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	<title>Commenti a: Auguro a tutti un 2010 liberale, rivoluzionario, un anno che sappia chiudere decentemente il primo decennio del nuovo secolo che ancora non ha trovato forma e identità. Siamo vicini ai giovani iraniani che si battono nelle strade e muoiono impiccati, siamo vicini ai russi oppressi da una autocrazia plebiscitaria fondata sulla sopraffazione. Siamo vicini al popolo della Georgia sempre sotto minaccia di aggressione. Siamo vicini agli Stati baltici, alla Polonia, alla Repubblica Ceca e naturalmente siamo vicini a Israele. Siamo vicini agli italiani che ancora non sanno liberarsi della ganascia che paralizza le menti e i cuori fra i due poli miserabili del berlusconismo e dell&#8217;antiberlusconismo religioso. Faccio i miei auguri personali a Berlusconi per una pronta ripresa fisica. E auguro agli italiani miei concittadini di riconoscersi nei valori liberali e del Partito liberale italiano. Vi auguro una smodata e peccaminosa fine d&#8217;anno e un inizio gioioso e creativo in vista di una ricostruzione della Patria comune.</title>
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	<description>Il blog di Paolo Guzzanti</description>
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		<item>
		<title>Di: Arturo Zulawski</title>
		<link>http://www.paologuzzanti.it/?p=1291&#038;cpage=2#comment-109083</link>
		<dc:creator>Arturo Zulawski</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 00:26:32 +0000</pubDate>
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		<description>Errata corrige

2 errori. Correggo:

-Ho scritto che Berlusconi ritirò il suo piano per salvare La Cinq nel 1991. Errore: ad inizio aprile del 1992. La Cinq fallì, fine delle trasmissioni il 12 aprile.  Comunque prima dell&#039;intervista dei due a Borsellino

- (allora, oggi è di Pinault, le Groupe Figaro, ecc.) errore. Non si tratta di Pinault, ma di Dassault. 

Shame on me

az</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Errata corrige</p>
<p>2 errori. Correggo:</p>
<p>-Ho scritto che Berlusconi ritirò il suo piano per salvare La Cinq nel 1991. Errore: ad inizio aprile del 1992. La Cinq fallì, fine delle trasmissioni il 12 aprile.  Comunque prima dell&#8217;intervista dei due a Borsellino</p>
<p>- (allora, oggi è di Pinault, le Groupe Figaro, ecc.) errore. Non si tratta di Pinault, ma di Dassault. </p>
<p>Shame on me</p>
<p>az</p>
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		<title>Di: Arturo Zulawski</title>
		<link>http://www.paologuzzanti.it/?p=1291&#038;cpage=2#comment-109080</link>
		<dc:creator>Arturo Zulawski</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 23:18:14 +0000</pubDate>
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		<description>Sicuramente, uno che se ne sbatta dell’estetica di Signorini è James Cameron. « Avatar » sta facendo felice tanta gente. E’ uno spettacolo famigliare come pochi ce n’è. Pasarlo bièn, una delle cose più difficili al mondo. Una è la spiaggia, l’acqua, il frigo. Insomma, lo è per milioni di persone, così è « Avatar ». Pasarlo bièn. Uno che è molto contento, e si sta in questi giorni sfregando le mani, ne sono sicuro, uno di questi – oltre a Cameron (che di Signorini se ne sbatte) è Jérome Seydoux. Pathé sta incassando. V’è da dire che i Seydoux hanno investito parecchio per sviluppare la società che fa trait d’union tra la Guamont (gestita dal fratello Nicolas) e Pathé. Un grande investimento anche per i film in 3D. E i soldoni entrano. Eccome se entrano. Grazie ad Europalaces. Già. E’ bello produrre film, ma è pure interessante distribuirli. Che ne direbbe il regista ? L’importante, per i film,  è che possano essere visti. Dunque conta pure diffonderli, chiedere a Berlusconi per verificare. Se poi riesci a comperarli, a dividerli in quattro, a sbatterci dentro 24 minuti di pubblicità, a riempire la programmazione del tuo canale e farlo vedere a milioni di telespettatori puoi farci un business. Ma bisogna avere il canale e anche i film. 
E questo è un altro discorso. 

Insomma Jerôme Seydoux sta vivendo, dal punto di vista degli affari, una seconda giovinezza. La curva sale. E dire che nel 1986, quando la Fracia vide arrivare la coabitazione, per Seydoux i tempi sarebbero stati duri. Infatti, Chirac mise i bastoni tra le ruote a La Cinq, ma a pagarne il prezzo –oltre a Berlusconi – fu Seydoux.  1987 : la Cinq perde la concessione. Non può più trasmettere. Un bel colpo di Chirac, non c’è che dire. Nuovo concorso e la Cinq riprende la concessione, ma con nuovi investitori. A condurre la Cinq ci sarà Hersant, Berlusconi ha il 25%. Seydoux, out. 

E dire che Jerôme Seydoux aveva tutte le carte in mano. Ereditiero della famiglia Schlumberger, aveva pure investito nel « Le Matin » di Parigi. Aveva investito quanto Perdriel, dopo aver deciso di non quote della famiglia investite nel « Nouvel Observateur ». A Jerôme Seydoux, nel 1985, si aprivano le porte di una televisione. Una tv nuova, voluta da Mitterand, La Cinq. Un po’ come « Canale 5 » per Craxi, per intenderci. E per Berlusconi, come no. Nacque così « La Cinq », ma la destra francese, benché ancora suonata dalla sberla della vittoria di Mitterrand, dava segni di vita. E buttò dalla torre Seydoux. 



Ma Mitterrand, con gli amici, pare fosse veramente un uomo di parola. Non era rimasto forse così tanto tempo vicino a Pelat. Non aveva attraversato mille tempeste giudando il battaglione dei suoi cari amici ? 
V’è da dire che quando la campana suonò, quando il chiasso provocato dalla scalata di Parretti alla MGM fu troppo assordante per poterlo soffocare, quando il buco scavato dal Credit Lyonnais era diventato troppo profondo Mitterrand, o Beregovoy, decisero comunque di metterci una pezza. Ma la macchina era lanciata, Fiorini aveva scalato, Parretti aveva deciso che la sua villa bianca alla Scarface l’avrebbe costruita negli States. Parretti non era un minable Sandokan con la sua villa tra le bufale. Los Angeles, amici miei.  Hollywood ! 
Fu ora, per i leader del socialismo alla francese,  di rimpatriare il più presto possibile quanto più possibile. Erra troppo tardi per arrestare Parretti che sgommando andava  a cercare gloria negli States, lasciandosi dietro traccie di contratti segreti e non per la vendita di diritti MGM a Berlusconi. La Pathé sarebbe tornata in Francia. Rousselet avrebbe voluto mettere le mani su Pathé. Sicuro. Canal+ produceva film, aveva interessi nella diffusione di film attraverso il proprio canale criptato che contava sempre più abbonati. Pathé faceva gola a Canal, è fuori di dubbio. E Rousselet rimaneva comunque amico del Presidente. 

Mitterrrand, che non metteva mai tutte le uova nel paniere, non avrebbe messo così tanto potere nelle mani di Canal+. Pathé fu venduta a Seydoux. La corsa agli studios americani di Parrett sarebbe fallita. Il buco del Credit Lyonnais avrebbe dato il capogiro. E parecchie gatte da pelare. Diede però l’occasione a Jean-Pierre Moscardo di andare a sentire ciò che aveva da dire Florio Fiorini. Ne fece un film, Moscardo, intitolato « L’affaire Crédit-Lyonnais – MGM ». 

Seydoux, dunque rilanciò la sua carriera nell’audiovisivo. Dalla tv al cinema. Non c’è che dire. E per il cinema, direbbe pure il regista, bisogna prima di tutto fare cinema. Per fare cinema ci vuole una telecamera, un soggetto e ci vogliono pure gli studios. 
Cinecittà e gli studi di De Laurentis facevano gola ai francesi in quegli anni ’90. Canal+ voleva espandere la propria rete cablata, ma anche la produzione cinematografica. Pathe non finì nelle mani di Rousselet. Thoulouze aveva un’altra tattica. Andare in Italia. Per la Tunisia, troppo tardi. Là Tarak Ben Ammar possedeva degli studios. Nel 1990 Ammar trovò un alleato, fondò la Quinta Communications con Silvio Berlusconi. Gli studi, posseduti dalla Carthago film avevano il vento in poppa, si girava parecchio cinema, anche italiano durante quegli anni in Tunisia. E’ curioso andare a leggere i titoli dei film che furono girati in quegli anni negli Empire Studios di Hammamet.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sicuramente, uno che se ne sbatta dell’estetica di Signorini è James Cameron. « Avatar » sta facendo felice tanta gente. E’ uno spettacolo famigliare come pochi ce n’è. Pasarlo bièn, una delle cose più difficili al mondo. Una è la spiaggia, l’acqua, il frigo. Insomma, lo è per milioni di persone, così è « Avatar ». Pasarlo bièn. Uno che è molto contento, e si sta in questi giorni sfregando le mani, ne sono sicuro, uno di questi – oltre a Cameron (che di Signorini se ne sbatte) è Jérome Seydoux. Pathé sta incassando. V’è da dire che i Seydoux hanno investito parecchio per sviluppare la società che fa trait d’union tra la Guamont (gestita dal fratello Nicolas) e Pathé. Un grande investimento anche per i film in 3D. E i soldoni entrano. Eccome se entrano. Grazie ad Europalaces. Già. E’ bello produrre film, ma è pure interessante distribuirli. Che ne direbbe il regista ? L’importante, per i film,  è che possano essere visti. Dunque conta pure diffonderli, chiedere a Berlusconi per verificare. Se poi riesci a comperarli, a dividerli in quattro, a sbatterci dentro 24 minuti di pubblicità, a riempire la programmazione del tuo canale e farlo vedere a milioni di telespettatori puoi farci un business. Ma bisogna avere il canale e anche i film.<br />
E questo è un altro discorso. </p>
<p>Insomma Jerôme Seydoux sta vivendo, dal punto di vista degli affari, una seconda giovinezza. La curva sale. E dire che nel 1986, quando la Fracia vide arrivare la coabitazione, per Seydoux i tempi sarebbero stati duri. Infatti, Chirac mise i bastoni tra le ruote a La Cinq, ma a pagarne il prezzo –oltre a Berlusconi – fu Seydoux.  1987 : la Cinq perde la concessione. Non può più trasmettere. Un bel colpo di Chirac, non c’è che dire. Nuovo concorso e la Cinq riprende la concessione, ma con nuovi investitori. A condurre la Cinq ci sarà Hersant, Berlusconi ha il 25%. Seydoux, out. </p>
<p>E dire che Jerôme Seydoux aveva tutte le carte in mano. Ereditiero della famiglia Schlumberger, aveva pure investito nel « Le Matin » di Parigi. Aveva investito quanto Perdriel, dopo aver deciso di non quote della famiglia investite nel « Nouvel Observateur ». A Jerôme Seydoux, nel 1985, si aprivano le porte di una televisione. Una tv nuova, voluta da Mitterand, La Cinq. Un po’ come « Canale 5 » per Craxi, per intenderci. E per Berlusconi, come no. Nacque così « La Cinq », ma la destra francese, benché ancora suonata dalla sberla della vittoria di Mitterrand, dava segni di vita. E buttò dalla torre Seydoux. </p>
<p>Ma Mitterrand, con gli amici, pare fosse veramente un uomo di parola. Non era rimasto forse così tanto tempo vicino a Pelat. Non aveva attraversato mille tempeste giudando il battaglione dei suoi cari amici ?<br />
V’è da dire che quando la campana suonò, quando il chiasso provocato dalla scalata di Parretti alla MGM fu troppo assordante per poterlo soffocare, quando il buco scavato dal Credit Lyonnais era diventato troppo profondo Mitterrand, o Beregovoy, decisero comunque di metterci una pezza. Ma la macchina era lanciata, Fiorini aveva scalato, Parretti aveva deciso che la sua villa bianca alla Scarface l’avrebbe costruita negli States. Parretti non era un minable Sandokan con la sua villa tra le bufale. Los Angeles, amici miei.  Hollywood !<br />
Fu ora, per i leader del socialismo alla francese,  di rimpatriare il più presto possibile quanto più possibile. Erra troppo tardi per arrestare Parretti che sgommando andava  a cercare gloria negli States, lasciandosi dietro traccie di contratti segreti e non per la vendita di diritti MGM a Berlusconi. La Pathé sarebbe tornata in Francia. Rousselet avrebbe voluto mettere le mani su Pathé. Sicuro. Canal+ produceva film, aveva interessi nella diffusione di film attraverso il proprio canale criptato che contava sempre più abbonati. Pathé faceva gola a Canal, è fuori di dubbio. E Rousselet rimaneva comunque amico del Presidente. </p>
<p>Mitterrrand, che non metteva mai tutte le uova nel paniere, non avrebbe messo così tanto potere nelle mani di Canal+. Pathé fu venduta a Seydoux. La corsa agli studios americani di Parrett sarebbe fallita. Il buco del Credit Lyonnais avrebbe dato il capogiro. E parecchie gatte da pelare. Diede però l’occasione a Jean-Pierre Moscardo di andare a sentire ciò che aveva da dire Florio Fiorini. Ne fece un film, Moscardo, intitolato « L’affaire Crédit-Lyonnais – MGM ». </p>
<p>Seydoux, dunque rilanciò la sua carriera nell’audiovisivo. Dalla tv al cinema. Non c’è che dire. E per il cinema, direbbe pure il regista, bisogna prima di tutto fare cinema. Per fare cinema ci vuole una telecamera, un soggetto e ci vogliono pure gli studios.<br />
Cinecittà e gli studi di De Laurentis facevano gola ai francesi in quegli anni ’90. Canal+ voleva espandere la propria rete cablata, ma anche la produzione cinematografica. Pathe non finì nelle mani di Rousselet. Thoulouze aveva un’altra tattica. Andare in Italia. Per la Tunisia, troppo tardi. Là Tarak Ben Ammar possedeva degli studios. Nel 1990 Ammar trovò un alleato, fondò la Quinta Communications con Silvio Berlusconi. Gli studi, posseduti dalla Carthago film avevano il vento in poppa, si girava parecchio cinema, anche italiano durante quegli anni in Tunisia. E’ curioso andare a leggere i titoli dei film che furono girati in quegli anni negli Empire Studios di Hammamet.</p>
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		<title>Di: Arturo Zulawski</title>
		<link>http://www.paologuzzanti.it/?p=1291&#038;cpage=2#comment-108987</link>
		<dc:creator>Arturo Zulawski</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 01:19:51 +0000</pubDate>
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		<description>Simona usa pc, vero?</description>
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		<title>Di: bart_simpson</title>
		<link>http://www.paologuzzanti.it/?p=1291&#038;cpage=2#comment-108873</link>
		<dc:creator>bart_simpson</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 17:10:29 +0000</pubDate>
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		<description>Io non riesco a capire come al processo di primo grado la difesa non sia saltata sulla sedia quando ha sentito Borsellino parlare di indagini svolte da Guarnotta.
Non erano attenti?
Mi sembra poco probabile, quindi deduco che nell&#039;audio originale quella parte non ci fosse.
Certo è solo una deduzione.
Il link che ho segnalato prima dice che stanno cercando le carte di questa inchiesta.
Certo sarebbe un colpo di scena, ma insomma, basta aspettare e vedere.

Dell&#039;audizione di Zagdoun si parla anche nella sentenza, pagina 40.

Il rappresentante della Pubblica Accusa esprimeva il suo parere in ordine
alle richieste istruttorie avanzate dalle parti nel corso delle udienze del 17
giugno e 22 dicembre 2003 ed il Collegio formulava riserva che scioglieva
nel corso della successiva udienza del 13 gennaio 2004 rigettando tutte le
richieste avanzate dalle parti ad eccezione della disposta audizione del
giornalista francese Jean Claude Zagdoun...

ma poi
altra udienza

Nel corso della stessa udienza (19 gennaio 2004 ndr) il Tribunale revocava l’ordinanza con la
quale era stata ammessa l’audizione del giornalista francese Zagdoun per
la impossibilità da parte della difesa dell’imputato Dell’Utri di citarlo a
comparire in udienza...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io non riesco a capire come al processo di primo grado la difesa non sia saltata sulla sedia quando ha sentito Borsellino parlare di indagini svolte da Guarnotta.<br />
Non erano attenti?<br />
Mi sembra poco probabile, quindi deduco che nell&#8217;audio originale quella parte non ci fosse.<br />
Certo è solo una deduzione.<br />
Il link che ho segnalato prima dice che stanno cercando le carte di questa inchiesta.<br />
Certo sarebbe un colpo di scena, ma insomma, basta aspettare e vedere.</p>
<p>Dell&#8217;audizione di Zagdoun si parla anche nella sentenza, pagina 40.</p>
<p>Il rappresentante della Pubblica Accusa esprimeva il suo parere in ordine<br />
alle richieste istruttorie avanzate dalle parti nel corso delle udienze del 17<br />
giugno e 22 dicembre 2003 ed il Collegio formulava riserva che scioglieva<br />
nel corso della successiva udienza del 13 gennaio 2004 rigettando tutte le<br />
richieste avanzate dalle parti ad eccezione della disposta audizione del<br />
giornalista francese Jean Claude Zagdoun&#8230;</p>
<p>ma poi<br />
altra udienza</p>
<p>Nel corso della stessa udienza (19 gennaio 2004 ndr) il Tribunale revocava l’ordinanza con la<br />
quale era stata ammessa l’audizione del giornalista francese Zagdoun per<br />
la impossibilità da parte della difesa dell’imputato Dell’Utri di citarlo a<br />
comparire in udienza&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Gianluca</title>
		<link>http://www.paologuzzanti.it/?p=1291&#038;cpage=2#comment-108862</link>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 14:10:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.paologuzzanti.it/?p=1291#comment-108862</guid>
		<description>PER BART SIMPSON

Il problema che poni sul video manipolato (con conseguente taglio di Borsellino che parla di Guarnotta) non dovrebbe esistere. Agli atti come sembra c&#039;è l&#039;originale Audio, e tutto fa pensare sia REALMENTE L&#039;ORGINALE visto che la sentenza riporta correttamente dell&#039;intercettazione Inzerillo/Managano (e NON DELL&#039;UTRI). E&#039; indubbio però per stessa ammissione dei giudici, qualche differenza c&#039;è per loro stessa ammissione, GIUDICATA IRRILEVANTE.

http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=2393:il-fatto-non-salva-dellutri-dal-processo&amp;catid=20:altri-documenti&amp;Itemid=43

Ora la domanda sorge spontanea, nella versione consegnata dalla giornalista della Stampa quali parti divergono dal dv integrale del FATTO? che i giudici dicono essere irrilevanti?

La difesa di Dell&#039;Utri penso potesse acquisire l&#039;audio agli atti ed ascoltandolo poteva trovare questa notizia di estremo rilievo. Bisognerebbe quindi accertarsi se l&#039;Audio  agli atti sia realmente l&#039;audio della cassetta dvd distribuita dal FATTO &quot;integrale&quot;, per seconda cosa,  bisognerebbe sapere se tecnicamente la difesa di Dell&#039;Utri poteva richiederne copia.

Se entrambe le mie domande hanno risposta affermativa la difesa Dell&#039;Utri poteva sapere prima della sentenza di Guarnotta e fare le dovute ricerche PER POI CHIEDERE A PROCESSO IN CORSO L&#039;INCOMPATIBLITA&#039;. Sicuramente la cassetta audio poteva essere un grande aiuto esterno, ma una difesa CON LE PALLE per un processo del genere, secondo il mio modesto parere, aveva l&#039;obbligo di verificare il passato del giudice che avrebbe presediuto il processo in questione, ma la stessa sentenza di Dell&#039;Acqua sembra dire che Borsellino abbia preso una cantonata.

Infatti, rileggendo il perchè Dall&#039;Acqua ha respinto la richiesta d&#039;annullamento del processo Dell&#039;Utri,  c&#039;è di più, sembra non esistere questo famoso procedimento,  lo stesso Dell&#039;Utri non  era a conoscenza di tale attività d&#039;inchiesta precedente al suo processo (in caso avrebbe ricevuto un avviso come persona informata dei fatti) e quindi Guarnotta non aveva fatto un bel nulla.

http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=2393:il-fatto-non-salva-dellutri-dal-processo&amp;catid=20:altri-documenti&amp;Itemid=43

Sarebbe simpatico capire perchè Borsellino riteneva il contrario. Certo anche questi link andrebbero presi con le molle, basta pensare al vecchio articolo di Repubblica a firma az postato da Arturo riguardo una fase del processo Dell&#039;Utri,  pieno di imprecisioni.


Tutto molto complesso, se poi pensiamo che ora l&#039;accusa porterà in aula le nuove confessioni choc di Massimo Ciancimino,  ingrandendo  il quadro probatorio,  il processo diventerà un intreccio incredibile. Per chi è interessato Enrix nel suo blog ha messo on line tutti i verbali originali di Massimo Ciancimino dati alla procura di Palermo:

http://segugio.splinder.com/

Gianluca</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>PER BART SIMPSON</p>
<p>Il problema che poni sul video manipolato (con conseguente taglio di Borsellino che parla di Guarnotta) non dovrebbe esistere. Agli atti come sembra c&#8217;è l&#8217;originale Audio, e tutto fa pensare sia REALMENTE L&#8217;ORGINALE visto che la sentenza riporta correttamente dell&#8217;intercettazione Inzerillo/Managano (e NON DELL&#8217;UTRI). E&#8217; indubbio però per stessa ammissione dei giudici, qualche differenza c&#8217;è per loro stessa ammissione, GIUDICATA IRRILEVANTE.</p>
<p><a href="http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=2393:il-fatto-non-salva-dellutri-dal-processo&amp;catid=20:altri-documenti&amp;Itemid=43" rel="nofollow">http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=2393:il-fatto-non-salva-dellutri-dal-processo&amp;catid=20:altri-documenti&amp;Itemid=43</a></p>
<p>Ora la domanda sorge spontanea, nella versione consegnata dalla giornalista della Stampa quali parti divergono dal dv integrale del FATTO? che i giudici dicono essere irrilevanti?</p>
<p>La difesa di Dell&#8217;Utri penso potesse acquisire l&#8217;audio agli atti ed ascoltandolo poteva trovare questa notizia di estremo rilievo. Bisognerebbe quindi accertarsi se l&#8217;Audio  agli atti sia realmente l&#8217;audio della cassetta dvd distribuita dal FATTO &#8220;integrale&#8221;, per seconda cosa,  bisognerebbe sapere se tecnicamente la difesa di Dell&#8217;Utri poteva richiederne copia.</p>
<p>Se entrambe le mie domande hanno risposta affermativa la difesa Dell&#8217;Utri poteva sapere prima della sentenza di Guarnotta e fare le dovute ricerche PER POI CHIEDERE A PROCESSO IN CORSO L&#8217;INCOMPATIBLITA&#8217;. Sicuramente la cassetta audio poteva essere un grande aiuto esterno, ma una difesa CON LE PALLE per un processo del genere, secondo il mio modesto parere, aveva l&#8217;obbligo di verificare il passato del giudice che avrebbe presediuto il processo in questione, ma la stessa sentenza di Dell&#8217;Acqua sembra dire che Borsellino abbia preso una cantonata.</p>
<p>Infatti, rileggendo il perchè Dall&#8217;Acqua ha respinto la richiesta d&#8217;annullamento del processo Dell&#8217;Utri,  c&#8217;è di più, sembra non esistere questo famoso procedimento,  lo stesso Dell&#8217;Utri non  era a conoscenza di tale attività d&#8217;inchiesta precedente al suo processo (in caso avrebbe ricevuto un avviso come persona informata dei fatti) e quindi Guarnotta non aveva fatto un bel nulla.</p>
<p><a href="http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=2393:il-fatto-non-salva-dellutri-dal-processo&amp;catid=20:altri-documenti&amp;Itemid=43" rel="nofollow">http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=2393:il-fatto-non-salva-dellutri-dal-processo&amp;catid=20:altri-documenti&amp;Itemid=43</a></p>
<p>Sarebbe simpatico capire perchè Borsellino riteneva il contrario. Certo anche questi link andrebbero presi con le molle, basta pensare al vecchio articolo di Repubblica a firma az postato da Arturo riguardo una fase del processo Dell&#8217;Utri,  pieno di imprecisioni.</p>
<p>Tutto molto complesso, se poi pensiamo che ora l&#8217;accusa porterà in aula le nuove confessioni choc di Massimo Ciancimino,  ingrandendo  il quadro probatorio,  il processo diventerà un intreccio incredibile. Per chi è interessato Enrix nel suo blog ha messo on line tutti i verbali originali di Massimo Ciancimino dati alla procura di Palermo:</p>
<p><a href="http://segugio.splinder.com/" rel="nofollow">http://segugio.splinder.com/</a></p>
<p>Gianluca</p>
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	<item>
		<title>Di: simona</title>
		<link>http://www.paologuzzanti.it/?p=1291&#038;cpage=2#comment-108860</link>
		<dc:creator>simona</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 13:20:05 +0000</pubDate>
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		<description>Arturo controlla nel file &quot;stampa&quot; che ti ho mandato (io non posso perché devo reinstallare anche il pacchetto Office = sono al secondo reset :-) ): vado a memoria ma dovrebbe esserci un&#039;agenzia dove si dice che la richiesta di chiamare a deporre di nuovo Calvi in tribunale nel 2004 venne respinta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Arturo controlla nel file &#8220;stampa&#8221; che ti ho mandato (io non posso perché devo reinstallare anche il pacchetto Office = sono al secondo reset <img src='http://www.paologuzzanti.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  ): vado a memoria ma dovrebbe esserci un&#8217;agenzia dove si dice che la richiesta di chiamare a deporre di nuovo Calvi in tribunale nel 2004 venne respinta.</p>
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	</item>
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		<title>Di: Arturo Zulawski</title>
		<link>http://www.paologuzzanti.it/?p=1291&#038;cpage=2#comment-108854</link>
		<dc:creator>Arturo Zulawski</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 11:37:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.paologuzzanti.it/?p=1291#comment-108854</guid>
		<description>La ringrazio per i complimenti Bart, 
vedrà come, leggendo l&#039;utlimo pezzo, appare un altri personaggi importanti legati ai media, ai socialisti francesi e a faccendieri italiani. E potrà immaginare, come i prossimi fili da tirare portino da Parigi a Ginevra, scartando verso il medio-oriente. Come potrà leggere, anche il partito socialista francese, durante l&#039;era Mitterrand, è stato legato ad un finanziamento poco chiaro e ad un giornale che si aveva visto finanziamenti provenienti dalla stessa direzione: da Max Théret a Giancarlo Parretti. Max Théret e Pelat, uomini prossimi a Mitterrand che si volevano arricchire grazie ad un delitto di insiders dove fu coinvolto Beregovoy. Un suicidio eccellente. 

Per quanto riguarda la questione legata a Guarnotta e Borsellino. Esplicitamente, lo si vede nel video, quando Borsellino consegna l&#039;indice, il sommario che ha stampato da computer a Calvi-Zagdoun, afferma che in quelle carte si trovano indicazioni a riguardo di quell&#039;inchiesta condotta da Guarnotta nei confronti di Dell&#039;Utri. Se non erro, l&#039;acquisizione del video è stata rifiutata anche perché giunta fuori tempo, visto i documenti acquisiti durante il processo in primo grado. Servirebbero oggi, allora, anche quelle carte, consegnate da Borsellino a Calvi-Zagdoun. Un uomo che -in buona fede- avrebbe potuto consegnare ai pm non solo gli originali dell&#039;intervista quando fu sentito quale teste nell&#039;aprile del 1994 ma anche quelle carte. Ma da buon giornalista esperto di servizi segreti, quelle carte pare se le sia tenute. Ognuno ha la propria polizza assicurativa. 

Se Repubblica, nell&#039;articolo riportato qui sopra, dice una cosa corretta, allora Zagdoun sarebbe stato chiamato in aula una seconda volta, nel 2004 quando la procura aveva però già acquisito il materiale audio dell&#039;intervista integrale. Già allora, dunque, in procura esisteva del materiale dove Borsellino parlava di quell&#039;inchiesta di Guarnotta e quel nastro -certificato da un perito- era l&#039;originale. Dunque, o non era l&#039;originale, e il perito certificò il falso mentendo, oppure era l&#039;originale e chi ci ha raccontato che quel materiale era andato disperso ha mentito sapendo di mentire. Va aggiunto, a ragion di cronaca, che Travaglio scrive e dice oggi che quel materiale restò nelle mani di Calvi-Zagdoun. Io non credo, ma qui siamo solo nel campo delle ipotesi, che quel materiale video possa essere acquisito dal processo perché -ma sono nel puro campo delle ipotesi- chi ha fatto uscire il materiale oggi era ben cosciente dei termini e dei tempi del processo. Sicuramente, chi allora montò il video manipolando il passaggio su Dell&#039;Utri-Mangano, oggi non vorrebbe vedere il processo annullato per un vizio del genere. Non credo il responsabile o i responsabili siano così sprovveduti. Ma forse mi sbaglio. 

Per quanto rigaurda il processo, io non ho la minima intenzione di fare attraverso ciò che scrivo l&#039;avvocato di Dell&#039;Utri, né tantomeno quello di Berlusconi.Sono mosso dalla curiosità, da note e appunti presi durante il tempo. Sono mosso da dubbi e domande. Ho spiegato il contesto francese perché trovo stupido far bere agli italiani che la Francia è la Francia e che dunque visto che è la Francia il discorso finisce lì perché i francesi sanno fare le domande. No, la Francia di quegli anni e i rapporti tra Francia e Italia possono essere descritti anche grazie ad altri elementi che sto provando a presentare. Quella cassetta manipolata partì dalla Francia nel 1994 e tre anni dopo parti Thoulouze dalla Francia. Ma non credo le cose finiscano qui. Dunque, appena potrò andrò avanti. Sono lenzuolate, lo so, i tempi verbali, la sintassi, i refusi, lo stile, non sono stati ancora lavorati e me ne dispiaccio. Preferisco pubblicare e rendere noti i miei ragionamenti e li produco nel mio (poco) tempo libero. Qualche errore poi, l&#039;avrò sicuramente commesso ed è questa una ragione della pubblicazione. Chi vuole corregga, proponga, sottolinei errori, passaggi errati. Appena potrò permettermelo mi lancierò in qualcosa di più organico, soprattutto quando e se una struttura sarà possibile. Per ora spero tutto questo non inquini troppo la comprensione.

saluti

az</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La ringrazio per i complimenti Bart,<br />
vedrà come, leggendo l&#8217;utlimo pezzo, appare un altri personaggi importanti legati ai media, ai socialisti francesi e a faccendieri italiani. E potrà immaginare, come i prossimi fili da tirare portino da Parigi a Ginevra, scartando verso il medio-oriente. Come potrà leggere, anche il partito socialista francese, durante l&#8217;era Mitterrand, è stato legato ad un finanziamento poco chiaro e ad un giornale che si aveva visto finanziamenti provenienti dalla stessa direzione: da Max Théret a Giancarlo Parretti. Max Théret e Pelat, uomini prossimi a Mitterrand che si volevano arricchire grazie ad un delitto di insiders dove fu coinvolto Beregovoy. Un suicidio eccellente. </p>
<p>Per quanto riguarda la questione legata a Guarnotta e Borsellino. Esplicitamente, lo si vede nel video, quando Borsellino consegna l&#8217;indice, il sommario che ha stampato da computer a Calvi-Zagdoun, afferma che in quelle carte si trovano indicazioni a riguardo di quell&#8217;inchiesta condotta da Guarnotta nei confronti di Dell&#8217;Utri. Se non erro, l&#8217;acquisizione del video è stata rifiutata anche perché giunta fuori tempo, visto i documenti acquisiti durante il processo in primo grado. Servirebbero oggi, allora, anche quelle carte, consegnate da Borsellino a Calvi-Zagdoun. Un uomo che -in buona fede- avrebbe potuto consegnare ai pm non solo gli originali dell&#8217;intervista quando fu sentito quale teste nell&#8217;aprile del 1994 ma anche quelle carte. Ma da buon giornalista esperto di servizi segreti, quelle carte pare se le sia tenute. Ognuno ha la propria polizza assicurativa. </p>
<p>Se Repubblica, nell&#8217;articolo riportato qui sopra, dice una cosa corretta, allora Zagdoun sarebbe stato chiamato in aula una seconda volta, nel 2004 quando la procura aveva però già acquisito il materiale audio dell&#8217;intervista integrale. Già allora, dunque, in procura esisteva del materiale dove Borsellino parlava di quell&#8217;inchiesta di Guarnotta e quel nastro -certificato da un perito- era l&#8217;originale. Dunque, o non era l&#8217;originale, e il perito certificò il falso mentendo, oppure era l&#8217;originale e chi ci ha raccontato che quel materiale era andato disperso ha mentito sapendo di mentire. Va aggiunto, a ragion di cronaca, che Travaglio scrive e dice oggi che quel materiale restò nelle mani di Calvi-Zagdoun. Io non credo, ma qui siamo solo nel campo delle ipotesi, che quel materiale video possa essere acquisito dal processo perché -ma sono nel puro campo delle ipotesi- chi ha fatto uscire il materiale oggi era ben cosciente dei termini e dei tempi del processo. Sicuramente, chi allora montò il video manipolando il passaggio su Dell&#8217;Utri-Mangano, oggi non vorrebbe vedere il processo annullato per un vizio del genere. Non credo il responsabile o i responsabili siano così sprovveduti. Ma forse mi sbaglio. </p>
<p>Per quanto rigaurda il processo, io non ho la minima intenzione di fare attraverso ciò che scrivo l&#8217;avvocato di Dell&#8217;Utri, né tantomeno quello di Berlusconi.Sono mosso dalla curiosità, da note e appunti presi durante il tempo. Sono mosso da dubbi e domande. Ho spiegato il contesto francese perché trovo stupido far bere agli italiani che la Francia è la Francia e che dunque visto che è la Francia il discorso finisce lì perché i francesi sanno fare le domande. No, la Francia di quegli anni e i rapporti tra Francia e Italia possono essere descritti anche grazie ad altri elementi che sto provando a presentare. Quella cassetta manipolata partì dalla Francia nel 1994 e tre anni dopo parti Thoulouze dalla Francia. Ma non credo le cose finiscano qui. Dunque, appena potrò andrò avanti. Sono lenzuolate, lo so, i tempi verbali, la sintassi, i refusi, lo stile, non sono stati ancora lavorati e me ne dispiaccio. Preferisco pubblicare e rendere noti i miei ragionamenti e li produco nel mio (poco) tempo libero. Qualche errore poi, l&#8217;avrò sicuramente commesso ed è questa una ragione della pubblicazione. Chi vuole corregga, proponga, sottolinei errori, passaggi errati. Appena potrò permettermelo mi lancierò in qualcosa di più organico, soprattutto quando e se una struttura sarà possibile. Per ora spero tutto questo non inquini troppo la comprensione.</p>
<p>saluti</p>
<p>az</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: bart_simpson</title>
		<link>http://www.paologuzzanti.it/?p=1291&#038;cpage=2#comment-108848</link>
		<dc:creator>bart_simpson</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 09:13:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.paologuzzanti.it/?p=1291#comment-108848</guid>
		<description>Mi associo ai complimenti.
Devo ancora leggere questo ultimo commento delle 04:58, faccio una precisazione su quello delle 04:51.
Lei dice che l&#039;intervista non è più utile in ambito processuale, mentre è utile in ambito mediatico, ma di questo non possiamo ancora essere certi, almeno fino a che non si chiude il processo.
La richiesta di acquisizione dell&#039;intervista è stata rigettata, il procuratore, non il giudice, dice che non esiste il procedimento invisibile; quindi se esiste e lo si cerca, lo si trova; per trovarlo bisogna cercarlo; la difesa in passato l&#039;ha cercato? Immagino di no, perchè la parte di intervista in cui si parla di Guarnotta è sempre (?) stata tagliata, quindi come poteva la difesa immaginare che Guarnotta avesse indagato Dell&#039;Utri?
La difesa probabilmente solo oggi sta cercando le carte.

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=136883
Quanto a Guarnotta, con ogni probabilita&#039; se non si troveranno le &quot;prove cartacee&quot; del suo procedimento contro Dell&#039;Utri, sara&#039; chiamato a chiarire in aula la vicenda richiamata nell&#039;intervista a Borsellino.

Un&#039;altra cosa.
Il processo era ormai concluso, è stato riaperto da Spatuzza; mi domando se fosse davvero indispensabile riaprire il processo per sentire lui e i Graviano.
Fatto sta che si è aperta una finestra in cui si è infilata la difesa grazie al dvd.

Tutto questo non per difendere Dell&#039;Utri (ammetto che in passato su altri siti ho sostenuto che, siccome l&#039;intervista è manipolata, allora Dell&#039;Utri è innocente; oggi penso che l&#039;intervista è manipolata e su Dell&#039;Utri decide il giudice dopo aver valutato tutte le prove) ma per cercare di capire. Penso che possiamo anche smettere di fare questa precisazione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi associo ai complimenti.<br />
Devo ancora leggere questo ultimo commento delle 04:58, faccio una precisazione su quello delle 04:51.<br />
Lei dice che l&#8217;intervista non è più utile in ambito processuale, mentre è utile in ambito mediatico, ma di questo non possiamo ancora essere certi, almeno fino a che non si chiude il processo.<br />
La richiesta di acquisizione dell&#8217;intervista è stata rigettata, il procuratore, non il giudice, dice che non esiste il procedimento invisibile; quindi se esiste e lo si cerca, lo si trova; per trovarlo bisogna cercarlo; la difesa in passato l&#8217;ha cercato? Immagino di no, perchè la parte di intervista in cui si parla di Guarnotta è sempre (?) stata tagliata, quindi come poteva la difesa immaginare che Guarnotta avesse indagato Dell&#8217;Utri?<br />
La difesa probabilmente solo oggi sta cercando le carte.</p>
<p><a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=136883" rel="nofollow">http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=136883</a><br />
Quanto a Guarnotta, con ogni probabilita&#8217; se non si troveranno le &#8220;prove cartacee&#8221; del suo procedimento contro Dell&#8217;Utri, sara&#8217; chiamato a chiarire in aula la vicenda richiamata nell&#8217;intervista a Borsellino.</p>
<p>Un&#8217;altra cosa.<br />
Il processo era ormai concluso, è stato riaperto da Spatuzza; mi domando se fosse davvero indispensabile riaprire il processo per sentire lui e i Graviano.<br />
Fatto sta che si è aperta una finestra in cui si è infilata la difesa grazie al dvd.</p>
<p>Tutto questo non per difendere Dell&#8217;Utri (ammetto che in passato su altri siti ho sostenuto che, siccome l&#8217;intervista è manipolata, allora Dell&#8217;Utri è innocente; oggi penso che l&#8217;intervista è manipolata e su Dell&#8217;Utri decide il giudice dopo aver valutato tutte le prove) ma per cercare di capire. Penso che possiamo anche smettere di fare questa precisazione.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Arturo Zulawski</title>
		<link>http://www.paologuzzanti.it/?p=1291&#038;cpage=2#comment-108845</link>
		<dc:creator>Arturo Zulawski</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 03:58:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.paologuzzanti.it/?p=1291#comment-108845</guid>
		<description>e visto che un primo ponte Italia-Francia è stato gettato grazie a Telepiù, a Thoulouze e alla visita descritta dall&#039;articolo del Corriere, continuo. Non sia detto che la vicenda è franco-francese (il succo no è solamente ed unicamente italiano) ma presenta uno stretto legame transalpino. 
Certo, anche i legami via mare interessano, tra Marsiglia e Palermo ad esempio. Ma questa è una lunga storia di mafia e di traffico di droga, di raffinerie, di guerra per il controllo dell&#039;esportazione. 
Comunque, un po&#039; di Libano c&#039;è in ciò che segue. Anche un po&#039; di Sicilia. Spero non sia troppo noioso

cordiali saluti

az


continua..

« un tempo da cani » in Francia nel 1993. Pierre Beregovoy si sarebbe suicidato, su di lui planavano forti dubbi. Corrotto. Invischiato in un affaire che coinvolge pure Roger Patrice Pelat, un uomo vicino a Mitterrand. Incolpato per un delitto finanziario che aveva toccato la società francese Pechiney.  Correva il 1993 quando venne pubblicato un articolo che metteva in causa Beregovoy.  Pelat aveva prestato del denaro a Beregovoy, quest’ultimo si comprò un appartamento.  Pelat morì nel 1989. Beregovoy suicida nel 1993.
Una goccia di troppo per il vaso di Mitterrand che aveva surfato sugli scandali che l’avevano riguardato negli anni ’80 e poi ancora ad inizio anni ’90. Mitterand – di cui dimentico spesso la seconda r- è ancora in mezzo alla bufera. « Un temps de chiens », un periodo da cani. Non solo per Mitterrand  ma anche per i giornalisti che si occuparono della questione. Accusati di essere bastardi, giornalisti accusati di essersi spinti più in là del limite della dignità umana ed aver concorso alla morte del Premier socialista. 
http://www.chapitre.com/CHAPITRE/fr/BOOK/plenel-edwy/un-temps-de-chien,65794.aspx


A Beregovoy succèderà Edourad Balladur, un primo minstro che vedeva al priprio fianco un dinamico avvocato il cui studio aveva difeso gli interessi di Berlusconi alla fine degli anni 80 : Nicolas Sarkozy.

Beregovoy, l’uomo che si era presentato come incorruttibile aveva probabilmente ospitato nel suo cabinet un informatore di Pelat. Beregovoy, l’uomo che aveva impedito a Giancarlo Parretti di continuare la sua attività, si era dato la morte. 

L’uomo che si voleva comperare Hollywood, così l’avevano soprannominato in un film. Giancarlo Parretti, un seduttore di grandi fortune, un uomo capace di fare firmare assegni e contrassegnare prestiti forniti di grandi zeri a chiunque. O quasi. Giancarlo Parretti non riuscì ad ammormidire Beregovoy quando quest’ultimo impedì a Parretti di acquisire Pathé Cinéma in nome dell’ « ordine pubblico ». Eppure Parretti ne aveva fatta di strada, sfuggendo pure a delle magagne processuali italiane. Già nel 1977 fu indagato per frode fiscale.  Si trattava di Hotel, visto che all’epoca Giancarlo Parretti era attivo in questo settore. Ereditò il business da Graziano Verzotto, un uomo che nella sua fuga dalla giustizia italiana passò pure per il Libano. 
http://archiviostorico.corriere.it/1992/giugno/24/Siracusa_torna_Verzotto_uomo_dai_co_0_920624269.shtml
Questa vicenda significò la fine di Parretti nel campo degli hotel. Ciononostante Parretti si ritrovò ancora con la legge alle calcagna quando –nel 1981- è accusato di un altro reato finanziario. Questa volta riguarda non un hotel, ma una squadra di calcio : il Siracusa. Parretti passa dalla prigione, nel 1981. Lascia la Sicilia più tardi, destinazione la Francia. 
A Parigi, Parretti si avvicina al gruppo Rivaud attraverso Rivaud, questa volta si tratta di banche. Ci riesce attraverso la nobile Jacqueline de Ribes, ma soprattutto grazie al marito Edouard. 

L’ascesa francese di Giancarlo Parretti è rapida. V’è da dire che Parretti seduce in quegli anni il partito socialista francese e che possiede un appoggi in Italia, anche piuttosto solidi : durante gli anni Giancarlo Parretti si era avvicinato anche a De Michelis e aveva conosciuto il suo compare per quanto riguarda la finanza internazionale : Florio Fiorini. 
http://archiviostorico.corriere.it/1993/giugno/30/siluri_Fiorini_Florio_banda_dei_co_0_93063013883.shtml
Durante il 1980 Fiorini era il direttore finanziario della Eni, vicino al Partito socialista. 1980-1981 erano gli anni che diedero nascita all’  « Operazione San Valentino ». L’operazione di cui parla Borsellino nell’intervista che ci interessa. 

Riciclaggio, tangenti, anche quelli erano tempi da cani.  Fiorini in quegli anni coltivò rapporti con alte sfere del partito socialista italiano, ma soprattutto con colui che sarà un appoggio importantissimo per Giancarlo Parretti e Florio Fiorini in Francia durante il 1985. Silvio Berlusconi. 

Silvio Berlusconi sarà un appoggio importantissimo per il credito di Giancarlo Parretti in Francia. Nel 1986, Parretti può esibire delle lettere di intenzioni di Berlusconi, che dava credito a Parretti stesso. Occorre ricordare come Berlusconi, duranti gli stessi anni, guidava –sponsorizzato da Mitterand- La Cinq in compagnia di Jérôme Seydoux. 
Il credito acquisito serve a Parretti per investire in un giornale parigino che sostiene apertamente il futuro primo ministro socialista Michel Rocard : « Le Matin ». Rocard, il primo ministro dopo l’era della coabitazione tra Chirac e Mitterrand. « Le Matin », quotidiano di sinistra, soffriva durante il 1986 una grave crisi finianziaria e Parretti venne a salvare il quotidiano staccando un assegno di 40 milioni di franchi, poco più di dieci miliardi di lire. « Le Matin » un giornalista che aveva ospitato quale collaboratore un giornalista che abbiamo già incontrato. Si tratta di Frédéric Laurent l’autore di « Le Cabinet Noir », l’uomo che lavoro con de Groussouvre, suicida nel 1994 e stretto collaboratore di Mitterrand. Ma « Le Matin » ospitava anche altri giornalisti che avevano conosciuto un’esperienza lavorativa a « Libération ».  Infatti il giornale aveva visto un ex-collega e amico di Laurent, dal 1983 al 1984, quale responsabile delle inchieste e dei dossier, un giornalista a noi conosciuto : Fabrizio Calvi. O meglio, Jean-Claude Zagdoun.  

Anni fasti, gli anni ’80 per Giancarlo Parretti che –grazie allo chèque a « Le Matin » mette dell’olio negli ingranaggi dei contatti che contano in Francia. Certo, Parretti arriva al « Matin » quando Calvi è già partito. Comunque, Giancarlo Parretti continua la sua ascesa, e si associa ad un altro personaggio che aveva finanziato « Le Matin ». Max Théret, uno dei fondatori della FNAC. Un vecchio trotskista, come Serge July, un altro fondatore di « Libération », che nel 1981 e sarà uno dei finanziatori del partito socialista di Mitterrand. Max Théret, un uomo che sarà condannato, come Roger-Patrice Pelat per aver comperato titoli della Triangle poco prima dell’Opa della società citata in precedenza : la Pechiney. Pelat, l’uomo che conosceva delle informazioni riservate provenienti dal cabinet del primo ministro Beregovoy. 

Ed è proprio al fianco di Max Théret –con il credito di Berlusconi- che Giancarlo Parretti si lancia alla conquista del cinema. Vuole acquisire il controllo di Pathé cinéma. E’ il grupp Rivaud che vuole vendere la propria partecipazione. Parretti si lancia alla conquista di Pathé con Théret al fianco e la cauzione di Berlusconi. Beregovoy si oppone, ma nel 1990 Parretti controlla il 48% di Pathé, ma ne vorrebbe controllare il 52%.  La fortuna di Parretti è legata ad una costellazione di holdig, che passano dal Lussemburgo, alla Svizzera, alle Seychelles, alla Libia. Al suo fianco, nell’avventura finanziaria Florio Fiorini che prenderà la testa di una società che a sede in Lussemburgo, la « Cortifinance ». 

Ma è soprattutto grazie all’aiuto del Credit Lyonnais ed ai suoi enormi prestiti, che Parretti acquisisce Pathé cinéma. Il 1987 è un anno fasto per Parretti e Fiorini che si lanciano pure nell’acquisizione degli studios statunitensi Cannon. La fusione tra gli studi Cannon e Pathé farà nascere il Pathé Communication Corporation, e nell’avventura ci sarà anche Max Théret. Beregovoy prova ad ostacolare in un primo tempo l’acquisizione di Parretti, senza successo. Quando nel 1990 il gruppo Rivaud è pronto a cedere a Parretti la partecipazione in Pathé che farà diventare Parretti il patron, Beregovoy si oppone invocando l’ordine pubblico. 

La fortuna di Parretti poneva parecchi problemi in Francia : è vero era finanziato dal Credit Lyonnais attraverso la filiale di Rotterdam, specializzata in ambito cinematografico. Parretti, però, non aveva mai chiarito l’origine della propria fortuna e continuava ad esibire dei contatti pregiati. Non solo l’appoggio di Berlusconi, ma mostra contatti anche con il clero italiano. 


Va ricordato, se mai ce ne fosse bisogno, che Berlusconi è presente in Francia con La Cinq, ma proprio il 1990 è un anno chiave. Infatti, l’avventura Seydoux-Berlusconi alla Cinq si chiuse nel 1987, Berlusconi restò nel capitale azionario in compagnia di Hersant. Ma durante il 1990 vi fu un altro cambiamento, infatti Hersant lasciò il proprio posto in seno a la Cinq a Lagardère. 

Siamo a giugno del 1990, Parretti prova a prendere il controllo di Pathé cinema, ma Beregovoy –allora ministro del governo Rocard - gli sbarra la strada. Nel frattempo però lo stesso Parretti aveva puntato più in alto, lanciando un OPA su MGM-UA : la Metro Golwin Mayer di Kerkokian. Costo dell’operazione : 1.3miliardi di dollari. Parretti conta sul finanziamento del Credit Lyonnais ma non solo, conta chiaramente sul rimborso del debito e sarebbe la MGM-UA a sborsare il denaro. L’Opa prenderà fine nell’ottobre del 1990.  Fu scandalo in Francia, le operazioni di Giancarlo Parretti significarono un buco finanziario senza fine, un disastro per la banca. 

E sempre nel 1990 che Parretti cede allora Pathé ad un magnate dei media francesi che abbiamo già incontrato : Jerôme Seydoux, già al vertice della Cinq con Berluconi e –come Parretti- un uomo che aveva investito nel quotidiano di sinistra « Le Matin ».  Questa cessione avvenne in barba ad un altro patron, a cui questa operazione non piacque. Si trattava di André Rousselet che fece produrre allora un documentario che attaccava con ferocia vendicativa Giancarlo Parretti. Il documentario si intitolava « L’homme qui voulait s’offrir hollywood ». Un film realizzato da Jean-Pierre Moscardo che al suo fianco, quale giornalista, ebbe la fortuna di avere Fabrizio Calvi. O Jean-Claude Zagdoun.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>e visto che un primo ponte Italia-Francia è stato gettato grazie a Telepiù, a Thoulouze e alla visita descritta dall&#8217;articolo del Corriere, continuo. Non sia detto che la vicenda è franco-francese (il succo no è solamente ed unicamente italiano) ma presenta uno stretto legame transalpino.<br />
Certo, anche i legami via mare interessano, tra Marsiglia e Palermo ad esempio. Ma questa è una lunga storia di mafia e di traffico di droga, di raffinerie, di guerra per il controllo dell&#8217;esportazione.<br />
Comunque, un po&#8217; di Libano c&#8217;è in ciò che segue. Anche un po&#8217; di Sicilia. Spero non sia troppo noioso</p>
<p>cordiali saluti</p>
<p>az</p>
<p>continua..</p>
<p>« un tempo da cani » in Francia nel 1993. Pierre Beregovoy si sarebbe suicidato, su di lui planavano forti dubbi. Corrotto. Invischiato in un affaire che coinvolge pure Roger Patrice Pelat, un uomo vicino a Mitterrand. Incolpato per un delitto finanziario che aveva toccato la società francese Pechiney.  Correva il 1993 quando venne pubblicato un articolo che metteva in causa Beregovoy.  Pelat aveva prestato del denaro a Beregovoy, quest’ultimo si comprò un appartamento.  Pelat morì nel 1989. Beregovoy suicida nel 1993.<br />
Una goccia di troppo per il vaso di Mitterrand che aveva surfato sugli scandali che l’avevano riguardato negli anni ’80 e poi ancora ad inizio anni ’90. Mitterand – di cui dimentico spesso la seconda r- è ancora in mezzo alla bufera. « Un temps de chiens », un periodo da cani. Non solo per Mitterrand  ma anche per i giornalisti che si occuparono della questione. Accusati di essere bastardi, giornalisti accusati di essersi spinti più in là del limite della dignità umana ed aver concorso alla morte del Premier socialista.<br />
<a href="http://www.chapitre.com/CHAPITRE/fr/BOOK/plenel-edwy/un-temps-de-chien,65794.aspx" rel="nofollow">http://www.chapitre.com/CHAPITRE/fr/BOOK/plenel-edwy/un-temps-de-chien,65794.aspx</a></p>
<p>A Beregovoy succèderà Edourad Balladur, un primo minstro che vedeva al priprio fianco un dinamico avvocato il cui studio aveva difeso gli interessi di Berlusconi alla fine degli anni 80 : Nicolas Sarkozy.</p>
<p>Beregovoy, l’uomo che si era presentato come incorruttibile aveva probabilmente ospitato nel suo cabinet un informatore di Pelat. Beregovoy, l’uomo che aveva impedito a Giancarlo Parretti di continuare la sua attività, si era dato la morte. </p>
<p>L’uomo che si voleva comperare Hollywood, così l’avevano soprannominato in un film. Giancarlo Parretti, un seduttore di grandi fortune, un uomo capace di fare firmare assegni e contrassegnare prestiti forniti di grandi zeri a chiunque. O quasi. Giancarlo Parretti non riuscì ad ammormidire Beregovoy quando quest’ultimo impedì a Parretti di acquisire Pathé Cinéma in nome dell’ « ordine pubblico ». Eppure Parretti ne aveva fatta di strada, sfuggendo pure a delle magagne processuali italiane. Già nel 1977 fu indagato per frode fiscale.  Si trattava di Hotel, visto che all’epoca Giancarlo Parretti era attivo in questo settore. Ereditò il business da Graziano Verzotto, un uomo che nella sua fuga dalla giustizia italiana passò pure per il Libano.<br />
<a href="http://archiviostorico.corriere.it/1992/giugno/24/Siracusa_torna_Verzotto_uomo_dai_co_0_920624269.shtml" rel="nofollow">http://archiviostorico.corriere.it/1992/giugno/24/Siracusa_torna_Verzotto_uomo_dai_co_0_920624269.shtml</a><br />
Questa vicenda significò la fine di Parretti nel campo degli hotel. Ciononostante Parretti si ritrovò ancora con la legge alle calcagna quando –nel 1981- è accusato di un altro reato finanziario. Questa volta riguarda non un hotel, ma una squadra di calcio : il Siracusa. Parretti passa dalla prigione, nel 1981. Lascia la Sicilia più tardi, destinazione la Francia.<br />
A Parigi, Parretti si avvicina al gruppo Rivaud attraverso Rivaud, questa volta si tratta di banche. Ci riesce attraverso la nobile Jacqueline de Ribes, ma soprattutto grazie al marito Edouard. </p>
<p>L’ascesa francese di Giancarlo Parretti è rapida. V’è da dire che Parretti seduce in quegli anni il partito socialista francese e che possiede un appoggi in Italia, anche piuttosto solidi : durante gli anni Giancarlo Parretti si era avvicinato anche a De Michelis e aveva conosciuto il suo compare per quanto riguarda la finanza internazionale : Florio Fiorini.<br />
<a href="http://archiviostorico.corriere.it/1993/giugno/30/siluri_Fiorini_Florio_banda_dei_co_0_93063013883.shtml" rel="nofollow">http://archiviostorico.corriere.it/1993/giugno/30/siluri_Fiorini_Florio_banda_dei_co_0_93063013883.shtml</a><br />
Durante il 1980 Fiorini era il direttore finanziario della Eni, vicino al Partito socialista. 1980-1981 erano gli anni che diedero nascita all’  « Operazione San Valentino ». L’operazione di cui parla Borsellino nell’intervista che ci interessa. </p>
<p>Riciclaggio, tangenti, anche quelli erano tempi da cani.  Fiorini in quegli anni coltivò rapporti con alte sfere del partito socialista italiano, ma soprattutto con colui che sarà un appoggio importantissimo per Giancarlo Parretti e Florio Fiorini in Francia durante il 1985. Silvio Berlusconi. </p>
<p>Silvio Berlusconi sarà un appoggio importantissimo per il credito di Giancarlo Parretti in Francia. Nel 1986, Parretti può esibire delle lettere di intenzioni di Berlusconi, che dava credito a Parretti stesso. Occorre ricordare come Berlusconi, duranti gli stessi anni, guidava –sponsorizzato da Mitterand- La Cinq in compagnia di Jérôme Seydoux.<br />
Il credito acquisito serve a Parretti per investire in un giornale parigino che sostiene apertamente il futuro primo ministro socialista Michel Rocard : « Le Matin ». Rocard, il primo ministro dopo l’era della coabitazione tra Chirac e Mitterrand. « Le Matin », quotidiano di sinistra, soffriva durante il 1986 una grave crisi finianziaria e Parretti venne a salvare il quotidiano staccando un assegno di 40 milioni di franchi, poco più di dieci miliardi di lire. « Le Matin » un giornalista che aveva ospitato quale collaboratore un giornalista che abbiamo già incontrato. Si tratta di Frédéric Laurent l’autore di « Le Cabinet Noir », l’uomo che lavoro con de Groussouvre, suicida nel 1994 e stretto collaboratore di Mitterrand. Ma « Le Matin » ospitava anche altri giornalisti che avevano conosciuto un’esperienza lavorativa a « Libération ».  Infatti il giornale aveva visto un ex-collega e amico di Laurent, dal 1983 al 1984, quale responsabile delle inchieste e dei dossier, un giornalista a noi conosciuto : Fabrizio Calvi. O meglio, Jean-Claude Zagdoun.  </p>
<p>Anni fasti, gli anni ’80 per Giancarlo Parretti che –grazie allo chèque a « Le Matin » mette dell’olio negli ingranaggi dei contatti che contano in Francia. Certo, Parretti arriva al « Matin » quando Calvi è già partito. Comunque, Giancarlo Parretti continua la sua ascesa, e si associa ad un altro personaggio che aveva finanziato « Le Matin ». Max Théret, uno dei fondatori della FNAC. Un vecchio trotskista, come Serge July, un altro fondatore di « Libération », che nel 1981 e sarà uno dei finanziatori del partito socialista di Mitterrand. Max Théret, un uomo che sarà condannato, come Roger-Patrice Pelat per aver comperato titoli della Triangle poco prima dell’Opa della società citata in precedenza : la Pechiney. Pelat, l’uomo che conosceva delle informazioni riservate provenienti dal cabinet del primo ministro Beregovoy. </p>
<p>Ed è proprio al fianco di Max Théret –con il credito di Berlusconi- che Giancarlo Parretti si lancia alla conquista del cinema. Vuole acquisire il controllo di Pathé cinéma. E’ il grupp Rivaud che vuole vendere la propria partecipazione. Parretti si lancia alla conquista di Pathé con Théret al fianco e la cauzione di Berlusconi. Beregovoy si oppone, ma nel 1990 Parretti controlla il 48% di Pathé, ma ne vorrebbe controllare il 52%.  La fortuna di Parretti è legata ad una costellazione di holdig, che passano dal Lussemburgo, alla Svizzera, alle Seychelles, alla Libia. Al suo fianco, nell’avventura finanziaria Florio Fiorini che prenderà la testa di una società che a sede in Lussemburgo, la « Cortifinance ». </p>
<p>Ma è soprattutto grazie all’aiuto del Credit Lyonnais ed ai suoi enormi prestiti, che Parretti acquisisce Pathé cinéma. Il 1987 è un anno fasto per Parretti e Fiorini che si lanciano pure nell’acquisizione degli studios statunitensi Cannon. La fusione tra gli studi Cannon e Pathé farà nascere il Pathé Communication Corporation, e nell’avventura ci sarà anche Max Théret. Beregovoy prova ad ostacolare in un primo tempo l’acquisizione di Parretti, senza successo. Quando nel 1990 il gruppo Rivaud è pronto a cedere a Parretti la partecipazione in Pathé che farà diventare Parretti il patron, Beregovoy si oppone invocando l’ordine pubblico. </p>
<p>La fortuna di Parretti poneva parecchi problemi in Francia : è vero era finanziato dal Credit Lyonnais attraverso la filiale di Rotterdam, specializzata in ambito cinematografico. Parretti, però, non aveva mai chiarito l’origine della propria fortuna e continuava ad esibire dei contatti pregiati. Non solo l’appoggio di Berlusconi, ma mostra contatti anche con il clero italiano. </p>
<p>Va ricordato, se mai ce ne fosse bisogno, che Berlusconi è presente in Francia con La Cinq, ma proprio il 1990 è un anno chiave. Infatti, l’avventura Seydoux-Berlusconi alla Cinq si chiuse nel 1987, Berlusconi restò nel capitale azionario in compagnia di Hersant. Ma durante il 1990 vi fu un altro cambiamento, infatti Hersant lasciò il proprio posto in seno a la Cinq a Lagardère. </p>
<p>Siamo a giugno del 1990, Parretti prova a prendere il controllo di Pathé cinema, ma Beregovoy –allora ministro del governo Rocard &#8211; gli sbarra la strada. Nel frattempo però lo stesso Parretti aveva puntato più in alto, lanciando un OPA su MGM-UA : la Metro Golwin Mayer di Kerkokian. Costo dell’operazione : 1.3miliardi di dollari. Parretti conta sul finanziamento del Credit Lyonnais ma non solo, conta chiaramente sul rimborso del debito e sarebbe la MGM-UA a sborsare il denaro. L’Opa prenderà fine nell’ottobre del 1990.  Fu scandalo in Francia, le operazioni di Giancarlo Parretti significarono un buco finanziario senza fine, un disastro per la banca. </p>
<p>E sempre nel 1990 che Parretti cede allora Pathé ad un magnate dei media francesi che abbiamo già incontrato : Jerôme Seydoux, già al vertice della Cinq con Berluconi e –come Parretti- un uomo che aveva investito nel quotidiano di sinistra « Le Matin ».  Questa cessione avvenne in barba ad un altro patron, a cui questa operazione non piacque. Si trattava di André Rousselet che fece produrre allora un documentario che attaccava con ferocia vendicativa Giancarlo Parretti. Il documentario si intitolava « L’homme qui voulait s’offrir hollywood ». Un film realizzato da Jean-Pierre Moscardo che al suo fianco, quale giornalista, ebbe la fortuna di avere Fabrizio Calvi. O Jean-Claude Zagdoun.</p>
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		<title>Di: Arturo Zulawski</title>
		<link>http://www.paologuzzanti.it/?p=1291&#038;cpage=2#comment-108844</link>
		<dc:creator>Arturo Zulawski</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 03:51:08 +0000</pubDate>
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		<description>Ringrazio e continuo, anche se trovo che non sia ottimo. 
Servirebbero delle eventuali correzioni, su fatti, date, errori eventuali. 
Comunque, accetto e sarei portato ad andare avanti. 
Qualche punto da sollevare sul nastro. Benché il nastro montato (quello di Rainews) fosse stato acquisito dalla Procura di Caltanisetta nel 1994, Jean-Claude Zagdoun si presentò a deporre dai pm di Palermo nello stesso anno: il 26 aprile 1994 (da qualche parte devo avere scritto il 29 perché confuso da &quot;L&#039;orgia del potere&quot;). Il materiale dell&#039;intervista andò disperso? Spiegazione flebile del fatto che l&#039;integrale non fu portato da Calvi-Zagdoun ai pm. Infatti, la registrazione audio fu consegnata da Beria d&#039;Argentine (nota bene audio e non video, nel video le dissolvenze al nero si notano) più tardi. Se non erro era il 2001. Mi sbaglio? Dunque, la trascrizione è appena uscita in Italia, la cassetta col montaggio manipolato circola, Zagdoun si rende per deporre quale teste. Ha già disperso gli originali? Eppure, Leo Sisti afferma di aver incontrato Calvi-Zagdoun nella primavera del 1994. E poi è Beria d&#039;Argentine che si ritrova il materiale tra le mani. Tanto da mostrarlo ad Agnese Borsellino anni dopo. E ciò che mostra Beria d&#039;Argentine non è la versione montata che circola dal 1994 in Italia. O almeno, non è ciò che la giornalista scrive nel suo articolo della Stampa il 3 novembre 2004. Già perché Beria d&#039;Argentine scrive del momento in cui una signora entra e dice a Borsellino che l&#039;auto della squadra di riprese pone dei problemi visto che è parcheggiata davanti all&#039;immobile dove vive Borsellino. E questa è una sequenza che nel montaggio del nastro finito a Rainews non esiste. Esiste nella versione venduta dal Fatto. E dunque, l&#039;originale c&#039;era. Beria d&#039;Argentine scrisse che lo consegnò a Grasso. 
Ma nel 1994, mentre la cassetta-pallottola del montaggio dell&#039;intervista si conficcava nel processo di Caltanisetta, Zagdoun aveva disperso gli originali. 

Oggi, ci dice, è ora di ristabilire la verità. L&#039;intervista cosidetta integrale è venuta (di nuovo) a galla. Ma è troppo tardi. E&#039; troppo tardi perché possa essere preso in considerazione il fatto che in quella intervista Borsellino affermò che c&#039;era un&#039;inchiesta in corso a proposito di Dell&#039;Utri condotta da Gurnotta. Troppo tardi per fare in modo che -invocando questa ragione- l&#039;intervista (video) possa essere acquisita agli atti. E dunque, l&#039;intervista esce ed è innocua da questo punto di vista per lo svolgimento del processo. Che caso. Che maledetto caso. Eppure, Zagdoun non era atteso a Palermo unicamente nel 1994 per deporre. Era atteso pure nel 2004. Leggiamo (errori e manipolazioni comprese da Repubblica). Affermo sin dall&#039;inizio che la firma alla fine dell&#039;articolo non mi appartiene, quel az appartiene ad un&#039;altra persona. Maledetto caso. 

&quot;I verbali di Aragona entrano nel processo 
Repubblica — 14 gennaio 2004 pagina 6 sezione: PALERMO 
I verbali del medico Salvatore Aragona, teste-chiave dell&#039; inchiesta Guttadauro-Miceli, entrano anche nel processo a Marcello Dell&#039; Utri che vede ancora rinviare di qualche udienza la chiusura dell&#039; istruttoria dibattimentale. Solo dopo aver letto il contenuto dei verbali, accusa e difesa decideranno se chiedere o meno l&#039; audizione di Aragona che lunedì aveva fatto pervenire una lettera al tribunale dichiarandosi disponibile a chiarire il contenuto completo di alcune intercettazioni in cui parla con Guttadauro di Marcello Dell&#039; Utri. La difesa ieri si era dichiarata disponibile ad acquisire la missiva, ma i pm si sono opposti, riservandosi appunto di valutare l&#039; opportunità di chiamare Aragona. Tutto rinviato a lunedì prossimo quando il tribunale ascolterà anche Jean Claude Zagdoun, il giornalista francese che raccolse l&#039; ultima intervista di Paolo Borsellino poco prima della strage di via D&#039; Amelio. Nell&#039; intervista andata in onda alla televisione francese e poi acquisita agli atti del processo, Borsellino faceva alcuni riferimenti a Dell&#039; Utri e a Vittorio Mangano, il mafioso diventato fattore della tenuta di Arcore. Dell&#039; Utri ha sempre contestato il senso di quelle frasi, sostenendo che la registrazione era stata manipolata. L&#039; originale dell&#039; intervista non è stato reperito, e pertanto i giudici hanno disposto la citazione del giornalista francese che deve deporre anche su quanto appreso dall&#039; imprenditore Filippo Alberto Rapisarda «circa la dazione di danaro dal boss Stefano Bontade a Dell&#039; Utri». La circostanza per cui Zagdoun viene adesso chiamato in aula non è menzionata nell&#039; intervista, ma secondo i giudici, «il tema appare importante ai fini della decisione». Oltre a Zagdon, il tribunale ha chiamato a deporre anche un funzionario di polizia che risponderà su circostanze risalenti al 2000, quando era dirigente del posto di polizia di frontiera presso l&#039; aeroporto Fontanarossa di Catania. - a.z&quot;

Grandissima, enorme palla. L&#039;intervista non andò mai in onda. Non era l&#039;ultima di Borsellino (serve ancora una volta ricordarlo?). L&#039;originale dell&#039;intervista non era stato reperito? Altra menzogna. Se ho capito bene, l&#039;originale audio, era stato consegnato alla procura, tanto che poi le trascrizioni del passaggio sui cavalli si trova nella sentenza. Dunque qui Repubblica presenta più menzogne, Zagdoun dev&#039;essere sentito, siamo nel 2004. Il materiale è ancora disperso? No, dovrebbe essere (audio) acquisito in procura. Ma non quello video, quello video è pubblicato e venduto ma non può essere acquisito in quel processo. E&#039; troppo tardi. Già. In ambito processuale sì. Ma in ambito mediatico quell&#039;intevista serve ancora. Eccore.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio e continuo, anche se trovo che non sia ottimo.<br />
Servirebbero delle eventuali correzioni, su fatti, date, errori eventuali.<br />
Comunque, accetto e sarei portato ad andare avanti.<br />
Qualche punto da sollevare sul nastro. Benché il nastro montato (quello di Rainews) fosse stato acquisito dalla Procura di Caltanisetta nel 1994, Jean-Claude Zagdoun si presentò a deporre dai pm di Palermo nello stesso anno: il 26 aprile 1994 (da qualche parte devo avere scritto il 29 perché confuso da &#8220;L&#8217;orgia del potere&#8221;). Il materiale dell&#8217;intervista andò disperso? Spiegazione flebile del fatto che l&#8217;integrale non fu portato da Calvi-Zagdoun ai pm. Infatti, la registrazione audio fu consegnata da Beria d&#8217;Argentine (nota bene audio e non video, nel video le dissolvenze al nero si notano) più tardi. Se non erro era il 2001. Mi sbaglio? Dunque, la trascrizione è appena uscita in Italia, la cassetta col montaggio manipolato circola, Zagdoun si rende per deporre quale teste. Ha già disperso gli originali? Eppure, Leo Sisti afferma di aver incontrato Calvi-Zagdoun nella primavera del 1994. E poi è Beria d&#8217;Argentine che si ritrova il materiale tra le mani. Tanto da mostrarlo ad Agnese Borsellino anni dopo. E ciò che mostra Beria d&#8217;Argentine non è la versione montata che circola dal 1994 in Italia. O almeno, non è ciò che la giornalista scrive nel suo articolo della Stampa il 3 novembre 2004. Già perché Beria d&#8217;Argentine scrive del momento in cui una signora entra e dice a Borsellino che l&#8217;auto della squadra di riprese pone dei problemi visto che è parcheggiata davanti all&#8217;immobile dove vive Borsellino. E questa è una sequenza che nel montaggio del nastro finito a Rainews non esiste. Esiste nella versione venduta dal Fatto. E dunque, l&#8217;originale c&#8217;era. Beria d&#8217;Argentine scrisse che lo consegnò a Grasso.<br />
Ma nel 1994, mentre la cassetta-pallottola del montaggio dell&#8217;intervista si conficcava nel processo di Caltanisetta, Zagdoun aveva disperso gli originali. </p>
<p>Oggi, ci dice, è ora di ristabilire la verità. L&#8217;intervista cosidetta integrale è venuta (di nuovo) a galla. Ma è troppo tardi. E&#8217; troppo tardi perché possa essere preso in considerazione il fatto che in quella intervista Borsellino affermò che c&#8217;era un&#8217;inchiesta in corso a proposito di Dell&#8217;Utri condotta da Gurnotta. Troppo tardi per fare in modo che -invocando questa ragione- l&#8217;intervista (video) possa essere acquisita agli atti. E dunque, l&#8217;intervista esce ed è innocua da questo punto di vista per lo svolgimento del processo. Che caso. Che maledetto caso. Eppure, Zagdoun non era atteso a Palermo unicamente nel 1994 per deporre. Era atteso pure nel 2004. Leggiamo (errori e manipolazioni comprese da Repubblica). Affermo sin dall&#8217;inizio che la firma alla fine dell&#8217;articolo non mi appartiene, quel az appartiene ad un&#8217;altra persona. Maledetto caso. </p>
<p>&#8220;I verbali di Aragona entrano nel processo<br />
Repubblica — 14 gennaio 2004 pagina 6 sezione: PALERMO<br />
I verbali del medico Salvatore Aragona, teste-chiave dell&#8217; inchiesta Guttadauro-Miceli, entrano anche nel processo a Marcello Dell&#8217; Utri che vede ancora rinviare di qualche udienza la chiusura dell&#8217; istruttoria dibattimentale. Solo dopo aver letto il contenuto dei verbali, accusa e difesa decideranno se chiedere o meno l&#8217; audizione di Aragona che lunedì aveva fatto pervenire una lettera al tribunale dichiarandosi disponibile a chiarire il contenuto completo di alcune intercettazioni in cui parla con Guttadauro di Marcello Dell&#8217; Utri. La difesa ieri si era dichiarata disponibile ad acquisire la missiva, ma i pm si sono opposti, riservandosi appunto di valutare l&#8217; opportunità di chiamare Aragona. Tutto rinviato a lunedì prossimo quando il tribunale ascolterà anche Jean Claude Zagdoun, il giornalista francese che raccolse l&#8217; ultima intervista di Paolo Borsellino poco prima della strage di via D&#8217; Amelio. Nell&#8217; intervista andata in onda alla televisione francese e poi acquisita agli atti del processo, Borsellino faceva alcuni riferimenti a Dell&#8217; Utri e a Vittorio Mangano, il mafioso diventato fattore della tenuta di Arcore. Dell&#8217; Utri ha sempre contestato il senso di quelle frasi, sostenendo che la registrazione era stata manipolata. L&#8217; originale dell&#8217; intervista non è stato reperito, e pertanto i giudici hanno disposto la citazione del giornalista francese che deve deporre anche su quanto appreso dall&#8217; imprenditore Filippo Alberto Rapisarda «circa la dazione di danaro dal boss Stefano Bontade a Dell&#8217; Utri». La circostanza per cui Zagdoun viene adesso chiamato in aula non è menzionata nell&#8217; intervista, ma secondo i giudici, «il tema appare importante ai fini della decisione». Oltre a Zagdon, il tribunale ha chiamato a deporre anche un funzionario di polizia che risponderà su circostanze risalenti al 2000, quando era dirigente del posto di polizia di frontiera presso l&#8217; aeroporto Fontanarossa di Catania. &#8211; a.z&#8221;</p>
<p>Grandissima, enorme palla. L&#8217;intervista non andò mai in onda. Non era l&#8217;ultima di Borsellino (serve ancora una volta ricordarlo?). L&#8217;originale dell&#8217;intervista non era stato reperito? Altra menzogna. Se ho capito bene, l&#8217;originale audio, era stato consegnato alla procura, tanto che poi le trascrizioni del passaggio sui cavalli si trova nella sentenza. Dunque qui Repubblica presenta più menzogne, Zagdoun dev&#8217;essere sentito, siamo nel 2004. Il materiale è ancora disperso? No, dovrebbe essere (audio) acquisito in procura. Ma non quello video, quello video è pubblicato e venduto ma non può essere acquisito in quel processo. E&#8217; troppo tardi. Già. In ambito processuale sì. Ma in ambito mediatico quell&#8217;intevista serve ancora. Eccore.</p>
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