L’ATTACCO AL NOSTRO BLOG COLLEGATO CON LA PUBBLICAZIONE DELLA DICHIARAZIONE INTEGRALE DI LITVINENKO SU PRODI, DIVENTA UNA NOTIZIA. CHE STRANA COINCIDENZA…
7. *Mitrokhin, Guzzanti denuncia: Attacco informatico al mio blog
–IL VELINO SERA–
Roma – Un attacco informatico lanciato con un dispiegamento di mezzi tali da ipotizzare che sia partito da un apparato di Stato o da un grande servizio segreto. Così il deputato del Popolo della libertà Paolo Guzzanti denuncia l’“hackeraggio” subito dal suo blog (http://www.paologuzzanti.it/) il 18 giugno scorso poche ore dopo che era stato messo on line sul sito un filmato integrale, inedito in Italia, contenente alcune scottanti dichiarazioni di Aleksandr Litvinenko, l’agente segreto del Kgb morto a Londra in circostanze misteriose nel novembre 2006. Tecnicamente si è trattato di un attacco DDos (Distributed Denial of Services attack), un’operazione nella quale i cosiddetti attaccanti (crackers) attivano un numero elevatissimo di false richieste (ping) da più macchine allo stesso server consumando le risorse di sistema e di rete del fornitore del servizio. In questo modo il provider affoga letteralmente sotto le richieste e non è più in grado di erogare i propri servizi, risultando quindi irraggiungibile.
Racconta Guzzanti al VELINO: “Il mio provider, McLink uno dei migliori d’Europa, mi ha spiegato che per un attacco come quello subito dal mio blog servono 80mila computer: un impegno grosso che non può essere scatenato da un singolo, da un’azienda o da un semplice gruppo di utenti. Per questo gli stessi tecnici che si sono interessati alla vicenda hanno detto di non escludere e anzi di ritenere estremamente probabile che un paese, o una entità come un grande servizio segreto con potenti mezzi tecnici, abbia potuto scatenare l’attacco”. I tecnici sono riusciti a rintracciare i log, cioè gli indirizzi di partenza da dove è partita l’operazione, e li hanno individuati in due società, una localizzata in Romania e l’altra in Cina. Ma è impossibile avere una mappa di tutti i computer che hanno partecipato all’azione. “L’attacco c’è stato ed è durato diversi giorni – spiega Guzzanti –. Era impossibile caricare le pagine del blog e addirittura per diverso tempo è apparsa la scritta che il mio sito era inesistente. Adesso sembra che i problemi siano stati risolti. Anche perché mi hanno spiegato che per questi attacchi vengono utilizzate risorse non indifferenti per cui è impossibile che durino in eterno. Ma questo non esclude che possano ricominciare in futuro. Per il momento farò un rapporto alla Polizia informatica anche se non nutro molte speranze”.
Guzzanti sottolinea la singolare coincidenza temporale dell’attacco informatico. “Si può dire che sia stata semplice casualità, ma certo è curioso che tutto questo si sia scatenato a neppure due ore dalla messa on line sul blog del video di Litvinenko”. In cosa consiste il filmato? “Si tratta della versione integrale – risponde Guzzanti – di un video in cui si vede Litvinenko il 3 febbraio 2006, nove mesi prima di morire, seduto su un divano con suo fratello Maxim che faceva da interprete, muovere delle accuse a Romano Prodi definito dall’agente del Kgb come ‘un nostro uomo’. Fino a oggi di questo filmato erano stati mandati in onda solo dei frammenti in Gran Bretagna dall’Itv e in Italia dal Tg2. In quel momento, in qualità di presidente della commissione Mitrokhin – prosegue il deputato – entrai in possesso del video ma decisi di non renderlo pubblico perché stavamo in campagna elettorale e veniva menzionato il nome di Prodi senza una prova valida. In seguito il filmato fu sequestrato dai magistrati e in Italia scomparve”. Guzzanti racconta come è entrato in possesso della copia messa sul blog. “L’ho avuta dall’Inghilterra dove si stava spargendo la voce che questo documento non esisteva. Alcuni siti internet russi hanno cominciato addirittura a tirare fuori la storia che era non Litvinenko a parlare ma ero io che lo imitavo. A quel punto ho rimediato il video e ho deciso di metterlo on line”. E dopo poche ore è partito l’attacco. “Coincidenza? Probabile –dichiara Guzzanti -. Però il blog esiste da due anni e prima d’ora non era mai successo niente di simile”. (gat)





















30 giugno 2008 alle 22:21
Auguriamoci che non sia l’unica agenzia a riferire l’accaduto. Spero di più in un resoconto puntuale della Polizia Postale.
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30 giugno 2008 alle 23:42
Sicuramente coincidenze, non abbiamo dubbi!
Siamo anche sicuri che la polizia postale si darà da fare e in un batter d’occhio rintraccerà i crackers e Travaglio ne parlerà diffusamente da Santoro .
Quest’ultima cosa, pensandoci bene, potrebbe accadere ma con tutt’altra finalità.
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1 luglio 2008 alle 08:15
Caro Onorevole Senatore,
in primis mi riallaccio all’aticolo precedente, dicendo solamente che la ringrazio per l’esistenza del blog e della cortesia di poter avere un dialogo diretto con le Istituzione, ed altresì anche perchè un giorno potrò dire a mio nipote: “sai caro nipote in R.I. c’ero pure io”.
Dopo la melassa, passiamo alle strane coincidenze.
Giorni fa Lei in risposta ad un post, parlò di P2, di Gelli e di Marcincus e guarda caso, la sera stessa, andò in onda su Rai3 la replica di una trasmissione di quel gionalista che parla solo lui con i personaggi in sagome di cartone, riproponendo la solita solfa della P2, dei servizi segreti ecc. ecc..
Lei in quel post diceva pure che il Card. Marcincus (mi scuso per l’errata digitazione), fece da tramite attraverso lo IOR per ripulire i soldi del PCUS e detto fatto ecco che esce fuori nuovamente la storia della Giordano rapita da quelli della Magliana, coinvolgendo il solito Cardinale di cui sopra.
Altre volte avevo notato strane coincidenze tra i temi presentati sul blog e messa in onda o riproposte notizie vecchie, atte ad avvolare la vulgata popolare di sinistra, vedi strage di Bologna, alchè mi sono chiesto:
a) Lei passa le veline del blog agli “amici” dell’informatio di sinistra;
b) gli amici dell’informatio di sinistra stanno prennemente collegati a questo blog;
c) pure coincidenze.
Io tendo a scartare la a) e la c), e tutto ciò mi fa piacere, perchè vul dire che un pò rompi coglioni allora lo siamo veramente, che i veri salmoni controcorrente siamo Noi di Riv.Ita..
Alla via così. Let’s go.
Grazie Giuseppe STELLA Catania
GUZZANTI – NON CREDO CHE COME REAZIONE A QUEL CHE SCRIVO TIRINO FUORI NUOVE STORIE ENTRO 24 ORE. QUEL CHE HO SCRITTO SULLO IOR LO HA DETTO COSSIGA E LO HA RICORDATO ANCHE ANDREOTTI: NELLA BANCA VATICANA IL PCI CAMBIAVA I DOLLARI PRESI A MOSCA, SOTTO LO SGUARDO BENEVOLENTE ANCHE DELL’AMBASCIATA USA CHE VOLEVA SOLO ASSICURARSI CHE I DOLLARI NON FOSSERO FALSI. TUTTI SAPEVANO E COLLABORAVANO, TACENDO.
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1 luglio 2008 alle 10:32
Sorvolando sulle diverse inesattezze terminologiche dell’articolo del Velino (i log che sono gli indirizzi, i ping che sono “false richieste”, ma si sa che con la stampa generalista è così) volevo chiedere: 80mila computer… ma non possono essere state una o più reti di pc-zombie?
Che io sappia chi si trova nelle mani la possibilità di manovrare una bot-net oltre a sfruttarla per scopi personali è consueto anche che la venda (non so a che cifra, non sono molto dentro il crimine): così l’autore dell’attacco potrebbe anche essere un privato danaroso.
Alla fine non bisogna farsi troppo impressionare dal numero: notizia di un anno fa, due ragazzi olandesi gestivano una botnet di centinaia di migliaia di computer-zombie.
Certo è, comunque, che non si tratta di una cosa da nulla… l’attacco ha una tempistica abbastanza chiara, e a me preoccupa più il motivo che i mezzi: chi è così sciocco da pensare di ostacolare la circolazione di un documento sul web non so proprio cos’altro potrebbe escogitare.
GUZZ – CERTO CHE PUO’ ESSERE. MA MI HANNO ANCHE DETTO CHE LA ATTIVAZIONE DI PC ZOMBIES E’ GESTITA DALLA CIRMINALITA’ E COSTA CIFRE ALTISSIME, CHE RICHIEDONO INVESTIMENTI E STRATEGIE. DETTO PER INCISO, ALL’ATTACCO HA CORRISPOSTO UNA RECRUDESCENZA ON LINE DEGLI ATTACCHI SU LITVINENKO E MITROKHIN CHE PER LA MIA ESPERIENZA NASCONO DAL KGB.
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1 luglio 2008 alle 11:41
Secondo me c’è un equivoco.
Se l’attacco è collegato alla messa online del video (la tempistica lo fa pensare), assolutamente non si tratta di un tentativo di impedirne la visione.
Per questi scopi sono efficaci solo le azioni legali, e certa gente lo sa bene.
L’intento di questo genere di attività è quello di lanciare un segnale di disapprovazione, quindi una minaccia, valutare la portata della minaccia viene lasciato di proposito alle capacità di interpretazione del minacciato.
Non solo, in questo modo di solito di cerca anche di saggiare l’atteggiamento dell’attenzionato (c’è tutta una pubblicistica su questo tipo di analisi psicologiche tattiche).
E’ un po’ come quando Ganchev, poco prima di presentarsi in Procura di Roma per l’incidente probatorio nell’indagine su Scaramella, si trovò registrato sulla segreteria telefonica un motivetto cantato in ucraino che diceva più o meno “torna da me”.
GUZZ – SI’, CANTICCHIANO MOLTI MOTIVETTI DI QUESTI TEMPI.
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1 luglio 2008 alle 12:53
Ah, quindi l’intento è la minaccia.
In effetti come tentativo di impedire la visione del documento sarebbe un buco nell’acqua, pure controproducente direi. Sarà certamente come lei dice.
GUZZ – VUOL DIRE: OCCHIO, TI OSSERVIAMO E SAPPIAMO REAGIRE. REGOLATI.
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2 luglio 2008 alle 03:16
Ho notato, con stupore e conseguente giramento di scatole, che, tra tanti blogger abbastanza famosi, solamente Luca Sofri sul suo blog ha dedicato qualche riga sull’attacco informatico a Rivoluzione italiana.
“No, quest’uomo non sta bene per niente”, rivolto a lei Senatore, questo è il commento che il sig. Sofri ha ritenuto di dover dedicare all’accaduto.
Ho notato anche che, con gran coraggio e senza nessun sarcasmo, ha evitato di commentare l’intervista a Litvinenko. Probabilmente crede che in realtà non sia morto e al momento si goda la vita in qualche isola paradisiaca, magari assieme alla famiglia ed agli amici.
Mi sento abbastanza stupido a questo punto, veramente pensavo che Luca Sofri fosse una persona dotata di un’intelligenza acuta nonostante spesso giungesse a conclusioni discordanti dalle mie. Ora mi si dimostra ottusamente (volutamente?) superficiale.
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2 luglio 2008 alle 18:06
http://edition.cnn.com/2008/WORLD/europe/06/30/lithuania.hackers.ap/index.html
VILNIUS, Lithuania (AP) 30 giugno 2008 — Un rappresentante del governo ha dichiarato che Hackers non identificati hanno forzato diverse centinaia di siti Web lituani. Gli hacker hanno fatto apparire simboli sovietici (falce e martello, e stelle a cinque punte) e turpiloqui sui siti web della nazione ex sovietica.
Più di trecento siti privati e governativi sono stati attaccati da proxyserver situati nei territori a est della Lutuania, ha dichiarato Sigitas Jurkevicius, uno specialista informatico dell’autorità lituana per le comunicazioni (..)
In molti pensano che questi attacchi siano stati una ritorsione contro una legge, approvata due settimane fa, che impedisce l’esposizione pubblica di simboli comunisti.
Il presidente Valdas Adamkus aveva firmato la legge lo scorso venerdì [il giorno prima degli attacchi]. (…)
L’azione è stata duramente condannata da Mosca, ma i politici lituani hanno subito biasimato gli hacker russi.
“La Lituania ha subito un serio attacco alle risorse internet. Non posso escludere vi sia un collegamento diretto con l’approvazione della nostra recente legge”, ha dichiarato ai giornalisti il ministro della difesa Juozas Olekas.
L’incidente ricorda una serie di attacchi cibernetici alla rete estone (…).
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http://www.guardian.co.uk/world/2007/may/17/topstories3.russia
L’attacco in Estonia ebbe luogo dopo che il Governo aveva deciso di rimuovere il monumento dedicato al “soldato russo” posto in una piazza centrale di Tallin. Il monumento venne spostato all’interno di un cimitero di guerra (con il messaggio implicito che il sentimento della nazione non era più quello di considerare i russi dei liberatori ma piuttosto degli oppressori). Anche in questo caso la tempistica fu considerata una chiave di lettura: gli attacchi si concentrarono in particolare in tre date, il 3, 8 e 9 maggio; due di queste sono le date nelle quali la Russia celebra i giorni della vittoria contro la Germania nazista, e la terza, il 3 maggio, l’inizio degli attacchi, coincide con il giorno in cui Putin tenne un feroce discorso contro l’Estonia alludendo anche ad analogie tra l’amministrazione Bush ed il regime di Hitler.
L’attacco fu di tipo DDoS.
In entrambi i casi si è trattato di azioni meramente dimostrative, di disapprovazione.
Che io sappia questo genere di rappresaglie ruotano tutte sempre attorno gli stessi argomenti: don’t bother mother Russia!
Nel caso dell’Estonia si è trattato anche di qualcosa di più; è stata una sorta di prova generale per dimostrare che in uno Stato informatizzato ai livelli di quella nazione (l’Estonia ha la rete più capillare d’Europa) è possibile paralizzare per un certo periodo sia l’amministrazione del Governo che le più semplici azioni quotidiane dei cittadini (pagare un parcheggio, fare una telefonata, fare un prelievo in banca, leggere un quotidiano, ecc). L’attacco è durato a fasi alterne per quasi un mese, periodo durante il quale l’Estonia è stata forzatamente tagliata fuori anche dai collegamenti web oltre confine. L’Estonia aveva poi presentato alla UE un progetto per cercare di limitare i danni di questo tipo di aggressioni e si è nel frattempo organizzata anche per conto proprio con una serie di centri informatici specializzati gestiti dal governo e incaricati di monitorare i flussi della rete in modo da reagire il più tempestivamente possibile agli attacchi. Il problema è che di solito non si può fare molto di più che isolare immediatamente gli obiettivi degli attacchi ed avvertire le altre nazioni affinché blocchino tutti i collegamenti col nostro Stato.
Un giovane hacker russo intervistato in quell’occasione spiegò che nel suo gruppo di amici vi erano i migliori hacker del mondo, chiamati a livello internazionale a risolvere i problemi di sicurezza delle maggiori istituzioni ed aziende. Non senza un certo orgoglio aggiunse anche che ogni volta che lui ed i suoi amici svolgevano questi impegni di lavoro si preoccupavano di lasciare nei sistemi dei committenti un bug a disposizione, utilizzabile alla prima migliore occasione. In quell’intervista nessuna ammissione, ma molte frasi ambigue e soddisfatte.
I responsabili degli attacchi potrebbero anche non essere i governi o i servizi, ma piuttosto hacker fomentati dalla propaganda contro i paesi e gli individui considerati nemici (di certo questi giovani non trovano ostacoli di nessun tipo da parte delle autorità e della legislazione russa o dei paesi ex sovietici e più spesso si fanno pagare profumatamente per attacchi su commissione).
C’è da chiedersi però se la Mitrokhin si possa includere nella lista dei “nemici pubblici” (cioè i potenziali obiettivi di iniziative autonome di qualche hacker plagiato dai media) o invece sia più ragionevole definirla memico privato di qualche autorità.
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2 luglio 2008 alle 18:52
Cosa possiamo fare perchè si attivino serie misure in tutte le sedi istituzionali parlamentari e legate alla sicurezza nazionale in merito a questi argomenti delicati?
Sarò utopistico, ma Lei ha molto senso della concretezza, Gentile Senatore, e esperienza di vita e di lotta.
saluti da Riccardo
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