà di un figuro come Adp degno solo di disprezzo.

#62 Farusman (9) – lettore
il 10.01.09 alle ore 12:11 scrive:
I commenti dei grilloparlanti mi fanno godere come un riccio. Segno che si colpisce là ove il dente duole. Questi ridicoli sanfedisti senza macchia e tutta candeggina verranno sepolti da una sonora risata (e magari, caro oxfordiano Andrea c, da nostri educatissimi rutti)

61 cibe86 (9) – lettore
il 10.01.09 alle ore 12:11 scrive:
@ #29 sgt.slaughter: Piccolo esempio: Perchè Berlusconi si è avvalso della facoltà di non rispondere a riguardo di alcuni finanziamenti alla Fininvest arrivati da conti svizzeri? Non si sa di chi siano questi soldi dato che dei conti svizzeri (legge loro) non si può accertare il proprietario… Tu parli di magistratura democratica: anche il giudice Metta, la cui sentenza comprata da Previti, ha permesso a Silvio di avere la Mondadori era una toga rossa? @ #37 aldogam i processi erano in corso sui bilanci mediaset poi è arrivata una legge (indovina tu chi l’ha fatta) e adesso il falso in bilancio non è più reato!

#60 tatiana josipovic (256) – lettore
il 10.01.09 alle ore 12:03 scrive:
auguri Di Pietro auguri ne avrà molto bisogno spero proprio che le sia reso con gli interessi quanto fatto e detto su persone che meritano sicuramente molto + di lei,il rispetto e la lealtà dei suoi elettori. Che il Signore gliela mandi buona sarebbe molto triste che tutta una famiglia fosse messa in difficoltà da errori involontati (sic!) del suo patriarca padre padrone. Il tempo è galantuomo!!!

#59 ciannosecco (194) – lettore
il 10.01.09 alle ore 12:02 scrive:
” groucho70 ” Le ricordo che prima di dire il Presidente del Cosnsiglio ruba, riferito all’on. Berlusconi si vada a leggere gli art. 595-598 del Codice Penale.

#91 gigigi (445) – lettore
il 10.01.09 alle ore 14:44 scrive:
Possibile che a questo soggetto, che ha fatto e fa’ le cose piu’ illegali da sempre, sia tutto permesso ed a noi sottufficiali delle FF.AA. e di Polizia, che ci hanno tolto ingiustamente l’indennita’ operativa dalla buonuscita, nessuno interviene per farcela riavere? Immagino che i soldi tolti a noi, siano serviti anche per mandare avanti tutti i magheggi, che il signor Di Pietro si permette di fare per i suoi affari, senza che nessun Magistrato senta il bisogno di intervenire! I signori politici che “non prendono cappello”, hanno tutti paura, perche’ ovviamente hanno, anche loro, di che nascondere…….Accidenti a tutti!

#90 vincenzoaliasilcontadino (407) – lettore
il 10.01.09 alle ore 14:33 scrive:
Io ero sui giornali, poiché assegnatario di un miniappartamento di cui pagavo 3.500.000 di lire, lui er PM con uno stipendio non da fame come il mio. Lui ebbe da un mio conoscente inquisito e Presidente del Fondo Pensioni Cariplo; ebbe un appartamento ad equo canone ca. 300.000, ma, l’avrà lasciato sic! dietro Piazza della Scala, in Via Andegari di fronte alla casa di Alessandro Manzoni. In poche parole lui er l’uomo dei valori, io del disonore visto che suoi colleghi in 3,4 secondi netti, sentenziarono la confisca della mia pensione visto che non potevo offrire una casa al figlio come Petrus! vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera

89 Marcus80 (9) – lettore
il 10.01.09 alle ore 14:33 scrive:
Non voglio entrare nel merito della questione Di Pietro. Giusto 2 osservazioni: Come mai, in un periodo di recessione mondiale e di guerra a Gaza, ADP occupa sempre la prima pagina de “Il giornale” da oltre una settimana? Come mai, in un panorama politico, fatto di condannati e tanti “furbetti” non si rivolgono altrettante analisi dettagliate ad altri politicanti? Forse sarà colpevole, forse no ma questa sa tanto di una crociata contro lo scomodo “trattorista”, come lo definiscono molto simpaticamente lor signori……

88 sergiantonio (41) – lettore
il 10.01.09 alle ore 14:26 scrive:
Apprendere che un uomo noto e potente come l’esimio Di Pietro considerava e forse considera tutt’ora un capanno degli attrezzi come suo regno assoluto ed intoccabile può indurre perfino a tenerezza ma nel contempo anche a qualche perplessità. Infatti immaginare una persona abituata a frequentare lussuose suite, centralissimi appartamenti, misteriose garçonnieres, assolati casali immersi in rilassante natura intento ad ammirare per ore zappe e badili in una capannuccia in legno, occorre ammetterlo, richiede un notevole sforzo di fantasia. D’altra parte se a suo tempo prestiti, regalie e favori di ogni genere ottenuti da un magistrato nel pieno delle sue funzioni furono considerati da chi doveva e poteva giudicare come peccatucci penalmente irrilevanti non si vede perchè non ipotizzare che la Giustizia in Italia anzichè prefigurarsi con una bilancia non possa essere piuttosto rappresentata da una fisarmonica, strumento elastico ed adattabile ai più diversi ambienti, situazioni ed umori

87 Caterpillar (162) – lettore
il 10.01.09 alle ore 14:23 scrive:
#84 Andrea 68 – Il suo idolo dovrebbe solo ringraziare di avere ancora complici in magistratura e tanti utili idioti in una parte, per fortuna infinitesimale, degli italiani.

#97 Andrea 68 (369) – lettore
il 10.01.09 alle ore 15:20 scrive:
#87 Caterpillar “Sono vittima di un complotto. No alle intercettazioni” “Non c’è figlio che tenga. La magistratura vada avanti. Sì alle intercettazioni.” Sono fiero di essere un utile idiota

96 andrea c (255) – lettore
il 10.01.09 alle ore 15:16 scrive:
#91 gigigi: le do una notizia sconvolgente: i tagli alle FFAA li ha fatti Tremonti, che, giusto per sapere, fa parte del governo Berlusconi…Però potrebbe essere un’idea per il prossimo servizio su Di Pietro: “Il contadino si intasca i soldi della Polizia…”

il 10.01.09 alle ore 16:31 scrive:
#20 cibe86, li ha ricevuti in tanti grossi cartoni da imballaggio… le scatole da scarpe erano troppo piccole… contento?
110 aldogam (1485) – lettore
il 10.01.09 alle ore 16:30 scrive:
#16 charmant2, ci é bastato quello ha combinato come ministro in meno di due anni. Grazie

#109 Giorgio Rubiu (533) – lettore
il 10.01.09 alle ore 16:20 scrive:
La cosa non sorprende;ma vale la pena di sottolinearla.La maggior parte degli strenui difensori di Di Pietro cercano di difenderlo buttando la croce addosso a Berlusconi.Questo significa che non hanno veri argomenti per una solida difesa.Il loro comportamento equivale a dire:”Di Pietro sarà anche un disonesto;ma Berlusconi non lo è meno”.Come se questo contasse qualcosa! Di Pietro si difenda dalle SUE accuse come Berlusconi si è difeso e si difende dalle proprie.Le colpe di Berlusconi (se ci sono) non cancellano quelle di Di Pietro (se ci sono).Orfani di un PD (indagato) che va alla deriva,senza più un PRC (fuori dal Parlamento dalle ultime elezioni) si aggrappano a IDV con speranze di rivalse che,invece,non arriveranno. Non sarà Di Pietro a far cadere questo Governo e non sarà nemmeno il PD.In ogni caso,le prossime elezioni di riscontro saranno le Europee e,mi pare,le provinciali.Basta aspettare qualche mese per vedere a che punto i vari schieramenti saranno giunti!

108 Giorgio Rubiu (533) – lettore
il 10.01.09 alle ore 15:59 scrive:
#92PaK8.8 – Illusi, naturalmente. Ci vuole ben altro. Con il PD appannato, sotto inchiesta e senza nerbo, non è che si sono trasformati da comunisti in IdV. Si sono aggrappati a IdV perchè il PD no fa antiberlusconismo, che è la sola cosa che veramente vogliono. They don’t get it because they are not up to it! It is as simple as that. Have a good day. Giorgio

#107 spalella (1084) – lettore
il 10.01.09 alle ore 15:56 scrive:
Starà nelle stesse condizioni di tanti altri politici che non avendo mai lavorato un giorno in vita loro, al di fuori dei partiti, hanno comunque patrimoni immobiliari rilevanti. Non è questa l’inutilità e dannosità di Dipietro…..è ben

#106 LucaRubia (10) – lettore
il 10.01.09 alle ore 15:53 scrive:
Invece di attaccarlo su fumose ipotesi tutte da dimostrare e che se anche dimostrate rappresenterebbero armi deboli, visto che accusarlo di aver costruito abusivamente è una accusa ridicola in generale, ma comica se a farla è il Giornale di Berlusconni, bisogna attaccarlo sulla politica, sulla mancanza di figure professionali inadeguate nel partito, sulle scelte politiche, ecc. Il Giornale con i suoi linciaggi sul nulla, sarà un boomerang sui denti spaventosamente forte per il PDL. Purtroppo Di Pietro quasi certamente nella sua vita avrà importa che ad essere ambizioso nella disonestà si finisce l 90% bruciati, di conseguenza non avrà mai commesso niente di particolare, si sarà limitato alle piccolissime disonesta, non certo quelle grandi, quindi è inutile puntatane su accuse assurde. Forse l’ unica cosa reale è il capanno di legno illegale… già mi immagino Gasparri inchiodare al muro Di Pietro con la tremenda accusa di costruzione indebita di capanni di legno…

#105 ftax (27) – lettore
il 10.01.09 alle ore 15:44 scrive:
ahi, ahi… Mi sa che avete toccato un nervo scoperto ai signori IDV! Continuo a pensare che siano meglio quelli in conflitto d’interessi, di quelli in conflitto con se stessi…

#104 Francesco U. (885) – lettore
il 10.01.09 alle ore 15:43 scrive:
#96 andrea c e ti dirò di più! Kennedy lo ha fatto uccidere La Russa (non la Russia) e la guerra in Vietnam è stata iniziata perchè Mediaset voleva acquisire la tv nord-vietnamita senza spendere soldi. E indovina chi ha appoggiato l’ascesa di Hitler in Germania? Eppure avete un’età!

101 FrancoM (245) – lettore
il 10.01.09 alle ore 15:29 scrive:
Una osservazione: un affezionato ad ADP suggerisce di andare sul sito e fare una ricerca usando la parola chiave Laurea. Fatto, non viene fuori un tubo!!!! Seconda osservazione. La risposta a Feltri indica: “Ho oggi stesso disposto la modifica dello Statuto che ora prevede che tutte le finanze del partito e tutti i contributi elettorali (sia futuri che pregressi beninteso), siano gestiti non più dai soci originari che hanno dato vita al partito ma dall’intero Ufficio di Presidenza dell’Italia dei Valori che è composto da 7 persone, …” perbacco, da 3 a 7 ma, sembra, stessa zuppa. Poi, cosa vuol dire ho disposto, che chi fa e chi disfa nel partito è lui, ADP?
#100 Franco Molinari (1) – lettore
il 10.01.09 alle ore 15:29 scrive:
Quello che da tanti giorni leggo su ADP mi fa tanta rabbia. Italiani residenti, come avet potuto mettere un uomo cosí moralmente leggero a fare il ministro e il deputato? Mi rifiutai di andare a sentirlo quando venne a Stoccolma dopo Manipulite. Intuii già allora quanto marcio e quanta ipocrisia si potessero nscondere in lui. E poi quelle mani che agita semre prima dell’immancabile scoppio d’ira!?! Scavate, scavate, presto ci cadrà di peso nella fossa. f.to Ganzer

99 Francesco U. (885) – lettore
il 10.01.09 alle ore 15:27 scrive:
Il povero Zappone ha promesso (figuriamoci) a Feltri di ripulirsi. Io non ci credo a questo ravvedimento, ma di sicuro manderà in visibilio i poveri cristi con l’anello al naso che lo votano. Inoltre, se vuole ripulirsi significa che era sporco. Meditate gente, meditate.

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holden scrive:

Sono d’accordo, non si può dire che risponda in modo esaustivo.

Ma ciò che più mi interessa è il profilo politico: avendo fatto della trasparenza uno dei punti del suo programma, non avrebbe dovuto attendere l’inchiesta di Libero e del Giornale per modificare lo statuto dell’Associazione e del Partito.

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pinco pallino scrive:

Sig. Arturo, qui stiamo parlando del Caso Di Pietro, non del fatto che altri eventualmente fanno anche e di più. Qui si parla di un sapone venduto per il sapone che lava più bianco che bianco e che, a quanto risulta, in verita sembra sporcare.
Si parla di tecniche di arricchimento basate su aiuti ricevuti da persone sulle quali si sta indagando. Di concorsi per acquisire appartamenti,fatti da persone non ammesse alla vendita publica, in quanto funzionari. “L’analitica spiegazione fornita dallo stesso Di Pietro in una lettera a Libero” non è analitica per niente, perche già non risponde a tutti ed ogni argomento sollevato. Nel caso che Lei solleva, mi sembra che l’arricchimente sia la conseguenza d’idée commerciali, correttamente messe in pratica. Sono atteggiamenti ben diversi.

Seppoi Lei è un giornalista bravo e talentuoso si dia daffare e ci dimostri quanto è bravo, intanto si “goda” il seguito del lavoro, quasu esaustivo, di quelli che sembra non stimare. Che vuole fanni quel che possono. Buona lettura.

Pinco Pallino

Dal Giornale di Oggi.

Il vizietto, quando Tonino si faceva dar casa dai suoi inquisiti
di Filippo Facci
Antonio Di Pietro, verso la fine degli anni Ottanta, non aveva una fama stupenda. Certi suoi trascorsi l’avevano accompagnato sin lì. «Tu gli giri sempre intorno, ai politici, ma non li prendi mai» gli diceva per esempio Elio Veltri, che lo conobbe in quel periodo e che scriverà di lì a poco: «Confesso che qualche volta ho dei dubbi, perché nelle inchieste non arriva mai ai politici. I loro furti sono così evidenti e la loro certezza di impunità così sfacciata, che si fatica a pensare che non si possa incastrarli».
Le perplessità, condivise da molti cronisti giudiziari, erano legate perlopiù alla rumorosissima inchiesta sull’Atm (Azienda trasporti milanesi) di cui presidente era il democristiano Maurizio Prada e vicepresidente il socialista Sergio Radaelli. Tra le sigle di un libro mastro delle tangenti spiccavano in particolare «Riva» (che i più ricollegarono a Luciano Riva Cambrin, uomo di Prada) e poi «Radaelli» e «Rad» che era associato spesso a certo «Lupi» (che i più ricollegarono ad Attilio Lupi, uomo di Radaelli). Dunque Prada e Radaelli, pensarono tutti: si era profilato dunque il rischio che Di Pietro incontrasse di giorno gli amici che già frequentava la sera. Prada e Radaelli, infatti, facevano parte di un giro di frequentazioni ad ampio raggio (il sindaco Pillitteri, l’ex questore Improta, l’industriale Maggiorelli, il capo dei vigili Rea tra moltissimi altri) che aveva fatto tappa anche nella casa di Curno dell’allora magistrato, quella descritta nella puntata di ieri. Non mancava, ovviamente, l’industriale Giancarlo Gorrini e tantomeno «Dadone», ossia il costruttore Antonio D’Adamo: che fanno insieme, più di duecento milioni «prestito» beneficiato da Di Pietro. E son valori.
Morale: tre giorni dopo che l’impaziente Repubblica aveva esplicitato i nomi che tutti aspettavano (Prada e Radaelli) Di Pietro decise di stralciare le loro posizioni dalla sua inchiesta. La posizione di Radaelli, in particolare, sarà poi archiviata su richiesta di Di Pietro. Le responsabilità del cassiere socialista saranno appurate solo qualche anno dopo. Per farla breve: Di Pietro archiviò, ma Radaelli era colpevole.
Perché questo racconto? Per delineare, quantomeno, un conflitto d’interesse: proprio in quei giorni, quando il gip non aveva ancora accolto l’archiviazione chiesta da Di Pietro per Radaelli, l’allora magistrato ebbe a disposizione un appartamento concesso a equo canone dal Fondo pensioni Cariplo per 234 mila lire il mese, comprese le spese di ristrutturazione: questo in Via Andegari, dietro Piazza della Scala. Un sogno. L’ex sindaco Paolo Pillitteri ha raccontato che Di Pietro si rivolse dapprima a lui, senza successo, ma che gli consigliò di chiedere a Radaelli che allora era consigliere della Cariplo in predicato di vicepresidenza.
Di fatto andò così: il direttore della Cariplo ebbe la dritta per trovare casa a Di Pietro (non si sa ufficialmente da chi) e incaricò un funzionario di provvedere. Quest’ultimo accompagnò Di Pietro in via Andegari, e tutto bene. Venne preparato il contratto che poi venne chiuso in cassaforte. Come si dice: alla luce del sole.
I 20 milioni circa delle spese di ristrutturazione vennero ricaricati sull’equo canone, che salì da poco più di 100mila il mese a 234mila. L’assegnazione fu anomala a dir poco: non tanto perché venne ignorata ogni graduatoria d’attesa (nell’Italia dei favori è normale, anche se illecito) ma perché venne saltata di netto l’apposita commissione affittanze, che si limitò a ratificare una decisione calata dall’alto. Il rapporto è ancora lì, anche se non reca il nome del destinatario: è rimasto in bianco.
Parentesi: agli appartamenti del Fondo pensioni Cariplo, allora più di oggi, accedevano solo i raccomandati di ferro. Tra i magistrati, per dire, ne ebbe uno solo il procuratore generale della Repubblica Giulio Catelani. La maggior parte dei magistrati normali (quelli che non ritengono di dover pagare un affitto normale, cioè) a Milano sono raggruppati nelle case comunali di viale Montenero 8. Il Fondo pensioni, inoltre, è pubblico. È regolato con decreto del presidente della Repubblica. Insomma: fu un privilegio da signori concesso dalla Cariplo di Radaelli, grande miracolato dell’inchiesta Atm. È un fatto. Penalmente irrilevante, direbbe Di Pietro.
Quella dell’appartamento è una vecchia polemica. Di fronte alle prime malizie, nel luglio 1993, il procuratore capo Borrelli replicò che al Tribunale di Milano esisteva un ufficio che procurava case «ai magistrati che vengono da fuori». Tale ufficio risulta inesistente, e vi è comunque da escludere che fosse adibito a trovar casa ai figli dei magistrati: difatti in via Andegari c’era andato a stare Cristiano Di Pietro, e questo nonostante il contratto vietasse tassativamente qualsiasi tipo di subaffitto. Il magistrato risiedeva appunto a Curno e nel bilocale dormiva solo ogni tanto, quando non tornava dalla moglie o quando non preferiva la pur disponibile garçonnière di D’Adamo, distante poche centinaia di metri. In sostanza, Di Pietro aveva tre case.
La sua difesa, nella circostanza, è stata davvero goffa. «Radaelli», disse in un libro, «non c’entra nulla nella storia della casa… è abitudine, qui alla Procura, che quando viene un nuovo magistrato gli si cerchi una casa». Falso, come visto: Di Pietro ufficialmente stava a Curno. Di seguito ammise di essersi rivolto a Pillitteri e poi alla Cariplo (senza menzionare Radaelli) ma per una casa dove potesse abitare il figlio: «A diciotto anni decisi di prendergli una casa, non potendola comprare». Strano anche questo: proprio in quel periodo si era fatto «prestare» i famosi cento milioni dall’ex inquisito Giancarlo Gorrini sempre per comprare una casa al figlio: Di Pietro l’ha messo a verbale. Difatti la comprò: un lotto a mutuo agevolato a Curno (accanto alla sua, in via Lungobrembo) per centocinquanta milioni in contanti, mai passati per banca: alla luce del sole anche questo. In sintesi, le case sono quattro. Una, a Curno, la pagava la moglie, perlomeno allora. Un’altra, in via Andegari, la pagava la Cariplo di Radaelli. Un’altra ancora, utilizzata da altri come rifugio per scappatelle, era la garçonnière di via Agnello 5, con entrata anche da via Santa Radegonda 8, sopra la Edilgest di Antonio D’Adamo: quaranta metri quadri al sesto piano, all’interno di una torretta piazzata in mezzo a un terrazzone con vista sul Duomo. All’interno, una boiserie rivestita in legno, camera da letto, soggiornino e zona pranzo semicircolare. D’Adamo è l’ex inquisito che «prestò» a Di Pietro altri cento milioni, oltreché elargirgli vestiti alla boutique Tincati di corso Buenos Aires, un telefono, una Lancia Dedra e altri infiniti privilegi della D’Adamo card. Aggiungiamo (e fanno cinque) la disponibilità di una suite al residence Mayfair di via Sicilia 183, Roma, dietro via Veneto: roba da cinque o sei milioni al mese pagati da D’Adamo che staccava assegni anche per i relativi biglietti aerei Milano-Roma-Milano (una quindicina) acquistati all’agenzia Gulliver di via San Giovanni sul Muro.
«La Cariplo», si legge in un vecchio memoriale di Antonio Di Pietro, «ha reso pubblico, con il mio consenso, l’entità effettiva del canone, a dimostrazione della falsità delle accuse di favoritismo». E queste sono balle spaziali. I dati sull’appartamento, in realtà, sono noti solo perché tre giornalisti (lo scrivente tra questi) ci scavarono per mesi. Non fu certo Di Pietro a rendere noto lo schedario degli immobili Cariplo a pagina 531: contratto intestato a Di Pietro Antonio, 65 metri quadri calpestabili (70 commerciali), 230 metri cubi a un canone annuo di 2.817.039, ossia 234.753 il mese. Infine: non è mai stato chiaro perché Di Pietro, se tutto era davvero lecito o normale, non appena la storia prese a circolare abbandonò l’appartamento in fretta e furia. Per usare il gergo del suo amico Travaglio: come un ladro.
(2. Fine)

Caso Napoli, Di Pietro davanti ai pm

di Gian Marco Chiocci
di Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica

Indietro tutta. Cominciamo dalla fine. Di Pietro ha deciso di presentarsi in procura a Napoli per «fornire testimonianza», spiega, sull’appaltopoli partenopea. E non è finita: venerdì ha cambiato statuto all’Idv. «Si ripulisce», scrive Libero, quotidiano al quale l’ex pm ieri ha inviato copia dell’atto notarile con cui la gestione dei rimborsi elettorali dell’Idv viene assegnata non più alla triade formata da Tonino, sua moglie e la Mura, ma all’ufficio di presidenza, finalmente composto da sette persone. Eppure l’aver riparato a una delle anomalie che il Giornale da più tempo metteva in evidenza non gli impedisce di attaccare ancora questo quotidiano. E di definirsi vittima di un’«azione criminale portata avanti scientificamente da persone e mass media di proprietà del presidente del Consiglio Berlusconi».
Davvero curioso che da un lato Di Pietro lanci violenti strali contro il Giornale e dall’altro, pur eludendo le domande che gli sono state poste, finisca per dimostrare con i fatti che erano, per dirla alla sua maniera, azzeccate. Cominciando da quelle intercettazioni tra suo figlio Cristiano e l’ex provveditore alle opere pubbliche di Campania e Molise Mario Mautone. Minacce di querele, smentite, e poi quando saltano fuori le trascrizioni ecco che il leader Idv prende le distanze dal delfino: «Niente di penalmente rilevante, ma Cristiano ha sbagliato». Seguono dimissioni dal partito del giovane Di Pietro (che mantiene la poltrona di consigliere provinciale) e nuove versioni difensive «locali» del papà, che per esempio al quotidiano Primo piano Molise sulla vicenda di Cristiano dichiara: «Si è occupato del suo Molise, magari facessero tutti così».
Stessa storia sulla fuga di notizie. Cristiano nell’estate del 2007 smette da un momento all’altro di parlare con Mautone al telefono, Di Pietro, allora ministro, trasferisce l’ex provveditore e, scrive la Dia, «fa una riunione politica dove chiede ai suoi collaboratori di tenere fuori il figlio poiché “ritenuto troppo esposto”». Per gli inquirenti la presunta fuga di notizie è un «episodio inquietante». E qualche dubbio lo sollevano pure le dichiarazioni di Di Pietro che, prendendo le distanze da Mautone, pensa bene di spiegare di averlo trasferito apposta, appena avute le «prime avvisaglie» dell’inchiesta. Chi gliel’aveva date quelle avvisaglie su un’indagine, quella sugli appalti napoletani, all’epoca in pieno svolgimento e assolutamente riservata? Finora Di Pietro ha risposto come suo solito annunciando querele, e sostenendo di aver «appreso dalle agenzie di stampa», che naturalmente di quell’indagine nell’estate 2007 non avevano mai fatto cenno. Avevamo anche chiesto chiarezza sui suoi rapporti con Mautone, dal quale lui ha preso le distanze dopo l’arresto ma che ancora a dicembre 2007 trattava con familiarità a un convegno, definendolo «il mio direttore generale che ha tanta pazienza da venire appresso a me». E anche qui, invece di chiarire, Di Pietro ha replicato minacciando querele.
Eppure adesso, dal suo blog e dalle colonne di Libero, Di Pietro annuncia che la prossima settimana andrà a Napoli a parlare con i magistrati della Dda «per fornire loro la mia testimonianza di cittadino, di parlamentare e di ex ministro delle Infrastrutture». Buon ultimo. Francesco Rutelli, come Di Pietro tirato in ballo indirettamente dalle intercettazioni (ma sul quale non ci sono dubbi su fughe di notizia di sorta), aveva voluto essere ascoltato dai magistrati il giorno stesso della pubblicazione dell’ordinanza, precipitandosi a Napoli per spiegare la sua posizione. C’è da ricordare che i pm, interrogando Mautone, avevano glissato quando l’ex provveditore stava accennando ai motivi del suo trasferimento ordinato dall’ex ministro: «Non ci interessa». E a Panorama che domandava a Mautone «che cosa le hanno chiesto i pm su Di Pietro» il funzionario ha risposto: «Non mi è stata fatta alcuna domanda sull’argomento».
L’ultima retromarcia di Di Pietro, appunto, è sulla struttura del suo partito e sulla gestione dei finanziamenti e dei rimborsi elettorali. Il Giornale per primo ha rimarcato quella anomala dicotomia, che vedeva accanto al «Movimento Italia dei valori» un’«Associazione Italia dei valori» dove i soci erano solo tre (l’ex pm, sua moglie e la tesoriera Silvana Mura) e dettavano legge per tutti, visto che Di Pietro aveva mantenuto per sé i poteri statutari. L’associazione tra l’altro introitava i rimborsi elettorali per conto dell’Idv (20 milioni di euro, soldi pubblici) e certificava i rendiconti. Lo abbiamo scritto, Libero ci ha dato ragione, e Di Pietro ha dato ragione a Libero. Chissà perché, però, il Giornale sarebbe parte di – parole sue – un’«associazione a delinquere vera e propria che opera nell’ottica di un unico disegno criminoso» e utilizza «soprattutto l’arma della denigrazione e della disinformazione». Questo per aver messo in evidenza una serie di punti sui quali, nei fatti, Di Pietro ha finito per darci ragione, seppure per «interposta testata».

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