Archivio del 5 settembre 2009

Lettura domenicale ancora sul freudiano de noantri, che ramazza nel blog il peggio del peggio, purtroppo sempre tutto della stessa parte politica: quella che assolve con complice indulgenza gli alti personaggi pubblici dalla vita privata imbarazzante, per loro scelta. Risposta seria, leale, amichevole e politica a Sergio Rizzitiello.

sabato 5 settembre 2009

Simona scrive

Caro Sergio,
tu hai molta più stima di Guzzanti che di Taradash.
Cerca di capire il perché di certi tuoi comportamenti.

GUZZ – TEMO CHE SERGIO si sia infilato in una camicia di Nesso, i panni di un carattere da baraccone, nei quali si è condannato e dai quali non ha la forza di uscire.
Infatti raccoglie qui i consensi del peggio del peggio, lo sciattume, la stupidità.
Ora sono io che faccio un’analisi. Sergio si è sentito ferito nella sua megalomania di insegnante di provincia che nel suo ambiente provinciale viene ritenuto molto colto perché è uno dei più spudorati names dropper, uno che nomina i grandi, i piccoli e i medi, presentandosi come l’enciclopedico di Sartre. Qui ha vissuto per lungo tempo scrivendo i suoi sproloqui che provocavano come unica reazione un silenzio generale.
Quelli che oggi si schierano con lui perché credono di farmi dispetto, o perché sono dei poveri imbecilli, allora tacevano, non partecipavano, come non partecipava nessuno. Tanto che Sergio mi ha chiesto un paio di volte quel che pensavo dei suoi lunghi scritti mettendomi in imbarazzo perché li trovavo sbrodolati, di nessun peso originale, infinitamente lunghi e noiosi.
Lui poi ha inventato questa balla che noi, io e chi condivide la mia opinione, con il nostro inconscio lo odiamo: ma la dura verità è che nessuno se lo filava, per noia. Salvo qualche sprazzo qua e là, perché ricordo un paio di volte di averlo letto con curiosità, salvo quando non si impalla in scenari psicoanalitici da salotto di provincia: roba da amarcord degli anni Cinquanta.
Io, purtroppo per lui e diversamente da lui, di psicoanalisi mi intendo: ho seguito tutti i congressi della Società Italiana di Psicoanalisi, ho scritto di Psicoanalisi per anni, sono stato un amico personale di Cesare Musatti che andavo a trovare ogni anno a Folgaria fino alla sua morte, sono stato amico e discepolo di Piero Bellanova, sono stato in analisi con uno dei maestri mondiali di questa scienza, Jacqueline Mehler Amati. Avevo pensato di fare un’analisi didattica per passare a questo mestiere, ma poi la mia vita ha preso altre direzioni. Non sono un grande esperto, ma certamente non un analfabeta acculturato.
Scrissi in un articolo che diventò famoso, il paradosso dell’aviatore e che suonava così: dovete fuggire dall’isola che sta per essere investita dal maremoto e avete due aerei e due piloti fra cui scegliere. Uno è un ingegnere, che ha progettato aerei, sa tutto dell’aviazione, è un autore di testi sull’aronuatica, ma non ha mai pilotato un aereo.
L’altro è il garzone del macellaio, con 4000 ore di volo al suo attivo. Chi scegliete? Il paradosso era dedicato alla questione fondamentale dell’analisi: può praticare analisi soltanto chi abbia fatto le sue 4000 ore di volo, di analisi profonda, a prescindere dalle montagne di tomi e di divulgazioni che ha ingollato., o chiunque chiacchieri e blateri di letture raccogliticce o anche universitarie?
Così contestai a Rizzitiello la sua ingenuità molto saccente e inconsistente, il suo lessico comico di freudiano della domenica. E questo me lo rese nemico.
Poi sostenne che la prostituzione esiste sempre e soltanto se c’è uno sfruttatore che costringe una donna, invariabilmente nolente e invariabilmente vittima di una sopraffazione. Lui ignora che proprio in questi giorni si discute del fatto che, specialmente a Milano (dove il fenomeno è più visibile) le ragazzine da 14 anni in su si prostituiscono on line per qualsiasi cosa: il compito di scuola, un paio di scarpe, un vestito, un viaggio, un po’ di contanti.
E’ un fenomeno di massa che io considero anche berlusconiano perché oggi alle ragazzzine si dice: sei carina, hai un bel culetto, hai due tette, puoi diventare quello che vuoi, valletta, velina, eurodeputata, deputata, consigliera regionale, protagonista del grande fratello, avere una parte in un reality o in una fiction (telefonate SB Saccà).
Questo ricorda il capolavoro “Memorie di una maitresse americana” di Nell Kimball )tascabili Bompiani) in cui si dice “Ogni ragazza è seduta su un tesoro, ma non lo sa”. Questo disinvolto punto di vista è stato da poco ripreso dal “Manuale delle giovani mignotte”, editore Aliberti in cui una donna invita tutte le donne, purché belle e arrapanti, a mettere a frutto la loro promessa sessuale.
Litigammo perché Rizzitiello nega questa realtà ed è affezionato a una idea paleolitica della prostituzione che ricorda la celebre canzone di fine Ottocento “Son nostre figlie le prostitute/ che muoion tisiche negli ospedal/ le poverine si son vendute/ per una cena, per un grembial”.
Un misto di buona volontà, provincialismo, egocentrismo da lettore vorace, hanno creato il personaggio Rizzitiello.
La sua colpa? Non credere che io e tanti altri lo troviamo semplicemente noioso, prolisso, inefficace, banale, inutile, lungo, spropositato, anche un po’ patetico, ma più spesso irritante.
Lui doveva organizzare contro questi critici così irritanti la resistenza analitica, usiamo il suo linguaggio, a una verità semplice, e lo ha fatto creando una montagna di fantasie, di cui la più ridicola e offensiva è quella secondo cui chi non lo apprezza è in realtà invidioso della sua scienza, e invariabilmente cova indecenti pulsioni, consce e inconsce nei suoi confronti.
E di lì non schioda.
Mai che gli venisse il dubbio che forse chi lo critica non ha tutti i torti. Molto meglio la teoria del complotto paranoide.
E se mancano i plaudenti, li si clona, li si inventa, li si convoca. E quando si rende conto di aver provocato irritazione e fastidio finge di aver giocato – poff !! – e si fa del male.
Che dire? Mi dispiace. Ma per quel po’ di bene che ancora gli voglio, benché si sia comportato molto male con me che l’ho sempre pubblicato come un editore passivo, non posso mentirgli.
Anzi, per il suo bene penso di avere il dovere di dirgli sempre la verità. Le sue ridicole manipolazioni ne mostrano soltanto l’aspetto fanciullesco, ma questo è il vicolo cieco in cui si è cacciato da solo, malgrado le molte funi che gli ho tirato, le scialuppe che gli ho inviato e le tracce che ho seminato sotto i suoi occhi.
Purtroppo temo che sia un caso irrecuperabile.
Ma io sono un testardo ottimista.