Archivio di giugno 2010

Un abbraccio con Umberto Bossi, per strada

venerdì 25 giugno 2010

Ieri l’altro 23 giugno, uscivo dalla sede del Partito Liberale in via degli Uffici del Vicario accanto alla gelateria Giolitti (più importante per i turisti del Colosseo) quando ho sentito una voce profonda e roca, a me ben nota, che mi chiamava: “Guzzanti…. Guzzanti”. Mi giro ed era Umberto Bossi seduto a un tavolino. Non lo vedevo di persona da prima del suo devastante infarto, quando aveva un aspetto giovanile e scattante. L’uomo che mi trovavo di fronte era quello che conosciamo dalle cronache: un po’ incanutito, invecchiato. Pensai: ora Bossi mi fa una scenata, mi mi rimprovererà per aver mollato Berlusconi e tutta la sua ganga. Invece Bossi mi guarda e dice: “Grande, Guzzanti”. A quel punto, vedendo quest’uomo che avevo conosciuto nel fiore delle forze che mi sorride, provo nel cuore qualcosa di non meditato, non razionale, non politico nel senso di politicante: provo rispetto, provo un vecchio affetto.

I miei amici liberali del Sud, specialmente siciliani, considerano un punto d’onore arrivare in ritardo, ridere degli appuntamenti ad un’ora precisa, considerare una fatalità che la linea più breve fra due punti sia l’arabesco, arrendersi con un mesto sorriso davanti agli umori meno nobili ma eterni della natura umana: troppi (e millantati) millenni di storia, millenni di geografia, pochi millenni di educazione fisica, meno ancora di educazione civica. Io, diversamente da loro, ho sempre guardato con enorme rispetto alla Lega, anche se sono pronto alla guerra civile per salvare l’unità della mia patria, per rovinosa che sia.

Contro il secessionismo, che non ci sarà, sono pronto a staccare il fucile (che non ho) dal muro e farmi fare la pelle con un colpo in fronte gridando viva l’Italia se fosse necessario, per quanto orrore e pena e sentimenti di miseria mi ispiri my country.

Ciò non sposta di un millimetro non soltanto il rispetto, ma la gratitudine che io personalmente nel profondo del cuore provo per la Lega di Umberto Bossi e per i leghisti, proprio per quanto hanno di anti-italiano nel senso meridionale. Io sono uno che arriva in orario agli appuntamenti e che se ritarda di dieci minuti telefona per scusarsi, sono uno che considera gli impegni come punti di onore, i tempi come punti di onore, il lavoro un punto d’onore, il parassitismo e il piagnisteo pura merda.

Ho guardato Umberto e lui si è alzato dalla sedia, con un po’ di fatica e mi è venuto incontro a braccia aperte e senza giacca.

Ci siamo abbracciati fortemente, con una stretta potente piena di affetto e di memoria. Quale affetto e quale memoria? L’affetto per fare, aver fatto e voler fare tutto il possibile per cambiare il DNA di questo Paese fatalista, mafioso, camorrista, ndranghetista, avvocaticchio, laureato in scienze inutili, l’Italia di Pomigliano, l’Italia di tutti i diritti e nessun dovere, delle “processioni antimafia”, dei preti antimafia, dei mafiosi antimafia, il Paese in cui si arrestano più galantuomini che criminali ma in cui si lasciano a piede libero più criminali che galantuomini.

Il Paese in cui il giornalismo è morto e sepolto ben prima della legge bavaglio anche perché molti magistrati e molti giornalisti, in un rapporto fra pusher e consumatori l’hanno già ammazzato. Un Paese di indagati promossi ministri per sottrarli alla giustizia, un Paese guidato da una jena ridens di cui tutti ridono nel mondo, un Paese in cui l’operosità del NordEst è stata fatta fuori dai cinesi, senza che una politica della ricerca scientifica rilanciasse l’economia della ricerca. Un Paese di tagli demenziali, probabilmente anche quello dei cojones: in Usa la Casa Bianca ha risposto alla crisi aumentando i fondi per la ricerca e i ricercatori; da noi la fisica, la chimica, la tecnica sono trattate come enti inutili, insieme alle compagnie di giro e al giro delle mignotte che invece stanno benissimo e si spostano su torpedoni di lusso che le recapitano nei palazzi con il loro compenso di tartarughe e farfalle. E buste piene di mazzette di banconote.

Si dirà: ma Bossi è con loro, Bossi fa parte del sistema. Non lo so, può darsi. So che Bossi e la Lega hanno scelto la via della rivoluzione federale che non mi convince del tutto, ma che ha un valore aggiunto di onestà che gli altri partiti neanche si sognano. Io ho fatto una lunga e appassionante campagna elettorale con la Lega a Brescia nel 2001 e ho trovato nelle sue file una massa di galantuomini, giovani per lo più, molti medici, molta gente comune e perbene, eccellenti amministratori, persone veramente legate alla loro terra anziché – come orrendamente si dice – al “territorio”, cioè ai piccoli padrinati locali.

Certo, i miei avi Guzzanti vengono dalla provincia di Catania, ma io sono e resto un uomo del Nord protestante (benché non sia credente) perché ammiro il Calvino che trasformò Ginevra da città mafiosa e mignottocratica in una comunità operosa e onesta, facendo un uso anche largo del rogo e della frusta. Certo, la mia origine è vicina a Cromwell, a Washington, a Lafayette, e non a Crispi o ad Andreotti. Conosco il Sud, di là vengono i miei avi: non tutti, vantando anche una bisnonna lombarda e un nonno materno romagnolo, oltre a una ascendenza romana un po’ giudìa e un po’ papalina.

Sentivo fra le mie braccia le spalle ossute di Bossi e gli ho detto quel che pensavo: Umberto, sei un grande, ti voglio bene. Non la penso come te, ma questo Paese ti deve tantissimo. Lui mi ha abbracciato a sua volta e ha ripetuto “Grande Guzzanti…”. E’ stato un incontro scattato sull’affetto, sul riconoscimento reciproco. Mi ha anche detto: “Eh, io ogni tanto faccio dei grandi errori, lo so”: Credo che si riferisse alla polemica sulla Nazionale di calcio, che poche ore dopo finiva come è finita.

Vi racconto questa minuzia perché sono convinto che al di là del suo carattere fortuito ed episodico, significhi qualcosa. Credo che io e Bossi, fatte le debite proporzioni, ci riconosciamo reciprocamente come persone perbene, come galantuomini, come – è il caso di dirlo – patrioti. Io penso che Bossi sia un grande italiano e che il suo secessionismo sia il carburante di una rivoluzione positiva, ammirevole di cui l’Italia ha bisogno.

Io spero che il Sud la smetta di pensare in termini anti-leghisti, la smetta di credere e dire a se stessa che la Lega (e non la propria natura) è la sua nemica; e che capisca che se vuole un futuro deve saper esprimere dal suo seno una nuova probità alla maniera leghista, un calvinismo meridionale alla maniera leghista, un orgoglio di buona e saggia amministrazione locale alla maniera leghista.

Io auguro al Sud italiano di saper trarre dal suo interno le forze per copiare la Lega, per ammirare la Lega, per fare della Lega un modello di riscossa. L’Italia, piaccia o non piaccia, è fatta e da quella non si torna indietro. La fusione fra i due popoli del regno di Napoli e del Lombardo-Veneto è già avvenuta con Rocco e i Suoi Fratelli, con le case di ringhiera, con il Lingotto. Nessuno potrà più separare questi popoli. Ma fra i due popoli, è quello del Sud che deve trovare la forza per promuovere la propria riscossa non contro la Lega ma contro se stesso, i suoi vizi, il suo compiacimento per i ritardi con la storia e con gli appuntamenti. Quando il Sud smetterà di credersi irresistibile e magnifico per i suoi vizi, come certi sciancati che riscuotono l’elemosina ai semafori, e non crederà finalmente nelle proprie virtù (quelle che tira fuori quando lavora lontano dalla sua terra), allora sarà sconfitta la sua sua povertà anche intellettuale, il servilismo furbastro e congenito, la mafiosità popolare e diffusa, l’arrendevolezza, la complicità,  la sua incestuosa relazione con la morte.

Bossi ed io ci siamo liberati del nostro breve abbraccio con una pacca sulle spalle e lui è tornato a sedersi. Io ho salutato le persone che sedevano con lui e me ne sono andato. Camminando con un amico siciliano cui voglio molto bene, in silenzio, riflettevo sulla mia natura ibrida e meticcia, sulla mia vorace impurità, sulla mia fortuna ad aver incontrato tante occasioni nella vita che mi hanno permesso di capire molto, non tutto, ma moltissimo. E questa è del resto anche la mia dannazione, di cui sono grato alla sorte.

Appello a tutti i liberali a simpatizzanti liberali: sto gestendo il sito del “www.partitoliberale.it” come faccio sul nostro blog. Ho assoluto bisogno di tutti voi: ecco perché.

giovedì 17 giugno 2010

Lo so, non tutti sono liberali e non pretendo certo che lo siano. Ma molti di voi lo sono, alcuni si sono anche iscritti (a proposito: è ora di rinnovare la tessera) al PLI e io faccio un appello comunque a tutti per portare una ventata d’aria fresca, di dibattito, di discussione all’interno del sito del PLI che io cerco di rilanciare col vostro aiuto. Lì non si possono usare nicknames: nome e cognome sono obbligatori come la cravatta scura alle prime teatrali, noblesse oblige.

Vi pregherei di stare ai temi del sito, o di introdurne di nuovi con articoli che io pubblicherò là. Vorrei che quel luogo arido e negletto prendesse vita, grazie alla vostra personalità e generosità. Non è un obbligo, non è neanche un favore che chiedo: è un appello a chi ne ha voglia. E comunque ringrazio tutti della pazienza che devono mettere alla prova avendo un ospite come me che ha in testa troppi cappelli: parlamentare, giornalista, vicesegretario… e che palle!

Grazie.

Articolo di Augusta Lucilla: il fatto è che nessuno, o pochissimi, ha capito che cos’è l’Islam, la sua incolmabile alterità, le sue conseguenze orrende. Seguitiamo a trattarli come se avessero le nostre categorie morali e politiche e insultiamo Israele perché non sa fare “l’interlocutore”. Non esiste “interlocutore” per l’Islam, che è una mentalità e non una religione, fatta di totalitarismo assoluto, senza tempo e senza luogo, prima e indipendentemente dalla storia e dalla morale. Raccomando la lettura completa di questa raffinata e drammatica riflessione.

martedì 8 giugno 2010

Una cosa che mi fa molto pensare è come sia possibile che una gran quantità di occidentali sia così, come dice Paolo, pesce in barile, oppure così apertamente schierata contro Israele. Certamente l’ignoranza gioca la sua parte, e tuttavia non si capisce perché l’ignoranza debba comunque far propendere per una parte piuttosto che per l’altra, e soprattutto perché non ci sia il desiderio di documentarsi, e continuino perciò a fioccare affermazioni mitologiche (che altri qui nel blog non si stancano di sottolineare, srotolandole, dispiegandole per mostrarne la totale inconsistenza oggettiva). Allora certamente può trattarsi di nazisti rossi che, come dicono gli amici della Flottiglia, sono eccitati dal terrore islamico. Però vedo coinvolti in questo fare i pesci in barile o simpatizzare per i palestinesi anche persone, come alcuni qui nel blog, che nemmeno sanno cosa sia l’eccitamento per il terrore islamico, persone intelligenti (a parte qualche caso di QI un po’ so so), diciamo per bene. Allora ci deve essere una spiegazione alternativa, e la chiave di lettura ce la fornisce Paolo quando dice che il “due popoli due Stati” è una fregnaccia europea, e che Israele e gli americani sono dei coglioni per essere stati tanto generosi coi palestinesi. Mi sembra quindi che ci sia un problema di categorie che gli occidentali (quelli per bene diciamo) adottano nel giudicare l’Islam. Ci sono delle volte che uno riceve una batosta dal proprio interlocutore (questioni anche del tutto personali) perché non è riuscito a prevederne le possibili mosse, e non è riuscito a prevederne le mosse perché gli mancano le categorie dell’interlocutore, le ignora completamente. Mi pare cioè che ci sia questo malinteso di fondo, e cioè che tutti, occidentali e islamici, stiamo adottando le stesse categorie di giudizio della realtà. D’altra parte queste categorie sono per noi occidentali talmente basilari da essere date completamente per scontate: essere d’accordo, confrontarsi, pensare che l’altro sia un interlocutore, assegnarli questo status paritario, legittimarlo nel dialogo ecc. I discorsi delle persone per bene del forum sono infarciti di questo sottinteso: che Israele sia considerato un interlocutore dall’Islam, e che l’islam possa essere soggetto attivo di confronto. Ecco, io ho capito che questa cosa ce la dobbiamo togliere dalla testa. Le persone per bene debbono iniziare a fare i conti con l’esplorazione di qualcosa, la mentalità islamica diciamo, che è fondamentalmente “altro”. Questo “altro” è, per le nostre categorie per bene, orrendo, tanto che chi non ha problemi a riconoscerlo, come Sigal, ammette che non sarebbe male se si aprisse una voragine e li ingoiasse tutti, o non sarebbe male farne tonnellate di hamburger, come disse un mio amico ebreo (di sinistra by the way). Nominare, arrivare a concepire questo orrendo “altro” ci fa perdere la speranza (in un mondo giusto, migliore ecc. ecc. ecc.). Diciamo che siamo vittime di una sindrome di Stoccolma su scala occidentale: per lasciare intatte le nostre speranze prendiamo le parti del persecutore, gli attribuiamo ragioni, gli attribuiamo i nostri modi di vedere le cose, lo legittimiamo, lo giustifichiamo, e diamo la colpa a noi stessi per non aver saputo fare di più (vigliaccamente la diamo, quando se ne offre l’occasione, a Israele, il nostro simile) in quanto l’illusione è che se la colpa è di chi la ragione la possiede si può sempre rimediare, e per questo siamo noi che dobbiamo fare l’ennesimo primo passo (come coattivamente Israele ha peraltro sempre fatto). In realtà dall’altra parte questi sforzi democraticamente definiti dalle nostre categorie non trovano l’interlocutore che le nostre categorie si aspettano. Penso perciò che sia il caso, per chi ne ha le palle, al fine di trovare una soluzione più praticabile, di cominciare a fare i conti con la verità dal lato brutto, a cui non si rimedia.

Ecco perché, di default, sto con Israele. Non si può stare come pesci di default in barile. Risposta a RiccardoP

sabato 5 giugno 2010

SCRIVE RiccardoP

Vuole che un medico faccia il giornalista?

La follia di tirare sassi a un reparto armato è una cosa folle ed orribile quando questi di contro usano, gli imi uzi, sicuramente giustificati come dirà lei, magari perchè feriti e in risposta difensiva, ma sempre di sassi contro mitra si parla.
L’eccesso di “difesa” di moltissimi coloni con i fucili a pompa con l’uso di pallini aperti, spesso non mortali ma dalle ferite larghe e inconfondibili per me sono orribili, la follia di sparasi tra di loro in guerre di frammentazione è orribile, Hamas che spara ai suoi, israele che spara agli altri che poi sono gli stessi è orribile, vede Guzzanti è proprio orribile la situazione, e non mi sono mai messo a registrare personalmente, cioè per mio ricordo personale, nome cognome data ed ora,come non alloggiavo in alberghi 5 stelle, se invece Lei, nonostante sia di casa da quelle parti, non ha mai visto nulla di orribile, il difetto evidentemente non è mio, o quantomeno il suo orribile non coincide con il mio e pensare che abbiamo già fatto questa discussione circa un anno fa capendoci.
Io mi occupo di bassa macelleria, e le ripeto senza parteggiare per nessuno mai,questo mai fa parte della mia mission, pertanto quando dovevo lavorare, significava che l’orribile era già compiuto.
E’ comunque singolare che Lei mi chieda proprio questo e niente altro su quanto ho scritto, poichè questa in fondo è la cosa più banale, ci sono dei popoli in “guerra”, ed in guerra non si tirano uova marcie, ma si spara, questo è orribile di default, soprattutto per un laico come me, che sa che di vita c’è questa e poi nulla, che modo orribile di usarla concorda o no?

Riccardo.

RISPONDO

GUZZ – A LEI PIACE DIRE “di default”. Prima ha scritto che gli ebrei vogliono stare lì di default. Il fatto è che gli ebrei stanno lì da 5000 anni default e non se ne sono mai andati, malgrado la grande diaspora. La Gerusalemme delle crociate era piena di ebrei che difendevano le sacre mura contro i cristiani INSIEME ai musulmani.
Quando Mark Twain e Edmondo De Amicis, che neanche si conoscevano, visitarono la “terrasanta” nell’Ottocento la descrissero entrambi come una landa desolata e desertica, con pochi pastori di capre, alcuni sceicchi che venivano di tanto in tanto e alcuni funzionari turchi dell’amministrazione in genere residenti a Damasco.
Di default non esisteva alcun “popolo” palestinese, non una lingua palestinese, non una tradizione, cucina, letteratura, dialetto, musica, architettura, poesia, narrativa palestinese perché i palestinesi non sono mai esistiti, come “popolo” se non da quando il laborioso foyer ebraico cominciò a de-desertificare il default desertico della pretesa Palestina, ovvero di Giudea e Samaria che furono marchiate a fuoco come “Palestina” da Adriano, allo scopo di negare per sempre il default ebraico e soltanto ebraico di queste terre.
Lei dice che di default due “popoli” si sparano, mica si tirano uova marce.
Ebbene io non ho visto MAI il popolo ebraico (tranne UN caso che finì con un ergastolo e un enorme clamore sui giornali) sparare sul popolo palestinese, che non era di default ma che finsero di essere di default attraverso l’opera propagandistica dell’egiziano Yassir Arafat e degli altri egiziani “palestinesi” inventati a Mosca (Abu Mazen compreso): così si formò il falso default, come melting pot egiziano giordano (la Giordania, di default, E’ uno Stato Palestinese), siriano iracheno libanese.
Questo inesistente “popolo” diverso per default da quello ebraico che sta lì da 5000 anni, vive di Israele, consuma l’energia elettrica di Israele, lavora in Israele, partorisce negli ospedali israeliani, prende la pensione israeliana, l’assicurazione sociale israeliana, i mutui israeliani, mangia frutta israeliana che gli israeliani di default fanno sgorgare dal deserto.
Non esiste e non è mai esistita una economia palestinese, benché l’inesistente – di default – popolo palestinese sia straricco e stramiliardario per gli aiuti e finanziamenti dell’Onu e dei Paesi arabi, il cui denaro finisce tutto in armamenti e – di default – non si trasforma in condizioni di vita accettabili per i palestinesi.
Io penso che non si possa – di default – non parteggiare per nessuno, stare in mezzo come pesci di default in barile.
Io penso che chi si chiude nel finto default, pecchi di presunzione e di ambiguità morale. Se uno ha la morale di default – distingue cioè il vero dal falso, il bene dal male, il giusto dall’ingiusto – non può cavarsela dicendo che di default “due popoli in guerra non si tirano le uova marce”, come dire che di default tutti i gatti sono bigi, tutte le mucche sono uguali di notte e in fondo tutto è equivalente e indistinguibile purché non si esageri, perché quando si esagera le brave persone tranquille di default si agitano e agitarsi non è un buon default.
No, i coloni ebrei NON sparano ai palestinesi i quali invece sparano ai coloni ebrei, e li sgozzano, e fanno saltare i pullmini scolastici e scannano le loro donne che tornano dal mercato con la spesa.
Questo di default.
Il default contrario non si è mai visto e per questo le ho chiesto non di fare “il giornalista” ma di dare testimonianza specifica, circostanziata – data luogo persone fatto – di quel che dice di aver visto.
Questo per il mio default che forse è diverso da suo.

RICCARDOP REPLICA:

Mai scritto che gli ebrei vogliono stare lì di default, me lo trovi, Lei si confonde e non poco.
L’unica cosa veramente di default che leggo nella sua risposta è l’assoluta convizione dell’aver ragione,
Il problema è suo non mio, non ho finti default e Lei lo sa benissimo, poichè ci leggiamo da anni, mi spiace che non abbia capito il senso di quanto ho scritto, mi spiace che non rieco a dividere, come è usanza fare, i popoli tra uomini con le ali ed altri con zoccoli e forconi, mi spiace che non mi interessi nemmeno discutere sulle prove che Lei vorrebbe che io esigessi, poichè, questo ipso fatto, metterebbe in discussione la mia onestà e la mia esperienza, se permette questo non lo permetto neanche a Lei, mi attacchi dicendo che non ho visto bene o che sono stato imbrogliato, ma distrugga anche quel qualche migliaio di fatti e prove riportate ed accertate, ben fuori dal mio personale, che dimostrano la vericità di quanto ho scritto, ma per lei sono solo sciocchezze, del resto anche mia moglie è convita che le mie figlie siano ancora illibate, lo sosterrà anche sotto tortura, è un suo credo, ma non è così.
Il mio non è un default, è solo la consapevolezza che quando si parteggia con così grande passione si partecipa e si diventa parte in causa, pertanto si arriva a giustificare anche l’ingiustificabile e a non vedere il palese.
Se questo la disturba mi cacci, oppure mi inviti a leggere soltanto, ne ha diritto e io da ospite mi adeguerò come ho sempre fatto, poichè di default ho una buona educazione questa si, ma non parta dalla posizione io sono Guzzanti e lei nessuno perchè si sminuirebbe e non di poco.
Non ho mai inneggiato nè ad hammas nè al terrorismo arabo, mi riporti un passo che lo dimostri, e questo non ha fatto di me un ibrido che non sceglie, ma solo uno che da osservatore, quando può osservare direttamente, cerca di capire prima di parlare. Mi sono rotto i coglioni di essere o contro o a favore sempre nettamente, si riverbera tutti i giorni anche nella nostra società civile e lo trovo sterile, se questo è il futuro, questo non potrà che essere altro che un futuro bloccato, dove nessuno potrà mai fare da ponte tra le parti, un mondo senza speranze e senza perdoni.

Con grandissimo affetto,

Riccardo.

GUZZ – RICAMBIO IL GRANDISSIMO AFFETTO, aggiungo e ribadisco stima, anche se non c’è bisogno. In un duello di idee e di posizioni si fa teatro della propria battaglia e, certo, io sono sempre fermamente convinto di quel che dico e – si tenga forte – ritengo il dubbio non una virtù ma un brutto vizio.
L’uomo forte ha certezze e sa che quelle certezze sono frutto di fatica, conquista intellettuale, studio: ciò lo rende superiore, con le ali e non con gli zoccoli. E’ vero. Non siamo tutti uguali, perchè chi sa è diverso da chi non sa, o suppone, o crede di aver capito.
Ciò detto, un altro paio di maniche è riconoscere non il dubbio, ma l’errore.
Quando uno si rende conto di avere sbagliato, lo ammette con festa grande: mi sono sbagliato, ho ritenuta vera una cazzata.
In questo senso io sono di destra, non di sinistra.
Chi è di sinistra coccola il proprio dubbio, la propria incertezza e in definitiva – secondo me – la tendenza all’ipocrisia che tutti abbiamo.
Il vero rasoio di Occam è la conoscenza studiata e approfondita, professionale e non dilettantesca.
Non lo prenda per arroganza, ma so bene di essere arrogante.
Non si può fare diversamente quando si separa la conoscenza dalla cattiva o insufficiente informazione.
Non drammatizzi la mia passione per il duello.
Il duello è anche estetico.

Vabbe’, qualcuno ha avuto da ridire sul video musical. Faccio ammenda. Prendiamo un atteggiamento da persone serie e guardiamo questi due video, senza musica e senza commenti. Quando il PRIMO soldato, da solo, scende sul ponte senza usare alcuna violenza né imbracciare armi viene immediatamente LINCIATO, come quelli che vengono dopo. Linciati con spranghe, coltelli, botte, calci, mazzate, ossa spaccate. Guardate che cosa racconta questo gelido documento. Oppure è un falso? Ditelo se avete coraggio.

venerdì 4 giugno 2010

http://www.youtube.com/watch?v=gYjkLUcbJWo&feature=player_embedded

http://www.youtube.com/watch?v=bU12KW-XyZE&feature=player_embedded

Abbiamo preso per il culo il mondo, seguite sul link il video musicale con filmato del linciaggio a sbarre e bastoni e pugni e coltelli, PRIMA che i soldati difendessero le loro vite con armi vere e non quelle a vernice puzzolente con cui erano scesi dall’elicottero. Abbiamo preso per il culo il mondo intero e abbiamo fatto credere agli imbecilli che Hamas è Madre Teresa. Spero che questo video faccia arrabbiare molto. Perché io mi sono divertito fino alle lacrime.

venerdì 4 giugno 2010

http://elderofziyon.blogspot.com/2010/06/we-con-world-latma-tv.html

GUZZ – DI DIO NON M’INTENDO

né d’altra parte lui si intende di me e stiamo pari. Non ho un figlio ubriaco, Israele.

Ho un fratello – Israele – continuamente attaccato dagli assassini: nel 1948, nel 1956, nel 1967, nel 1973, poi dalle nuove entità extranazionali di Hezbollah (Iran) e Hamas (Iran più altri).?Gli “altri” non l’hanno fatto bere.

E’ un figlio onesto, buono, intelligente, altruista, che semina medicine e ospedali, che semina leggi e scuole, che semina libri e giornali, che semina democrazia e Parlamenti: l’unico Stato in cui i musulmani arabi godono di tutti i diritti ciili (compreso quello di non indossare l’uniforme militare dello Stato cui hanno scelto di appartenere non andandosene come gli altri), è Israele.?Dunque sul piano del diritto internazionale, come qui è stato ampiamente dimostrato, Israele ha ragione e non ha torto affatto.

Gli “umanitari” non avevano nulla di umanitario e volevano che accadesse esattamente quel che è accaduto, per cui Israele ha perso una guerra mediatica che l’ha molto danneggiato.?Su come sono andate le cose, c’è poco da dire: il filmato (che ho visto su una tv inglese mentre un esperto di sicurezza spiegava che le armi israeliane erano antisommossa e non letali, finché non hanno dovuto difendere le proprie vite dopo la sopraffazione man mano che scendevano dall’elicottero) mostra perfettamente l’accaduto.?Non c’è nulla da aggiungere e nulla da togliere. Israele oggi è isolato, vilipeso, sotto schiaffo e chi ha la schiena dritta stands up for Israel. Le schiene molli serpenteggiano.

E infine: il blocco era israelo-egiziano, Gaza è terra egiziana e non palestinese, indebitamente occupata con un colpo di Stato da Hamas che ha eliminato la frazione minoritaria dell’Olp di Abu Mazen. Eliminato vuol dire che gli hanno tagliato le gole in pubblico con le donne che applaudivano.?Hamas non vuole due Stati e due popoli, ma soltanto l’eliminazione di Israele.?La fregnaccia dei due popoli e dei due Stati è una fregnaccia occidentale.?Gli arabi sono con Hamas che non vuole due Stati ma l’eliminazione di Israele, al massimo concedendo che in un futuro Stato islamico al posto di Israele, gli ebrei che vorranno restare avranno il permesso di restare.

Sì, sono pagano.

Amo il buddismo, il libero pensiero, la fisica quantica e i capricci degli dei.
Fra i quali, senza ritegno, mi includo.

Brevi note sull’universo. A partire da me e poi allargandoci un po’ verso la galassia…

martedì 1 giugno 2010

Sui gradini di casa giovedì scorso una violenta aritmia mi ha aggredito con aria gradassa ed è finita in ospedale. In breve: non ho niente, salvo una pressione sotto la suola delle scarpe. Il cuore, non avendo pressione, fa l’unica cosa che qualsiasi idraulico farebbe al suo posto: triplica il numero di battiti che sono saliti quasi a 200, con uno sciame di extrasistoli ciascuna delle quali ti fa mancare il fiato. Molto frastuono, e un certo spavento, per nulla. La pressione bassa è meglio di quella alta. Ho visto due documentari: uno sul pianeta Venere e uno su Mercurio. Venere è un vero inferno dantesco con milioni di bocche da fuoco e fiumi di lava. Mercurio è una grande luna gelida che tutti gli asteroidi dell’universo si divertono a schiccherare con colpi di pietra. Un pianeta lapidato.

E, a proposito di lapidazione, sto con Israele anche stavolta. Ho visto tutto, letto tutto, e Israele si è comportato in modo impeccabile. C’è un blocco navale egitto-israelaino (non soltanto israeliano) contro un governo golpista e criminale che occupa abusivamente l’ex egiziana striscia di Gaza (mai stata palestinese) e gli ufficiali israeliani sono stati aggrediti con spranghe, coltelli e infine armi da fuoco quando  un militare ha perso la sua arma. Non sono pacifisti, sono militanti antisemiti neonazisti di sinistra. Mi spiace per chi ha perso la vita, ma nessuna simpatia.  Il colpo era mediatico e i nazisti rossi hanno provocato i romani ebrei e non i diplomatici dello Stato di Israele.

Sono stremato, fisicamente. Ho guardato il blog da lontano e ho visto scendere per mia colpa la qualità al solito battibecco personalizzato. E’ ovvio che accada, ma questo fa perdere mordente. Ripeto: colpa mia. Ringrazio invece tutti per aver fatto senza di me, per aver portato le notizie, per aver dato prova del fatto che il blog funziona ormai anche senza di me come un quotidiano spontaneo in cui ognuno mette del suo. Il vizio del battibecco puerile è in fondo molto umano e fa parte della emivita del web.

Il mio tavolo è nel caos, l’Italia è nel caos economico e la manovra è buona ma tardiva. Questo governo non ha fatto che ripetere come un mantra che la crisi non esisteva, poi che era superata (come poteva essere superata, se non c’era?) e ora siamo nel gorgo.

L’Europa rischia di dissolversi, la Grecia ha ricevuto un prestito per restituire alla Bundesbank i soldi che ha preso. L’America, la mia America, è ripartita come un treno, tutti ripartono bene, salvo l’Italia e non solo per colpa di SB, ma prima di tutto delle sinistra sindacali che hanno imposto la politica della cicala per distruggere la competitività e impedire che anche in Italia si potesse licenziare. Ora la realtà presenta il conto del ristorante e il conto è salatissimo, ammazzerebbe un cavallo. SB è uno sciagurato che finge di essere un mago, ma non si può dire che abbia più colpe di Andreotti e del PCI, PDS, Ulivo-Ds PD. L’opposizione è morta, la democrazia parlamentare è morta, l’Italia è moribonda sotto i colpi antiunitari e l’Europa sta per sfasciarsi. Si profila un gruppo di Paesi – Germania Austria Benelux – pronti alla secessione monetaria o a decretare l’espulsione dei Piigs, con due “i” perché Italia e Irlanda cominciano per “i”. La Francia si sente già nel secondo girone, dopo i maialini. Il sogno europeista dei padri fondatori è stato soltanto un sogno bancario imposto alla Bundesbank per consentire con un ricatto la riunificazione tedesca e adesso arriva anche lì il conto del ristorante. Più salato di quello interno

Il putinismo avanza, la stampa illiberale se la vede con un governo due volte illiberale e Repubblica censura il Fatto, incazzata nera perché il Fatto ha fattoi esplodere il caso De Benedetti con il mio libro che ha di fatto ammazzato quel che restava dell’immagine narcisista del PD.  Sul Corriere ella Sera il dalemiano Latorre mi ha accusato di avere io delle mire sul PD, e voi capite solo da questo che siamo molto oltre la frutta e l’ammazzacaffè. I miei libri vendono molto bene e la cosa mi rallegra perché tutti e tre – Sasha, Berlusconi e De Benedetti – raccontano agli italiani quel che non sanno. Ormai sono rispettato da tutti coloro che mi mettevano sul rogo e resta a fare una figura veramente piccina la sola Repubblica che pateticamente ha minimizzato un grande caso politico determinato dal suo editore in aperto conflitto politico con il suo direttore. L’editore di Repubblica se vuole dire quel che pensa preferisce dirlo a un eretico onesto e senza terra come me, e questo fa onore a Carlo De Benedetti per il quale nutro una dichiarata simpatia personale: ecco un uomo senza peli sulla lingua.

Amici, cento anni fa l’Europa viveva la Belle Epoque, l’epoca delle ciantose e dei caffè, del cancan, di Freud, Enstein, Picasso. Mussolini e Hitler erano due agitatoi sfigati, il primo guidava la rivoluzione rossa il secondo non sapeva ancora come organizzare la sua rabbia distruttiva. Nessuno ancora immaginava cosa sarebbe successo di lì a quattro anni, con la Grande Guerra, e trenta anni dopo con la più grande carneficina di tutti i tempi. La storia insegna una cosa sola: che la storia non ha nulla da insegnare. Prevedere la storia è un’ìarte non soltanto impraticabile, ma ingrata: nemo propheta. Ma io vedo che l’Occidente europeo sta collassando, vedo che il berluscon-putninismo prende il potere in Europa, una Cina che ha uno stomaco più grande della sua bocca. Io penso che siamo all’antivigilia di grandi catastrofi e che tutti vogliono far pagare un conto ad Israele colpevole di esistere e di resistere. Noi saremo con loro. Almeno io. Camicia garibaldina fuori dei pantaloni, sciabola sguainata, Colt alla mano. Il nemico questa volta è il mondo che ha rifiutato la civiltà, ha rifiutato la storia, ha rifiutato tutto ciò che l’Europa ha creato per il mondo. E’ l’ora dei barbari. Il nuovo medioevo è già intorno a noi, ma per fortuna ci sono Israele e l’America, con tutti i difetti, ma anche con  la lanterna della civiltà in mano. Sarà ancora la loro lanterna a fare un po’ di luce, ma quel che vedremo non ci piacerà.

La bassa pressione mi fa inclinare per il pessimismo, ottimo antidoto contro gli stronzi di destra e di sinistra.