DOPO LA PROVOCAZIONE “CHI SARESTE STATI AVENDO VENT’ANNI NEL 1938″, QUELLA SUL PROCLAMA DI BARBARA SPINELLI E LA QUESTIONE DI PIAZZA NAVONA, OGGI LANCIO UNA NUOVA PROVOCAZIONE: E SE LA SMETTESSIMO DI RICORRERE A QUESTA ATTREZZERIA DA CIRCO EQUESTRE DELL’OTTOCENTO, CON LA DESTRA E LA SINISTRA? E SE FACESSIMO LA RIVOLUZIONE FONDANDOLA SU ALTRI VALORI? LA VERITA’, PER ESEMPIO….
CHE NE DIRESTE come primo gesto politico rivoluzionario, di cominciare a smantellare questi archetipi religiosi della destra e della sinistra? In questi giorni un popolo di sinistra è venuto a trovarci ed ha abitato qui ed è in larga parte rimasto. Sono accaduti due fatti, credo. Il primo è stato la mia provocazione sulla Spinelli. Il mio scopo non era quello di suscitare reazioni alla Spinelli, ma a proporre una ipotesi di esame di coscienza autocritico: come mai c’è un comune sentire, simmetrico ed opposto al nostro, che ci dipinge in un certo modo?
Certo, noi conosciamo la storia e loro sono fermi per lo più a dei totem. Ma resta l’ombra del dubbio.Elenco: mancanza assoluta di democrazia interna dentro il Pdl oggi e di Forza Italia ieri. Il capo dice come la dobbiamo pensare e tutti la pensano come il capo.
Il capo racconta barzellette che pensa siano irresistibili ma che spesso imbarazzano, e poi il conflitto con la giustizia italiana che mi vede totalmente schierato contro quei magistrati che interferiscono con la politica, e tuttavia mi sforzo di comprendere le ragioni e i sentimenti – la mentalità – dell’avversario.
E mi chiedo: a che serve e chi serve questa distinzione fra destra e sinistra oggi? Una volta la destra era il padronato che teneva a bada operai, contadini e nullafacenti, i quali insieme costituivano quella cosa oggi scomparsa in Italia che si chiamava proletariato.
E oggi? Oggi nuove entità, nuove coreografie (piazza Navona per esempio) accorpano e scorporano. Sabina ha rubato la piazza, ha scippato Di Pietro, ha incassato la sua provocazione in termini politici. Mi è piaciuta? no. Ha avuto coraggio? da leone. Vorrei fare come lei? Assolutamente no. Cindivido quel che ha detto? No, no e no.
Poi c’è stata la nota gaffe della Carfagna su cui non ritorno, ma che ha segnato un punto importante. La Carfagna querelando una donna da cui si sentiva offesa, ne ha vilipeso la individuale dignità chiamandola “figlia di”. Un disastro. E’ un episodio minimo, ma di quelli che mandano in bestia la gente. Mi ha mandato in bestia e questo blog-giornale è volato a vette stratosferiche ed è stato riconosciuto da molti nuovi ospiti di sinistra come un territorio di rispetto, intelligenza e lealtà. Vi pare poco?
Io comincio a sentire però il soffocamento delle etichette. Travaglio è per esempio uno squadrista in camicia nera che milita nella sinistra, ex giornalista del Borghese e di Montanelli. Ferrara ha compiuto un percorso che io rispetto molto anche se non è il mio. Avete visto che figura di merda ha fatto quel Piero Ricca, che figura di merda ha fatto Grillo sul cui blog sono tutti censurati.
Voi vedete che tutto questo è inutile.
I nuovi ospiti non sanno che io ho fondato questo luogo politico all’insegna dell’equazione fra verità e libertà. Se manca la verità, il suo culto, la sua protezione, la libertà è finta, è una cazzata buona per la lapidi.
Tutelare la verità implica la riforma della scuola e della televisione, ma il concetto è quello cui sono affezionato e credo che il mondo non si divida fra destri e sinistri, ma fra chi dice la verità e chi dice bugie. Si può anche sbagliare e dire il falso in buona fede, ma questo dipende dall’ignoranza.
Di qui la nuova provocazione: e se la piantassimo con questa ottocentesca bufala della destra e della sinistra?
E se provassimo a costruire usando come pilastri de nuovi valori?
E se facessimo dalla verità l’architrave per una alleanza fra i giusti e i buoni contro i falsificatori e i malvagi?





















15 luglio 2008 alle 21:53
Perfetto. Un sito contro la retorica: non solo contro quella di Di Pietro e degli “onesti” senza onore, ma contro tutta la retorica. Non bandivano la retorica gli statuti della Royal Society, alla quale tanto deve il progresso della scienza moderna? Il bravo medico — affermava Socrate — non ha paura di prescrivere una medicina amara. Invece il cuoco prepara i manicaretti, anche a chi sta male. E poiché “l’Italia l’è malada” (come recita una canzone popolare dell’Ottocento) abbiamo bisogno di bravi medici, e non di cuochi. Lasciamo i cuochi alla “gauche caviar”, che per loro impazza.
A proposito di medici, caro senatore, a quando la controriforma del sistema psichiatrico italiano? Uso questo termine — controriforma — di proposito. Diceva Pertini “A brigante, brigante e mezzo”. Poi lo disse anche Craxi. Adesso lo diciamo noi, uomini di sinistra schifati dalla sinistra di potere. Avete fatto una riforma che ha prodotto mostri burocratici, sgomento nelle famiglie dei malati di mente, morti annunciate e tragedie perpetrate. Alla vostra riforma segua dunque una controriforma. Perché le riforma, come pure le controriforme, possono essere utili e necessarie, utili e non necessarie, o anche del tutto inutili, non dimentichiamolo. Ma la controriforma del sistema psichiatrico, alla quale lei dedicò due appassionate articolesse del suo blog, è una controriforma utile e necessaria.
Saluti affettuosi, per tutto.
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15 luglio 2008 alle 22:14
ma l’alleanza tra i giusti e buoni non fu proposta 2008 anni orsono? e di quale verità parla? la mia, la sua, la loro, la …
i miei ossequi.
la nipotina di voltaire.
PROBABILMENTE LEI HA SBAGLIATO NONNO. IL SUO SI CHIAMA PIRANDELLO.
SOLTANTO IN ITALIA LE VERITA’ SONO UNA DIECI CENTOMILA E C’E’ QUELLA DEL RICCO E DEL POVERO, DEL PADRONEE DELLO SFRUTTATO…. TUTTE ASSOLUTISSIME CAZZATE.
LA VERITA’ DEI FATTI – IL RACCONTO PIù COMPLETO DEI FATTI COME ANDARONO, SENZA OMISSIONI, AGGIUNTE O MANIPOLAZIONI ESISTE IN NATURA. E SI CHIAMA BUON GIORNALISMO. IO SONO GIORNALISTA DA 46 ANNI ED HO IDEE MOLTO CHIARE SU VERITA’ E MENZOGNA, LADRI DI VERITA’ E NARRATORI PERFETTI E IMPECCABILI.
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15 luglio 2008 alle 22:56
Oh beh!
Finalmente il ritorno al futuro!
Avanti tutta! cordialmente. NC
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15 luglio 2008 alle 23:03
gentilissimo, io avrò pure sbagliato nonno ma lei in questo post ha declinato un concetto di verità così come è alla base di ogni fondamentalismo. il racconto di bugie e di ‘verità’ cui poi lei fa riferimento nella risposta al mio commento mi pare rimanere ad un livello più terreno, e meno ‘valoriale’ in senso assoluto.
sconfessando poi sia voltaire che pirandello, vorrei riportare qui la poesia che stavo leggendo. è di ferlinghetti (acc!!):
ma lontano dal ludico ludibrio
io chiedo il massimo alla poesia, all’arte
solo gli assoluti devono dedicarsi:
all’Assoluta verità, all’Assoluta bellezza
(ah, ipocrita postmoderno, vattene!)
————————————————–
le sono piaciuta di più?
con stima
voltairette
LEI MI PIACE MOLTISSIMO E ORA DEVO CORRERE ALLA CAMERA A FARE IL MIO DOVERE. LE RISPONDERO’ CON PIU’ CALMA. GRAZIE.
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15 luglio 2008 alle 23:33
Verità e Libertà era il nostro TOTEM, per cui torniamo alle origini del blog.
Perfetto e senza perdere di vista questo faro
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15 luglio 2008 alle 23:33
Caro Paolo,
tu individui un malessere per una divisione ormai logora tra destra e sinistra, una divisione che non riesce più ad individuare i valori dell’una e dell’altra, cosa l’una vuole dalla politica, dall’economia, dalla stessa vita privata, rispetto a ciò che vuole l’altra.
Tu proponi chi vuole la verità da chi la verità non la vuole ma anzi la falsifica, se non proprio la distrugge.
E’ indubbio che chiunque può stare dalla parte della verità dei fatti, però è altresì indubbio che storicamente la sinistra lo stesso concetto di verità l’ha visto come un concetto determinato: dall’economia, dalle strutture materiali sociali, dagli interessi di classe, eccetera.
Inevitabilmente la sinistra storicamente ha finito per glorificare il relativismo: ogni struttura, cultura ha il suo valore determinato che non può essere assimilato ad altra struttura, cultura.
Perciò accanto ad ogni verità se ne contrappone invariabilmente un’altra e poi un’altra ancora e tutte hanno lo stesso livello di aderenza al vero se esaminate all’interno del mondo che l’ha espressa.
Storicamente la destra, nell’espressione della filosofia idealistica, ha assolutizzato il concetto di verità, si è sempre rifiutata di vedene un valore condizionato da qualcosa, però ha finito per renderlo così astratto, esangue che alla fine per non relativizzarne la genesi l’ha comunque reso privo di aderenza ai fatti concreti.
Quando ci si è accorto di tale astrattezza, si è finito all’opposto, con l’attualismo di Gentile, nel glorificare, divinizzare tutto ciò che si presentava storicamente, senza più distinzioni, senza più operare un sano senso critico di ragione illuministica che sa distanziarsi e vedere anche il malato e il patologico in ciò che si presenta storicamente sotto vesti di attualità, di presente.
Non tutto ciò che è riveste carattere di razionalità.
E allora?
E poi che dire dell’individualità tipica della destra contro il carattere sociale, comunitario, della sinistra?
Tanto da far dire al comunista più convinto che parlando più propriamente l’individuo non esiste se non quando riveste appunto una funzione sociale?
Anche queste distinzioni superate?
Non so, forse è giusto operare discriminanti diverse, probabilmente dietro le tue insofferenze si celano nuove spinte storiche che tentano di diversicare in modo nuovo e diverso.
Non sarà un’operazione indolore, sicuramente richiederà tempi lunghi, radicali trasformazioni, rivoluzionarie concezioni, ma è una strada da percorrere se ci può portare verso una società più moderna e sostanzialmente democratica.
L’Italia ne ha bisogno!
DI FATTO OGGI LA VERITA’ E’ UN VALORE DI DESTRA. MA SU QUELLO DOBBIAMO COSTRINGERE GLI ONESTI DI SINISTRA A CONVENIRE.
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16 luglio 2008 alle 11:10
Sign. Guzzanti, come prima cosa, le volevo subito dichiarare il mio rispetto per la sua onestà intellettuale. In molte questioni non condivido per nulla il suo pensiero, ma è un piacere leggere gli scritti di chi, come lei, odia l’ipocrisia di parte.
Detto questo, le volevo porre una domanda relativa alla sua frase in risposta al commento del sign. Rizzitiello.
Lei scrive: ” DI FATTO OGGI LA VERITA’ E’ UN VALORE DI DESTRA. MA SU QUELLO DOBBIAMO COSTRINGERE GLI ONESTI DI SINISTRA A CONVENIRE.”
Ma in questo modo più che “Verità” mi sembra una “concessione di verità”.
Che ne pensa di questo?
La ringrazio per la sua attenzione e le porgo i miei più cari saluti!
Andrea
P.s. Ah!Una precisazione! Non sono di sinistra! Non sono di destra. “JE est un autre”.
GUZZ – CARO MALOMBRA, GRAZIE DELLE GENTILI ESPRESSIONI CHE RICAMBIO.
SULLA VERITA’ E IL SUO ESSERE, OGGI E QUI, DI DESTRA, IL FATTO E’ CHE LA SINISTRA EUROPEA E SPECIALMENTE QUELLA ITALIANA E POI A DISTANZA QUELLA FRANCESE (UNA GRANDE DISTANZA), SI E’ ADDESTRATA PER TRE GENERAZIONI AL DISPREZZO DELLA VERITA’ COME VALORE BORGHESE, PREFERENDO ALLA VERITA’ OGGETTIVA DEI FATTI (BORGHESE) UNA VERITA’ A GEOMETRIA VARIABILE COLLEGATA ALLE DIVERSE E CONTRADDITTORIE ESIGENZE DELL’UNIONE SOVIETICA.
BASTI PENSARE AL FATTO CHE QUANDO TERZO REICH E UNIONE SOVIETICA LANCIARONO INSIEME E D’ACCORDO LA SECONDA GUERRA MONDIALE INVANDENDO ENTRAMBI LA POLONIA, I COMUNISI E I SOCIALISTI DI TUTTO IL MONDO FURONO INVITATI A GRIDARE “NO ALLA GUERRA BORGHESE”, CIOE’ NO ALLA REAZIONE MILITARE CONTRO I NAZISTI DA PARTE DI FRANCIA E INGHILTERRA.
SOLO QUANDO HITLER ATTACCO’ L’URSS, I COMUNISTI E I SOCIALISTI DI TUTTO IL MONDO DOVETTERO GRIDARE “SI’ AL SECONDO FRONTE SUBITO”.
COSI’ NEGLI ANNI TRENTA, QUARANTA, 50, 60,70.
LA VERITA’ E’ ANCORA BORGHESE E INFATTI I PORTATORI DI QUESTA SINDROME TI CHIEDONO SEMPRE DI “QUALE” VERITA’ STAI PARLANDO, SE QUELLA DEL PADRONE O QUELLO DELLO SFRUTTATO, ECCETERA.
CIOE’ SONO TUTTORA MALATI DELLA SINDROME CHE HA DEVASTATO LA SINISTRA EUROPEA E MONDIALE, FINCHE’ HA OBBEDITO ALL’UNIONE SOVIETICA.
PER QUESTO E SOLO PER QUESTO, IN ITALIA IL RISPETTO BANALE, OVVIO, UMILE DELLA VERITA’ SEMPLICE, PRATICA, CON LA “V” MINUSCOLA, E’ TRATTATO CON DISPREZZO COME SE SI TRATTASSE DI QUALCOSA DI RIDICOLO.
UNA ROSA E’ UNA ROSA E’ UNA ROSA, DICEVA PROVOCATORIAMENTE GERTRUDE STEIN.
E MAIGRITTE DIPINSE UNA ENORME PERFETTA PIPA CON L’AVVERTENZA CHE “CETTE CI N’EST PAS UNE PIPE”, QUESTA NON E’ UNA PIPA.
FIRMATO, IL PARTITO.
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16 luglio 2008 alle 12:44
Sign. Guzzanti, la ringrazio per l’argomentata risposta. Mi ha dato da pensare.
Un saluto
Andrea
GUZZANTI – QUESTO E’ UN BEL COMPLIMENTO.
MA E’ RECIPROCO: SI VEDE CHE LEI HA UN CERVELLO CHE FUNZIONA E OGGI NON E’ FREQUENTE.
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16 luglio 2008 alle 00:02
La prima regola, riguardo alla verità, è non sentirsi i depositari della medesima.
La seconda è non vergognarsi di ammettere di aver sbagliato.
La terza è di non ritenere che il proprio pensiero, la propria preparazione, la propria logica siano per forza le uniche ammissibili, o le migliori per definizione, ma sforzarsi di ammettere la possibilità che ve ne siano di differenti.
La quarta è consentire a chiunque di esprimersi, senza pregiudizio alcuno a parte i limiti di educazione e rispetto.
In un dialogo tra interlocutori che fanno proprie queste regole, un opinione anche radicalmente contraria può risultare alla fine un arricchimento.
Diversamente risultano solo insulti, smargiassate, narcisismi, litigi tra frustrati e più o meno inconsci “lei non sa chi sono io”.
Cui prodest? Eppure, purtroppo questa è la normalità dei blog.
NON LA BUTTIAMO IN CAGNARA: LA VERITA’ E’ SOLTANTO IL RACCONTO COMPLETO, SENZA OMISSIONI E MANIPOLAZIONI NE’ AGGIUNTE, DI UN FATTO. PUNTO E BASTA. IL RESTO SONO CHIACCHIERE CHE SERVONO PER REINTRODURRE IL RELATIVISMO, CIOE’ IL NEMICO.
LA LOGICA E’ UNA E UNA SOLA, I FATTI SONO QUELLI CHE SI POSSONO VEDERE IN UN FILMATO.
DI FRONTE A UN FILMATO CHE MOSTRA UN FATTO ZITTISCONO TUTTI, PERCHE’ LA VERITA’ E’ QUELLA. QUANDO MANCA IL FILMATO, MOLTI BARANO.
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16 luglio 2008 alle 13:00
Non sono d’accordo: “Ceci n’est pas un pipe” perché si tratta della rappresentazione di una pipa, malgrado essa sia perfettamente disegnata.
Cosi’ il filmato che non mostra i fatti, ma li mostra da una prospettiva con inquadrature e composizioni definite. Le immagini non sono la verità ma una lettura di essa; proprio il filmato permette a molti di barare.
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20 luglio 2008 alle 10:27
C’è del vero in quello che dice, signor Zulawski. In effetti l’esempio andava approfondito nel concetto di base: un filmato breve, nudo e crudo, ripreso da una telecamera non manovrata da operatore e quindi non influenzata dallo stesso, racconta solo ed inequivocabilmente i fatti (presumo che a questo genere di filmati si riferisse il senatore Guzzanti). Diversamente, filmati realizzati e montati ad arte da coloro che lo fanno di mestiere produce risultati identici a quelli di molti articoli della carta stampata: delle vere e proprie “taroccate”. Un esempio su tutti i fatti del g8 di Genova: i filmati provenienti da fonti ufficiali e non, liberamente trasmessi in sequenza e privi di censure, hanno potuto permettere a chi li osservava di potersi fare un’idea dell’accaduto. Quelli realizzati da professionisti di parte (ES. signora Comencini), tra tagli, inquadrature, omissioni e discernimenti hanno rappresentato una prospettiva della verità, un punto di vista idelogico della stessa, alterandone il concetto assoluto e producendo gli effetti distorti che abbiamo potuto ossevare in seguito: dalla beatificazione di colui che, dopo aver contribuito a demolire beni materiali provava a farlo anche con esseri umani nel cercare di tirare in testa ad un carabiniere un estintore mentre i “discepoli” flagellavano lo stesso con assi di legno (PER CARITA’, LA MORTE DI UN RAGAZZO E’ DRAMMATICA, MA NON SI DIMENTICHINO LE PROSPETTIVE E SE NE ASSUMA LA RESPONSABILITA’ CHI DIRETTAMENTE E INDIRETTAMENTE LO HA MESSO IN STRADA A COMPORTARSI IN QUEL MODO), e la sentenza monodirezionale dei giorni nostri.
Ecco, lo scopo del senatore Guzzanti, presumo, sia proprio questo: più che cercare la verità assoluta dei fatti(cosa cmq importante), magari andando a ricercare narrazioni degli stessi prese da altri punti di vista, riuscire a crearsi il proprio pensiero senza condizionamenti di sorta, evitando così l’autotrasformazione in “portatori sani” di idee altrui. Se non altro per evitare comportamenti contraddittori e preservarsi dal fare pessime figure, come ad esempio coloro che, bombardati quotidianamente da “titoli ad effetto”, parlano di leggi ad personam e quando gli chiedi di citarne almeno una tacciono ed il discorso finisce.
“non c’è peggior schiavo di chi si sente libero senza esserlo” scriveva Goethe.
Ossequi
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16 luglio 2008 alle 15:47
I fatti dovrebbero essere separati dalle opinioni.
I fatti sono la verità.
Per quanto riguarda la verità dei filmati, dico che la telecamera dovrebbe essere fissata sul fatto, senza che dietro di essa ci fosse un operatore e dietro all’operatore un regista.
Augusto
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16 luglio 2008 alle 20:45
La logica non è una sola, nemmeno la gemetria, e la matematica è una sola. Si figuri quella che gli ignoranti chiamano logica ed al più è modesto buon senso. O senso comune.
LA INVITO A LEGGERE L’ARTICOLO CHE HO APPENA SCRITTO ANCHE PER LEI.
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16 luglio 2008 alle 01:43
Interessantissimo questo argomento caro Guzz. la penso esattemente come lei sulla verità. Ritengo che prendendo dei riferimenti ogettivi c’è una verità e nel ns caso visto che siamo Italiani e dobbiamo migliorare il ns paese dobbiamo cercare di eliminare pregiudizi, tradizioni, partiti presi, ecc. ecc. solo in questo modo spogliati di tutto possiamo capire e su ogni argomento prima di tutto cercare una verità per poi capire come è meglio agire.
L’analisi politica che fa in questo post mi trova completamente d’accordo e visto che la situazione è quella da lei dipinta abbiamo pensato come è possibile esserci ridotti così? Cominciamo ad agire in modo contrario a come il SISTEMA VUOLE FARCI RAGIONARE, faccio un semplice esempio per provare ad essere più chiaro, prendendo tre diverse correnti di pensiero. Prendiamo la piazza navona del’8 luglio ed invece di focalizzare l’attenzione sulla satira (un po pesantuccia ma sempre satira) e sulle esagerazioni negative sicuramente sbagliate come ogni esagerazione SOFFERMIAMOCI SU ALCUNI SPUNTI E SU ALCUNI ARGOMENTI DI CUI SUL PALCO SI E’ DIBATTUTO per esempio sulle tante anomalie del paese Italia.
Poi prendiamo il centrodx e Berlusca ed invece sdi soffermarci sulle pazzie del premier come quella di inveire contro i giudici appena uscito il caso Del Turco (anche avesse ragione tale comportamente per un premier è contro ogni logica), o sulle leggi ad personam concentriamoci sulle cose buone che sta facendo il suo governo. Per concludere anche dal centrosx prendiamo le giuste battaglie che si vogliono fare per un paese più snello ed una opposizione una volta tanto costruttiva (anche se in questo momento sembra voler tornare al passato).
Questi tre esempi per mettere in risalto che in italia si tende a distruggere tutto in nome di qualche voto in più, e sopratutto per non far capire nulla agli italiani. A piazza navona il tizio x dal palco ha avuto un attegiamento provocatorio? i media ci spiegano che a piazza navona si è riunito il rozzissimo popolo giustizialista e populista creando steccati divisioni. Di contro chi sta a piazza navona ritiene di essere bello bravo, buono ed intelligente il resto del paese che non la pensa come lui e brutto è cattivo, classico modo di pensare un po snob di sx. Piazza navona infatti ha provato a rubare la platea generalmente più vicina al centrosx oltre ad avere dalla sua tutti i disamorati della politica coloro che normalmente non votano perchè schifati dall’intera classe politica. Per chiudere con i fedeli al PD Veltroniano che si trovano ad essere ancor più snobbisti del solito attaccando chi ha mandato al potere berlusconi e la stessa piazza Di Pietrista diventata concorrente.
In pratica è il sistema che crea divisioni e steccati dove ognuno e abituato a sentirsi il più bravo ed è pronto a pontificare ed a condannare chi non la pensa come lui, sistema alimentato dai media e dallo stesso potere politico ed economico che trovandosi un popolo diviso su tutto ha quindi sempre la meglio.
Ragazzi svegliamoci ci sono molte persone che sono andate a Piazza navona, ci sono molti elettori del PDL e ci sono molti Veltroniani che sono MOLTO PIU’ VICINI DI QUEL CHE TUTTI PENSANO, spogliatevi dei pregiudizi e siate pronti ad elogiare i vs avversari quando gli stessi fanno qualcosa di buono.
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16 luglio 2008 alle 04:31
Eppure in tutto il mondo c’é questa divisione. Democratici e repubblicani hanno un DNA diverso. Come i Liberali e i Conservatori. Sono due punti di vista differenti, due modi di vivere e di ispirarsi. Ci possono essere alcuni punti in cui ci si puo’ avvicinare, ma siamo diversi. Guelfi e Ghibellini.
Solo che in Italia continuiamo a riferirci alla storia del ventennio, mentre quella del comunismo é piu’ recente..
Se prescindiamo dalle storie, ci rimangono da una parte i positivi, pragmatici, decisionisti e dall’altra i logorroici, frustrati, piagnoni. Chiaro che a “destra” si trovano i primi…
COME AMANTE DELLA DEMOCRAZIA AMERICANA E BRITANNICA, E COME CITTADINO ANCHE AMERICANO, NEGO ASSOLUTAMENTE CHE LE COSE STIANO COSI’.
CI SONO DELLE COSTANTI MOLTO PIU’ SOFFICI IN AMERICA E IN INGHILTERRA: META’ DEGLI ELETTORI CONSERVATORI HANNO VOTATO PER TONY BLAIR, REAGAN DOVETTE LA SUA FORTUNA ELETTORALE AI REAGAN-DEMOCRATS, DEMOCRATICI CHE SI SCHIERARONO CON LUI E OGGI UN QUARTO DEGLI ELETTORI DEMOCRATICI DICHIARA NEI SONDAGGI CHE VOTERA’ MCCAIN E NON OBAMA, PERCHE’ IL CANDIDATO HILLARY HA PERSO LE PRIMARIE.
DEMOCRATICI E REPUBBLICANI, CONSERVATORI E LABURISTI (E LIBERALI) CONDIVIDONO LO STESSO IDENTICO DNA DI VALORI CONDIVISI, DI UNA STORIA PATRIA COMUNE E NON CONTESTATA, DI UN RECIPROCO RICONOSCIMENTO E LEGITTIMAZIONE.
PER QUESTO IO SONO ABBASTANZA SICURO, AD ESEMPIO, CHE MCCAIN VINCERA’: PERCHE’ INCAMERERA’ UNA VALAGA DI VOTI DI SINISTRA NON COSI’ A SINISTRA DA VOTARE PER OBAMA. VEDREMO. COMUNQUE LE COSE STANNO COSI?: IDENTICO DNA, DIVERSO ATTEGGIAMENTO SULL’USO DEL DENARO DEL TAX PAYER. COSI’ FUNZIONANO IN MODO CONDIVISO LE GRANDI DEMOCRAZIE CHE HANNO GENERATO LE DEMOCRAZIE MINORI, FRA CUI LA NOSTRA.
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16 luglio 2008 alle 08:39
Ma neanche in Italia è così.
Non esiste neanche in Italia un DNA di destra e uno di sinstra.
A testimonianza di ciò basti pensare alle elezioni di un sindaco o di un governatore.
Molti sono gli Italiani che, senza nessun problema voterebbero indifferentemente un candidato o l’altro senza pensare alla fazione politica a cui appartiene, ma piuttosto cercando garanzie di buon governo che la tale persona puo dare in più rispetto quell’ altra.
E’ per me abbastanza evidente che il solco scavato fra le due fazioni politiche (destra e sinistra) è voluto più che dovuto da questioni ideologiche, culturali (men che meno genetiche) di ciascuno di noi.
Voluto e coltivato.
Giorgio Cerruti
GUZZ – VERISSIMO.
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16 luglio 2008 alle 06:01
Voltairette scrive: “di quale verità parla? la mia, la sua, la loro, la…”
Il tuo è relativismo morale, una forma di dittatura che dietro un’apparenza di libertà nega l’esistenza di una verità oggettiva. Quando una società stabilisce che non esiste il vero e il falso, il bene e il male e che tutto è relativo alle opinioni individuali, si apre la strada verso il caos. Se tutto viene messo in discussione allora come si possono giudicare gli atti compiuti dalla Germania nazista, dai Khmer rouges in Cambogia o dagli Hutu in Ruanda?
Esiste la verità, esistono norme universali di etica, che non dipendono da tradizioni o da opinioni personali di giornalisti sprovveduti. La verità è una non possono esistere due verità. Se è vero che esistono le stelle non può essere altrettanto vero che non esistono.
E le stelle esistono anche se qualche giornalista relativista spesso in malafede, afferma il contrario.
Oggi viene liberato Samir Kuntar, condannato a più ergastoli per aver commesso uno dei più atroci attentati terroristici nella storia di Israele. La popolazione e il governo libanese e tutti gli altri nel mondo arabo, compresi molti palestinesi, si preparano a festeggiare il suo ritorno. Mi chiedo come si può provare gioia e festeggiare il ritorno di un uomo che ha sfondato la testa di una bambina di quattro anni. Di che tipo di patologia è affetta una società che si appresta a celebrare tanta malvagità? Ecco a cosa porta il relativismo morale, ecco cosa accade quando una società non sa distinguere fra il bene e il male, fra il vero e il falso.
GUER – BRAVISSIMA SIGAL, E’ PROPRIO COSI’.
LA DITTATURA CONTRO CUI IO INSORGO E CHIEDO UNA RIVOLUZIONE, E’ QUELLA DI CHI HA IMPOSTO IL RELATIVISMO ETICO E LA NEGAZIONE DEL FATTO CHE LA VERITA’ ESISTE IN NATURA, E’ SEMPLICE, E’ ONESTA.
LA VERITA’ PUO’ SEMPRE ARRICCHIRSI DI NUOVI ELEMENTI ED ESSERE RIVISITATA E REVISIONATA, MA E’ ORA DI DIRE BASTA A QUESTA INFERNALE FALSITA’ – UNA FALSITA’ – SECONDO CUI IL VERO E IL FALSO SONO ABITI DI UNA SCENA TEATRALE, DA CAMBIARSI NEL CAMERINO PER PORTARE SUL PALCOSCENICO QUEL CHE CONVIENE.
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16 luglio 2008 alle 06:52
Onorevole senatore, chissà perché in questi giorni mi rimbalza nella testa una domanda: ma è proprio la verità che il popolo abitante la penisola italiana, voleva quell’Unità d’Italia tanto sbandierata. Mi pare che da questa unità siano partiti i veri problemi degli abitanti della penisola. Non mi ricordo dove, ma ho letto che non esiste una questione meridionale come non eisite una settentriona. Semplicemente perché non esiste un Nord d’Italia, ne un Sud d’Italia. Ma due realtà culturali ben diverse che è impossibile parificare. Nel senso, per esmpio. Il Nordo non può fermarsi ed attendere che il Sud lo raggiunga, per il semplice motivo che ne andrebbe della propria sopravvivenza. Eppure il Sud ci ha regalato personaggi nel mondo politico di gran caratura. Io partirei, anche da queste questioni.
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16 luglio 2008 alle 07:28
Tutto vero, tutto giusto;
come sempre, Senatore, il quesito da lei posto è sacrosanto e stuzzicante, ma vedo alcuni inciamoi
per fare certi esami di coscienza ma principalmente per iniziare e portare a termine certi discorsi e arrivare ai risultati voluti, occorre che entrambe le parti siano disposte a RAGIONARE, esaminare il problema, riconoscere uguaglianze e differenze, discutere riconoscere i propri meriti come i propri demeriti, e principalmente riconoscere le ragioni dell’interlocutore.
Oggi, questa possibilità, io non la intravedo;
loro, sono troppo arroccati sulla posizione di portatore della verità, sul continuo rimarcare le manchevolezze e gli errori ( o presunti tali) dell’interlocutore, per poter aderire seriamente ad un discorso come quello da lei proposto.
Siamoi tornati alla tanto cara terminologia del padronato ed altre amenità fine ottocento.
A mio avviso non si tratta di destra-sinistra, ma di diverse ed opposte interpretazioni delle cose,
possibile che, mentre da parte nostra si riconoscono spesso (purtroppo non sempre) gli errori e le manchevolezze nostre, dall’altra parte sia sempre tutto giusto tutto fatto perfettamente bene e che mai ci siano situazioni in cui riconoscere di avere torto?
Al di là dell’interesse e dell’intelligenza della proposta da lei fatta, penso che, forse ne potranno parlare quelli che saranno presenti tra una ventina d’anni.
Grazie comunque per lo stimolo insito nella proposta.
Buona giornata a Tutti.
g.b.
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16 luglio 2008 alle 08:08
Caro Guzzanti,
condivido ogni parola del tuo post, il problema è che sia a destra che a sinistra ci sono persone a cui fa comodo questa divisione.
E crescono piccoli destrini e sinistrini a loro immagine e somiglianza.
Provenendo da un mondo (purtroppo) lontano anni luce dalla politica, in cui il fare è più importante dello sterile dire (dire inteso come proclamare, non come discutere), mi sono trovato immerso in una realtà in cui da una parte e dall’altra si rifuta molto spesso di riconoscere che anche gli altri hanno buone idee e fanno buone leggi.
Tanto è vero che ammiro il lavoro del ministro Gelmini, che credo prima nella repubblica non ha demolito il lavoro del predecessore, anzi lo ha elogiato e tenuto come base per un cambiamento della scuola italiana (vedi il suo discorso alla commissione cultura riportato anche sul mio blog).
E nel PDL le cose non sono diverse, addirittura si assiste a lotte fratricide, situazioni in cui, a livello locale, forze della maggioranza preferiscono allearsi con forze dell’opposizione piuttosto che con alcune facenti parte dello stesso PDL, creando confusione negli elettori e poca credibilità di chi invece nel progetto ci crede e tenta di veicolarlo tra la gente.
E addirittura tante voci interne dicono che al presidente non interessi più neanche farlo il PDL
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16 luglio 2008 alle 08:24
Non so, Guzzanti, non lo so. La sua idea sembra la panacea, ma non mi convince.
Nel corso dei miei 55 anni, mi sono fatto l’idea che esista sempre una dualità, bianco-nero, ying e yang, caldo freddo, li chiami come le pare.
Da sempre, nella storia umana, ci sono i forti, intelligenti, audaci, pragmatici che diventano normalmente ricchi e potenti. E ci sono i poveracci, poco intelligenti, poco audaci, poco dodati. La sig.ra Lontana sintetizzava così: “da una parte i positivi, pragmatici, decisionisti e dall’altra i logorroici, frustrati, piagnoni. Chiaro che a “destra” si trovano i primi…” Io direi i più forti, più fortunati da una parte, i più deboli e più sfortunati dall’altra.
La verità non può mediare fra questi due gruppi. Perchè c’è sempre una dinamica, che esemplifico in questo modo: il più forte è quello che ha le idee, quello che fonda ogni tipo di impresa. Il più debole è quello che deve fornire il proprio lavoro all’impresa del più forte. Quanto verrà pagato il più debole? Quali diritti avrà? Quali tutele? Il più forte cercherà, è umano, di tirar l’acqua al suo mulino. Lo stesso farà il più debole. In questo basilare conflitto sta tutta la differenza fra destra e sinistra.
La destra, pragmatica, dinamica, è insofferente alle regole, alle pastoie, ad ogni tipo di teorizzazione che possa limitare il suo potere. Si guardi alla storia dei millenni passati per capire che le regole sono sempre state fatte per limitare la libertà dei più deboli e per essere spavaldamente ignorate dai più forti.
Dall’altro lato, quelli che Lontana chiama i logorroici, i frustrati, i piagnoni, c’è sempre stata una passione per la teorizzazione del diritto, della tutela codificata del più debole, per costruzioni normative a volte paranoiche.
Secondo me, finchè la natura umana resta quella dei millenni passati, non se ne salta fuori da questa dualità.
Non c’è “verità” che tenga. La verità è una cosa che passa, di tutte le sue indagini su Mitrokin e Ustica e balle varie fra qualche anno non ne resterà memoria (anche adesso non e’ che la gente si appassioni più di tanto). La verità non serve a nessuno. Alla gente serve pane, lavoro, assistenza sanitaria, scuola e così via.
Che Berlusconi sia o no un malfattore, di questa verità, chissenefrega? Ha pagato Mills? Ha pagato i giudici (ho già dimenticato nomi e fatti, vede?)? Ha corrotto la guardia di Finanza? Ha superato molti processi per prescrizioni? Non frega niente a nessuno! Infatti la sinistra, che anche su queste cose ha condotto tante battaglie, ha perso.
Interessa la vita, il pane, il lavoro, il salario. La libertà di espressione (una volta soddisfatte le esigenze primarie). E tutte queste cose sono frutto di una dinamica fra chi è capace di creare, e chi è solo capace di lavorare. Molta gente (io sono uno di questi) non sarà mai capace di creare una impresa di successo, un impero finanziario, ma neanche una agile dittarella della famosa piccola impresa italiana. Questa gente ha bisogno di tutele, che i ricchi, capaci e potenti non daranno MAI spontaneamente. Non mi ricordo periodi della storia dell’uomo in cui i ricchi e potenti hanno detto “Vabbè, dai, cambiamo registro. Io diminuisco i miei guadagni e vi garantisco assistenza medica, salari migliori, scuole per i vostri ragazzi, pensione per i vostri vecchi”. PALLE! Tutte queste sono conquiste dovute alla dinamica forte/debole, o se preferisce, le vecchie pallosissime ma imprescindibili DESTRA e SINISTRA.
Secondo me servono entrambe.
Senza gli uomini (esseri umani, maschi e femmine) forti, dinamici, intraprendenti e creativi, il mondo non va avanti e non si crea nessuna forma di ricchezza da spartire.
Senza gli altri, i meno dotati, non c’è chi questa ricchezza la possa creare con il proprio, a volte umile, lavoro.
I primi rappresentati dalla destra (vero sig.ra Lontana?), i secondi dalla sinistra.
Abbiamo bisogno di entrambi.
E’ anche vero che in certe situazioni particolari quella che si autodefiniva “sinistra” (penso all’Unione Sovietica) tutto faceva meno che tutelare i deboli, anzi, i forti trovavano asilo nelle alte sfere della sinistra, e i deboli, come al solito, subivano.
Anche oggi, in italia, non si capisce bene come questa sedicente sinistra possa tutelare i deboli. Ma questo non cambia un quadro che si estende sui millenni, non sui decenni.
La verità…. beh, non so come inserirla in questo panorama duale. La verità è una cosa astratta, è un passatempo per anime belle con la pancia piena e senza problemi finanziari. Chi lavora 12, 16 ore al giorno per uno stipendio da fame, che non basta per l’affitto o il mutuo, per le rate della macchina, per i libri dei figli, per il dentista, per il cibo (quando si riesce), della sua verità non sa che farsene.
Salvatore Randazzo (che resta di sinistra)
GUZZANTI – OTTIMA ARGOMENTAZIONE, MA CONVINCE SOLO IN PARTE (IN PARTE SI’): PERCHE’ ALLA FINE SI ARRIVA A SCOPRIRE CHE “O FRANZA O SPAGNA, PURCHE’ SE MAGNA”. IN UNA DEMOCRAZIA MATURA E BEN REGOLATA I PIAGNONI HANNO TUTELE E I FORTI ARROGANTI HANNO DELLE REGOLE.
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16 luglio 2008 alle 10:24
Si, ho capito, ma come nasce una democrazia matura? Ci saranno sempre ALMENO due opposte esigenze fra cui mediare. L’esigenza di chi, forte, non vuole cedere se non in minima parte i propri privilegi. E l’esigenza di chi, debole ma organizzato, quei privilegi vuole smantellare almeno in parte, per garantire tutele a se e ai propri figli.
E’ chiaro che sto approssimando, le sfumature non sono solo due, sono infinite. E infatti, soprattutto a sinistra dove c’è il gusto e l’abitudine a spaccare in capello in quattromila, le crisi e le frammentazioni sono la norma.
GUZZ – QUELLO E’ COMPITO DEI PARTITI.
LA DEMOCRAZIA MATURA E’ L’INSIEME DEI VALORI CONDIVISI DA TUTTI I PARTITI E DELLE REGOLE ALTRETTANTO CONDIVISE.
UNA DEMOCRAZIA MATURA HA UN SOFISTICATO SISTEMA DI CHECKS AND BALANCES CHE PERMETTE, COME A POKER, DI NON AVERE MAI L’ULTIMA PAROLA.
GOVERNO ESECUTIVO E LEGISLATIVO DEVONO ESSERE ESPRESSIONE DIRETTA DELL’UNICO “POTERE” CHE E’ IL POPOLO. NELLE DEMOCRAZIE ANGLOSASSONI ALCUNI GIUDICI SONO ELETTI E GODONO DUNQUE DI LEGITTIMAZIONE DEMORATICA. DA NOI SONO IMPIEGATI STATALI.
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16 luglio 2008 alle 08:29
A proposito di filmati.
Vediamo il filmato sulla tragedia di Kfar Kana durante l’ultima guerra in Libano. Il filmato parla chiaro. L’edificio è effettivamente crollato. Nel filmato lo si vede benissimo. Ma quando è crollato? Se come risulta è crollato sette ore dopo il bombardamento come mai i civili non erano stati fatti evacuare? Erano ostaggi degli Hizballah? Come mai in quell’edificio che era covo di hizballah e arsenale di missili e di esplosivo si trovavano ancora dei civili? Eppure Israele aveva diffuso volantini chiedendo ai civili di evacuare la zona. Altra domanda. Come mai hanno aspettato l’arrivo delle TV prima di evacuare le vittime?. Il filmato parla chiaro e ci sono state vittime. Ma chi è responsabile? Perchè i fotoreporter ci hanno fatto credere che eravamo stati noi causare la tragedia? Anche con un filmato si può mentire e il filmato su Kfar Kana ne è la prova. Ma non è l’unica. Mi risulta che molti filmati diffusi dai palestinesi sono stati progettati come una vera e propria rappresentazione teatrale con attori, registi e tutto il resto. Basta ricordare quell’attrice che rappresentava una donna palestinese accanto alla sua casa distrutta che poi è stata vista in un filmato diffuso dal Libano 4 anni dopo. Oltre al fotomontaggio è possibile mentire e diffondere false notizie focalizzando l’obiettivo su una parte dello scenario isolandolo dal resto proprio per far credere il falso. Il fotoreporter esprime un’opinione politica e può focalizzare l’obiettivo su dettagli che avvalorano le sue tesi.
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16 luglio 2008 alle 09:02
A proposito di relativismo morale.
Gli assassini liberati oggi in cambio dei cadaveri degli ostaggi Ehud Goldwasser ed Eldad Regev verranno accolti come eroi in Libano, con fuochi di artificio e manifestazioni di pubblico gaudio. Il governo libanese ha proclamato una giornata di festa nazionale. Anche nei territori l’evento “glorioso” verrà festeggiato con maschere sul volto e spari nell’aria.
A Parigi, durante le celebrazioni del 14 luglio, il presidente siriano Bashar Al-Assad ha voltato le spalle al primo ministro israeliano Ehud Olmert. Anche il presidente libanese Michel Sleiman ha voltato le spalle a Olmert, mentre il ministro degli esteri siriano Walid Mouallem “non vedeva” la mano tesagli del suo omologo israeliano Tzipi Livni (la sorellina di Drakula, tanto per intenderci)..
Spero che Sarkozy abbia fatto installare per l’occasione appositi water per i culi degli arabi anche per evitare di mettere a dura prova i loro cazzi islamici.
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16 luglio 2008 alle 09:12
Sono le suddivisioni estetiche che soffocano e che devono essere superate. E’ soffocante quando, nel discutere, ci si ritrova a dover ricorrere alla divisione destra e sinistra, ma questa divisione c’è: e riconoscerla fa parte della verità. Anzi, le divisioni sono tante quanti sono gli esseri umani, ognuno diverso da ogni altro. Solo una grossolana approssimazione consente di ricondurre ad una divisione semplificativa in due gruppi.
Il “casino” è dovuto all confusione tra quelli che sono i punti di vista e la verità. La verità è una, evolve e può essere vista da diverse angolazioni. Se confondiamo la vista che si ottiene da un certo punto (diversa per ognuno di noi) con la verità, cioè confondiamo l’immagine che percepiamo di un oggetto con l’oggetto stesso, otteniamo infiniti oggetti uno diverso dall’altro; mentre, in realtà, l’oggetto è uno solo. Così ognuno spaccia per verità ciò che in realtà è solo un’immagine; la destra diffonde la sua, la sinistra diffonde la sua.
Ora, per me la parola chiave è riconoscere: riconoscere i tratti comuni, riconoscere le convenzioni minime sulle quali si fonda il vivere comune, riconoscere i fatti nelle loro linee fondamentali per quello che realmente sono.
Si riconosce e ci si riconosce, da destra a sinistra, da sinistra a destra.
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16 luglio 2008 alle 09:40
Non possiedo un linguaggio ricco ed elaborato come la maggior parte degli utenti che frequentano le discussioni, però trovo piacevole la lettura sia degli articoli, sia delle risposte ad essi, dove secondo me la vita stessa del blog emerge con forza.
Non nascondo che spesso non condivido le idee proprie dello scrittore, ma sento che Paolo Guzzanti non è uno yes-man, è una persona convinta profondamente delle sue idee, anche se certe volte sembra fin troppo sicuro delle sue idee.
Un dialogo sarebbe più adatto, ne sono sicuro, ma il dubbio che è nato e cresciuto nella mia mente, sfilacciandosi in mille direzioni nei miei pensieri è sapere cos’è la destra, quali sono i suoi ideali veri, perchè allo stesso tempo sono convinto che essi non siano rappresentati dalla più alta ed evidente espressione nell’attuale governo.
Non mi riconosco in questa destra!
Voglio una destra concreta, coerente, poggiata sulle basi imprescindibili della legalità, del rispetto degli elettori di TUTTI gli schieramenti, della comprensione intima del bene del paese e dello smantellamento della catastrofica carovana statale.
Basta con lo spregio della giustizia…basta…è un urlo che non riesco a contenere.
Non guardiamo ai partiti, guardiamo alle persone.
Non guardiamo al PDL, guardiamo a dell’Utri!
Non guardiamo al PD, guardiamo a D’Alema!
Non guardiamo all’UDC, guardiamo a Cuffaro!
E vergognamoci che siano ancora dove stanno, espressione massima del potere popolare.
Lasciando da parte il linguaggio, i modi di Grillo, devo ammettere che ha capito che la rivoluzione italiana parte dalle liste civiche, dalla partecipazione, dalla critica, dalla trasparenza.
Per questo non si è candidato, sfruttando la scia populista, ma ha semplicemente iniziato a far prendere senso civico alla popolazione, risvegliandola con urla, grida, offese!
BEN VENGANO SE SVEGLIANO LA CANCRENA DELLA MENTE!
N.B. Avrei desiderato porre questa domanda al mai troppo stimato Montanelli, ma data la mia gioventù ho dovuto rinunciare per “forze maggiori”.
Saluti…
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16 luglio 2008 alle 09:59
Salvatore Randazzo scrive:
Da sempre, nella storia umana, ci sono i forti, intelligenti, audaci, pragmatici che diventano normalmente ricchi e potenti. E ci sono i poveracci, poco intelligenti, poco audaci, poco dodati
Beh questa divisione dell’umanità mi sembra veramente arbitraria oltre che chiaramente classista.
Non è detto che chi è intelligente diventi per forza ricco e potente e viceversa. Io conosco personalmente alcuni imprenditori che hanno fatto il cosidetto miracolo del NordEst e le assicuro che alcuni di loro sono aperti e intelligenti ma altri sono di una ottusità e di una grettezza assoluta.
Inoltre non è detto che l’intelligenza o la forza che dir si voglia debba per forza essere al servizio dell’impresa o della propria ralizzazione economica e sociale.
Sinceramente non cambierei mai la mia vita con quella di Berlusconi o Veltroni.
Saranno ricchi e potenti ma hanno una vita programmata, piena di impegni, stress e pressioni che per me sarebbe insopportabile.
Insomma alla fine lavoro il giusto, ho un buon stipendio, ho tempo per seguire tutti i miei hobby (le regazze soppratutto eh,eh), per farmi dei bei viaggi e le assicuro che non mi sento nè debole,nè piagnone, nè tantomeno frustrato.
La rincorsa al successo e alla propria (effimera) affermazione a tutti i costi mi sembra uno dei mali non secondari che affliggono questo paese.
Saluti.
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16 luglio 2008 alle 10:40
Kuntupuash, certo, la mia è una approssimazione tagliata con l’accetta.
). La mia risposta era al tentativo di Guzzanti di lanciare una improbabile rivoluzione che superi i concetti di destra e sinistra. Secondo me non funziona.
Ma è chiaro che l’iniziativa la prendono quelli che hanno una marcia in più. A volte è intelligenza, a volte è spirito di iniziativa, a volte è pelo sullo stomaco, a volte è arroganza, a volte è spirito di sopraffazione.
Anche dall’altra parte, è arbitrario parlare, come faccio io, di debolezza tout court. Può essere intelligente scelta di godersi la vita, può essere la voglia di fare dell’altro. Chi, ad esempio, fa politica di base o volontariato, dedica a questa attività (solitamente senza ritorni economici o d’altro tipo) tutto il proprio tempo libero e non si occupa di creare impresa.
Ma, se esuliamo dai casi particolari e proviamo a guardare i grandi gruppi sociali, vediamo che ci sono da una parte i pochi “forti” e dall’altra parte i tanti “deboli”. E la dinamica fra questi due macrogruppi si chiama politica. E’ sostanzialmente duale (destra/sinistra), e non se ne può saltare fuori, se non cambiando il DNA umano.
Neanche io cambierei la mia vita con quella di Berlusconi o di Weltroni. E condivido la sua scelta di vita (soprattutto le ragazze
Randazzo
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16 luglio 2008 alle 10:01
A Salvatore Randazzo (non vedo il nesso fra il tuo essere di sinistra e la conquista della verità)
Non esiste una verità per i poveri e una verità per i ricchi. Scoprire la verità non è un lusso che si possono permettere solo coloro che hanno tempo da perdere. E’ il dovere di ogni essere umano che, oltre a mangiare e andare dal dentista, ha l’obbligo morale di aspirare alla verità e alla giustizia. Non siamo nati solo per pagare le rate della macchina o l’affitto. Lavori dodici ore? Te ne restano dodici. Sette per dormire e mangiare e cinque per pensare! Per secoli nei ghetti ogni classe di 40 bambini disponeva di un solo libro attorno al quale i bambini leggevano anche in senso contrario. La mancanza di libri non ha mai costituito un handicap per chi voleva studiare. Leonardo per studiare si stendeva sull’erba e osservava.
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16 luglio 2008 alle 10:34
Sigal, condivido le sue osservazioni. Il mio mettere la verita “dopo” il soddisfacimento delle esigenze primarie è un modo per rispondere a Guzzanti, che vede nella verità il modo per abbattere la dinamica dualista destra/sinistra, che lui archivia (in modo secondo me frettoloso) nell’armadio dei polverosi ricordi, dei rottami ottocenteschi.
Ci sarà sempre un dualismo, una dialettica fra opposti interessi. Marx sperava di azzerare questo dialettica, formando uomini nuovi con la mente “pulita”, orientata alla condivisione spontanea. Sappiamo com’è finita. Anche Pol Pot aveva scoperto il suo modo per azzerare la dialettica, per formare gli uomini nuovi, depurati da ogni possibile dualismo, da ogni dialettica. Peccato che gli uomini risultanti fossero leggermente morti.
Non possiamo sottrarci al dualismo. Ogni problema ha almeno due facce. Ogni rapporto umano presuppone almeno due attori, con aspirazioni contrastanti. La dinamica fra queste due aspirazioni contrastanti è la dinamica destra sinistra.
Sei io le voglio vendere un’auto, io e lei abbiamo due esigenze contrastanti, lei di pagare il meno possibile, io di guadagnare il più possibile. Fra queste due esigenze serve una mediazione.
Esteso questo concetto a livello di gruppi sociali, si chiama politica.
Non esistono formule magiche, non esistono rivoluzioni italiane.
Chi crede nelle formule magiche poi sappiamo come finisce.
La politica, Guzzanti lo sa, è fatica e sudore e mani sporche.
Salvatore Randazzo
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16 luglio 2008 alle 10:50
Sigal, qual è il conflitto fra l’esser di sinistra e la conquista della libertà?
Nessuno, per sola appartenenza politica, è depositario della verità o suo nemico.
I nemici della verità non sono solo a destra o solo a sinistra.
Entrambe le parti, nelle loro implementazioni più estreme (Nazismo e Socialismo Reale) si sono distinte nel più totale disprezzo della verità.
Spero lei non voglia dire che l’essere di sinistra automaticamente implica l’impossibilità di rispettare la verità, perchè questa sarebbe, a mio modo di vedere, una semplificazione che blocca qualsiasi possibile dialogo.
Non penso, non spero, che la proposta di Guzzanti per superare le polverose divisioni destra/sinistra (che io non condivido) consistesse nell’eliminare la sinistra, in quanto costituzionalmente incapace di rispetto della verità.
Salvatore Randazzo
GUZZANTI – LA DESTRA NON E’ IL NAZIONAL SOCIALISMO, MA IL LIBERISMO E LIBERALISMO.
NAZIONAL SOCIALISMO E INTERNAZIONAL BOLSCEVISMO NASCONO E SI SVILUPPANO NELLO STESSO ALVEO APERTO DAL FASCISMO, NATO COME COSTOLA RIVOLUZIONAIA DI SINISTRA CON IL SUO PIU’ ALTO LEADER “ROSSO” (SETTIMANA ROSSA, MOTI DI MASSA CONTRO LA GUERRA DI LIBIA, ESPULSIONE DELLA DESTRA SOCIALISTA DEL PARTITO, ECCETERA).
E’ UN GRAVE ERRORE ATTRIBUIRE IL NAZIONAL SOCIALISMO ALLA DESTRA OCCIDENTALE.
NON NE HA MAI FATTO PARTE E INVECE FACEVA PARTE DELL’ALLEANZA NON SOLO MILITARE MA IDEOLOGICA FRA HITLER E STALIN NEL 1938-39, PRECEDUTA DALLA LIQUIDAZIONE – AD OPERA DI TOGLIATTI – DEI COMUNISTI POLACCHI E DELLA SINISTRA ESTREMA SPAGNLA DURANTE LA GUERRA CIVILE.
LA DESTRA NON E’ HITLER, CHE INVECE FA PARTE DELL’ALTRA FAMIGLIA. ANCHE IL RAZZISMO EUGENETICO NELL’OTTOCENTO ERA PATRIMONIO DEL MATERIALISMO SOCIALISTA.
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17 luglio 2008 alle 18:37
Esatto esatto!!!!
La destra è individualismo, liberalismo, responsabilità personale: come può amare la dittatura?
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16 luglio 2008 alle 10:09
Beh, notevole, immagino saranno numerosi quelli entusiasti di militare sotto le insegne della falsità – perchè così dovrebbe funzionare, no?
Se i fatti nudi e crudi fossero necessari e sufficienti, gli storici potrebbero dedicarsi ad altri lavori, mentre l’interpretazione degli stessi fatti e la scala di valori che ne sta alla base rende meravigliosamente attuali e infinitamente affascinanti i concetti di destra e sinistra e le loro possibili declinazioni, anche nazionali.
E certo, qualcuno ha sgarrato, interpretando in maniera disonesta il ruolo e infangando le sue stesse insegne. In Italia, quel “qualcuno” arriva spesso a suonare come “la quasi totalità della classe dirigente e non solo”. Ma questo ancora non mi sembra abbastanza per dismettere le vecchie categorie, mentre sarebbe un buon motivo per cacciare a pedate i responsabili, per i quali potremmo configurare il reato di “sofisticazione d’ideologia”, quando non già condannati per altri più materiali.
Lei offre l’esempio dei Reagan Democrats e tanti altri, a me sembrano un ottimo manifesto del perchè destra e sinistra siano ancora categorie valide. Quei democratici non si riconoscevano nel e non riconoscevano più il partito anticomunista e liberale nel quale avevano militato, il quale si stava spostando progressivamente a sinistra, lacerato dalle questioni sociali e razziali e dal grande disastro militare. Presero armi e bagagli e, pur con qualche tentennamento e qualche necessario imbarazzo, si dovettero trasferire dall’altra parte, che ora li rappresentava meglio. Ma non fu il solo Reagan o la particolare congiuntura, lo dimostra il fatto che lì in gran parte rimasero e sono a tutt’oggi, i famosi neoconservatori.
Mi sembra un bell’esempio di come destra e sinistra possano mantenersi elastiche e al contempo tenacemente resistenti, ciò che ancora separa la politica dalla semplice gestione burocratica e noiosa della cosa pubblica.
IMHO, come si scrive nel gergo dell’internets, la categoria della “verità” è ben più pericolosa che promettente.
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16 luglio 2008 alle 11:11
GUZZ. scrive:
DI FATTO OGGI LA VERITA’ E’ UN VALORE DI DESTRA. MA SU QUELLO DOBBIAMO COSTRINGERE GLI ONESTI DI SINISTRA A CONVENIRE.
Caro Guzzanti pur essendo persona più vicina al centrodx (anche se alle ultime elezioni ho annullato la scheda) ritengo che questa affermazione contraddica quanto ha scritto nel post iniziale e contribuisca allo stesso tempo ad alzare degli steccati e creare divisioni. Capisco il senso delle sue affermazioni e sono con lei che nella sx sia ai vertici sia tra i militanti spesso per rincorrere il politicamente corretto si sono fatte figure indecenti, cambiando le carte in tavola e modificando la verità a seconda delle convenienze. Ma come possiamo dire che la verità è un valore di dx? la verità è un valore di qualsiasi cittadino che voglia veramente crescere incondizionatamente dal colore d’appartenenza o dalla propria cultura.
La verità e di chi la cerca realmente ed è cosa complicato trovarla con tutte le mistificazioni mediatiche, notizie falsificate ecc. ecc. il suo libro su Ustica docet (ne approfitto per farle i complimenti). Lo chiedo a lei che ha introdotto questo argomento molto interessante non diamo colore ai valori. Se per caso non ho captato il significato della sua affermazione sopra citata faccio pubblica ammenda, in attesa di un suo eventuale chiarimento voglio complimentarmi con lei e tutti i bloggers per l’elevata qualità delle riflessioni, (ecco un classico esempio di verità, giratevi tutti i blog con un certo seguito e ditemi se non risponde a verità questa mia ultima affermazione)
GUZZ – CARO GIANLUCA, HO RISPOSTO ALLA TUA OBIEZIONE NEL POSTO DI MALOMBRA. VEDI SE COSI’ MI SONO SPIEGTATO MEGLIO.
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16 luglio 2008 alle 16:02
Tutto chiaro, il suo era un discorso molto più ampio che condivido, purtroppo il post di Malerba mi era sfuggito.
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16 luglio 2008 alle 11:25
Concordo in pieno con Sigal Harari che la verità non è un dono per pigri e annoiati benestanti, anzi, spesso il materialismo becero di quest’ultimi è in antitesi con ogni verità.
Del resto Randazzo pone un problema che le vicende storiche hanno comunque espresso ma non nel senso da lui detto che mi sembra eccessivamente semplificato.
L’idea che chi ha in mano il potere (e la ricchezza) sia prova di sua maggior intelligenza rispetto a chi questo potere (e questa ricchezza) non l’ha, è un’idea mitica, direi medievale, decisamente di stampo protestante.
Anzi le ricerche psicosociologiche hanno dimostrato che in una sorta di selezione a rovescio di solito si impone non già chi è più intelligente ma chi è più disturbato, malato, aggressivo, violento, furbo, privo di scrupoli.
Ovviamente anche questa selezione a rovescio non è una regola che non ammette eccezioni.
Del resto bisogna distinguere chi riscia in prima persona, come un imprenditore, e chi invece si inserisce in strutture rigide di potere, apparati di parassitaria burocrazia che si garantisce da ogni rischio perché protetta dall’apparato statalista.
Ma il punto della questione è in realtà un altro: si possono oggi già delineare valori di condivisione senza che questi non siano una patina di ipocrisia o peggio che non uccidano la sana tensione, il sano conflitto della dialettica democratica?
Altre più evolute democrazie l’hanno trovato questo terreno fertile comune, in Italia è una strada sicuramente da tentare dopo aver distrutto politicamente la sinistra comunista, alcuni rimasugli di destra nostalgica, il potere iperuranico della casta dei Magistrati, la meschina e opportunistica azione dei poteri forti, la burocrazia assurda inefficiente e parassitaria.
E’ sicuramente, lottando strenuamente, una strada da percorrere.
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16 luglio 2008 alle 11:55
Onorevole Senatore, potrebbe fare una piccola lezione sul Relativismo e dei danni apportati dall’Illuminismo?
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16 luglio 2008 alle 12:16
La verità è un bene al quale possiamo e dobbiamo tendere, ma che non sarà mai raggiunto pienamente. L’importante è essere onesti nella sua ricerca.
Destra e sinistra secondo me hanno ancora un senso, attualissimo, laddove esprimano due modi di “pensare”, di vedere le cose. Argomento vasto e psicanaliticamente intricato…
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16 luglio 2008 alle 13:03
Caro Guzzanti, lei ci propone il compitino del giorno e io mi prendo il piacere di rispondere con qualche precisazione d’obbligo.
1-Problema destra-sinistra.
Il suo tentativo di superare gli “storici steccati” è nobile,ma patetico,oltre a non essere nuovo.
Saranno almeno 50 anni che ogni tanto qualche anima pia se ne esce fuori con questo tentativo.L’unico inconveniente è che chi lo propone appartiene immancabilmente alla destra o a quella che comunemente viene ritenuta tale o indicata come tale.Mai sentito uno di sinistra che faccia la stessa proposta.Inutile dire che questi tentativi abortiscono con monotona regolarità.Il motivo? Chi è di destra è più incline alla concretezza e quindi ,il più delle volte, è anche disponibile a rinunciare a pregiudiziali ideologiche e a riconoscere quanto c’è di buono nelle posizioni dell’avversario.
Ma chi è di sinistra è disposto a fare altrettanto? E’ possibile immaginare un Diliberto, un Pecoraro Scanio, un D’Alema,che rinunciano al loro armamentario ideologico, al loro essere di sinistra?Dimentichiamo che costoro si sentono superiori,unici, inimitabili? E poi che cosa potrebbero o dovrebbero propinare ai loro elettori, che spesso hanno portato il cervello all’ammasso del pensiero unico?
2-Caso Sabina Guzzanti.
Lei dice testualmente”Sabina ha rubato la piazza, ha scippato Di Pietro, ha incassato la sua provocazione in termini politici. Mi è piaciuta? no. Ha avuto coraggio? da leone.”
Coraggio….? Da leone….? Non mi risulta che Sabina sia stata colpita da una fatwa ,per cui adesso è costretta a camminare sotto scorta.Non mi risulta nemmeno che sia stata trascinata in ceppi davanti al tribunale della Santa Inquisizione e che sia stata condannata al rogo.Sabina Guzzanti la nuova eroina dei nostri tempi? La nuova Giovanna d’Arco? Mah…Forse è il caso di stare un po’ più attenti all’uso delle parole e soprattutto è il caso di essere un po’ più seri.
GUZZANTI – SCARAMUZZINO, LEI E’ UNO A CUI PIACE POLEMIZZARE INSULTANDO, DICENDO COSE PESANTI E INACCETTABILI DELL’AVVERSARIO. CITO:
Il suo tentativo è patetico…
ogni tanto qualche anima pia se ne esce fuori….
SABINA: LEI E’ AL CORRENTE DEL FATTO CHE SABINA SIA/NON SIA SOTTO SORTA? E CHI HA PARLATO DI “EROINA DEI NOSTRI TEMPI”? IO HO DETTO CHE HA AVUTO CORAGGIO. NON CONDIVIDO QUASI NULLA DI QUE CHE HA DETTO, MA HA AVUTO CORAGGIO PERCHE’ HA AGITO NON CONTRO BERLUSCONI E LA CARFAGNA, MA CONTRO I SUOI OSPITI CHE SI METTEVANO LE MANI NEI CAPELLI. DI QUALE FATWA E SANTA INQUISIZIONE STA PARLANDO?
E POI
“Forse è il caso di stare un po’ più attenti all’uso delle parole e soprattutto è il caso di essere un po’ più seri”.
ORA VEDE SCARAMUZZINO, TUTTI SANNO, TUTTI VEDONO CHE IO DISCUTO CON TUTTI ALLA PARI. CHI MI INSLTA VIENE TRATTATO IN UN MODO CHE RICORRE AD ARGOMENTI SERI VIENE PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE.
LEI HA SCELTO LA VIA DELLA DANNAZIONE E IO SONO QUI A SERVIRE LA SUA SCELTA. INNANZI TUTTO DEVO DIRE CHE E’ PROPRIO IL SUO COMPITINO A RISULTARE PATETICO. LA SUA IDEA DI DESTRA E SINISTRA E’ DA ETA’ DELLA PIETRA. DESTRA E SINISTRA IN ITALIA NON SONO DIVISE DA UNO STECCATO, MA DAGLI USI E COSTUMI INTRODOTTI DALLA SERVITU’ SOVIETICA.
QUAlSIASI persona di media intelligenze ha capito che quando io propongo come atto rivoluzionario quello di abrogare la distinzione tutta emotiva e tutta reattiva fra sinistra e destra intendo proporre questo percorso alla gente comune e non a Diliberto. Lei farebbe bene a pensare prima di scrivere. e qui mi fermo, perché dopo aver riletto il suo bruttissimo post, arrogante, supponente e piuttosto villano, constato che è del tutto fuori di luogo perdere altro tempo.
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16 luglio 2008 alle 13:59
x Salvatore
Beh messa così sono già un po’ più d’accordo, però il limite di un ragionamento come il tuo è proprio quello di essere (volontariamente) troppo semplicistico.
Ci sono troppi distinguo e troppe varianti che possono far cambiare anche radicalmente una simile analisi.
Sulla questione “destra-sinistra” secondo me più che superati, sono due concetti (soppratutto in Italia) svuotati di reale significato. Più che una vera contrapposizione basata su tradizioni e ideali differenti mi sembra spesso un gioco delle parti. In Italia bisogna poi tener conto dell’altrettanto importante dicotomia “cattolico-non cattolico”o a livello mondiale “credente-non credente” che spesso influiscono in maniera ancor più decisiva sul modo di vedere le cose.
In quanto alla possibilità di indicare la Verità come valore dicriminante mi sembra onestamente improponibile.
Guzzanti semplifica troppo quando dice che “una rosa è una rosa” o Sigal quando dice che le “stelle esistono”. Queste verità sono applicabili solo a concetti elementari.
Se io affermassi “La guerra in Iraq è una guerra giusta” la questione è già più complessa.
Siamo di fronte a una verità o a una menzogna?
E chi lo decide? Chi sono in questo caso i buoni e chi i falsificatori?
Secondo me si arriverebbe in fretta a delle Verità (con la “V” maiuscola) preconfezionate e insindacabili e si arriverebbe altrettanto in fretta a definire chi non è d’accordo come malvagio e falsificatore.
No, secondo me molto meglio restare nel campo delle opinioni e della sana discussione, troppi assoluti possono dare alla testa e portare a tentazioni di pensiero unico.
Saluti.
GUZZ – SI VEDE CHE SIAMO POCO FERRATI IN LOGICA. LA GUERRA IN IRAK E’ GIUSTA, è UNA PROPOSIZIONE CHE ESPRIME UN GIUDIZIO SOGGETTIVO.
LA GUERRA IN IRAK HA PROVOCATO MOLTE MORTI, E’ UNA VERITA’ CHE NON ESPRIME GIUDIZIO.
I DUE GENERI NON SI MESCOLANO FRA LORO. COME L’ACQUA E L’OLIO.
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16 luglio 2008 alle 14:41
Relativismo….
Ecco un divertente esempio tratto dalla rubrica “Navi in bottiglia” di Gabriele Romagnoli su Repubblica.it:
“1=2
Mi scrive il Professor Butlers:
Eccoti un classico, la dimostrazione che 1 = 2.
Prendi due numeri a e b e immagina siano uguali:
a = b
Moltiplica tutti e due i lati per lo stesso numero, ad es. a, per cui l’eguaglianza tiene:
a^2 = ab
Sottrai da ambo i lati lo stesso numero, b^2, per cui l’eguaglianza tiene sempre:
a^2 – b^2 = ab – b^2
Raggruppa i termini:
(a + b)(a – b) = b(a – b)
Semplifica l’equazione precedente:
(a + b) = b
Poiché a = b, allora è vero anche:
(b + b) = b
Cioe’:
2b = b
Dividi per b:
2 = 1
Bene, no? Ora, quel che mi preoccupa non è confutare matematicamente o filosoficamente che 1 sia uguale a 2, e viceversa, ma la circosatanza che il Professor Butlers sia stato ingaggiato come consulente da un pool di imprenditori italiani. Occhio ai bilanci.”
Riflettendoci una spiegazione esiste. Il numero a (o b) deve essere 0 e allora l’equazione tiene. 2 per 0 è uguale a 1 per 0 perchè entrambi danno come risultato zero. Giusto? C’è un matematico in ascolto?
Guzzanti, la verità lasciamola un attimo da parte e facciamo qualcosa di più concreto. Possiamo discutere di quello che vogliamo, ma sempre discussione rimane perchè qualcuno che afferma, portando prove “schiaccianti”, che 1=2 si trova sempre…
Ci sarà pure qualcosa che possiamo fare a prescindere da destra e sinistra, relativisti e non-relativisti (qual’è la parola? Assolutisti?). Mi viene in mente: l’inquinamento, il credito bancario. Tutto ciò per cui non esiste una soluzione di destra o di sinistra, ma solo una per i cittadini e una per chi ci guadagna sulla loro pelle.
Dicevo, noi qui possiamo dire quello che ci pare ma alla fine il pulsante lo dovete schiacciare voi parlamentari. Allora perchè non coinvolge altri parlamentari, magari di sinistra, in questo progetto di Rivoluzione? Perchè non ne parla alla Camera, al Senato e non fa leggere i nostri interventi e non dice:”Vedete? Alla gente non gliene frega niente di destra e sinistra, vuole solo vivere meglio”. Magari so già che risponderanno: “La gente non è solo quelle 1000-2000 persone che partecipano al tuo blog, i miei elettori non sono daccordo, io non sono daccordo”. Però chi lo sa, magari qualcosa si smuove, qualcuno si convince. Siamo cercatori d’oro, in mezzo al mare di fango ogni pagliuzza è un successo. E vale tutto il lavoro fatto per trovarla.
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16 luglio 2008 alle 15:48
In genere non scrivo sui blog, ma leggo Rivoluzione Italiana con interesse da molti mesi e ringrazio l’onorevole Guzzanti per aver fondato questo giornale dai contenuti unici.
Intervengo solo per dimostrare che non è vero che 1=2. Infatti non è possibile semplificare (a + b)(a – b) = b(a – b) dividendo entrambi i membri per (a – b) perché, per fare ciò, bisogna porre a diverso da b, altrimenti si avrebbe una divisione per zero. Così facendo si nega l’ipotesi, quindi la dimostrazione non è valida.
Alessandro
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16 luglio 2008 alle 17:16
C’è almeno una divisione per zero in quell’esempio, ed è tenendo conto dell’ipotesi iniziale solo dove fa comodo che si arriva al paradosso logico
…
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16 luglio 2008 alle 14:46
Caro Onorevole Senatore,
vediamo se riesco a dire delle cose intelligenti o delle nefandezze.
Come vede già scatta il dualismo, anche all’interno di ogniuno di noi, quindi a mio avviso, e spero di cogliere nel segno, la sua provocazione/compitino, non è tanto quella di abbolire il DUALISMO in quanto concetto, ma DESTRA/SINISTRA, come apparteneza politico/ideologica, alla quale oggi si fa fatica a riconoscersi.
In pratica, se io oggi dicessi che i conservatori sono di dx e i progressisti di sinistra, commetterei sicuramente una FALSA affermazione.
A sostegno di quanto predetto pongo tre domande:
Chi oggi si oppone ad una riforma, profonda, radicale e rivoluzionaria della Carta Costituzionale?
Chi è oggi a sostegno dello status quo in merito alla macchina ed alla gestione della giustizia?
Chi oggi si frappone ad radicale, profonda e rivoluzionaria riforma della scuola italiana?
Ecc., ecc.,…..
Il punto non è, se esiste o no il dualismo nei gruppi sociali, perchè questo è giusto e sano per una vera dialettica politica, ma se esiste ancora un dualismo dx/sx, con tutto il loro corredo di verità, di steccati e falsificazioni.
Se è ancora oggi è valido parlare ed appartenere allo schieramento dei RELATIVISTI ETICI o meglio essere tra coloro che si rifanno a valori ASSOLUTI scevri dell’ETICITA’ dettata dal momento storico.
Quindi come più volte ho detto su questo blog, guardando al mio percorso politico, non sono IO che mi sono mosso nel sistema cartesiano (dx, sx) della politica, ma è il sistema cartesiano della politica che si è mosso, classificandomi di dx o di sx.
Solo se siamo capaci di rimettere tutto in DISCUSSIONE si potrà fare una vera RIVOLUZIONE, altrimenti altrimenti il tutto si riduce ad un rimescolamento delle parti.
Giuseppe STELLA Catania
GUZZ – CARO IL MIO STAR JOE, HAI PERFETTAMENTE RAGIONE, MA NON E’ TUTTO. UNA VOLTA DESTRA E SINISTRA RAPPRESENTAVANO VERAMENTE – ALMENO NELLE INTENZIONI – PROGRESSISTI E CONSERVATORI, I PRIMI SCHIERATI A DIFESA DELLE CLASSI SUBALTERNE, I SECONDI A DIFESA DELLA PRODUZIONE DELLA RICCHEZZA. ED E’ COSI’ CHE DOVREBBE ESSERE. ED ACCADE PROPRIO QUELLO CHE TU DICI: UNO NON SI MUOVE, RESTA QUEL CHE E’ E CAMBIANO I SEGNALI DI RIFERIMENTO. TORNEREMO SULL’ARGOMENTO
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16 luglio 2008 alle 14:55
X Guzz
Beh ma allora a cosa vorrebbe applicare questo principio della “Verità come architrave per nuove alleanze”?
La guerra in Iraq ha provocato molti morti. Okay. Ma c’è forse qualcuno che pensa il contrario?
Possiamo aggiungere “Il mare è salato”, “la luna è rotonda”, “Stalin aveva i baffi”, “Custer ha perso a Little Bighorn” ma mi sembrano tutte delle ovvietà.
Quali sarebbero queste verità oggettive tanto importanti che vengono falsificate dai cosidetti malvagi?
Sarò un po’ tardo ma a questo punto mi servono degli esempi concreti per credere alla validità di una discriminante che Lei reputa tanto fondamentale.
Saluti.
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16 luglio 2008 alle 15:36
Mi trovo d’accordo con quello che dice riguardo destra e sinistra. Mi meraviglio del fatto che abbiamo ministri di destra che propongono la Robin Tax (roba da comunisti, perchè penalizzerà i consumatori, tanto è vero che si sono dovuti inventare dei controlli per verificare che i prezzi dei prodotti non aumentino per via della tassa … Mah!!). Abbiamo un governo che dice Alitalia deve rimanere Italiana a costo di farla acquistare dalle Ferrovie (mi sembra di sentire Stalin o Lenin).
Abbiamo gli ex comunisti che si erano convertiti alle liberalizzazioni (un po’riuscite, molto no, ma almeno ci hanno provato). Insomma non si capisce granchè.
Una cosa: mi spiega perchè Travaglio sarebbe una camicia nera? capisco che è di destra, e questo mi piace di lui, ma proprio uno squadrista…?
Un’ultima cosa. Ho letto le dichiarazioni riguardo la difesa che ha fatto di sua figlia a piazza navona. Complimenti: almeno questo clima politico rovente non è riuscito a mettere sotto i piedi l’amore filiale; a costo di andare contro un esponente autorevole del suo stesso partito, un esponente certo più importante ed autorevole di lei nel panorama politico italiano, come il ministro Carfagna.
Giuseppe
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16 luglio 2008 alle 15:54
Salute.
Concordo al 100%. Piantiamola con dx e sx, sono solo filtri che impediscono a molti di vedere la verità nuda. Il momento potrebbe essere propizio. Approfittiamone.
Concordo sul fatto che esista una sola verità. Se non ci intendiamo su questo, è inutile cercarla insieme, ciascuno ne inseguirà una diversa.
Qualcuno dice che nessuno ne è depositario assoluto. Vero.
Però, posto che per me la verità è anche e soprattutto conoscenza, e che ogni individuo ha in sè un po’di conoscenza, vi sono oggettivamente alcuni che hanno più elementi di conoscenza rispetto agli altri. E sono questi che dovranno far da guida, mettere a disposizione la loro conoscenza, beninteso, ascoltando, esaminando e confrontando anche la conoscenza degli altri, in modo da far progredire il processo di avvicinamento alla meta.
(Il che, è più o meno quel che fa Guzz, ma questa è la mia personale opinione).
Piacerebbe anche a me se si potesse arrivare ad un patrimonio di valori comuni, condivisi. E su questi costruire.
In questo senso, i giusti – ex destri o ex sinistri, non importa – saranno i ricercatori della verità.
E chi sarà più bravo a cercarla nella conoscenza, nei fatti, arriverà più vicino alla meta, e ne sarà portatore.
Per fare ciò, servirà coraggio, per abbandonare la propria casa politica, e determinazione per ignorare le sirene degli schieramenti, che vogliono nascondere dubbi ed interrogativi.
Salute.
Carlo Manca.
P.s.: In termini di dialogo costruttivo, credo che Uolter avrebbe potuto essere la persona giusta, al posto giusto, al momento giusto. O non l’ha capito, o non ci ha creduto fino in fondo.
p.p.s..Se R.I. fosse una barca, parafrasando il nome di un noto tipo, la vorrei battezzare:”truthseeker”.
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16 luglio 2008 alle 16:07
Non sono un matematico e mi assumo il rischio di sbagliare.
E’ vero che l’equazione finale tiene se a=0 o b=0, ma l’errore è a monte: è nel passaggio di semplificazione basato sull’equazione (a-b) / (a-b) =1 che è valida solo se ab (se a=b il primo membro dell’equazione diventa 0/0, cioè indefinito e non uguale a 1).
La verità esiste, deve essere riconosciuta e fa bene.
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16 luglio 2008 alle 16:12
Sono d’accordo sulla fine della distinzione destra e sinistra che in effetti è diventata inspiegabile ai politici stessi. La verità è l’unico punto di partenza per aspirare alla comprensione. Ma come facciamo a distinguerla dal falso per farla diventare “l’architrave per una alleanza fra i giusti e i buoni contro i falsificatori e i malvagi?” un saluto e un ringraziamento per questa isola di libero confronto verbale.
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16 luglio 2008 alle 16:15
x dario lampa: matematico presente!
la dimostrazione di cui sopra è un classico, e la soluzione è semplicemente che se a=b allora a-b=0 quindi la semplificazione (a + b)(a – b) = b(a – b) –>(a+b) = b non è valida. in quanto entrambi i membri valgono in realtà 0.
Ne approfitto per infilarmi nella discussione. Per evitare ridondanze sottoscrivo per lo più le obiezioni di Salvatore Randazzo, Zulawski, Bender two e kintpuash.
Aggiungo solamente, onorevole guzzanti, che la sua ultima frase
“I DUE GENERI NON SI MESCOLANO FRA LORO. COME L’ACQUA E L’OLIO. ”
mi pare in aperta contraddizione con quanto espresso nel suo post iniziale. Esiste infatti la verità in merito ai più svariati argomenti, ma proprio come dice lei qui sopra, un conto è la verità un conto è la politica. La ricerca della verità non si mescola con la politica. Compito del cercatore di verità è per esempio stabilire quanti morti abbia fatto la guerra in irak, compito della politica stabilire se sia una guerra giusta ( e se lo saranno le guerre future). Pertanto la ricerca della verità non risolve in alcuna maniera la dicotomia destra-sinistra o global – no global o milan-inter… E anzi, condivido le preoccupazioni di kintpuash in merito alla divinizzazione del concetto e della ricerca della suddettà Verità.
Su sabina: anche io penso non abbia avuto coraggio, ciò che ha detto è pane per i denti dei suoi fans. L’artista dimostra coraggio quando sa andare contro le esigenze, spesso pigre, del suo pubblico.
Sempre cordialmente
ps: che questo blog sia uno dei pochi blog politici realmente validi è effettivamente una Verità.
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16 luglio 2008 alle 16:19
PPS: tra l’altro, onorevole: “la guerra in iraq ha provocato molte morti” è anch’essa una frase soggettiva, laddove il quantificatore “molti” può assumere diversi significati a seconda di ognuno.
L’unica verità quindi potrebbe essere ” la guerra in iraq ha provocato X morti” ma chi potrà mai quantificare con certezza codesta X? il dubbio rimarrà sempre. tra l’altro una madre che subisce un attacco cardiaco mortale alla notizia del figlio morto in iraq può definirsi una vittima della guerra? sempre alla politica si torna….
saluti cordiali
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16 luglio 2008 alle 16:35
Caro Guzzanti,
se passasse la Sua proposta Lei diventerebbe – di diritto – il piu’ grande statista italiano di tutti i tempi. Difficile, ma non impossibile…
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16 luglio 2008 alle 16:43
Il sistema di messaggistica si è “mangiato” il simbolo di diverso.
“… sull’equazione (a-b) / (a-b) =1 che è valida solo se a è diverso da b.”
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16 luglio 2008 alle 17:06
Test di verità.
La sinistra ha l’egemonia culturale ma non ha le basi concettuali per affrontare i problemi del nostro amato paese, la destra ha le basi concettuali e ideologiche ma non ha sufficiente penetrazione culturale.
Vero o falso?
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16 luglio 2008 alle 17:54
Secondo Platone la “dialettica” è l’atteggiamento rivolto alla ricerca della verità nel dialogo, in contrapposizione alla “eristica”, rivolta a far trionfare una tesi indipendentemente dalla sua verità.
Orbene, se noi vogliamo mantenere in piedi la prima (e dobbiamo manifestamente farlo) per tener vivo il dialogo – passaggio obbligato al fine di rinvenire una (”una” dico, non “la”) verità, quella piú verità dell’altra poiché, diversamente dall’altra, «resiste al tempo e alle critiche» – possiamo prescindere da due verità, una all’altra contrapposta?
Se no, Destra e Sinistra si pongono come due verità.
Sempre che le intendiamo come categorie dello spirito.
In tale ipotesi – e solo in tale ipotesi, che è un rischio – siamo costretti a concludere che altro non ci è dato che limitarci a mutarne il nome.
Ma non è il caso che qui si dibatte.
Poi c’è un’altra verità (quante, mammamia!), quella cui mi par di capire si riferisce il Direttore:
quella inoppugnabile, poiché basata sui fatti.
a. Gli storici ricostruiscono i fatti se, e solo se, v’è incertezza di fonti.
In questo caso, i fatti sono influenzati dal loro “punto di vista” (chiamiamola ideologia?).
b. Sulla verità inoppugnabile, invece, gli storici non dibattono (lo facessero, sarebbero costretti, obtorto collo, alla mistificazione).
Non possono, data la la certezza delle fonti.
Allora si limitano a ricostruire ciò che sta dietro ai fatti, perché i fatti si facciano intelligibili.
Anche in questo secondo caso, nella ricostruzione dei fatti cioè, non sui fatti in sé, gli storici possono far valere il loro punto di vista.
Sulle ipotesi a. e b. si può lavorare.
Circa poi il relativismo (su cui tanto si è speso, e si spende, Papa Ratzinger), coloro che ne sono gli apologeti (siano essi postilluministi, o postmoderni, o decostruttivisti, ecc.) si limitano senza avvedersene a un gioco intellettuale che, se parte da un dato incontestabile, perviene a conseguenze sbagliate:
gli insiemi di valori non possono essere messi a confronto [sic!].
Ecco il motivo per cui, tempo fa, su queste pagine, definii Friedrich Nietzsche (padre riconosciuto del decostruttivismo) un “cattivo maestro”.
Nella realtà italiana attuale, Destra e Sinistra non sono vissute piú (e dai piú?) come categorie dello spirito; ma come “luoghi” politici. “Luoghi” in cui è dato esprimersi.
E gli insiemi di valori non sono piú messi a confronto. Non è necessario, si crede.
E dunque, vale la pena tenerli in vita, dal momento che sono “luoghi” sí, ma non gli unici?
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16 luglio 2008 alle 18:49
E’ pressochè inevitabile che un discorso di questo tipo, tirato fino alle estreme conseguenze, vada a investire il campo filosofico della faccenda, come anche l’ultimo commento del signor Maccarti lascia intendere.
Friedrich Nietzsche diceva che non esistono fatti, ma solo interpretazioni di questi fatti.
Il discorso è di una complessità notevole e fa onore a chiunque decida di affrontarlo scevro da pregiudizi o prese di posizione preconfezionate dal sapore ideologico.
Personalmente sarei curioso di sapere qual’è, onorevole Guzzanti, la sua opinione sul filosofo tedesco e sulla sua opera, che, per quanto mi riguarda, ha influito come poche altre sul pensiero occidentale degli ultimi secoli. Tenendo naturalmente in buon conto il fatto, che credo non sia contestabile, che il suddetto pensiero è stato nel corso del tempo soggetto a manipolazioni e strumentalizzazioni di vario tipo, alle volte, come nel caso del Reich nazista, con conseguenze catastrofiche e disumane.
Saluti
GUZZ – CONFESSO CON VERGOGNA LA MIA IGNORANZA.
QUANDO ERO GIOVANE SI CONSIDERAVA NIETZSCHE IL PADRE DEL NAZISMO E NON SI DOVEVA LEGGERE.
LA STESSA MALEDIZIONE COLPIVA D’ANNUNZIO (FASCISTA) E CELINE (PEGGIO CHE FASCISTA).
QUESTO LO DICO A MIA VERGOGNA, NON A MIA GIUSTIFICAZIONE.
COMUNQUE PREFERISCO WITTGENSTEIN IL QUALE STABILISCE LA RELAZIONE BIUNIVOCA FRA FATTO E PAROLA, ANZI FRA COSA E PAROLA E TRA FATTO E PROPOSIZIONE, LASCIANDO FUORI CIO’ CHE NON PUO’ ESSERE DETTO PERCHE’ APPARTENENDO ALLA SFERA DEL MISTICO (DAS MUESTYCHE) NON E’ ACCESSIBILE AL LINGUAGGIO FONDATO SUGLI OGGETTI.
MI SEMBRA CHE NIETZSCHE SI CONCENTRI SULL’INDICIBILE, DAL PUNTO DI VISTA DI WITTGENSTEIN E TRASCURI LA REALTA’ SEMPLICE.
QUANDO IO PARLO DI REALTA’ SEMPLICE ALLUDO A QUEI FATTI CHE ACCADONO E SUI QUALI TUTTI SONO D’ACCORDO NEL RACCONTARE COME SONO ACCADUTI.
IL DISACCORDO FRA I TESTIMONI OCULARI E’ ANCH’ESSO UN FATTO, E TUTTE LE DIVERSE CINEPRESE DELLO STESSO EVENTO RACCONTANO L’EVENTO DA ANGOLATURE DIVERSE, MA IL FATTO E’ SEMPRE LO STESSO FATTO.
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16 luglio 2008 alle 19:50
Sign. Guzzanti, quando lei scrive “IL DISACCORDO FRA I TESTIMONI OCULARI E’ ANCH’ESSO UN FATTO, E TUTTE LE DIVERSE CINEPRESE DELLO STESSO EVENTO RACCONTANO L’EVENTO DA ANGOLATURE DIVERSE, MA IL FATTO E’ SEMPRE LO STESSO FATTO.” ha ragione, ma con il fatto di per sè cosa abbiamo? Il fatto diventa “reale” quando subentra la nostra interpretazione. Proprio nell’interpretazione, proprio in questo punto logico, gira tutta la storia. Prenda ad esempio lo schiaffio/carezza che nel libro “La coscienza di Zeno” il padre, sul letto di morte, dà a suo figlio. Come interpretarlo? Il fatto c’è, ma come “viverlo”?
Un caro saluto e, vista l’ora, buona cena!!
Andrea
COME VIVERLO E’ TROPPO IMPEGNATIVO STABILIRE.
IO MI CONTENTO DI POCO: IL RISPETTO DEL FATTO CHE QUANDO ACCADDE QUEL FATTO, LE COSE ANDARONO COSI’ E COSI’.
DEL PADRE DI ZENO SUL LETTO DI MORTE RESTA L’AMBIGUITA’ DEL FIGLIO (E NON DEL PADRE) CHE DEVE INTERPRETARE UN GESTO (SARA’ STATO UN LEGGERO SCHIAFFO O UNA FORTE CAREZZA?) E LA FAMOSA FRASE – SE RICORDO BENE – “FIOI, VARDE’ COME SE MOR”.
MOSTRANDO LA SUA MORTE COME UN FATTO SU CUI NESSUNO AVREBBE POTUTO APRIRE UN CONTENZIOSO, AGGIUNSE UN PICCOLO CEFFONE VIRILE DI INCORAGGIAMENTO E RAFFORZAMENTO, PARENTE DI UNA CAREZZA.
MA IL FIGLIO NON CAPI’ CHE NON ERA NE’ UNO SCHIAFFO NE’ UNA CAREZZA, MA UN GESTO DI FORTE AVVIO ALLA VITA DA PARTE DI UNO CHE STAVA LASCIANDOLA E MOSTRANDO LA PROPRIA MORTE COME UN FATTO DELLA VITA: “FIOI, VARDE’ COME SE MOR”.
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16 luglio 2008 alle 20:49
Questa da lei proposta è un’interpretazione. Il fatto, appunto, vive tramite la nostra percezione e intrepretazione di esso. Rileggendo, infatti, il quarto capitolo del libro di Svevo, quello in cui il padre muore, si potrebbero constatare diverse interpretazioni. Ad esempio si potrebbe dimostrare che la dispotica sfiducia paterna condannò Zeno alla sua condizione infantile di eterno studente. La ricerca è difficile, da fare con sudore e, forse, alla fine non si riesce a cogliere quello che si cercava. Un grande studio, e una grande umiltà in questa ricerca infinita. Solo queste le armi spuntate.
Inoltre, più che la verità, cerco un incontro con le realtà, in quanto anche loro cercano me.
Sign. Guzzanti continui in queste sue “provocazioni”! Hanno una grande importanza, in quanto mi mettono in gioco!
Cercherò di essere un degno compagno di viaggio.
Un caro saluto
Andrea
P.s. L’ immagine del trono in un vicolo cieco è stupenda!
GRAZIE MALOMBRA ANDREA. IO PERO’ INSISTO SUL MINIMALISMO. IL FATTO è CHE IL PADRE DI SVEVO MORI QUEL TAL GIORNO DICENDO QUELLE PAROLE E COMPIENDO UN GESTO CUI I PRESENTI NON FURONO IN GRADO DI DARE UN NOME APPROPRIATO. MA IL FATTO è LA FOTOGRAFIA E LA REGISTRAZIONE DI QUEL CHE ACCADDE. IL FILM.
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16 luglio 2008 alle 18:55
Destra e Sinistra sono categorie superate.
Così come lo sono vero/falso e giusto/ingiusto.
Io riconosco solo le categorie condivisibile/non condivisibile e piacevole/non piacevole.
GUZZ – QUINDI POTREMMO TROVARE PIACEVOLE CONDIVIDERE L’INGIUSTO E FARNE UNA CATEGORIA MODERNA. E’ COSI’?
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16 luglio 2008 alle 19:17
Magari…Ma a ragionare così siamo forse troppo avanti e troppo pochi in questo paese.
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16 luglio 2008 alle 19:32
E bravi i nostri matematici, volevo vedere se riuscivate a scovare l’inghippo (maddechè, per me la cosa filava liscia liscia…
). Mi fa piacere però che avete capito il senso: è palese che 1 non è uguale a 2, ma se c’è qualcuno che lo afferma per ignoranza o perchè si appiglia anche a delle falsità per dimostrare le proprie ragioni la cosa migliore è ragionare. Farlo arrivare alla conclusione. Quanti di voi avevano trovato la soluzione? Quanti l’avevano considerata plausibile? E soprattutto, finchè non era stato dimostrato che un numero diviso zero dà infinito era dimostrabile l’assurdo? E ancora, quando magari un numero potrà essere diviso per zero saremmo così onesti da dire che avevamo sbagliato?
Relativismo, la condanna dell’incertezza… Assolutismo, la noia della certezza…
Commentando star joe vorrei dire che cambiamento non significa sempre progresso. Si possono fare passi in avanti, oppure passi indietro, oppure restare fermi. Se un cambiamento della Corte Costituzionale portasse ad un peggioramento del suo operato non sarebbe un progresso ma un regresso. Quelli che lo fanno si dicono progressisti perchè stanno cambiando le cose, ma potrebbero benissimo essere dei regressisti perchè magari le cambiano in peggio. E tra peggiorare una cosa e lasciarla così com’è, beh, la scelta mi sembra ovvia. Perciò dubito delle equazioni conservatore=male riformista=bene.
E’ vero però che i riferimenti sono cambiati, se la sinistra fa le liberalizzazioni e la destra dà aiuti di Stato.
E ancora non mi capacito che la sinistra, o meglio la sinistra prodiana, sia il riferimento delle banche, eterne nemiche del popolo usurato.
Secondo me se c’è una cosa da cui possiamo partire per la Rivoluzione trasversale è proprio il sistema bancario. Di solito non insulto, ma per quegli schifosi c’ho lavorato e so di cosa parlo. Fanno soldi a palate senza produrre niente, si arricchiscono prestandoci i nostri soldi, si stanno comprando, anzi stanno “partecipando” nel senso di partecipazioni, tutte le imprese e gli immobili, e si lamentano pure…
E visto che siamo in tema di paradossi qualcuno sa spiegarmi perchè quando vai a chiedere un mutuo l’aspettativa di vita è di 70 anni mentre quando si parla di pensioni che devono essere ridotte l’aspettativa di vita è di 90? Come mai quando ti devono prestare soldi ti dicono che non te li possono prestare perchè camperai troppo poco per restituirglieli tutti, e invece quando i soldi li devi avere di diritto ti dicono che non ne puoi avere così tanti perchè camperai troppo a lungo?
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16 luglio 2008 alle 19:37
Io faccio già fatica a capire cosa condivido e cosa mi piace.
Quindi mi astengo dall’esprimermi su verità e giustizia.
La verità e la giustizia sono come un quadrato. Per quanto questo venga tracciato accuratamente, rimane sempre e solo una rappresentazione approssimata di un quadrato (quindi non un quadrato). Un quadrato (perfetto) esiste solo come astrazione.
TUTTAVIA SE LEI DOVESSE COMPERARE UN QUADRATO (DI TERRENO, DI CIELO, DI STOFFA) CERTAMENTE NON OBIETTEREBBE SULL’ASTRAZIONE E DIREBBE SERENAMENTE AGLI AMICI: HO COMPERATO UN QUADRATO.
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16 luglio 2008 alle 20:05
” MI SEMBRA CHE NIETZSCHE SI CONCENTRI SULL’INDICIBILE, DAL PUNTO DI VISTA DI WITTGENSTEIN E TRASCURI LA REALTA’ SEMPLICE. ”
Esattamente. E forse è proprio questo a rendere il pensiero nicciano così difficilmente praticabile. Difficile dare un interpretazione univoca e di conseguenza è comprensibile il fatto che si presti a una molteplicità di interpretazioni spesso in antitesi tra loro.
Resta il fatto che il suo apporto alla storia della filosofia occidentale è stato di un importanza dirompente.
Nietzsche stesso si definiva ” postumo “. C’è molto di vero in questa affermazione.
TUTTAVIA E’ UN POSTUMO STERILE, SENZA EREDI. NON ESISTONO FILOSOFI NICCIANI (COME I CROCIANI, GLI HEGELIANI, I MARXIANI, I KANTIANI…) MA ESISTE SOLTANTO LUI, TRONEGGIANTE IN FONDO A UN MERAVIGLIOSO VICOLO CIECO.
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16 luglio 2008 alle 21:07
Ugo Spirito in un bellissimo libro dal titolo “La vita come amore” afferma che noi uomini siamo condannati a dare dei giudizi.
Anche chi volesse propugnare un atteggiamento del “non giudicare” contraddicendosi esprimerà un giudizio.
Ma la domanda da formulare è se è possibile avere dei giudizi che non siano di valore.
Tutta la scienza moderna, da Leonardo, passando per Galileo fino ai giorni nostri, ha cercato di sostituire ai giudizi di valore i giudizi di fatto e di esperienza, capaci, per la loro intrinseca oggettività, di portare ognuno a condividerne l’evidenza.
Il “fatto” avrà nel positivismo una vera e propria ipostasi dove l’atteggiamento da cercare non sarà più quello del “valutare” ma del “constatare”.
Quindi ogni valutazione sarà respinta nell’ambito della metafisica.
Nello scontro moderno tra scienza e filosofia vi è appunto delineata la distinzione tra giudizi fisici e giudizi metafisici.
Lo stesso Kant dividerà nettamente il mondo fenomenico da quello noumenico giungendo a generare profonde antinomie.
L’idealismo cercherà di superare questo dualismo in una forma di immanentismo assoluto dove alla fine tutto diveniva un giudizio di valore.
La realtà identificata con l’autocoscienza non ammette più il fatto, se non fatto da lui, avente un significato, una finalità e un valore, appunto.
La constatazione diviene consapevole creazione e tutta la vita un giudizio di valore.
Quando il positivismo farà crollare questa concezione monolitica verranno capovolti gli assunti dell’idealismo ma gli stessi scienziati avvertiranno il bisogno di trovare un appagamento alle loro esigenze in un campo d’indagine metascientifico che il sapere scientifico lascia insoddisfatte.
La metafisica si pone allora accanto alla scienza sia come un sistema filosofico che come una forma della fede religiosa.
Anche così sembrano ripristinarsi le due forme di giudizio: di fatto e di valore.
Decisamente il pensiero moderno è preoccupato nel distinguere, nella sua indagine, i giudizi di fatto da quelli di valore.
Nell’ambito delle scienze fisico-matematiche la cosa riesce abbastanza bene, diverso e più complesso diventa il problema quando si passa alle scienze sociali dove è l’uomo stesso l’oggetto dell’indagine.
I positivisti cercheranno di eliminare le proprie passioni e freddamente, con oggettività neutra, cercheranno di assolvere il loro compito.
Lo storico per esempio nella sua indagine avrà come unico criterio il rispetto del documento da studiare, con assoluta indifferenza, senza coloriture, senza tendenza interpretativa personale.
A questa concezione gli idealisti hanno affermato che questo modo di procedere è astratto, un irraggiungibile ideale, dal momento che lo storico non può prescindere dal proprio pensiero per fare la storia ed essa sarà nella sua opera l’espressione del suo giudizio storico.
Lo stesso criterio di scelta dei fatti da parte dello storico, diranno gli idealisti, ha implicito un giudizio che non può essere negato perché assurdo sarebbe documentare tutti i fatti.
La scelta stessa dei fatti presuppone un giudizio.
Solo che l’idealista distinguerà la cronaca dalla storia vera e propria, dove la prima ha un carattere solo meramente strumentale.
In qualche modo lo stesso idealista sarà costretto ad ammettere un qualche significato all’istanza positivistica del fatto come mero fatto.
Lo stesso scienziato positivista non è un semplice catalogatore di fatti ma cercherà di collegarli tra di loro scoprendo le leggi che li determinano.
Lo storico procederà con lo stesso metodo dello scienziato della natura escludendo dalla sua indagine ogni atteggiamento di approvazione o di condanna.
I fatti storici come quelli naturali sono quelli che sono e non possono essere diversi: vi è in essi un’intrinseca necessità.
Tra comprendere e giudizio si porrà un dissidio irriducibile, tanto che si cessa di comprendere quando si comincia a lodare o a biasimare.
Il motto celebre di Benedetto Spinoza ha qui un profondo significato.
Solo che anche così si pone una contraddizione: l’oggetto per essere inteso viene estraniato dal soggetto che in questo modo si erge a giudice.
Assumendo questa funzione, l’oggetto viene investito di giudizio di valore e cade il tentativo di non inserirlo nell’indagine.
Però v’è da dire che in realtà è il giudizio di valore negativo che si tenta di escludere perché quello positivo è implicito nella comprensione, vale a dire nell’approvazione.
Comprendere un fenomeno, un fatto, profondamente vuol dire comprenderne la necessità, il legame del molteplice con l’uno.
Comprendere è ammettere in questo senso che il reale è razionale.
E’ la stessa esigenza dei bambini quando pongono i loro primi perché.
La comprensione è allora un giudizio di valore positivo.
Al contrario giudica negativamente chi non comprende.
Nel concetto di incomprensione vi è una duplice estraneazione del soggetto giudicante dagli oggetti e dagli altri soggetti.
Quando giudico un fenomeno negativo è perché lo contrappongo a qualcosa, lo isolo.
E contrapporsi significa ipostatizzare il soggetto che va ad annullare, di fatto, l’oggetto e gli altri soggetti conoscenti.
Perciò nella visione idealistica l’oggetto si è piegato, anzi è stato totalmente assorbito dal soggetto, mentre il tentativo da fare è semmai ricondurre il soggetto all’oggetto e il valore al fatto.
Il soggetto diviene oggetto tra oggetti e la sua presunzione di giudicare e giudicare se stesso cade restando solo il comprendere e il comprendermi.
Non giudicare significa essere oggetto anche se difficile è rinunciare ad essere giudici.
Per vincere l’intellettualismo bisogna rinunciare alla centralità dell’io, avere una tensione costante verso l’oggetto in uno sforzo di comprensione tale da poter eliminare il giudizio di valore.
Questo atteggiamento si esprime in sommo grado nell’amore.
Ecco il motivo del titolo, del libro citato, di Ugo Spirito.
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16 luglio 2008 alle 21:54
Non esistono filosofi nicciani perché Nietzsche stesso ha affermato che a lui veniva da vomitare se pensava a suoi possibili discepoli aggiungendo che i suoi veri discepoli erano coloro che andavano via lontano da lui.
In questo senso si può essere profondamente suoi figli spirituali senza avere la patente di una scuola.
Ed è proprio questa esigenza di non essere di scuola che mi pare l’elemento più caratteristico di Nietzsche.
In ogni insofferente verso dogmi, rigide strutture, beoti inserimenti, c’è un figlio spirituale di Nietzsche.
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17 luglio 2008 alle 00:29
Per quanto un “narratore” (giornalista, scienziato, filosofo) si sforzi di riportare un fatto in maniera obiettiva, scarna, essenziale, semplice, imparziale, asciutta, anglosassone (e chi più ne ha più ne metta), non potrà evitare di “interagire” più o meno inconsciamente con l’evento oggetto del suo studio.
Il principio di indeterminazione di Heisenberg in meccanica quantistica recita (wikipedia) :
« non è possibile conoscere simultaneamente posizione e quantità di moto di un dato oggetto con precisione arbitraria » .
O conosci la posizione (per esempio di un elettrone) o la sua velocità, ma mai entrambe contemporaneamente. La tua stessa osservazione, il “fotone di luce” che ti permetterà di “vedere” l’elettrone, fatalmente interagirà con esso, modificandobne la posizione.
Tornando alla dicotomia destra / sinistra , per convincersi che esiste e gode di buona salute, basta leggere il resoconto di un “fatto”, visto da due giornalisti in buona fede ma di opposti credi politici. Oppure basta leggere una notizia ed ascoltare i commenti di due lettori sempre di opposte vedute politiche.
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18 luglio 2008 alle 14:48
Ciò non toglie che il fatto esiste e che sia “uno”, e quindi “vero”.
Una cosa è l’osservazione del fatto (coi suoi limiti) l’altra è il fatto in sé.
La circostanza che (forse, visto che ancora si dovrà scrivere molto sulla meccanica quantistica e le sue correlazioni con le “altre fisiche”) non si riesce a “cogliere” il fatto nella sua compiutezza, non deve incidere sul valore della verità, che sta nella sua esistenza e nella sua imparzialità (è come un’ancora, un punto di riferimento, una misura della conoscenza).
L’uomo non può “conoscere” il passato (è solo un esempio), ma non c’è dubbio che è esistitito (o meglio: che esiste); e la storia (pur coi suoi limiti) dà estremo valore alla “verità” (e quindi ai documenti, alle fonti, etc) del passato.
La stessa cosa dovrebbe farsi in politica: riconoscere il valore della verità, anche se sappiamo che forse è inconoscibile.
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18 luglio 2008 alle 22:23
Pienamente d’accordo… esiste, ma non può essere conosciuto, raggiunto. La verità come meta a cui tendere indefinitamnte, con pazienza ed onestà.
Questo però implica che nessuno può considerarsi portatore del “verbo”, di come sono esattamente andate le cose.
Ciò non toglie che bisogna combattere , a volte col coltello fra i denti, per raggiungere non dico la verità, ma anche solo una parvenza di obiettività.
A proposito dell’attentato di giorni fa a Gerusalemme, ecco come la BBC (non un gazzettino di provincia) è riuscita a mistificare, a travisare ogni elementare principio di imparzialità nell’informazione.
“Il conducente di un bulldozer a Gerusalemme colpito a morte dalla sicurezza.”
Analizzata parola per parola, la frase è corretta, ma l’insieme è lontano anni luce dalla verità, dall’essenza del fatto in sè. La frase è semplicemente disgustosa…
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19 luglio 2008 alle 14:38
Proprio a questo si riferiva il Senatore, alla tensione verso la verità, al riconoscimento del valore intrinseco del vero.
Peraltro uno degli effetti di questa tensione credo sia pure quello di depotenziare i “portatori del verbo”; perché chi riconosce valore alla verità non può certo accontentarsi di frasi fatte, opinioni, fatti riportati, etc., ma pretenderà documenti, incroci di versioni, riscontri.
Dando valore alla verità, insomma, si comincia a pensare con il proprio cervello ed a smetterla di prendere in prestito idee ed opinioni che persone molto interessate ci mettono volentieri a disposizione.
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