GIOVINEZZA, GIOVINEZZA ROSSA LA TRIONFERA’. E NOI FAREM COME PAPA’ E MAMMA’ RIPETENDO A PAPPAGALLO QUEL CHE UN VECCHIO IMBECILLE GRIDA NELL’ALTOPARLANTE. CHE DELUSIONE UNA RIVOLUZIONE SENZA EMOZIONE, CHE PECCATO NON SAPERNE FARE UNA VERA IN NOME DELLA CULTURA RIACCIUFFATA.

31 ottobre 2008

Ma com’è vecchia quella piazza piena di giovani
di Paolo Guzzanti

Stessi slogan superati, stessi riti scopiazzati ma il ’68 portava il nuovo non il vuoto di oggi

Se c’è una cosa sicura che la storia insegna, è che la storia non insegna niente e in particolare non si ripete e se per caso si ripete, si ripete per caso. Dunque questo «ritorno alla piazza» è fasullo. È reducismo, è «farem come la Russia, farem come Lenìn» riciclato in «E noi farem come papà e noi farem come i nostri fratelli e zii». Tali e quali, stessi slogan, stessa apparecchiatura scopiazzate e dunque misera, posticcia. Quando ho sentito a piazza Navona un imbecille urlare: «Gelmini vieni a pesca con noi ci manca il verme», uno degli slogan più idioti che girino da quarant’anni, mi sono cascate le braccia.

Quando ho udito queste voci stanche, da imbonitori di Pinocchio, da piccoli Mangiafuoco della sommossa, ho pensato che questo Paese è irrimediabile, irriformabile, non curabile. È vero, quarant’anni fa ero nelle piazze anch’io, benché un po’ grandicello: il mio ’68 era quello di uno di 28 anni, ma devo dire che allora tutto era diverso. Io, che non sono stato comunista neanche cinque minuti in tutta la mia vita (diversamente da quel che qualche bel tomo ha detto), allora ero testimone di uno stravolgimento epocale. Un mondo ottocentesco colava a picco e ne emergeva uno confuso, disastroso, poetico, gioioso, demenziale, creativo, incredibile ma più che altro nuovo.

Oggi vedo un ciarpame di vecchiume, di arsenico e vecchi merletti che puzzano di muffa, mentre si configura una cosa che col Sessantotto non ha nulla a che fare: e cioè la ribellione di strada contro il Parlamento, contro le leggi, contro la democrazia parlamentare. Io sono un fanatico democratico parlamentare: scrissi ai tempi dei «girotondi» che i girotondini, fosse stato per me, li avrei fatti caricare da squadroni di carabinieri a cavallo a sciabola piatta come fummo caricati noi dai fratelli D’Inzeo a Porta San Paolo nel 1960 durante i fatti di luglio. I girotondino girotondavano minacciando il Parlamento, il tempio sacro della democrazia, il Luogo intoccabile e inviolabile che simboleggia il potere del popolo, il potere di chi vota, di chi è votato, di chi difende la Costituzione (sì, la voglio cambiare la Costituzione, ma con le armi della Costituzione e secondo le regole della Costituzione e finché c’è, viva la Costituzione e galera per chi attenta ad essa).

I tumulti penosi, torbidi di piazza Navona si sono svolti assediando il Senato. Io non c’ero, ma oggi con YouTube è difficile nascondere i fatti e abbiamo visto gruppi di studenti organizzati in squadre d’assalto e non mi sembravano affatto i fascisti, se ce ne fossero. E se ce n’erano, e se ci sono stati tumulti fascisti – che non ho visto – la condanna morale non sarebbe diversa. Quaranta anni fa si assistette come oggi al connubio fra destra e sinistra. Li chiamavano talvolta «nazimaoisti», anche se non c’erano né i nazisti né i maoisti. Ma c’era di tutto ed era un’insalata indigesta e ricca. Oggi si vedono studenti che fanno casino perché gli hanno detto che gli studenti devono fare casino e che quando la destra è al governo, non importa che sia stata votata dalla maggior parte degli italiani, ma bisogna impedirle di governare, e se fa una legge bisogna sollevare la piazza, creare incidenti, picchiare, far intervenire la polizia. Io ricordo le nostre paure prima del G8 di Genova nel 2001: tutti sapevamo che qualcuno voleva il morto e io e tanti altri implorammo il giovane governo Berlusconi di impedire che gli scontri avvenissero e che il morto ci scappasse. Tutto era chiaro e scritto e assistemmo a cose malvagie e orrende nelle caserme e sulle piazze, e il morto purtroppo ci scappò.

Tutto questo non deve accadere di nuovo, tutto questo va impedito a tutti i costi e in tutto questo la sinistra che vuole essere democratica, quella di Veltroni, ha enormi responsabilità perché anziché cavalcare il gatto selvaggio dovrebbe fermare tutto, dare lezioni di democrazia, fare quel che fa Obama, visto che la sinistra ama Obama, e comportarsi e agire secondo stretta legalità. Invece il moto di piazza,la baruffa e la mistica – quella sì fascista – di «giovinezza rossa la trionferà» stanno rendendo il fronte dell’istruzione italiana un fango, una vergogna, una pena, una miseria di cui arrossire. Ragazzi e ragazze se ne vanno per le strade spinti da stupidi maestri e comprensibili voglie di esserci, di ricordare, di cantare, di ascoltare il proprio cuore battere in petto per l’emozione. Tutto ciò è strumentale, è ipocrita, è puerile, è sfruttamento dell’innocenza dei giovani, è lenocinio intellettuale.

28 Commenti a “GIOVINEZZA, GIOVINEZZA ROSSA LA TRIONFERA’. E NOI FAREM COME PAPA’ E MAMMA’ RIPETENDO A PAPPAGALLO QUEL CHE UN VECCHIO IMBECILLE GRIDA NELL’ALTOPARLANTE. CHE DELUSIONE UNA RIVOLUZIONE SENZA EMOZIONE, CHE PECCATO NON SAPERNE FARE UNA VERA IN NOME DELLA CULTURA RIACCIUFFATA.”

eruz scrive:

Un giovane

“….. rumoresque senum saeveriorum omnes unius aestimemus assis” Calcoliamoli mezza cicca i rumori, le critiche dei vecchi brontoloni, potrebbero dire i giovani di adesso, i vecchi si son fatte le loro esperienze in gioventù, hanno avuto i loro entusiasmi e mo’ fanno la lagna. Furbi loro, inguaribili laudatores temporis acti, vogliono impedire a noi giovani le giuste e volute esperienze, che lagna, sono sempre degli inguaribili “lodatori” del tempo passato, ai miei tempi sì, tutto ciò che valido è accaduto nel passato, ai miei tempi un cazzo, sono la solita rottura di coglioni, loro si sono permessi tutto e il contrario di tutto, sessantottini e nello stesso tempo antisessantottini, e adesso ci tocca sorbire anche la loro lagna!!

Ps Ho svolto la funzione del coro nelle tragedie, ho prestato la mia voce ad un ipotetico giovane del 2010!!

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Uccio scrive:

Caro giovane, nel 68 c’ero anch’io; e le differeze con oggi sono profonde. Quali?
- In estrema sintesi, nel 68, ci picchiavamo, letteralmente, per la libertá. La libertá di dissentire, la libertá di comportarci diversamente dal preordinato, nel mio caso, la libertá di vivere una sessulitá “diversa”.
Era un casino, ma ogniuno di noi (o la maggioranza) era pronta allo scontro pur che uno potesse professare le sue idee, del cazzo che fossero.
- Gli scontri in piazza erano “scontri”, con una polizia che picchiava sodo, con la approvazione della “maggioranza silenziosa”.
- Se tornavi a casa con un’occhio nero dicendo : “me lo hanno fatto in piazza” era molto probabile che tuo padre ti facesse nero anche il secondo.
Mi permetto di raccontarti una storia, quasi tutti noi vecchi abbiamo questa stupida mania!
Eravamo in via XXSettembre, Genova, ad una manifestazione in congiunto con i “camalli” ovvero gli scaricatori portuali, motivo? non lo ricordo. Poteva nenissimo essere pura “voglia di fare casino”.
Un mio compagno é stato riconosciuto da un camallo quale figlio di un suo collega. Ne é seguita una pestata madornale e imposizione di rientro immediato a casa. Ovviamente, il pestatore, si é infilato nel primo bar disponibile, ti ricordo che i telefonini nemmeno ce li immaginavamo, ed ha avvertito il genitore. Al rientro a casa, il mio compagno, si é visto e sentito, ripassare i lividi dal solerte papá.

Sfortunatamente, varie di quelle libertá per le quali mi ero battuto, le ho vistste svanire, anche per colpa nostra, che cresciuti, ci siamo integrati e dedicati al lavoro, o, forse, all’accumulo di soldi.
Poi, come genitori, spesso abbiamo sbagliato tutto; con quella storia di essere “amico del figlio”. Il figlio non ha bisogno in un’amico, se li trova in strada, ha bisogno di una guida e di un’appoggio, persistente e solido nei suoi atteggiamenti e decisioni.
Invece: maglioncini firmati, appoggio acritico, copmrensione pelosa… insomma, tutto basta che non mi rompi i coglioni.

Oggi:
- state manifestando contro decisioni giá prese dai rappresentanti liberamente eletti dalla maggioranza. Benissimo, non saró certo io a sostenetre che é sbagliato il farlo. A volte, dalle manifestazioni, nascono idee geniali.
- temo che stiate manifestando senza avere una informazione completa ed esauriente sull’argomento. Ma non importa; anche io andavo a fare casino in piazza, spesso, senza sapere il perché.
- le vostre manifestazioni, sfortunatamente, ledono profondamente la libertá di altri. E, questo, é improponibile.
- le vostre manifestazioni tendono a diventare violente, spesso verso la proprietá di terzi totalmente estranei ai fatti. Anche questo é improponibile. Noi ci scontravamo, ma ci scontravano con la polizia, che a quei tempi rappresentava uno stato che ci voleva zittire. Con ogni mezzo. Oggi non mi pare proprio che lo stato vi voglia zittire.
- le vostre manifestazioni sono cavalcate da vari partiti politici che, a mio parere, le strumentalizzano a fini puramente elettorali; quando va bene, a fini di potere, quando va male.

Per uiltimo, ti chiedo: cosa hai in comune con un decano, della mia etá, che non ha mai pubblicato una ricerca degna di nota, che, quando cerchi di contattarlo, ti mette in lista di attea per mesi, che, avendo necessitá di un associato, assume un suo parente o il figlio di un suo collega, piuttosto che il migliore dei giovani laureati disponibili?
Perché manifestare per salvargli il culo?
Ma, forse, sono troppo vecchio e non capisco piú un cazzo. Puó essere, aspetteró per vedere come finisce; speriamo non troppo male.

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LeBarricate scrive:

Sen. Guzzanti,
Mi è capitato di leggere questo suo Articolo, dopo tanto tempo che non la leggevo più a causa di divergenti opinioni su un fatto che La toccava da vicino anche se non la riguardava in prima persona, per il quale Lei aveva scelto una linea che io non condividevo affatto. Glie lo scrissi anche sul suo blog. Ma che non la condividessi io non è poi così importante..
Ritrovo invece in questo Suo Articolo il Guzzanti che mi era sempre piaciuto. Ha ragione, i nuovi giovani Mangiafuoco che si fanno intervistare paonazzi, fanno davvero tristezza, come del resto tutta la nuova classe politica di sinistra, a cominciare da quella signorina eletta al parlamento al posto di DeMita, che somiglia tanto nell’accento e nelle argomentazioni a quella brava comica siciliana di Zelig di cui non ricordo il nome.
Cordialmente.

Gaetano

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GB scrive:

Caro Guzzanti,

in un post precedente, lei sosteneva che questa protesta è irrazionale, come tutte le proteste di tutti i tempi. Quando togli alla gente quel poco che ha, la gente s’incazza. I giovani s’incazzano per primi, perché si ribellano instintivamente alle ingiustizie. È vero: lo fanno con spontaneità e intolleranza, senza analisi e calcoli. Ma capiscono sempre la sostanza della questione. Quello che sta succendendo in questi giorni in Italia è molto diverso dal 68, se non altro perché quella era la voglia di cambiamento di una parte di società giovane e ricca, questo invece è il grido disperato di chi vede nero e non vuole rassegnarsi al peggio. La consapevolezza che stiamo andando verso un periodo di scontri sociali durissimi è diffusa e trasversale agli schieramenti politici. Chi può, si è già messo in salvo. Comunque sia: è in gioco il futuro di tutti, e il futuro non si affronta con le categorie di un passato che non passa.

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particonus scrive:

Il problema è che sono troppo morbidi questi manifestanti e non fanno paura a nessuno. Sono troppo decorosi e miti. Questo forse è quello che fa più rabbia, a chi è contro le manifestazioni, ancor di più della manifestazione stessa.

Giorgio

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Scirocco scrive:

Bene. Ancora con il sessantotto (ora sì, che gallina vecchia fa buon brodo), ma stavolta la minestra è priva di quei grani di pepe indigesti sulle ottusità e inabilità del governo.
Visto, si stampi.

Ps: Ma il Parlamento per la cui incolumità lei trepida, assediato com’era da maestre e ragazzotti, e che qui scrive maiuscolo, è quello stesso parlamento che tre settimane fa leggevo popolato da pecore e scimmie ammaestrate, e scritto in minuscolo? sarà mica che anche quelli che lo assediavano, l’hanno fatto perché lo chiedono libero (da subordinazioni al governo) e sovrano?
Pps: La destra è al governo, ed ha una solida maggioranza in parlamento (pur composta da pecore e scimmie ammaestrate, leggevo tre settimane fa). Ma debbo farle presente che non è stata votata dalla maggior parte degli italiani, come dice lei. E’ stata votata da una maggioranza relativa di italiani (47% degli elettori), che in virtù di un generoso premio di maggioranza è diventata appunto maggioranza assoluta in parlamento.

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Massimo Maffei scrive:

[...] ma stavolta la minestra è priva di quei grani di pepe indigesti sulle ottusità e inabilità del governo.
Visto, si stampi.

Caro Giu,
mi sbaglio o di pecore e scimmie leggesti sul Giornale ?
O forse eri concentrato sull’avvertimento mafioso che l’accompagnava (l’inaccettabile riferimento all’a) ?

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Ruggero scrive:

Caro Paolo,

se mi permette vorrei porLe qualche dato per costruirne una discussione. Mi scuso in anticipo se il post è corposo, ma credo che sia necessario per presentare il panorama elettorale.

Comincio da ricordarLe che la destra al governo non è stata, come Lei dice nel suo articolo, votata dalla maggior parte degli italiani (nessuno ha più del 50% dei voti). Ma capisco il senso in cui Lei ha usato quella frase, e non credo che abbia voluto nascondere il dato. E’ comunque bene ricordare che la legge era chiara e sta governando (giustamente) chi ha vinto.

Comunque vorrei invitare Lei e gli altri lettori del blog a riflettere sul coinvoglimento dei giovani in politica, dati alla mano.

Nel 2006, dopo cinque anni con i governi Berlusconi II e III, i giovani (per giovani intendo chi votava alla Camera ma non poteva votare al Senato) pendevano visibilmente a sinistra. Vediamo perché.

Al Senato Berlusconi prese 17.153.978 voti e Prodi 16.725.401, su un totale di 34.162.615 voti validi.
Alla Camera Berlusconi prese 18.977.843 voti e Prodi 19.002.598, su un tot di 38.153.343 voti validi.
(al Senato, Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige sono assenti per via del diverso sistema elettorale, alla Camera la sola Valle d’Aosta è assente).
Per paragonare i due risultati devo scorporare i voti del Trentino alla Camera, 226.380 per Berlusconi e 397.348 per Prodi, su 640.911 voti validi.
Dopo lo scorporo alla Camera Berlusconi prese 18.751.463 voti, Prodi 18.605.250, su un totale di 37.512.432.

Cominciamo una breve analisi. Assumiamo (almeno per semplicità), che chi abbia votato Berlusconi o Prodi alla Camera lo abbia fatto anche al Senato, e tralasciamo schede bianche, nulle e formazioni minori (chiaramente assumiamo anche che non ci siano stati brogli); la sostanza anche dopo queste assunzioni rimane invariata.

Alla camera hanno votato 3.349.817 persone in più, che presumibilmente sono i giovani tra i 18 e i 25 anni. Di questi, 1.879.062 hanno votato per Prodi, mentre 1.597.485 per Berlusconi. La percentuale è 47,69% per Berlusconi, e 56,09% per Prodi. Paragonando queste percentuali con quelle al Senato, rispettivamente 50,21% e 48,96% per Prodi, appare chiarissimo come il voto giovane sia stato palesemente più a favore di Prodi a scapito di Berlusconi.
Si va da un vantaggio del 1,25% di Berlusconi al Senato ad uno svantaggio addirittura del 8,4% nel voto giovane.
C’è stato uno spostamento nei giovani del 9,65% verso Prodi rispetto alla media nazionale degli over 25.
Motivi? Tanti; se ne può magari discutere in questo post.

Ora facciamo lo stesso per le elezioni del 2008.
Senato, Berlusconi 15.507.548 con il 47,32%, Veltroni 12.456.444 con il 38,01%, voti validi 32.771.227.
Camera, Berlusconi 17.064.314 con il 46.81%, Veltroni 13.686.501 con il 37.55%, voti validi 36.452.286.
Giovani, 3.681.059 voti validi. Qui il discorso si fa più complicato per via del “voto utile”.
Comunque Berlusconi ha preso 1.556.766 in più alla Camera che al Senato, e Veltroni 1.230.057 in più alla Camera che al Senato.
Qui non si può assumere che le persone abbiano votato per lo stesso partito perché chiaramente non è vero, anzi è ovvio che alla Camera i voti si siano dispersi più che al Senato (infatti le rispettive percentuali sono scese).
Ma si può fare un controllo di consistenza.
La percentuale relativa è diminuita alla camera dello 1,01% per Berlusconi e dello stesso 1,01% per Veltroni. Quindi anche il rapporto relativo tra le due coalizioni rimane invariato, infatti Berlusconi ha preso il 24,49% in più di Veltroni al Senato e il 24,66% in più alla Camera. Sembra quindi, a meno di qualche assurda coincidenza statistica, che
non c’è stato alcuno spostamento dei giovani da Veltroni verso Berlusconi o viceversa (come invece accadde nel 2006 verso Prodi);
sembra infatti che i giovani si siano divisi piuttosto uniformemente, mantenendo equa la bilancia Berlusconi-Veltroni.

Questo vuol dire che chi è al governo non viene penalizzato in genere, ma che quando c’è stato Berlusconi, i giovani erano contro di lui (o a favore di Prodi), mentre quando al governo c’è stato Prodi (anche se per meno tempo), i giovani si sono divisi equamente tra Berlusconi e Veltroni, seguendo la divisione intrinseca nazionale. Secondo me questo deve far riflettere.

Ma in conclusione, con tutti questi numeri, che cosa è che Le sto dicendo?

Quello che Le sto dicendo è che mostrare i denti a questi giovani, non solo è sbagliato, ma è anche controproducente.

Sbagliato, perché a me piacerebbe vedere, da un Parlamento che almeno sulla carta ha una maggioranza così salda, non un pugno di ferro ma una discussione aperta; e aperta non solo all’opposizione, ma pittosto al popolo tutto.
Affrontare un tema del genere in decreto, con una discussione parlamentare quasi assente, è umiliante per tutti, dagli studenti al Parlamento.
Perché non si è cominciato a parlare, magari nella televisione pubblica, di cosa sarebbe dovuto cambiare e come?
Perché non si sono ascoltati questi studenti, che magari la riforma la vogliono pure, ma la vorrebbero capire e discutere invece di trovarsi un muro davanti?
E solo “dopo” non si è scritto il dl?

Controproducente, perché trattare in questo modo rocambolesco e frettoloso scuola e ricerca, con questa mannaia dei tagli che non si capisce se c’è o non c’è, semina proprio quel panico e ansia che il Presidente del Consiglio a parole vorrebbe evitare. E questo genera malcontento che poi cresce e si paga elettoralmente, così come lo si è pagato nel 2006.
Perché infatti agire così, in quattro e quattrotto e con la strategia della fermezza (neanche fosse il caso Moro), con un decreto approvato al volo e con il ministro Gelmini che annuncia dal balcone: “Tra una settimana il provvedimento sull’università”? Questo genera solo, se mi permette, le incazzature degli studenti, anche di quelli bravi. Di tutto si può parlare poi, ma che almeno si parli, non si stia lì solo a dettar legge.

Sa cos’è Senatore, e concludo, a me questa riforma non sembra infondata o sbagliata in principio, ma vorrei capirla meglio; e quando si vede questa fretta e questa poca disponibilità a parlare di riforme di cui la gente non capisce neanche bene l’effetto, ma l’unica cosa che appare loro chiara è la fermezza e la velocità del Governo, ti viene anche il dubbio che forse il Governo/Parlamento spera di far passare i tagli e chiudere la discussione in fretta e furia, ché tanto la settimana prossima si parlerà di qualcos’altro.
Magari di federalismo, legge elettorale o finanziaria.
E i giovani coveranno odio. Quando invece molti vorrebbero costruire sul serio.

Non sarebbe il caso che qualcuno sfrutti la voglia di cambiare e di discutere di questi giovani, che hanno di fronte a loro un panorama negativo e tristi prospettive sul futuro, e che di certo sono a conoscenza che l’Italia vada cambiata?

Grazie dell’attenzione,
Ruggero

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Buson scrive:

Sa cos’è Senatore, e concludo, a me questa riforma non sembra infondata o sbagliata in principio, ma vorrei capirla meglio; e quando si vede questa fretta e questa poca disponibilità a parlare di riforme di cui la gente non capisce neanche bene l’effetto, ma l’unica cosa che appare loro chiara è la fermezza e la velocità del Governo, ti viene anche il dubbio che forse il Governo/Parlamento spera di far passare i tagli e chiudere la discussione in fretta e furia, ché tanto la settimana prossima si parlerà di qualcos’altro.
Magari di federalismo, legge elettorale o finanziaria.
E i giovani coveranno odio. Quando invece molti vorrebbero costruire sul serio.

Vede Ruggero, il Governo interviene da parecchie settimane per spiegare i contenuti della riforma, il Ministro ha anche avuto incontri con le organizzazini studentesche.
Ciononostante ancora c’è gente che solleva il problema del maestro unico che deve insegnare inglese (problema che non c’è) e che di fronte alla rettifica sgrana tanto d’occhi (come un’insegnante da Santoro), ancora c’è chi fa credere che le scuole dei piccoli centri con meno di tot alunni verranno chiuse (Veltroni), o che continua a spacciare la favola della scuola elementare italiana che eccelle (ministro ombra).
E ad ogni dibattito o dichiarazione c’è il reset e si ricomincia sempre da capo.

Lei dialogherebbe in queste condizioni? Qui c’è la malafede, la strumentalizzazione, volta a preservare situazioni tanto di comodo quanto deleterie. C’è gente che sente che sta perdendo privilegi e si dibatte furiosamente pur di evitarlo, usando tralaltro qualsiasi mezzo (inutile elencare di nuovo i vari abissi di squallore toccati dalle proteste).
La Gelmini si scontra contro una forza di opposizione reazionaria che farebbe tremare qualsiasi governo (lei sembra minimizzare), una massa che nessuno in decenni è stato capace di spostare. La maniera in cui lo fa le sembrerà pure frettolosa, ma il fatto è che la scuola italiana è infetta da una tale malattia che finanche un intervento distruttivo risulterebbe utile.

Riguardo al discorso sui giovani, mi permetto di mettere una pulce: ma chi lo dice che i provvedimenti di questi giorni siano a danno dei giovani? Ma, soprattutto, chi dice che tali provvedimenti siano pure invisi (dato che parliamo di consenso elettorale) ai giovani?
Magari oltre a non essere vera la prima cosa, non è vera nemmeno la seconda. Basti vedere l’anagrafe e i privilegi delle fasce che agitano la protesta e che manovrano i ragazzi. Molti dei giovani in piazza manifestano praticamente contro se stessi.

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Malombra scrive:

Buson, il suo intervento ha un senso antifrastico? Vero?!

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Buson scrive:

Tutto l’intervento antifrastico? No no.

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Ruggero scrive:

Caro Buson,

mi scuso, ma non l’ho mica capita.
Tanto per chiarire il mio pensiero io intendo che per la pubblica istruzione non sarebbe male avere un progetto di discussione con studenti e mondo accademico che arrivi “prima” del dl, non dopo con conferenze stampa per spiegarsi. Non per forza con l’opposizione, ma almeno con il mondo scolastico.
I numeri di questo governo sono tali che converrebbe anche iniziare con una collaborazione, se poi non funziona si può sempre imporre la volontà della maggioranza.
Ma il fare tutto alla prendere o lasciare, e poi ovviamente prendere a colpi di maggioranza, non mi sembra una buona idea, in generale. Lo ripeto, mi da l’idea che dietro ci siano tanti tagli mascherati e che la fretta ne sia un sintomo.

Grazie,
Ruggero

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particonus scrive:

Onorevole, lei parla nel suo articolo di democrazia ma me lo dice se conosce una maniera più leggittima della piazza per cementare la democrazia. Lei è una persona coltissima e non so come non dirle cose banali che lei straconosce e quindi sa che la Democrazia è il governo del popolo. Lei potrebbe dirmi: “ma il popolo ha scelto questo governo”. E’ vero, anche se sarebbe stato bello che il popolo avesse potuto scegliere anche i deputati e non solo i leader. Detto questo non è che un governo può fare quel che vuole; deve confrontarsi continuamente e non deve mai smettere di esercitare la democrazia. Fatto sta, popolo influenzato o strumentalizzato se ne stanno muovendo milioni. E poi chi l’ha detto che il governo sta agendo secondo democrazia. E’ necessario che qualcuno controlli i manovratori se no non è più democrazia. In democrazia il governo rappresenta il popolo e se il popolo vuole che un governo faccia una cosa il governo lo deve fare se no non è all’altezza di rappresentare quel popolo. E’ normale secondo lei che non ci sia stato il benché minimo avvicinamento delle forze governative con le persone della manifestazione? E poi lei non perde occasione di dire che alla manifestazione c’è la sola partecipazione dei giovani della sinistra. Sa che non è vero! La presenza dei gruppi di destra c’è stata ed è stata documentata ed erano sicuramente equipaggiati da tricolori arrotolati utilizzati a mo’ di mazze. Come mai avevano i caschi con sè? Mi creda io non sopporto gli estremisti in genere e quindi non sopporto nè i neofascisti nè questi comunistacci; entrambi sono ridicoli. Ma per fortuna questa manifestazione, a mio parere, non è nè di destra, nè di sinistra ma se fosse di sinistra allora sono in tanti!!
Cordialmente

Giorgio

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Patton scrive:

Gli “zero-ottini” sono miti come tutti i plagiati, come tutti i “mandati”.

Mi fanno pena, non rabbia. Proprio perché nessuno di loro ha la rabbia
e il coraggio di spaccar la faccia al loro mandante, cioè al “mito” del 68.

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FIORENZO scrive:

SESSANTOTTINO IN PIAZZA, MA MANDO I MIEI FIGLI ALL’UNIVERSITA’ NEGLI USA ACQUISTANDO CASA.

VELTROMARX. MINCHIA! COME ODIO L’AMERICA!
Se nelle migliaia di post ricercate quelli che riguardano i Sindacalisti vi siate accorti che da anni scrivo che il SINDACATO E’ MORTO, meglio dire il significato di sindacare da parte degli ” uomini ” che lo compongono di cui dei lavoratori non gliene frega niente, vero che sono rappresentano il Sindacato, ma quale cittadino lavoratore o pensionato, li abbia eletti Democraticamente? Si nota che in alcuni Politici che una volta avuto lo scranno, vanno a fare i sessantottini in strada come le battone contro la Legge Gelmini, poi come un incanto da Alice del Paese delle meraviglie, vanno negli States, comprano case OK, iscrivono lì i figli nelle Università proprio in America la più odiata da questi Sindacalisti e Politici. Paradosso sentire un Weltromarx che poco ha lavorata, si permette tutto questo? Riflessione, io ho lavorato 43 anni (invio libretto a chi lo richiede) voi lettori pensionati almeno 35 allora, ditemi ce la fate ad arrivare fine mese? Vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera

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eruz scrive:

X Uccio

L’autodichiarato vecchio risponde alla voce del giovane, prestatagli da un falso giovane che conosce per esperienza diretta anche il mondo dei vecchi. Cosa dice l’autodichiarato vecchio? In fondo dice come era bello il passato, quello sì che era esistere veramente, la libertà, la libertà, anche quella sessuale, si usciva dal medio-evo. Il ricordo, la nostalgia, come dolore dell’anima agognante al ritorno, à la recherche du temps perdu rende tutto bello e fascinoso, ma i vecchi d’allora vedevano le stesse cose che ora lui vecchio vede, cioè a dire un mondo in prosa, perché alla sua visione manca il rimbombo della giovinezza. Oh inguaribili laudatores temporis acti!!!

Allora sì, allora sì che si facevano cose serie, allora sì che i ‘68 non erano ‘69!!
Ma il prestatore di voce, che allora sì, pur esso era un vero giovane, ma giovane e vecchio, perché vedeva la prosa e non la poesia di ciò che succedeva, guardava con disincanto l’attesa messianica di una palingenesi catartica rivoluzionaria e politico-liberatoria. C’erano quelli che ci credevano veramente e negli anni settanta coerentemente sono andati a finire male, c’erano quelli che facevano finta di crederci o si illudevano di crederci e adesso, sempre alla ricerca del piacere, dilettanti di sensazioni, vorrebbero essere convinti di aver partecipato ad un tempo mitico, ma forse è veramente mitico, perché fa parte della giovinezza e ha i contorni del ricordo.

Dice Uccio, autodichiaratosi vecchio, al giovane che parla con la voce di un non giovane e forse anche vecchio:

——————————-
“”- temo che stiate manifestando senza avere una informazione completa ed esauriente sull’argomento. Ma non importa; anche io andavo a fare casino in piazza, spesso, senza sapere il perché.
- le vostre manifestazioni, sfortunatamente, ledono profondamente la libertá di altri. E, questo, é improponibile.
- le vostre manifestazioni tendono a diventare violente, spesso verso la proprietá di terzi totalmente estranei ai fatti. Anche questo é improponibile. Noi ci scontravamo, ma ci scontravano con la polizia, che a quei tempi rappresentava uno stato che ci voleva zittire. Con ogni mezzo. Oggi non mi pare proprio che lo stato vi voglia zittire.
- le vostre manifestazioni sono cavalcate da vari partiti politici che, a mio parere, le strumentalizzano a fini puramente elettorali; quando va bene, a fini di potere, quando va male.”"
———————————————-

Ma, Signori miei, incredibile dictu, le stessssssssssssssissime cose diceva il vecchio nato nel 1908 al giovane nato nel 1948, naturalmente nel 1968!!

Quindi adesso Uccio, probabilmente nato nel 1948, fa la stessa lagna al giovane, nato nel’88, che fa la protesta e si rompe la testa nel 2008!!

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Radbod scrive:

A Guzzanti:

“…scrissi ai tempi dei «girotondi» che i girotondini, fosse stato per me, li avrei fatti caricare da squadroni di carabinieri a cavallo a sciabola piatta…” ;

“…I girotondino girotondavano minacciando il Parlamento…”:

ma non scherziamo, per favore! Dove e quando mai i girotondini hanno minacciato il Parlamento? Erano autorizzati dalla Questura, erano disarmati, non insultavano nessuno, non volevano certo rovesciare il Governo o l’ordine costituito…dov’era mai questa minaccia al Parlamento?

Guzzanti, visto anche il leit-motiv del “laudator temporis acti”, non è che mi sta diventando un po’ reazionario?
Di Cossiga ne basta uno in Italia…

Saluti

GUZZ – MA COME SI PERMETTE CARLO ASILI DI METTERE IN DUBBIO LA MIA PAROLA DI TESTIMONE E PROTAGONISTA= COME OSA? I GIROTONDINI CIRCONDAVANO IL PARLAMENTO INSULTANDO PESANTEMENTE DEPUTATI E SENATORI, CON ATTEGGIAMENTO EVERSIVO CONTRO LA COSTITUZIONE E CONTRO LA REPUBBLICA. NON OSARE MAI PIU’ METTERE IN DUBBIO I FATTI DI CUI RIFERISCO COME TESTIMONE4. PUOI DISSENTIRE SULLE IDEE, MA NON OSARE DARMI DEL BUGIARDO

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Uccio scrive:

X Eruz
Caro Eruz, mi scuserá se no seguo la sua scia filosofeggiano, non ne sono capace, mi hanno insegnato e programmato, ammettiamolo, per essere pragmatico.
- Il “buon tempo passato” é (sembra essere) sempre il migliore; incontestabile
- Ogni generazione ha sempre riscoperto la contestazione; vero (in parte).

Quello che io, modestamente, condanno delle attuali manifestazioni, per attuali intendasi degli ultimi 15 anni (come minimo), quello che condanno, dicevo, é l’aspetto violento e vessatorio.
A “quei tempi” pur non volendo (assumendo che la dichiarazione sia fondata) lo scontro con le forze dell’ordine era inevitabile; non oggi.
Oggi chiunque puó manifestare pacificamente a sostegno di qualunque tesi; se ci scappa lo scontro o danni a cose e persone é esclusivamente dovuto alla volontá dei manifestanti.
E di questo ne abbiamo avute moltissime prove nel corso degli ultimi anni.

Esistono poi partiti o movimenti politici che rinfocolano e cavalcano le manifestazioni; i risultati di questo comportamento li abbiamo giá sperimentati; e spesso non sono stati piacevoli.
Ogniuno, politici e manifestanti, prima o poi, dovranno assumere le proprie responsabilitá.

Per questo, raccomandarei (caldamente) ai giovani manifestanti (tutti) di mantenersi calmi, evitare di ledere le libertá altrui e tentare di non farsi strumentalizzare.

Per finire, é vero, sono nato nel 48 e temo sia anche vero che questi ultimi anni non hanno brillato per un’aumento del rispetto della esistenza altrui (libertá?) semmai il contrario; probabilmente come portato della scarsa educazione dei genitori e dei giovani che oggi stanno manifestando.

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Radbod scrive:

A Guzzanti:

mi dispiace e chiedo scusa (so fare anche questo, checchè si creda), la tua frase in proposito della minaccia al Parlamento era un po’ sibillina ed io non ero al corrente del fatto che i girotondini avessero anche insultato i deputati, i giornali all’epoca non diedero un gran peso a quest’ultima circostanza, mi sembra;

non intendevo certo darti del bugiardo, ci mancherebbe, ma solo far rilevare che è eccessivo invocare la sciabola contro i girotondini, cosa che comunque confermo, anche nel caso in questione che li vede come “offensori” del Parlamento:

se li si voleva punire bastava denunciarli a chi di dovere…

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William Farris scrive:

Nei primi ‘90 ero giovane liceale al Mamiani di Roma.

I romani del blog, e senza dubbio l’onorevole Guzzanti, sapranno che questo Classico è uno dei licei storici della capitale più cari alla sinistra parlamentare ed extraparlamentare – anche e soprattutto perché un nutrito numero di futuri intellettuali di quella parte politica sono nati e cresciuti lì.

In quel contesto ho partecipato, invero molto passivamente, alla c.d. “pantera” – che protestava contro la prima guerra in Iraq condotta dagli Stati Uniti (in quel caso il motivo addotto dal “Paese guida” era l’invasione del Kuwait/Q8, esecrata ufficialmente per motivi ben diversi da quelli che avevano mosso l’intervento militare, ovvero la più grande quantità di petrolio dell’intero Medio Oriente – in rapporto alle dimensioni dell’area).

Credo di aver perso ogni simpatia per la sinistra proprio in quel periodo.

Da “quartino”, come si usava definire lo studente iscritto al primo anno, litigai più di una volta per il fatto che non intendevo partecipare a manifestazioni di cui non comprendevo e condividevo appieno le motivazioni. Ricordo l’ira violenta dei “compagni” più grandi (II e III liceo), che pretendevano di costringere anche i non aderenti, alla partecipazione di massa ai blocchi stradali, ai picchettaggi e ad ogni forma di protesta di cui intendevano rendersi protagonisti, coinvolgendo ignari ragazzini. Paradossalmente, mi capitò di discutere persino con i professori, per il fatto che la presenza anche di un solo alunno all’interno dell’aula, nel periodo delle manifestazioni, gli impediva di allontanarsi dalla scuola – come avrebbero voluto.

In qualche occasione, allorquando avevo ritenuto giusta la protesta, mi sono ritrovato in mezzo a centinaia di studenti che gridavano slogan preconfezionati (del tipo “via via la Polizia”, “PS – SS”, “scendi giù scendi giù e combatti pure tu”, ed altri simili – gli stessi di oggi, insomma) e un paio di volte ho visto la testa del corteo, composta da pacifici ragazzi delle scuole, caricata dalle forze dell’ordine per colpa dei c.d. autonomi – poi divenuti black block – che, da dietro (molto coraggiosamente, aggiungerei), lanciavano sassi e bulloni all’indirizzo delle “guardie”, con il rischio di colpire gli stessi giovani protestanti. L’intervento della Mobile veniva poi stigmatizzato il giorno dopo, sui giornali di sinistra, enfatizzando la violenza della Polizia e l’uso barbaro che ne faceva il governo di turno – senza fare alcun accenno ai motivi che avevano scatenato determinate reazioni.

Non parliamo poi delle motivazioni delle proteste, nella gran parte dei casi rimaste incomprese e colpevolmente taciute, da parte degli organizzatori, agli stessi partecipanti; che compivano lo sbaglio di preferire il corteo all’aula di scuola, il microfono del giornalista all’interrogazione di matematica, l’effimera e fuggente notorietà della piazza alla stima di professori, genitori e compagni di classe, conquistata con vero sacrificio e vera dedizione.

Purtroppo ho analizzato e compreso certe verità troppo tardi.

Ora come allora, nulla e’ cambiato.
Strumentalizzazione studentesca, ignoranza galoppante, manipolazione dell’informazione (Piazza Navona docet), utilizzo di nomi e slogan sempre uguali (da cui la stessa Pantera, più volte riesumata, ed il “funerale della scuola e dell’Università’ ” – celebrato almeno 1000 volte); con un unico risultato certo, ovvero che quando questa ennesima protesta sarà terminata gli studenti avranno perso mesi e mesi di lezioni. E non solo quelli che avevano deciso “autonomamente” di protestare.

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Radbod scrive:

Ricordo personale ma sempre attuale:

quando nel lontano 90′ frequentavo il primo anno di Lettere Classiche a Cagliari e il movimento della “Pantera” occupava sia Lettere che Magistero (io no, preso com’ero, provenendo da Giurisprudenza, dall’entusiasmo di poter finalmente studiare a più non posso ciò che mi piaceva e di dimostrare ai miei e a me stesso che valevo), c’era un mio docente che definiva gli occupanti “tutti comunisti scansafatiche”:

lui che all’epoca in ben 18 anni di carriera universitaria aveva prodotto sì e no tre o quattro pubblicazioni e si limitava a svolgere le sue lezioncine, spesso miserrime (io invece, abituato a documentarmi da solo, divoravo tutti i libri della sua materia scritti da grandi studiosi francesi e tedeschi, del presente e del passato)!!

Lui che da quasi vent’anni (nel complesso l’ha fatto per circa 30) ripeteva ad anni alterni gli stessi IDENTICI corsi monografici!!

Questo signore – o meglio questa grandissima faccia di cazzo – pochi anni fa, attorno ai 60 anni, è andato in pensione anche con I MIEI SOLDI con la motivazione – così so da fonti ben informate – che ormai lui il suo compito l’aveva svolto e che “voleva dedicarsi al nipotino”!!

Se la riforma dell’Università vorrà significare innanzitutto cacciar via dagli Atenei questi poco o nullafacenti, che mandano avanti solo chi gli lecca il culo a sangue, allora ci sto!!

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Ruggero scrive:

Caro Carlo,
riguardo alla sua ultima frase, mi dice in che parte della riforma si dovrebbe dedurre che questi nullafacenti verrebbero cacciati?
Non è una domanda retorica, veramente lo sto chiedendo, perché non lo so.
Che io sappia il punto cruciale riguarda il turnover, che limita le nuove assunzioni ad una percentuale delle pensioni e/o mobilità (di cosa accadrà ai precari poi a quanto pare non è dato sapere).
Che quindi mi sembra un limite a nuove assunzioni, non un miglioramento della situazione dei nullafacenti.
Lo dico con sincerità, mi sono perso qualcosa? Mi interesserebbe capirne di più.
Grazie,
Ruggero

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Ruggero scrive:

Continuando sulla stregua dei racconti personali.

Negli anni 90 frequentavo il liceo classico Augusto a Roma sulla via Appia.
Era un liceo diciamo quasi equamente diviso tra studenti di destra e di sinistra. E per le varie tensioni, durante i miei cinque anni lì, ho assistito a più o meno tutto.
Siamo stati aggrediti da un gruppo di skinheads durante un concerto di fine anno in cui la cosa più trasgressiva che si faceva era suonare “La locomotiva” di Guccini o forse “Bella ciao”, forse qualcuno si faceva una canna. Siamo dovuti scappare scavalcando il recinto e riversandoci sull’Appia. Tutti gli strumenti sono stati distrutti e qualcuno che era rimasto per cercare di salvarli è stato picchiato.
Ci sono state risse più o meno a cadenza fissa durante i vari intervalli ed all’uscita della scuola. A volte per colpa degli studenti di sinistra, a volte per colpa di quelli di destra. Io facevo parte di quelli che cercavano di separare la gente.
Negli anni abbiamo avuto periodi con gente finita all’ospedale con punti, qualche osso rotto e gente accoltellata.
La volante della polizia accanto alla scuola era una cosa più o meno abituale durante questi periodi “caldi”.
Sembrerà assurdo ma l’elezione dei rappresentanti di istituto era considerata un’elezione per una carica politica.
Si facevano volantinaggi politici all’ingresso a cadenza praticamente settimanale, se non a volte giornaliera.
Si andava alle manifestazioni attenti a non finire vicino agli autonomi e ai loro bulloni per non rischiare di venire colpiti o di finire in mezzo a qualche carica. C’erano i soliti cori di stronzi che gridavano contro la polizia cose tipo “mestiere di merda, carabiniere”.

Ma c’era un momento in cui si creava un equilibrio quasi al limite del credibile. L’autogestione.
L’autogestione era sempre gradita a tutti, studenti di destra o di sinistra. Chi non partecipava ed “entrava” (in classe) era considerato il solito secchione.
Sembrerà uno stereotipo, ma, quasi da manuale, generalmente gli studenti di sinistra prendevano in mano le “assemblee di gestione” e gli studenti di destra il “servizio d’ordine”.
Si frequentavano corsi autogestiti e si faceva in modo che la gente non bivaccasse troppo in giro per la scuola, a costo di costringere la gente a scegliere un corso, anche magari il “corso di karaoke”.
C’era di tutto, dai corsi di storia ai cineforum, dai corsi sulla pittura al fumetto, dal giornalismo alla musica alla poesia.
Spesso i professori più “fichi” ci davano una mano per alcuni corsi.
La partecipazione era circa al 80%. Un 10-15% rimaneva a casa, l’altro 5% faceva lezione. Qualcuno faceva “sega” e se ne andava in giro. I professori comunque venivano a scuola, facevano l’appello (in cui tutti dovevamo essere presenti, per non dover giustificare l’assenza), poi noi uscivamo dalla classe e i professori andavano avanti col programma. Tutti saremmo poi stati interrogati dopo Natale anche sulla parte mai spiegata in classe.

Certo il tutto era molto molto amatoriale e teneramente ingenuo, ma mi sento di dire che quei piccoli periodi di autogestione mi hanno dato molto di più che alcuni mesi di scuola. Sono serviti a formare parte del mio carattere, parte della concezione di una vita partecipata e di impegno in prima persona. E’ un momento in cui alcune persone capiscono la differenza tra imparare e mettersi a parlare davanti agli altri di qualcosa in cui magari si è esperti.
Per la prima volta ci si sente in grado di gestire qualcosa autonomamente. Magari facevamo le cose male, in modo maldestro, ma era il “nostro” momento e ci accontentavamo anche dei tentativi, tutti in buona fede, non riusciti al meglio.
Avremo pure perso due o tre settimane di scuola all’anno, ma abbiamo guadagnato molto per noi stessi.
Più di quanto avremmo guadagnato in classe. Certo, un anno di autogestione sarebbe stato dannoso, ma un paio di settimane di certo non era un gran danno.

Ruggero

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Radbod scrive:

A Ruggero:

Caro Ruggero, neanch’io so se e in che parte della riforma dell’Università si parli di cacciare i nullafacenti, e infatti la mia era una domanda per lo più provocatoria, come dire: “A me la riforma andrebbe bene se almeno venissero cacciati i lavativi dagli Atenei, ma figurati se contiene una norma che dice lo impone!!”.

e infatti non credo proprio che tale norma vi sia, perciò…

Cordialità

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C R scrive:

Onorevole Guzzanti,

sa qual è l’immagine che traspare da questo post? Quella del vecchietto ignorante che, ancora inconsapevole dello sfascio causato dalla propria generazione, passa le sue giornate a criticare “i giovani d’oggi”.
Il parallelo forzato, insensato e folle tra il movimento studentesco di queste settimane e il ‘68 si ferma al numero delle persone in piazza e ai metodi fascisti di repressione attuati ora come allora. Punto, stop.
Il ‘68, diciamoci la verità, è storicamente una delle più grandi disgrazie dell’Italia repubblicana. I risultati di quel movimento – quello sì, immaturo, manovrato e scellerato – furono gli anni di piombo, la strategia della tensione e, soprattutto, l’affermazione di una classe dirigente (quella, ahinoi, ancora al potere) più sporca, più corrotta, più arretrata moralmente e culturalmente, più disastrosa di tutte le precedenti: quella, tanto per intenderci, di cui lei fa parte.
Oggi chi, come me, è nato verso la fine di quegli anni, ha visto con i propri occhi l’imbarbarimento civile che quei giovani d’allora hanno elevato a cultura dominante della nazione e oggi si vede derubato del proprio futuro da vecchi parassiti, brutte copie di giovani romantici e un po’ coglioni, dovrebbe – secondo lei – starsene buono a subire, ché voi siete quelli che sanno, avendo fatto il VERO ‘68, e noi siamo i giovani che non han voglia di far niente e vogliono tutto e subito.
Quello che almeno ci piacerebbe sentire, onorevole, da lei o da qualunque altro cameriere di Berlusconi (di PD o PDL che sia) è una frase di spudorata coerenza. Qualcosa – che so – del tipo “cari giovani d’oggi, purtroppo per voi qui comandiamo noi, non rompete i coglioni o vi bastoniamo perché gestiamo le forze armate”. E invece no.
Non solo dovete sperperare e spartirvi tutto il denaro pubblico, non solo dovete perpetuare quel modello di Italia corrotta, truffaldina e accattona alimentato per decenni da quasi tutta la vostra generazione, pretendete addirittura di… contestare la contestazione. Come se la democrazia si esaurisse in una X sulla scheda elettorale (scheda che, è bene ricordarlo, non dà più neppure la possibilità di esprimere una preferenza; “X e basta. Torna a casa, analfabeta!”).
E sappia anche che non servirà richiamare i giovani “anticomunisti” (che anacronismo!) paventando una fantomatica sinistra che si mette a capo del movimento studentesco. Stia tranquillo, non ne è in grado, altrimenti il movimento l’avrebbe scatenato, non inseguito. E questo, chi alle manifestazioni ci va (eccetto i fascisti e i poliziotti infiltrati), lo sa bene, come sa che ormai deputato (o senatore) = bugiardo.
Onorevole, quello che lei e il suo padrone non avete capito è che questi ragazzi non sono mossi da puerili “comprensibili voglie di esserci, di ricordare, di cantare, di ascoltare il proprio cuore battere in petto per l’emozione”, quelli eravate voi. No, questi ragazzi stanno solo riaffermando il proprio diritto ad un futuro, combattono puramente per riprendersi una prospettiva di vita che la vostra generazione, dopo aver bruciato quella avuta in regalo dalla precedente, ha pensato bene di scippare.
Non li sottovaluti, non le conviene.

Ciro

P.S.: “Io ricordo le nostre paure prima del G8 di Genova nel 2001: tutti sapevamo che qualcuno voleva il morto e io e tanti altri implorammo il giovane governo Berlusconi di impedire che gli scontri avvenissero e che il morto ci scappasse. Tutto era chiaro e scritto e assistemmo a cose malvagie e orrende nelle caserme e sulle piazze, e il morto purtroppo ci scappò.”
Ma non si vergogna di essere ancora lì, con lo stesso padrone, legato allo stesso guinzaglio?

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freddy scrive:

Che dire…. Paolo hai ragione….. ed è meglio che mi fermo qui

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arrigocao scrive:

Ho seguito l’intervista ieri. Sono un elettore del cantro-sinistra, ma devo dire che le cose che sto leggendo riguardo a Lei in questo periodo mi fanno tirare un sospiro di sollievo. L’ho disapprovata parecchio riguardo alla Comm. Mitrokhin, ma ora mi ripropongo di informarmi a questo proposito leggendo anche la Sua campana visto che questo blog ne dà l’opportunità. Lei dimostra libertà di pensiero e coraggio delle azioni, e parla molto chiaro – più chiaro di così non si può. Con tutto disapprovazione che provo verso Berlusconi e Forza Italia, non posso però che rispettare comunque la Sua condotta ed i punti di vista da Lei esposti in quest’ultimo periodo, complimenti veramente. Poi – e chiudo lo sproloquio – sa cosa mi è piaciuto di più ieri ? Che la parola “LIBERTA’ “, quando viene pronunciata dalla Sua bocca, non è retorica nè abusata; mi pare anzi assolutamente sincera. E questo è molto importante, non sono molte le persone sincere di questi tempi. Stia bene, Arrigo

GUZZ – CARO ARRIGO, QUESTA ME LA STAMPO E L’ATTACCO SUL MURO DAVANTI AL COMPUTER. E’ COME UNA MEDAGLIA. GRAZIE. RESTI CON NOI. FACCIA PARTE DEL NOSTRO GRUPPO DI MATTI CHE SANNO DARE E RICONOSCERE IL SENSO DELLA PAROLA LIBERTA’

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unoc scrive:

Caro Paolo, io sono innamorato e affascinato dall’intelligenza e quindi soffro a volte nel vedere l’intelligenza soffocata, violentata o dimenticata.
Io ti ho sempre considerato come uno dei più intelligenti giornalisti italiani, ma purtroppo, nel passato, e credo che anche tu lo riconosca, hai dato poco peso a questa tua dote ed a volte hai finto di non averla pur di esprimerti secondo canoni “caldamente raccomandati”. Credimi, non fingi bene, non riesci ad essere intelligente anche quando dici cose che non pensi. Nell’intervista con L’Annunziata si è invece aperta la porta della luce. Per la prima volta ti ho visto e sentito parlare per quello che veramente sei. Sai, nel pianeta delle scimmie, ritrovare un essere umano è emozionante, così come mi sono emozionato io nel sentire questa benedetta intervista.
Cordiali saluti

GUZZ – GRAZIE DA UN VECCHIO SCIMMIONE

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