PUTIN INVADE LA GEORGIA E LA BOMBARDA. L’OCCIDENTE STA A GUARDARE E TROVA CHE IL CONFRONTO FRA UN GIGANTE ARMATO FINO AI DENTI E UNA MINUSCOLA REPUBBLICA CHE CHIEDE DI ENTRARE NELLA NATO E IN EUROPA, TUTTO SOMMATO SIA SPORTIVO. ANZI, L’IDEA E’ CHE “IL NOSTRO AMICO PUTIN” BENCHE’ AGISCA SECONDO LA BUONA VECCHIA TRADIZIONE DEL GEORGIANO STALIN DEVE, CHISSA’ COME, AVER “PERFETTAMENTE RAGIONE”. COME SI DICE IN RUSSO “RUSSIA UBER ALLES”?
E’ scoppiata la guerra. L’Urss, pardon la Russia, ha fatto entrare le sue truppe corazzate in Georgia con il pretesto di difendere i separatisti filo russi, che poi sono proprio russi. Il mondo sta alle olimpiadi. Migliaia di morti. I bombardieri picchiano indisturbati. L’artiglieria batte le città e Tbilisi ha fatto rientrare mille uomini dall’Irak per combattere contro i russi. Barak Obama si limita a una dichiarazione buonista a favore della pace, George McCain ruggisce come un leone. I nostri dicono parole tiepide e anzi fatte di acqua fresca buonista. La nuova guerra fredda sta per diventare calda e il mondo si gode il mare e danza sul ponte del Titanic al suono di una simpatica orchestrina.





















10 agosto 2008 alle 21:45
PUBBLICOL’ARTICOLO DI SERGIO ROMANO DAL CORRIERE. DA’ UNA BUONA VISIONE STORICA, MA NON CONDIVIDO OVVIAMENTE LE SUE CONCLUSIONI ANTI AMERICANE E TUTTO SOMMATO PRO RUSSE.
Il dramma degli osseti
Cominciò con Stalin il risiko delle etnie
I bollettini
della guerra caucasica annunciano che una bomba osseta avrebbe colpito la piccola casa di Gori dove nacque nel 1879 il «meraviglioso georgiano» (così lo chiamò Lenin quando lo conobbe a Vienna nei primi anni del Novecento) che passò alla storia con il nome di Stalin. Mai bomba è stata altrettanto mirata e «intelligente». Nella guerra scoppiata in questi giorni fra Mosca e Tbilisi, l’ombra di Jozif Vissarionovic Dzhugashvili domina, come quella di Banquo nel Macbeth di Shakespeare, il tavolo dei negoziati e il campo di battaglia. La geografia politica delle etnie sovietiche fu il suo capolavoro. Quando Lenin, dopo la fine della guerra civile, lo incaricò di sciogliere l’imbrogliato nodo delle cento nazionalità che vivevano nell’impero degli zar, Stalin si dedicò anzitutto al Caucaso meridionale e mise fine con una spedizione militare all’indipendenza del Paese in cui era nato. Era il 1921. Un anno dopo sottopose a Lenin il progetto di uno Stato federale bolscevico di cui avrebbero fatto parte quattro repubbliche: Russia, Ucraina, Bielorussia e una entità nuova, chiamata Transcaucasia, in cui vennero riunite l’Armenia, la Georgia e l’Azerbaigian. Quattordici anni dopo, nel 1936, una nuova costituzione staliniana rimaneggiò la carta geografica. La Repubblica Transcaucasica fu divisa nelle sue tre componenti e vennero istituite undici repubbliche (Russia, Ucraina, Bielorussia, Georgia, Armenia, Azerbaigian, Uzbekistan, Turkmenistan, Tagikistan, Kazakistan e Kirghizistan) a cui furono aggiunti, dopo il patto tedesco- sovietico dell’agosto 1939, i tre gioielli del Baltico (Estonia, Lettonia, Lituania) e, con il nome di Moldavia, la Bessarabia romena.
Cambiavano i nomi e i confini, ma la strategia di Stalin era sempre la stessa. Per realizzare il «socialismo in un solo Paese» occorreva creare uno Stato pseudo-federale in cui tutte le repubbliche fossero eguali (ma una, la Russia, più eguale delle altre) e in cui i poteri fossero apparentemente decentrati, ma sostanzialmente concentrati nelle mani del partito comunista e del suo segretario generale. Per prevenire ciò che era accaduto dopo la rivoluzione bolscevica, quando molte regioni avevano proclamato la loro indipendenza, Stalin disegnò le repubbliche in modo da evitare che fossero etnicamente omogenee. Non bastava che il vero potere fosse soltanto a Mosca. Occorreva creare all’interno di ogni repubblica potenziali conflitti che avrebbero conferito al segretario generale del partito la funzione di arbitro supremo.
Il caso della Georgia è esemplare. La maggioranza del Paese è georgiana, ma entro i confini dello Stato esistono tre repubbliche autonome, create dal potere sovietico: Abkhazia, Agiaristan, Ossezia. E per evitare che le popolazioni musulmane sulla frontiera nord-orientale della Georgia divenissero troppo potenti, l’Ossezia fu divisa in due tronconi: quello meridionale fu «domiciliato » in Georgia e quello settentrionale assegnato alla Repubblica autonoma dei ceceni- ingusceti. Da allora le due Ossezie hanno svolto a nord e a sud della frontiera repubblicana lo stesso ruolo. Sono una quinta colonna fedele alla Russia in terre potenzialmente animate da spirito secessionista.
Il mio primo incontro con gli osseti fu a Mosca, nel settembre del 1991, dopo il fallimento del putsch con cui il «gruppo degli 8» cercò di estromettere Boris Eltsin dalla presidenza della Repubblica russa.
Attraversavo piazza Pushkin quando vidi, di fronte al monumento dello scrittore, un semicerchio di donne vestite di nero che mostravano ai passanti i ritratti dei figli, dei padri, dei fratelli e dei mariti. Qualche settimana prima, mentre il generale Dudaev s’impadroniva del potere a Grozny, capitale della Cecenia, i «cugini» ingusceti erano insorti per riprendersi le case che il potere sovietico aveva assegnato agli osseti del nord dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Punite dal potere sovietico per avere collaborato con gli occupanti tedeschi, le popolazioni musulmane dei ceceni e degli ingusceti approfittavano della disgregazione dell’impero per saldare il conto. Gli uomini ritratti in quelle fotografie erano le vittime dei massacri che avevano avuto luogo nell’Ossezia del nord. I russi intervennero e gli ingusceti vennero duramente cacciati dalle terre di cui erano riusciti a impadronirsi. Se il lettore vuole conoscere la storia romanzata di quegli avvenimenti può leggere un romanzo di John Le Carré ( La passione del suo tempo) apparso presso Mondadori qualche anno fa.
Mentre gli osseti del nord ritornavano nelle loro case, gli osseti del sud insorgevano contro la Georgia. Non volevano far parte di uno Stato che aveva proclamato qualche mese prima la propria indipendenza e invocavano l’aiuto di Mosca. Lo ottennero, naturalmente, e godono da allora di una autonomia di fatto, garantita dalle truppe russe che vennero stanziate nella regione sotto l’egida dell’Osce (Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa) dopo la fine delle guerre (una stessa crisi scoppiò in Abkhazia) combattute durante gli anni Novanta.
Nonostante tensioni ricorrenti, la situazione rimase relativamente stabile sino a quando il presidente della Georgia fu Eduard Shevardnadze, ministro degli Esteri dell’Unione Sovietica all’epoca di Gorbaciov.
Shevardnadze era georgiano e patriota, ma aveva una vecchia familiarità con il potere russo e conosceva i limiti che la Georgia non poteva oltrepassare senza gravi rischi. La situazione cambiò nel 2004 quando un giovane georgiano si mise alla testa di una insurrezione popolare e cacciò ignominiosamente il vecchio Shevardnadze dall’aula tumultuante del parlamento di Tbilisi. Mikhail Saakashvili ha quarantuno anni, ha studiato alla Columbia University di New York, ha sposato una simpatica signora olandese, parla con l’accento americano il linguaggio della democrazia e ha lanciato segnali che gli Stati Uniti hanno prontamente raccolto. Dopo avere ricevuto trionfalmente Bush a Tbilisi nel maggio 2005, ha chiesto e ottenuto l’assistenza militare dell’America (un migliaio di istruttori), ha presentato la candidatura del suo Paese alla Nato, sa di essere appoggiato da Washington e quattro mesi fa ha restituito la visita del suo protettore mettendo piede nello studio ovale della Casa Bianca. Dopo essere tornato in patria ha innestato la pericolosa partita delle provocazioni reciproche. Non è necessario dire molto di più per capire la crisi che è scoppiata in questi giorni. È facile comprendere perché un ambizioso e spericolato giocatore d’azzardo georgiano abbia deciso, per meglio sottrarsi alla tutela moscovita, di buttare sul tavolo la carta dell’amicizia americana. È più difficile comprendere perché gli Stati Uniti gli abbiano permesso di farlo così rumorosamente.
La rivolta incruenta Nel novembre 2003 migliaia di georgiani, guidati da Saakashvili, spodestano Shevardnadze. È la «Rivoluzione delle rose»
Sergio Romano
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11 agosto 2008 alle 13:07
Bene! il vecchio Josiph….
Vediamo lo scacchiere:
- Una situazione etnico-politica che ribolle come una pentola di polenta, dove popolazioni che hanno subito deportazioni, lutti, ammazzamenti, occupazioni, fame, terrore, violenza e sangue sono costrette a vivere con le popolazioni che hanno attuato le violenze e che sono state portate lì a “popolare” le terre ed a mescolare le razze. I vecchi ricordano ancora i padri e le madri deportati e scomparsi, ed ovviamente le violenze subite dai nuovi arrivati.
- La popolazione delle zone più turbolente è di fede mussulmana, e non a caso i primi problemi sono nati in Cecenia, e le ribellioni ARMATE DI TUTTO PUNTO come quelle cecene non sono spontanee.
- Ad est dell’Ossezia sta l’Azerbaigian con la capitale Baku, praticamente un serbatoio di idrocarburi, non dimentichiamo che in quelle terre estraggono petrolio coi secchi, lo distillano in casa e lo vendono sulle strade.
- A sud dell’Ossezia sta la piccola Armenia e poi l’IRAN , col suo piccolo Fuehrer che vuole creare il califfato del petrolio armato di atomica fornita anche dalla Russia, e che è MOLTO ATTRATTO dalla fascia di territorio che va dal mar Nero al mar Caspio.
-Questo territorio era l’obiettivo primario delle armate “A” di Hitler nel ‘42: non dimentichiamo che Hitler è stato fermato a Groznij prima che a Stalingrado, dove lo stesso Hitler ha dovuto ordinare la resistenza fino all’ultimo uomo perchè se Stalingrado fosse caduta solo una settimana prima tutto il Gruppo di Armate “A” del Caucaso sarebbe rimasto nelle mani di Zukov e non avrebbe fatto in tempo a sfilarsi dallo stretto di Kerch in Crimea. Ed a fermare Hitler non sono state le armate sovietiche, ma i gueriglieri ceceni, tanto per dire con chi si ha a che fare.
- Il territorio come dicevo è un serbatoio di petrolio a cielo aperto, su questo Shevarnadze contava per contrattare l’autonomia ( e non l’indipendenza) da Mosca, ben conscio dei limiti da rispettare.
- Shahaswili ha forzato il gioco, forse sostenuto dagli USA in un “gioco di guerra” ?
Quale può essere il ruolo degli USA in questo frangente? Forse gli USA temono un asse russo-iraniano e vogliono infilarsi a cuneo tra i due come hanno fatto in Irak e Afghanistan? (Sarebbe l’inizio delle terza guerra mandiale).
- Si era ventilato un avvicinamento della Russia all’occidente qualche anno fa, ma il predominio russo in Europa sarebbe stato insostenibile. Si può pensare oggi ad un grimaldello georgiano, cioè una Georgia filo occidentale in chiave anti Russa (e forse anti iraniana?)
- Si preferisce pensare ad un Caucaso filo iraniano sotto il dominio degli ayatollah? Perchè se l’Ossezia e la Cecenia sfuggono alla Russia con l’aiuto di Washington subito dopo vanno dritte filate nelle braccia dell’Iran.
- Si può pensare che la Russia rinunci sic et simpliciter alla placca petrolifera del Caucaso tanto per fare “la brava”?
Forse è meglio che Putin metta in chiaro una volta per tutte che il territorio tra il Mar Nero ed il Mar Caspio non si tocca, POI si discuterà di autonomie varie. E secondo me questo farà Putin, ed è il meglio che può fare.
Shahaswili ha sbagliato i suoi conti, e se Bush lo ha spinto si tratta di capire cosa vuole raggiungere, ma fare errori in quelle regioni è molto pericoloso.
La posta finale in gioco potrebbe essere l’Europa intera, tributaria dell’est per quasi tutto il greggio ed il gas, l’Europa che potrebbe cadere in mano all’asse petrolifero russo-iraniano.
Cosa preferite? C’è da stare allegri !
NC
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10 agosto 2008 alle 22:12
Ancora una volta l’approccio dei media è distorto tardivo e con tendenze pro russe. Tardivo perchè quando lei o qualcuno di cui non ricordo il nickname scrisse del problema georgiano tutti tacevano quando i segnali erano inequivocabili, tendenze pro russe perchè addirittura si riesce a rigirare la frittata come fa Sergio Romano nel suo articolo quando addossa responsabilità agli Stati Uniti per aver accettato l’amicizia Georgiana, affermazione che sfiora il ridicolo che dovevano fare gli StatiUniti ce lo spieghi lei Sergio Romano.
Distorto in quanto consultando molti quotidiani si fa fatica a capire qual’è la situazione geopolitica di quei paesi ed addirittura sembra che l’ossezia sia una repubblica indipendente attaccata dalla Georgia. Poi nei giorni qualche giornale ha cominciato a scrivere che l’indipendenza autoproclamata nel 92 dall’ossezia non è da nessun paese riconosciuta, e che di fatto la Georgia ha concesso molte autonomie all’Ossezia e con l’aiuto delle foze internazionali con presenza Russa (cosa assia strana vista che è la Russia stessa ad alimentare questa indipendenza) faticosamente dal 92 si cerca di vivere in pace.
Ora come si può giustificare l’intromissione della Russia? In nessun modo ma purtroppo oramai è chiaro come funzionano le cose ……
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10 agosto 2008 alle 23:20
non voglio leggere di proposito l’articolo di sergio romano che sicuramente sarà da un colpo al cerchio ed uno alla botte, per concludere che le colpe saranno degli americani. Voglio dire la mia sull’invasione della russia senza condizionamenti, così come la coscienza mi suggerisce: che la voce di Berlusconi che richiama fortemente l’amico Putin non si è ancora fatta sentire. Ci hanno pensato Busch e i pretendenti alla casa bianca a lanciare il pesante monito al leader russo, con lo stop immediato alla sua aggressione. Proprio perchè amico, perchè Berlusconi non fa sentire la sua voce?
Maralai
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11 agosto 2008 alle 06:32
Per la verità, ho letto ieri che è stato uno dei primi a chiedere, con una telefonata direttamente a Putin una tregua e che, secondo lui, era proprio l’ora di metterla in atto.
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11 agosto 2008 alle 04:10
L’esercito russo ha bombardato la popolazione civile, ma dice di aver preso questa iniziativa militare per difenderla.
Traduco due articoli che mi sembra descrivano piuttosto bene il contesto politico di questo scontro.
Questo di V. Socor è dell’8 agosto, purtroppo non è aggiornato perché si conclude con un annuncio di quiete relativa.
Lo ho comunque tradotto perché spiega la sequenza dei fatti e un certo numero di retroscena.
http://www.jamestown.org/edm/article.php?article_id=2373298
Gli obiettivi che si nascondono dietro l’offensiva russa in Ossezia.
di Vladimir Socor
Friday, August 8, 2008
Come avevo anticipato (negli articoli 11 luglio e 4 agosto) Mosca ha dato avvio ad un’operazione offensiva militare contro la Georgia e l’Ossezia del Sud. Sebbene tutti attendessimo che l’offensiva sarebbe scoppiata nell’Abkazia del Nord e sebbene possa del resto ancora materializzarsi anche lì, la Russia ha spostato il fronte dell’attacco sull’Ossezia del Nord.
I forti attacchi avvenuti nella notte tra i 7 e l’8 agosto nell’Ossezia del Sud non hanno lasciato altra scelta a Tiblisi che rispondere. Proseguire con l’embargo avrebbe provocato danni irreprabili in termini di perdite di vite umane, territoriali e politiche. Le operazioni militari e propagandistiche russe portano lo stesso marchio delle sue guerre lampo in Transnistria nel 1992 e in Abkazia nel 1993. La risposta difensiva della Georgia nell’Ossezia del Sud a partire dall’8 agosto rientra pienamente nei diritti legali di difesa di una nazione secondo la legge internazionale e sono commisurati agli attacchi subiti.
La Russia ha sempre programmato i suoi attacchi militari alla Gerogia in agosto, quando i leader europei sono in vacanza. Quest’anno, comunque, le operazioni sono state sistematiche, più durevoli, e considerevolmente più intense in termini di escalation rispetto a quelle degli scorsi anni.
Dopo aver concentrato formazioni militari supplementari in Ablkazia questa primavera e aver rafforzato le infrastrutture militari, sempre in quella zona, all’inizio dell’estate, Mosca ha spostato il fronte di escalation nell’Ossezia del Sud.
Il 3 luglio un attentato ha avuto come obiettivo Dmitry Sanakoyev, capo del governo di amministrazione provvisoria dell’Ossezia del Sud sostenuto da Tiblisi, che controlla almeno un terzo del territorio della regione. L’esplosione aveva ferito le guardie del corpo di Sanakoyev. Il 9 luglio Mosca aveva ammesso che arei militari russi avevano volato in missione sullo spazio aereo dell’Ossezia del Sud. Quell’azione mirava a scoraggiare la Georgia dall’inviare veicoli aerei da ricognizione senza pilota (UAVs), in questo modo impedendo a Tiblisi di monitorare gli spostamenti militari russi in quell’area. Una serie di attentati lungo le strade avevano poi colpito alcuni mezzi di pattuglia della polizia georgiana. Nella seconda metà di luglio e nei primi giorni di agosto, truppe ossete comandate dalla Russia sotto le autorità dell’Ossezia del Sud guidate dalla Russia, avevano sparato ripetutamente contro villaggi controllati dalla Georgia, forzando la polizia georgiana a rispondere all’offensiva.
Nel frattempo i media russi controllati dal governo orchestravano la fobia di una guerra, dichiarando che la Georgia aveva intenzione di attaccare. Nel Caucaso del Nord compiacente alla Russia, i capobanda cosacchi al soldo del governo intanto minacciavano di mandare “volontari” per combatte contro la Georgia. Le autorità dell’Ossezia del Nord, apparentemente a conoscenza dei piani di Mosca, mostravano nervosismo alla prospettiva di ritrovarsi coinvolti in un’operazione militare importante a nome delle loro regioni del sud.
Gli obiettivi dietro l’operazione di Mosca sono tre, ciascuno con una sua tempistica. L’obiettivo immediato è ristabilire l’autorità del ruolo della Russia come unico negoziatore e gestore delle operazioni di “pacificazione”. Colpendo incessantemente le posizioni georgiane e aumentando l’intensità degli attacchi ogni giorno che passa, Mosca spera di forzare la Georgia a regire contro le strutture controllate dalla Russia per cercare di alleggerire la tensione. Inoltre Mosca, vuol forzare Tiblisi a riconoscere un ruolo dominante alla Russia come “garante” di un eventuale futuro nuovo assetto politico.
L’obiettivo successivo, che nei tempi si sovrappone al primo, è quello di prendere il controllo dei villaggi controllati dalla Georgia nell’Ossezia del Sud. Il pattern degli attacchi a partire dal 6 agosto dimostra la volontà di ridurre il territorio controllato dall’amministrazione di Sanakoyev a dimensioni insignificanti o addirittura riuscire a rimuoverlo del tutto dall’Ossezia. Se questo dovesse riuscire, l’iniziativa potrebbe essere ripetuta dalle forze russe e dai suoi mercenari nell’Abkazia del Nord, che cercano di sfrattare le autorità fedeli a Tiblisi.
Il fine politico strategico è quello di dissuadere la NATO dall’approvare il progetto di integrazione della Georgia all’alleanza, previsto per l’incrontro di dicembre 2008 o quello di aprile 2009. Più nell’immediato Mosca cerca di deragliare la visita del Consiglio nord atlantico in Georgia, prevista per settembre, o almeno di influenzare le decisioni sulla eleggibilità della Gerogia a rientrare in un Membership Action Plan [MAP: progetto che prevede di fornire assitenza alle nazioni che vogliono unirsi all’alleanza, nota mia]. Poiché i “russofili” della NATO isistono nel sostenere che i conflitti irrisolti squalificano la Georgia per poterla includere in un MAP, la Russia cerca di dimostrare che questi conflitti sono davvero irrisolti. La mancata aprovazione di un MAP per la Georgia al summit dell’aprile 2008 ha rinvigorito la baldanza della Russia nella escalation delle operazioni contro la Georgia.
Mosca cerca anche di dissanguare economicamente la Georgia, forzandola a operazioni militari prolungate. La Russia non può tollerare le ottime performance economiche dei governi filo-occidentali ai suoi confini. Consapevole, inoltre, che il goveno georgiano è responsabile nei confronti dell’opinione pubblica, Mosca cerca di forzare il governo a scegliere tra il cedere al rischio di ripercussioni interne o, in alternativa, imbarcarsi in un confronto molto oneroso.
Le similitudini con gli interventi militari russi dei primi anni ’90 in Transnistria ed Abkazia sono inevitabili.
In quegli scenari i media russi crearono un’atmosfera isterica da “orlo della guerra”, dipingendo quelle piccole regioni obiettivo degli attacchi come pericolosi aggressori. Le truppe dei mercenari armati dai russi, già in posizione sull’obiettivo, attaccarono le strutture e le sedi dei governi.
Funziona così: i cosacchi e i “volontari” del Caucaso del Nord vengono inviati. Le autorità russe possono dichiarare che gli attacchi sono avvenuti per loro iniziativa individuale, fuori dal controllo di Mosca. L’intelligence militare russa coordina le operazioni, mentre le forze di aria e di terra forniscono la copertura e sono pronte all’intervento diretto nel caso che la nazione obiettivo degli attacchi cerchi di difendersi. Il passo finale di questo scenario è che i “pacificatori” russi continuano a mietere guadagno di territorio.
Dal principio alla fine della crisi, la maggior parte dei governi occidentali si è dinostra confusa e reagisce in modo irrilevante chiedendo “controllo” ad ambo le parti, infine, a fatto compiuto, tollera la Russia.
Questo scenario ha cominciato a svelarsi nell’Ossezia del Sud a fine luglio. Il 6 e 7 agosto, truppe di mercenari pesantemente armati avevano aperto il fuoco contro alcuni villaggi geogiani, mentre le autorità secessioniste avevano rifiutato i colloqui con Tiblisi. Le forze di attacco avevano cominciato col distruggere l’antenna delle trasmissioni del sistema telefonico cellulare georgiano. Forze armate e paramilitari erano calate allora dalla Russia in Ossezia del Sud attraverso la galleria Roki, controllata dai russi. Gli ufficiali russi in Georgia avevano dichiarato che le forze di attacco erano fuori dal controllo dei russi. Gli ufficiali di Mosca, nel frattempo, avevano giustificato gli attacchi, direttamente ed indirettamente, accusando la Georgia di aggressione. (Interfax, Itar-Tass, TV russa, 4-7 agosto).
Alle 18:00, ora locale, del 7 agosto, il presidente georgiano Mikheil Saakashvili parla in diretta alla TV nazionale e annuncia un cessate il fuoco unilaterale, chiedendo all’altra parte di interropmpere le ostilità. Usando termini concilianti Saakashvili chiedeva una trattativa “in qualsiasi forma”; riaffermando la sempre valida offerta di completa autonomia all’Ossezia del Sud; proponendo che la Russia facesse da garante per quella soluzione; offrendo amnestia generale; e chiedendo l’intervento della comunità internazionale perché cessassero le ostilità (Rustavi-2 TV, 7 agosto).
Dopo il discorso di Saakashvili, gli attacchi ai villaggi georgiani si sono intensificati. Il villaggio di Avnevi è stato praticamente distrutto, cannoneggiate Tamarasheni e Prisi, e la stazione di polizia di Kurta, sede dell’amministrazione Sanakoyev, è stata sventrata da fuoco d’artiglieria.
Questi attacchi hanno forzato Tiblisi a prendere iniziative difensive.
Alle 20:00, ora locale, del 7 agosto, la Georgia ha risposto al fuoco. Durante la notte, le forze georgiane, comprese colonne armate, hanno cominciato ad avanzare verso Tskhinvali, il centro amministrativo delle autorità secessioniste. Questa azione della Georgia ha per adesso impedito che si ripetresse nel 2008 lo stesso scenario del 1992-93.
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11 agosto 2008 alle 04:10
http://www.ft.com/cms/s/0/eaac265a-66fc-11dd-808f-0000779fd18c.html
Questo invece è un articolo scritto da Quentin Peel su Financial Times.
Carl Bildt, il ministro degli esteri svedese, la vede come una sfida molto critica. “Noi – e la Russia – dovremo convivere cone le conseguenze dell’uso russo della forza per molto tempo a venire”, ha detto nel fine settimana. “Nessuno stato ha il diritto di intervenire militarmente nel territorio di un altro stato semplicemente perché lì ci sono individui che hanno il passaporto emesso da quello stato. Il dovere di proteggere i cittadini è dello stato nel quale essi si trovano. Il tentativo di applicare questo modo di pensare ha portato l’Europa alla guerra in passato – e questa è la ragione percui è importante che questa filosofia venga respinta con forza”.
L’orgoglio ferito innesca una Guerra accidentale
di Quentin Peel
Published: August 10 2008 18:56 | Last updated: August 10 2008 18:56
Sia la Russia che la Georgia sono coinvolte in un convulso gioco alla diffamazione, ognuno cerca di etichettare l’altro come aggressore nella sanguonosa piccola guerra esplosa nel Causaso.
La Russia dice che Mikheil Saakashvili, il presidente georgiano dal sangue bollente, ha deliberatamente scatenato un attacco unilaterale nell’Ossezia del Sud contro le forze separatiste la scorsa settimana, con l’intenzione di riprendersi la provincia facendo affidamento su fatto che la risposta russa sarebbe stata lenta a venire.
La Georgia insiste nel dire che, al contrario, Mosca ha cinicamente incoraggiato i separatisti a bombardare i villaggi che circondano la capitale Tskhinvali, finché la Georgia non li ha dovuti obbligare con la forza a smettere di sparare. Questo ha dato alla Russia proprio la scusa che gli serviva per lanciare un attacco da lungo tempo pianificato.
La verità è che tutta questa triste vicenda potrebbe essere più frutto di confusione che di cospirazione. Ma era una confusione che doveva esserci. La Russia ha deliberatamente provocato la Georgia per anni, fornendo sostegno alla Abkazia e alla Ossezia del Sud, e imponendo un embargo economico schiacciante.
Saakashvili ha aumentato le spese militari e si è rifiutato di escludere l’uso della forza. Ma non intendeva usarla. In ogni caso era impreparato a quest’ultimo confronto: aveva un volo prenotato per andare a Beijing. Se la Georgia avesse davvero voluto prendere il controllo dell’Ossezia del Sud, avrebbe certamente prima cercato di chiudere la galleria Roki, la sola strada che consente ai rinforzi russi di attraversare le montagne dell’Ossezia del Nord. Invece, i carri armati russi sono arrivati a Tskhinvali entro poche poche ore dall’attacco georgiano.
Il pericolo adesso è che la guerra, anche se finirà probabilmente più presto che tardi, possa minare le già tese relazioni con gli Stati Uniti ed il resto d’Europa. Evaporerà la speranza di una nuova partnership con l’Unione Europea. Inviando centinaia di carri armati fuori dai confini e bombardando le città georgiane, così come le loro basi militari, Vladimir Putin – pochi hanno ancora dubbi che l’ex presidente non stia tirando i fili anche da Primo ministro – ha confermato i peggiori timori di tutti gli ex paesi sovietici.
Tuttavia a Mosca la storia viene descritta diversamente.
Questo è il Kosovo della Russia, secondo la propaganda ufficiale.
Saakashvili viene dipinto come un pericoloso “paria”, come Slobodan Milosevic. La Russia sta intervenendo solo per ragioni umanitarie, per proteggere i civili e prevenire la pulizia etnica, dichiara Sergei Lavrov, il ministro degli esteri. Non dimentichiamo che anche la NATO aveva colpito obiettivi civili e economici in Serbia per vincere la guerra. Putin non lo ha dimenticato.
Ma questa guerra è di più che una vendetta della Russia per il Kosovo. Si tratta dell’assetto totalemente filo-occidentale della Gerogia e della sua determinazione di entrare nella alleanza NATO – incoraggiata dagli Stati Uniti ed effetivamente garantita all’incontro in aprile di Bucarest. La Russia vuole dimostrare che nazioni come la Georgia e l’Ucraina sono troppo inaffidabili per entrare a far parte della NATO. Si vuole anche dimostrare che solo la Russia è in grado di portare ordine – anche se con brutalità – nei territori dell’ex URSS.
Si tratta anche di rispetto. Putin è ossessionato nel cercare di ottenere di nuovo il rispetto che è convinto che alla sua nazione è stato negato dai leader arroganti degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. Se la prende in particolare con Saakashvili. Quando i due si incontrarono per la prima volta dopo che il presidente georgiano era stato eletto nel 2004, uno dei più importanti consiglieri di Putin disse: “non avevo mai visto nessuno parlare al mio presidente con tanta mancanza di rispetto”.
Il presidente della Georgia è ruvido e può essere autoritario. Scioccò i suo sostenitori occidentali usando gas lacrimogeni contro i dimostranti lo scorso anno. Ma la sua nazione è di gran lunga più democratica della Russia, con un’opposizione libera. L’economia ha avuto un boom nonostante l’embargo russo. Fino all’ultimo scontro la Georgia aveva attirato molti investitori stranieri, ed aveva ricevuto riconoscimenti internazionali per la lotta contro la corruzione. L’unico punto di critica è stato all’incapacità di Saakashvili di trovare una soluzione per l’Abkazia e l’Ossezia del Sud.
La Russia di certo non è stata di aiuto. Un ex alto ufficiale del Cremlino ha dicharato che la Gerogia ha perso la sua opportunità negli anni ’90. Avrebbe dovuto essere l’alleato più fedele di Mosca, ha detto. Allora la Russia avrebbe felicemente abbandonato i secessionisti.
Ma cosa possono fare gli amici e gli alleati della Georgia? Putin sta “chiamando il loro bluff”. George W. Bush, il presidente degli Stati Uniti, ha mandato equipaggiamento e addestramento militare, ha sostenuto l’ingresso della Georgia nella NATO, ma adesso sembra incapace di fare di più che torcersi le mani.
Carl Bildt, il ministro degli esteri svedese, la vede come una sfida molto critica. “Noi – e la Russia – dovremo convivere cone le conseguenze dell’uso russo della forza per molto tempo a venire”, ha detto nel fine settimana. “Nessuno stato ha il diritto di intervenire militarmente nel territorio di un altro stato semplicemente perché lì ci sono degli individui che hanno il passaporto emesso da quello stato. Il dovere di proteggere i cittadini è dello stato nel quale essi si trovano. Il tentativo di applicare questo modo di pensare ha portato l’Europa alla guerra in passato – e questa è la ragione percui è importante che questa filosofia venga respinta con forza”.
Per Putin, comunque, questa filosofia gioca molto bene in casa. Non gli importa granché di come giochi fuori casa. Gli porta il rispetto, di un qualche tipo, che viene da una canna di fucile.
Copyright The Financial Times Limited 2008
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11 agosto 2008 alle 06:10
nel mio prec. commento delle 23.20 leggasi Bush e non Busch.
mn
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11 agosto 2008 alle 06:16
Sono i perversi risultati storici della politica “democratica” di Stalin il “padre dei popoli, il difensore dei deboli, il fautore dell’unità di tutto il genere umano (e altre cretinate del genere), … tuttavia mi lascia veramente perplesso il comportamento di Putin, amico dell’Occidente, ecc, ecc. E’ proprio vero: il lupo cambia il pelo ma non il vizio! Mi chiedo: l’ONU dove sta? Questa immensa Organizzazione internazionale a cosa serve se poi ha paura di intervenire ed imporre la sua forza per evitare tragedie come quella georgiana? Possibile che la Russia faccia ancora tanta paura? Vedremo i risultati dell’intervento di Berlusconi sullo “zar”! se riuscisse nel suo intento dovremmo riconoscergli un potere superiore a quello di Bush. Intanto speriamo che venga accolto l’intervento del papa. E’ una situazione veramente allarmante!
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11 agosto 2008 alle 09:03
Dove sono le voci di protesta contro l’uso “sproporzionato delle forze” da parte della Russia che bombarda la Georgia causando in un giorno più di mille morti e lo fa per motivi egemonici? Quando si parla di Israele bersagliata dal lancio di razzi nel suo territori, le sinistre e i pacifisti alzano le loro voci di condanna e definiscono “sproporzionata” la nostra reazione.
Che mi resta da fare di fronte a tanta ipocrisia? Condannare l’uso “sproporzionato delle menzogne” da parte delle sinistre e non solo?
GUER – GENIALE. COME LE TUE ULTIME POESIE
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11 agosto 2008 alle 16:22
Le voci di protesta, cara Sigal, per “l’uso sproporzionato delle forze” non ci sono semplicemente perchè la sinistra, specialmente quella italiana, è tutta contenta di rivedere la sua Urss, pardon, la sua Russia, ricominciare ad aggredire come hanno sempre sperato. Purtroppo non si tratta nemmeno di ipocrisia, ma di vero e proprio fiancheggiamento sia per i terroristi palestinesi, che cercano di cancellare Israele dalla carta geografica, sia per la Russia perchè è il loro primo amore giovanile che non rinnegheranno mai. Quanto poi a quella indecente greppia di burocrati che bivaccano all’Onu, non faranno proprio nulla. Sono secondi in vigliaccheria solo all’Ue di Starburgo che non osa contraddire il vecchio lupo del KGB. Al solito, non ci resta che sperare nei soliti USA ed Inghilterra, visto che anche il grande presidente francese, appare piuttosto defilato e incapace di prendere posizione.
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11 agosto 2008 alle 09:05
On. Guzzanti, Putin sta facendo una cosa sbagliata e non esiste alcun momento in cui fare questa cosa potrebbe essere ritenuto “giusto”; però non si può tacere su alcune circostanze che sono assodate:
Nella notte dell’8 agosto le forze armate georgiane sono entrate in Ossezia del sud dirigendosi verso la capitale Tskhinvali.
“MOSCOW. Aug 8 (Interfax) – North Ossetia’s President Taimuraz Mamsurov has confirmed that Georgian warplanes have bombed out a humanitarian aid convoy moving from Vladikavkaz to South Ossetia. “I can confirm from right here, that the convoy has been bombed out. I cant’s say anything about injuries or fatalities, but those were Georgian Su-25’s,” Mamsurov told Interfax by phone on Friday. “I am safe. The convoy has stopped,” he said
L’immediata mobilitazione della 58.ma armata russa di stanza nel Caucaso (già protagonista della guerra in Cecenia) è stata conseguenza diretta di questo evento.
Il profilo di Saakhashvili non sembra proprio quello di un eroe difensore dell’autonomia ed indipendenza georgiana: ha, secondo me, la grande responsabilità dell’innesco di questa crisi che si va configurando come un confronto muscolare tra forze occidentali e le nuove egemonie Russe (che, sbaglierò, ma mi sembra non esista proprio quel grezzo fondamento ideologico che giustifichi un lapsus che ci richiami alla vecchia URSS. Che poi del vecchio regime il signor Putin stia mettendo a profitto le strategie, le risorse e la rete di intelligence.. questo è un altro discorso)
Io registro anche voci sussurrate che provengono dalla nostra parte e che, pur tacciabili di irritante controinformazione o disinformazione, non sono lontane dalla verità:
“(AGI) – Washington, 9 ago. – La responsabilita’ del conflitto in Ossezia del Sud non ricade solo su Mosca o sui separatisti osseti ma, “in parte”, anche sulla Georgia. Lo ha detto un alto funzionario del dipartimento di Stato americano, che non nasconde l’irritazione per il comportamento del presidente Mikhail Saakhashvili, grande alleato di Washington: “In tutto questo periodo abbiamo insistentemente e vigorosamente fatto pressione sul governo georgiano affinche’ mostrasse misura e evitasse qualsiasi escalation. Su questo siamo stati piuttosto chiari”, ha dichiarato il diplomatico dietro condizione di anonimato. (AGI)”
Sta di fatto che una posizione pressocchè unanime tra gli osservatori occidentali definisce sproporzionata e pericolosa” la reazione russa in Georgia, con ciò ammettendo che all’inizio di questa fase critica c’è una sconsiderata provocazione di Saakhashvili, impaziente di ottenere la promozione della Georgia, a pieno titolo, nell’alleanza atlantica. Non a caso l’auspicio che viene espresso da tutti è che si ritorni allo status quo ante, quello precedente il primo attacco delle truppe georgiane.
Saluti
GUZZ – CARO RYAN, NON ESISTE UNA NAZIONE CHIAMATA OSSEZIA E DUNQUE NON ESISTE NEANCHE UNA CAPITALE DELL’OSSEZIA, MA SOLO LA CITTA’ CAPOLUOGO REGIONALE.
SAREBBE COME DIRE CHE L’ITALIA HA INVASO LA PUGLIA DIRIGENDOSI VERSO LA CAPITALE BARI.
PERCHE’ UNA REGIONE SECESSIONISTA POSSA AMBIRE AD ESSERE CONSIDERATA NAZIONE, OCCORRE CHE ALMENO ALCUNI STATI LA RICONOSCANO COME STATO.
L’OSSEZIA E’ UNA COLONIA RUSSA DENTRO LA GEORGIA CHE SERVE A CONTROLLARE LA GEORGIA E IMPEDIRLE DI ENTRARE NELLA NATO E IN EUROPA.
DUNQUE LA RUSSIA HA INVASO LA GEORGIA E NON LA GEORGIA HA INVASO L’OSSEZIA.
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11 agosto 2008 alle 10:25
Gli USA non hanno colpe specifiche; purtuttavia, sapevano che avrebbero svegliato il can che dorme (con un occhio solo).
Sergio Romano ci fa l’elencuccio da manuale scolastico che dice e tace.
E finge di ignorare che, da Stalin a Putin (che cosa volete Berlusconi gli dica? L’Italia è un pidocchio afono), gli interessi economici fanno aggio sul resto.
Comunque, l’umanità decise tempo fa che star sulla terra senza scannarsi è poco “umano”.
E trasformò il pianeta in un mattatoio.
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11 agosto 2008 alle 11:18
Quest’ultimo episodio ci deve far riflettere sulla reale efficacia di una organizzazione come l’ O.N.U.
Come sempre, in queste situazioni di violenza, di guerra e di vittime civili il Segretario Generale delle Nazioni Unite fa sentire la sua voce invitando ad un “cessate il fuoco” immediato.
La stessa cosa fa anche il Papa.
Ma, con tutto il rispetto per il pontefice della Chiesa cattolica, le parole del Papa possono anche risuonare prive di spessore se sono rivolte principalmente verso aree del mondo dove la chiesa di Roma non e’ poi cosi’ presente e seguita.
Diversamente invece dicasi per le Nazioni Unite. Se esse lanciano un monito severo ed allarmato, si dovrebbe fare in modo che questo monito non possa essere ignorato facilmente da nessun paese.
Specialmente se tale paese e’ un membro riconosciuto e a tutto diritto, della Organizzazione stessa.
Io vorrei che mettessimo in atto meccanismi “veri” che un giorno, anche domani, possano impedire la distruzione in massa del nostro pianeta.
Ce la faremo mai a mettere in pratica una cosa cosi’ lapalissiana ?
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11 agosto 2008 alle 12:09
Play back
Tal e’ una ragazza di 26 anni nata in un kibbutz di estrema sinistra. Indossa una camicetta attillata e short. I genitori avevano perso famiglie e figli nell’olocausto. Qui si erano conosciuti ed avevano iniziato una nuova vita. Quando Tal nasce la madre ha 41 anni e il padre 55. Tal è la loro unica figlia.
I ragazzi sono il suo argomento preferito. Le piace entrare in dettagli. Parla di “esecuzioni” sessuali, come le chiama. Karmit l’ascolta silenziosa poi dice:
“Guarda come sono belle le nuvole, Tal . Ce n’è una che sembra un essere umano che brucia. Pensi che nel fuoco si muoia in un istante o è una lunga agonia?”
Tal alla guida della jeep non risponde. Dopo aver superato il posto di guardia svolta a sinistra e imbocca la strada verso il nuovo accampamento. In lontananza il Gilboa e una catena di colline che circondano la valle di Yizrael quasi a proteggerla dalle incursioni.
“Potrei andare a vivere nel nord Italia, riprendere a studiare e prendere una seconda laurea in musicologia” dice.
A che serve la laurea in musicologia ad una ragazza con la morte alle spalle?
i morti sono morti
e la morte non merita
I nostri sospiri.
Sono sei anni che è morta
E io non voglio più piangere.
Perchè la morte non domina
and death shall have no dominion
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11 agosto 2008 alle 12:19
mi scusi Onorevole Guzzanti,ma è puramente un caso che la russia si mobiliti in Ossezia proprio durante lo svolgimento delle olimpiadi che ,ma guarda che combinazione,si svolgono nella Cina comunista ? Un evento mediatico che incolla praticamente il mondo davanti alle televisioni. I commenti della gente ,fra una medaglia vinta e una persa ,sono : ma dov’è l’Ossezia ?
Daniele Sanson
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11 agosto 2008 alle 13:01
Anche in questo caso l’Europa dimostra quanto sia impotente.Gli unici che si sono espressi in maniera chiara e netta sono stati gli USA.Dal vecchi continente solo frasi di rito(compreso Berlusconi)e le solite cantilene pacifiste.Intanto Putin bombarda e Gazprom gode .Neanche una bandiera arcobaleno alla finestra,a giusto non stiamo mica parlando dell’Iraq.
L’articolo l’ho letto e Sergio Romano nelle ultime righe ci vuol far credere che se il vecchio e saggio premier filo russo non fosse mai stato cacciato dal giovane servo degli USA,tutto ciò non sarebbe successo.
Davide Cembrano.
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11 agosto 2008 alle 14:25
Berlusconi in effetti ha chiamato “l’amico Putin”. Suppongo con risultati nulli. Il russo dallo sguardo di ghiaccio può si avere il guanto di velluto, ma la mano è di ferro. Berlusconi non sarebbe uno statista serio se non SAPESSE che delle telefonate Putin se ne frega totalmente. l’Europa come è ricattabile dagli arabi così altrettanto bene è ricattabile da Gazprom. Pertanto la linea buonista è l’unica possibile. Mi chiedo cosa aspettano a Bruxelles a varare invece di fantomatici aiuti a zone disagiate un grosso piano di centrali nucleari.
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11 agosto 2008 alle 15:20
Sì, ho notato anche io che molti giornali occidentali titolano: “la Georgia invade l’Ossezia” (???)
Alcuni inoltre obiettano che è stato un errore del presidente Sakaashvili reagire alle provocazioni di Mosca, ma dobbiamo renderci conto che, pretesto o no, la Russia voleva fare questo passo e lo avrebbe fatto in ogni caso:
i misteriosi attentati sarebbero aumentati, anche quelli contro le forze russe (il governo russo non si cura di sacrificare anche la propria popolazione o i propri militari in finti attentati contro sé stessi – ricordiamoci cosa diceva Litvinenko – l’importante è avere un pretesto per accusare il paese da invedere: oggi la Georgia, ieri la Cecenia) e se la Georgia non avesse reagito per difendere i propri diritti, sarebbero stati allora i Russi a dichiarare di volersi difendere da attacchi montati ad arte direttamente contro di loro.
Perché non far saltare qualche palazzina del bel mezzo di Mosca per poi dare la colpa ai ribelli osseti “fuori controllo”?
Reagendo adesso forse qualche vita è stata risparmiata.
Dico forse perché secondo me la Russia non si fermerà con un accordo di cessate il fuoco in mano: se il disegno è lo stesso della Cecenia, la Russia potrebbe non accontantersi ed avere come obiettivo reale e finale quello di invadere la Georgia (se vogliamo vedere l’invasione della Cecenia come una sorta di prova generale di riassorbimento militare delle regioni ex sovietiche).
Ma c’è un grosso problema:
la Georgia è un paese che coinvolge interessi strategici energetici importantissimi, non è la “povera” Cecenia, e l’occidente questa volta potrebbe non gradire.
Quello che potrebbe succedere poi è difficile da immaginare, ma la Russia rischia grosso e forse ancora non lo sa.
Ma l’occidente, se decidesse ancora di tacere, se non ci saranno reazioni, il rischio più grave allora sarà lui a correrlo.
Con chi abbiamo a che fare ormai lo hanno capito credo tutti, poi ci sono quelli che fanno finta di non aver capito o che preferiscono tapparsi gli occhi e continuare a recitare il mantra che dobbiamo aiutare la Russia ad avvicinarsi all’occidente ed aver pazienza se ogni tanto assistiamo a qualche intemperanza, qualche strage di civili del tutto evitabile, qualche invasione di una nazione, qualche ricatto, qualche omicidio a Londra, qualche inchiesta sul KGB che non s’ha da fare….
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11 agosto 2008 alle 15:48
Ecco, questa dichiarazione ci sta bene in Zeling, da primo premio.
Georgia: Putin contro gli Usa, stanno intervenendo nel conflitto
11 ago 13:07 Esteri
MOSCA – Gli Stati Uniti interferiscono nel conflitto. Il premier russo Vladimir Putin accusa Washington per aver prestato i suoi aerei militari al rimpatrio di numerosi soldati georgiani nella zona del conflitto. (Agr)
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11 agosto 2008 alle 15:52
Nessuno ti conosce
Io si, ti conosco
E ti canto.
Canto la tua grazia
La tua armoniosa intelligenza
Che ci profumava l’aria.
Tarderà molto a nascere
Una figlia della Giudea
Così piena di fremiti
Così ricca di brezza allegra
Dove sei ora?
Dove nascondi la tua coraggiosa felicità,
La tua bocca sfacciata di fragola,
Il tuo appetito di vita?
Nessuno ti conosce
Io si ti conosco
E ti canto.
Ti sei persa sulla strada
Quella sera maledetta
Hai portato via il tuo corpo
Senza voler più ascoltare
Il fruscio del vento
Negli aranceti.
Ora il vento infuria rabbioso
Sul tuo seno
Di piccola donna
E l’amore imbevuto di liquido
Non riscalda più il tuo ventre.
Piccola donna giudea,
Dai fianchi stretti,
Dal piccolo seno bianco
Non hai visto come
Piangevo
Quando sei caduta per terra?
Nessuno ti conosce
Io si ti conosco
E ti canto
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11 agosto 2008 alle 16:11
Bene Onorevole Senatore…
le ultime mosse del piccolo zar Putin trovano conferma in quello che da anni sta andando a predicare, urlare, dire…Ora che posiamo fare noi? Credo che lei abbia un canale abbastanza diretto con il Presidente del Consiglio, se vuole un supporto, ha a disposizione me e, credo, altri Rivoluzionari… Il Cavaliere sta dimostrando, almeno mediaticamente, di ascoltare la gente… Ci facciamo sentire?
GUZZ – UN MIO CANALE CON BERLUSCONI NON ESISTE. IO, DICIAMO COSI’, NON ESISTO. E STO BENISSIMO.
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11 agosto 2008 alle 16:28
Proviamo a metterci nei panni di Putin. [mode on] Qualcuno ci ha pestato la coda. Quindi merita una lezione indimenticabile, altrimenti il mondo riderà di noi perché tiriamo missili a 10000km di distanza, ma non riusciamo a mangiare uno dei tanti vicini nani che una volta erano nostri dipendenti. Possiamo dargli una chance imponendo condizioni tipo sgombero da alcuni territori, zone smilitarizzate e formale impegno a rinunciare a qualsiasi sogno di riprendersi quei territori. Così se non le accetta sarà etichettato come nemico della pace e vedrà carri o forze speciali arrivare a rendergli visita in casa; se accetta dovrà spiegare ai suoi alcune cose, non potrà più nuocere e magari verrà anche abbattuto.[mode off] In tutto questo che ruolo ha l’occidente? Il presidente americano è un’anatra zoppa, l’Europa è divisa come al solito … quella orientale agitata, quella occidentale abbastanza pacifi[n](s)ta.
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11 agosto 2008 alle 16:56
Da Ansa.it
Frattini: ”Se lo decidera’ l’Ue italiani in Ossezia” ROMA –
Se la presidenza francese dell’Ue – dopo la missione del ministro Bernard Kouchner a Tbilisi e a Mosca – dovesse decidere di affiancare le forze di Mosca che da anni su mandato internazionale presidiano l’Ossezia del sud, anche l’Italia manderà le sue truppe. Così il ministro degli Esteri Franco Frattini in un’intervista alla Stampa nella quale, analizzando le prospettive del conflitto in corso tra Russia e Georgia, esorta ad “evitare che si crei una coalizione anti-russa”. “Una posizione – sostiene il titolare della Farnesina – che sarebbe molto negativa per l’Europa tutta”. Rispetto alla possibilità di inviare uomini in Ossezia del Sud, Frattini precisa che ci sono “molti se”. In ogni caso, sostiene Frattini, “se Kouchner di rientro dalla sua missione presenterà la proposta mercoledì al Consiglio dei ministri degli Esteri dei 27, e se dovesse passare, la prenderemo in considerazione”. “Da subito – precisa il ministro – sono pronti gli aiuti umanitari all’Ossezia del sud”.
Frattini torna sulla posizione italiana: “L’Italia ritiene che non si possa creare una coalizione europea anti-russa, e in questo siamo vicini alla posizione di Putin. Ma Mosca – aggiunge – deve comprendere che il peacekeeping oggi affidato esclusivamente alle sue forze militari dovrà essere discusso con la comunità internazionale”. “Sarebbe negativo per l’Europa – ribadisce il ministro – se si creasse una sorta di coalition of willing contro la Russia, come potrebbe accadere se passasse la proposta polacca, ceca, lituana ed estone di convocazione di un consiglio straordinario dei capi di Stato e di governo europei sul conflitto in Ossezia. Chiederlo significa puntare a una condanna della Russia. Una posizione che sarebbe molto negativa per l’Europa tutta”. Al contrario – sottolinea con forza il titolare della Farnesina – “é importante che l’Europa sia a 27, che non si divida in gruppi e gruppetti”. “L’Europa deve essere il ponte tra Stati Uniti e Russia, se vuole essere un attore politico di peso”.
——————————————
Dopo non aver fatto arrabbiare gli “amici cinesi” e aver fatto incazzare un po’ di amici italiani qualche tempo fa, mi chiedo: è possibile adesso mandarlo a fanculo senza offesa e senza essere scortesi?
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11 agosto 2008 alle 23:07
Egregio Dot
Secondo lei dovremmo fare una coalizione anti Russa? Abbiamo la minima possibilità pratica di ottenere un minimo risultato? La posizione dell’Europa rispetto alla Russia è come quella degli uccellini che ripuliscono la dentatura dei coccodrilli, tra le sue mandibole.
Il SUPERMASSIMO che l’Europa può fare è proprio quello di proporre una forza di peacekiping e sperare che i Russi si lascino OSSERVARE da una sparuta minoranza di militari europei armati di armi personali (pistole) e niente più.
Secondo me l’armata russa s’installerà in Georgia per rimanerci, e poi Putin starà a vedere se Bush si muove oppure no, e se si muove son dolori di pancia fortissimi. La Georgia nella NATO? Ipotesi fiabesca
Secondo lei, Dot, Putin può accettare questa ipotesi? Io non credo che lo farà.
Comunque se Frattini ha reso pubblico un pensiero simile è un imprudente. Queste cose si tirano fuori solo intorno ai tavoli da cui non trapela niente se non un comunicato congiunto, i ministri son tenuti ad evitare le chiacchiere.
NC
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12 agosto 2008 alle 21:02
Sig. Nick Carter,
perché apre e procede chiedendomi diverse volte cosa, secondo me, dovremmo fare e conclude affermando che se Frattini ha reso pubblico un pensiero simile è un imprudente?
Certo lei è meno offensivo e scortese di me, ma la sostanza? E’ diversa?
Nel merito.
Sa cosa, secondo me, dovremmo fare? Per prima cosa, visto che costa poco in termini di risorse materiali (sempre presupponendo che l’intelligenza appartenga a quelle immateriali); costa pochissimo in termini di tempo; e per ultimo ma non meno importante: è un suo, di lei, Nick Carter, suggerimento; dovremmo evitare che ministri (non osti da bettole tipo quelle che a me piace frequentare, ma Ministri della Repubblica) sparino pensieri imprudenti su argomenti critici.
Poi c’è anche altro che si può fare.
Lei chiede: Putin può accettare? Altra cosa, secondo me, da fare: non pensare e preoccuparsi sempre e comunque se Putin possa accettare o meno. Cioè, in poche parole, noi non dovremmo servire su un piatto d’argento a Putin ciò che lui può accettare. Guardi, scommetto che così non facendo (doppia negazione: quindi servendo a Putin su un piatto d’argento quello che può accettare) otterremo (otterremo e non otterremmo, perché non abbiamo fatto e non facciamo così anche con altri, tipo Gheddafi) un accordo: e grazie al cazzo (mi perdoni ma, nonostante l’argomento, non riesco a rinunciare ad essere un po’ triviale).
Concludo con una domanda e un’ipotetica raccomandazione. Se l’armata russa s’installerà in Georgia e ci resterà, e se Putin si sveglierà una mattina con l’umore di traverso e deciderà di ridurre o rincarare un po’ le forniture energetiche a quegli assetati di petrolio e gas che sono gli europei: ci va lei a Mosca a portargli te e biscottini per cercare di addolcire un po’ il suo cattivo umore? Se sì, mi raccomando: non dimentichi il piatto d’argento.
Cordiali saluti.
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13 agosto 2008 alle 17:10
Mi scusi,Dot,
ma Putin ha GIA’ in mano i nostri rubinetti del petrolio, Georgia o no, ed io non sto parlando di cortesie, ma di interessi nazionali (a parte i nostri) di Putin: dico NON PUO’ ACCETTARE non perchè lo voglia fare o meno, ma perchè il petrolio che passa dalla Georgia è in gran parte suo, ed il petrolio del Caucaso è anche quello suo e dell’ex URSS. Chiaro che se lo tiene.
Gli europei si mettono a pestare i piedi? Non fa altro che vendere il greggio ai cinesi, o, peggio ancora, toglierlo dal mercato in parte: sai che gusto!
Quello che sto dicendo è che c’è in ballo una partita a scacchi MOLTO IMPORTANTE: Putin e Ahmadinejad si sono incontrati recentemente, prima dei fatti Osseti, le centrifughe per l’arricchimento dell’uranio iraniano da dove vengono? Le armate russe erano già in Ossezia e nei pressi dei confini, Sahakasvili attacca ( per riprendersi una terra che ha deciso di staccarsi? Da solo e come un povero pistola?), le armate russe entrano in Georgia, si muovono tutti e si vuole imporre il ritorno allo status quo, la presenza dell’ONU ed il riconoscimento dell’indipendenza della Georgia (col suo diritto ad entrare nella NATO?)
Ammettiamo pure: abbiamo una striscia di NATO tra IRAN e Russia. Dopodichè??????
Bisogna distinguere tra le velleità (ed allora noi europei possiamo anche metterci tutti in piazza ad urlare) e le possibilità pratiche a livello istituzionale (ed allora quel che possiamo fare è un pò di manfrina e niente più).
NC
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13 agosto 2008 alle 22:37
Senta Nick Carter,
perché rigira la frittata?
Questo nostro colloquio è partito da un mio commento piuttosto acido su dichiarazioni di Frattini riportate nel sito dell’Ansa.
Dopo avermi risposto in modo, a mio parere, ambiguo in quanto ha inserito una successione di domande a me rivolte che tendevano a contrastare la mia critica feroce al nostro Ministro ma concludendo che le dichiarazioni di Frattini risultano anche a lei imprudenti, ora mi vedo costretto a ringraziarla per avermi ricordato come sia importante la partita a scacchi in oggetto. Ma che strano: non me ne ero accorto. Infatti Frattini l’ho mandato, per così dire, “a fare un giretto” solo per praticare il mio sport preferito.
Io non ho parlato di cortesie, io non ho sostenuto che siamo cortesi nei confronti di Putin. Cosa intende poi, lei, per “pestare i piedi”? Qualcosa di fanciullesco per caso?
Ora, io non so attribuire il valore preciso che lei attribuisce alle cortesie che cita, ma le cortesie da me richiamate, se proprio non si è capito, non erano altro che ironia al limite del sarcasmo per evidenziare un totale vuoto di forza e volontà diplomatica. Non si tratta di non far cortesie cortesie, si tratta di voler trattare: di voler trattare, e non di voler trovare un accordo a priori, costi quel che costi e avendo presente solo ciò che l’interlocutore ha interesse ad accettare. Ciò che l’interlocutore può o meno accettare dipende anche (non solo, ma anche) da come ci poniamo noi nei suoi confronti, piccoli o grandi che siamo; tra l’altro quando siamo alleati non siamo nemmeno così piccoli.
Riassumendo il suo pensiero: visto che Putin già ha il potere di strozzarci energeticamente, visto che ha la forza e gli alleati per farlo energicamente, tanto vale lasciarglielo fare ed evitare perdite di tempo, manfrine e danni.
Sa cosa le dico allora, che il suo è un discorso tipicamente qualunquista e che non ha tutti i torti. Le dico che è un po’ una noia arrivare nelle nostre casette premere l’interruttore e avere la luce di sera, il riscaldamento d’inverno, il raffreddamento d’estate; che è una noia anche aprire il frigorifero ed essere imbarazzati nello scegliere tra affettati misti e formaggi. Allora: che gli inverni tornino inverni, le estati estati, la fame fame, e che quella libertà che ci è stata regalata ci venga tolta visto che quando si tratta di fare qualcosa per difenderla non possiamo fare altro che un po’ di manfrina e niente più.
P.S. Una precisazione. A quanto ne so io l’oleodotto BTC Baku (Azerbaijan)-Tiblisi (Georgia)-Ceyhan(Turchia) trasporta olio grezzo (in condizini normali 1,2 milioni di barili al giorno) estratto a Baku, in Azerbaijan che è una Repubblica indipendente dalla Russia. E’, cioè, a tutti gli effetti uno stato sovrano, come lo è la Georgia e che tende ad avvicinarsi alla NATO. Il suo petrolio, quindi, non è di Putin, ergo che quel petrolio Putin non ce l’ha già, ma, probabilmente, gli fa gola e, forse, se lo vuole prendere.
15 agosto 2008 alle 00:02
Dot, non si scaldi.
L’Azerbaidjan è una repubblica della CSI, ed era socio fondatore dell’URSS, non è la Cecoslovacchia o altro stato europeo occupato dopo la guerra. Gli oleodotti sono stati costruiti dall’URSS, Putin potrebbe anche avere qualche piccolo diritto.
Quelli Georgiani li ha costruiti la Georgia? i giacimenti li ha scoperti la Georgia o li hanno coltivati le altre repubbliche? Chi gestiva l’estrazione era la Russia o la Georgia?
Io non la vedo così netta la cosa, anche se non sono certo pro-Putin.
Frattini e le trattative: Per trattare occorre che la controparte risponda almeno al telefono. E secondo me risponde solo se sente i motori dei mezzi militari americani che si avvicinano. Chiunque è andato Mosca aveva anche un messaggio americano da portare, altrimenti gli facevano fare un bel giro turistico e se ne tornava a casa.
Il ministro prima di esternare doveva per lo meno sentire i suoi omologhi se erano d’accordo: su questo le dò ragione, se non aveva sentito nessuno doveva stare zitto.
Risultato finale della partita? Sarei contento se a fronte della presenza dei carri russi in Ossezia ed Abkhazia fosse riconosciuta la presenza NATO (USA) in Georgia.
NC
15 agosto 2008 alle 23:59
Nick Carter,
premettendo (a scanso d’equivoci) che mi scaldo (e raffreddo) finché mi pare e piace, le comunico che io proprio non mi sono scaldato: ho semplicemente espresso ciò che penso, spero in modo chiaro e comprensibile. E se proprio mi fossi lasciato andare come fa intendere lei, dati gli argomenti, più che scaldato mi sarei surriscaldato.
Ma lei non si sbaglia solo sul mio presunto riscaldamento (errore insignificante), ben più gravemente si sbaglia sull’oleodotto BTC. A tal scopo le riporto una risposta data dal Col. Sam Gardiner contenuta in una intervista segnalata da uno dei link inseriti dalla nostra Simona.
AMY GOODMAN: And the significance of the pipeline that is there?
COL. SAM GARDINER: Well, the United States, beginning about ten years ago, obviously saw the vulnerability of the flow of oil out of the Persian Gulf. So the United States pushed very hard to set up a pipeline that went from Baku in Azerbaijan, taking out the Caspian Sea oil, to a port in Turkey, Ceyhan. That oil pipeline carries about one percent of the world’s oil supply.
Two weeks ago, that pipeline was blown up in a Turkish area by the Kurdish rebels that the Turks are fighting. There were reports that the Russians had bombed this over the weekend. Reports this morning, however, say—suggest that there hasn’t been an interruption, except that Azerbaijan has shut off flow in the pipeline. So this interferes with a major flow of oil to the economies of the West. It’s an important source of the oil flow.
———————-
Inoltre, dal sito Wikipedia inglese sempre sull’oleodotto BTC.
Planning
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The Caspian Sea lies above one of the world’s largest groups of oil and gas fields. As the Caspian Sea is landlocked, the transportation of oil to Western markets is complicated. During Soviet times, all transportation routes from the Caspian region were built through Russia.
The collapse of the Soviet Union started a search for new routes. Russia first insisted that the new pipeline should pass through Russian territory, then declined to participate.[2][3] A pipeline across Iran from the Caspian Sea to the Persian Gulf would have provided the shortest route, but Iran was considered an undesirable partner for a number of reasons: its theocratic government, concerns about its nuclear program, and United States sanctions that greatly restrict Western investment (especially by American companies) in the country. The United States government opposed any route that would pass through Iran[4].
At the time, Turkey called for energy transit through Turkey, insisting that this would be the safest and most economic route for export. In the spring of 1992, the Turkish Prime Minister Süleyman Demirel made this proposal to Central Asian countries and Azerbaijan. The first document on the construction of the Baku-Tbilisi-Ceyhan pipeline was signed between Azerbaijan and Turkey on 9 March 1993 in Ankara.[5]
The choice of a Turkish route meant oil export from Azerbaijan via either Georgia or Armenia. For several reasons a route through Armenia was politically inconvenient, due to regional tensions over Turkey’s refusal to recognize the Armenian Genocide[6] [7], as well as the unresolved military conflict between Armenia and Azerbaijan over Nagorno-Karabakh.[8] This left the circuitous Azerbaijan-Georgia-Turkey route as politically most expedient for the major parties, although it was longer and more expensive to build than the other options.
The BTC pipeline project gained momentum following the Ankara Declaration, adopted on 29 October 1998 by President of Azerbaijan Heydar Aliyev, President of Georgia Eduard Shevardnadze, President of Kazakhstan Nursultan Nazarbayev, President of Turkey Süleyman Demirel, and President of Uzbekistan Islom Karimov. The declaration was witnessed by the United States Secretary of Energy Bill Richardson, who expressed strong support for the BTC pipeline. The intergovernmental agreement in support of the BTC pipeline was signed by Azerbaijan, Georgia, and Turkey on 18 November 1999, during a meeting of the Organization for Security and Cooperation in Europe (OSCE) in Istanbul, Turkey.[8]
[edit]
Construction
————–
The Baku-Tbilisi-Ceyhan Pipeline Company (BTC Co.) was founded during a document signing ceremony in London on 1 August 2002.[9] The official ceremony launching construction of the pipeline was held on 18 September 2002.[10] Construction began in April 2003 and was completed in 2005. The Azerbaijan section was constructed by Consolidated Contractors International of Greece, and Georgia’s section was constructed by a joint venture of France’s Spie Capag and US Petrofac Petrofac International. The Turkish section was constructed by BOTA?. Bechtel was the main contractor for engineering, procurement and construction.[9]
[edit] Inauguration
All together, three official inauguration ceremonies were held. On 25 May 2005, the pipeline was officially inaugurated at the Sangachal Terminal by President Ilham Aliyev of the Azerbaijan Republic, President Mikhail Saakashvili of Georgia and President Ahmet Sezer of Turkey, joined by President Nursaltan Nazarbayev of Kazakhstan, as well as United States Secretary of Energy Samuel Bodman.[11] The inauguration of the Georgian section of the pipeline was hosted by President Mikheil Saakashvili at the BTC pumping station near Gardabani on 12 October 2005.[12] The inauguration ceremony at the Ceyhan terminal was held on 13 July 2006.[13]
Oil that was pumped from the Baku end of the pipeline on May 10, 2005 reached Ceyhan in May 28, 2006 after a journey of 1,770 km.[1] The first oil was loaded at the Cheyhan Marine Terminal (Haydar Aliyev Terminal) onto a ship named British Hawthorn.[6] The tanker sailed away from the port on 4 June 2006 with about 600,000 barrels (95,000 m³) of crude oil. This marked the start of export of Azerbaijan’s oil via the BTC oil pipeline to world markets.
Cost and financing
———————
The pipeline cost US$3.9 billion.[18] Around 15,000 people were employed during the construction of the pipeline. Approximately 70% of BTC costs are being funded by third parties, including the World Bank’s International Finance Corporation, the European Bank for Reconstruction and Development, export credit agencies of seven countries and a syndicate of 15 commercial banks.[14]
————————————————–
Mi spiega, per favore, quale sarebbero i piccoli diritti di Putin in merito.
Cordiali e termicamente più che stazionari saluti.
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11 agosto 2008 alle 18:38
Le Georgiche…
Ad rivum eundem lupus et agnus venerant,
siti compulsi. Superior stabat lupus,
longeque inferior agnus. Tunc fauce improba
latro incitatus iurgii causam intulit;
‘Cur’ inquit ‘turbulentam fecisti mihi
aquam bibenti?’ Laniger contra timens
‘Qui possum, quaeso, facere quod quereris, lupe?
A te decurrit ad meos haustus liquor’.
Repulsus ille veritatis viribus
‘Ante hos sex menses male’ ait ‘dixisti mihi’.
Respondit agnus ‘Equidem natus non eram’.
‘Pater hercule tuus’ ille inquit ‘male dixit mihi’;
atque ita correptum lacerat iniusta nece.
Haec propter illos scripta est homines fabula
qui fictis causis innocentes opprimunt.
Putini dicatum . CUMINUS DOCET!
NC
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11 agosto 2008 alle 19:37
Cosa penso di come purtroppo anche la stampa Italiana descrive la guerra Georgia/Russia l’ho scritto tra i primi commenti di questo interessantissimo post, ora volevo soffermarmi su come la maggiorparte dei ns concittadini reagisce a questo evento e similari.
Gli attacchi a serbia, iraq 1 e 2, Afganistan naturalmente avevano ben altra risonanza ma posso essere d’accordo con chi afferma che le situazioni sono diverse (in parte) ma non mi spiego come mai in casi simili non si attivino che dire almeno un 2% di tutte le organizzazioni pacifiste pronte a manifestare ed a far diventare la bandiera arcobaleno un cult.
Per non parlare della differenza tra i poveri condannati a morte Cinesi e Iraniani con gli Americani ……. per poi arrivare per fare un altro esempio a sorbirci video e filmati usciti dagli stessi Stati Uniti di poliziotti che picchiano selvaggiamente dei presunti criminali trasmessi nei TG di tutto il mondo e non avere nessuna news sulla fine che hanno fatto in cecenia migliaia di persone (250.000 morti in Cecenia dal 92 ad oggi http://it.wikipedia.org/wiki/Cecenia).
Oramai è chiaro che la verità il fatto assoluto non è dato dall’aver certezza che lo stesso è accaduto, la chiave la patente di verità viene data dalla somma di articoli, video ed altro con cui i media affrontano l’argomento spesso scrivendo e trasmettendo falsità, per inverso fatti certi accertati al 100% se non vengono divulgati come dovrebbero e come non esistessero, il caso bomba Ustica docet, scavalcato dalla teoria missirola smentita da fatti, processi, sentenze ecc..
Meditate gente meditate
P.S. Riguardo Ustica se non pensate sia così basta prendere 100 ns compaesani e chiedergli cosa ha causato la strage di Ustica .
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11 agosto 2008 alle 21:01
http://www.axisglobe.com/news.asp?news=13477
Mussulmani Ceceni inviati a combattere nella cristiana Georgia (una beffa nella tragedia)
Radio Ekho Moskvy, citando un rappresentante ufficiale del Ministero della difesa russo riferisce che nella struttura delle forze armante unite al contingente russo [la 58° brigata dell’armata russa, ben nota per la sua efferatezza, quella che si occuppò della seconda guerra cecena per intendersi, nota mia] di”pacekeeping” [la parola pacekeeping associata alle truppe russe fa venire i brividi, nota mia] impegnata nelle aree del conflitto in Georgia, vi sono anche due contingenti dei battaglioni speciale Zapad (Occidente) e Vostok (Oriente), che sono da sempre stati attivi nella Repubblica Russa della Cecenia. L’emittente radiofonica evidenzia che l’agenzia ITAR-TASS ha confermato la notizia. I battaglioni Zapad e Vostok sono al comando del Primo Direttorato di Sicurezza (GRU) dell’RGS [il comando militare generale russo, nota mia]. I battaglioni Vostok e Zapad, che fanno parte della 42° divisione armata motirizzata, che è permanentemente impiegata in Cecenia, sono stati incaricati di condurre le operazioni militari sia nelle aree occidentali che orientali della repubblica. In giugno il tenente generale Valdimir Shamanov, a capo del direttorato di addestramento delle forze armate aeree russe aveva dichiarato che i due battaglioni “avevano svolto azioni non solo nell’ambito del Gruppo di Forze Unite nel Caucaso del Nord, ma anche in operazioni di peacekeeping in Ossezia ed in Abkazia”.
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11 agosto 2008 alle 21:34
concordo con dvd1, Gianluca e altri commentatori sull’assenza di reazione nel ns Paese nei confronti dell’attacco aereo russo alla georgia. Davvero mi domando: dove stanno i tremilioni di pacifisti senza se e senza ma, gli arcobalenisti, i furio colombo, i dario fo e franca rame, la sgrena, i rutelli, i prodi, i dalema, i pecoraro scanio(che nostalgia!), la gruber(la gruber!!!), la monica maccioni, la berlinguer, le cuffaro, la (signore e signori!!)Botteri, gino strada, giulietto chiesa(giulietto chiesa!!!) perennemente in piazza contro i tre “B”, Bush, Blair e Berlusconi, a strillare la cacciata della coalizione internazionale con a capo gli americani dall’Iraq, che in sostanza era ciò che chiedevano i terroristi per cui mettevano tritolo e proiettili in corpo a chi andava a votare e chiedeva libertà? Ripeto: dove stanno costoro? Sono tutti morti, o stanno, come si dice dalle parti di Bolzano, in casinu?
Maralai
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11 agosto 2008 alle 21:42
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2008/08/10/AR2008081001870.html
Ebbene in questo articolo di Washington Post non si cerca davvero di ridimensionare le responsabilità della Russia o di proporre soluzioni all’acqua di rose… tuttavia a me sembrano anche queste davvero poco.
In questo articolo si legge che nessuno vuole una nuova guerra fredda.
Ma di che parlano?
Una nuova guerra fredda è già in atto, dobbiamo chiederci piuttosto se possiamo permetterci un conflitto.
Una nuova guerra mondiale. La Russia ancora non è in grado di affrontare un conflitto mondiale, senza dubbio non lo è, ma ancora per quanto? Per pochi anni ancora secondo me, se non reagiamo subito con forza.
Io ho la netta impressione che la Russia non intenda fermarsi alla ripresa del controllo dei territori orientali dell’ex impero sovietico e quindi mi sembra anche che qualsiasi reazione occidentale che sia solo di tipo diplomatico, anche se drastica come quelle proposte in questo articolo, ci porterà in futuro a dover rimpiangere di non aver preso decisioni più fattive quando ancora lo potevamo fare.
Io penso a misure molto restrittive come un EMBARGO, probabilmente sono incosciente ma ne ho abbastanza di assistere all’invio di sostegno economico e militare camuffato alle nazioni che coraggiosamente si fanno carico dell’onere di conbattere la Russia ed avvicinarsi all’occidente.
O li aiutiamo davvero o li lasciamo al loro destino fin dall’inizio. Basta con le mezze manovre. Nessuno si fiderà più dell’occidente se continueremo ad aiutare queste nazioni a singhiozzo. Questa non è gente che fa il doppio gioco come la Siria, la Turchia, o il vecchio Iraq, questi sono governi che credono veramente nel sostegno dell’occidente.
Traduco di seguito un passaggio dell’articolo di WP:
“Cosa possiamo fare?
Per prima cosa ricordarci che la Georgia merita il nostro sostegno e la nostra solidarietà (la Gerogia ci ha aiutati; le sue 20.000 truppe costituiscono il terzo più importante contingente presente in Iraq – comprensibilmente quelle truppe adesso dovranno essere richiamate). Dobbiamo fare in modo che gli scontri cessino e che l’integrità del territorio georgiano venga tutelata entro i confini riconosciuti dalla comunità internazionale. Appena le ostilità saranno cessate, dovrà esserci un imponente, coordinato sforzo transatlantico per aiutare Tiblisi a bonificarsi e ricostruirsi.
Secondo, non dobbiamo accettare il ruolo della Russia di peacekeeper neutrale dei conflitti lungo i suoi confini. La Russia è parte del conflitto, non ne è la soluzione. Per troppo a lungo Mosca ha abusato dei mandati internazionali che le riconoscevano di non intraprendere politiche neo-imperialiste. Dobbiamo disconoscere questi mandati e insistere solo su forze assolutamente neutrali, sotto l’egida delle Nazioni Unite, per monitorare il prossimo cessate il fuoco e per le mediazioni.
Terzo, dobbiamo opporci alla pressione che la Russia esercita sui suoi confinanti, specialmente sull’Ucraina – probabilmente il prossimo obiettivo degli sforzi di Mosca per creare una nuova sfera di egemonia. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea devono chiarire che l’Ucraina e la Georgia non saranno condannate all’esistenza in una sorta di zona grigia.
Infine, gli Stati Uniti e l’Unione Europea dovranno chiarire che questo genere di aggressioni influiranno sulle nostre relazioni a sulla possibilità della Russia di permanenza nell’area occidentale. Un intervento militare occidentale in Georgia non è escluso – nessuno vuole una versione della guerra fredda del ventunesimo secolo – ma le azioni di Mosca non devono essere ignorate. C’è un importante gruppo di aree politiche, economiche e di altro genere nel quale il ruolo della Russia e la sua permanenza devono essere riesaminati. Mosca dovrà anche rendersi conto che il suo progetto di riacquistare prestigio – per esempio con i giochi olimpici invernali a Sochi – sarà influenzato da questi comportamenti.
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11 agosto 2008 alle 21:52
Correggo un paggaggio della traduzione dell’articolo del WP:
Dele: “Un intervento militare occidentale in Georgia non è escluso”
Ins: “Un intervento militare occidentale in Georgia è escluso”
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11 agosto 2008 alle 22:10
La Russia potrebbe invadere anche la Valle d’Aosta e non fregherebbe niente a nessuno, figurarsi di quei disgraziati di georgiani. Ha ragione Lei la gente sta al mare e alle olimpiadi.
L’Europa è l’Unione Sovietica allo specchio. La Georgia non è cool, la Georgia non esiste mica.
“videmus nunc per speculum in aenigmate…”
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11 agosto 2008 alle 22:13
Caro Nick,
Da te proprio non me l’aspettavo che, come Cumino, fossi un letterato e addirittura ti peritassi di scrivere favole in latino.
Permettimi, dopo aver fatto una modesta analisi della poesia di Cumino, che qualche maligno ha attribuito ad un certo Giacomo Leopardi, poeta a me sconosciuto che se pur è esistito non raggiunge certo i vertici poetici del Nostro.
Ho letto e riletto la tua favola e devo dirti che ne ho apprezzato il contenuto allegorico.
Mi sembra di intuire, ma tu correggimi pure se sbaglio, che tu con processo antropomorfico fai agire gli animali per dire degli umani.
Invero è un’operazione originale, credo mai tentata da nessuno.
Ma veniamo al succo, che credo tu voglia concordare nel chiamare morale.
Mi sembra di capire, da come costruisci la scena, che per te il prepotente cerchi comunque sempre dei pretesti per attaccare una povera vittima innocente e che se pure quest’ultima si peritasse di scardinare questi pretesti verrebbe comunque uccisa.
Ti pongo però alcune domande che nascono spontanee: perché secondo te il prepotente spreca il suo tempo a cercare pretesti se è già evidente il suo desiderio di uccidere?
Secondo te la vittima crede veramente che scardinando i pretesti del suo aguzzino possa in qualche modo fermarlo?
Non vedo chiaro poi perché accosti la tua favola drammatica ad un fatto di attualità.
Vuoi per caso dire che c’è un pur lontano collegamento?
Sigal Harari ha coniato la felice espressione “uso sproporzionato delle menzogne”, ebbene, Nick, vuoi forse affermare, sostenere, che nelle ragioni dei Russi vi sia un “uso sproporzionato delle menzogne”?
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11 agosto 2008 alle 23:58
Caro RIZZ
Che vuoi, m’è venuta così: sarà capitato anche a te, d’avere una musica in testa, sentire una specie d’orchestra…. e zum zum zum zuuuum zum…
Era dalla terza media non ancora unificata con le scuole di avviamento professionale che mi ronzava in testa.
Il grande lupo russo andò al potere e si trovò la cassa vuota e la cascina svaligiata: qualcuno s’era comprato il gas, qualcuno il petrolio, qualcuno l’acciaio… nessuno aveva pagato le cambiali.
Erano scappati tutti col malloppo a giocare col Chelsea, a fare i finanzieri… Ma con quali titoli di proprietà se solo un paio di anni prima quei soldi erano della grande madre sovietica e questi non avevano prodotto nemmeno uno spillo??
Al grande lupo venne il sospetto di aver assistito ad un assalto alla diligenza di casa sua e s’incazzò di brutto.
Allora cominciò a dire: il gas èmmmmìo, il petrolio èmmmmìo, l’acciaio èmmmmmìo e piano piano ha ricostruito la cassa, ed ancora continua.
Certo ha esagerato col polonio, ma che vuoi, ancora non può permettersi di aprire gli archivi, con tutti questi comunisti ancora in giro… ma verrà un giorno in cui anche al grande lupo converrà aprirli.
Ricostruita la cassa vide tutta la sua campagna sbranata in tanti pezzettini, alcuni pezzi ormai persi, altri ancora appiccicati, ma desiderosi di spiccicarsi. Subito decide di riparare le pezze e si pone una domanda: “Chi mangia del mio (petrolio)?” Ebbene se è uno distaccato lo paghi, e se è uno che vuole distaccarsi non si distacchi!
Poi ha visto Georgio: posizione incantevole sopra un mare d’idrocarburi proprio al confine con la caverna di Alì Babà petrolifero, con una vaga tendenza a tagliare la corda ed a mettersi con la squadra avversaria.
“Ehhh no no no, Georgio, questo non si fa, l’idrocarburo èmmmmmmìo pure questo, e l’ultimo NATO in casa non ce lo voglio…”
Che vuoi Georgio, il tuo babbo parla male di me, devo mangiarti per forza.
Diranno che sono cattivo? Siiii, Georgio, ma dopo gli passa: Pensa che la Cina occupa il Tibet da quarant’anni eppure son tutti a Pechino a pecorone, la Siria occupa il Libano da vent’anni e nessuno dice niente, il libico e l’iraniano armano gli abbattitori di torri e nessuno dice niente…
Che vuoi Georgio…. tengono famiglia.
George Dabliù farà i capricci? Lascia che sia, tanto poi gli passa e si adegua…
Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistite è puramente casuale.
Cordialità NC
P.S. contentiamoci del lupo, perchè vicino a lui c’è il Tirannosauro Giallo: e quando si muoverà saranno dolori ancora peggiori.
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12 agosto 2008 alle 17:57
Caro Nick, con l’inizio del tuo post potresti scrivere una canzone, tipo “sarà capitato anche a voi( sol mi mi mi mi re diesis mi do) di avere una musica in testa( sol mi mi mi mi mi re diesis mi fa re bequadro) sentire una specie d’orchestra(re re re re do re si sol) che fa zum zum zum zum zum zum zum zum zum (sol do sol fa diesis sol sol do sol fa diesis sol) eccetera. Penso che potrebbe essere benissimo una sigletta televisiva di qualche successo. Fammi sapere.
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12 agosto 2008 alle 18:51
Caro Rizz
Veramente invece del re bequadro avevo pensato ad un sol (prova a fischiettarla, io non mi ci trovo col re bequadro, mi gira meglio col sol … Mah).
Mi accorgo però di non aver risposto alla tua domanda: “Perchè il prepotente si affanna a cercare il pretesto, se è evidente la sua intenzione di uccidere?”
Risposta: Perchè mettendo i campo un paio di pretesti fa partire la discussione, la tiritera, il tiraemolla, il pestaggio dell’acqua nel mortaio cioè dà il “via” al famoso USO SPROPORZIONATO DELLA MENZOGNA: una grande notte nella quale tutti i gatti sono grigi e la verità, all’inizio unica, diventa elastica adattandosi a tutte le pance.
Di modo che, finito il pasto, può serenamente partecipare alle discussioni: le operazioni vanno pianificate militarmente ed anche DIPLOMATICAMENTE. Scommetto che hanno già pronti i documenti da portare al TAVOLO DELLE TRATTATIVE (inutili).
Vedi che gira gira si ritorna “ab ovo”?
” e dopo il pasto ha più fame che prìa”
NC
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12 agosto 2008 alle 21:51
possiamo fischiettarla a due voci: sol e re( bequadro), rispettivamente tonica e dominante dell’accordo di Sol.
Per quanto riguarda la mia domanda e la tua risposta, che trovo pertinente, penso importante consideare l’altra domanda che non ti sei filata: la vittima crede veramente che scardinando i pretesti del suo aguzzino possa in qualche modo fermarlo?
Probabilmente è proprio in questa fede dell’innocente che alberga la speranza.
13 agosto 2008 alle 11:58
Rizz
Sull’accordo di sol me ne ronza in mente un’altra in do minore: sol sol sol reeeeeeee , fa fa fa doooooo……
E’ il destino che bussa alla porta… Mamma mia!
Nella fede dell’innocente alberga l’illusione. La speranza alberga nella buona volontà dei forti: essa nasce dall’abbattimento dell’aguzzino.
NC
13 agosto 2008 alle 22:51
Nick,
ma se l’innocente è meno forte dell’aguzzino?
Se l’aguzzino ha più mezzi, potere per sovrastare l’innocente?
La forza dell’innocente può essere già quella di essere in grado di scardinare i prestesti dell’aguzzino e di dirglielo?
Mettere a nudo le intenzioni reali dell’aguzzino non ha già in sé una forza dirompente?
14 agosto 2008 alle 00:10
Nick,
per essere precisi l’Allegro con brio della Sinfonia No.4 di Beethoven in do minore inizia con” un(la pausa) sol sol sol mib un(sempre la pausa)fa fa fa re.
Nick, me sa tanto che te devi fa registra’ l’orecchio!
14 agosto 2008 alle 13:03
Numero 4?
14 agosto 2008 alle 21:35
Hai ragione, Nick, è la Sinfonia numero 5.
Lo sai che mi capita spesso di sbagliare su questa sinfonia?
Me sa che me devo analizza’.
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11 agosto 2008 alle 22:53
Salute.
Grazie a tutti, a Simona, a Nick Carter per i contrbuti interessantissimi.
Sono convinto anch’io che la ragione principale dell’attacco alla Georgia sia evitare un avvicinamento di questa all’Occidente.
Sono però anche preoccupato dal fatto che i russi in Georgia abbiano bombardato un obiettivo civile strategico: Poti. In questa località, se ho ben capito, si trova l’unico collegamento petrolifero attualmente diretto verso l’Europa che non passi attraverso la Russia.
E dunque non si tratta solo di punire una “ribellione” da parte di Saakashvili. Non so se lui abbia sbagliato come alcuni affermano, ma la mia sensazione è che l’attacco sarebbe arrivato lo stesso.
E voler detenere il monopolio del transito del greggio verso l’Europa, in modo da poterlo gestire come arma micidiale, non mi pare un atteggiamento amchevole della Russia nei nostri confronti.
Sono anche d’accordo sul fatto che l’attacco sia stato preparato da tempo e sferrato durante le olimpiadi. Che stavolta oltre al forte richiamo sportivo e di amicizia tra i popoli, hanno monopolizzato i media con lo scontro tra il gigante cinese nemico delle libertà civili, e il mondo “libero” che non riesce ad organizzare un fronte comune per condannare con fermezza gli intollerabili abusi cinesi.
Salute.
Carlo Manca.
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11 agosto 2008 alle 23:54
Caro Carlo,
sto leggendo molti articoli in giro.
Secondo me, come la giri la giri, siamo nella cacca.
O perdiamo qualsiasi speranza di indipendenza energetica-politica-economica dal blocco dell’est (il che equivale ad aver perso una guerra) o la guerra la combattiamo, e direi che è pure peggio:
c’è la speranza di non perdere ma anche la probabilità di subire un attacco nucleare o batteriologico.
La Russia da un punto di vista strategico militare vale molto poco, ma è temibile per gli arsenali.
Sono un po’ preoccupata, lo confesso.
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13 agosto 2008 alle 15:40
Salute.
Ieri sera non sono riuscito ad inviare questo post:
Si, cara Simona, hai ragione, come la metti la metti, siamo nella cacca.
Vorrei però precisare che ci siamo stati messi, nella cacca.
Da tutti quelli che non hanno voluto l’energia nucleare, e con ciò non hanno voluto ridurre o eliminare la nostra dipendenza energetica dall’estero (che produce energia anche col nucleare ed anche a due passi dal nostro confine, così corriamo ugualmente i rischi tanto temuti, e paghiamo molto di più), e con ciò non hanno voluto la riduzione dei costi in bolletta per gli italiani.
GRAZIE nemici del nucleare, del progresso, dell’’Italia. Qualsiasi cosa dovesse succedere, sarete direttamente responsabili di fronte al paese intero.
Credo ci vorranno anni per avviare una nostra produzione di energia soddisfacente, e nel frattempo, viste le tempeste in arrivo, dovremo affrontarle privi di vele e di carburante, in attesa che qualcuno ci venga a salvare. E sarà lui a decidere il prezzo del salvataggio, ovviamente.
La mia non vuole essere sterile polemica, ma una presa d’atto di come tutto ciò – che è faccenda dannatamente seria e dalle potenziali conseguenze catastrofiche – si poteva e doveva prevedere ed evitare.
Ora, si deve comunque compiere ogni sforzo per evitare i danni peggiori.
Salute.
Carlo Manca.
p.s. Caro Paolo, l’immagine del “mondo che si gode il mare e danza sul ponte del Titanic al suono di una simpatica orchestrina” è agghiacciante.
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12 agosto 2008 alle 00:06
L’Europa non si è mossa.
E quale Europa volete che si muova? l’Unione Europea è economica, non politica.
Dicidé della lunghezza delle Banane, ma non dove sganciare missili.
Nell’Unione Europea vi sono le Nazioni disunite che si fanno da sempre guerra economica.
La Russia è “one to one” uno dei migliori clienti di ognuna delle nazioni Europee.
Per di più ogni nazione Europea presa individualmente che potere politico puo avere ?
Se non hai forze armate per appoggiare le decisioni politiche,meglio astenersi.
I soli che hanno forze armate all’altezza, con relative armi atomiche sono la Francia e l’Inghilterra. Le quali non prendono mai la stessa decisione.
Vedi l’Inghilterra va in Irak, la Francia no.
Vi ricordate quando inizio l’Ultima guerra del golfo.
Il ministro degli esteri Belga ed il Primo ministro minacciarono d’interdire agli americani il sorvolo del Belgio. Interdire e con che cosa ? Con una rete acchiappa farfalle ?
Adesso siamo d’accapo, chi prenderebbe la direzzione di una iniziativa ferma in direzzione di Mosca ? La Francia presidente di turno si sta attivando, ma più che sparare sentenze non fara, perche verra a mancargli il sostegno dell’inghilterra. Poi occorrono decisioni collettive, e si trovera sempre un parlamento sinistroso che mettera bastoni fra le ruote.
In Francia,In Italia,In Spagna, In Germania…………………………….In définitiva resta il vaticano. Ma anche lui non puo neanche lanciare la scomunica.
Perche, fra l’atro, l’amico Putin è grande amico della chiesa……………….quella Ortodossa.
Dunque si evitera di creare un problema di religione, ed anche il Papa non lancera appelli troppo accesi, per non infiammare il gaz ed il petrolio Russo.
Dal punto di vista Russo, il momento è scelto bene, come scriveva qui qualcuno, ci son le vancanze, ci sono le olimpiadi, la gente è occupata con altre cose e poi la Georgia è cosi lontana. Dunque Putin portera il suo programma a termine.
Ma è un programma sbagliato, è una mossa sbagliata, è uscito allo scoperto troppo presto per lui. Dal mio punto di vista se in occidente qualcuno si sveglia, ci renderemo conto più tardi che questo fu un errore politico di Putin..
Perche oggi la potenza non è più nelle armi, ma nel denaro. Lanciar missili per guadagnar terre è una spesa inutile.
Avere molte terre non serve a niente, è come avere un grande giardino, dal punto di vista economico è solo un grande centro di Spese.
Prendete le Nazioni Europée ed osservate il PIB, le nazioni più ricche sono le più piccole.
Lussembourgo in testa. Prendete gli extra comunitari a noi vicini: Linchestei, san Mari,o, Andorra,Svizzera. Piccoli e tranquilli.
Durante 60 anni, in tutto occidente c’è stata un’azione,( voluta o non voluta,) svolta dai sindacati, che con il tempo è giunta al risultato che la mano d’opera nei paesi dell’ovest costa dieci volte di più che nei paesi dell’est. Tutto cio per il benessere della massa operaia?
Si,Si,Si!! Guardate adesso hanno tutti la macchina, il telefonino, e molti hanno addirittura le macchine ed i telefonini. Due tre telefoni per una sola persona, due tre macchine per persona.
Tutto questo è ricchezza. !!!!! A meno che non siano debiti. A meno che non siano mezzi di trasferta della ricchezza tua verso altri.
Mi spiego: adesso tutto, ma propio tutto costa molto meno se lo produciamo nei paesi dell’est od in Asia. Allora tanti si sono lasciati tentare, anche perche questo fatto permette alle aziende di aprire nuovi mercati,(dicono cosi, anche se in realta permette solo di crearsi potentissimi concorrenti andando addirittura a formarli a domicilio) e cosa non da poco permette di farsi un bel gruzzolo of Shor.(Questa è la vera parte che interessa i più, visto che la vita è corta e la pensione incerta,alcuni si organizzano).
Poi permette in parte di compensare il caro vita, tutta un serie di prodotti che costano meno, aiutano a mantenere il totale del paniere d’acquisto al livello abituale, anno dopo anno.
Tutto funziona bene fino a che non si prendono certi prodotti individualmente, grano, latte ed altri prodotti alimentari che non possono venire importati da casaldiavolo.
Ma che debbono per forza essere prodotti in loco. Allora ci rendiamo conto che all’interno del paniere d’acquisto,accanto ai famosi prodotti low cost che servono a mantenere, il totale a livello costante , ci sono prodotti che hanno subito un forte aumento.
Stupore, campagne nei media etc. Che cos’ è mai successo?
E successo che non siamo più competitivi, è successo che il fornaio, il pastaio, il fruttivendolo,il macellaro etc. hanno avuto anche loro degli aumenti di salari ed aumenti dei costi fissi, specialmente dei costi energetici, dovuti alla politica energetica verde, portata in avanti con successo, nel senso che ci ha ridotti al verde. Dov’è che c’è stato errore ?
A mio avviso è che anche i sindacati hanno spinto verso un’errata direzzione ?
E nel fatto che loro non hanno fatto una politica costruttiva. Non hanno difeso il potere d’acquisto della massa operaia. Ma solo chiesto aumenti, e questo non è la stessa cosa. Senza preoccuparsi che gli aumenti accordati finivano poi nel costo del prodotto aumentandone il prezzo.
E cosi piano piano ci siamo messi fuori mercato, fuori gioco.
Adesso in questo contesto, se non verra fuori un qualcuno, con un paio di palle come cocori, capace d’imporre una visione delle cose del tutto nuova e vecchia allo stesso tempo, acquisteremo di più in più all’estero, diventando di più in più poveri.
Perche cosi facendo non alimenteremo più la nostra industria. Cesseremo di alimentare la nostra economia per alimentare quella dei nostri competitori, solo quella di altri.
Prima c’erano le fabbriche che producevano i prodotti, i negozi che li vendevano, ed i tecnici che gli riparavano. Adesso, in molti settori non ci sono più le fabbriche, non ci sono più i tecnici. L’apparecchio è quasto ? Si butta e se ne compra un’altro a Hong Kong od altrove.
Ma non a Milano, ne a Torino.
Meno male che ci restano le macchine, le macchine sono confortevoli, vanno veloci, fanno evadere. Addirittura fanno sempre più evadere da questo mondo.
La nostra più bella giovento parte ogni W.E. nelle guerre dei Dancing, dove è gassata da stupefacenti ed alcolici prima di essere falciata sulle strade.
Queste benedette macchine che ci rendono liberi, questa parte del miracolo Italiano, sono le nostre amiche, per loro ci priviamo molto. Ogni settimana gli offriamo da bere, e loro bevono, bevono, bevono sempre di più, come beve il nostro riscaldamento che a casa ci succhia i nostri risparmi. Tutto questo denaro bevuto e bruciato dalle nostre macchine a dalle caldaie che ci tengono calda la casa, parte i fumo mi direte voi ?
No. No amici miei, non parte solo in fumo, parte, in grande parte in Russia.
Parte in una delle Nazioni più ricche in materia di riserve energetiche.
In un a nazione che guarda caso, fino a poco tempo fa non aveva troppo valorizzato le sue risorse, ma che ultimamente le sfrutta e ne ha fatto un cavallo da battaglia, che puo tirare verso l’alto tutta l’economia dei paesi dell’Est. A condizzioni, che le cose vadano per il verso giusto, senza urti, senza ricatti, solo con la forzia d’inerzia che deriva dal potere economico.
Adesso queste azzioni militari, io sul piano « Marketing Nazione » le vedo come un’eresia.
Visto che con le riserve che ha la Russia potrebbe contentarsi di lasciar fare le cose.
Come ha fatto e sta facendo la Cina.
Cosi piano piano, l’occidente trasferira la maggior parte delle sue ricchezze in quei paesi, rendendoli sempre più ricchi e più potenti.
Da questo punto di vista, tirare missili è solo sprecare polvere e seminare odio e sete di vendetta, tutto poco commerciale, oltre che poco conforme all’idea che tanti si fanno anche qui in questo luogo,de la Santa Russia.
Sono quelli che vedete in azzione in Georgia, quelli ai quali avete per anni preparato il terreno, ora si allenano e poi verranno forse ad aiutare i loro uomini.
Il giorno di gloria sta per arrivare ?
Allora,avanti toute, a gauche?
Guardateli i vostri amici democratici.
Ammirate la loro umanita……………………………………………selvaggia, la loro precisione e competenza per sganciar bombe su poveri civili indifesi……………………….ammirabili vero???
E gli occhi quand’è che li aprirete.?
Post Mortem?
Buona insonne notte .
Pinco Pallino
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12 agosto 2008 alle 05:01
Caro pincopallino in questo ti devo contraddire:
“Perche oggi la potenza non è più nelle armi, ma nel denaro. Lanciar missili per guadagnar terre è una spesa inutile.”
La Georgia ha un’importanza geostrategica enorme: è l’unico strato di transito energetico tra l’Europa e l’Asia Centrale non controllato da Gazprom.
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12 agosto 2008 alle 01:34
Potrei sbagliarmi, ma ho l’impressione che vi sia invece molta disinformazione propagandistica da parte della Georgia e che la Russia non sia veramente intenzionata ad invadere la Georgia (a che scopo?): tutti gridano all’invasione russa ma in effetti non esiste nessuna prova a riguardo ancora. Vedremo, ma farei attenzione e filtrerei bene le notizie che arrivano.
Ciao a tutti.
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12 agosto 2008 alle 04:55
Non ci sono prove dell’invasione? Ma che stai delirando?
Forse si ritireranno, ma dire che non ci sono prove dell’ingresso in Georgia mi sembra come dire che non abbiamo prove che si stanno celebrando le Olimpiadi in Cina.
http://video.google.it/videosearch?hl=it&rlz=1T4PBEA_itIT235IT235&q=russia%20enters%20georgia&um=1&ie=UTF-8&sa=N&tab=wv#
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12 agosto 2008 alle 17:09
Beh, queste notizie sembrano precise.
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L’inquilino dell’Eliseo: «Ora vado a Tbilisi». bush chiama berlusconi
Medvedev: «Stop alle operazioni»
Sì di Mosca al piano Sarkozy
Il presidente russo accoglie l’accordo proposto dall’omologo francese per risolvere la crisi in Ossezia
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NOTIZIE CORRELATE
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I sei punti dell’accordo Medvedev-Sarkozy
TBILISI – Un piano in sei punti per la soluzione della crisi in Georgia accettato dalla Russia, che ora la presidenza francese riporterà a Tbilisi: è questo il risultato principale dell’incontro fra il capo dell’Eliseo Nicolas Sarkozy e il presidente russo Dmitri Medvedev. Ma Sarkozy (che in veste di presidente di turno dell’Ue partirà per Tbilisi per chiedere al presidente Saakashvili di firmare l’accordo) in conferenza stampa ha tenuto a sottolineare che nel piano «c’è l’impegno russo a rispettare e garantire la sovranità della Georgia: è un punto importante». Se la parte georgiana firmerà, sarà aperta la via per la normalizzazione della situazione in Ossezia del Sud. Sarkozy definisce il cessate il fuoco tra Russia e Georgia sull’Ossezia del Sud «un progresso importante, ma c’è ancora molto da fare, perchè non abbiamo ancora raggiunto la pace». «Il cessate il fuoco provvisorio è importante», ha ripetuto Sarkozy, parlando al termine di un incontro a Mosca con il presidente russo Dmitry Medvedev. L’Unione Europea è pronta a dispiegare truppe di pace in Georgia se tutte le parti coinvolte nella crisi saranno d’accordo. Lo ha detto a Mosca il presidente francese Nicolas Sarkozy, il cui Paese detiene la presidenza di turno dei Ventisette.
«STOP ALLE OPERAZIONI» – L’accordo fra Sarkozy e Medvedev arriva nel giorno in cui il Cremlino ha annunciato la fine delle operazioni militari nelle regioni separatiste georgiane, Abkhazia e Ossezia del sud. Nonostante la Georgia abbia continuato a denunciare che i bombardamenti da parte dei russi non si sono fermati. «Possiamo discutere la questione di una soluzione definitiva se sono rispettate due condizioni», ha spiegato Medvedev prima di incontrare il presidente francese Nicola Sarkozy. «La prima è che le truppe georgiane devono tornare alle posizioni iniziali ed essere parzialmente demilitarizzate. In secondo luogo, dobbiamo firmare un documento giuridicamente vincolante sul non uso della forza», ha aggiunto. «Sulla base del vostro rapporto ho deciso di concludere l’operazione per costringere le autorità georgiane alla pace», ha dichiarato il leader del Cremlino durante un incontro con il capo dello Stato maggiore e con il ministro della Difesa, affermando che lo scopo dell’operazione bellica è ormai stato raggiunto. Lo riferiscono le agenzie russe. Nello stesso tempo il leader del Cremlino ha ordinato di «eliminare l’aggressore» in caso di ulteriori ostilità da parte delle forze georgiane.
«USCIAMO DALLA CSI» – «Malgrado il presidente russo abbia annunciato la sospensione delle operazioni militari contro la Georgia – si legge in una nota del governo georgiano – jet russi stanno bombardando i villaggi di Ruisi e Sakoringo». Mosca da parte sua smentisce i nuovi bombardamenti. Intanto, alle migliaia di persone, circa 150 mila, radunate a Tbilisi, il presidente georgiano Mikhail Saakhasvili ha detto che il suo paese uscirà dalla Comunità degli Stati Indipendenti (Csi, ex Urss tranne i tre paesi baltici).
LA SITUAZIONE SUL CAMPO – Truppe russe ferme sulle loro posizioni, pronte ad intervenire in caso di una violazione della tregua, e militari georgiani in fase di ritiro. È questa, al momento, la situazione sul campo nel conflitto russo-georgiano legato alle regioni separatiste dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia, secondo il vice capo dello stato maggiore russo, Anatoli Nogovitsin, citato dall’agenzia Interfax. «Se la Georgia viola la tregua, la Russia sarà costretta a rispondere adeguatamente», ha spiegato. Quanto alle truppe russe, «ora hanno ricevuto l’ordine di fermarsi dove sono», ha aggiunto. L’esercito georgiano, invece, «è sulla difensiva e in alcune aree sta proseguendo il ritiro delle truppe nei suoi territori», ha concluso. Intanto le truppe georgiane si sono ritirate dalla gola di Kodori, in Abkhazia, dove Tbilisi aveva installato un avamposto nel 2006. Lo riferisce il ministero degli interni abkhazo citato da media on line russi.
BUSH CHIAMA BERLUSCONI – Il presidente americano George W. Bush ha avuto una conversazione telefonica con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per discutere della crisi in Georgia. Lo ha reso noto il portavoce della Casa Bianca, Tony Fratto. Bush ha fatto un giro di consultazioni che ha compreso, tra gli altri, i leader di Gran Bretagna, Lituania e Polonia.
RAID SU GORI, ESPLOSIONE A TBILISI – In mattinata l”annuncio di Medvedev sullo stop alle operazioni militari è arrivato mentre gli abitanti di Tbilisi udivano una forte esplosione. Il ministero degli interni georgiano ha precisato che si è trattato di una deflagrazione non legata a raid aerei russi ma all’attività degli artificieri che stanno facendo brillare gli ordigni inesplosi, sganciati dall’aviazione di Mosca nei giorni del conflitto, nella base militare di Vasiani, vicino alla capitale. Sempre in mattinata il presidente della Georgia, Michail Saakashvili, in collegamento da Tbilisi con la Cnn a Washington aveva fatto sapere che «la Georgia non si arrenderà mai». Dopo aver ribadito le sue accuse nei confronti della «invasione» da parte della Russia, Saakashvili ha aggiunto: «La Georgia non si arrenderà mai. Perchè noi combattiamo per la nostra libertà e il prezzo da pagare tornando indietro sarebbe troppo alto. Vorrebbe dire la perdita della libertà». Dal canto suo il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov ha detto che Mosca «se il presidente georgiano Mikhail Saakashvili se ne andasse sarebbe meglio. Prima dell’annuncio di Medvedev aerei russi hanno bombardato la città di Gori che lunedì era stata occupata dalle truppe russe. Tra le vittime ci sarebbe anche un corrispondente della tv olandese. Lo ha riferito l’ambasciatore olandese a Tbilisi.
SFOLLATI – L’Alto commissariato Onu per i rifugiati intanto comunica che le persone sfollate a causa del conflitto fra Georgia e Russia in Ossezia del Sud e in altre regioni georgiane sono almeno 100.000. Secondo le cifre fornite dai governi di Russia e Georgia – ha detto oggi l’Unhcr a Ginevra – circa 30.000 persone sono fuggite dall’Ossezia del Sud verso la repubblica russa dell’Ossezia del Nord; inoltre più di altri 12.000 sfollati sono rimasti dentro l’Ossezia del Sud. Inoltre, circa 56.000 persone sono fuggite dalla città di Gori, in Georgia centrale vicino all’Ossezia del Sud, ha detto un portavoce dell’Unhcr ai giornalisti.
12 agosto 2008
Dalla home del Corriere della Sera.
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12 agosto 2008 alle 04:47
GUZZ – STANDING OVATION A SIMONA PER QUESTO ACCURATISSIMO FORMIDABILE POST: DA ENCICLOPEDIA, LA NOSTRA WIKIPEDIA, IL NOSTRO FUTURO SU QUESTO BLOG.
Scusate se scrivo di nuovo un post molto lungo ma mi sembra che sulla stampa internazionale vengano scritte molte inesattezze circa quello che è recentemente avvenuto nel Caucaso. Circolano versioni le più disparate. Gli analisti fanno a gara a chi scrive l’articolo più acuto sui possibili scenari futuri e si accapigliano nelle analisi sulle responsabilità e sulla bontà delle scelte tattiche delle parti coinvolte, ma spesso trovo che i fatti (quelli su cui poi si costruisce l’analisi) sono recitati diversamente e spesso si contraddicono.
Cerco di fare un po’ d’ordine e prego chi trovasse errori o notizie diverse da quelle che ho io di farmene nota, così possiamo ricostruire la vicenda meglio che possiamo.
(tutte le notizie che vengono da siti “ http://www.xxx.ru” dovremo prenderle con le molle)
- In agosto 2007, un aereo militare russo lancia un missile sul territorio georgiano: il missile non esplode e la Georgia quindi ne raccoglie i resti. La Russia nega di avere responsabilità nell’accaduto e sostiene che si è trattato di una montatura della Georgia. La Georgia non reagisce militarmente all’incidente. Due commissioni investigative internazionali confermerenno la versione Georgiana dell’incidente, mentre la commissione russa arriverà a conclusioni contrarie. Faccio notare che il fatto avvenne in agosto (leader tutti in ferie).
http://en.wikipedia.org/wiki/2007_Georgia_missile_incident
- A metà aprile di quest’anno le forze militari russe si assembrano lungo il confine con la Georgia, mentre i gruppi separatisti dell’Ossezia del Sud organizzano un tentativo di liberarsi dalla sovranità georgiana: stringono con il governo di Mosca un legame ufficiale di cooperazione. La Russia riconosce ufficialmente vari documenti preparati dai separatisti, che chiedono di collaborare con la Russia. La presenza militare russa lungo il confine intendeva impedire una reazione militare della Georgia. Di muovo, la Georgia non ricorre all’uso della forza.
http://www.civil.ge/eng/article.php?id=17591
- Pochi giorni dopo, quando il governo di Tiblisi comincia a denunciare all’attenzione internazionale le attività russe, un MIG russo viola lo spazio aereo della Georgia e colpisce un drone militare da ricognizione georgiano.
http://www.nytimes.com/2008/04/22/world/europe/22georgia.html?_r=3&hp&oref=slogin&oref=slogin&oref=slogin
- A fine aprile la NATO avverte la Russia di essere preoccupata del massiccio dispiegamento di truppe sui confini della Georgia, come se la Russia stesse preparando una invasione.
http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/7375736.stm
- In maggio il governo riceve un ampio consenso elettorale alle elezioni parlamentari che vengono giudicate assolutamente libere da vari osservatori internazionali.
http://www.nytimes.com/2008/05/23/world/europe/23georgia.html?_r=2&hp&oref=slogin&oref=slogin
- A fine maggio un’indagine indipendente delle Nazioni Unite conferma che la Russia ha commesso un atto di guerra contro la Georgia.
http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/2032927/Russia-committed-act-of-war-against-Georgia,-says-UN.html
- Sempre i primi di giugno la Russia invia nuove truppe ai confini con la Georgia e il ministro degli Esteri russo rincara la dose: “Mosca si rifiuta di discutere con Tiblisi sulla legalità dell’impiego di uteriori truppe e armamenti in Abkazia, perché le truppe si trovano lì per prevenire una guerra lampo della Georgia”
http://www.reuters.com/article/worldNews/idUSN0141258820080602?feedType=RSS&feedName=worldNews
- Appena la Georgia comincia a diffondere la notizia della possibilità di annessione alla NATO, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov dichiara: “abbiamo spiegato alla Georgia che il suo desiderio di entrare nella NATO non aiuterà la soluzione dei problemi con l’Abkazia e l’Ossezia; porterà a nuovi spargimenti di sangue.” (a gennaio una schiacciante maggioranza di cittadini georgiani aveva votato a favore dell’annessione alla NATO).
http://www.jamestown.org/edm/article.php?article_id=2373158
- In luglio, ignorando l’ammonimento della NATO, la russia comincia l’invio i aerei da combattimento nello spazio aereo georgiano. Simultaneamente il leader osseto allineato con Tiblisi subisce un attentato. Il governo georgiano protesta e richiama l’Ambasciatore a Mosca per consultazioni, ma non intraprende azioni militari.
http://georgiandaily.com/index.php?option=com_content&task=view&id=4102&Itemid=65
La Russia a questo punto aveva praticamente cessato di riconosce l’integrità territoriale della Georgia, che invece è riconociuta internazionalmente.
Quello che è accaduto a partire dal sei agosto ce lo descrive Socor nell’articolo che ho tradotto più sopra:
http://www.paologuzzanti.it/?p=773#comment-70608
- Dal 6 al 7 agosto, truppe di mercenari pesantemente armati aprono il fuoco contro alcuni villaggi geogiani, mentre le autorità secessioniste rifiutano i colloqui con Tiblisi.
Gli attacchi aumentano di intensità nel giro di pochi giorni: “forze ribelli cominciano col distruggere l’antenna delle trasmissioni del sistema telefonico cellulare georgiano. Forze armate e paramilitari erano calate allora dalla Russia in Ossezia del Sud attraverso la galleria Roki, controllata dai russi [notizia da confermare perché non ho trovato altri riscontri]. Gli ufficiali russi in Georgia avevano dichiarato che le forze di attacco erano fuori dal controllo dei russi. Gli ufficiali di Mosca, nel frattempo, avevano giustificato gli attacchi, direttamente ed indirettamente, accusando la Georgia di aggressione.”
- Alle 19:00, ora locale, del 7 agosto, il presidente georgiano Mikheil Saakashvili parla in diretta alla TV nazionale e annuncia un cessate il fuoco unilaterale, chiedendo all’altra parte di interropmpere le ostilità. Usando termini concilianti Saakashvili chiedeva una trattativa “in qualsiasi forma”; riaffermando la sempre valida offerta di completa autonomia all’Ossezia del Sud; proponendo che la Russia facesse da garante per quella soluzione; offrendo amnestia generale; e chiedendo l’intervento della comunità internazionale perché cessassero le ostilità (Rustavi-2 TV, 7 agosto).
- Dopo il discorso di Saakashvili, gli attacchi ai villaggi georgiani si sono intensificati. Il villaggio di Avnevi è stato praticamente distrutto, cannoneggiate Tamarasheni e Prisi, e la stazione di polizia di Kurta, sede dell’amministrazione Sanakoyev, è stata sventrata da fuoco d’artiglieria.
Questi attacchi forzano Tiblisi a prendere iniziative difensive [che questi fatti sono avvenuti dopo il discorso di Saakashvili sembra confermato dai corrispondenti sul luogo].
- Alle 20:00, ora locale, del 7 agosto, la Georgia risponde al fuoco. Durante la notte, le forze georgiane, comprese colonne armate, cominciano ad avanzare verso Tskhinvali, il centro amministrativo delle autorità secessioniste.
- In risposta, le forze armate russe attraversano il confine Georgiano e attaccano la popolazione, spingendola fuori dall’Ossezia e seguendoli nel territorio georgiano anche oltre l’Ossezia.
- Appartamenti civili nella città di Gori vengono cannoneggiati e l’esercito russo bombarda anche l’aeroporto civile appena fuori la capitale Tiblisi. Quando la Georgia chiede il cessate il fuoco, l’esercito russo ignora l’appello, e prosegue l’avanzata.
- Il 10 agosto la Russia penetra in Georgia anche dall’Abkazia.
http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/7554507.stm
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12 agosto 2008 alle 07:44
sono indignato che l’europa si dimostri sempre debole e non unita nel reagire alle aggressioni dello stato russo, e non sembra aver imparato niente dalla storia che l’ha duramente segnata appena il secolo scorso con tutte le conseguenze che stiamo ancora pagando.
l’europa rimane inerme difronte all’eccidio di popolazione civile perpetrato dai russi dando segno di soggezione nei loro confronti.
mi domando, dove sono i pacifisti di sinistra che per altri eventi si sarebbero mobilitati per un solo morto civile fatto da americani o da israeliani.
i russi riescono anche a giustificare un intervento militare così duro perchè ritenuto necessario per difendere un popolo oppresso dal proprio stato centrale, facendo migliaia di morti civili.
dove è l’indignazione dei pacifisti? sicuramente non li vedremo andare fare da scudo umano agli obbiettivi russi.
l’europa e/o l’italia non può stare a guardare questo intervento militare senza intervenire con tutta la durezza necessaria, in difesa di un piccolo stato democratico che ha espresso di entrare in europa, ma che la russia tenta di ostacolare.
aiutiamoli e speriamo di non essere i prossimi!
un saluto a tutti
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12 agosto 2008 alle 08:14
L’insulto
Mirabile a dirsi!!
Nel blog dell’onorevole Guzzanti gli insulti sono proibiti. E’ giusto, però bisogna distinguere, perché la giustizia è fatto concreto e va applicata, tenendo conto delle circostanze. Per esempio:
Se uno sputo parte da Tel Aviv, siccome a migliaia di Km, non ha la forza di arrivare in Italia e si perde nel Mediterraneo, non è giustamente da considerare un insulto.
Se, sempre da Tel Aviv, uno chiama porco, rivolgendosi ad un altro in Italia, non commette il reato di insulto e non è tenuto nemmeno a chiedere scusa, sempre per le note leggi della fisica, perché il vento di scirocco impedirà a quel flatus vocis, per di più poetico, di raggiungere l’Italia. Cosa differente se i porci e gli sputi partono da Napoli. In questo caso, bisogna subito applicare le regole del blog ed espellere il maleducato.
NB Questo post chiede ospitalità qui, in questo posto, come suo luogo naturale, anche se lo scrivente si ritrova estromesso dal blog, perché maleducato, nonché testardo nel non avere voluto accettare di essere chiamato porco, anche se da tremila Km di distanza.
GUZZ – E SIA PURE E PER UNA VOLTA SOLA, GRANDISSIMO ROMPICOGLIONI. CHE NON E’ UN INSULTO, PERCHE’ DIRETTO A NESSUNO: TU NON HAI NOME, NON HAI COGNOME, SEI UN CALNDESTINO FASTIDIOSO E DUNQUE HAI RINUNCIATO AL RISPETTO CUI AVRESTI DIRITTO SE AVESSI UN NOME, UN COGNOME E UN FILO DI CORAGGIO E DI DIGNITA’. ESSENDO TU SPROVVISTO DI TALI QUALITA’ TI DICO DA POCHI CHILOMETRI CHE SEI UN TEDIOSO E NOIOSO PETULANTISSIMO SCASSACAZZI. CONTENTO? ED ORA, FUORI DALLE PALLE.
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12 agosto 2008 alle 08:29
Caro Andyphone capisco che i media possano farti fare confusione visto che la disinformazione sta provando a fare il suo corso, fortunatamente ci sono anche persone che leggono più fonti e poi fanno funzionare il cervello. La domanda che tu fai sull’interesse della Russia ad attaccare la Georgia mi sembra corretta, mi sembra strano che non comprendi le ragioni. Pensi che alla Russia faccia piacere avere un paese confinante filo occidentale sempre più vicino agli stati uniti che vuole entrare in europa? e sopratutto paese strategico per il passaggio del gas? che segnale potrebbero ricavarne tutti gli altri paesi ex URSS?
Queste sono le paure Russe che vuole con la forza cambiare il naturale svolgersi dei fatti, purtroppo il lupo perde il pelo ma non il vizio ……
Ora caro Andyphone sempre azionando la ns testolina ti sei mai chiesto perchè la Georgia dovrebbe scatenare questa guerra ammazzando suoi cittadini (fonte Russa) in Ossezia del sud? Ammettendo fosse vera la notizia saranno problemi suoi se uccide 1400 rivoltosi o no? Allora tutti i morti ammazzati in Cecenia dovrebbero giustificare un attacco alla Russia da parte della Nato? Certo che no anche se poi in Cecenia nel silenzio più assurdo sono state effettuate veri e propri massacri che avrebbero dovuto comunque muovere le forze di pace con in testa l’ONU, ma lasciamo stare che se si parla dell’ONU non la finiamo più …
Per chiudere il cerchio basta che ti leggi questa news ANSA di stamattina e dopo leggi il mio commento:
ANSA:
ABKHAZIA LANCIA OFFENSIVA IN GOLA KODORI
MOSCA – L’Abkhazia, regione separatista della Georgia, ha lanciato un’offensiva militare per costringere le truppe georgiane ad arretrare dalla gola di Kodori, zona contesa con la Georgia. Lo indica l’agenzia russa Interfax che cita il ministro della difesa abkhazo secondo il quale la regioen ribelle ha cominciato le operazioni militari alle 6 ora locale (le 4 in Italia) senza aggiungere altri dettagli.
Il presidente della non riconosciuta repubblica georgiana dell’Abkhazia, Sergei Bagapsh, ha annunciato oggi che le truppe abkhaze sono entrate nella parte superiore delle gole di Kodori, contese con la Georgia, e che “in pochi giorni avremo sotto pieno controllo questa zona”. “L’operazione per estromettere le forze georgiane dalla parte superiore della gola di Kodori sta proseguendo con successo e secondo i piani”, ha dichiarato Bagapsh, citato dall’agenzia russa Interfax. L’operazione, ha aggiunto, è condotta esclusivamente da forze abkhaze, con mezzi di artiglieria, carri lanciamissili, mortai ed altre armi. Inizialmente, secondo il ‘ministro degli esteri’ abkhazo Sergei Shamba, i georgiani avevano nella zona 3.000 uomini ma, ha precisato, “é difficile dire quanti ne sono sopravvissuti dopo i bombardamenti e gli attacchi aerei di questi giorni”.
MIO COMMENTO:
Come vedi caro Andyphone anche l’altra regione che vorrebbe uscire dalla Georgia si è mossa e non mi sembra di aver letto nessuna fonte di stampa che ci raccontava di incursioni ed attacchi Georgiani in questa regione o sbaglio?
Mi sembra chiaro che queste regioni Georgiane che avevano ottenuto grandi autonomie si sono messe insieme con l’aiuto dell Russia per riannettere dei territori alla stessa o hai ancora dei dubbi e ritieni che sia colpa della Georgia? Personalmente ritengo tutto fin troppo chiaro e mi spiace che qualcuno ancora scriva e pensi che le responsabilità siano invertite, qui non si tratta di centrodx o centrosx ma purtroppo in Italia funziona tutto così se attacca l’America e condividi sei di centrodx e sopratutto sei contro la pace come se le persone di centrodx siano tutte tremendi guerrafondai, di contro la Russia invade, massacra ecc. e prima devi leggitimare le news cosa non facile vista la disinformazione e secondariamente quando sempre tutto chiaro non si commenta più l’invasione Russa o i vari massacri come in Cecenia ma si litiga tra fazioni di centrosx e centrodx con le prime ancora non convinte dei massacri e delle responsabilità Russe ed i secondi nauseati da tutto questo can can.
In Italia tutto viene politicizzato, si creano le fazioni ed il cervello vien invitato all’ammasso!
Basta leggersi tutti gli atti su Ustica da soli, le sentenze, gli articoli dei giornali e capire in Italia come vanno le cose da quasi trent’anni. Sei della teoria della bomba? depisti e sei di centrodx. Sostieni la teoria del missile? fai parte del centrosx e della stampa libera alla ricerca della verità. Pensate che dopo la sentenza della cassazione che annullava in modo assoluto le condanne ai generali dell’Aereonautica perchè i fatti addebitatogli NON SUSSISTEVANO (non la normale insufficenza di prove) Priore e non mi ricordo chi ebbero il coraggio di dichiarare alle agenzie di stampa che la verità era stata coperta ecc. ecc.
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12 agosto 2008 alle 09:51
Play back
Karmit e Tal si erano conosciute durante il servizio militare e solevano incontrarsi ogni sabato libero. Spesso Karmit passava con lei il sabato nel suo kibbutz. Portava con sè il cibo per il sabato perché Tal, educata in un ambiente ateo e di sinistra, non rispettava la kashrut e se le si presentava l’occasione mangiava persino frutti di mare. Ma a Karmit la cosa non importava più di tanto. Le piaceva stare con lei. Si coricavano sull’erba cogli occhi rivolti al cielo e Tal cominciava a raccontare storie di principi e principesse che vivevano in palazzi di cristallo, oppure storie di amanti e di baci infuocati rubati in ascensore.
Karmit ascoltava a bocca aperta senza mai distogliere lo sguardo dal cielo.
Le due ragazze non pensavano neppure lontanamente che presto avrebbero dovuto separarsi per sempre. Prima di tutto, perché due amici dovrebbero separarsi? Si erano giurate che qualunque cosa fosse loro accaduta, qualunque destino le attendesse, sarebbero state sempre in contatto.
Naturalmente questo non accadde, Non avviene spesso che una ragazza vada al negozio e muoia tanto in fretta
Karmit si diceva: “Tal non è morta. Si è semplicemente trasferita in un altro kibbutz dimenticando di darmi il suo nuovo indirizzo”.
A chi confidi ora
I tuoi amori
Piccola iris del Gilboa?
Chi cerchi di turbare
Con le tue storie
Di baci rubati?
GUER – BOLOGNA, VERO?
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12 agosto 2008 alle 10:13
Nutro forti dubbi sul fatto che, questa volta, la Russia sia la cattiva di turno.
Attendo l’evolversi degli eventi.
Buona giornata a tutti.
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12 agosto 2008 alle 19:08
Egregio Maccarti
La RUSSIA effettivamente è la cattiva di turno, ma secondo me gli USA non starebbero di certo buoni se il TEXAS stesse per entrare a far parte della CSI.
Guardate che questa melina è cominciata subito dopo l’inizio della guerra in IRAK ed Afghanistan, mica adesso.
NC
GUZZ – LA GEORGIA E’ UNO STATO INDIPEDENTE E SOVRANO COME IL MESSICO, NON COME IL TEXAS.
NOI ABBIAMO UN AMBASCIATORRE IN GEORGIA A TBLISI, NON AD AUSTIN IN MESSICO. IL MESSICO FA PARTE DI UNA CONFEDERAZIONE DI STATI DELL’AMERICA DEL NORD, MA FA QUEL CHE GLI PARE.
E SE GLI STATI UNITI LO INVADESSERO SAREBBE UN ATTO CONTRO LA SOVRANITA’ DEL MESSICO. GLI USA RINUNCIARONO AD INVADERE CUBA, DOPO LA CRISI DEI MISSILI, E CUBA ERA ED E’ UNA COLONIA SOVIETICA IERI E RUSSA OGGI.
CAPITO LA DIFFERENZA SIA GEOGRAFICA CHE DEI COMPORTAMENTI?
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13 agosto 2008 alle 11:48
Egregio Guzzanti
La Georgia era parte dell’URSS così come il Texas è Parte degli USA.
Al momento della disgregazione dell’URSS (che non avvenne nella preistoria, storicamente parlando avvenne ieri sera) gli “stati” che si riconoscevano nelle “Repubbliche dell’Unione Sovietica”, ma che non costituivano in realtà unità nazionali identificabili chiaramente, e l’Ossezia sta ad indicare appunto questa non unità nazionale delle ex repubbliche, si sono separate ed alcune hanno dichiarato la propria indipendenza, anche giustificata dal consenso del popolo che non vedeva l’ora di svincolarsi dalla galera sovietica.
La stessa cosa potrebbe, per assurdo, decidere di fare il Texas: andare in disaccordo con la federazione e dichiararsi indipendente.
Per ragioni di evidente importanza strategica, l’indipendenza della Georgia è stata riconosciuta in un battibaleno: non sono sicuro che sarebbe stata riconosciuta allo stesso modo se la Russia non fosse stata in un momento di disgregazione economica e militare come quello della gestione Eltsin.
Per analoghe ragioni di importanza strategica si sta operando l’avvicinamento della Georgia alla NATO, o l’avvicinamento della NATO alla Georgia, il che non è la stessa cosa.
Secondo me questa è la ragione della mossa di Putin: prendere a pretesto l’Ossezia per mostrare che non starebbe a guardare in caso di maggior penetrazione NATO nella regione: un “gioco di guerra” che si sta portando avanti da qualche anno. Putin sta dicendo:”guardate che il vento è cambiato”, ed intanto mette i paletti sul territorio.
Alla stessa maniera gli USA non starebbero a guardare se ci fosse un avvicinamento alla Russia da parte di un ex stato federale, o della Russia VERSO un ex stato federale.
Qual’è, sempre secondo me, il contraltare di questo gioco di guerra? Un altro gioco di guerra: quello dei rapporti Russia-Iran in funzione anti-NATO, che potrebbero annullare di fatto i “successi” NATO in Georgia, modificare la funzione delle forze presenti sul territorio, ed allargare pericolosamente l’ambito del “gioco”.
Io non sono certo filorusso o antiamericano. Solo le mosse nello scenario le guardo da ambedue le angolazioni: la nostra e quella dell’altra parte. Sulla differenza dei comportamenti lei sfonda una porta aperta, ma la riprovazione morale non ha mai contato granchè contro i carri armati.
Cordialmente – NC
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12 agosto 2008 alle 19:55
Unisco i miei dubbi ai tuoi. Sono sempre più convinto che troppi pregiudizi antirussi e troppa propaganda non ci permettano di vedere le cose come stanno.
GUZZANTI – ANDYPHONE, TI STO OSSERVANDO CON CURIOSITA’. SOTTO UN’ALTRA IDENTITA’ TU FOSTI QUI ATTACCANDO SELVAGGIAMENTE, SE I NOMI SCELTI SIGNIFICANO QUALCOSA, ME, LA MITROKHIN E TUTTO IL LAVORO SUL KGB. MI SBAGLIO?
SE MI SBAGLIO MANDAMI (COME PRESCRITTO DAI TASTI DELLA PRIMA PAGINA) I TUOI DATI PERSONALI CHE RESTERANNO SEGRETI. ORA TI RIVELI UN FILO RUSSO, NEL MOMENTO IN CUI TUTTI SONO PROCCCUPATI O ORRIPILATI DALLA PRATICA RUSSO-SOVIETICA DI INVADERE GLI STATI VICINI PER REGOLARE I CONTI.
L’OSSEZIA E’ UNA REGIONE DELLA GEORGIA. COSI’ L’ABKHAZIA. I RUSSI SONO STATI AUTORIZZATI A RESTARE COME (PENSA UN PO’ TU!) PEACEKEEPERS DELLE’OSCE E INVECE DI FARE GLI ARBITRI SI SONO MESSI A INTRODURRE ESERCITI IN UNO STATO INDIPENDENTE. L’SSEZIA NON E’ UNO STATO INDIPENDENTE. E NEANCHE L’AKHBAZIA. E TU CI VIENI A DIRE CHE LA RUSSIA NON HA TUTTI I TIRTI. UN’OPINIONE E’ UN’OPINIONE, MA TU CHI SEI? CI DIRESTI PER CORTESIA COME TI CHIAMI. ANZI DILLO SOLO A ME, ALLA MIA MAIL INDICATA CLICCANDO SUL TASTO “RIVOLUZIONE ITALIANA”. GRAZIE.
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13 agosto 2008 alle 16:16
Non ho mai attaccato lei o il suo lavoro su questo blog, perciò sicuramente si riferisce ad altri. Le ho inviato i dati che mi richiedeva per sua tranquillità. Non mi pare poi di risultare un filo russo, ma nemmeno sono un anti russo se è per quello; ho espresso dei dubbi a riguardo di come le informazioni sulla questione discussa e sui fatti che stanno accadendo ci vengono riportate o su come vengono qui analizzate. Non ho un idea ancora chiara a riguardo degli eventi in corso e mi sono limitato a scriverlo, ricevendo tra l’altro molte ulteriori spiegazioni da lei e da altri iscritti che ringrazio.
Saluti.
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12 agosto 2008 alle 14:46
A pinco pallino,anche se gradirei chiamarla per nome.
Nel condividere pienamente quello che dice vorrei aggiungere:
In Europa si fa credere a molti che si combatte l’inflazione aumentando i tassi (favorendo le casse delle banche) in USA con un inflazione al 5% il costo del denaro è stato diminuito per ben 3 volte in poco tempo fino al raggiungimento del 2%, questo fatto ha dato un risultato molto significativo,diminuendo il deficit commerciale USA da 62 a 56 miliardi di $.Questo è soprattutto dovuto all’aumento dell’export del 4%,favorito da un utilizzo intelligente del credito, dovuto alla diminuzione dei tassi e quindi ad una ulteriore svalutazione del $.
In Europa i nostri burocrati banchieri (i politici fanno solo da figurine,i pochi economisti sono al soldo delle banche) hanno in 2 anni più che raddoppiato l’accesso al credito,facendoci credere che cosi di combatte l’inflazione,questo invece ha portato un’ulteriore rafforzamento dell’euro,con conseguenti drammatiche dell’esportazioni e peggiorando la bilancia commerciale,portandoci vicino alla recessione. Per non parlare del disastro compiuto a danno di chi (e sono molti) aveva sottoscritto mutui (si sono visti raddoppiare i canoni) che oltre a questo hanno dovuto (abbiamo dovuto) sopportare il rincaro sproporzionato di tutti i generi alimentari e non.
Siamo di fronte a due teorie economiche, una tiene conto della popolazione (USA) l’altra del profitto che le banche possono trarne,a danno delle popolazioni (europee,e italiane).
Carlo
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12 agosto 2008 alle 15:53
Mi spiace Andyphone,ma la disinformazione sta nel farci credere che la Russia si stia comportando nel Caucaso come gli USA nel Medio Oriente.La Georgia è gia occupata dalla Russia in quanto l’Ossezia è una regione a statuto speciale come l’Abkhazia,ma sono georgiane.Le parole del premier georgiano ti sembrano propaganda?Allora Putin e Medvedev cosa ci raccontano?la realtà è questa,la Russia vuole il controllo della Georgia e per averlo usa le 2 regioni come testa d’ariete ed i media europei si prestano volentieri a sminuirne gli effetti.Davide Cembrano.
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12 agosto 2008 alle 17:25
OT, se qualcuno lo considera così.
Per gli “estimatori del c’azzecca e marconiglio” : che starebbero bene nel Darfur.
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Per Di Pietro e Travaglio le sentenze sgradite non hanno alcun valore
Di Paolo Granzotto
In qualche nazione europea il negazionismo è reato. Ci si va in galera. Una misura che indigna tutti coloro che hanno a cuore la libertà di pensiero e di parola, su questo non ci piove. Però in certi casi risulterebbe una mano santa. Servirebbe, intanto, per dare una calmata a Tonino Di Pietro e a Marco Travaglio, negazionisti cocciuti e protervi.
È morto Antonio Gava. Morto innocente – tale riconosciuto con sentenza definitiva – dopo anni di tormente giudiziarie che non gli risparmiarono carcere e gogna mediatica. Così incolpevole che lo Stato verserà, agli eredi, 200mila euro «per il danno subito dall’ordinanza cautelare e dal processo per concorso esterno in associazione camorristica conclusosi con l’assoluzione». E quei Bibì e Bibò delle manette, niente. Insistono nel negare l’innocenza di Gava. «Imputato eccellente di uno dei più grossi processi effettuati dallo Stato contro la camorra – scrive Di Pietro a cadavere ancora caldo – non era ancora morto che in molti lo hanno già dichiarato Santo, una vittima della stagione del giustizialismo».
E per dimostrare che così non è, che Gava non fu vittima del giustizialismo, ma un delinquente comune, un camorrista della peggior risma, l’ex magistrato, che con la penna poco ci va d’accordo, lascia il campo a Marco Travaglio riportando per filo e per segno l’articolo scritto da questi – a cadavere ancora caldo – per l’Unità.
Parrebbe strano, quasi contro natura, che sia Bibì sia Bibò, sempre a ripetere che le sentenze sono sentenze, che dura lex sed lex, che chi non prende rispettosamente atto del verdetto di un Tribunale compromette la dignità, l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura, facciano carta straccia della sentenza Gava. Ma il negazionista non si ferma neanche davanti alla propria coscienza e gli viene spontaneo, naturale, affermare che l’assoluzione per non aver commesso il fatto non conta. Non fa testo. Fanno testo, invece, le motivazioni di quella sentenza che è sì di assoluzione, ma nei fatti di condanna.
Le così dette «sentenze creative», quelle cioè che insinuano la colpevolezza dell’imputato finito assolto per assoluta mancanza di prove o indizi a carico, sono il pane per i manettari e negazionisti alla Di Pietro e alla Travaglio. Con la complicità – certamente involontaria, ci mancherebbe – del magistrato possono infatti seguitare a scaricare palate di sterco giustizialista sulle loro vittime, e ridersela.
Scrive Travaglio. Bravi, voi, che credete innocente Gava solo per quella bagatella dell’assoluzione. Sentite cosa si legge, nella motivazione, aprite le orecchie: «Appare evidente che la consapevolezza da parte dell’imputato dell’infiltrazione camorristica nella politica campana, insieme allo stretto rapporto mantenuto con gli esponenti locali della sua corrente e con le istituzioni politiche del territorio medesimo, nonché all’omissione dei possibili interventi di denuncia e lotta al sistema oramai instauratosi in zona, costituiscono elementi indiziari di rilievo da cui potersi dedurre la compenetrazione dell’imputato nel sistema medesimo». Compenetrazione, ovvero complicità.
Dunque, Antonio Gava era un camorrista. Consapevole (al pari di Travaglio e di Di Pietro, ben al corrente ed anzi, consapevoli che così stanno le cose) dell’infiltrazione camorrista nella politica campana. Ergo, camorrista. Però assolto, proprio da colui che ne sottintenderebbe la colpevolezza, per-non-aver-commesso-il-fatto. È la giustizia che piace ai manettari, ai Travaglio e ai Di Pietro, la giustizia fai da te.
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12 agosto 2008 alle 20:13
Quindi leggendo le motivazioni della sentenza,si evince che Gava, conosceva benissimo l’infiltrazione camorrista e lo stretto legame presente sia con le istituzioni locali sia con politici della sua corrente.
Ora appurato con sentenza definitiva l’innocenza di Gava il dubbio a tanti italiani leggendo le motivazioni resta.
Il mio è questo:
E’ accettabile che un esponente politico di primissimo piano (uomo di stato) non denunci questa criminalità?
E’ giusto che vengano taciute realtà criminali che hanno portato e continuano a portare morte?
Allora sono d’accordo con lei su Di Pietro e Travaglio (dove ho letto dei commenti vergognosi,come sempre)ma una riflessione la ritengo altrettanto doverosa.
carlo
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13 agosto 2008 alle 02:18
Non credo di aver bisogno di fare riflessioni : ciò che ho scritto in premessa dell’articolo, è una convinzione che non ha bisogno di altro.
Questi sono pazzi scatenati, assoluzione per NON AVER COMMESSO IL FATTO, e però…
E’ la stessa logica della assoluzione di Andreotti : hanno atteso il tempo necessario per affermare che lo si deve assolvere da “una certa data in poi, ma prima…”
Rob de matt, se permette.
Saluti.
p.s. Il primo Ministro dell’Interno che ha iniziato una VERA guerra alla Mafia e alla Camorra, è stato proprio Gava : andate a verificare gli atti di Governo fatti dai vari Ministri in quel settore, prima di lui, quelli fatti da lui e poi ne riparliamo ( e non lo dico io, lo dicono una serie di giornalisti che non fanno parte di Repubblica e del Corriere, della Stampa o del Messaggero.
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12 agosto 2008 alle 17:45
Altro OT.
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E avrebbe torto Berlusconi, quando dice che “per una parte della magistratura, ci vorrebbero esami di verifica delle capacità intellettive” ???
Io non so se è innocente o colpevole, certo che Taormina dichiara ai magistrati che il “memoriale” con nomi e cifre, comprensivo dei sistemi usati per pagare le tangenti, esiste e invita chi l’ha costruito e a lui consegnato, di ricordarsene, lasciando capire che nel caso non lo faccia, sarà lui a consegnarlo ai giudici, ma fino ad allora, se avverrà, oggi la situazione è quella espressa nell’articolo : da fuori dei coppi, per essere “delicati” nell’esprimersi.
Liberano Del Turco. «Ma resta pericoloso»
Di Roberto Scafuri
Guarda il cielo una, due tre volte. Respira forte, pochi attimi per un pieno di sole. Mai calura estiva era sembrata così dolce, a Ottaviano Del Turco. «Sono in grande forma, mi hanno trattato benissimo», dice con il sorriso mite di sempre, capace di velare ogni ironia. È dimagrito, non vede l’ora di «farsi una doccia». I suoi 28 giorni di passione sono alle spalle, dietro quella porta del carcere di Sulmona (Pescara) varcata una decina di minuti dopo l’una. L’abbraccio con il figlio Guido e la compagna Cristina, poi la corsa nella Volvo bianca verso Collelongo, il paesino natale abbarbicato a 750 metri sull’Appennino marsicano, dove l’ex governatore d’Abruzzo resterà agli arresti domiciliari.
«Beato a chi ce l’ha», esclama Del Turco nella lingua di qui, e lo ripete al sindaco e ai tanti amici che lo applaudono all’arrivo. «Collelongo è bellissimo…». Gli chiedono di affacciarsi al balcone, lui tentenna, non vorrebbe strafare, alla fine lo convincono. «È un bellissimo prologo per il processo», commenta, ma subito si morde la lingua: non è il momento delle parole, questo. «Parlerò soltanto dopo l’8 settembre, solo dopo il primo confronto con quel signore lì…». Il «signore» è Vincenzo Angelucci, l’imprenditore della Sanità che con le sue rivelazioni ha fatto scattare gli arresti che hanno devastato la Regione abruzzese. Accuse da confermare, e prove forse non più tanto schiaccianti come dichiarato dalla Procura nei primi giorni dell’inchiesta.
Dai domiciliari nella casa avita Del Turco preparerà la sua battaglia giudiziaria. Paradossalmente con minori possibilità di contatti che in carcere, visto che vedrà soltanto familiari e legali. Ma questo è forse l’unico paradosso scontato, in una vicenda che ne è piena persino nel giorno della scarcerazione. Paradossi tristi e un po’ buffi, come la prescrizione prevista dall’ordinanza firmata dal Gip, Maria Michela Di Fine, a proposito del percorso verso casa: «soli e senza scorta, seguendo le vie più brevi e senza deviazioni di sorta», scrive la rigidità burocratica.
C’è di peggio, però. Perché nell’ordinanza (che ha concesso i domiciliari anche a Lamberto Quarta, Camillo Cesaroni e Antonio Boschetti) si ritiene «del tutto cessato il pericolo di inquinamento probatorio, non escludendo, però, in astratto, la possibilità di reiterazione di reati della stessa specie di quelli per cui si procede». Formula ben oltre il limite del paradosso. Così il quadro descritto dei contatti avuti in carcere dall’ex governatore: «Nonostante l’imposizione della misura cautelare di massimo rigore – sostiene il Gip -, numerose iniziative… hanno consentito di superare il divieto di comunicazione con gli altri indagati, al punto di determinare persino il rilascio di interviste e dichiarazioni degli indagati apparse sulla stampa (il Giornale, ndr) sia pure attraverso interposte persone… Numerosi elementi consentono di ritenere perdurante il pericolo di commissione di ulteriori atti nell’interesse del sodalizio criminoso, non solo in funzione… difensiva ma anche allo scopo di portare a ulteriore compimento le condotte delittuose loro ascritte attraverso operazioni di definitiva sistemazione… dei proventi illeciti a essi derivati, ovvero di rinnovato ricorso al sistema della diffusa illegalità…».
Ma allora su quali basi il Gip ha ravvisato l’«attenuazione della situazione» per Del Turco e gli altri? Per l’ex governatore, oltre all’età (63 anni), le motivazioni corrono, temerarie, ancora sul filo della logica: «Va considerato che l’iniziativa delle dimissioni dalla carica pubblica rivestita, indipendentemente dalle recondite ragioni che l’hanno determinata, costituisce un primo motivo apprezzabile quantomeno in termini di presa di coscienza delle conseguenze delle proprie azioni nell’ambito della struttura pubblica di svolgimento delle condotte di reato…». Sarà l’italiano burocratese, sarà il mese d’agosto. Ma starebbe a dire che il governatore non sapeva quel che faceva da governatore. Avendolo scoperto, grazie ai magistrati, s’è dimesso meritandosi il bonus per la carcerazione casalinga. Forse troppo, per un ex ministro, ex segretario della Cgil e del Psi, ex governatore d’Abruzzo.
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12 agosto 2008 alle 18:43
baci rubati in ascensore a Bologna. Che ragazza oscena…
GUER – TU E LA TUA POESIA E LA TUA AMICA AVETE SAPUTO DIMOSTRARE, CON LA VITA E LA MORTE, CHE L’OSCENITA’ E’ L’ALTRO E PIU’ TURGIDO NOME DELL’INNOCENZA.
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12 agosto 2008 alle 20:15
(il traduttore automatico dice ?????? ?????? ????? … qualcuno può confermare? grazie …)
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13 agosto 2008 alle 15:38
Traslittero … Rossiya prezhde vsego
ai commenti del blog decisamente non piacciono certi caratteri. Effetto del plugin “threaded comments”?
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12 agosto 2008 alle 20:58
Cari Maccarti ed Andyphone Simona ha riportato in modo encomiabile tutti i passaggi del conflitto Georgia/Russia dell’ultimo anno con i relativi link (in alcuni casi le news possono ritenersi fatti concreti incontrovertibili assoluti), io ho fatto notare come i media fanno cattiva informazione, entrambi abbiamo riportato notizie, ragionamenti, logiche.
Vi chiedo invece di buttare l’amo scrivendo temiamo i fatti siano contari alle vs tesi senza portare prove, articoli, ragionamenti ecc. ci fate la cortesia di farci capire quale percorso logico seguite per arrivare ai vs dubbi, grazie.
Saluti a tutti
P.S. Sono con il GUZZ. Simona ha fatto un lavoro splendido e penso che fare un archivio su ogni argomento stile wikipedia impostato come fatto da Simona risponda ai desideri di molti di noi come già scritto in precedenza in qualche post non mi ricordo da chi.
GUZZ – SIMONA, SE CI SEI BATTI UN COLPO ! IL POPOLO DI “RI” TI CHIAMA: VOGLIAMO LA NOSTRA WIKIPEDIA, VOGLIAMO VEDERE LE TESI E LE ANTITESI A CONFRONTO, VOGLIAMO VEDERE COME IN UNA LOTTA DEI GALLI IL CONFLITTO SANGUINOSO E ARRAPANTE FRA IL VERO E IL FALSO, TRA PROPAGANDA E REALTA’.
SIMONA, TI SEI DATA – COME DIRE – LA ZAPPA SUI PIEDI. PEGGIO PER TE: ORA TI TOCCA RITAGLIARE UNA FETTINA DELLA TUA VITA PER QUESTA OPERA MERAVOGLIOSA. LA NOSTRA ENCICLOPEDIA.
IO SPERO CHE ASDRUBALINO E GLI ALTRI FORMIDABILI AMICI DI CIELI LIMPIDI GIOCHINO CON NOI, SPERO CHE NON NASCANO COPYRIGHT E GELOSIE E CHE IL LORO E IL NOSTRO LAVORO POSSANO DIVENTARE PARTE DELLA RIVOLUZIONE GENTILE E FERMA CHE GLI ITALIANI ASPETTANO E CHE VEDE LA VERITA’ AL PRIMO POSTO PERCHE’ SENZA VERITA’, LA LIBERTA’ VE LA SOGNATE.
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12 agosto 2008 alle 23:18
A proposito di controinformazione guardate che spettacolo queste news dell’Ansa:(in maiuscolo metto i miei commenti vicino alla notizia)
2008-08-12 21:20
GEORGIA, MEDVEDEV: SEI PUNTI PER FERMARE LA GUERRA
di Claudio Salvalaggio
ROMA – C’é una condizione ufficialmente inconfessabile da parte di Mosca per un negoziato serio con Tbilisi sulle sue repubbliche separatiste filorusse: la scomparsa dalla scena politica del presidente georgiano filo-occidentale Mikhail Saakashvili, da cinque anni la “bestia nera” del Cremlino, l’avvocato quarantenne che ha studiato negli Usa e che è diventato l’uomo di Washington nella polveriera del Caucaso. Nonostante le ripetute smentite ufficiali, anche in sede Onu, Mosca, come sostiene anche certa stampa russa, mira a dare una spallata definitiva al leader georgiano dopo le sue scivolate interne ed internazionali. (QUALI SONO LE SCIVOLATE INTERNE ED INTERNAZIONALI NON SI SA E LO SCRIVE COME FATTO ACQUISITO, GUARDATE LA BRAVURA DI CHI FA CONTRO INFORMAZIONE SU UN AFFERMAZIONE DEL GENERE SI POTREBBE DIBATTERE GIORNI MENTRE CLAUDIO SALVALAGGIO CON CLASSE EN PASSANT SCRIVE CIO’ ED IL LETTORE VA AVANTI PARTENDO DA QUESTO DATO DI FATTO.) Scivolate che hanno ormai minato le sue credenziali democratiche anche agli occhi di
quell’Occidente che lo aveva accolto con entusiasmo nel 2003 all’indomani della pacifica ‘rivoluzione delle rose’, la prima delle rivoluzioni colorate nell’ex Urss. George W. Bush lo definì un “faro della democrazia”. (ANCHE QUESTA E’ UNA PURA AFFERMAZIONE DELL’ARTICOLISTA NON SUPPORTATA DA NULLA ANZI VI RIPORTO COME QUANTO SCRITTO SIA STATO SMENTITO DA ALTRE FONTI CON VIRGOLETTATI, QUESTO PER ESEMPIO E RIPRESA DALL’AGENZIA ADNKRONOS: Dalla Nato intanto arrivano critiche “all’uso sproporzionato della forza da parte di Mosca” in Georgia. Il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer ha sottolineato come “i 26 stati membri abbiano espresso piena solidarieta’” a Tbilisi e ha “ribadito in termini molto forti la necessità di un pieno rispetto dell’integrità territoriale della Georgia”. Ha però aggiunto che il conflitto con la Russia per l’Ossezia del Sud non ha modificato la prospettiva di una futura adesione della Georgia alla Nato. L’ARTICOLO COMPLETO LO TROVATE IN QUESTO LINK http://www.adnkronos.com/IGN/Esteri/?id=1.0.2410425796) CONTINUIAMO CON L’ARTICOLO DI CALUDIO SALVALAGGIO.
Lo scorso autunno Saakashvili ha commesso i suoi primi passi falsi, con una brutale repressione poliziesca delle manifestazioni dell’ opposizione e l’introduzione dello stato di emergenza che gli hanno procurato una tirata d’orecchi anche da Washington. Indette nuove e poi contestate elezioni, è riuscito a farsi riconfermare con il 53%, con un crollo verticale dei consensi rispetto al plebiscito della prima consultazione. Saakhasviki, sostenuto dagli Usa, ha giocato tutte le sue carte sull’ingresso nella Nato, per ora rimandato, e sul ripristino dell’integrità territoriale con la riconquista delle repubbliche indipendentiste dell’Ossezia del Sud e dell’ Abkhazia: conflitti congelati da anni, una bomba ad orologeria lasciata in eredità dalla politica etnica staliniana. (CONTINUA L’ARTICOLISTA HA SCRIVERE SUE OPINIONI SU FATTI CHE LO STESSO FA PASSARE IN MANIERA ERRATA COME VERITA’ ASSOLUTE INCONTROVERTIBILI IN REALTA’ SONO TUTTE SUE TEORIE E SE ANCHE VERE POCO ATTINENTI AL TEMA ATTUALE, COSA ME NE PUO’ FREGARE SE STA SBAGLIANDO POLITICA IL PRESIDENTE ED IL SUO CONSENSO DIMINUISCE? QUESTO GIUSTIFICA UNA GUERRA? SIAMO ALLA FOLLIA PURA. E COME SE PRODI O BERLUSCONI FACCIANO DEGLI ERRORI IN POLITICA ESTERA ED INTERNA LA SLOVENIA CI INVADE TRIESTE ED UN COMMENTATORE ESTERNO AFFERMA CHE IL PREMIER ITALIANO AVEVA PERSO CONSENSO E MINCHIATE VARIE. VI RENDETE CONTO A CHE LIVELLO SIAMO ARRIVATI?)
Difficile capire motivi e tempi della decisione di attaccare la ‘capitale’ sudosseta, Tskhivali. (QUI C’E’ IL PEZZO DA FUORICLASSE, LO STESSO COME FOSSE DEPOSITARIO DELLA VERITA’ ASSOLUTA SCRIVE CHE AD ATTACCARE E’ STATA LA GEORGIA IN PRATICA CI FA SAPERE CHE LA GEORGIA SI E’ AUTO ATTACCATA VISTO CHE TSKHIVALI E’ CITTA’ GEORGIANA NELL’OSSEZIA DEL SUD) Forse sperava nel sostegno occidentale (SOSTEGNO DI COSA? L’ARTICOLISTA E’ IN PIENO DELIRIO LA GEORGIA SI AUTOATTACCA E SPERA NEL SOSTEGNO DELL’OCCIDENTE) o ha sottovalutato la pronta e vasta reazione russa, (PER COME SCRIVE SEMBRA CHE LA RUSSIA SIA STATA BRAVISSIMA A REAGIRE CHE ABBIA FATTO IL SUO DOVERE, PER FARE UN ESEMPIO ATTINENTE PRENDIAMO I PAESI BASCHI SPAGNOLI, LA SPAGNA ATTACCA BILBAO E GIA’ QUI E’ UNA BARZELLETTA POI DELLE FORZE STRANIERE, INVENTATELE VOI NON FA DIFFERENZA, REAGISCONO IN DIFESA DEI PAESI BASCHI ATTACCANDO LA SPAGNA ED IL COMMENTO DEL GIORNALISTA SPIEGA E GIUSTIFICA LA GIUSTA REAZIONE DI CHI ATTACCA LA SPAGNA) o forse mirava proprio a questo, per far passare Mosca come aggressore (E QUI ANCORA UNA VOLTA L’ASTUTO SALVALAGGIO SECONDO ME IN MALAFEDE CERTIFICA SE ANCORA NON ERA CHIARO CHE LA RUSSIA E’ STATA ATTACCATA E LA STESSA E’ UNA VITTIMA ED ADDIRITTURA LA SI VOLEVA FAR PASSARE COME CARNEFICE, IN PRATICA LA GEORGIA VOLEVA FARE UNA TRAPPOLA MEDIATICA ALLA RUSSIA!!!, SPETTACOLARE.) e costringere i suoi peacekeeper ad abbandonare il campo in quanto parte in causa. Ora, però, è lui a rischiare la poltrona. La Russia ha fatto chiaramente capire che non lo considera più un interlocutore affidabile. Ieri il premier Vladimir Putin lo ha paragonato a Saddam Hussen, il presidente della Duma – ramo basso del parlamento – Boris Grislov a Hitler. A Mosca lo si vorrebbe al banco degli imputati del tribunale dell’Aja per genocidio e crimini di guerra. E oggi il ministro degli esteri Serghei Lavrov si è lasciato sfuggire un commento che suona come un monito: “non penso che Mosca sarà disposta non solo a tenere negoziati ma neppure a parlare con Saakashvili. Egli ha commesso crimini contro i nostri cittadini e non si è pentito”, ha spiegato. “La nostra posizione è che Saakashvili non può più essere nostro partner. Dovrebbe lasciare”, ha aggiunto, pur precisando che la Russia “non ha piani per rovesciare nessuno”. (CONTINUA A SCRIVERE CITANDO ESCLUSIVAMENTE FONTI RUSSE CHE DANNO CREDITO A TUTTO L’ARTICOLO DA LUI SCRITTO E LO STESSO FA PASSARE ALCUNE AFFERMAZIONI RUSSE PAZZESCHE TIPO IL PARAGONE DEL PRESIDENTE GEORGIANO AD HITLER E SADDAM HUSSAIN SENZA COMMENTO ALCUNO, SIAMO ALLA FOLLIA PIU’ TOTALE) Anche i presidenti delle due repubbliche secessioniste, Sergei Bagapsh e Eduard Kokoiti, si rifiutano di parlare con Saakashvili. (QUI FA UN ALTRO NUMERO DA FUORICLASSE LE REPUBBLICHE SECESSIONISTE NON ESISTONO FORSE ALL’ARTCOLISTA NESSUNO GLIELA SPIEGATO, LE DUE REGIONI GODONO DI MOLTE AUTONOMIE E’ SONO REGIONI GEORGIANE, NESSUN PAESE DELLA COMUNITA’ INTERNAZIONALE HA RICONOSCIUTO LE DUE REPUBBLICHE, QUESTI SONO FATTI NON CHIACCHERE DA OSTERIA. MA L’ARTICOLISTA PRESO DALL’ALTERARE LA VERITA’ CADE IN QUESTI ERRORI PACCHIANI) Difficile immaginare un negoziato con una delle parti ricusata, anche se un portavoce della Commissione europea ha sottolineato oggi che i leader della Georgia sono stati “democraticamente eletti dal popolo georgiano”.
L’autorevole quotidiano Kommersant, citando fonti vicino al Cremlino, sostiene che l’allontamento di Saakashvili è uno dei piatti forti dei colloqui odierni tra il presidente russo Dmitri Medvedev e quello francese Nicolas Sarkozy: la terza condizione non ufficiale posta dal Cremlino, oltre a quelle già formalizzate del ritiro e parziale disarmo delle truppe georgiane e della firma di un accordo vincolante sul non uso della forza. Sarkozy, secondo il Kommersant, dovrà convincere Saakhasvili a farsi da parte o spiegare al Cremlino che ciò non é possibile.
CARI AMICI AVETE CAPITO TUTTI IN CHE MANI SIAMO? ORA COMPRENDETE PERCHE MACCARTI ED ANDYPHONE E MOLTI COME LORO SPESSO SONO PIENI DI DUBBI, PURTROPPO L’INFORMAZIONE NON FA BENE IL SUO LAVORO E LA DOMANDA CHE RITENGO PIU’ ATTINENTE E’: VIENE FATTO IN BUONAFEDE O NO UN ARTICOLO DEL GENERE? PERSONALMENTE PENSO DI NO E RITENGO CHE NULLA SIA CASUALE.
SALUTI A TUTTI
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13 agosto 2008 alle 14:10
Splendido lavoro Gianluca,ma io sospetto che Andyphone sappia benissimo ciò che scrive. Davide Cembrano.
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13 agosto 2008 alle 16:08
Salute.
Oggi sul Messaggero ho letto l’intervista a Vladimir Bukovski. Qualcuno può inserire qui il link per consentirne a tutti la lettura?
Provo a sintetizzare: dall’intervista esce un quadro poco confortante su Putin – “uomo del KGB, non ha scrupoli”…”persona vendicativa”…”non ha rispetto di nulla e di nessuno” – e sulle reali intenzioni russe in Georgia.
In sostanza, dice Bukuvski che Mosca “perseguirà il suo obiettivo: distruggere il potere politico in Georgia e tornare a ristabilire la sua influenza nella regione.” Nonostante la proposta di Sarkozy, inaccettabile per Mosca.
Prosegue Bokovski affermando che la Russia non può pensare di deporre il presidente georgiano, dal momento che questi ha i concittadini schierati con lui, e che quindi Mosca potrebbe o creare caos ed ingovernabilità, o assassinarlo, e che il successore sarebbe già pronto.
Quello però che mi ha fatto letteralmente saltare sulla sedia, è l’affermazione seguente di Bukovski: “Non dimentichiamo che dal 2006 in Russia esiste una legge che avalla l’omicidio degli oppositori politici all’estero.”
Non credevo a ciò che stavo leggendo. Questa si che è una notizia.
Any questions?
Salute.
Carlo Manca.
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13 agosto 2008 alle 22:19
Debbo delle scuse a voi tutti, ma ancor prima a Vladimir Bukovskij.
Nel mio post di oggi alle 16,08, sono riuscito a storpiare il suo nome in ogni modo possibile.
All’inizio, fidandomi più dell’articolo del “Messaggero” che della mia memoria, l’ho chiamato Bukovski, poi sbagliando i tasti nella fretta, ho scritto Bukuvski, per finire con Bokovski.
E non avevo nemmeno bevuto.
Si chiama, lo ripeto ancora così (forse) lo imparo, Vladimir Bukovskij.
Salute.
Carlo Manca.
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13 agosto 2008 alle 16:44
Ringrazio Gianluca, simona e gli altri per i vari approfondimenti e le analisi fatte. Gianluca specialmente ha compreso bene l’origine dei miei dubbi, anche se le mie fonti di informazione erano diverse pur supportando simili tesi. Non ritengo la Russia e Putin dei santi senza colpe nella questione, ma d’altra parte dalle cose lette e sentite mi sono fatto l’idea che Saakashvili sia un personaggio male che vada fatto della stessa pasta: trovo arrogante il suo comportamento ad esempio nell’apparire sempre con la bandiera UE alle sue spalle (ma nessuno gli dice niente?), trovo pericolosa la sua evidente esagerazione quasi teatrale degli eventi utilizzata nel cercare ad ogni costo un intervento e coinvolgimento diretto di Europa e USA nel suo conflitto con la Russia. Trovo poi sbagliato e cieco non considerare territori come la Ossezia come di fatto paesi a se stanti che richiedono da anni l’indipendenza dalla Georgia. Trovo anche poco saggio il volere analizzare i fatti solo da una parte (quella georgiana) senza mai provare a vederli dall’altra. Trovo poi che vi siano nonostante tutto ancora poche informazioni effettivamente chiare e comprovate a riguardo di cosa stia accadendo adesso in quei territori, e che sia presto per tirare conclusioni e stilare accuse e processi. Credo inoltre che la Russia abbia dopotutto un minimo diritto a fare e difendere il suo interesse nazionale (o solo gli USA lo hanno?), ma se dopotutto avesse veramente voluto invadere la Georgia lo avrebbe già fatto conoscendo le conseguenze delle sue azioni e fregandosene altamente.
Tutte queste sono mie considerazioni personali che condivisibili o meno fanno rimanere tali i miei dubbi da ieri espressi. Certamente poi la mia preoccupazione va alle morti e alle sofferenze della popolazione come al solito vittima di guerre che non vogliono e non chiedono certamente.
Consiglio a chi non lo avesse già fatto la lettura dell’articolo di Gorbaciov pubblicato oggi su Il Giornale: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=282886 (originale dal Washington Post) giusto per farsi una idea di come sono viste le cose dall’altra parte (se non è tale grave peccato farlo).
Il mio tempo è limitato ma leggo sempre con attenzione le vostre notizie, analisi e considerazioni. Saluti.
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13 agosto 2008 alle 22:33
Caro Nick,
devo dirti che di solito apprezzo le tue analisi, ma questa sul paragone tra Ossezia e Texas proprio non la capisco.
Hai presente che se mai il Texas dovesse decidere di avvicinarsi alla Russia non gli Stati Uniti sarebbero autorizzati a bombardarlo ma l’Organismo mondiale della sanità?
Anzi una sua sezione specifica, vale a dire quella psichiatrica.
Penso che il caldo faccia brutti scherzi, anche a te che di solito sei lucidissimo.
E poi se proprio la dobbiamo dire tutta “Qual’è” si scrive senza apostrofo!
Nick…guarda che ti prendo a ceffoni!
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14 agosto 2008 alle 12:59
Egregio Rizz,
Permettimi una provocazione, da quel bastian contrario che sono. Non mi piace la tirannia dell’opinione dominante.
D’accordo (si crive con l’apostrofo?) sull’organismo Mondiale della Sanità e cenere sul capo per qual’è, salvo conferma. (eprchè qual’è si deve scrivere senz’apostrofo?)
L’iperbole texana serviva per evidenziare come la situazione ex URSS sia stabilizzata solo sulla carta, e dopo la disgregazione dell’impero è più fluida e conflittuale che mai, per le seguenti ragioni:
- Le etnie non sono più quelle originali delle regioni: le deportazioni in massa di intere popolazioni, operate fino alla seconda guerra mondiale (storicamente parlando ieri) espressamente per annullare le identità nazionali hanno sortito l’effetto voluto, le identità nazionali sono state annullate e non è ancora nata la “comunità nuova”.
Ci troviamo nella situazione in cui il vicino di casa è parente di colui che ha deportato, o denunciato, mio padre. Non è una bella comunità.
-i confini territoriali sono segnati sulle carte, ma non rispecchiano confini veri geografici, linguistici, culturali. Non sono mai stati confini netti neppure ai tempi della grande russia zarista, figurarsi dopo, quando le “Repubbliche” erano solo una parvenza di autonomia amministrativa nell’impero di Stalin, ed anche in quello successivo a Stalin.
- I cambiamenti epocali come l’esplosione dell’impero sovietico hanno necessariamente dei tempi di “Isteresi storica” o se preferisci di INERZIA, tempi che permettono ad una popolazione di molti milioni di persone ( tra URSS e stati satelliti quanti erano?) di trovare un modus vivendi abbastanza stabilizzato. Nell’ex URSS questo tempo non c’è stato, e le popolazioni sono ancora in conflitto.
Al centro di questo magma c’è la Russia, che grazie a quel capopopolo di Eltsin ha perso tutto: paesi satelliti (o colonie per essere più aderenti alla realtà) per evidenti ragioni di libertà, apparato industriale e produttivo depredato dall’interno, materie prime e giacimenti depredati allo stesso modo.
Problemi che forse Gorbacev, con una politica di gestione dell’evoluzione dell’impero più aderente ai tempi tecnici necessari, avrebbe probabilmente attenuato, ma tant’è.
Ora Putin si trova a dover mettere dei paletti ben fissi, non può permettersi di rimanere fermo come uno zimbello e vedersi portar via le zone d’influenza ed oltretutto i territori strategici e petroliferi senza battere ciglio. E nella sua posizione o sei un DURO anzi DURISSIMO, o fallisci.
Il KGB è nelle mani di Putin? Storicamente il KGB ha sempre divorato i suoi figli, non dimentichiamolo.
Io sono perfettamente d’accordo sul fatto che dove arriva l’America arriva il benessere, la libertà ed il progresso per tutti, che discorso, ma non possiamo negare che in questo momento stiamo mettendo i piedi su un territorio strategico anche per la Russia. La quale FORSE ha torto, ma FORSE non completamente.
I modi per far valere le sue ragioni potevano essere diplomatici? Poteva far valere le sue ragioni all’ONU? Quanti l’avrebbero ascoltata? Lo scopo della nostra azione è quella di spingerla alla deflagrazione della terza guerra mondiale? Non credo.
Non giustifico certo le invasioni con le migliaia di morti, ma il dato di fatto è che la realtà è sempre stata questa.
Siamo nella stessa situazione di Monaco? ASSOLUTAMENTE NO.
A Monaco una potenza armatissima ed in piena espansione territoriale aggressiva cercava pretesti per crearsi la sua lebensraum, ora siamo in una situazione in cui lo stato centrale di un impero ancora in dissoluzione cerca di evitare che le sua membra siano spartite dai vincitori. La situazione è completamente diversa.
Putin ha preso a pretesto l’Ossezia per espandere il suo territorio o per fare in modo che smettessero di portarglielo via?
Provocazione di NC.
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14 agosto 2008 alle 00:47
Caro Andyphone innanzitutto i miei più vivi complimenti per il modo di porti che hai e penso che in molti dovrebbero prendere esempio da te, ma sappiamo tutti che fortunatamente in questo blog si stanno avvicinando sempre più persone piacevoli al di fuori di come la pensino.
Ho letto con attenzione il tuo post ma purtroppo ci trovo ben poco di concreto, riposterò le tue considerazioni e le commenterò punto a punto e se qualche concetto mi è sfuggito sono felice se mi aiuterai a comprenderlo.
Scrivi:
…..ma d’altra parte dalle cose lette e sentite mi sono fatto l’idea che Saakashvili sia un personaggio male che vada fatto della stessa pasta: trovo arrogante il suo comportamento ad esempio nell’apparire sempre con la bandiera UE alle sue spalle (ma nessuno gli dice niente?), trovo pericolosa la sua evidente esagerazione quasi teatrale degli eventi utilizzata nel cercare ad ogni costo un intervento e coinvolgimento diretto di Europa e USA nel suo conflitto con la Russia.
Mio commento:
“Cerchiamo di capire bene di cosa si sta parlando sennò poi si va fuori tema, c’è un conflitto che covava sotto le ceneri da tempo gli interessi in ballo sono forti, ma in questa discussione non dobbiamo parlare degli scenari di politica internazionale cosa che in molti fanno ed anche bene qui si sta discutendo di chi sono le responsabilità di questa guerra. E non mi sembra cosa leggera. Qui qualcuno ha responsabilità sullo scatenarsi di una guerra che tutti speriamo vada a concludersi il prima possibile. Il dato di fatto assoluto è che Russia e Georgia sono in conflitto. Diciamo che ci sono fonti diverse sullo scatenarsi della stessa chi dice che è colpo del premier Georgiano che ha bombardato entrando con i tank nell’ossezia del sud facendo una sorta di pulizia etnica e chi dice che invece la Russia con questo pretesto ha cercato di guadagnare posizioni aiutando le due regioni chiamiamole separatiste a staccarsi dalla Georgia. Ora con tutte queste premesse che importanza ha che Saakashvili si presenta con la bandiera della UE o pianga chiedendo aiuto all’Europa ed agli Stati Uniti? Mi spieghi cosa c’entra questo Andyphone su chi ha scatenato il conflitto?”
Trovo poi sbagliato e cieco non considerare territori come la Ossezia come di fatto paesi a se stanti che richiedono da anni l’indipendenza dalla Georgia.
Mio Commento:
“Che cosa vuoi dire con queste affermazoni? e sopratutto cosa c’entrano anche queste tue opinioni sulle responsabilità di chi ha scatenato il conflitto? Andyphone qui esistono dei fatti concreti assoluti immodificabili, l’Ossezia del Sud e una regione Georgiana che si è autodichiarata indipendente a seguito di un referendum del 2006 ma l’Europa ed il resto della comunità internazionale non la riconoscono come repubblica indipendente. Il fatto assoluto incontrovertibile è che l’Ossezia del Sud è una regione Georgiana. Può piacere o non piacere ma con tutte le difficoltà del caso questi sono i fatti. Poi che si combatte dal 91, che si è raggiunta una pace e si è ripreso a combattere con la comunità internazionale in perenne ricerca di un compromesso poco importa il fatto e te lo ripeto per la seconda volta è che l’Ossezia del Sud e territorio Georgiano e che la Russia non può vantare nulla su quei territori. Vedi anche qui http://it.wikipedia.org/wiki/Ossezia_del_Sud. Quindi come vedi le tue sono solo considerazioni personali i fatti sono altri.”
Trovo anche poco saggio il volere analizzare i fatti solo da una parte (quella georgiana) senza mai provare a vederli dall’altra.
Mio Commento:
Qual’è l’altra parte giustificare la reazione Russa al presunto attacco Georgiano a Tskhinvali? L’ho già scritto più volte mettiamo che sia vero e la Goergia preoccupata dalle troppe forze russe in quelle zone abbia bombardato oppure mettiamo che sia trattato di pulizia etnica, è corretto che la Russia si intrometta? le chiacchiere stanno a zero o lo si ritiene giusto o no. Io ritengo che una nazione nei propri confini possa fare quello che vuole e se forze internazionali interessate notano qualcosa di abnorme e di pazzesco in nazioni confinanti sia loro dovere informare immediatamente la comunità internazionale che dovrà provvedere. Tu invece mi vuoi giustificare una guerra? La Cecenia non ti sembra un caso similare? E con quale morale la Russia va in difesa dell’Ossezia quando coi Ceceni fa le stesse cose di cui accusano il premier Georgiano?”
Trovo poi che vi siano nonostante tutto ancora poche informazioni effettivamente chiare e comprovate a riguardo di cosa stia accadendo adesso in quei territori, e che sia presto per tirare conclusioni e stilare accuse e processi. Credo inoltre che la Russia abbia dopotutto un minimo diritto a fare e difendere il suo interesse nazionale (o solo gli USA lo hanno?), ma se dopotutto avesse veramente voluto invadere la Georgia lo avrebbe già fatto conoscendo le conseguenze delle sue azioni e fregandosene altamente.
Mio Commento:
“Ma ti rendi conto della gravità delle dichiarazioni che fai? La Russia ha il diritto di invadere la Georgia per difendere il suo interesse nazionale? Ma siamo pazzi? Il voler entrare nella nato o nella UE giustifica la guerra Russa a tutti gli stati ex URSS che lo volessero? ma state fuori di testa? spero di aver compreso male le tue parole. Cosa c’entra poi il paragone con gli USA? dove sta il nesso? Sono d’accordo che la Russia debba difendere il suo interesse se qualcuno l’attacca come poi qualsiasi nazione al mondo, ma difendere il proprio interesse attaccando ed invadendo altre nazioni mi sembra pazzesco.
Purtroppo questo evento a me personalmente ha insegnato qualcosa ho capito come senza che ce ne rendiamo conto possono scatenarsi guerre mondiali, qui sotto la luce del sole è successa una cosa gravissima ed ancora stiamo a discutere sulle responsabilità. Spesso qualcuno di noi si sarà chiesto come mai si poteva arrivare a guerre tipo i primi due conflitti mondiali e debbo dire che il GUZZ. aveva aperto la questione un mese fa, e molti di noi me compreso ritenevono un po forzata la provocazione ed invece era pertinente ed attualissima come i fatti hanno dimostrato. Si cade dentro i conflitti e molti non se ne accorgono imbevuti della propaganda oppure delle proprie convinzioni politiche non riuscendo a vedere più in la del proprio naso. Probabilmente sarà un fuoco di paglia e tutto si ristabilirà ma ritengo si debba stare con le antenna drizzate!!!
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14 agosto 2008 alle 17:48
Grazie per le tue osservazioni Gianluca; mi pare comunque che tu abbia ben compreso i miei punti, anche se certo magari non li condividi.
Capire chi è Saakashvili e il suo comportamento credo sia fondamentale per capire le ragioni di questo conflitto: vederlo ancora ieri tronfio provocare inutilmente e ulteriormente la Russia dicendo che gli USA avrebbero controllato porti e aeroporti (con gli USA che hanno poi dovuto pubblicamente smentire) dimostra secondo me ancora solo la sua pericolosità, o perlomeno la sua pericolosa ingenuità; crede forse di stare giocando a Risiko? Gli USA stanno secondo me rischiando di allearsi e farsi amici ancora le persone sbagliate, che in futuro magari si troveranno invece costretti a combattere: non sarebbe purtroppo la prima volta (vedi Saddam o Bin Laden).
Come credo ognuno di noi disprezzo la guerra o ogni azione simile dell’uomo, ma come avevo già scritto se la comunità internazionale permette con tale facilità ad esempio agli USA di difendere unilateralmente anche con le armi i propri interessi (più o meno legittimi) e a nuovi stati indipendenti come il Kosovo di essere riconosciuti (giusto o sbagliato che sia), non può poi aspettarsi che la Russia poi stia buona e calma quando sono i suoi di interessi in gioco o reagire come se quelli di Ossezia e Abkhazia (province georgiane ma solo sulla carta) non fossero problemi. In questo senso credo la Russia stia dando purtroppo una dura lezione all’Europa, agli USA, all’ONU e alla Comunità Europea (e solo questa ultima mi pare si sia svegliata negli ultimi giorni con l’intervento di Sarkozy); con un poca più di lungimiranza forse tutto questo poteva essere evitato e georgiani e russi potevano essere fermati prima che scoppiasse la polveriera.
Nonostante il grande sbraitare di Saakashvili e degli USA non credo che la Russia avesse o avrà intenzione di occupare la Georgia ma al massimo di renderla inoffensiva (nei riguardi delle regioni “ribelli”) almeno a breve termine, mentre credo che sarà necessario fare attenzione alle azioni di Saakashvili. Gli eventi ci diranno.
Avrei molto altro da scrivere, ma il tempo è tiranno.
Saluti e a rileggerci.
GUZZANTI – PIANTIAMOLA.
GLI USA NON SONO MAI STATI ALLEATI DI BIN LADEN E DI SADDAM.
QUESTA E’ PROPAGANDA DEL KGB.
SADDAM ERA UN AGENTE SOVIETICO E L’IRAK UNA PROVINXIA SOVIETICA. BIN LADEN VIENE DA UNA FAMIGLIA DI GRANDI IMPRENDITORI CAPITALISTI SAUDITI ED HA GIRATO IL MONDO IN YACHT PRIMA DI FARE IL CHE GUEVARA DELL’ISLAM.
SAAKASHVILI, COME HA RICORDATO IERI SHEVARNADZE, GODE DEL SOSTEGNO DEL SUO POPOLO, CHE E’ CRESCENTE.
BUSH HA APPENA ANNUNCIATO L’INVIO CON MEZZI MILITARI (PORTAERTEI, LANCIAMISSILI, TRUPPE) DI AIUTI UMANITARI, CHI LA VUOLE CAPIRE LA CAPISCA.
SAAKASHVILI HA AVUTO IL SOLO TORTO DI ESSERE CADUTO IN UNA TRAPPOLA PREPARATA DAL KGB E DI NON AVER SAPUTO FARE UN BLITZ VINCENTE.
MA NON FINISCE QUI PERCHE’ STATI UNITI D’AMERICA E REGNO UNITO PER FORTUNA, OGGI COME IERI, SONO IL BALUARDO DELLA DEMOCRAZIA OCCIDENTALE E STANNO DALLA PARTE DI SAAKARSHVILI E DEL POPOLO GEORGIANO, COME NOI.
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14 agosto 2008 alle 17:39
Caro Nick,
quella che tu hai definito provocazione ha sortito in me un certo disagio che certo non si è attenuato con quel tuo orpello di dire che vuoi provocare perché non ti piace la tirannia dell’opinione dominante.
Il fatto è che non riesco proprio a capire dove tu voglia andare a parare.
Il disagio poi cresce a dismisura pensando proprio al nostro scherzoso dialoghetto sulla favola di Esopo del lupo e dell’agnello, alla prepotenza con ipocriti pretesti del primo, all’innocenza ma determinazione, poi dimostratasi inutile, nello scardinare i pretesti, del secondo.
E tu sostanzialmente che mi fai?
Mi vuoi giustificare la prepotenza della Russia ritenendo giuste le sue giustificazioni, anzi, adducendone altre con analisi storiche e di mero realismo politico.
Addirittura in un passo rimpiangi Gorbaciov, affermando che lui sì, sarebbe stato capace di non far sfaldare l’impero sovietico, commettendo due gravissimi errori: il primo è che proprio con Gorbaciov si è disgregato l’impero sovietico, il secondo, ritenendo la premessa(l’impero sovietico) un valore comunque positivo.
Nick, non tutto ciò che unisce è buono.
L’idea che la divisione sia comunque un problema, un fatto negativo è fondamentalmente errata.
C’è un’unione che si basa solo sulla violenza, sulla repressione, sul crimine, e quella è bene dividerla, romperla, spaccarla, anche a costo di sacrifici, dolore e sofferenza, ma per il bene della libertà e della verità, per il bene della dignità umana.
Riconsidera la tua provocazione e con un’attenta e più solida riflessione penso che alla fine mi darai ragione.
Ciao, Nick
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14 agosto 2008 alle 18:09
Dimenticavo di dirti, Nick, che qual è si scrive senza apostrofo perché è un troncamento non un’elisione.
In sostanza alcune parole vogliono il troncamento per evitare un suono sgradevole.
Ti confonde il fatto che come le parole che vogliono l’elisione anche “quale” può essere seguita da vocale, ma esiste la controprova che ne dimostra l’assurdo.
Io posso dire “qual sorpresa”, perché “quale” vuole il troncamento, ma non posso dire “un ragazza”, “nessun sorella”, “pover cane”, perché “una”, “nessuna”, “povero”, davanti a parole con vocali vogliono l’elisione, l’apostrofo.
Concludendo: le parole che perdono la vocale finale sia davanti a parole che iniziano per vocali e per consonanti sono parole troncate e non vogliono l’apostrofo; le parole che perdono la vocale finale solo davanti a parole che iniziano per vocale, sono parole elise e quindi vogliono l’apostrofo.
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14 agosto 2008 alle 23:39
Mi sta bene la questione del qual è. A volte mi vengono perfino dei dubbi che scuola si scriva “schuola” e abbia si scriva habbia .
Sarà la pluriennale lontananza dalla grammatica e la necessità di scrivere con idiomi differenti: ho dei limiti.
Veniamo al dunque:
Il lupo, come il re, è NUDO. La sua cattiveria è evidente, nessun bisogno di andare più in là.
Però io non voglio fare analisi di tipo morale, voglio fare analisi di tipo tattico/strategico.
Moralmente parlando ogni vita è sacra, ogni ammazzamento è un delitto, fatto da georgiani o fatto da russi, nessun dubbio.
Tu mi dici: “C’è un’unione che si basa solo sulla violenza, sulla repressione, sul crimine, e quella è bene dividerla, romperla, spaccarla, anche a costo di sacrifici, dolore e sofferenza, ma per il bene della libertà e della verità, per il bene della dignità umana.”
A quale unione si riferisce questa definizione? Ad un’unione di fantasia o all’unione di popoli tenuti insieme dalla violenza ecc.
Definiresti “violenza” quello che tiene unite le regioni italiane del Nord con quelle del Sud? Io certamente no, ma qualcuno dice sì, che anche quella è violenza. Definisci violenza quella che tiene insieme i Paesi Baschi alla Spagna? Io dico che non è violenza, ma è violenza quella che vuole imporre la divisione.
Definisci violenza quella che tiene assieme i popoli della Russia? Esistono i popoli della Russia che vogliono stare insieme? Devono separarsi in mille etnie diverse quali sono? E dove terminano i popoli della Russia? In Georgia o in Ossezia?
Allora non ci capiamo più, più ci addentriamo nella discussione e più perdiamo di vista la realtà.
E’ invasione, quella di Putin, della Georgia? Sì, lo è .
Perchè lo ha fatto? La Georgia può essere definita territorio di interesse strategico per Putin?
La Georgia faceva parte degli stati-colonia o era socio fondatore dell’URSS? C’è una bella differenza.
Cosa succederà? cosa dobbiamo fare noi? Come si evolverà la situazione?
Io sto ai fatti evidenti, alla situazione attuale analizzata applicando la matrice degli accadimenti passati allo stato di fatto odierno. In questo senso “Historia magistra”:quello che è successo tante altre volte, modificato e “normalizzato” per dirla in termini fisici sulla specifica situazione attuale è all’ottanta per cento delle probabilità quello che si avvererà nel caso odierno.
Ed il caso odierno mi dice: i movimenti di truppe non erano ignoti a nessuno, google hearth che è una banalità rispetto ai sistemi satellitari militari, mi fa vedere i comignoli della mia casa. Che ci fossero truppe in avvicinamento all’Ossezia lo sapevano tutti quelli che dovevano sapere. Che ci sarebbero stati morti in caso d’invasione idem, che c’erano provocazioni anche. Che si poteva fare?
Ed ancora: questo diminuisce la responsabilità morale di chi ha provocato migliaia di morti? NO DI CERTO!
Potevano gli ALLEATI della Georgia attaccare per primi ( e provocare senza dubbio altrettanti morti) sentendosi dalla parte della ragione e della” dignità umana”? Non credo.
Certamente NO davanti a tutto il mondo (ed anche davanti a questo blog).
Lì in Georgia ci saranno ancora dei morti, ci saranno degli sfollati, ci saranno dei profughi e tutto quello che attiene alla guerra. Alla fina la Russia porrà le sue basi nell’Ossezia e nell’Abkhazia, e la NATO le sue nella Georgia. Ed il consesso mondiale dirà che è giusto così. Morale? Inesistente!
Veniamo a Gorby, che io ritengo il meno peggio dei leaders sovietici.
Tu dici che “proprio con Gorbaciov si è disgregato l’impero sovietico” permettimi di rispondere che con Gorbaciov è cominciato il distacco delle “colonie” sovietiche in Europa, ma non la disgregazione dell’URSS, che è il problema vero, cominciata con Eltsin nel 1991, con la creazione della CSI Comunità degli stati indipendenti ed il passaggio subitaneo all’economia di mercato, in una realtà, senza alcun mercato, di 250 milioni di persone che vivevano di stipendio pubblico. Ci possiamo immaginare.
La disgregazione dell’URSS doveva essere guidata in una “EVOLUZIONE” dell’URSS, sostenuta dai finanziamenti del fondo monetario internazionale, che è la contropartita chiesta da Gorbaciov a Reagan per mollare i paesi satelliti.
E questa era la strada intrapresa, un “Nuovo Ordine Mondiale” con due potenze democratiche preminenti e l’allargamento del libero mercato al mondo intero.
Ci dovremo arrivare per forza, alla fine, tutto dipende da quanti cadaveri rimarranno sulla strada.
Dici che io ritengo l’impero sovietico qualcosa di positivo, ma questo è semplicemente sbagliato.
Io dico che un sistema di gestione di 250 milioni di uomini non può essere di colpo annullato e sostituito dal niente! Una eventualità del genere dà origine al disastro: 250 milioni di persone che all’improvviso si trovano a dover morire di fame: questo ha creato Eltsin. Questo non vuol dire che il sistema sovietico fosse positivo, vuol dire che ci voleva il tempo necessario a gestire il cambiamento.
Facciamo un esempio con la CINA: La dirigenza cinese gestisce due miliardi di persone con un sistema che si può senza dubbio definire nazional-comunista (peggiorativo di nazional-socialista) : una politica di potenza e di sviluppo economico dirompenti (nazionalista) con una gestione capillare ed ed uno sfruttamento asfissiante della popolazione e del singolo individuo (comunista) . Siamo al peggio del peggio.
Immaginiamo ora che il sistema all’improvviso esploda e da un giorno all’altro venga sostituito dall’anarchia. Cosa succederebbe? Il disastro, la catastrofe totale: La stessa cosa successa in URSS moltiplicata per dieci.
Cosa si deve fare? Semplicemente spingere la Cina verso un’evoluzione democratica, coi tempi necessari per farla senza carneficine. Natura non facit saltus.
La speranza sta nella buona volontà dei forti, ed i forti (e buoni) sono gli americani. Spero solo che Sarkozy abbia accolto i suggerimenti di Condoleeza prima di andare a Mosca.
NC
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14 agosto 2008 alle 22:16
Vorrei ancora controbatterti Andyphone ….
Capire chi è Saakashvili e il suo comportamento credo sia fondamentale per capire le ragioni di questo conflitto: vederlo ancora ieri tronfio provocare inutilmente e ulteriormente la Russia dicendo che gli USA avrebbero controllato porti e aeroporti (con gli USA che hanno poi dovuto pubblicamente smentire) dimostra secondo me ancora solo la sua pericolosità, o perlomeno la sua pericolosa ingenuità; crede forse di stare giocando a Risiko?
Mio commento:
“Ma tu veramente ritieni che il Premier Georgiano sia il motivo del conflitto? oppure ritieni che siano le scelte che sta facendo lo stesso a causare la reazione Russa? Caro Andyphone e che il premier Georgiano lo possiamo chiamare come vuoi e puo avere il carattere che ti pare il problema sono le scelte che sta facendo avvicinandosi agli Stati Uniti e chiedendo l’annessione alla NATO, il resto è aria fritta. ”
Gli USA stanno secondo me rischiando di allearsi e farsi amici ancora le persone sbagliate, che in futuro magari si troveranno invece costretti a combattere: non sarebbe purtroppo la prima volta (vedi Saddam o Bin Laden).
Come credo ognuno di noi disprezzo la guerra o ogni azione simile dell’uomo, ma come avevo già scritto se la comunità internazionale permette con tale facilità ad esempio agli USA di difendere unilateralmente anche con le armi i propri interessi (più o meno legittimi) e a nuovi stati indipendenti come il Kosovo di essere riconosciuti (giusto o sbagliato che sia), non può poi aspettarsi che la Russia poi stia buona e calma quando sono i suoi di interessi in gioco o reagire come se quelli di Ossezia e Abkhazia (province georgiane ma solo sulla carta) non fossero problemi.
Mio commento:
“Che ti piaccia o no che tu condivida o no se le maggiori forze mondiali reputano giusto un attacco con l’ok della NATO o sopratutto dell’ONU sarà diverso che prendere ed attaccare senzo consenso alcuno? Viviamo sul pianeta terra o da qualche altra parte? Non ti sembra logico questo principio? Spiego meglio, io Stati Uniti ritengo che il paese xxxx sia pericoloso per il mio paese e per tutti e d’accordo con le maggiori forrze occidentali e mondiali decido per un attacco, questo schema lo vogliamo mettere sullo stesso piano dell’invasione Russa alla Georgia? Dove vedi delle analogie? In un caso sono numericamente più paesi facenti parte ad organismi internazionali riconosciuti a dare il benestare ad operazioni militari, nell’altro c’è una sola forza in campo che invade e con tempistiche da record, e per te è uguale? Mi potrai spiegare che la NATO è condizionata dagli STATI UNITI che l’ONU fa ridere ecc. ecc. ma alla fine questi sono fatti concreti immodificbili, assoluti, incontrovertibili.”
In questo senso credo la Russia stia dando purtroppo una dura lezione all’Europa, agli USA, all’ONU e alla Comunità Europea (e solo questa ultima mi pare si sia svegliata negli ultimi giorni con l’intervento di Sarkozy);
Mio commento:
“Quindi se un paese invade minando gli equilibri internazionali con tutto il mondo che grida di fermarsi, bene in questo caso il paese che invade da dure lezioni al resto del mondo, non ti viene da dire che il paese è un pericolo pubblico e va fermato immediatamente. Guarda per farvi parlare così ritengo che questo paese sia veramente grande riesce a farsi prendere le parti da teste pensanti occidentali facendo cose deprecabili, sono dei campioni!!! il KGB si è conquistato tanti meriti e tutti giustificati.”
con un poca più di lungimiranza forse tutto questo poteva essere evitato e georgiani e russi potevano essere fermati prima che scoppiasse la polveriera.
Nonostante il grande sbraitare di Saakashvili e degli USA non credo che la Russia avesse o avrà intenzione di occupare la Georgia ma al massimo di renderla inoffensiva (nei riguardi delle regioni “ribelli”) almeno a breve termine, mentre credo che sarà necessario fare attenzione alle azioni di Saakashvili. Gli eventi ci diranno.
Avrei molto altro da scrivere, ma il tempo è tiranno.
Mio Commento:
“Per fortuna”
Saluti e a rileggerci.
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15 agosto 2008 alle 16:37
Caro Nick,
vorrei intervenire criticamente sul tuo ultimo post iniziando proprio dal motto messo da te verso la fine quasi a concludere filosoficamente tutto il tuo ragionamento.
Non è vero che la natura non produca salti, anzi, secondo i più avveduti genetisti evoluzionisti, produrrebbe delle vere e proprie mutazioni, che spiegherebbero così la mancanza degli anelli evolutivi intermedi.
Detto questo, che non vuol essere solo un puntiglio, ma un vero e proprio intento programmatico, vengo al succo della questione che tu poni.
Il realismo politico che vuole giustificare una data realtà per quanto orribile, ponendo come alternativa solo il caos, è un argomento che fa del bene solo alla realtà orribile.
Il criterio di gradualità ha un limite: per funzionare deve basarsi già su uno strappo.
Infatti solo uno strappo, un uscir fuori da una certa realtà, può far funzionare poi quel criterio.
Finché si rimane però all’interno, il criterio della gradualità è solo una finzione che serve a giustificare la realtà stessa.
Questo lo dico come messa a punto dei principi metoldologici dai quali partire.
Per entrare nel merito storico del nostro argomentare, io non vedo nessuna anarchia che ha preso il sopravvento sulle ex colonie dell’Urss, vedo semmai il loro sacrosanto desiderio di modernizzarsi, rendersi sempre più democratiche, sposare il modello vincente americano che storicamente si è posto in antitesi a quello comunista dei loro passati padroni.
Lo so che gli uomini nei momenti di crisi sono tentati di rimpiangere i loro aguzzini, questo può essere spiegato applicando ai popoli quello che è stato studiato da più parti a livello individuale.
Se io ti riduco per molto tempo in uno stato di passività, ti rendo incapace di autonomia, ti faccio sentire come unico garante della tua stessa sopravvivenza la mia persona, successivamente ogni volta che in te si produrrà un momento di crisi, in te scatterà un meccanismo che ti spingerà a cercarmi.
Questo desiderio di avere un padrone può essere vinto solo con uno strappo, una completa recissione del cordone ombelicale.
Poi tutto ciò che verrà dopo sarà pure graduale, l’importante è andare avanti e non guardarsi indietro.
Mi auguro che lo stesso processo di strappo avvenga prima o poi in Cina e in altri Paesi( penso a quelli dominati dal fondamentalismo islamico).
Nessun rimpianto, Nick, ma guardare in avanti avendo come guida la verità della democrazia che è l’unico valore politico che può rendere liberi gli uomini, produrre benessere, creare le condizioni per la felicità individuale.
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15 agosto 2008 alle 18:19
Caro Rizz.
Le regressioni naturali sono generalmente un problema e non un gradino dell’evoluzione, che si realizza attraverso la selezione successiva e graduale delle caratteristiche della specie.
E la sindrome di Stoccolma non è certo quello che intendo io come ordinamento politico. Niente affatto.
Quando dici: “guardare in avanti avendo come guida la verità della democrazia che è l’unico valore politico che può rendere liberi gli uomini, produrre benessere, creare le condizioni per la felicità individuale.” Non posso che essere d’accordo, però questo concetto lo devi calare in una realtà sociale reale, esistente, fatta di milioni di persone.
Per realizzare il passaggio alla democrazia ed all’economia di mercato in una situazione quale quella dell’URSS del 1990, non bastava che qualcuno lo pensasse, ci credesse e ne formulasse i principi, il concetto.
Non bastava nemmeno che il capo in testa la volesse applicare a tutti i costi.
Occorreva che un numero sufficiente di persone, diciamo almeno il trenta per cento della popolazione, ne condividesse il principio e fosse in grado di capirlo, che la classe dirigente in toto lo condividesse pienamente, che una gran parte della stessa popolazione (diciamo almeno l’ottanta per cento) avesse superato la soglia della lotta per la sopravvivenza e raggiunto una sufficiente scolarità. Questo non si fa in un anno nè in due, si fa in una generazione intera.
Non basta assolutamente enunciare il principio, troppo facile, occorre mutare le condizioni economiche e sociali per realizzare la democrazia compiuta.
Certo non la si realizza se non si opera nella giusta direzione, ma di sicuro si combina un disastro se si dà la cosa per fatta in quattro e quattrotto, senza preoccuparsi del fatto che il popolo e la sua economia sopravvivano alla cura.
Comunque siamo fuori dal tema.
Cordialità NC
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15 agosto 2008 alle 22:21
Caro Nick,
permettimi, un po’ narcisisticamente, di dirti, da maestro elementare, che non siamo affatto fuori tema.
Tu poni essenzialmente un concetto: per fare una cosa bisogna essere maturi per farla.
Il concetto direi che è quasi ovvio, però io non discuto questo ma il suo utilizzo politico.
Per dirla in maniera spicciola, spesso si dice “prima cresci e poi questa cosa la puoi fare”.
Un tempo si diceva” per avere rapporti sessuali bisogna essere maturi”.
La questione è che il più delle volte questo argomento nasconde un atteggiamento paternalistico che camuffato vuole impedire proprio quello che dice di voler concedere.
Il mio maestro Fausto Antonini diceva che con una mezza verità si può uccidere la verità.
Chi è che decide se il Popolo è maturo?
Il tiranno?
E se la maturità la si raggiunge provando, a volte sbagliando, però nel contempo creando le forme politiche democratiche?
Chi è autorizzato nel dire al Popolo, ai suoi rappresentanti “Non siete ancora maturi perciò restate dove eravate?
Nessuna cosa la troviamo già bella e confezionata, l’importante è scrollarsi di dosso gli impacci che impediscono la democrazia e poi attuarla nel miglior modo possibile.
La politica è il regno del possibile, la perfezione assoluta è una chimera che è sempre servita alle concezioni pedagogiche totalitarie per uccidere gli uomini e asserverli al potere.
Non a caso Churchill con tipico paradosso e umorismo inglese definiva la democrazia la peggiore forma di governo, però subito aggiungeva che era la migliore mai tentata dagli uomini.
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16 agosto 2008 alle 14:37
Eh no eh no caro Rizz.
Nessuno, tranne i tiranni, dice che il popolo non è maturo per…. perchè se anche il popolo non fosse, maturo, sta al leader democratico farlo maturare.
Tu parli di concetti e di massimi sistemi, di princìpii filosofici e sociali, io parlo di azione e di tempi necessari all’azione. Dò per scontato che il “capo” voglia cambiare e volgersi alla democrazia ed al mercato a partire da ADESSO. Cioè parto dal migliore dei capi possibili, dò per assodato quello che dici tu.
Io sto proprio al pratico, all’esperienza che deriva dal lavoro fatto in quarant’anni d’industria: se vuoi cambiare il “setting” di una macchina bastano quattro ingranaggi e due pulegge, una ROM nuova e via. Tempo quattro ore.
Se vuoi cambiare il setting di un reparto hai bisogno di una settimana moltiplicata per il numero delle persone coinvolte nel reparto.
Se vuoi cambiare il setting di uno stabilimento (sempre che la situazione dei conti ti sia favorevole) hai bisogno di due anni d’esercizio per le modifiche meccaniche e cinque anni d’istruzione al personale per il cambio delle abitudini umane.
Se vuoi cambiare il setting di un’azienda composta da più unità produttive devi moltiplicare i tempi per il numero delle unità e, CONTEMPORANEAMENTE , stare attento che nel frattempo la situazione economico-finanziaria non sbarelli!
Perchè la variabile più importante dei bilanci aziendali non compare in chiaro tra i numeri, rimane in sottofondo, sia della situazione patrimoniale che del bilancio di gestione, ed è IL TEMPO, che vuol dire la congruità delle azioni e delle reazioni, delle entrate e delle uscite, con la capienza dei conti e della cassa.
Se questa congruità non è rispettata la cura, la “PERESTROIKA” , la “MOVIDA” portano l’azienda al fallimento.
Immaginati quanto complesso sia gestire il passaggio da un’economia centralizzata e pianificata di uno stato di 250 milioni di persone, ad un’economia di mercato. Per anni non riesci nemmeno a far partire l’attività dell’idraulico, cioè del piccolo artigiano, figurarsi trasformare in attività di mercato le grandi industrie strategiche, quelle che stanno alla base della vita di uno stato: l’acciaio, l’energia, il cemento, la meccanica, il tessile, la manifatturiera e giù giù fino al livello capillare della piccola e media industria: ci vuole una generazione.
Cordialmente – NC
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16 agosto 2008 alle 17:31
Caro Nick,
nella migliore tradizione socratica, mi sembra che siamo arrivati ad un punto in cui far incontrare la mia posizione, ideale, romantica, con la tua, realistica, pratica, il punto è “rimbocchiamoci le maniche però avendo negli occhi e nel cuore un sogno da costruire.
Ti piace questo punto d’incontro?
Però un altro ceffone ti vedo dare, Nick, vale a dire quando usi do con l’accento.
Di solito si usa distinguere alcune parole uguali ma che hanno funzioni grammaticali diverse proprio con l’accento: la, articolo, da là, avverbio, e altre.
Solo che do come prima persona singolare modo indicativo tempo presente del verbo dare, non può essere confuso con do prima nota musicale e primo grado della scala relativa, in quanto appartenente a logiche simboliche radicalmente diverse.
Perciò mai usare do verbo con l’accento.
Da buon maestro ti dico: Nick, la prossima volta ti metto una nota e chiamo a colloquio i tuoi genitori.
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16 agosto 2008 alle 20:06
Ciao Rizz
Punto d’incontro realistico.
DEVO dare e non VEDO dare: colto in fallo anche TE’.
Hai ragione dò non vuole l’accento come quì quò quà fà stà frà.
Invece stò lo vuole (come compenso della troncatura di stòce secondo Totò, stavolta con l’accento)?
Scrivevo quore con la q cuaderno con la c quand’ero piccolino cosìììììì,
sui banchi della prima bi con te mio dolce amoooor
vorrei tornare oer cantare ancor aulì ulèè ……
Beati gli anglosassoni che non usano accenti ed apostrofi, apocopi e paragoge.
Ma tu sai perchè il do si chiama do mentre prima si chiamava solo ut (preposizione reggente la finale latina), oppure C terza lettera dell’alfabeto dopo A e B (la e si)?
Eppure mi sembrava che dò suonasse meglio, comunque grazie, non si finisce mai d’imparare. Ti devo una lezione.
Bye bye. NC
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16 agosto 2008 alle 22:36
Caro Nick, penso che le tue domande siano retoriche perché mi sembra che tu sappia benissimo la storia di ut e C .
Comunque nel medioevo Oddone da Cluny, il grande riformatore del monachesimo era anche un valente teorico musicale che per primo utilizzò le lettere dell’alfabeto partendo dal sol( indicato con la lettera gamma perché si proponeva di applicare la sua notazione proprio al sistema perfetto dei greci) e in successione A=La, B=Si, C=Do, D=Re, E=Mi, F=Fa, G=Sol.
Come vedi questa notazione usa C per indicare il Do ed è tutt’ora utilizzata nei paesi anglosassoni e di lingua tedesca con la sostituzione di B con H dal momento che B viene usata per indicare Si bemolle.
Dopo Oddone, Guido d’Arezzo utilizzò una notazione prendendo le prime sillabe di un inno dedicato a San Giovanni dal monaco Paolo Diacono intonando l’inno proprio sui diversi gradi della scala musicale che noi oggi chiamiamo di Do maggiore:
ut- queant laxis
re-sonare fibris
mi-ra gestorum
fa-muli tuorum
sol-ve polluti
la-bii reatum
Sante Johannes (per il Si).
Ecco perché Ut era usato per Do, che successivamente, nel 1600, Giovanni Battista Doni utilizzò, estendendosi nel resto dell’Europa.
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16 agosto 2008 alle 23:19
accidenti Rizz
sei Pico Mirandoliano!
Vale! Eia! (che ho scoperto tra l’altro usarsi ancora moltissimo in Sardegna) -NC
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