Lettura domenicale ancora sul freudiano de noantri, che ramazza nel blog il peggio del peggio, purtroppo sempre tutto della stessa parte politica: quella che assolve con complice indulgenza gli alti personaggi pubblici dalla vita privata imbarazzante, per loro scelta. Risposta seria, leale, amichevole e politica a Sergio Rizzitiello.

5 settembre 2009

Simona scrive

Caro Sergio,
tu hai molta più stima di Guzzanti che di Taradash.
Cerca di capire il perché di certi tuoi comportamenti.

GUZZ – TEMO CHE SERGIO si sia infilato in una camicia di Nesso, i panni di un carattere da baraccone, nei quali si è condannato e dai quali non ha la forza di uscire.
Infatti raccoglie qui i consensi del peggio del peggio, lo sciattume, la stupidità.
Ora sono io che faccio un’analisi. Sergio si è sentito ferito nella sua megalomania di insegnante di provincia che nel suo ambiente provinciale viene ritenuto molto colto perché è uno dei più spudorati names dropper, uno che nomina i grandi, i piccoli e i medi, presentandosi come l’enciclopedico di Sartre. Qui ha vissuto per lungo tempo scrivendo i suoi sproloqui che provocavano come unica reazione un silenzio generale.
Quelli che oggi si schierano con lui perché credono di farmi dispetto, o perché sono dei poveri imbecilli, allora tacevano, non partecipavano, come non partecipava nessuno. Tanto che Sergio mi ha chiesto un paio di volte quel che pensavo dei suoi lunghi scritti mettendomi in imbarazzo perché li trovavo sbrodolati, di nessun peso originale, infinitamente lunghi e noiosi.
Lui poi ha inventato questa balla che noi, io e chi condivide la mia opinione, con il nostro inconscio lo odiamo: ma la dura verità è che nessuno se lo filava, per noia. Salvo qualche sprazzo qua e là, perché ricordo un paio di volte di averlo letto con curiosità, salvo quando non si impalla in scenari psicoanalitici da salotto di provincia: roba da amarcord degli anni Cinquanta.
Io, purtroppo per lui e diversamente da lui, di psicoanalisi mi intendo: ho seguito tutti i congressi della Società Italiana di Psicoanalisi, ho scritto di Psicoanalisi per anni, sono stato un amico personale di Cesare Musatti che andavo a trovare ogni anno a Folgaria fino alla sua morte, sono stato amico e discepolo di Piero Bellanova, sono stato in analisi con uno dei maestri mondiali di questa scienza, Jacqueline Mehler Amati. Avevo pensato di fare un’analisi didattica per passare a questo mestiere, ma poi la mia vita ha preso altre direzioni. Non sono un grande esperto, ma certamente non un analfabeta acculturato.
Scrissi in un articolo che diventò famoso, il paradosso dell’aviatore e che suonava così: dovete fuggire dall’isola che sta per essere investita dal maremoto e avete due aerei e due piloti fra cui scegliere. Uno è un ingegnere, che ha progettato aerei, sa tutto dell’aviazione, è un autore di testi sull’aronuatica, ma non ha mai pilotato un aereo.
L’altro è il garzone del macellaio, con 4000 ore di volo al suo attivo. Chi scegliete? Il paradosso era dedicato alla questione fondamentale dell’analisi: può praticare analisi soltanto chi abbia fatto le sue 4000 ore di volo, di analisi profonda, a prescindere dalle montagne di tomi e di divulgazioni che ha ingollato., o chiunque chiacchieri e blateri di letture raccogliticce o anche universitarie?
Così contestai a Rizzitiello la sua ingenuità molto saccente e inconsistente, il suo lessico comico di freudiano della domenica. E questo me lo rese nemico.
Poi sostenne che la prostituzione esiste sempre e soltanto se c’è uno sfruttatore che costringe una donna, invariabilmente nolente e invariabilmente vittima di una sopraffazione. Lui ignora che proprio in questi giorni si discute del fatto che, specialmente a Milano (dove il fenomeno è più visibile) le ragazzine da 14 anni in su si prostituiscono on line per qualsiasi cosa: il compito di scuola, un paio di scarpe, un vestito, un viaggio, un po’ di contanti.
E’ un fenomeno di massa che io considero anche berlusconiano perché oggi alle ragazzzine si dice: sei carina, hai un bel culetto, hai due tette, puoi diventare quello che vuoi, valletta, velina, eurodeputata, deputata, consigliera regionale, protagonista del grande fratello, avere una parte in un reality o in una fiction (telefonate SB Saccà).
Questo ricorda il capolavoro “Memorie di una maitresse americana” di Nell Kimball )tascabili Bompiani) in cui si dice “Ogni ragazza è seduta su un tesoro, ma non lo sa”. Questo disinvolto punto di vista è stato da poco ripreso dal “Manuale delle giovani mignotte”, editore Aliberti in cui una donna invita tutte le donne, purché belle e arrapanti, a mettere a frutto la loro promessa sessuale.
Litigammo perché Rizzitiello nega questa realtà ed è affezionato a una idea paleolitica della prostituzione che ricorda la celebre canzone di fine Ottocento “Son nostre figlie le prostitute/ che muoion tisiche negli ospedal/ le poverine si son vendute/ per una cena, per un grembial”.
Un misto di buona volontà, provincialismo, egocentrismo da lettore vorace, hanno creato il personaggio Rizzitiello.
La sua colpa? Non credere che io e tanti altri lo troviamo semplicemente noioso, prolisso, inefficace, banale, inutile, lungo, spropositato, anche un po’ patetico, ma più spesso irritante.
Lui doveva organizzare contro questi critici così irritanti la resistenza analitica, usiamo il suo linguaggio, a una verità semplice, e lo ha fatto creando una montagna di fantasie, di cui la più ridicola e offensiva è quella secondo cui chi non lo apprezza è in realtà invidioso della sua scienza, e invariabilmente cova indecenti pulsioni, consce e inconsce nei suoi confronti.
E di lì non schioda.
Mai che gli venisse il dubbio che forse chi lo critica non ha tutti i torti. Molto meglio la teoria del complotto paranoide.
E se mancano i plaudenti, li si clona, li si inventa, li si convoca. E quando si rende conto di aver provocato irritazione e fastidio finge di aver giocato – poff !! – e si fa del male.
Che dire? Mi dispiace. Ma per quel po’ di bene che ancora gli voglio, benché si sia comportato molto male con me che l’ho sempre pubblicato come un editore passivo, non posso mentirgli.
Anzi, per il suo bene penso di avere il dovere di dirgli sempre la verità. Le sue ridicole manipolazioni ne mostrano soltanto l’aspetto fanciullesco, ma questo è il vicolo cieco in cui si è cacciato da solo, malgrado le molte funi che gli ho tirato, le scialuppe che gli ho inviato e le tracce che ho seminato sotto i suoi occhi.
Purtroppo temo che sia un caso irrecuperabile.
Ma io sono un testardo ottimista.

105 Commenti a “Lettura domenicale ancora sul freudiano de noantri, che ramazza nel blog il peggio del peggio, purtroppo sempre tutto della stessa parte politica: quella che assolve con complice indulgenza gli alti personaggi pubblici dalla vita privata imbarazzante, per loro scelta. Risposta seria, leale, amichevole e politica a Sergio Rizzitiello.”

eruz scrive:

Eruz scrive: http://www.paologuzzanti.it/?p=1047#comment-98619

Sergio Rizzitiello scrive:
4 Settembre 2009 alle 22:49
Caro Eruzino mio, ma tu queste cose da quale forma vivente le dici?
Come ameba? O come aragosta? Forse come quercia, magari secolare?
Probabilmente come verme da esca? Gazzella, leone che se la mangia, lupo e agnello che lo contraddice della favola, cicala formica che la fa morire di freddo e di fame perché non parsimoniosa?
Non dobbiamo essere antropocentrici, che diamine!
Mica siamo uomini!

Ah, Sergio, naturalmente è difficile non essere antropocentrici, per tutti, ma per i narcisisti, ancorché psicanalisti, è ancora più difficile,

Comunque sia, io penso che un bonobo che sia in grado di giocare con le maschere, tre maschere in contemporanea, mentre prima era feroce censore con chi costretto usava una maschera per volta, costui, nonostante le abilità, sempre bonobo resta, sempre animale è. Non possiamo non dirci tutti bonobi, o se preferisci animali, o uomo-animale o uomo. Come la giri e la rigiri, la minestra è sempre la stessa.

Certo la cosa a te non aggrada molto, difatti, se avesse ragione la scienziata e si riuscisse a formattare il panico per via biologica, finirebbero tutte le elucubrazioni e le seghe mentali su gli inconsci e i traumi più o meno spiritualeggianti. Certo così finirebbero i tuoi giochini, e un po’ mene dispiaccio, finiresti di baloccarti con la psiche e i suoi reconditi significati, da portare a galla, con tecniche magico-scientifiche!!

Ps Si è svelato il tuo nuovo corso, la tua nuova strategia di lotta dialogica….. or non ho capito bene che obiettivo perseguisse, se era soltanto ludico o nascondeva qualcosa di profondo, se dobbiamo ritenerla una esperienza conclusa o è foriera di sviluppi maravigliosi. Cmq ricordati che l’importante è essere sereni, specialmente quando si intraprende la strada della presa in giro, strada erta di pericoli e di non facile scalata. Certo, prima di impelagarti in questa avventura, avresti avuto bisogno di un apprendistato.

Accedi per rispondere

 
simona scrive:

OT domenicale.

La realtà che supera la fantasia.
Russia: la nazione con un passato imprevedibile.

Putin è intervenuto qualche giorno fa al Summit di Danzica, dove Angela Merkel, in occasione dei settanta anni dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale, si è esibita in una serie infinita di scuse per tutto quello che è accaduto, praticamente ogni crimine commesso durante la seconda guerra mondiale, ha dichiarato, è rensponsabilità solo della Germania: “onoro i 60 milioni di caduti che hanno perso la loro vita in questa guerra causata dalla Germania.”

Putin, sebbene qualche giorno prima avesse ammesso qualche responsabilità di Stalin durante una intervista a Gazeta Wyborcza, non se la è sentita di mettere Stalin al pari di Hitler e ha tenuto la bocca cucita.

Il fatto è che davvero la realtà talvolta supera la fantasia: secondo Financial Times di ieri, Putin durante il meeting di Danzica ha occupato la stanza numero 226 del Sofitel Grand Hotel (oggi chiamata “suite Charles de Gaulle”), a Sopot, la stessa camera nella quale Adolf Hitler alloggiò mentre supervisionava l’invasione della Polonia. Se questa non è perversione….

http://www.ft.com/cms/s/6d51f066-997f-11de-ab8c-00144feabdc0,Authorised=false.html?_i_location=http%3A%2F%2Fwww.ft.com%2Fcms%2Fs%2F0%2F6d51f066-997f-11de-ab8c-00144feabdc0.html&_i_referer=http%3A%2F%2Fwww.robertamsterdam.com%2F

Suggerisco una scorsa a queste bellissime foto della Russia scattate da Sergey Maximishin:
http://www.maximishin.com/gallery.php?cat_id=8&screen=0&action=images&lng=

P.S. trovo l’analisi di Paolo su Sergio molto leale e sincera.

Accedi per rispondere

Marco Cavagna scrive:

Buonasera,

Simona riporta una news secondo la quale Putin ha recentemente occupato a Sopot la stessa stanza (la 226 – fonte: Wikipedia Polonia) che a suo tempo occupò Hitler durante l’invasione tedesca della Polonia, ipotizzando coincidenze perverse e sinistre associazioni (Hitler = Putin).

Non credo rivesti particolare interesse conoscere dove dorme Putin quando si reca all’estero.
Tuttavia sono costretto, ancora una volta, a rettificare quanto postato da Simona:

La delegazione russa ha prenotato, in occasione del 70esimo anniversario dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale, tutto il Sofitel di Sopot ad eccezione di poche camere già riservate precedentemente da altri clienti.
Un portavoce dell’hotel, tale Kucha, non ha specificato in quale stanza ha dormito Putin, oltre a non fornire informazioni sull’ammontare pagato dalla delegazione russa.

http://www.newsru.com/world/31aug2009/sopot.html

Accedi per rispondere

simona scrive:

Ciao velinaro di Gazprom.

Se non ti importa sapere se Putin durante la sua visita in Polonia per le commemorazioni dell’inizio della seconda guerra mondiale abbia o meno alloggiato nella camera che Hitler ha occupato durante l’invasione nazista proprio della Polonia, allora perché sprechi il tuo prezioso tempo a linkarci un articolo dove si legge che il portavoce dell’albergo non ha voluto rivelare in quale suite Putin ha dormito?
Quel tale Kucha ha fatto i suo lavoro, nulla di più.

Ho scritto che Financial Times (per carità, può anche essere una notizia falsa ma per adesso nessuno ha smentito) riferisce che la camera era la ex 226 (che adesso si chiama suite Charles de Gaulle), ed è quella dove ha alloggiato Hitler:

“Vladimir Putin, Russia’s prime minister, attended a meeting of world leaders in Poland last week, commemorating the start of the second world war in 1939. So far, so good. But where did he get a hotel room? In the resort town of Sopot, in the Charles De Gaulle suite, with sea view, of the beachfront Sofitel Grand hotel. Seventy years ago, this was known as room 226, the very same room in which Adolf Hitler stayed to oversee the invasion of Poland.”

A me la notizia è sembrata interessante, sopratutto perché l’occasione della visita era la commemorazione dell’inizio della II Guerra Mondiale e dai leader invitati i polacchi si attendevano dichirazioni obiettive e molte scuse.

A te non interessa, pazienza, non ne morirò.

P.S. nessun parallelo tra Putin e Hitler, il parallelo era tra Stalin e Hitler.

GUZZ – AVEVO LETTO ANCH’io la notizia. Simona non soltanto vince il set, ma lo vince per abbandono. Che vuol dire che il portiere non sapeva e non ha detto nulla? Che razza di notizia è?

Accedi per rispondere

Marco Cavagna scrive:

Sarebbe forse il caso, anche in questo blog, di riportare le notizie in maniera oggettiva anche quando si parla dell’odiata Federazione russa e del criminale internazionale Vladimiro Putin.

La notizia (se tale può definirsi….) è che la delegazione russa, durante la recente trasferta in Polonia, ha preso alloggio presso l’albergo Sofitel a Sopot riservando quasi tutte le camere. L’albergo è lo stesso in cui soggiornarono personaggi storici come Hitler, Charles de Gaulle unitamente ad altre celebrità contemporanee come, per esempio, Alberto di Monaco.

Un altro conto è invece affermare che Putin ha dormito esattamente nella stessa stanza di Hitler con tutte le esternazioni successive (realtà che supera la fantasia, perversione, ecc.) del tutto fuori luogo.

Notizia priva di fondamento in quanto mancano informazioni su quale stanza ha occupato Putin, considerando che da parte dell’albergo (non il portiere, Guzzanti) non sono state fornite informazioni in merito.

GUZZ – QUEL CHE LEI DICE QUI CONTRASTA con quel che Simona riportava dal giornale secondo cui Putin, in quell’albergo in cui dormirono tutti i grandi, ha occupato l’odierna suite de Gaulle che ai tempi dell’invasione era ESATTAMENTE la camera in cui dormì Hitler.
Sarà vero? Sarà falso?
E’ QUESTO ciò che viene affermato. Non il generico fatto che quello era l’albergo in cui dormirono in tanti FRA CUI anche Hitler.
Ripeto: tutta la questione sta nel sapere se l’informazione giornalistica è vera o falsa.
Ma non può essere liquidata con l’argomento che lei ha portato, perché non risponde alla precisa domanda.

Accedi per rispondere

Patton scrive:

Cavagna,
mettiamola così (ipotesi): a Sopot c’è un solo grande albergo, il Sofitel; nel quale c’è una suite reale, che nel corso della storia venne occupata dai potenti di turno: Hitler, De Gaulle, Castro…. E’ intitolata a De Gaulle, perché in Polonia la Francia fa fino, il komu-cub(a)ismo fa ridere, e intitolarla a Hitler sarebbe sacrilego. Solo chi studia la storia, chi ama la storia e i suoi dettagli, sa che Hitler “scese” proprio lì, settant’anni fa.

I tirapiedi di Putin, che della storia si vergognano, prova ne sia che i loro archivi sono per lo più secretati, avranno avuto l’ordine di prenotare il miglior albergo di Sopot e, ovviamente, avranno scelto la suite migliore per il boss. Il problema è che a Sopot c’erano anche degli occidentali che amano la storia, e conoscevano il dettaglio di Hitler alla camera 226; la suite “De Gaulle”, appunto.
I tirapiedi se ne fregano del passato, anche perché devono sciropparsi tutti i notiziari del presente, e quando qualcuno ha letto la “notizia” della stanza 226 e ha informato il boss, Putin avrà fatto un cazziatone ai suoi tirapiedi, e il capo-tirapiedi (cioè il maggiordomo, quello che risolve i problemi complicati) avrà avvertito la direzione dell’hotel di restare “abbottonata” sul dettaglio della suite “Adolf”.

Dettaglio perverso? Macché. Molto più semplicemente, chi ignora la storia è condannato a ripeterla. Putin voleva “fare” Stalin, ma la distribuzione dei ruoli spetta all’Ironia della Storia, che è sovrana in casa sua e ha dato il ruolo di Hitler a Putin.
Nel Riccardo III (cito a senso) Lady Anne risponde a Gloucester con una battuta che deve aver deliziato Dostoievskij: “Mirabile, quando i demònii dicono la verità”

GUZZ – GRANDE PATTON.

(E' stato raggiunto il livello limite per questo commento)
Marco Cavagna scrive:

Patton,
Io riferisco notizie concrete e verificabili.
Lei suppone, sforzandosi di dare un taglio ironico alle sue congetture, peraltro senza riuscirci.

GUZZ – OH, CI RIESCE, Cavagna, ci riesce benissimo. Lei invece, mi perdoni, ma non ha dimostrato, né contro-dimostrato, proprio nulla. Quella di Patton è una ricostruzione probabile: contiene tutti gli elementi di verosimiglianza. E non ha mai giurato che fosse vera. A me sembra che calzi a pennello, ma non mi azzardo a dire che è certa. Per ora gli elementi a favore sono più di quelli contro. E lei non ha certo aiutato i nostri cari amici del nostro caro amico Vladimir. Stia attento, che quella è gente irritabile.

 
Patton scrive:

Cavagna,
Lei non riferisce notizie, ma dei “non so” altrui, di fronte ai quali è perfettamente legittimo avanzare ipotesi.
Piuttosto, come si permette di attribuirmi “cinismo gratuito” (v. infra, Sua replica su Beslan) a proposito delle vittime ossete e di tutte le innumerevoli vittime russe degli attentati che segnano la irresitibile ascesa di Putin verso il Cremlino?
(dal 4 settembre 1999 in poi: v. http://en.wikipedia.org/wiki/Second_Chechen_War#Bombings_in_Russia)

Le vittime — compresi i magistrati, i politici e i giornalisti che si sono occupati di quegli attentati e sono morti in circostanze oscure — vogliono giustizia, oltre che la pietà pelosa degli anniversari.

 

Accedi per rispondere

 
 
 
 
Al scrive:

Cara Simona, grazie per le notizie che riporti qui spesso sulla russia. Io e altri miei amici ne siamo molto interessati, e sulla stampa italiana forse queste cose vengono riportate solo qui. Io credo che i cosiddetti leader europei sono stupidi e non capiscono i pericoli enormi che il signor vladimir vuole riservare al mondo nel prossimo futuro (e/oppure sono codardi, e/oppure sono sulla sua busta paga, ecc), e che non sono in grado di giocare le facili carte che hanno nelle mani per prevenirlo. Se mi posso permettere credo che, almeno su questo sito, la presente notizia e le altre sulle attività geopolitiche della russia, dovrebbero essere messe in prima pagina, piuttosto che come OT ad altro nei commenti. Io personalmente l’ho vista per caso, essendo molto impegnato non sempre trovo il tempo di andare a leggere i commenti. Quando ho tempo cerco di tenermi aggiornato visitando anche siti come http://www.globalsecurity.org, http://www.geotimes.ge, mi sapresti consigliare qualche altro sito (purtroppo non leggo il russo, non ancora…)? Grazie

Accedi per rispondere

 
 
brambilla scrive:

«Avvenire» non ci sta, e in un editoriale firmato oggi da Marco Tarquinio, …. rivendica i meriti del giornale …… risponde alla «campagna diffamatoria» messa in atto dal Giornale di Feltri, si interroga «sulla sorte della libera stampa in Italia» e soprattutto mette pesantemente sotto accusa il ruolo delle televisioni nella vicenda che ha portato alla rinuncia di Boffo.

Arrivando a parlare delle televisioni, Tarquinio scrive: «La magna pars dell’informazione televisiva pubblica e privata ha finito per amplificare le loro cannonate in faccia alla verità.
Le falsità e le deformazioni sulla persona di Dino Boffo hanno avuto – per giorni – uno spazio tv irrimediabilmente insultante.
Di Avvenire e della sua linea politica è stata fatta anche in tv una interessata caricatura.
E questo perché Feltri & Co. sono stati fatti dilagare sul piccolo schermo con le loro tesi e (man mano che la verità veniva a galla) i loro aggiustamenti di tesi.
E quando non sono stati loro – gli sbandieratori di una ignobile lettera anonima – a occupare lo schermo, le notizie di chiarimento venute dalla magistratura di Terni sono state ignorate o sminuzzate.
Confuse – prosegue Tarquinio – in un polverone di chiacchiere in politichese.
Tutt’al più di querimonie su una privacy violata, quando c’era una verità di vita fatta a pezzi. Un’autentica videoindecenza» .
(Corriere della Sera)

E già, l’”Avvenire” non ci sta!
Ora ci si accorge che le TV sono “un’autentica videoindecenza”.

Andava bene la “videoindecenza” quando si occupava del caso Englaro, della pillola, dei crocifissi nelle scuole del ruolo degli insegnanti di religione ecc. ma ora non va più bene.

E invece va bene così.
Trovo più che giusto che chi non si è mai battuto per un’ informazione libera ne sconti le conseguenze.

Accedi per rispondere

 
florem_sanguinis scrive:

Ecc….Ecc…..Eccczitièèèèèèèè!!!!
Ops…
Dimando venia!

Accedi per rispondere

 
Arturo Zulawski scrive:

“Sergio Rizzitiello scrive:
4 Settembre 2009 alle 22:49
Caro Eruzino mio, ma tu queste cose da quale forma vivente le dici?
Come ameba? O come aragosta? Forse come quercia, magari secolare?
Probabilmente come verme da esca? Gazzella, leone che se la mangia, lupo e agnello che lo contraddice della favola, cicala formica che la fa morire di freddo e di fame perché non parsimoniosa?
Non dobbiamo essere antropocentrici, che diamine!
Mica siamo uomini!”

Da che pulpito.
Come nulla fosse successo.
Ecco le nuove idee di travestimento di Rizzitiello.
Però rossetto sbrodolante, cerone che si scioglie sotto i riflettori, la voce che dimentica di diventare acuta, il wannabe “tootsi” di noialtri, l’autore che si inventa un personaggio per plagiarsi, la drag queen di seconda zona, il travestito in calze e borsetta, sono personaggi che sono riusciti a Rizzitiello. Forse bisognerebbe incoraggiare Rizzitiello su questa via.
Agrado, in un bel monologo di un film di Almodovar diceva:
http://www.youtube.com/watch?v=jwTfRrAdgIo
Ecco, arrivare al punto di Agrado non è semplice, anzi.
Perché Agrado è stupenda. Ma forse un giorno anche Rizzitiello ci riuscirà.

Accedi per rispondere

Malombra_ scrive:

Come si potrebbe dire?
Ah, si!
Sergio Rizzitielo:”Uno, nessuno, centomila”

Accedi per rispondere

 
 
sagra3 scrive:

per Sergio Rizzitiello che latita

“….L’analisi verte sul rapporto uomo-donna, ma in qualche misura far rientrare nel problema prostitutorio anche rapporti omosessuali, rapporti di donne con il loro gigolò.
Perché la donna si concede con tanta facilità soltanto per avere vantaggi e beni materiali?
La risposta potrà apparire semplicistica eppure è di un’evidenza disarmante: perché oltre a quei beni materiali non si vede altro.
Il dilagare nella nostra società di un volgare e rozzo materialismo che ha assorbito l’interesse generale di ogni fascia sociale e di ogni età è da collegare alla sensazione di non avere altro da conquistare.
Oltre quei beni materiali non si pone nessun altro bene….”

Riporto solo una parte del Blog di Rizzitiello.
http://sergiorizzitiello.spazioblog.it/161218/Un+vuoto+da+riempire.html

Gli ho risposto, ma pur essendo l’unico sfigatissimo post, non si sogna manco di prendermi in considerazione.

Lo riposto sul Blog di Guzzanti, ma solo per l’OT domenicale.
Anche perché comunque apre una interessante discussione sui guai del Berlusca.

Cordiali saluti a tutti da Sagra

Accedi per rispondere

 
Nietzsche scrive:

io sono solo che ho vinto un piatto di trippa. Attendo armato di forchetta.

Accedi per rispondere

 
alberto49 scrive:

Scusate se intervengo,ma la nuova diatriba con Rizzi,è nata da una risposta di euz ad un mio intervento critico verso un suo scritto che tutti conosciamo e poi ulteriormente ,da me,completato a seguito proprio di questa sua risposta.Ritengo opportuno dire la mia.In questo caso,Rizzi è intervenuto in modo diretto e spontaneo,con mia meraviglia,e si è lasciato prendere la mano dalla foga,dicendo cose molto sopra le righe al caro eruz.A me pare chiaro che la risposta sia stata dettata dalla frattura evidente tra il nihilismo delle posizioni di eruz e l’essenza intima dello stesso Rizzi.Però raccomando a tutti, quando si parla di questi argomenti che coinvolgono in modo totale l’UOMO,di usare da persone intelligenti e profonde,la massima cautela di espressione e di giudizio e di astenersi dal fare dichiarazioni non precedute da una profonda consapevolezza personale,basata sull’interrogazione e sulla catarsi già collaudata.A.Barsi.

Accedi per rispondere

 
Amgelo scrive:

In questo stesso momento in cui sto scrivendo questo post, ho visto che tra le persone collegate c’è un certo Julius1.
Non è la prima volta che lo noto ed è già da un pò; almeno da quando è stato espulso Julius senza numero, Julius zero per intenderci.
Di post di Julius1, non vi è traccia. Probabilmente perchè cestinati.
Sicuramente meritano il cestino, ma confesso che provo una certa tenerezza. Ho il cuore tenero.
Lo immagino come un barbone al freddo, fuori con la neve alta 1 metro, che bussa alla porta per entrare e noi lì a vedere nell’occhio della porta.

“Chi è?”
“E’ Julius!”
“Per carità di Dio, non aprire. Ora riduco il volume al televisore così pensa che non ci siamo e va via subito”.

Julius se leggi, e so che leggi, scrivi a blogazzurro. Magari ti possono aiutare loro.
Skybest, se ne può prendere cura lei? E’ un pò rumoroso, ma non sporca!

Accedi per rispondere

 
Marco Cavagna scrive:

L’ 1 settembre è stato il quinto anniversario della Strage di Beslan (Ossezia del Nord), uno degli atti terroristici più efferati mai accaduti. Morirono circa 400 persone, di cui metà bambini.

Nei media nessuno se ne è ricordato.

E’ anche così che si costruisce un’opinione pubblica.

Accedi per rispondere

Patton scrive:

E allora ricordiamola, la strage di Beslan.

Assassinated FSB defector Alexander Litvinenko has suggested that the Russian secret services must have been aware of the plot beforehand, and therefore that they must have themselves organized the attack as a false flag operation. Litvinenko spoke in an interview before his death with Chechenpress news agency, and said that because of the fact that the hostage takers had previously been in FSB custody for committing terrorist attacks, it is inconceivable that they would have been released and still been able to carry out attacks independently. He said that they would only have been freed if they were of use to the FSB, and that even in the case that they were freed without being turned into FSB assets, they would be under a strict surveillance regime that would not have allowed them to carry out the Beslan attack unnoticed.[217] Similarly, American journalist Larisa Alexandrovna of The Raw Story has suggested that Russian dissident journalist Anna Politkovskaya might have been murdered because she had discovered evidence of the Russian government’s complicity in Beslan.[218] Some of the Mothers of Beslan have also alleged that the hostage taking was an inside job, citing as evidence the fact that the hostage takers used weapons that had been planted in the school prior to the incident.[219] Ella Kesayeva, co-chair of the group Voice of Beslan has, similar to Alexander Litvinenko, drawn attention to the fact that many of the hostage takers were suspiciously either released from government custody or evaded the authorities despite their high profiles right before the attacks occurred. Writing for the oppositional newspaper Novaya Gazeta, she concluded that “the so-called Beslan terrorists were agents of our own special forces – UBOP and FSB.”[220]

Da Wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Beslan_school_hostage_crisis#Allegations_of_a_false_flag_operation_directed_by_the_Russian_government

GUZZ – storia per noi “patria”! Grazie, Patton. Per chi interessasse dovrei avere in archivio l’intervista a Chechenoress.

Accedi per rispondere

Marco Cavagna scrive:

Patton,
Le supposizioni del fu Litvinenko che indirizzano i sospetti verso il solito FSB anche per la tragedia di Beslan nulla hanno a che vedere con la commemorazione delle circa 400 vittime (buona parte bambini) dell’attentato terroristico.

Il suo post provocatorio dimostra inoltre una buona dose di cinismo gratuito che evidenzia quanto fondamentalmente le interessa il mancato ricordo delle vittime nei media italiani: un cazzo.

GUZZ – IO QUELLE VITTIME LE PIANGO E LE ONORO. Sono le vittime di colui che volentieri occupa la suite di Hitler.

Accedi per rispondere

 
 
Grillo Parlante scrive:

Con tutto il rispetto e la considerazione dovuti, l’opinione publlica vorrebbe saperne di più.

Solo che i media erano e sono in difficoltà, prenda Anna Politkovskaya ad esempio: le venne impedito per ben due volte di imbarcarsi su un aereo per Beslan e quando riuscì a prenderne un altro diretto a Rostov venne avvelenata (in volo!) e cadde in coma. Altri giornalisti, russi e stranieri, non se la passarono meglio, a ciascuno venne dato secondo possibilità.

E’ anche così che si addomesticano i media.

Accedi per rispondere

 
bilber scrive:

Per la precisione: non è vero che nessuno ne ha parlato, mi dicono che Il Giornale e Libero ne hanno parlato.

Accedi per rispondere

Patton scrive:

In realtà ne hanno parlato un po’ tutti i media: basta digitare “Beslan” in Google News.
Ma nel Belpaese la retorica vittimista (”nessuno ne parla, vergogna!”) funziona sempre.

Accedi per rispondere

 
 
 
kalevala scrive:

Eh , caro Amgelo…l’idea di Julius zero o uno che sia al freddo come un barbone mi fa stringere il cuore…indimenticato Julius..prototipo del puro “homo berlusconianus”.

Ma non e’ che ribussera’ alla porta perche’ di fronte a quello che e’ successo e succede ogni giorno si sara’ REDENTO e Silvio avra’ cominciato a stargli sulle palle?

Non e’ che il pittbull Feltri lo avra’ turbato !?

Tu Amgelo dici di no eh….in fondo la la sua fede era troppo grande e adamantina e pensare che Julius possa aver abiurato e’ come pensare che il sole sorge ad ovest…impossibile.

Sappiamo tutti che Julius ci legge…sempre un saluto. Ma ultimamente ti eri troppo incattivito.

Accedi per rispondere

danni scrive:

Mi sono dimenticata il link dove ci sono gli ultimi commenti:
http://www.ilgiulivo.com/cms/news.php?readmore=1143
C’è una tale Opunzia che lo glorifica, lo propone per una medaglia.

Accedi per rispondere

 
 
kalevala scrive:

Mentre all’estero diventa sempre piu’ forte la domanda ..”ma come e’ possibile? “…Manneimer ci dice che il consenso e’ aumentato ; ma se alla luce di cio’ Guzzanti dice che il problema non e’ in fondo SB ma il popolo italico bisogna prendere atto che noi siamo antropologicamente diversi dal resto dei popoli del mondo..dagli inglesi,dai francesi,dai tedeschi….quanto mi piacerebbe essere un sociologo,uno psicologo , un antropologo, appunto , per spiegare come il senso di alcuni valori nel bel Paese sia completamente rovesciato …giuro che ho sentito anche questa…scopa? e allora? ..che vorresti che lo pigliasse…..

Accedi per rispondere

Patton scrive:

Kalle,
antropologgicamente saremo puro ddiversi, ma… ginecologgicamente questa è messa proprio bbene:
http://www.bnotizie.com/2009/07/21/daddariofoto-hot-per-giornale-spagnolo/

Accedi per rispondere

 
 
kalevala scrive:

Caro Cavagna…ti sbagli …su Beslan Repubblica ha fatto due pagine con testimonianze delle madri private dei loro figli dalla follia degli uomini…o almeno mi pare…non leggendo ne’ Libero o Il Giornale.

Accedi per rispondere

Marco Cavagna scrive:

Non ricordo di aver visto niente su Repubblica, ma non escludo che mi sia sfuggita la notizia.

Accedi per rispondere

 
 
NoemiL scrive:

Questo é proprio un blog italiano in tutto e per tutto: più scassano le palle, più gli si da importanza.

GUZZ – UN po’ è vero, e un po’ è vero il fatto che quel che accade qui è lo specchio del Paese. E’ il campione dell’Italia su cui io lavoro, e funziona.

Accedi per rispondere

 
Sergio Rizzitiello scrive:

I miei scritti hanno incontrato il silenzio generale se non ilarità, denigrazioni, eccetera?

Falso! Basta scorrere gli archivi dal settembre 2007.

Io ho scritto a Guzzanti alcune volte per sapere cosa ne pensava dei miei scritti?

Falso! Non è mai, dico, mai avvenuto.

Guzzanti mi ha letto a sprazzi e con curiosità solo qualche volta?

Falso! In varie occasioni ha messo a margine giudizi di grande gradimento, in un post ha affermato che riteneva alcune cose considerevoli e altre decisamente geniali. Se volete potrei portarvi le prove di quel che dico.

Guzzanti mi ha sempre detto che io di psicoanalisi sono incompetente?

Falso, in un post ( che se volete posso documentare) mi ha detto che sono competente e informato in psicoanalisi.

La prostituzione è da me considerata un problema della donna?

Falso! Io sostengo che è un problema generale della nostra società rozzamente materialistica e che là dove c’è offerta è perché c’è domanda.

Io ho sempre detto che chi mi critica è aggressivo nei miei riguardi?

Falso! Io dico che è aggressivo chi ad un discorso argomentativo scade nella denigrazione, nell’irrisione.

I due livelli non possono essere confusi: se io ti dico “stronzo” tu mi rispondi “coglione” ma se io ti dico ” Cassirer” tu non mi puoi rispondere ” Sei ridicolo”.

Confondere i due piani è questo che io sostengo essere un sintomo di avversione, aggressività mascherata con il sarcasmo.

Tutti quelli che sono d’accordo con me sono imbecilli?

Falso! Se il padrone del blog, nonché Onorevole e autorevole giornalista, pone già tale premessa l’unica conseguenza possibile o è l’insurrezione, cosa improbabile, o il timore di uscire allo scoperto, tanto è vero che a parlare ormai sono solo in quattro o cinque, che sono i più motivati miei avversari.

Lui è così benevolo con me che nonostante io non lo chiedo lui mi vuole salvare mio malgrado?

Falso! Nessuno può misurare la sua benevolenza con l’idea della libertà positiva imposta.

La libertà è un concetto negativo e risulta sempre dalla libera autodeterminazione individuale.

Questa è la concezione del liberalismo.

Lo stato etico ha invece il concetto di libertà positiva da imporre con la forza della superiore visione.

Del resto se i miei scritti sono sproloqui, se il silenzio dell’indifferenza è l’unica reazione conseguente, che senso ha “recuperarmi”?

Mica siamo in un blog di recupero, in un convento, in una terapia di gruppo, siamo in un giornale-partito-movimento rivoluzionario, perciò se sono inutile, non c’è nulla da recuperare e salvare. Altri sapranno dare grandi contributi. La selezione è doverosa, mica stiamo qui a pettinare le bambole!

Io genero solo noia?

Falso! Lo testimoniano gli innumerevoli scontri di Guzzanti con me e le diverse aperture del suo giornale a me dedicate e le sue affermazioni che ogni volta che abbiamo duellato gli ascolti si alzano, raddoppiano.

Il personaggio Rizzitiello è solo un misto di buona volontà, egocentrismo, voracità di letture, provincialismo?

Falso! Sergio Rizzitiello è qualcosa di molto più importante qui all’interno del blog: l’idea di libertà della persona che non si fa intimorire, pur in uno spazio limitato di un blog, da nessuna autorità esterna che non sia quella della libera coscienza.

GUZZ – CARO SERGIO, e che volevi che mi rispondessi?
Tu sei talmente lontano dalla sia pur larvata ipotesi che chi ti critica abbia almeno qualche valida ragione, che trasformi la tua replica nel più puro stile berlusconiano.
Quei “Falso!” sono l’equivalente dei “Fatto!” che fa parte di analoghe litanie.
Caro Sergio, è pur vero che la mia insofferenza verso le tue manifestazioni di autostima e autocelebrazione è stata un processo in fieri, crescente e non si è sviluppato in un sol giorno.
E l’ultima, lo ricorderai, è nata da certe frasi che sembravano comiche e che invece erano serie scritte da te sul conto di te stesso.
Qualcosa di patologico e di eccessivo e di sgradevole che sapevo che ti avrebbero esposto alla presa per i fondelli.
Tu d’altra parte hai bisogno, per poterti trincerare nella tua resistenza, di negare che io abbia REALMENTE cercato di avvertirti, aiutarti e proteggerti. Per te queste sono menzogne che nascondono malvagità e distruttività nei tuoi confronti.
Tu, caro Sergio, e te lo dice una persona che malgrado tutto ti vuole bene e non come “esperto” di psicoanalisi (che non sono al di là della mia biografia in proposito, già accennata). penso che tu avresti un urgentisssimo bisogno di una profonda, reale, pagante e sofferta analisi freudiana pura, con almeno sei anni ben spesi sul lettino.
E tu sai che questo non è un insulto, perché io stesso li ho fatti.
Ne troveresti un enorme giovamento e le tue qualità, che esistono, troverebbero canali di espressione più appropriati.
Ma tu, essendo trincerato con l’elmetto in testa nel tuo male nevrotico, negherai, sghignazzerai, insulterai, compirai qualsiasi azione “resistente” e in particolare quelle connesse con il tuo visibile e ingombrante transfert e controtransfert.
Il resto te lo dico solo se mi dai la tua carta di credito.

Accedi per rispondere

Sergio Rizzitiello scrive:

Il cerchio si è chiuso nel più puro e squallido certificato di anomalia psichica tipico dei regimi comunisti che avevano bisogno di distruggere i dissidenti.

Complimenti!

GUZZ – NON TI SORPRENDERAI dunque se ti dico, come ultimo gesto d’amicizia, che sei un perfetto imbecille.
Ma sei anche una piccola schifosa lurida carogna perché solo un topo di fogna può dire a me (A ME !!!) che uso metodi tipici dei regimi comunisti per averti consigliato una terapia che io stesso ho fatto.
Ma ti rendi conto di quello che scrivi, quando scrivi?
Ma pensi, quando scrivi?
Ma hai un briciolo di dignità, di senso delle proporzioni, di cognizione del limite?
Rizzitiello, per favore, fai un bel poff !! definitivo e libera il mio blog della tua sgradita, sgraditissima, presenza.
E vergognati.

Accedi per rispondere

simona scrive:

Sergio,
se Paolo avesse voluto consigliarti una terapia per metterti in cattiva luce e farsi ragione, secondo te avrebbe anche aggiunto di aver lui stesso fatto terapia per anni?

Ragiona, accidenti! Dov’è finita la logica, la hai finita?

Ma qual’è il problema se uno o molti ti dicono che trovano tuoi scritti noiosi?
O cerchi di fare autocritica, magari chiedendo chiarimenti, e prendi spunto per migliorare, oppure prosegui con le tue convizioni, ovvero lasci perdere e ti dedichi ad altro.

Hai reagito come se Paolo avesse cercato di ucciderti… eccheè!
Questo te lo dico per parte mia: hai per nulla il senso del limite.
Zero.

Accedi per rispondere

Arturo Zulawski scrive:

Una terapia così come Guzzanti l’ha fatta è un augurio.
Ma Rizzitiello è incapace di capire.
Se solo potessi permettermela, una terapia così.

Accedi per rispondere

 
 
 
Malombra_ scrive:

Rizzitiello scrive:

“Io ho sempre detto che chi mi critica è aggressivo nei miei riguardi?

Falso! Io dico che è aggressivo chi ad un discorso argomentativo scade nella denigrazione, nell’irrisione.

I due livelli non possono essere confusi: se io ti dico “stronzo” tu mi rispondi “coglione” ma se io ti dico ” Cassirer” tu non mi puoi rispondere ” Sei ridicolo”.”

L’inizio di tutto: http://www.paologuzzanti.it/?p=1043#comment-97433

Il direttore ha risposto a Rizzitiello in maniera scherzosa per far notare la futilità delle sue argomentazioni.
Non vedo insulti, non vedo la parola “coglione”, non vedo scritto “sei ridicolo”.

Dove leggo attacchi alla persona, dopo critiche ( http://www.paologuzzanti.it/?p=1043#comment-97547
http://www.paologuzzanti.it/?p=1043#comment-97553 ) rivolte al modo di affrontare determinati argomenti ( http://www.paologuzzanti.it/?p=1043#comment-97529 ) ?

Qui: http://www.paologuzzanti.it/?p=1043#comment-97605
o anche qui : http://www.paologuzzanti.it/?p=1043#comment-97604
oppure: http://www.paologuzzanti.it/?p=1043#comment-97752
idem : http://www.paologuzzanti.it/?p=1043#comment-97636
anche: http://www.paologuzzanti.it/?p=1043#comment-97662
oppure: http://www.paologuzzanti.it/?p=1043#comment-97642

“se io ti dico “stronzo” tu mi rispondi “coglione” ma se io ti dico ” Cassirer” tu non mi puoi rispondere ” Sei ridicolo”.

Si legga questo commento di Arturo risposta:

http://www.paologuzzanti.it/?p=1044#comment-97837

e si veda come Rizzi-biba ha ribattuto:

http://www.paologuzzanti.it/?p=1044#comment-97848

Quindi a Rizzitiello è stato spiegato il perché dei commenti sarcastici.

“Io genero solo noia?”

Falso! Lo testimoniano gli innumerevoli scontri di Guzzanti con me e le diverse aperture del suo giornale a me dedicate e le sue affermazioni che ogni volta che abbiamo duellato gli ascolti si alzano, raddoppiano.”

No, no, caro Rizzi.
Un conto sono i suoi scritti e un conto sono gli scontri con il direttore.
Non confondiamo.

“l personaggio Rizzitiello è solo un misto di buona volontà, egocentrismo, voracità di letture, provincialismo?

Falso! Sergio Rizzitiello è qualcosa di molto più importante qui all’interno del blog: l’idea di libertà della persona che non si fa intimorire, pur in uno spazio limitato di un blog, da nessuna autorità esterna che non sia quella della libera coscienza.”

Si è dimenticato di aggiungere: sommo oratore, professionista della cultura, dotato di grande intelligenza.

Saluti, saluti

GUZZ – DIREI che abbiamo perso abbastanza tempo e che è già quasi lunedì.

Accedi per rispondere

Malombra_ scrive:

Dice bene, direttore.
Il tempo perduto, però, deve essere raccontato in maniera corretta.
Siccome Rizzi ha tentato ancora una volta di incasinare il tutto, ho fatto ordine.
Come si fa prima di lasciare una stanza.

Ora, avanti.

Un caro saluto

Accedi per rispondere

 
 
 
danni scrive:

Per chi volesse notizie di Julius: scrive su ‘il Giulivo’ con il nick di Giulianob. Ha sempre fatto così, la maggior parte dei suoi copia e incolla provengono da là.

Accedi per rispondere

brambilla scrive:

IL GIULIVO !

danni scrive:

6 Settembre 2009 alle 06:18
Per chi volesse notizie di Julius: scrive su ‘il Giulivo’ con il nick di Giulianob. Ha sempre fatto così, la maggior parte dei suoi copia e incolla provengono da là.

Il Giulivo è un allevamento protetto di polli.
Per preservarne le qualità (polli altamente rincoglioniti) vengono accuratamente preservati da contatti esterni.

Un tempo scrivevo liberamente ciò che pensavo sul Giulivo, e sono stato buttato immediatamente fuori.
Cambiato nick sono rientrato, e pure scrivendo solo qualcosina e cautamente contro il pensiero unico, sono stato buttato nuovamente fuori.
Ho riprovato ma con lo stesso risultato.

Il Giulivo rappresenta perfettamente, in piccolo, l’ideale di libertà del partito, o popolo, della libertà.
Un partito cui fanno riferimento molti veri (seppur rincoglioniti) liberali.
Poveri cocchi: il partito della “libertà” è un partito che nemmeno riesce ad essere democratico.
P.S. Rizzitiello perchè non la pianti con le tue fregnacce filosofiche?
La filosofia non è per te.
Non hai nessuna credibilità ne autorevolezza, prendine atto una volta per tutte.
Dovresti sapere che sulla base di un noto “principio di esclusione”, ormai unanimamente accettato, un sostenitore di Berlusconi non può essere contemporaneamente intelligente ed in buona fede.
A te concediamo la buona fede, tu però lasciaci in pace con le tue stupidaggini.
Ci bastano quelle di Patton.

GUZZ – CARO BRAMBILLA, Patton – che non ha bisogno della mia difesa – non si tocca. Ed è anche – Patton – la dimostrazione del fatto che si può essere berlusconiani (ma bisogna vedere quanto e come nel caso del nostro generale) ed essere colti, intelligenti e in buona fede. Questo infatti è il vero problema. E se lei lo nasconde fingendo che tutti i suoi avversari debbano essere o imbecilli o in malafede, o malinformati, non arriverà a capire l’Italia.

Accedi per rispondere

brambilla scrive:

GUZZ – CARO BRAMBILLA, Patton – che non ha bisogno della mia difesa – non si tocca. Ed è anche – Patton – la dimostrazione del fatto che si può essere berlusconiani (ma bisogna vedere quanto e come nel caso del nostro generale) ed essere colti, intelligenti e in buona fede. Questo infatti è il vero problema. E se lei lo nasconde fingendo che tutti i suoi avversari debbano essere o imbecilli o in malafede, o malinformati, non arriverà a capire l’Italia.

Senatore,

Qualche volta scherzo e provoco estremizzando un pò argomenti di polemica.
D’altra parte che si pretende? Sono un comunista no?

Non si possono sempre dire cose serie. Io non ci riesco :)

Accedi per rispondere

 
 
 
alberto49 scrive:

Io vorrei proporre la mia versione del consenso verso Berlusconi.Molto più semplice di qualsiasi spiegazione di tipo umanistico,sociologico,antropologico;ne ho diffusamente parlato in vari precedenti interventi molto critici e documentati, verso l’ultima esperienza di governo di C.S.cercherò di essere brevissimo.
Ho detto di essermi ritrovato allergico al C.S.ma forse questa allergia è molto più ampia di quello che si possa pensare.Negli altri paesi,destra e sinistra e coalizioni relative,e loro leaders hanno comunque una serietà di buon livello che non degrada mai ai livelli del nostro C.S.e quindi mai potranno capire quello che ci è successo.Poi chiaramente il resto lo fa la potenza economico-mediatico-servilica posseduta dal Berlusconi;all’estero vedono soprattutto questo.La gente paradossalmente si è vaccinata(con anticorpi coi controcazzi) dopo l’esperienza di C.S. anzichè dopo quella di Berlusconi.Io la vedo così.A.Barsi

Accedi per rispondere

 
maccarti scrive:

GUZZANTI scrive:

«E’ un fenomeno di massa [la prostituzione] che io considero anche berlusconiano perché oggi alle ragazzzine si dice: sei carina, hai un bel culetto, hai due tette, puoi diventare quello che vuoi, valletta, velina, eurodeputata, deputata, consigliera regionale, protagonista del grande fratello, avere una parte in un reality o in una fiction (telefonate SB Saccà)».

Sono d’accordo sul “fenomeno di massa”.
“Anche berlusconiano” non so.
Certo è che Berlusconi – al pari di molte mamme, va detto – s’è adeguato.

Tante bambine ucraine – vittime del “grande imbroglio” – alla domanda: “Che cosa vuoi fare da grande?”, rispondono:
“La prostituta”.

Non so se conoscano Berlusconi.
Sicuramente hanno visto (e rivisto) il film Pretty Woman.
E hanno imparato che il “principe azzurro” arriva se batti.

Il fenomeno è complesso, e sicuramente figlio di un capitalismo che preferisce scatenare il mostro che è in ognuno di noi.

Buona domenica e… Suerte

EJC
GUZZ- MACCARTI !!
‘ A CORPA è TUTTA DER CAPITALISMO SERVAGGIO CHE ALIENA L’ESSERE UMANO?
SUVVIA.
VOGLIAMO PARLARE DELLA PROSTITUZIONE A CUBA PATRIA DEL SOCIALISMO?
O NELLA CINA IMPERIALE?
O nella Polonia di Jaruzelwski dove ho lavorato e che ho visto coi miei occhi?
O nei Paesi islamici in cui la sessualità è vietata?
Berlusconi si è “adeguato”?
A che? io non ricordo questo paese, negli anni Sessanta e seguenti, come un Paese in cui lo spirito della prostituzione fosse il suo alito vitale.

Accedi per rispondere

Gianluca scrive:

Paolo,

riguardo questo argomento non sono d’accordo. L’oggetto del discutere e’ sempre lo stesso, Berlusconi cavalca un sentimento popolare, lo cavalca solo o lo alimenta pure con il suo modo di fare comunicazione e con i suoi esempi?

Ed ancora, oppure Berlusconi è la causa di questa ns società dove come scrivi te lo spirito della prostiruzione è diventato alito vitale?

Sono con Maccarti che il discorso è molto complesso e personalmente non ho certezze assolute a differenza tua che probabilmente dall’alto delle tue conoscenze hai più parametri. Ma alcune sempliccissime idee me le sono fatto sul tema. Penso si dovrebbe conoscere la cultura attuale dei paesi occidentali e confrontarla con il passato, operazione che potrebbe aiutare per capire meglio ma anche questo confronto lo ritengo difficile visto che l’Italia PER ME E’ UN PAESE UNICO NON CATALOGABILE E PARAGONABILE AD ALTRI PAESI OCCIDENTALI.

La mia idea sul caso e’ che partendo dall’unicità del ns paese PAGHIAMO TERRIBILMENTE LA NS CULTURA CLIENTELARE E DI INDIVIDUALISMO ESASPERATO. Problema trentennnale sul quale possiamo dichiarare senza possibilità di sbagliare che Berlusconi è immune da colpe visto che nel 1979 dell stesso si sapeva ben poco. Questa spada di damocle, questo cancro insito nella ns cultura dove il furbo ha la meglio anche nell’immaginario collettivo, in un paese INDIVIDUALISTA AI MASSIMI LIVELLI, dove non esiste la cultura PAESE, dove non esiste IL BENE COMUNE, questo ulteriore arma per andare a dama E’ DIVENTATA LA COSA PIU’ NORMALE DI TUTTE.

Viene utilizzata candidamente e senza vergogna alcuna, cosa che succedeva sempre nel ns paese in passato ma senza questa tranquillità, lo si faceva di nascosto e non era certo motivo di vanto come nei giorni nostri. Ritengo che questo passaggio abbia poco a che fare con i comportamenti Berlusconiani o le sue TV ma dipenda tutto da una oramai radicata e sentita emancipazione della donna occidentale, cammino cominciato nel 68 e che ha trovato oramai la punta massima nei giorni ns e con quello che a livello globale la comunicazione ci propina. Provo a spiegarmi meglio.

La furbata, la raccomandazione, pagata con un favore, con una mazzetta è sempre esistita da quando io ho la ragione nel ns paese, ed era ed è così radicata che molto spesso viene anche esibita. Quindi un qualsiasi cittadino Italiano che riceveva favori su qualsiasi cosa (il velocizzare di una pratica, un posto di lavoro, un miglioramento nella graduatoria, il superamento di un esame ecc. ec.) ha anche spesso la faccia tosta di rivendicare questa chiave di svolta, sopratutto perchè l’ostentazione dell’essere parte in causa di questo ingranaggio può far diventare l’attore, “l’intermediario” di queste IMMORALI PRATICHE CHE LENTAMENTE STANNO DISTRUGGENDO IL NS PAESE, traendone vantaggi di ogni genere (visibilità, vantaggi economici ecc. ecc.) per se ed i propri conoscenti. Fino a pochi anni fa solo questo tipo di clientelismo era ben radicato ed ora eccoci alla MIGNOTTOCRAZIA esibita, che rimane nascosta solo quando supera ogni limite. Analizzo cosa succede il più delle volte.

Fino a qualche anno le donne avevano ancora qualche problemino ad ostentare orgogliose le loro armi corporali per il raggiungimento dell’obiettivo, si sapeva ma rimaneva una cosa non troppo pubblicizzata. La nuova comunicazione con i grandi fratelli e tutte le trasmissioni simili hanno portato oramai a far diventare tutto pubblico con la conseguenza di eliminare anche quel poco di velo che era rimasto, al punto che oramai il proprio corpo in vendita anche per una ricarica telefonica è diventata una pratica di massa con ragazzine neanche quindicenni in prima fila, così come la prostituzione nelle discoteche UNDER 16 ecc. ecc. Ma incolpare le TV ed i media Berlusconiani diventerebbe una forzatura eccessiva visto che la TV spettacolo oramai è in tutto il mondo come giustamente Mentana ha affermato pochi giorni fa ed i messaggi che ci passano sono questi. Il link con le dichiarazioni di Mentana:

http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/mentana-sorprende-la-platea-del-pd-al-tg5-potevo-fare-quello-che-volevo-94239/

Accedi per rispondere

 
 
eruz scrive:

Intelligenza e erudizione

L’intelligente spesso non è un erudito, si rompe le palle. L’erudito spesso non è intelligente e rompe le palle. Non si puo’ avere tutto dalla vita. Cmq ho detto spesso non sempre!! Benedetto Croce era un erudito intelligente!!

GUZZ – A ME CROCE ROMPE LE PALLE.

Accedi per rispondere

eruz scrive:

Allora Lei, Senatore, è intelligente e non erudito.

Ed eruz, cos’è eruz? Vi dico la verità. Aspiro ad essere più erudito, in quanto l’intelligenza mi è stata addebitata come difetto…… in quanto eccessiva! L’erudizione ha una funzione terapeutica perché riduce e disciplina le intemperanze intelligenti e le fantasie dell’io!

Chi si loda si sbroda.

GUZZ – IO NON SO SE SONO ERUDITO. Ho certamente una cultura che ho costruito nei decenni secondo direzioni e deviazioni che i fatti e la storia mi hanno suggerito.
Erudito? Colto? Intelligente? Parole insignificanti.
E’ colto chi conosce e intelligente chi sa usare la conoscenza.
Questo il punto più basso dell’accordo che possiamo fare.

Accedi per rispondere

 
RiccardoP scrive:

“GUZZ – A ME CROCE ROMPE LE PALLE.”

Allora siamo in due, non osavo dirlo.

Riccardo

Accedi per rispondere

 
 
Gianluca scrive:

Ritengo la vicenda Boffo/Feltri molto indicativa di come funzionano le cose in Italia. Feltri tecnicamente fa uno sbaglio, denuncia un fatto realmente accaduto INCONTESTABILE, ma per essere più cattivo confonde i suoi elettori con un un abile fritto misto, scrivendo nel suo articolo iniziale parte di cose specificate nel documento che prova la condanna ma lo condisce con altre frasi specificate nell’informativa anonima di cui non si sa la provenienza, quindi fino a prova contraria documento falso.

Poteva fare tutto per benino e dopo aver presentato il documento ufficiale che provava la condanna aggiungere che tra le varie interpretazioni da dare al caso c’era anche quella che veniva mandata in forma anonima da mesi a molte redazioni e uomini della chiesa, la pubblicava e lasciava ai lettori l’idea da farsi.

Come dice giustamente Adinolfi e supportato da Paolo Guzzanti, sarebbe un esempio di ottimo giornalismo peccato che non viene svolto a 360 gradi. Cosa succede successivamente?

Un teatrino che sconforta tutti i cittadini Italiani, ogni giocatore scende in campo dimostrando che stiamo proprio alla frutta. Il realizzatore del gol (Vittorio Feltri) che colto con le mani nella marmellata invece di chiedere scusa e dire, mi sono sbagliato avrei dovuto essere più cauto riguardo l’informativa, comunque il fatto rimane tale E NE SAREBBE USCITO ALLA GRANDE, continua ad arrampicarsi sugli specchi, la stampa più gossipara che c’è con Repubblica in testa grida allo scandalo, s’incolpa Feltri di essere l’arma mediatica di Mister B, si sembra incredibile ma è proprio così!!

Repubblica, l’Unità ecc. ecc. bacchettano Feltri per essere il braccio del padrone, prendono le parti di un uomo che rappresenta la CEI pur di andare contro. Non oso immaginare come si sentono molti elettori di sx che non hanno mai amato la chiesa, divisi tra due fuochi la Chiesa stessa e Berlusconi. Un casino.

In molti poi parlano di attacco alla privacy sfiorando il ridicolo, se è vero che è giusto andare a fondo sulla vita del primo ministro Italiano come hanno fatto per molti mesi, come fa a non essere corretto farlo se si tratta di direttori di giornali? Non sono persone pubbliche?

Una sola cosa andava fatta a seguito della campagna Feltriana, dopo la tirata d’orecchi allo stesso per l’articolo che prendeva troppo per vera l’informativa, andava comunque ringraziato per aver fatto un operazione di ottimo giornalismo. Si sarebbe dovuto chiedere a Feltri come mai queste inchieste vengono fatte ad orologeria? come mai se si vuole cercare di trovare qualcosa su berlusconi seria bisogna comprare un altro giornale?

Ed ancora, non pensa che il caso stesso da lui tirato fuori sia LA PRINCIPALE RAGIONE PER LA QUALE BERLUSCONI NON PUO’ GOVERNARE IL PAESE? Mi spiego meglio. Poniamo caso che berlusconi non sia un un gran porco, non abbia fatto nessuna legge ad personam, sia praticamente illibato e rappresentasse il citatdino modello, NON CI SAREBBE UGUALMENTE UN FORTISSIMO CONFLITTO D’INTERESSI? Parlo di problemi morali visto che la legge sul conflitto (fatta dal centrodx per gentile concessione del centrosx) c’è e viene rispettata.

In un paese come il ns solo il fatto che Berlusconi governi ed abbia ruoli fondamentali ed allo stesso tempo ha le mani in pasta in moltissimi settori strategici e non della ns economia non è un gran danno per il ns paese?

Qualsiasi cosa viene fatta da persone riferibili a berlusconi possono essere interpretate in molte maniere, sarà vero, sono fandonie? non è importante IL PROBLEMA E’ CHE L’ITALIA SI FERMA SI BLOCCA OGNI QUALVOLTA SUCCEDE UN CASO SIMILE. Mi sono speigato? Ed il caso Boffo è il classico esempio. Un paese che si contorce su se stesso e nasconde le notizie che dovrebbero interessarci e mette in prima pagina polemiche, cazzate, cose insignificanti per il miglioramente della vita di tutti i giorni. QUESTO LA SINISTRA E SPERO ORA NOI LIBERALI DOBBAIAMO FAR CAPIRE AGLI ITALIANI, la sx non lo ha fatto ed ancora rincorre il modello di cui ha il copyright Di Pietresco, con le lobby economiche guidate da De Benedetti in prima fila.

Attenzione sto parlando di un berlusconi ILLIBATO, per facilità di discorso e per cercare di non fare un ragionamento dove poi ognuno dice la sua riguardo le schifezze fatte dallo stesso, ragionamento quindi da fare analizzando esclusivamente I DANNI CHE UN BERLUSCONI ILLIBATO PUO’ FARE AL PAESE. I numerosi conflitti d’interessi (morali) che bloccano il paese, le guerre sotterranee di lobby economiche che hanno paura che lo stesso le trascuri a suo vantaggio, le numerose polemiche sul controllo dei media e potrei continuare a lungo.

Purtroppo il teatrino è stato sempre lo stesso, stessi attori, stesse stronzate, e feltri che era partito male alla fine e’ andato meno peggio di altri, la stampa anti e le lobby ed i partiti di riferimento hanno utilizzati i soliti sistemi denigratori orientandosi nella stessa direzione che li ha portati a perdere e perdere consenso.

Penso sia giunto il momento di far capire a tutti che fortunatamente a differenza del 94 non ci sono più le corazzate Ochettiane a minacciarci ma delle sgangherate truppe innocue, quindi il collante berlusconi può andare a farsi benedire ed è bene farsi trovare pronti con il ns PLI.

Accedi per rispondere

 
Sergio Rizzitiello scrive:

Poff!

GUZZ- annunciamo con sollievo la dipartita di un uomo che avrebbe potuto essere coraggioso, onesto e colto. Ah, dimenticavo: e leale.
Addio e per sempre.
Non sono emesse altre pernacchie.

Accedi per rispondere

Gianluca scrive:

Bravo Paolo e ti prego di non ripensarci.

Accedi per rispondere

Arturo Zulawski scrive:

Game over.
Game over?
Secondo me -prima o poi- ritorna.

Accedi per rispondere

 
 
 
Amgelo scrive:

Per Brambilla perchè dichiara di esserlo,
per Maccarti perchè non lo dice ma lo è,
per Patton perchè lo sarà in un’altra vita:
http://www.youtube.com/watch?v=xgwchYGS4_Y

Accedi per rispondere

 
Amgelo scrive:

Rizzitiello scrive:

Io ho scritto a Guzzanti alcune volte per sapere cosa ne pensava dei miei scritti?

Falso! Non è mai, dico, mai avvenuto.
————————————————————————————————————–

Prima del “funerale”, per amore della verità, bisogna fare piena luce su questo

Accedi per rispondere

simona scrive:

Caro Amgelo,
non vorrai che si vadano a scartabellare due anni di blog per ritrovare quando Sergio ha chiesto a Paolo un’opionione su un suo scritto…

Accedi per rispondere

Grillo Parlante scrive:

Beh, non è così difficile come sembra… adesso non vorrei gettare benzina sul fuoco ma è stato chiesto un parere un po’ a tutti e un po’ su tutto:

11 dicembre 2007:
http://www.paologuzzanti.it/?p=537#comment-45208

12 settembre 2008:
http://www.paologuzzanti.it/?p=807#comment-72333

5 ottobre 2008:
http://www.paologuzzanti.it/?p=823#comment-74069

Se qualcuno vuole può fare di meglio, a me non interessa continuare.

Piuttosto un problemino: che fine ha fatto il Forum? Non trovo più in prima pagina il link col Forum; l’avevo pure memorizzato ma non funziona, mi si apre la pagina del Blog.

Sbaglio qualcosa? Sono cambiate le istruzioni?

Help!

GUZZ – IL FORUM E’ PER DUE GIORNI (forse meno) in riparazione: qualcosa non aveva funzionato provocando il blackout. Quanto al resto, NON intendo parlarne MAI PIU’ e gradirei che lo stesso facessero tutti perché l’argomento è chiuso. Non vorrei essere costretto a chiuderlo d’autorità- Ognuno può andarsi a leggere quel che vuole quanto vuole. Fine – e ri-daje – della storia.

Accedi per rispondere

 
 
 
eruz scrive:

Cala mestamente il sipario sulla Rizzitelleide, il senatore lo invita a sdraiarsi sul salvifico lettino, ciò che io più di anno fa, con altro stile dicevo ad un Sergio feroce nei miei confronti, feroce perché utilizzavo varie maschere per rientrare nel blog e adesso, ironia della sorte, si era messo pure lui ad usare le maschere.

AMARCORD

Sergio Rizzitiello scrive:

Bombolopp, sei un mentitore, e anche maligno, tanto che se credessi nel diavolo potrei pensare che tu ne sia l’incarnazione.
Menti perché tu dai “sostanza” ai tuoi personaggi, tu stesso li hai individuati con caratteri diversi e in più occasioni parli in terza persona per sottolineare l’autonomia che essi per te hanno.
Non è quindi assolutamente vero che per te sono solo semplici nickname per accedere al blog di Guzzanti.
E anche l’immagine che in ultimo hai creato, quella della bara, è molto significativa.
Poi sei maligno perché con perfidia hai voluto mettermi contro Guzzanti riaprendo, o presumendo di riaprire, una ferita recente, dandomi del fantasticatore, dicendo che è l’unica cosa che approvi di Guzzanti.

passator(fratello di Bombolopp) si vendica:

Ad essere sincero di Bombolopp, essendo io un curioso dilettante di psicoanalisi, mi interessavano, mi incuriosivano i post che scambiava con il signor Rizzitello; secondo me, analizzando i post di Bombolopp e vedendo e leggendo fra le righe, praticamente con quella irridente ironia nei confronti dell’amore di Rizzitello per la Psicoanalisi, secondo me Bombolopp voleva dire che al di sotto c’è una possibile nevrosi del signor Rizzitiello, che ha bisogno di esprimere una sua aggressività repressa, che non si può manifestare apertamente e quindi ama nascondersi tra le righe delle sue diagnosi scientifiche. Lui ha un bisogno coatto e cogente di offendere e di sbranare, ma è condannato ad essere buono, quindi nasconde i suoi artigli spuntati dietro le sue “obiettive” analisi, molto eloquenti sono i suoi giudizi nei confronti….., ammantati da grande esibizione di affetto e di amicizia, gridata, con gli ..oni che si sprecano, ,,,, di qua, …. di là, ma, in fondo sono tutte zampate graffianti, celate, o meglio pseudo-celate.

Sergio Rizzitiello scrive:

Cara Sigal, permettimi di precisare una tua definizione di Passator-Bombolopp: lui non può essere un icaro al rovescio per la semplice ragione che non ha ali, nemmeno posticce, di cera.
In realtà è l’uomo senza volto dalle innumerevoli maschere che siccome la vita non gioca più con lui, lui gioca, si fa beffe della vita.
Lui ti direbbe che non ha volto perché la vita glielo ha strappato via, e per questo la odia e odia chiunque ne esprime il respiro.
Lui ti direbbe che una volta amava la vita, l’annusava inebriato e ubriaco impazziva dei suoi profumi.
Poi la violenza, l’enorme delusione, la rabbia, l’odio, l’esigenza di travestirsi e fare il burlone per dimostrare una superiorità su quella vita che comunque lo costringeva a respirare, mangiare, pensare.
Ma la vendetta doveva compiersi: ogni sospiro doveva spezzarsi, ogni sogno trasformarsi in incubo, ogni desiderio deriso con una maschera.
Lui questo ti direbbe ma non ne ha la forza perché ci vuole coraggio e lui questo coraggio non ce l’ha.
Già da tempo nell’antica violenza ha deciso che in ognuno doveva ritrovare chi l’aveva determinata.
Per lui noi tutti siamo in realtà delle maschere e lui ci vuole fare da specchio: lui vuole rappresentarci.
Solo che nel grottesco dimentica che noi abbiamo un volto e a lui questo fa paura.
Lui ci vuole mascherare, costringere alla burla irridente e quando non ci riesce ha paura.
Ciò che è stato tolto non può più essere ripreso da chi non ha il coraggio di vivere.

passator scrive:

E che io so’ Pasquale? Diceva il grande Totò
Signor RIzzitello, che c’entro io con il signor Bombolopp? Nulla. Per quanto riguarda il giudizio su di Lei, io ho soltanto esplicitato con i mezzi più idonei della Psicoanalisi quello che i post di Bombolopp nascondevano, sa come siamo fatti noi psicoanalisti dilettanti, non si offenda, perché anche Lei mi sembra dilettante o no? E poi, nel nostro mestiere, si sa, chi di spada ferisce, di spada perisce. ……………………………………….
Non si preoccupi per la diagnosi, come ben sappiamo risultano spesso sbagliate; certo passare dalla posizione del diagnosticante a quella del diagnosticato, non fa molto piacere, ma…….. allegria!!
PS Se vuol dialogare, si rivolga direttamente a Bombolopp, ma non penso che il Senatore lo faccia rientrare.

Oh, ma avete visto come Sergio era feroce contro i miei nickname, quante cose cattive diceva, il diavolo, l’uomo senza volto….. le maschere…. tutte cazzate… io me la ridevo. Comunque morale della favola… chi di maschera ferisce, di maschera perisce! Sarei stato curioso di vedere se Sergio sarebbe stato in grado di gestire le sue maschere… ho qualche dubbio in proposito!

Divertiamoci e volemose bene, per questi altri cento anni che ci tocca vivere!!

Accedi per rispondere

 
Amgelo scrive:

Simona scrive:
Caro Amgelo,
non vorrai che si vadano a scartabellare due anni di blog per ritrovare quando Sergio ha chiesto a Paolo un’opionione su un suo scritto…
————————————————————————————————————–
Cara Simona,
in tutta questa tragi-commedia il fatto che Sergio neghi di aver richiesto pareri (richieste che io ho inteso fatte via mail) a Paolo è forse la cosa più seria. Può lasciare ombre su una persona che stimo immensamente e non vorrei. Se c’è stato scambio di persona, visto anche la personalità multipla di Sergio, meglio chiarirlo, secondo me. Ma non è che se non lo so allora cado in depressione.
Per il resto, Sergio è un simpatico insolente che non si rende conto delle proporzioni e cammina sulla Terra pensando che sia piana.

GUZZ – PER ME la questione è chiusa. Per sempre. Non esistono ombre, non c’è nulla da chiarire e da approfondire. Tutto è stato superato dall’ultimo post dell’individuo. Sarei grato se, seppure a fin di bene, mi si lasciasse in pace senza ricincischiare la vicenda che non è una vicenda. Fine definitiva della storia.

Accedi per rispondere

simona scrive:

GP,
mi ero accorta che il forum non c’era più e immaginavo la questione fosse dovuta al blackout di due gg fa.
Adesso Paolo ce lo conferma.
Cmq ti informo già da adesso che ho trovato molto materiale sulla Arctic Sea e credo ne potrebbe uscire un topic molto interessante.
Non ne ero al corrente, ma i siti che si occupano di traffico marittimo sono moltissimi e con il codice IMO della Arctic si trovano notizie inaspettate.

Appena è di nuovo attivo il Foruma apro il topic sulla Arctic, oppure aprilo tu.
Così seguiamo gli sviluppi.
Per il momento credo sia importante salvare sul PC le notizie precedenti l’annuncio del ritrovamento, che credo siano quelle più a rischio di “sparizione”.

GUZZ – IO SONO ANCORA l’unico incapace di destreggiarmi sul forum. Ridicolo, no?

Accedi per rispondere

simona scrive:

Macché Paolo,
io ancora non mi sono registrata sul Forum (perché non avevo nulla da scrivere) e non è detto che ci riesca al primo tentativo.
Però appena lo riattivate, se GP mi promette che parteciperà e mi aiuterà a interpretare certe info, vorrei provare con un thread sul mistero della Arctic.
Al quale tutti (tranne il velinaro di Gazprom) sono invitati a partecipare numerosi, come al circo.

Accedi per rispondere

Grillo Parlante scrive:

Simona, neanche a dirlo, dallo per scontato. Ci sarò, con tutti i limiti del dilettante. Ne avevamo già discusso, ricordi? Il Forum viene buono per questo e altri thread più specializzati: sarà una pacchia!

Vorrei scusarmi inoltre con Guzzanti per l’involontaria e apparente insistenza su certe “questioni chiuse”. Ho letto tardi della sua determinazione e, visto il black-out subito dalla piattaforma, ho fatto una prova tecnica sulla funzionalità di ricerca: le prime keywords che mi sono venute in mente erano quelle che avevo sott’occhio e, ahimè le più spinose. L’argomento in sè non mi interessa affatto.

Mi scuso se l’ho fatta irritare.

GUZZ – MI SCUSO IO per essere stato forse troppo brusco. E’ che quell’argomento ci ha fatto veramente buttare via tempo, anche se alla fine si impara sempre qualcosa. Grazie.

Accedi per rispondere

 
 
 
 
pfra64 scrive:

Non conoscendo nulla dei pregressi del blog, e non sognandomi neanche di intervenire in proposito, posto questa poesia che è bellissima e che in un certo senso mi sembra in tema.

Il FOLLE.
Mi chiedi come io sia diventato un folle.Accadde cosi’.
Un giorno, moltoprima che molti dei fossero generati, mi svegliai da un profondo sonno escoprii che tutte le mie maschere mi erano state rubate – le sette maschere che in sette vite io avevo forgiato e indossato.-
E senza maschera corsi per le vie affollate gridando:” Ladri, ladri, maledetti ladri!”
Uomini e donne ridevano di me , e alcuni corsero a rinchiudersi nelle loro case per paura di me.
E quando giunsi nella piazza del mercato, un giovane mi grido’ dal tetto di una casa:” E’ un folle!”
Volsi lo sguardo la’ in alto per guardarlo: E il sole mi bacio’ per la prima volta il volto nudo.Per la prima volta il sole bacio’ il mio volto nudo, e la mia anima avvampo’ d’amore per il sole, e non desiderai piu’ le mie maschere.E come in trance gridai:” Benedetti, benedetti siano i ladri che rubarono le mie maschere”.
Fu cosi’ che divenni un folle.
E ho trovato liberta’ e salvezza nella mia pazzia: Liberta’ di solitudine e salvezza dall’essere compreso, giacche’ coloro che ci comprendono asserviscono qualcosa in noi .
Ma non vorro’ essere troppo fiero di questa mia salvezza.Anche un ladro in prigione e’ salvo da un altro ladro.

( Kahlil Gibran).

GUZZ – VERAMENTE MOLTO BELLA E SIMBOLICA- C’è anche il caso di chi, essendo stato derubato di tutte le sue maschere, quando finalmente il sole bacia la sua faccia, scopre che anche la sua ultima faccia è una maschera. In quel caso scopre non di essere diventato folle, ma di essere sempre stato un traditore.

Accedi per rispondere

 
Amgelo scrive:

Annabel Lee, Francab,
mi piacerebbe avere un vostro commento (anche poche righe) all’articolo che allego qui di seguito.
Grazie
http://archiviostorico.corriere.it/2009/settembre/05/Questione_meridionale_danni_dello_statalismo_co_9_090905061.shtml

Accedi per rispondere

Gianluca scrive:

Caro Amgelo scusa l’intromissione visto l’OT ti riporto il mio pensiero in proposito che fortunatamente ho conservato e già postato mesi fa:

IL MEZZOGIORNO

Scusate il fuori tema ma vorrei fare un analisi su un tema molto in voga in questi giorni IL MEZZOGIORNO. Sono stanchissimo di sentire sempre le stesse cose da 30 anni ed immaggino che ha qualche anno più di me da quant’è che subisce questa tortura.

SI SCRIVONO E SI DICONO SEMPRE LE STESSE COSE.

I giornali di questi giorni sul tema MEZZOGIORNO:

http://www.corriere.it/politica/09_luglio_29/lombardo_dl_anticrisi_685e2fca-7c10-11de-bec1-00144f02aabc.shtml?fr=box_primopiano

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/07/Berlusconi-Mezzogiorno-Piano_Sud.shtml?uuid=efcb5358-7aed-11de-a777-a061c539af86&DocRulesView=Libero

http://www.unita.it/news/86837/il_pd_attacca_finora_hanno_solo_rubato_fondi_al_mezzogiorno

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=369960

http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=4304

QUELLO CHE SI DICEVA SUL TEMA ANNI FA:

ANNO 1999 (Questa di Ciampi è bellissima)
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1999/09/17/ciampi-ottimista-il-mezzogiorno-ce-la-fara.html

ANNO 1998
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1998/03/11/nasce-senza-portafoglio-agenzia-del-mezzogiorno.html

ANNO 1997
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1998/07/14/abbandono-del-mezzogiorno.html

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/07/15/mezzogiorno-senza-futuro.html

ANNO 1995
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1995/11/25/dini-sul-mezzogiorno-faremo-il-nostro-dovere.html

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1995/03/29/la-tangentopoli-del-mezzogiorno.html

ANNO 1994
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/11/08/il-rischio-mezzogiorno.html

ANNO 1989
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/07/18/su-fisco-mezzogiorno-marini-promette-battaglia.html

ANNO 1987
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1987/05/09/la-cisl-concentrera-la-sua-battaglia-su.html

ANNO 1984
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/07/11/la-confindustria-boccia-il-progetto-per-il.html

Basta leggersi questo articolo del 1984 di 25 anni fa dove la confindustria per bocca di un suo dirigente riguardo una legge per il sud dice:

“”Questa proposta di legge che il comitato ristretto della Commissione Bilancio della Camera ha varato sul nuovo intervento straordinario per il Mezzogiorno, ha il potere di accoppiare i due più gravi difatti in cui può incorrere un provvedimento di politica industriale: l’ assistenzialismo e il dirigismo”. Così la pensa la Confindustria”.

Oggi basta leggersi i giornali e ci si accorge in MANIERA EVIDENTE che ci dicono sempre le stesse cose. Tutte stronzate, o meglio cose reali ma se sono reali perchè non si cambia?

Come ho detto in precedenza riprendendo una frase di malombra per curare un male bisogna prima capire la malattia. Ieri ho iniziato ad analizzare un primo grande problema, quello culturale che fa si che ogni Italiano pensi solo al suo piccolo orticello ed ha una visione di paese alquanto particolare. La realtà è che non ci sentiamo paese, non basta dire sono Italiano ma bisognerebbe sentirlo. NOI SEMPLICEMENTE NON LO SENTIAMO. Ho spiegato che con queste premesse è facile incazzarci con i politici ma purtroppo loro stanno li grazie ai ns voleri. Se fossimo un vero paese che pensassimo al bene collettivo con un altissima moralità non saremmo dove siamo.

Ma veniamo al mezzogiorno. Innanzitutto riguardo il capire la malattia per trovare la cura è importante capire che cura si vuole fare. Tradizionalmente nella ns cultura ad ogni malattia abbiamo un farmaco che risolve il problema (ove possibile) ma se non si capiscono le cause è molto probabile che molte malattie si ripresentano fino a diventare croniche. A quel punto i farmaci nulla possono e si passa all’intervento chirurgioco (ove possibile) oppure si convive con un male cronico.

Con il mezzogiorno succede la stessa cosa, si provano a risolvere i problemi da 30/40 anni alla stessa maniera con antibiotici e medicine di tutti i tipi (soldi, finanziamenti, casse del mezzogiorno) ma facendo finta di non capire le cause RIMANE TUTTO INVARIATO FINO ORAMAI A POTER DIRE CHE I PROBLEMI SONO CRONICI.

Mi sembra due giorni fa su Libero c’era un interessante scambio di opinioni tra Feltri e Giacalone dove entrambi dicevano verità conclamate ed era difficile prendere posizione trovare una soluzione. Feltri sosteneva che basta non se ne può più di dare assistenzialismo al sud consci che molti fondi finivano alla malavita e che fosse 30/40 anni di storia avrebbero dovuto insegnarci che questa non è la cura giusta (come dargli torto?).

Di contro sosteneva Giacalone che le responsabilità dei cittadini del sud erano forti, indiscutibili. Cittadini spesso portati al vittimissmo ma allo stesso tempo complici accettando assistenzialismo allo stato puro con migliaia di persone retribuite senza fare nulla. Ma giustamente Giacalone sostiene di scavare ancora più a fondo e capire meglio i perchè. E qui prepotentemente metteva dentro le responsabilità gravissime dello stato che chiudendo un occhio sulle tasse rendeva la piccola e media impresa del nord/est più competitive nel mercato mondiale ma allo stesso tempo arricchiva il malaffare padrone delle regioni del sud. (come dare torto anche a lui?)

Da questo scambio di battute vorrei dire la mia che come sempre penso che la verità e’ nel mezzo. Nel paese dove trionfano i sostenitori del bianco e del nero ritengo che le verità siano sempre in mezzo. Diciamo che spesso mi ritrovo ad essere un fan del grigio!!

Sul sud penso che le cose siano abbastanza chiare, in questi 30 anni lo stato non è riuscito ad appropriarsi di quello che gli dovrebbe appartenere, il controllo totale del territorio. Le chiacchiere stanno a zero. L’influenza della malavita e del malaffare sulla popolazione è totale ed anche quando un cittadino onesto vuole uscire da certi meccanismi si trova a combattere una guerra contro i mulini a vento obbligato ad emigrare.

La malavita in anni di film, libri, cronache giudiziare e tanto altro ha fatto capire bene come agisce, come entra nel tessuto connettivo del sistema e se non si combatte questo sistema MAI SI RISOLVERA’ IL PROBLEMA SUD. La malavita inserisce miriadi di uomini nelle istituzioni, che siano stato, che siano forze dell’ordine, che siano dirigenti politici e quando arrivano i soldi SPESSO SENZA FARE NULLA DI ILLECITO FANNO ARRICCHIRE CHI VOGLIONO LORO E’ NELLA LORO DISCREZIONALITA’. Interagiscono e si aiutano senza problemi. Alla malavita importa poco se sei PD, PDL, PLI, PVS, VHS e chi ci vuol far credere questo penso sia in malafede, alla politica interessa avere persone che invece di rispondere a chi di dovere RISPONDONO A LORO. Se in un determinato posto del sud i politici di turno al potere non sono riconducibili all’identik appena fatto (casi assai difficili perchè controllando molto bene il territorio gli eletti sono tutti vicini alle famiglie del malaffare o dei clan o comunque legate ad un vincolo di conoscenza) la malavita non si scompone ed opera con le armi che più gli si aggradano e la differenziano da uno stato civile, minacce, attentati, omicidi fino al piegare il politico di turno se non adiruttura fino all’eliminazione.

In pratica è uno stato nello stato. Spero che tutti condividiate la fotografia appena fatta e la discussione potrà essere fatta su quante sono le isole felici dove questo tumore non si è ramificato e questa cultura non esiste con conseguente presenza lieve del malaffare. Questo comporta che in un paese dove già pecchiamo del problema di non sentirci uniti, ma che comunque riconosciamo allo stato il suo potere su di noi nel mezzogiorno LO STATO NON ESISTE ed il territorio è controllato da una sorta di parastato suddiviso in tanti piccoli poteri.

E’ facile capire perchè nel mezzogiorno le cose non migliorano, il parastato con i fondi si arrichisce ma allo stesso tempo non dimentica di favorire più persone possibili con assistenzialismo elevato all’ennesima potenza pagato dallo stato e sfruttato dal parastato per controllare il territorio.

Con questa situazione cosa succede da quasi 40 anni? che si mandano fondi ad arricchire dinamiche clientelari e del malaffare ed alimentando il parastato che entra sempre di più nel territorio ed ha più consenso di quel che sembra.

Accedi per rispondere

 
 
Jakob.Sprenger scrive:

“Quelli che oggi si schierano con lui perché credono di farmi dispetto, o perché sono dei poveri imbecilli, allora tacevano, non partecipavano, come non partecipava nessuno”:

tanto per cominciare, non è affatto vero che nessuno partecipava alle vostre schermaglie, “pro” o “contro” Rizzitiello che fosse, basta andare un po’ a ritroso nell’archivio di questo blog per appurarlo:

http://www.paologuzzanti.it/?p=891#comment-82519

http://www.paologuzzanti.it/?p=891#comment-82504

http://www.paologuzzanti.it/?p=891#comment-82571

http://www.paologuzzanti.it/?p=891#comment-82571

http://www.paologuzzanti.it/?p=891#comment-81972 (Radbod era il mio pseudonimo di allora)

http://www.paologuzzanti.it/?p=891#comment-81997

http://www.paologuzzanti.it/?p=891#comment-81981

http://www.paologuzzanti.it/?p=878#comment-80490

http://www.paologuzzanti.it/?p=877#comment-80168

…può bastare?

In secondo luogo, dato che con ogni evidenza vengo chiamato in causa anch’io, per quanto mi riguarda mi sono “schierato” con Rizzitiello soprattutto – oltre che, ma ben poco, per amicizia -perché ho trovato prima molto stupido e poi disgustoso (così come la Sua pervicace demolizione divertita e sarcastica del Nostro e dei suoi scritti , ormai divenuta di prammatica, qui dentro) il linciaggio morale che avete messo in scena ai danni di Sergio, col pretesto di scherzare sulle sue boutades di “grande oratore”, eccetera, e sui suoi scritti, il che non vi ha certo fatto fare una figura eccelsa;

se poi Lei pensa che l’abbia fatto perché sono un imbecille, pazienza, ormai sono mitridatizzato contro gli insulti che Lei mi ha rivolto qui dentro un’infinità di volte, insulti che ormai non mi toccano più, anzi;

quanto al mio non partecipare, cosa che è avvenuta su altri argomenti: non intervengo mai su cose che ignoro completamente, come appunto la psicanalisi;

“Io, purtroppo per lui e diversamente da lui, di psicoanalisi mi intendo: ho seguito tutti i congressi della Società Italiana di Psicoanalisi, ho scritto di Psicoanalisi per anni”:

bene, visto allora che Rizzitiello è un insegnante di provincia affetto da “megalomania” e un “name dropper”, sarebbe a questo punto molto bello e interessante sapere quali e quanti articoli di psicoanalisi Lei abbia scritto, e a quali congressi della Società Italiana di Psicoanalisi Lei abbia partecipato; o in alternativa, visto che Lei ha “4000 ore di volo al suo attivo”, se, dove e quali pazienti Lei abbia sottoposto ad analisi. Grazie;

alla fine di tutto, sa qual è il punctum dolens della faccenda, e a mio personalissimo avviso, il Suo difetto principale, Guzzanti? Che da un lato, essendo il padrone di casa Lei – giustissimamente – pretende rispetto dagli utenti del Suo blog, mentre dall’altro questo stesso rispetto, del quale si riempie la bocca ad ogni piè sospinto, Lei in molte occasioni lo nega ai Suoi interlocutori:

anche, per non dire spesso, del tutto gratuitamente, ossia quando costoro non hanno fatto oggettivamente niente per offenderla, insultarla, ridicolizzarla, eccetera: il che è tradire le leggi di ospitalità;

vede, Lei – lo dico con la massima serietà – è sicuramente una persona molto colta e intelligente, un ottimo giornalista, un fine conoscitore e divulgatore di mille cose, ironico, divertente, ha viaggiato e capito alla perfezione tanti luoghi, popoli e persone:

però con la Sua condotta insinua un atroce sospetto: quello di non aver ancora imparato a vivere.

Cordiali Saluti

Carlo Asili

GUZZ – ANCHE LEI AI MIEI OCCHI, è un perfetto sciocco: ha totalmente travisato, non capito e manipolato quel che ho scritto.
Ma io con lei non ho tempo da perdere. La prossima volta che lei si rivolgerà a me personalmente in qualsiasi modo, magari solo per dire che ho gli occhiali, la espellerò da casa mia e stavolta non le permetterò di tornare neanche travestito da pecora.

Accedi per rispondere

Gianluca scrive:

Caro Carlo Asili mi deve togliere una curiosità. Per quale ragione lei torna cambiando nick, camuffandosi, dopo esser stato bacchettato a più riprese?

Lei sostiene (a torto o a ragione non è questo il punto) di aver ricevuto insulti a non finire dal padron di casa, mi spiega perchè frequenta un salotto dove come dice lei E’ MESSO IN CATTIVA LUCE?

In attesa di una sua risposta provo a dare un interpretazione di quel che le apssa per la testa. Capisco che probabilmente a lei piace la gente che frequenta il salotto e nei confronti di Guzzanti ha un rapporto di amore/odio come lei fa intendere anche in questo ultimo post.

Il problema di fondo è che Rivoluzione Italiana E’ il giornale/salotto di Paolo Guzzanti, che lui mette a disposizione di tutti coloro che hanno piacere di parteciparvi. Se lo stesso eccede come lei scrive (anche qui non voglio entrare nel merito visto che non è importante ai fini del ragionamento) ha tutto il diritto/dovere di farlo, tanto che nelle regole ha specificato cosa si deve e non deve fare rivolto a tutti noi NON CERTO A LUI.

Penso che lei Carlo Asili in casa sua decide le regole per proprio conto e se qualcuno entra nel suo salotto per confrontarsi con lei abbia la possibilità di MANDARLO A QUEL PAESE O SBAGLIO? Ma al contrario logica e buon senso dicono che se nel suo salotto davanti ad altre persone alcuni si permettono di utilizzare toni che lei non gradisce nei suoi confronti o nei confronti di altri ospiti LEI SI POSSA ANCHE ADIRARE O NO?

E se entrando nel merito del confronto l’obiettivo dell’ospite del suo salotto E’ APPARIRE NEI CONFRONTI DEGLI ALTRI COME IL PIU’ FIGO DEL BIGONZO delegittimandola continuamente cosa farebbe? Non consiglierebbe al suo gentile ospite di portare le sue graziose chiappe su altre poltrone?

Attendo curioso un suo pensiero.

Accedi per rispondere

Jakob.Sprenger scrive:

dev’esser partito il commento, riscrivo:

Caro Gianluca, cerco di soddisfare la Sua bruciante curiosità:

in primis sono tornato qua dentro già da molto tempo (controllare per credere) perchè questo blog è molto interessante e pieno di persone in gamba;

in secondo luogo, il fatto che qui dentro io sia stato messo MESSO IN CATTIVA LUCE era faccenda tra me e il padrone di casa ormai passata, anche se non dimenticata: per cui, non essendo io persona vendicativa e per le ragioni di cui al capoverso precedente, ho deciso di restare qui dentro;

quanto alla Sua spiegazione di “quel che mi passa per la testa”, che vuol fare, rubare il mestiere al vituperato Rizzitiello? Mi dispiace molto deluderla, ma io verso Guzzanti non provo né amore né odio;

“Se lo stesso eccede come lei scrive (anche qui non voglio entrare nel merito visto che non è importante ai fini del ragionamento) ha tutto il diritto/dovere di farlo, tanto che nelle regole ha specificato cosa si deve e non deve fare rivolto a tutti noi NON CERTO A LUI.”

a parte il fatto che io non ho mai né insultato né offeso – almeno consapevolmente – Guzzanti, di norma i padroni di casa applicano l’ospitalità nei due sensi, ossia pretendono e garantiscono rispetto: più che mai ciò dovrebbe avvenire nel caso di Guzzanti, visto che afferma e ritiene di essere liberale e democratico; in caso contrario, laddove cioè il padrone di casa ha “tutto il diritto/dovere” di eccedere non si parla più di padrone di casa, ma “dominus legibus solutus”, con buona pace del liberalismo e della democrazia tanto conclamati dal Nostro;

quanto a “casa mia”, le regole da me decise e applicate sono esattamente quelle tradizionali dell’ospitalità da me ricordate poc’anzi: pretendo e dò rispetto ai miei ospiti, e cerco di non deflettere mai da questa regola: per cui non mi permetterei MAI, dico MAI, di sfottere un ospite specie davanti ad altre persone, per come si veste o per quello che dice, e men che mai di insultarlo, a meno che non fosse lui a farlo per primo e in maniera pesante (nel qual caso cercherei innanzitutto di redarguirlo in modo civile e in separata sede, lontano dagli occhi degli altri);

e se dovessi commettere tale errore perché trascinato dalla foga di divertirmi o per antipatia personale, mi affretterei a scusarmi con lui per il misfatto:

non dimentichi che io sono e resto sardo, e per noi – nonostante i tempi che cambiano – l’ospitalità è e resta sacra;

quanto alla frase questa è una scemenza e Lei lo sa fin troppo bene;

la ringrazio infine per le “graziose chiappe”, ma le mie non meritano tanti complimenti.

Cordialità

Carlo Asili

GUZZ – INGUARIBILE. INCREDIBILE.

Accedi per rispondere

Gianluca scrive:

La ringrazio della risposta Asili, le voglio solo ricordare che non esistono norme giuste o sbagliate che disciplinano il comportamento che deve tenere il padron di casa ma sarebbe consono avere solo un piccolo accorgimento IL BUON SENSO E LA BUONA EDUCAZIONE. Quindi felice per il suo modo d’intendere l’ospitalità, nel caso non ravvedesse nel Guzzanti lo stesso suo pensiero avete semplicemente due modi diversi d’intendere l’ospitalità MA NON E’ SCRITTO DA NESSUNA PARTE CHE IL SUO MODO SIA PIU’ CORRETTO DI UN ALTRO.

Per quanto riguarda il pensiero liberale le volevo fare due precisazioni. Essere liberali non significa ospitare persone nel proprio salotto e farsi prendere in giro quand’anche l’ospite agisca INCOSAPEVOLMENTE ed il salotto di casa NON E’ IL PAESE ITALIA. Si tratta di casa propria e spero lei prenda anche in esame la possibilità che un liberale in casa propria possa decidere come si deve comportare e come lo devono fare i suoi ospiti SENZA FARSI DARE DELL’ILLIBERALE.

Per chiudere, caro Asili mi spiega perchè collega l’essere liberale al farsi calpestare pena l’essere ILLIBERALE? Io che come Paolo mi ritengo liberale ESIGO in nome della mia libertà che nessuno mi venga a rompere i coglioni a casa mia, vorrei non si confondesse l’essere liberali con l’essere degli zerbini.

Tutto è lecito finchè non si ledono le libertà altrui. Ed i parametri non li detta chi va a fare l’ospite ma IL PADRONE DI CASA. Questa mi sembra l’unica regola incontestabile e se un ospite si accorge che con il suo comportamento sta infastidendo il padron di casa, per stessa ammissione del padrone di casa è buona educazione adattarsi O ANDARSENE.

Il fatto che l’ospite abbia un altra concezione di intendere l’ospitalità non c’entra ASSOLUTAMENTE NULLA anzi il pretendere lo stesso comportamento da parte del padron di casa, personalmente lo ritengo segno di grande arroganza.

Accedi per rispondere

 
Jakob.Sprenger scrive:

“GUZZ – INGUARIBILE. INCREDIBILE.”:

infatti: dalla vera ospitalità – che è una e una sola – non si guarisce mai.

Accedi per rispondere

Arturo Zulawski scrive:

La vera ospitalità è una sola?
Vera, sola ed unica?
Si consiglia la lettura di codesto libricino che non ha nessuna pretesa
http://www.amazon.co.uk/exec/obidos/ASIN/1861971702/markmccrumcom-21

(E' stato raggiunto il livello limite per questo commento)

Accedi per rispondere

 
 
 
 
 
eruz scrive:

Noemi ci rende edotti che Lei lo chiama Papi perché è dolce; veramente, secondo la versione del padre, lei lo voleva chiamare nonno, e forse sarebbe stato più giusto, è stato il padre che l’ha corretta, Non si capisce poi come l’affettuoso nomignolo di Papi sia stato ereditato da tutte le ragazze pompon di villa Certosa, siano esse escort, ruote di escort o torte. Cosa saranno le torte, non ve lo ripeto. Ma insomma ’sto signor Letizia era o non era l’autista di Craxi? Cmq o lo era o non lo era…. è senz’altro persona più importante di Mike Buongiorno e del senatore Guzzanti, i quali hanno tentato più volte di mettersi in contatto col Berlusca, ma non ci sono riusciti. Il signor Letizia, invece, non aveva e non ha di questi problemi, si sentiva col catramato per dargli una mano persino nel formare le liste. Mah, ci vorrà un’altra puntata di Bruno Vespa per dipanare ’sta matassa. Certo che son finite le interviste della D’Addario e cominciano quelle di Noemi e i giornali inglesi ci sguazzano!!

Accedi per rispondere

 
florem_sanguinis scrive:

Epilogo

Oh “venusta” musa,d’in effige beceri linciaggi allegorica traspositione,
da cui sogl’attigner inspiratione,
solinga disfavilli di blandi baluginii
et eziandio dispargi biece corbellerie e molesti tramestii
sanza dignitad’alcuna.
Favellar ischernevolmnete tui quetami ogne die
onde che in fine duolmi saver di siffatta dipartita ch’involto t’ave.
Correa nondimen d’uopo un vertudioso artifizio per aggirar l’insidia di cui latrice fusti.

Accedi per rispondere

 
kalevala scrive:

Caro Pàttone :

Mai dubbitato ke Sirvio de fica ciakkiappa.

Dartronde co tutti li sordi ke cia’ come se po penza’ ke vada co le scorfane.

Ma er bello e’ ke vorebbe facce crède ke le bbelle fregne lo konkupiskeno perke’ lui e’ sciarmante..ma sò sicuro ke manco lui ce crede.
A rearta’ e’ ke ‘na pelle co a Daddario saafarebbero tutti..semo tutti nvidìosi.
E llartri sò nvidiosi de noi perke’ noi ce lavemo e loro no…..io ioovenderebbe puro aggratise.

Accedi per rispondere

Patton scrive:

A Kalle,
se a D’Addario-ginecologgica “saafarebbero tutti”, allora nun è vero che noi italioti semo “diversi”. Antropologgicamente, sse capisce!

O vedi adesso che er tuo raggionamento nun sta in piedi?

Accedi per rispondere

 
 
jovenal scrive:

Boa tarde, non concordo con “i suoi sproloqui che generano un silenzio generale”, perché per generare un silenzio generale ci vuol altro, ad esempio un imperatore. Un imperatore che genera un silenzio generale sa una cosa che nella provincia il baro non sa, ossia che:
1. arriverà un idiota di città oppure di provincia oppure di montagna oppure di mare, che dirà Non capisco, e
2. l’unico che non dirà mai davvero nulla sarà il baro.
Il baro, non dicendo nulla, conferma tutto quello che scritto. Se il baro invece dice qcosa, qualsiasi cosa dica vuol dire che non ha capito.
Saluts.

Accedi per rispondere

Arturo Zulawski scrive:

saluti a jovenal

Accedi per rispondere

 
 
giovannamontorsi scrive:

Rispondo ad Eruz:
Nel suo “giro-vagare” con le parole, ne ha scritta una giusta: NONNO!…
(parlo perchè so…)
Buonasera a tutti….ciao Paolo!
gio

Accedi per rispondere

-jm- scrive:

Un altro, altrove, scriveva che quella era figlia (e diceva di sapere) … tutti hanno poi smentito questo fatto.

Cosa fa pensare che sia invece nonno (e da che parte)? Grazie :P

Accedi per rispondere

 
 
Mirror scrive:

Caro Amgelo amico mio, faccio un pò il Patton dicendoti questo: nel 1992 il sinistrorso, e all’epoca più giovane, Giorgio Bocca scrisse sulla questione meridionale “L’inferno – profondo sud, male oscuro” nel quale vi erano, sotto forma di reportage, le tesi esposte nell’articolo del destrorso Ostellino. C’era anche un richiamo alla Lega. Da allora sono passati 18 anni e nulla è cambiato, anzi. Speriamo che dall’articolo denuncia di Ostellino non trascorrino altri 18 anni, invano. Ci troveremmo a quel punto, se campiamo, nel 2028. Ti saluto affettuosamente. Mirror.

Accedi per rispondere

 
eruz scrive:

giovannamontorsi scrive:
6 Settembre 2009 alle 19:48
Rispondo ad Eruz:?Nel suo “giro-vagare” con le parole, ne ha scritta una giusta: NONNO!…?(parlo perchè so…)?Buonasera a tutti….ciao Paolo!?gio

E che vor di’? Il nonno è rivolto a me o a Belrusconi? Io non sono ancora nonno. Ma Lei sa, cosa sa? Non ci dica che Lei sa che il Berlusca è nonno vero di Noemi o meglio ce lo dica, sarebbe una bomba mondiale per il blog di Guzzanti. Me lo dica nell’orecchio, chi è figlio di Berlusconi il signor Letizia o la signora? Se cosi fosse, io divento berlusconiano, e nonno Silvio lo voglio santo subito.

Accedi per rispondere

Patton scrive:

Povero Eruz,
quella di SB “nonno materno di Noemi” è una voce che circola fin dall’inizio, come riferiva il 26 maggio Luca Sofri, e la stessa Repubblica:
http://www.wittgenstein.it/2009/05/26/il-nonno-di-noemi/

Ma c’è di peggio, roba strappacore da sceneggiata napulitane: Noemi aveva un fratello, Iuri (nota il nome “sovietico”, da Iuri Gagarin), morto nel 2001 durante il servizio militare, in un incidente stradale. Dopo il quale la madre di Noemi, ex-Miss (come si diceva una volta) vincitrice di 4 concorsi di bellezza minori, ex candidata alle elezioni per i Progressisti, si lega alla figlia, la trasforma in un’icona e la avvia alla sua stessa carriera di “Miss”.

Maronna d’o Càrmene, t’è capì?

Accedi per rispondere

eruz scrive:

Maronna d’o Càrmene, t’è capì?

Ma non eri tu devoto della Madonna theotokos e per questo eri andato per strade e sentieri dell’Asia minore? Mo’ sei diventato napoletano? Non sei affidabile. Sarò povero, ma in questa circostanza no. E’ apparsa, come d’incanto, la gentile signora Giovanna Montorsi, e con una frase sibillina ci ha fatto capire che Lei sa…. ora non so se sa o pensa solo di sapere. D’altronde se non erro e non mi fallo e se la memoria non al silicio mi sorregge, la Giovanna dovrebbe essere una nostra conoscenza ed era tra quelli che spiava, insieme a tutti, cosa tu andavi combinando nei deserti d’Arabia, un anno fa a cavallo di un cammello infelix nell’Arabia felix. Ma mi posso fallare. Ma la signora ha fatto una subitanea apparizione ci ha messo in ansia ed sparita nel nulla. E’ come l’araba fenicia.

Ingenuotto di un Patton!!

Accedi per rispondere

Patton scrive:

Don Eruttino, ma dove hai fatto il Seminario?
Possibile che non ti abbiano spiegato che ‘o Càrmene non è altro che il monte Carmelo in Galilea? E che razza di terrunciello sei, se non sai che nel santuario è venerata la “Bruna”, icona bizantina di una Madonna dalla carnagione scura; trovata, appunto, in Syria-Palaestina e portata a Napoli nell’XI secolo per sottrarla alla furia iconoclasta dei musulmani? (vedi

http://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_santuario_di_Santa_Maria_del_Carmine_Maggiore )

Adesso mi dirai, da bravo prete progressista, che questo è razzismo culturale, superstizione da baciapile, ecc. ecc… Ma doppiamente sbaglieresti: l’invocazione “nazional-popolare” alla Maronna d’o Càrmene io l’ho imparata da un insegnate di Napoli, ateo e marxista, anzi materialista ultra-ortodosso, che frequentavo qualche anno fa; e ciò dimostra che voi vitellos post-sessantottini avete perso il contatto con il proletariato, il cosiddetto popolo-bue, di cui siete pur sempre figli, ancorché sconoscenti.

Ma bando alle chiacchiere. Giovanna non è obbligata a dirci la sua fonte sulla paternità, o meglio nonnità, di Noemi. Il punto è un altro. Se la storia è vera, i Repubblicones la sapevano fin dall’inizio (26 maggio) e misero le mani avanti per pararsi il in caso qualcuno dei protagonisti volesse rivelarla. Poi si son buttati a testa bassa nel caso, sicuri che il campo era libero, per farsi passare agli occhi del mondo come l’unico giornale libero e coraggioso del Belpaese. Che farsa ignobile; comunque soltanto l’ennesima di una lunga serie di bieche buffonate messe in scena dai marpioni di Largo Fighetti.

Berlusconi, d’altra parte, resta quel familista amorale che già cconoscevamo, ma se la storia è vera, mezza Italia farà santo lui, la nonna e la mamma di Noemi, le quali ha dimistrato una non comune digntà. Sermpre che la storia sia vera, s’intende.

Accedi per rispondere

 
 
 
 
alberto49 scrive:

Stanotte non ho dormito bene,mi giravo nel letto pensando alla dipartita forzosa di Rizzi ed allora mi sono ripromesso stamattina,di cercare di ricomporre la frattura che sembra definitiva.Intanto devo premettere che una delle mie qualità,è quella di mediatore.Ho avuto modo di praticarla in molte occasioni di lavoro e interpersonali con buoni successi:matrimoni in crisi,intermediazioni contrattuali ed altro.Devo prima rivolgermi a Rizzi,chiedendogli di riflettere su una cosa:a parti invertite,con Guzzanti(nella parte integrale di Rizzi) che interviene sul blog di Rizzi(nella parte integrale di Guzzanti) nei modi che abbiamo visto,cosa avrebbe fatto lui stesso?Avrebbe accettato insulti,accuse sgraziate,lenzuolate supponenti ed a volte insulse e lui avrebbe più volte cercato di sanare,riportare amorevolmente nell’alveo il rapporto ed anche sentendosi preso per il culo con comportamenti scorretti?Ecco,vorrei se Paolo permette ,avere una risposta a queste domande e chiedere infine se Rizzitiello,sia disposto a chiedere scusa al padrone di casa e da quel momento accettare le regole che tutti accettiamo per partecipare al salotto che ci mette a disposizione il nostro munifico padrone di casa.Paolo ho capito che sei molto incazzato e forse anche scoglionato,e quindi non ti frega più nulla di tenere Rizzi all’interno del blog,ma ti prego di accettare un’ultima volta,questo mio tentativo affinchè nessuno possa dire che non si sia fatto tutto l’umanamente possibile per dimostrare che quì dentro c’è democrazia fino al limite che non può superare ovviamente l’autolesionismo.A.Barsi

Accedi per rispondere

 
francab scrive:

PIANO MARSHALL PER IL MEZZOGIORNO

Su richiesta di Amgelo sono andata a leggermi l’articolo a firma di Piero Ostellino pubblicato sul Corsera del 4 settembre u.s., e devo dire che le tesi sposate da Ostellino sono quelle che da anni ci vengono puntualmente propinate. Del cattivo uso dei fondi statali nel Mezzogiorno, ne sento parlare da almeno 40 anni, e immancabilmente mi sono sempre chiesta quale sia il metodo di ripartizione di queste risorse. Magari non ne sono al corrente ed esiste…ma c’è un organismo che in qualche modo richiami anche se lontanamente OECE atto a controllare l’effettivo utilizzo dei fondi elargiti ecc.? Se si vuole dare una parvenza di “Piano Marshall” ad un’ operazione politica di tutt’ altro fine, sarebbe bene che del piano Marshal ne prendesse non solo le sembianze, ma anche il fine. Non so che genere di commento si aspetti da me Amgelo: se è circa la validità di questa ennesima operazione per ripianare il divario economico nord-sud, posso anticipare che no, non credo che darà i risultati sperati se verrà gestita come negli anni precedenti. se poi vuol sapere se ritengo più consono l’applicazione del pensiero smithiano del “laisser faire” in attesa che la “mano invisibile” si manifesti e faccia il miracolo, no, non credo che avverrà: no, in questo contesto mafioso. Mi spiace non avere la prontezza e la lucidità che questo argomento richiederebbe, ma ho la febbre…Sono felice che il forum sia stato riattivato e dico all’on. Guzzanti che “sono con lui…”, qualsiasi cosa accada..Cordialità a tutti e a rileggerci fra qualche giorno, spero…

Accedi per rispondere

 
ziozioziosamurai scrive:

Medio Oriente: colonie, via libera ufficiale di Israele a nuove costruzioni

07 Settembre 2009 10:49 ESTERI

GERUSALEMME – Via libera ufficiale alla costruzione di 366 nuove abitazioni nelle colonie della Cisgiordania e di Gerusalemme est dal ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak. Lo rende noto un comunicato del ministero. Nei prossimi giorni, secondo la nota, Barak autorizzera’ la costruzione di altri 84 alloggi nelle colonie, portando a 450 il numero delle nuove costruzioni. (RCD)

Ormai per Israele non ci sono più scusanti. Sono veramente dei criminali.

GUZZ – NO, QUESTO NON GLIELO PERMETTO. Per due motivi: il primo è che io sono uno sfegatato sionista, con la stella di David marchiata a fuoco (e senza essere ebreo).
Il secondo motivo è che non esistono “colonie”, ma case civili di abitazione per famiglie. Non ci sono colonie né colonialisti, ma soltanto madri, padri, bambini, contadini e artigiani. Colonie: questo è il termine antisemita con cui gli antisemiti parlano delle costruzioni di abitazioni su territorio israeliano o su territorio controllato dallo Stato di Israele. Non le basta la mostruosità che ha subito Israele quando, senza alcuna contropartita e per puro spirito di pace, cedette Gaza e tutti i suoi abitanti e le case da loro costruite, in cambio della pace, ricevendone in cambio una pioggia di missili?

Accedi per rispondere

ziozioziosamurai scrive:

Beh, non sono della Sua opinione. Per il mio modestissimo parere la costruzione di nuove colonie non è compatibile con la volontà di creare du stati indipendenti. Riprendo a questo proposito anche la trasmissione sulla tv svizzera SF
“Sternstunde Philosophie: Wenn der Feind ein Freund ist. Der Palästinenser Rami Nasrallah und der Israeli Shlomo Hasson im Gespräch mit Norbert Bischofberger”

Saluti.

Accedi per rispondere

simona scrive:

ziozioziosamurai, non è questione di opinioni, ma di lettura dei fatti.

Se non sbaglio qualcosa la questione dei nuovi insediamenti è questa:
l’amministrazione Obama sta cercando di portare a termine una difficile quanto improbabile trattativa per il previsto processo di pace israelo palestinese.
Il problema è che come al solito, solo per scomodare il culetto e sedersi al tavolo di pace, Mahmoud Abbas ha chiesto un ticket: il blocco delle costruzioni negli insediamenti.
Ovviamente senza lui offrire nulla in cambio a dimostrazione anche della sua, di buona volontà.
Quindi Netanyahu, per lanciare un messaggio facilmente intepretabile per tutti (USA e autorità palestinese), ha approvato circa 500 nuovi progetti edilizi in Giudea e Samaria, che anche un somaro capisce resteranno solo sulla carta, prima che si concretizzi il congelamento totale delle attività edilizie chiesta da Abbas e poi pretesa da Obama come condizione per l’avvio delle “trattative di pace.”
Questo a dire che se dopo il congelamento l’accordo non si farà, allora, DOPO, le attività edilizie riprenderanno.

Come si vede bene dallo svolgersi degli eventi e dalle carte per adesso calate sul tavolo delle trattative, ai palestinesi e ai siriani non è stato imposto alcun incentivo per affrettarsi a concludere l’accordo di pace: il mondo continua a dire loro che la terra perduta durante la seconda intifada gli tornerà indietro in ogni caso, mentre poi si discuterà amabilmente per anni del ritorno allo status quo precedente al 4 giugno 1947.

Accedi per rispondere

 
 
 
ziozioziosamurai scrive:

OT

La notizia del sequestro dei bond a Chiasso è abbastanza vecchia, ma non per questo meno inquietante…

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=356715&START=0&2col=

Purtroppo nessuno ne parla. Adesso c’è anche un interrogazione parlamentare (Beltrandi http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=15129&stile=6&highLight=1&paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+SCRITTA%27). Speriamo di fare presto luce su questo intrigo. Voi che ne pensate?

Accedi per rispondere

Gianluca scrive:

Mi sembra un ottima segnalazione. Nonostante leggo diversi giornali la news era passata totalmente inosservata. Poveri noi.

Accedi per rispondere

 
 
manpan scrive:

Ciao Guzz,
appena tornato dalle vacanze e purtroppo non ho avuto modo di seguire sul blog gli eventi di queste ultime settimane … che considero letteralemte da terzo mondo …

veline, zoccole, chiesa, cardinali, leggi ad personam, imperatore, boffo, feltri ( che x me con questa storia ha perso un po’ di punti), ci manca solo una storia di marziani …

… volevo segnalare e aggiungere solo che dopo aver visto la bellissima trasmissione di ieri sera Presa diretta del bravo e libero giornalista Riccardo Iacona, l’unico ormai che fa giornalismo di inchiesta, posso tranquillamente affermare che siamo diventati un paese di merda.

in questo paesino di ricottari siamo capaci solo di pensare alle immonde stronzate che ci propina il super presidente attraverso i suoi schiavetti professionisti …

… e intanto la gente muore e soffre in quel modo … per colpa di leggi che farebbero arrossire anche i gerarchi più violenti delle SS ma sopratutto per colpa di “ritrovate” amicizie con criminali di guerra, noti terroristi internazionali e probabilmente puttane africane …

N E L L A T O T A L E I N D I F F E R E N Z A !!!!!

… ma che paese è questo

Io non credo che la chiesa baratterà tutto questo con qualche leggina viste tutte le cose accadute in questo ultimo periodo …
… tanto varrebbe dargli le chiavi di San Pietro …

… (mi contraddico : forse Wojtyla no, ma ratzinger … chissà … speriamo bene …)

…non so se non l’ho trovato o se non c’è sul blog … ma vorrei un tuo parere sull’attacco a boffo ( non su feltri) ovviamente

saluti cattocomunisti

Accedi per rispondere

 
eruz scrive:

pag. 16

Capii allora che Berlusconi stava prendendo le distanze da un’inchiesta che lui stesso aveva fortemente voluto, sperando che saltassero fuori elenchi fra i politici attuali italliani…..

Allora, Senatore, soffermiamoci sul suo “allora”, quindi allora, quando la Commissione era ancora in attività lei sapeva che Berlusconi stava prendendo le distanze dall’inchiesta ed era consapevole che l’obiettivo e la speranza di Berlusconi era che dalla Mitrokhin potesse uscire fuori qualcosa che potesse incastrare i suoi oppositori politici. In fondo la tesi sostenuta da molti sinistrorsi qui nel blog e se non ricordo male da lei allora osteggiata. Mi sbaglio?

Ps Avrete capito.. sono finalmente, da pochissimo, in possesso de Il mio agente Sasha,

pag. 17

quell’uomo era Alexander Litvinenko, che a causa della sua attività di mio confidente fu assassinato nel 2006…

Non le sembra di essere un po’ apodittico e dare già all’inizio del libro la soluzione del giallo. Litvinenko è stato assassinato e questo è un fatto, ma che lo sia stato a causa della sua commissione è un fatto o un’opinione?

Fino a pag. 35
In attesa di incontrare Gordievsky, l’io narrante si lascia andare alla sua vena narrativa, sia sulle avventure disavventure biografiche della vita di Gordievskiy e sia su una “fascinosa” e panoramica ricostruzione della caduta del muro di Berlino. Anche a questo proposito, cioè sulla figura di Corbaciov, sulla caduta del muro e sulla riuscita del programma del Kgb per allungare i tentacoli sull’intera Europa, non si capisce bene se sono fatti o opinioni. Il tono è comunque apodittico.

Nota positiva e per adesso conclusiva: intravedo e riconosco lo sforzo di innalzarsi dal mero fatto giornalistico ad una visione di più largo respiro, ad un approfondimento di tipo storico. E’ chiaro che nella storia, nel giudizio storico il verum con il factum convertuntur, devono coincidere, se no diventa filosofia sulla storia. Per adesso ho letto, per curiosità ed entusiasmo, queste prime trenta pagine….. il resto a non so quando

GUZZ – GRAZIE, mi farà poi conoscere il suo giudizio finale, se ce ne sarà uno.
1 – Sì, SB aveva come unico scopo quello di trovare qualche via per inguaiare qualche antagonista di sinistra, ma ovviamente questo non era IL MIO scopo, che restava quello di servire al mio meglio la verità, quale che fosse.
2 – Le informazioni su Gorbaciov sono su una sterminata letteratura sul suo conto, tutta di lingua inglese sconosciuta agli italiani, oltre che nei numerosi testi di Boris Bukovsky, in particolare “Eurss” (edizione Spirali in Italia) che poggia su un blocco di 100 mila documenti originali esportati per via telematica e messi a disposizione degli studiosi. La caduta del Muro voluta da Gorbaciov e annunciata in anticipo al Bundestag a Bonn è nelle cronache.
3 – Io non ho il minimo dubbio sul fatto che Sasha sia stato ucciso per questo, e dedico nel libro un notevole spazio al movente: perché ucciderlo, perché ucciderlo allora e non prima, perché ucciderlo in quello specialissimo modo e non con quattro revolverate sparate da un motociclista in corsa sotto il portone di casa.
Sasha è stato ucciso per causa mia e lui lo sapeva, lo temeva, e ha lasciato traccia di questa sua precognizione anche nel noto filmato che lei può rivedersi per la centesima volta su questo blog in cui Sasha dice che due suoi informatori usati per la Mitrokhin sono stati falciati a colpi di mitra, come anche il generale Trofimov; che da quando aveva cominciato a collaborare con me aveva ricevuto una bomba incendiaria dalla finestra e pedinamenti intimidatori; e che da quando lavorava per me (e non prima, benché fosse in Inghilterra dal 2000) il suo figlio della prima moglie rimasto a Mosca veniva ogni giorno dileggiato dalla maestra davanti ai compagni, con le parole: “Guardate come è fatto il figlio di un traditore”.
Ma più che altro resta valida la domanda fondamentale: perché? E su questo punto penso di aver svolto una analisi fattuale. Grazie delle osservazioni.

Accedi per rispondere

 
simona scrive:

http://gawker.com/5352827/

Il mensile GQ (ed. Condé Nast) nel numero di settembre pubblica una lunga inchiesta del corrispondente di guerra Scott Anderson dal titolo “Nessuno osa chiamarla cospirazione”.
Per scelta politica della casa editrice l’inchiesta è sparita dalle copie del mensile distribuite in Russia.

Il link indicato più sopra porta ad un sito che pubblica le pagine dell’inchiesta scannerizzate, Credo valga la pena di una traduzione perché questo lungo articolo interessa in particolar modo Alexander Litvinenko, ucciso dal KGB; infatti riproduce esattamente le stesse accuse che AL aveva già formulato in “Blowing up Russia” con la collaborazione di Yuri Felshtinsky.
Anche tutte le copie del libro di Litvinenko arrivate in Russia furono sequestrate ancora prima che iniziasse la loro distribuzione e recentemente sono state distrutte.
L’inchiesta di Anderson accusa Putin di essere il responsabile degli attentati che hanno fatto saltare in aria due palazzine di Mosca nel 1999 e poi di aver usato quei massacri per attaccare la Cecenia pochi giorni dopo.

La traduzione è in più parti, consiglio la pazienza di un’attenta lettura.

NESSUNO OSA CHIAMARLA COSPIRAZIONE
Di Scott Anderson
Dieci anni fa in questo mese, la Russia fu scossa da una serie di misteriosi attentati contro delle palazzine residenziali che provocarono centinaia di morti. Fu cavalcando l’ondata di sgomento e terrore che ne conseguì che un allora quasi del tutto sconosciuto VLADIMIR PUTIN divenne uno degli uomini più potenti del Paese. Ma ci furono dubbi sulla natura di quegli attentati, e prove inquietanti che gli esecutori in realtà avessero operato per conto del Governo russo. Negli anni a seguire, coloro che hanno messo in dubbio la versione ufficiale dei fatti uno ad uno sono stati costretti al silenzio o sono morti. Solo uno di loro è ancora vivo e SCOTT ANDERSON lo ha incontrato.

IL PRIMO BLOCCO ad essere colpito furono gli alloggi dei soldati russi e delle loro famiglie a Buynaksk. Si trattava di un edificio anonimo di cinque piani situato nella periferia della città, e quando a tarda notte, il 4 settembre 1999, esplose un enorme camion-bomba i piani dell’edificio si schiacciarono uno sull’altro finche l’edificio non era ridotto a un ammasso di macerie in fiamme. In quelle macerie i cadaveri di sessantaquattro persone, uomini, donne, e bambini.
*
NELLE ORE PRECEDENTI IL TRAMONTO dello scorso 13 settembre ho lasciato il mio albergo nel centro di Mosca e mi sono diretto verso un quartiere popolare nella periferia sud della città.
Erano dodici anni che non tornavo nella capitale russa. Dovunque erano spuntati nuovi edifici di vetro ed acciaio, il profilo della città era intontito di gru e perfino alle 4 del mattino le luci abbaglianti dei casino in Puskin Square erano al massimo del fulgore mentre la Via Tverskaya era intasata di SUV e berline BMV. Il mio tragitto fu uno sguardo inquieto alla colossale trasformazione che la Russia, con la sua economia alimentata dai petrodollari, aveva intrapreso nei nove anni dalla salita al potere di Vladimir Putin. Ma la mia destinazione quella mattina era un luogo nella “vecchia” Mosca, un piccolo parco dove un tempo si trovava un grigio edificio di nove piani noto come 6/3 Autostrada Kashirskoye. Alle 5:03 della mattina del 13 settembre 1999 – esattamente nove anni prima della mia visita – il 6/3 Kashirskoye era saltato in aria pervia di una bomba nascosta nel piano interrato; morirono nel sonno 121 dei residenti. Quella esplosione avveniva nove giorni dopo quella a Buynaksk, e fu la terza di quella che sarebbe stata la serie di quattro attentati in Russia che avvennero in quel settembre nell’arco di dodici giorni, uccidendo 300 persone e gettando la nazione nel panico; si trattò della serie di attentati terroristici più letale al mondo fino all’11 settembre. Accusando degli attentati i terroristi ceceni, il Primo Ministro russo fresco di nomina Vladimir Putin ordinò un’offensiva terra-buciata nella repubblica separatista. Sul successo di quella offensiva lo sconosciuto Putin diventò un eroe nazionale e velocemente assunse il controllo completo dello Stato russo. E’ un controllo che mantiene ancora oggi.
Dove una volta si trovava 6/3 Kashirskoye adesso c’era un recinto ordinato di aiuole ben curate. Circondavano una lapide di pietra con sopra incisi i nomi dei morti e in cima una croce ortodossa russa. Per il nono anniversario dell’attentato erano arrivati tre o quattro giornalisti locali, controllati discretamente da una coppia di poliziotti seduti in una macchina di servizio parcheggiata poco distante, ma in realtà non c’era molto da fare per nessono di loro. Poco dopo le 5 del mattino un gruppo di circa due dozzine di persone – per lo più giovani, parenti dei deceduti probabilmente – si era riunito per lasciare delle candele e garofani rossi ai piedi della lapide, ma si ritirarono velocemente quanto erano arrivati. Gli unici altri visitatori quella mattina erano due uomini anziani che erano stati presenti durante gli attentati e che rispettosamente spiegavano alle telecamere della TV quanto fosse stato terribile, che violenta emozione.
Ho visto che uno dei due si era commosso davanti alla lapide e si asciugava ripetutamente le lacrime dalle guance. Varie volte si era girato per allontanarsi, come volesse andar via, ma non si allontanava mai di molto. Indugiava tra gli alberi ai bordi del parco e poi faceva un breve ritorno alla lapide. Alla fine, mi avvicinai.
“Vivevo molto vicino,” mi ha detto, “e fui svegliato dal rumore. Mi affrettai fuori e..”. Era un uomo alto, un ex marinaio, e muoveva le mani senza sosta sulle aiuole. “Nulla. Nulla. Estrassero un bimbo ed il suo cane. Questo è tutto. Tutti gli altri erano già morti.”
Ma come poi ho scoperto, l’uomo aveva un legame personale con la tragedia. Sua figlia, suo genero, e suo nipote vivevano al 6/3 di Kashirskoye, e anche loro erano tutti morti quella mattina. Conducendomi verso il monumento indicò i loro nomi sulla lapide, e disperatamente si asciugò gli occhi di nuovo. Poi sussurrò con rabbia: “dicono che che sono stati i ceceni, ma è una bugia. E’ stata la gente di Putin. Lo sanno tutti. Nessuno ne vuol parlare, ma tutti lo sanno.”
E’ un enigma piantato nel cuore dello Stato russo moderno, un dilemma ancora oggi irrisolto. Nei terribili eventi del settembre 1999, la Russia ha trovato in Putin il suo angelo vendicatore, il proverbiale uomo d’azione che ha schiacciato coloro che avevano attaccato la sua nazione e che ha condotto il suo popolo fuori da quella crisi? Oppure quella crisi fu architettata per per portare uno dei loro al potere? Quello che rende importante questo dilemma è che se nel settembre 1999 non vi fossero stati quegli attentati e tutto quello che ne derivò, è difficile immaginare un altro scenario che avrebbe portato Putin alla posizione che occupa oggi: un attore sulla scena globale, la guida di una delle nazioni più potenti della terra.
E’ strano, quindi, che così poche persone fuori dalla Russia abbiano voluto trovare una risposta a questa domanda. Si crede che molte agenzie di intelligence abbiano condotto indagini sugli attentati alle palazzine, ma nessuno ne ha divulgato i risultati. Alcuni politici americani hanno mostrato interesse per questi attentati. Nel 2003, John McCain dichiarò al congresso “esistono credibili accuse che l’FSB [Servizio Federale di Sicurezza] abbia avuto un ruolo in questi attentati.” Ma altrimenti, né il Governo degli Stati Uniti, né i media americani hanno mai mostrato la volontà di sondare il problema.
Questo apparente disinteresse adesso si è esteso anche alla Russia. Subito dopo gli attentati un’ampia fetta della società russa dubitò pubblicamente della versione dei fatti presentata dal governo. Quelle voci adesso si sono spente una ad una. Negli anni recenti molti dei giornalisti che hanno indagato sulla vicenda sono stati uccisi – o sono morti in circostanze sospette – come anche due membri del parlamento che facevano parte della commissione d’inchiesta. Nel frattempo, sembra che praticamente tutti coloro che hanno narrato i fatti in modo contrastante con la versione del Governo adesso o si rifiutano di parlare, o hanno ritrattato la loro versione, o sono morti.
Durante il tempo che ho passato in Russia lo scorso settembre, ho avvicinato un numero di persone – giornalisti, avvocati, inquirenti di gruppi per i diritti umani – che si erano impegnate nella ricerca di risposte. Molti hanno rifiutato di parlarmi. Altri hanno accettato a malinquore, ma solo per limitare le loro dichiarazioni a una recita delle incongruenze del caso già note; se pressati per avere una loro opinione hanno ammesso soltanto che la questione resta “controversa.” Anche l’uomo anziano del parco Kashirskoye alla fine ha evidenziato l’atmosfera di disagio che circonda questo argomento. Dopo aver subito accettato di incontrarmi una seconda volta, per un appuntamento nel quale aveva promesso mi avrebbe presentato ad altri familiari delle vittime che dubitavano della versione del governo, ha cambiato idea.
“Non posso farlo,” ha detto quando mi ha chiamato pochi giorni dopo. “Ho parlato con mia moglie e il mio capo, e tutti e due hanno detto che se mi incontro con lei sono finito.”
Avrei voluto chiedergli cosa intendesse per “finito”, ma il vecchio marinaio ha riagganciato prima che potessi formulare la domanda.
Non c’è dubbio che parte della reticenza scaturiva dal ricordo del destino dell’uomo che aveva fatto una crociata personale della ricerca delle prove che si era trattato di una cospirazione: Alexander Litvinenko. Dal suo esilio a Londra, il traditore ex tenente colonnello dell’FSB aveva iniziato una campagna senza sosta contro il governo di Putin, accosandolo di ogni tipo di crimine e corruzione – e in particolare di aver orchestrato gli attentati alle palazzine residenziali.
Nel novembre 2006, sollevando un caso che attirò l’attezione di tutto il mondo, ad Alexander Litvinenko venne somministrata una dose letale di Polonio radioattivo, sembra durante un incontro con due ex agenti dell’intelligence russa in un bar di Londra. Prima che il veleno lo uccidesse – passarono ventitre giorni di agonia – Litvinenko firmò una dichiarazione che accusava Putin del suo omicidio.
Ma Litvinenko non aveva lavorato da solo al caso delle esplosioni alle palazzine. Molti anni prima del suo omicidio, aveva trovato l’appoggio anche di un altro ex agente del KGB nella sua ricerca di risposte, un ex investigatore criminale di nome Mikhail Trepashkin. I due avevano storie personali piuttosto complicate – negli anni ’90 uno dei due fu incaricato di uccidere l’altro – ma è stato in realtà Trepashkin che, lavorando sul terreno in Russia, aveva scoperto molti dei fatti inquietanti sulla vicenda.
Trepashkin aveva anche avuto problemi con le autorità. Nel 2003 era stato spedito in uno squallido campo di prigionia sui monti Urali per quattro anni. Al momento della mia visita a Mosca lo scorso anno, comunque, era di nuovo libero.
Attraverso un intermediario sono venuto a sapere che aveva due figlie giovani e una moglie che volevano con tutte le forze che lui restasse fuori dalla politica; unendo questi fattori con il suo periodo di prigionia e l’omicidio del suo ex collega, mi sembrava probabile che un tentativo di incontrarlo sarebbe andato male come le conversazoni che avevo avuto con altri ex dissidenti.
“Oh, parlerà,” mi assicurò l’intermediario. “L’unico modo per fermare Trepashkin è ucciderlo.”
*
IL NOVE SETTEMBRE, cinque giorni dopo l’attentato a Buynaksk, gli attentatori colpirono Mosca. Fu la volta di una palazzina di otto piani in Via Guryanova, in un quartiere operaio a sud est della città. Invece che un camion bomba, il congegno esplosivo era stato piazzato nel sottosuolo dell’edificio, ma il risultato fu virtualmente identico; l’esplosione fece crollare tutti gli otto piani e nel sonno rimasero uccise ottantaquattro persone.
Fu con Via Guryanova che scattò l’allarme. Entro poche ore alcuni ufficiali del governo russo affermarono con certezza che i responsabili erano terroristi ceceni, e la nazione venne messa in stato di massima allerta. Mentre centiania di poliziotti vennero spediti in giro per interrogare, e in centiania di casi arrestare, chiunque sembrasse un ceceno, gli abitanti delle palazzine residenziali di tutta la Russia si organizzarono in pattuglie di controllo dei quartieri. Richieste di vendetta si levarono da tutte le parti politiche.
SU RICHIESTA DI TREPASHKIN, il nostro primo incontro abbe luogo in un affollato caffé nel centro di Mosca. Uno dei suoi assistenti si presentò per primo, e poi, venti minuti dopo arrivç Trepashkin assieme a una specie di guardia del corpo, un giovanotto muscoloso con i capelli a spazzola e lo sguardo poco intelligente.
Trepashkin, sebbene basso, era muscoloso – a testimoniare una la pratica di varie arti marziali da una vita – e ancora di bell’aspetto per i suoi 51 anni. Ma la sua caratteristica più coinvolgente era un costante largo sorriso. Gli conferii un’aura immediata di gradevolezza, amabilità, sebbene immagino che chiunque abbia subito un suo interrogatiorio nei suoi giorni da KGB potrebbe aver trovato irritante questa caratteristica.
Per alcuni minuti parlammo del più e del mano – il tempo inconsuetamente freddo di Mosca in quei giorni, i cambiamenti che avevo notato dalla mia precedente visita – e sentivo che Trepashkin stava cercando di inquadrarmi, decidendo quanto poteva dirmi.
Poi cominciò a parlarmi della sua carriera nel KGB. Aveva passato la maggior parte degli anni come investigatore criminale specializzato in contrabbando di antichità. Era, in quei giorni, un fedelissimo dello stato sovietico e in particolare del KGB. Trepashkin era un sovietico così convinto che perfino aveva sostenuto un gruppo che cercò di impedire l’ascesa di Boris Yelsin per mantenere il sistema sovietico.
“Vedevo che sarebbe stata la fine dell’Unione Sovietica,” mi ha spiegato nel bar Trepashkin. “Ma ancora più di questo, cosa sarebbe accaduto al KGB, a tutti noi che gli avevamo dedicato la vita? Vedevo in arrivo solo calamità.”
E la calamità arrivò. Con la disintegrazione dell’Unione Sovietica, la Russia cadde in una crisi economica e nel caos sociale. Un aspetto particolarmente distruttivo di quella situzione di caos scaturì dalle legioni di agenti russi del KGB che entrarono subito nel settore privato. Alcuni si dedicarono agli affari per loro tornaconto o si unirono alla mafia che un tempo erano incaricati di combattere. Altri ancora si impiegarono come “consulenti” o guardie del corpo per i nuovi oligarchi o i boss del vecchio Partito Comunista che si stavano accaparrando qualsiasi cosa in Russia avesse un valore, anche se tributavano appoggio alle “riforme democratiche” del Presidente Yeltsin.
Di tutto questo Trepashkin aveva un’opinione personale. Rimasto a lavorare per l’FSB, il successore russo del KGB, l’investigatore trovava sempre più difficile distinguere la criminalità dalla politica di governo.
“Caso dopo caso,” mi ha detto, “c’era questo legame. Trovavi la mafia che lavorava con i gruppi terroristici, ma poi la pista conduceva a gruppi d’affari oppure a un ministero dello stato. Così allora, era ancora un caso criminale, o qualche tipo di operazione segreta sancita ufficialmente? E cosa ormai significava “sancito ufficialmente”, perché chi era realmente che comandava?”.
Infine, nell’estate del 1995, Mikhail Trepashkin cominciò a lavorare sul caso che lo avrebbe cambiato per sempre, un caso che lo mise sulla strada della collisione con i vertici dell’FSB e, dice Trepashkin, avrebbe portato almeno uno di loro a progettare il suo assassinio. Come molti altri incidenti che mostravano il marcio maligno della Russia post-sovietica, questa vicenda si concentrò sui fatti che avvennero in Cecenia, la repubblica separatista del sud.
Nel dicembre 1995, i ribelli che combattevano per l’indipendenza della Cecenia avevano combattuto contro l’esercito russo per arrivare a un sanguinoso e umiliante stallo dopo un intero anno di guerra. Il successo dei ceceni tuttavia non fu un semplice esercizio della forza delle armi. Perfino in epoca sovietica, le mafie cecene controllavano la maggior parte della criminalità russa, così il fatto che la società russa era diventata essa stessa criminale giocò un ruolo formidabile a vantaggio dei ribelli ceceni. Per il loro costante rifornimento di armi sofisticate con le quali combattere contro l’esercito russo, i ribelli spesso non dovevano far altro che rivolgersi a ufficiali corrotti dell’esercito russo che avevano accesso a quegli armamenti, con i fondi per quel tipo di “acquisti” che arrivavano dai sindacati della criminalità cecena che operavano in tutta la russia.
Fino a che livello si era spinto questo comodo accordo? Mikhail Trepashkin ebbe la risposta a questa domanda la notte del primo dicembre, quando un gruppo di agenti dell’FSB irruppero in una filiale di Mosca della Banca Soldi con i fucili spianati.
Il raid di quella notte fu il culmine di una elaborata operazione sotto copertura, una che Trepaskhin aiutò a soprintendere, studiata per distruggere un famigerato gruppo di estorsori di banche collegati al leader dei ribelli ceceni Salman Raduyev. Fu un enorme successo: rimasero catturati nella rete della Soldi due dozzine di sospiratori, compresi due ufficiali dell’FSB e un generale dell’esercito russo.
Ma all’interno della banca gli uomini dell’FSB trovarono qualcos’altro. Per assicurasi di non essere finiti in una trappola, i cospiratori avevano disseminato l’edificio di microspie e queste erano collegate a un furgone di ascolto parcheggiato fuori. Anche se le loro precauzioni ovviamente dimostravano un ottimo coordinamento, sorse la domanda di come la banda fosse riuscita a mettere le mani sull’equipaggiamento per le intercettazioni.
“Questo genere di materiale ha numeri di serie,” mi ha spiegato Trepashkin nel bar di Mosca, “e così tracciammo i numeri. Scoprimmo che venivano tutti o dall’FSB o dal Ministero della Difesa.”
Le implicazioni erano sconcertanti, perchè l’accesso a quel materiale era strettamente limitato. Questo significava che ufficiali di altro livello e ufficiali militari erano collusi non solo con una gang criminale ma con una che aveva come obiettivo la raccolta di fondi per una guerra contro la Russia. Per gli standard di qualsiasi nazione, questa non era solo corruzione, era tradimento.
Tuttavia non appena Trepashkin imboccò quella pista di indagine venne rimosso dal caso della Banca Soldi da Nikolai Patrushev, il capo del dipartimento dell’FSB per la sicurezza interna. Non solo, mi ha raccontato, nessuna accusa venne sollevata contro nessuno degli ufficiali russi coinvolti, e quasi tutti quelli catturati durante la retata iniziale vennero presto tranquillamente rilasciati. Invece, Patrushev ordinò una indagine su Trepashkin. Quell’indagine durò quasi due anni, alla fine dei quali Trepashkin era arrivato al punto di rottura. Nel maggio 1997, scrisse una lettera aperta al Presidente Yeltsin spiegando per filo e per segno il suo coinvolgimento nel caso ed accusando buona parte della leadership dell’FSB di una quantità di crimini, compresa l’alleanza con la mafia e perfino il reclutamento dei suoi membri nelle fila dell’FSB.
“Credevo che se il Presidente avesse saputo cosa stava accadendo,” mi ha detto Trepashkin, “allora avrebbe fatto qualcosa. Questo da parte mia fu un errore.”
Infatti. Boris Yelsin, si scoprì, era anche lui enormemente corrotto, e la lettera fu un avviso per la gerarchia dell’FSB che adesso avevano per le mani una persona fortemente disgustata. I mesi immediatamente successivi Trapashkin si dimise dall’FSB, distrutto, mi ha detto, dalle continue vessazioni cui era sottoposto. Ma questo non siginificava che Trepashkin si sarebbe eclissato con diciplina nella notte. Quell’estate avviò una causa contro i vertici dell’FSB e cominciò a presentare reclami un po’ a tutti fino ad arrivare al direttore dell’FSB in persona. Era come se, sebbene ormai così tardi, l’investigatore immaginasse che l’onore di Kontora (Ufficio) potesse essere redento, che un qualche invisibile vero riformatore potesse ancora farsi avanti. Invece la sua insistenza sembra abbia convinto alcuni ufficiali anziani dell’FSB che era arrivato il momento di una soluzione definitiva al loro problema Trepashkin. Una delle prime persone a cui si rivolsero fu Alexander Litvinenko.
Sulla carta Litvinenko sembrava proprio l’uomo adatto per questo lavoro. Era tornato a Mosca da un periodo trascorso sul brutale campo di battaglia ceceno come operativo dell’antiterrorismo, era stato trasferito in una nuova unità altamente segreta dell’FSB chiamata Ufficio per le Analisi delle Organizzazioni Criminali, o URPO. Sebbene ancora Litvinenko a quel tempo non lo sapeva, sembra che l’unità URPO fosse stata creata per essere squadra della morte. Come si legge nel libro “Morte di un dissidente”, di Alexander Goldfarb e la vedova di Litvinenko, Marina, Litvinenko venne a sapere di questo quando fu convocato dal comandante dell’URPO nell’ottobre 1997. “C’è un uomo, Mikhail Trepashkin,” sembra che il comandante abbia detto a Litvinenko. “E’ il nostro nuovo obiettivo. Prendi il suo file e familiarizzati con il suo contenuto.”
Quando lo fece, Litvinenko venne a sapere del coinvolgimento dell’investigatore criminale nel caso della Banca Soldi, così come della sua causa contro la leadership dell’FSB; questo lo rese perplesso su cosa fare con Trepashkin.
“Bene, è una situazione delicata,” ha riferito Litvinenko che gli avrebbe spiegato il suo comandante. “Lo sai, sta portando in tribunale il direttore e rilascia interviste. Dobbiamo chiudergli la bocca, su richiesta personale del direttore.”
Litvinenko ha riferito che poco dopo la sua lista di obiettivi si allargò anche a Boris Berezovsky, un oligarca affiliato al Cremlino che sembrava qualcuno molto potente volesse morto. Litvinenko per un certo periodo prese tempo, cercando scuse continue per la sua incapacità di non eseguire gli ordini di assassinio ricevuti.
Secondo Trepaskhin vennero fatti almeno due attentati alla sua vita durante questo periodo: una imboscata fallita in una via deserta di Mosca, e un cecchino che gli sparò da un tetto, mancandolo. In altre occasioni aveva ricevuto informazioni da suoi amici che ancora erano in Kontora.
Nel novembre 1998, la supposta trama dell’FSB contro Trepashkin e Berezovsky venne resa pubblica in modo drammatico quando Litvinenko e quattro suoi colleghi dell’URPO apparvero in un conferenza stampa a Mosca per raccontare gli ordini di omicidio che avevano ricevuto. Era presente anche Mikhail Trepashkin.
E così, con un certo senso di anticlimax, il problema sembrò chiuso. Litvinenko, il capobanda degli ufficiali dissidenti, venne sbrigativamente mandato in congedo ma si trovava in difficoltà per trovare una nuova retibuzione. Per quanto riguarda Trepashkin, dopo aver incredibilmente vinto la sua causa contro l’FSB, si sposò una seconda volta e si impiegò in ufficio del fisco, determinato, mi ha detto, a lavorare senza causare guai fino al momento della pensione.
Ma poi, nel settembre 1999, le esplosioni alle palazzine scossero il cuore delle fondamenta della politica russa. Quegli attacchi avrebbero spinto Litvinenko e Trepashkin di nuovo nel mondo delle ombre, questa volta con un obiettivo comune.

(1. Prosegue)

Accedi per rispondere

simona scrive:

*
NELL’ISTERIA che colse Mosca dopo l’attentato di Via Guryanova, il tredici settembre, presto la mattina, le autorità vennero chiamate per controllare alcune segnalazioni di attività sospette in una palazzina nella periferia sud della città. Non avendo rilevato nulla, il personale della sicurezza completò le ricerche al 6/3 Kashirskoye a circa le due del mattino e si allontanò. Alle 5:03 l’edificio di nove piani venne raso al suolo da una violenta esplosione. I civili deceduti furono 121.
Tre giorni dopo fu la volta di una palazzina a Volgodonsk, una città a sud di Mosca. In questo caso esplose un camion bomba e rimasero uccise altre diciassette persone.
*
NEL CAFFE’ DI MOSCA Trepaskhin si fa cupo, diversamente dalla sua caratteristica, e guarda lontano per un lungo momento. “Sembrava incredibile,” dice poi alla fine. “Quello fu il mio primo pensiero. La nazione era in stato di agitazione, i vigilantes fermavano gli stranieri per strada, c’erano posti di blocco dovunque. Così, come era possibile che questi terroristi si potessero muovere con tanta libertà, che avessero tutto il tempo per progettare e portare a termine questi attentati così sofisticati? Sembrava impossibile.”
Un altro aspetto che non tornava a Trepashkin era la ragione di tutto questo.
“Normalmente è molto facile da scoprire,” mi ha spiegato, “si tratta di denaro, odio o gelosia, ma per questi attentati, qual’era il motivo dei ceceni? In pochi se lo domandavano in quel momento.”
Da un lato era forse comprensibile. L’antipatia per i ceceni è profondamente radicata nella società russa. Ed era cresciuta ancora di più durante la guerra secessionista negli anni ’90. Atrocità inenarrabili erano state commesse da ambo le parti del conflitto e i ribelli ceceni non avevano mostrato scrupoli nel prendere come obiettivo anche la popolazione civile e il terrio riconosciuto della Russia. Eccetto che quella guerra era finita nel 1997, con Boris Yeltsin che firmava un accordo di pace che riconosceva l’autonomia della cecenia.
“Quindi perché?”, ha continuatoTrepashkin. “Perchè i ceceni avrebbero dovuto provocare il governo russo quando già avevano ottenuto tutto quello per cui avevano combattuto?”
E c’era altro che dava da riflettere all’ex investigatore criminale: la composizione del nuovo governo russo.
All’inizio di agosto 1999, poche settimane prima del primo attentato a Buynaksk, il presidente Yeltsin aveva nominato il suo terzo Primo Ministro in meno di tre mesi. Si trattava di un uomo piccolo e privo di senso dell’umorismo, virtualmente sconosciuto all’opinione pubblica russa, il suo nome era Vladimir Putin.
La ragione principale per cui era così poco conosciuto era che fino a pochi anni prima, Putin era stato solo un ufficiale del KGB di medio livello che lavorava nella pressoché totale oscurità. Nel 1996 a Putin venne conferito un ruolo nel dipartimento che si occupava della gestione delle proprietà presidenziali, un ufficio chiave nella macchina del giro dei protetti di Yeltsin; questo incarico diventò per Putin la leva per garantirsi favori dagli intimi del Cremlino. Sembra che abbia messo a buon frutto il tempo speso in quel dipartimento; in tre anni era stato promosso capo dello staff presidenziale, poi direttore dell’FSB, adesso era Primo Ministro.
Ma sebbene nel settembre 1999 Putin fosse ancora ignoto al grande pubblico, Mikhail Trepashkin già aveva un’idea di come fosse quell’uomo. Putin era direttore dell’FSB quando divenne pubblico lo scandalo dell’URPO e aveva personalmente silurato Litvinenko per averlo causato. “Ho congedato Litvinenko,” disse poi ad un reporter, “perché gli ufficiali dell’FSB non devono tenere conferenze stampa… e non devono rendere pubblici gli scandali interni.”
Ma ugualmente allarmante per Trepaskhin era il nome di chi era stato scelto per essere il successore di Putin come direttore dell’FSB, Nikolai Patrushev. Come capo del dipartimento della sicurezza interna dell’FSB aveva rimosso Trepaskhin dal caso della Banca Soldi e adesso si trovava tra quegli ufficiali governativi che asserivano con più veemenza che c’era una pista cecena dietro gli attentati alle palazzine residenziali.
“Così quello che si osservava era la costruzione di queste dinamiche,” mi dice Trepaskhin, “ed era il governo la promuoveva. ‘I ceceni sono i responsabili, così adesso dobbiamo occuparci dei ceceni.’”
Ma a quel punto accadde qualcosa di davvero strano. Avvenne nella tranquilla città di Ryazan, a circa 120 miglia a sud est di Mosca.
Nello stato generale di ipervigilanza che aveva colto l’intera nazione, molti residenti del 14/16 di Via Novosyolov a Ryazan notarono una berlina bianca Zhiguli in sosta a fianco del loro palazzo la sera del 22 settembre. Andarono subito nel panico quando videro due uomini che estraevano diversi grossi sacchi dalla bauliera della macchina e poi li trasportavano nel seminterrato prima di allontanarsi velocemente. I residenti chiamarono la polizia.
Scoprirono nel seminterrato tre sacchi bianchi da 110 libbre collegati ad un detonatore e un timer. Una volta che la polizia ebbe fatto velocemente evacuare l’edificio, gli artificieri dell’FSB vennero chiamati per disinnescare il detonatore; fu stabilito che i sacchi contenevano RDX, un esplosivo potente abbastanza da far crollare tutto l’edifico. Nel frattempo vennero allestiti posti di blocco in tutte le strade di Ryazan, e si avviò una poderosa caccia alla Zhiguli ed i suoi occupanti.
Nel pomeriggio successivo la notizia dell’incidente di Ryazan si era diffusa in tutta la Russia. Il Primo Ministro Putin si congratulò con i residenti per la loro vigilanza, mente il ministro degli Interni lodò i recenti progressi delle forze di sicurezza, “come l’aver sventato il tentativo di far saltare in aria la palazzina a Rayzan.”
A questo punto la faccenda avrebbe potuto ritenersi conclusa, se non fosse che quella stessa notte vennero arrestati due dei sospettati per Ryazan. Con stupore degli inquirenti, entrambi produssero tesserini di riconoscimento dell’FSB. Poco tempo dopo, arrivò una telefonata dal quartier generale di Mosca dell’FSB che diceva che i due dovevano essere rilasciati.
Il mattino seguente il direttore dell’FSB Patrushev apparve in televisione per raccontare una versione totalmente diversa dei fatti di Rayzan. Invece che di un attacco terroristico sventato, spiegò, l’incidente al 14/16 di Via Novosyolov era stato in realtà una “esercitazione pubblica” dell’FSB per testare il livello di allerta della popolazione. Inoltre, disse, i sacchi nel seminterrato non contenevano esplosivi, ma comune zucchero.
Le contraddizioni dell’FSB furono molteplici. Come far conciliare la dichiarazione del quartier generale dell’FSB con l’analisi chimica degli artificieri FSB locali che avevano stabilito si trattava di RDX? Se veramente si era trattato di un’esercitazione, come mai il settore locale dell’FSB non era stato informato per tempo, o il fatto che Patrushev stesso non aveva trovato opportuno farvi cenno per un giorno e mezzo quando era stato elevato un allarme terroristico? Inoltre, perchè l’ondata di attacchi terroristici si arrestò subito dopo Rayzan? Se gli attacchi fossero stati veramente realizzati dai terroristi ceceni, certamente il colpo nelle pubbliche relazioni che aveva accusato l’FSB con l’affare di Rayzan li avrebbe indotti a commetterne degli altri.
Ma il tempo per queste domande era già passato. Proprio quando il Primo Ministro Putin, la sera del 23 settembre, stava tenendo un discorso nel quale si congratulava con i residenti di Rayzan per la loro vigilanza, si erano levati in volo gli aerei da guerra russi e stavano lanciando un attacco massiccio su Grozny, la capitale della Cecenia. Pochi giorni dopo i battaglioni dell’esercito russo che erano stati ammassati lungo il confine per mesi, entrarono in Cecenia dando inizio alla Seconda Guerra Cecena.
Successivamente gli eventi si susseguirono velocemente. Nella notte di Capodanno del 1999, Boris yeltsin stupì la nazione annunciando che si sarebbe dimesso immediatamente dalla carica di presidente, questo faceva di Vladimir Putin il nuovo presidente in carica finchè non si sarebbero tenute le elezioni. Invece di andare alle elezioni in estate, come previsto originariamente, quelle elezioni adesso si sarebbero tenute solo dopo dieci settimane, lasciando così ai concorrenti di Putin pochissimo tempo per prepararsi.
In un sondaggio per le presidenziali tenuto nell’agosto 1999, Putin aveva ottenuto meno del 2% di sostegno. A marzo del 2000, comunque, cavalcando l’onda della popolarità della sua politica di guerra-totale cotro la Cecenia, assunse la carica con il 53% dei voti. Il regno di Vladimir Putin era iniziato e la Russia non sarebbe mai più stata la stessa.

(2. Prosegue)

Accedi per rispondere

 
simona scrive:

*
PER IL NOSTRO incontro successivo, Trepashkin mi invitò nel suo appartamento. Fui un po’ sorpreso di questo – mi era stato detto che per ragioni di sicurezza Trepaskhin raramente invitava visitatori a casa sua – ma pensai che lui fosse consapevole che comunque tutti i suoi nemici sapevano bene dove abitava.
Era un luogo abbastanza gradevole, un po’ sullo spartano, al piano terra di un altissimo edificio a torre circondato da altri edifici simili, a Mosca sud. Trepashkin mi face fare un breve giro dell’appartamento e notai che l’unico spazio un po’ disordinato era una piccola stanza piena di fascicoli: un armadio a muro convertito, sul serio, che usava come ufficio. Una delle sue figlie era a casa, e ci portò del té quando ci eravamo già seduti in soggiorno.
Con un sorriso leggermente imbarazzato Trepaskhin mi disse che c’era anche un’altra ragione per cui solo raramente aveva incontri di lavoro a casa: sua moglie. “Vuole che io smetta con tutta questa politica, ma poiché questa mattina è fuori…” Il suo sorriso sparì. “Beh, è pervia delle irruzioni. Sa, sono venuti qua a lanciarmi accuse” – indicò la porta di ingresso – “con i fucili, gridando ordini. I miei figli erano terrorizzati. Ha davvero colpito mia moglie, ha sempre paura che succederà di nuovo.”
La prima di queste irruzioni era avvenuta nel gennaio 2002. La notte tardi una squadra di agenti dell’FSB aveva fatto irruzione e aveva perquisito l’appartamento. Trepashkin sostiene che non avevano trovato nulla ma al contrario avevano sparso in giro sufficienti prove (alcuni documenti classificati degli archivi dell’FSB e una manciata di pallottole) per consentire agli inquirenti di formulare tre accuse “pendenti” sulla sua testa.
“Era il loro modo di mettermi sull’avviso,” mi ha spiegato, “farmi sapere che mi avrebbero perseguitato finche non avessi mollato.”
Trepaskhin sapeva bene cosa aveva attirato l’attenzione dell’FSB: pochi giorni prima dell’irruzione aveva cominciato a ricevere telefonate dall’uomo considerato uno dei maggiori traditori della Russia, Alexander Litvinenko. La caduta in dingrazia del tenente colonnello Litvinenko era stata molto veloce. Dopo la sua conferenza stampa del 1998 nella quale aveva accusato l’URPO di trame assassine, passò nove mesi in prigione con l’accusa di “abuso di potere” e poi fuggì dalla Russia appena la procura aveva avviato un nuovo procedimento a suo carico. Con l’aiuto dell’allora da poco esiliato Boris Berezovsky, Litvinenko e la sua famiglia erano andati in Inghilterra, dove si era unito a Berezovsky per denunciare al mondo quelli che sostenevano fossero i crimini del governo di Putin. Questa campagna iniziò col cercare di scoprire la verità sugli attentati alle palazzine residenziali. “Questa era la ragione per cui mi chiamava,” mi ha spiegato Trepaskhin. “Litvinenko non poteva tornare in Russia, ovviamente, così avevano bisogno di qualcuno che gli aiutasse con le indagini.”
Più facile a dirsi che a farsi, dal gennaio 2002 la Russia era diventata un luogo totalmente diverso. Nei due anni passati da quando Putin era stato eletto presidente, i media indipendenti un tempo così attivi stavano tutti scomparendo mentre l’opposizione veniva ridotta sempre più ai margini fino al punto dell’insignificanza.
Un indicatore di questo orribile cambiamento fu la revisione degli aspetti più traballanti della versione del governo degli attentati: le “esercitazioni” a Rayzan. Nel 2002 il comandante dell’FSB di Rayzan che aveva coordinato la caccia ai “terroristi” adesso sosteneva la versione dell’esercitazione. Gli artificieri dell’FSB locale, che avevano insistito davanti alle telecamere che i sacchi rinvenuti a Rayzan contenevano esplosivo, improvvisamente diventarono reticenti su tutta la vicenda e sparirono dalla circolazione. Anche alcuni dei residenti del 14/16 di Via Novosyolov che erano apparsi in un documentario televisivo sei mesi dopo l’incidente per deridere con rabbia il racconto dell’FSB insistendo che quegli ordigni erano veri, adesso si rifiutavano di parlare con chiunque tranne ammettere che forse dopo tutto si erano sbagliati.
“Io dissi a Litvinenko che l’unico modo in cui potevo essere coinvolto era tramite una qualche veste ufficiale,” mi spiega Trepaskhin nel salotto. “Se mi fossi esposto per mio conto, le autorità si sarebbero mosse immediatamente contro di me.”
La veste ufficiale venne studiata durante un incontro nell’ufficio di Boris Berezovsky a Londra, i primi di marzo 2002. Uno dei presenti, un membro del parlamento russo di nome Sergei Yushenkov, avrebbe organizzato un comitato d’inchiesta indipendente formato da esperti e avrebbe scelto Trepaskhin come uno degli ivestigatori. Un altro partecipante era Tatiana Morozova, un’emigrata russa di 31 anni che viveva a Milwaukee, Wisconsin. La madre della Morozova era stata uccisa nell’attentato a Via Guryanova e secondo la legge russa Tatiana aveva il diritto di consultare i documenti governativi sul caso; poiché Trepashkin aveva recentemente ottenuto la licenza da avvocato, la Morozova lo avrebbe nominato suo difensore e lui avrebbe preparato una petizione al governo per chiedere l’accesso ai documenti dell’FSB sul caso di Via Guryanova.
“Così mi trovai d’accordo con entrambe le idee,” mi dice Trepaskhin, “ma la domanda era dove cercare per primo. Così tanti rapporti erano inattendibili e così tante persone avevano cambiato la loro versione dei fatti che il mio primo obiettivo fu quello di accedere alle prove forensi.”
Anche questo più facile a dirsi che a farsi, perchè un sigillo di garanzia della risposta del governo agli attentati era stata stata una fretta tutta particolare nel rimuovere le macerie. Laddove per esempio gli Americani avevano passato sei mesi a setacciare tra i resti del World Trade Center dopo l’11 settembre, considerandola la scena di un crimine, le autorità russe avevano spianato il 19 di Via Guryanova pochi giorni dopo l’esplosione e portato tutto in una discarica municipale. Qualsiasi prova forense avessero conservato – e non era chiaro se ce ne fosse qualcuna – probabilmente si trovava sotto chiave nei depositi dell’FSB.
Tuttavia quello che Trepaskhin scoprì non riguardava le caratteristiche delle esplosioni, ben presto si trovò per le mani qualcosa di diverso e interessante.
Una delle note a margine più curiose di tutta quella faccenda era una dichiarazione che Gennady Seleznyov, il portavoce della Duma, aveva fatto davanti al parlamento la mattina del 13 settembre 1999. “Ho appena ricevuto un rapporto,” aveva annunciato ai parlamentari. “Una palazzina residenziale a Volgodonsk è saltata in aria la scorsa notte.”
Sebbene Seleznyov avesse fondamentalmente regione – una palazzina era stata davvero fatta esplodere – aveva sbagliato la città; lo scoppio quella mattina era avvenuto a Mosca, al 6/3 Autostrada Kashirskoye. Il portavoce si trovò esposto sotto una luce imbarazzante quando tre giorni dopo ci fu un attentato a una palazzina di Volgodonsk. Almeno uno dei membri della Duma lo trovò sconcertante.
“Signor portavoce, per favore spieghi,” aveva chiesto a Seleznyov in parlamento, “come è avvenuto che lei ci ha detto lunedì dell’attentato che è avvenuto giovedì.”
In luogo di una risposta, fu subito spento il microfono al parlamentare che aveva posto la domanda.
A molti cronisti questo fatto fece supporre che qualcuno nella catena di comando dell’FSB avesse scambiato l’ordine di far saltare la palazzina con le “notizie” e lo avesse passato a Seleznyov.
Indagando circa tre anni dopo il fatto, Trepaskhin dice di aver scoperto che Seleznyov aveva ricevuto il rapporto sblagliato da un ufficiale dell’FSB, sebbene non intenda rivelare come lo ha saputo.
Ma con i progressi arrivarono anche potenziali pericoli per Trepaskhin. Uno di coloro che avevano partecipato alla riunione di Londra, Alex Goldfarb, un attivista dei diritti umani e vice di Boris Berezovsky, era così prepoccupato per l’incolumità di Trepaskhin che organizzò un incontro con lui in Ucraina all’inizio del 2003.
I due non si erano mai incontrati prima, e Goldfarb lo trovò un curioso primo incontro.
“Era una delle persone più strane che avessi mai incontrato,” racconta Goldfarb. “Non aveva alcun interesse per le implicazioni filosofiche o politiche di quello che stava facendo. Per lui questo era soltanto un caso criminale. Pensavo ‘è pazzo quest’uomo? Non si rende contro di contro cosa si è messo?’. Ma alla fine conclusi che che era una specie di superpoliziotto – capisce, un tipo alla Serpico. Era determinato a fare la cosa giusta perchè era la cosa giusta da fare; era molto semplice.” Tuttavia Goldfarb sentiva lo stesso il dovere di almeno avvertirlo del pericolo che si aggravava, del poco che si sarebbe potuto fare se le autorità avessero deciso di prenderlo di mira. Più insisteva, però, più Trepashkin sembrava irrigidirsi.
“Non gli importava nulla di questo,” ricorda Goldfarb. “Credo che ancora fosse convinto di lottare per riformare il sistema, piuttosto che lottare contro il sistema stesso.”
Ma come si rensero conto dopo, il martello si abbatté prima altrove. Nell’aprile del 2003, Sergei Yushankov, il membro della Duma che aveva assunto Trepaskhin per la sua commissione di inchiesta, venne ucciso davanti alla sua casa di Mosca, gli spararono in pieno giorno. Tre mesi dopo, un altro membro della commissione morì in circostanze misteriose. Le due morti di fatto posero fine all’inchiesta indipendente – questo significava anche che Trepaskhin adesso era rimasto fondamentalmente solo. Tuttavia continuò a combattere in veste di avvocato di Tatiana Morozova e nel luglio 2003 finalmente fece una importante scoperta, una di quelle che nessun rimaneggiamento avrebbe potuto cancellare.
Nelle ore immediatamente successive l’attentato in Via Guryanova, l’FSB aveva diffuso l’identikit di uno dei sospetti basato sulle informazioni fornite dall’amministratore di condominio ma ben presto e senza spiegazioni quell’identikit era stato ritirato e rimpiazzato con un altro che raffigurava un uomo totalmente diverso. Questo secondo uomo era stato identificato come Achmez Gonchiayev, un piccolo imprenditore della Circassia che si era subito dato alla macchia. Nella primavera del 2002 Alexander Litvinenko e un suo collaboratore rintracciarono Gonchayev in una zona remota della Georgia dove, attraverso un intermediario, l’uomo d’affari insisté con fermezza che era stato incastrato dall’FSB e che era fuggito perchè era sicuro che lo avrebbero ucciso.
Questo rese Trepaskhin molto curioso di scoprire l’identità dell’uomo del primo identikit; lo fu ancora di più quando, sfogliando i voluminosi incartamenti dell’FSB su Via Guryanova, scoprì che non se ne trovava nemmeno una copia. Come ultima risorsa cominciò a setacciare gli archivi dei quotidiani per vedere se nessuno avesse pubblicato quell’identikit prima che fosse ritirato dalla circolazione dall’FSB. E lo trovò.
Raffigurava un uomo dal volto squadrato sui trent’anni, con capelli scuri e occhiali. Trepaskhin era certo di coscerlo, era un uomo che aveva arrestato otto anni prima. Era convinto che quello fosse l’identikit di Vladimir Romanovich, l’agente dell’FSB che controllava il furgone della sorveglianza per conto della banda Raduyev durante la rapina della banca Soldi.
Il primo pensiero di Trepaskhin fu quello di trovare Romanovich e cercare di costringerlo a rivelare il suo ruolo nell’attentato. Nemmeno per sogno. Per quanto riuscì a stabilire Trepaskhin, poco dopo l’attentato Romanovich aveva lasciato la Russia per Cipro e lì era morto nell’estate del 2000, ucciso da un’auto pirata.
Trepaskhin allora rintracciò la fonte originaria dell’identikit, l’amministratore della palazzina di Via Guryanova.
“Gli mostrai l’identikit di Romanovich,” mi ha dice Trepashkin seduto nel suo salotto, “e mi rispose che era quello giusto, era quello che aveva dato alla polizia, Ma poi loro lo portarono alla Lubyanka [il quartier generale dell’FSB], dove gli mostrarono l’identikit di Gonchiyayev ed insisterono che quello era l’uomo che lui aveva visto.”
Con questa bomba Trepaskhin progettò una piccola sorpresa alle autorità. L’FSB aveva da tempo diffuso i nomi di nove uomini che sostenevano fossero i responsabili per l’attentato di Mosca a Volgodonsk. Ironicamente, considerato che gli attentati erano stati il pretesto principe per avviare la Seconda Guerra Cecena, nessuno di quei sospettati era ceceno. Nell’estate 2003 cinque di questi erano stati dichiarati deceduti e altri due erano ancora latitanti, ma il processo per i due in custodia era previsto che sarebbe cominciato in ottobre. Come avvocato di Tatiana Morozova, Trepaskhin voleva presenziare al processo e presentare come prova per la difesa l’identikit di Romanovich.
Prese un’ulteriore cautela. Poco prima dell’inizio del processo si incontrò con Igor Korolkov, un giornalista del quotidiano indipendente Moskovskiye Novosti e gli spiegò nei dettagli il caso di Romanovich.
“Mi disse, ‘se mi prendono, almeno tutti sapranno perché’,” ha poi raccontato Korolkov. “Era agitato, teso, perché credo sapesse già che stavano per prenderlo.”
E infatti poco dopo l’incontro con Korolkov, Trapaskhin fu trattenuto dalle autorità. Mentre era in stato di fermo l’FSB condusse un’altra perquisizione nel suo appartamento, questa volta con un furgone pieno di agenti.
“Credo sia stato molto eccitante per il vicinato,” mi dice Trepashkin con un sorriso, “il fatto più clamoroso accaduto nei dintorni da molto trmpo.”
Lo accusarono di un vecchio cavallo di battaglia dell’FSB – possesso di armi senza licenza – ma il giudice, probabilmente familiare a quel vecchio clichet, immeditamente fece cadere l’accusa.
I procuratori allora tornarono alle vecchie accuse ancora pendenti sulla testa di Trepashkin che risalivano alla irruzione di due anni prima e i documenti classificati che lui sostiene erano stati messi in casa sua. Non era molto, ma era abbastanza; processato a porte chiuse Trepaskhin venne condannato a quattro anni per “uso improprio di materiale classificato” e venne spedito in un campo di prigionia sui monti Urali.
Durante la sua assenza i due uomini sotto processo per l’attentato vennero giudicati colpevoli e condannati all’ergastolo. Dichiarando il caso ufficialmente chiuso il governo ordinò all’FSB investigativa che tutto l’archivio sul caso venisse sigillato per i prossimi 75 anni.
***
LA MIA ULTIMA DOMANDA a Mikhail Treoashkin è stata in qualche modo a perdere.
Ci trovavamo sul marciapiede davanti casa sua e gli ho chiesto se, ripercorrendo la traiettoria della sua vita negli ultimi quindici anni, avrebbe fatto qualcosa diversamente.
Era una domanda a perdere perché le persone nella situazione di Trepaskhin, quelli che hanno combattuto contro il potere e sono stati schiacciati, quasi sempre rispondono no: per l’inseguimento della guistizia o della libertà per una società migliore, spiegano che si comporterebbero sempre nello stasso modo. E’ quello che le persone si raccontano per dare un significato alla loro sofferenza.
Invece Trepashkin si rivolge a me con una breve risata, i lineamenti che si piegano per esprimere il suo caratteristico sorriso.
“Sì,” ha risposto, “avrei fatto le cose in maniera molto diversa. Oggi vedo che uno dei miei difetti è che sono troppo fiducioso. Ho sempre pensato che il problema fosse solo con poche cattive persone, non con il sistema in sé. Perfino quando ero in prigione non ho mai creduto veramente che Putin avesse potuto nascondersi dietro tutto questo. Credevo che un giorno che lo avesse saputo sarei stato rilasciato immediatamente.” Il sorriso di Trepaskhin scompare; una scrollata delle spalle vigorose. “Così una certa ingenuità, credo, mi ha portato a commettere errori.”
Non sono totalmente convinto di questa spiagazione. Più che ingenuità credo che il suo “difetto” sia radicato in un certo senso della lealtà vecchia-maniera, se non addirittura medioevale. Al nostro primo incontro Trepaskhin mi aveva dato una copia del suo curriculum, un documento di sedici pagine, e la prima cosa che ha colpito è stata che aveva dato preminenza ai molti riconoscimenti ed encomi che aveva ricevuto durante tutta una vita al servizio dello Stato: come esperto della marina, come ufficiale del KGB, come investigatore del KGB. Per quanto possa sembrare bizzarro o d’altri tempi, era ancora davvero leale. Come spiegare altrimenti gli anni che aveva passato svolgendo il lavoro di rispettoso investigatore, instruendo meticolosamente casi contro le organizzazioni criminali o gli ufficiali corrotti del governo, mentre ostinatamente si rifiutava di accettare che, nella nuova Russia, erano proprio i ladri che conducevano il gioco?
Naturalmente è stato anche questo costante senso della legalità che ha paralizzato Trapaskhin e gli ha impedito di imparare dagli “errori” del passato, che gli ha impedito di vivere la sua vita in altro modo e tenersi lontano dai guai. Per quanto vale, anche il cambiamento di scena del nostro incontro, dal suo appartamento al marciapiede fuori casa, è stato una specie di testimonianza della caparbietà di Trepaskhin; sua moglie, tornata a casa in anticipo sul previsto, era stata così furiosa di trovarlo in compagnia di un giornalista occidentale che ci avrebbe buttati a calci tutti e due fuori casa.
“Beh, cosa ci posso fare?” aveva sussurrato Trepaskhin mentre ce la davamo, come se davvero non avesse alcun controllo del problema.
Ma forse l’irascibilità di sua moglie quel giorno – il 25 settembre – nasceva da qualcos’altro. Quel pomeriggio Trepaskhin sarebbe andato in città per incontrare un gruppo di dimostranti in Piazza Pushkin per chiedere una nuova indagine sugli attentati. “Deve venire con me,” mi ha detto col solito sorriso. “Potrebbe essere interessante.”
Nei cinque anni passati da quando Trepaskhin era finito in prigione per la prima volta, c’erano stati molti cambiamenti in Russia, ma nessuno di questi era particolarmente favorevole per un uomo come lui. Nel marzo 2004, Vladimir Putin era stato rieletto alla presidenza con il 71% di preferenze e aveva usato quel mandato per limitare ancora di più la libertà politica e quella della stampa. Nell’ottobre 2006, Anna Politkovskaya, la più importante giornalista investigativa russa, che aveva scritto molto degli oscuri collegamenti tra l’FSB e i “terroristi” ceceni, era stata uccisa a colpi di fucile nell’ascensore del palazzo dove abitava a Mosca. Il mese successivo era stato il turno di Alexader Litvinenko.
Ma forse ancora più scoraggiante era l’impressione che l’opinione pubblica russa non vedeva un gran motivo di preoccupazione in tutto questo. Al contrario, con l’economia in pieno boom sull’onda del flusso di petrodollari, molti sembravano piuttosto felici dell’immagine da duro di Putin e della sua figura che diventava sempre più aggressiva verso il mondo esterno, dell’odore del ritorno della superpotenza che portava con sé. Questa immagine fu catturata in modo perfetto nel maggio 2008 quando Putin, obbligato dalla costituzione a non presentarsi per un altro mandato da presidente (sebbene sia rimasto come Primo Ministro), ufficialmente consegnò dalle sue mani le redini dello Stato al successore che si era scelto, Dmitry Medvedev. Per l’occasione i due uomini indossavano giacche nere uguali, Medevedv che indossava un paio di Jeans, e avanzavano impettiti lungo la Piazza Rossa sembrando due capi di stato gemelli molto meno di quanto somigliavano a un paio di gangster. Perfino il feroce intervento della Russia in Georgia in agosto 2008, un’azione condannata da tutto l’occidente, aveva fruttato una nuova esplosione di orgoglio nazionale, un altro balzo della popolarità di Putin.
Forse non sorprendentemente, quindi, il comizio in Piazza Pushkin quella sera fu uno spettacolo piuttosto pietoso. Oltre Trapaskhin e i suoi più stretti collaboratori, si fecero vedere forse trenta dimostranti. Molti di loro erano persone anziane che avevano perduto i loro parenti negli attentati e stavano in silenzio sul marciapiede tenendo alzati dei manifesti con le fotografie sbiadite dei loro cari deceduti. Il piccolo gruppo era controllato da otto poliziotti – e probabilmente altri in borghese – ma sembrava una misura del tutto superflua. Della folla numerosa che passava sul marciapiede nell’ora di punta pochissimi davano un secondo sguardo ai protestanti e ancora meno prendevano il volantino che gli veniva offerto.
Guardando Trapaskhin quella sera sembrava ci potesse essere un altro modo per capire perché qualcuno come lui fosse ancora vivo mentre persone come Litvinenko e Politkovskaya erano morti. In parte, senza dubbio, il motivo consisteva nel fatto che Trepaskhin aveva sempre evitato di puntare un dito di accusa direttamente contro Putin o chiunque altro per quegli attentati. Questo combacia con la sua mentalità da investigatore criminale: puoi rivolgere accuse soltanto basandoti sui fatti, su quello che è certo e conoscibile.
Ma certamente un altro motivo è che lui è concentrato nel portare a termine il caso degli attentati, il suo dare lo stesso livello di tenacità da mastino a quel caso come un tempo si era dedicato al caso della Banca Soldi. Questo era il problema di Litvinenko e della Politkovskaya: avevano lanciato così tante accuse contro così tanti membri del circolo del governo russo che avevano dato ai loro nemici una sorta di copertura dei numeri. Nel caso di Trepaskhin non c’è davvero null’altro che gli attentati e se venisse ucciso tutti saprebbero perché.
L’ironia è che continuando a spingere su quel caso e continuando a spingere per un’inchiesta pubblica, Trepaskhin si potrebbe avvicinare troppo alle risposte che lo distruggeranno. Finché i responsabili degli attentati saranno sicuri di aver vinto o che almeno hanno sufficientemente sepolto il passato, lui è relativamente al sicuro. Sarà quando la folla dovesse cominciare ad accettare i suoi volantini che il pericolo per lui crescerebbe.
Quel giorno presto potrebbe avvicinarsi. Nel contesto del collasso economico internazionale dello scorso anno poche nazioni sono state colpite più della Russia e quasi ogni giorno arrivano notizie di nuove proteste popolari: contro gli oligarchi, contro la politica del governo, sempre di più anche contro lo stesso Vladimir Putin. Potrebbe non volerci molto prima che il popolo russo cominci a chiedersi come tutto questo è cominciato e ricordi gli orribili eventi del 1999.
Ma non è accaduto quel giorno in Piazza Pushkin. Quel giorno, la folla era ancora composta da persone convinte del rinascimento della Russia e passavano in fretta davanti Trepaskhin per raggiungere la mentropolitana e le loro case, in fretta verso il futuro luminoso e glorioso che il loro leader gli ha promesso.

(Fine)

Accedi per rispondere

 
 
eruz scrive:

Oltre pag 35

Si capisce sempre di più, man mano che si va avanti, che non è il libro atteso nell’atmosfera infocata di polemiche alla fine del 2006 ed inizio 2007. Il tono è pacato e sembra, consapevolmente o inconsapevolmente, che l’autore abbia affidato all’opera anche una valenza letteraria, con le digressioni decentrate e sul filo della memoria, come nel racconto della Piazza Rossa, con l’arrivo del Kgb. C’è una specie di compiacimento letterario-narrativo. Il ricordo e l’espressione del contenuto del ricordo hanno un certo rilievo e a volte assumono connotati coloriti e romanzeschi. Non sto raccontando balle. A pagina 45, l’intento narrativo diventa ancor più manifesto e obbedisce anche a quelli che sono i canoni del testo narrativo e della fabula che privilegia nei punti cardini e di cambio di scena l’uso dell’imperfetto durativo… c’era una volta

…. pioveva e l’atmosfera era limpida. Boschi ordinati, strade non larghe e rare automobili, un’atmosfera idilliaca della campagna inglese.

Certo non sarà sempre così, verranno le dolenti note…. e io devo tenere a freno il mio pre-giudizio!!

GUZZ – I PRE-GIUDIZI sono sempre devianti e accecanti. Se le piace la lettura delle mie pagine, se le goda. Poi ne parleremo. La campagna e i boschi di quella regione al sud di Londra sono così, vedere per credere: pioggia e ciclisti, poche macchine e ordinate, casette nel bosco che sembra Biancaneve e fra le fate anche gli orchi.

Accedi per rispondere

 
eruz scrive:

Il mito

Il mito ha il potere di dilatare fino a rendere sconfinati i contorni del referente del mito. Il referente può essere sia negativo che positivo. Cesare, per Lucano, era l’eroe negativo, Catone quello positivo…. due eroi due miti. Mi sembra che il Senatore abbia mitizzato la grandezza del Kgb, una longa manus, una straordinaria e “ammirevole” potenza diabolica, in grado di progettare, produrre e mettere in cantiere, realizzando cose inimmaginabili e perciò mitiche. Ma Lucano al mito del diabolico Cesare aveva opposto il mito del giusto Catone. Qui invece, oltre il Kgb, non c’è altro….. della CIA nemmeno il nome. Il Kgb, mediante la messa in scena del muro di Berlino, conquista l’Europa…. e la CIA dov’è? N’existe pas!

GUZZ – SONO LUSINGATO da tanta fretta nel diffondere appunti di lettura. Se vuole una bibliografia attendibile sul KGB vada alla bibliografia. Per lo più è letteratura non italiana. Sulla Cia ho scritto per tutta la vita, ma la Cia rispetto al Kgb è un giardinetto d’infanzia. Tanto per cominciare la Cia è stata sempre controllata strettamente dal Parlamento e dalla stampa (Abu Graib da una parte, la scoperta e la denuncia e la punizione di Abi Graib dall’altra, tutto in America, mica fuori). La Cia non è stata in grado di fornire una valutazione attendibile che con anni di ritardo, e comunque ha applaudito all’operazione Muro di Berlino che chiudeva apparentemente (questo il cavallo di troia) la guerra fredda per aprire una nuova stagione di pace e legittime relazioni internazionali. Come si è visto. Ma legga per favore tutto e fino in fondo, altrimenti si spezza il gusto.

Accedi per rispondere

guido rolla scrive:

Comandante,

basterebbe ricordare anche l’operazione Arlecchino dei primi anni 50, anche se si indietreggia nel tempo, oppure la spia che piazzarono nella segreteria di Brandt che ne divenne amante e portòalle sue dimissioni.

Saluti

Cap. Rolla

GUZZ _ GUILLAUME, capitano, come dimenticare. Abbiamo issato bandiera di combattimento.

Accedi per rispondere

 
 
Carmen scrive:

Michael Moore è in Italia per presentare il suo ultimo film-denuncia sulle “nefandezze del capitalismo” (Capitalism: A Love Story) dice che sta pensando con Sabina Guzzanti a uno spettacolo teatrale da portare in giro; mi è venuto stranamente in mente che una sua collega, Gabriella Carlucci, acquistò meriti fino alla candidatura per le letture teatrali de “Il libro nero del comunismo” iniziativa che tanto colpì il presidente Berlusconi; della serie ognuno la vede a modo suo riguardo a certi crimini.
Poi, a proposito, volo pindarico, mi è sovvenuta una curiosità: ma le donne della PDL che fine hanno fatto; queste signore che dicono, che pensano in tutte queste ultime vicende? a parte qualche letterina senza spessore né vigore che circolò nei giorni del putiferio, sembrano scomparse; penso alle passionarie della morale cristiana o a quelle che aspettano con impazienza il varo della nuova legge sulla prostituzione o a quelle che stanno combattendo battaglie senza frontiere per fare una scuola fondata sul merito e sulla severità, a quelle che “non sia mai femministe va bene così”, ma in realtà, onorevole come la pensano, per esempio davvero va bene così l’immagine massacrata della donna?
O è roba solo da comunisti.

Accedi per rispondere

 
kintpuash scrive:

Michael Moore è un furbacchione.
Talento poco, idee confuse, faccia tosta un sacco.
Però è capace di mettere insieme esattamente il tipo di film-denuncia che piace tanto alla sinistra perbene americana ed europea.
E lo fa senza andare tanto per il sottile, spesso falsificando e omettendo quello che non gli fa comodo e sempre con invidiabile disinvoltura.
Se la gente si accontanta magari trova anche diche divertirsi.
Saluti.

Accedi per rispondere

Malombra_ scrive:

Kint, dopo Battiato, anche Moore liquidato in maniera un po’ troppo sbrigativa.
Eh, si, non possiamo essere compagni di merenda. ;)

E lui? http://www.youtube.com/watch?v=Ji8W69-4Fco

Un caro saluto

Accedi per rispondere

kintpuash scrive:

Grande artista. Gran voce.
Non riesco a capire l’accostamente a Moore.
Uno passava il tempo a cantare e a drogarsi, l’altro passa il tempo a sparare cazzate.
Saluti.

Accedi per rispondere

Malombra_ scrive:

Nessun accostamento.
Ho capito, Moore non ti piace.
Buckley, invece, si (ottimo!).

Un caro saluto

Accedi per rispondere

kintpuash scrive:

Non è questione di piacere o non piacere.
E’ che Moore è un falsario.
I suoi film (ma anche i suoi libri) sono sensazionalistici, non c’è nessuna analisi, nessun aprofondimento, solo propaganda e demagogia.
Indivudua il suo bersaglio e gli spara contro di tutto senza avere mai un dubbio, un ripensamento, portando avanti la sua visione semplicistica e manichea (e anche molto americana): i buoni (democratici) di qua e i cattivi(repubblicani) di là.
In “Bowling a Colombine” sembra che il colpevole del massacro del titolo sia Charlton Heston, in “Farenhait 9/11″ sembra che Bush sia una specie di imperatore Palpatine in versione mentecatto.
Del resto con questo approccio blandisce i gusti del suo pubblico radical-chic che vuole sempre essere rassicurato di stare nel giusto e che gli garantisce un buon successo a prescindere.
Va beh, ora torno a leggermi “American Tabloid” di James Ellroy al cui confronto, mi dispiace, ma i pamplet senza fiato di Moore sembrano il catechismo.
Saluti.

(E' stato raggiunto il livello limite per questo commento)
Malombra_ scrive:

Falsario?
Di quali falsità parli? In quali “film” o libri?

“I suoi film (ma anche i suoi libri) sono sensazionalistici, non c’è nessuna analisi, nessun aprofondimento, solo propaganda e demagogia.”

In questo caso si dovrebbero rivedere i film in questione e analizzarli per benino. Così capisco cosa intendi per “sensazionalistico”, “nessuna analisi”, “demagogia”.

“In “Bowling a Colombine” sembra che il colpevole del massacro del titolo sia Charlton Heston”.

No. In quel film Heston non sembra il colpevole del massacro ma diventa il simbolo di una cultura imperante in quelle terre. In quella “cultura” avviene quel massacro( questo non significa che essa sia l’unica “causa”) e pertanto M. fa benissimo a contestualizzarlo.
In quel film non c’è nessuna rassicurazione di stare dalla parte del giusto.
In quel film si pone la domanda “Siamo sicuri che “noi-gente per bene” non abbiamo nessuna “colpa” per quello che è successo?” ( si veda questa scena come esempio: http://www.youtube.com/watch?v=GOJbPo59kPU )

“Del resto con questo approccio blandisce i gusti del suo pubblico radical-chic che vuole sempre essere rassicurato di stare nel giusto e che gli garantisce un buon successo a prescindere.”

A me M. non fa impazzire. Però cerco di analizzare opera per opera.
Dire M. è un falsario o un furbacchione mi sembra un po’ un giudizio “semplicistico e manicheo” (scusa se mi permetto di fartelo notare).

Che ne pensi, invece, di Elephant ?

Un caro saluto

 

Accedi per rispondere

 
 
 
 
 
Amgelo scrive:

Francab scrive:
Non so che genere di commento si aspetti da me Amgelo…….
————————————————————————————-

Esattamente quello che mi ha regalato seppur febbricitante.
Grazie.
Lasci perdere Smith e la manina invisibile.
Se tanti anni non son bastati (come dicono Mirror e Gianluca) è perchè in tutti questi anni si è fatto di tutto tranne una cosa: responsabilizzare il singolo individuo.
Lo Stato è troppo assente nella sicurezza e troppo presente nell’amministrazione.
Quando Obama venne eletto dissi ai miei amici: “è un bene perchè così loro saranno più simili a noi e noi a loro”.
Si rimetta presto, Francab, che dobbiamo avvicinarci anche noi!

Accedi per rispondere

 
Amgelo scrive:

GUZZ.:………La campagna e i boschi di quella regione al sud di Londra sono così, vedere per credere: pioggia e ciclisti, poche macchine e ordinate, casette nel bosco che sembra Biancaneve e fra le fate anche gli orchi.
————————————————————————————————————————–

…la M25, la statale 303 e verde tanto verde fino a Yeovili, Bristol…………
Lì i supermercati sono h24 con la sola protezione delle telecamere.
Ma cosa ne possono sapere, caro Paolo.

Accedi per rispondere

 
Jakob.Sprenger scrive:

Tanto per cominciare, Guzzanti, io non ho mai detto né dato ad intendere che Lei sia un perfetto sciocco, né lo penso (magari lo fosse!): ho detto anzi tutto il contrario, cioè che Lei è molto intelligente e capisce un sacco di cose: il Suo non aver imparato a vivere infatti per me non è un problema d’intelligenza, ma solo caratteriale;

però Lei ha certamente ragione a darmi del perfetto sciocco: sono tale nell’aspettarmi da Lei risposte che non vuol darmi;

quanto al resto, può darsi anche che io abbia travisato e non capito quel che Lei ha scritto: il che però va dimostrato commenti alla mano;

quello che invece assolutamente non accetto e non le consento è che io abbia manipolato le Sue parole, e la sfido qui, ora e pubblicamente a dimostrarlo, perché amo profondamente la verità e sono pronto a sottopormi alla verifica dei fatti.

I miei rispetti

Carlo Asili

GUZZ – LEI non sfida nessuno, io non le devo nulla, io per lei non ho tempo.

Accedi per rispondere

 

Scrivi un commento

Per inviare un commento devi fare il login.