Scusate l’interruzione…. Stavamo facendo una prova audio che potete cliccare qua sopra, quando abbiamo dovuto dare una notizia sconvolgente. Chi sta al mare non vada al monte, chi è al monte impari a sciare.

8 febbraio 2010

Nuovo video-articolo, cliccate sullo schermo superiore. Un sottile ragionamento per spiegare perché sono favorevole all’effetto serra e al riscaldamento del pianeta, uniche vie d’uscita per metterla in culo ai russi amici tanto di Silvio che di Prodi. Gli israeliani già mettono i puntini sulle i e ricordano a Berlusconi che è il primo partner europeo di chi vuol distruggere Israele

8 febbraio 2010

La visita di Berlusconi in Israele è stata molto positiva e ha avuto un forte impatto. Certo, è stato un bel po’ pedante e politicamente corretto quando ha voluto spiegare i due stati, la necessità di porre fine agli insediamenti e altre banalità. Ma ha dato un calcio (calcetto) sui denti all’Iran e l’Iran si è incazzato, il che è bene. Ma non ci fa velo l’antiberlusconismo, che non è la nostra malattia. Ottimo lavoro comunque, se pensate a D’Alema e gli Hezbollah.

4 febbraio 2010

Non mi fa velo la rottura con Berlusconi. Lo approvo e lo applaudo per il viaggio in IIsraele. La visita in Israele, con molti limiti dovuti alla ragion di Stato è stata un successo, SB ha avuto modo di usare le sue forti doti comunicative che sono state molto apprezzate e Israele per una volta non si è sentito isolato. Dunque, molto molto bene. Naturalmente SB ha voluto dire la sua sui due Stati, sullo stop agli insediamenti, ha avuto buone parole per i palestinesi come popolo ed ha fatto bene, è stato avvolgente e suadente e in questo caso trovo un po’ ridicoli gli antiberlusconiani a tutti i costi, che pur di dargli addosso dicono che è stata anche questa una brutta figura. No, non lo è stata. E l’Iran ha avuto una risposta furiosa e bisogna vedere come influirà sui contratti dell’Eni.

Del resto questo sa fare bene Berlusconi, quando non fa cucù alla Merkel (che ha ordinato al suo servizio di sicurezza di impedirgli di toccarla in qualsiasi evento internazionale) o non strilla davanti alla Regina d’Inghilterra: sa fare lo chansonnier, lo schowman, il presentatore, il venditore di immagini e di buoni sentimenti. Se i sentimenti sono buoni, li sa vendere. E ne ha venduto uno ottimo: il sostegno a Israele, senza se e senza ma. E su questo io sono totalmente d’accordo e batto le mani con rispetto e gratitudine, ma anche senza illusioni.

Il mito del buon selvaggio americano. (Pascarella: “E chi ho da èsse? So’ un servaggio. E a voiantri quaggiù, chi ve ce manna?”). Ci vado giù pesante, ma io odio Rousseau e tutta la banda degli amici del mondo inerte e immobile degli uomini senza ruote che corrono dietro la cacca del bisonte. (Qui scoppia la rissa, ma almeno divertiamoci con le dita negli occhi).

3 febbraio 2010

vado un ( scusate ma perchè avete fatta tutta sta manfrina su come scrivere pò, po’, po. ecco io non lo uso più) ” pochino” fuori dall’argomento del post, mi riallaccio alle lettere sugli ” indiani d’America”.
sarei felice se avessi qualche parere su ciò che penso, se qualcuno condivide o no.
io ho dati che sono probabilmente errati, a voi correggerli.
in relazione alle mie conoscenze mi sono fatto un’idea.
Gli ” indiani” non conoscevano la ruota, non avevano una lingua scritta, erano monoteisti (questo mi da un tantino fastidio ma accetto).
vivevano in piena simbiosi con la natura e da questa ricavavano tutto ciò di cui avevano bisogno. Le poche cose che avevano erano sufficienti.
erano varie nazioni che magari si facevano guerre fra loro ma non erano arrivati allo sterminio dei ” nemici.
ora la mia domanda è: ” non sentivano il bisogno di progredire, ciò che avevano gli bastava per vivere felici ?”
io credo di si, magari sbaglio ma è la mia opinione.
si tramandavano la storia da padre in figlio, non avevano necessità di lasciare ai posteri tutto il bagaglio che abbiamo noi ( poi devo capire se serve a vivere meglio).
vivevano troppo come animali ? forse, ma se questo li rendeva felici, con i loro amori, con la loro tribù dove sta l’errore?
Senatore lei ha vissuto con quelle genti ( purtroppo ora che si sono ” civilizzati”) io avrei voluto viverci prima della scoperta dell’america.
forse ho detto una marea di stupidaggini, perdonatemi, ma gli indiani per me sono un mito.
saluti
bruno

GUZZ – IO HO STUDIATO UN PO’ e viaggiato molto. Gli “indiani” erano un popolo asiatico venuto dai passaggi delle glaciazioni nordiche e arrivati nel corso dei secoli fino in fondo al cono sud americano. Hanno assunto numerose varietà e livelli di abilità. Sono noti i più evoluti fra i quali i Maya che SI ESTINSERO PER ECCESSO DI SACRIFICI UMANI, cioè le montagne di teschi che accumularono divorarono anche i vivi. Gli Aztechi sono vivi e vegeti: si chiamano messicani. Ho girato tutta l’America Centrale e sono tutti lì: Salvadoregni e Honduregni, guatemaltechi e colombiani, tutti lì: gente di una crudeltà infinita, con un approccio alla vita che noi non sapremmo concepire.
Ho visto all’era il Battaglione Atlacatl in Salvador e sono sicuro che le SS sarebbero davanti a loro scappati facendosela sotto.
In Brasile gli italiani, specialmente i veneti, hanno sterminato migliaia di indiani (foto nei musei, con curato di San Donà benedicente il bravo Toni e il Bepi con decine di teste appese alla sella, di ritorno dalla pulizia dei campi). Della serie Italiani brava gente.
Sì, i primitivi che non hanno sentito bisogno di creare strumenti sono quelli che si sono limitati a sfruttare la natura, caccia e pesca, senza coltivarla, senza organizzarla. Abbondanza da una parte, mano che coglie dall’altra. Niente ruota – i tapee trasportati per trascinamento con le frasche – e niente mezzi di locomozione: il cavallo l’hanno portato i bianchi dall’Europa.
In Brasile tuttora intere tribù vivono sfruttando una piccola area di foresta e distruggendola: nidi, germogli, animali, pesci, insetti, radici, corteccia, tutto. Quando hanno ripulito tutto, si trasferiscono in un altro posto e ricominciano. Dove avevano distrutto, la natura ricostruisce. Paradiso terrestre? Forse.
Ma la mia ammirazione va all’homo sapens sapiens, quello che ara, che batte il ferro, che monta il carro, che crea navi con velature, che affronta i mari, che inventa utensili, che organizza protezioni dal clima, che cerca farmaci e medicamenti, che risolve problemi di geometria piana, di aritmetica, di algebra, con un bastone e una terra sabbiosa come lavagna. Sarò razzista?
I nativi americani – gli indiani – distrussero con la violenza tutti i primi insediamenti di agricoltori religiosi fuggiti dall’Europa delle guerre di religione: famiglie di contadini, allevatori di conigli e di galline, coltivatori di cavoli e di grano.
Gli “indiani” per un secolo e mezzo devastarono i loro piccoli campi – nell’enormità oceanica delle praterie – sgozzarono gli uomini, presero schiave le donne e rapirono bambini. Per decenni i coloni tentarono trattati e accordi, che finirono in un mare di sangue.
Quando finalmente fu possibile trovare un accordo stabile per evitare uccisioni, stupri e rapine, i coloni (che non erano feroci yankees con la Colt, ma quaccheri con la zappa e il crocefisso) decisero di dedicare quella data a Dio e istituirono il Thanks Giving Day, a base di turkey perché l’unica grazia di dio che trovarono in quelle terre desolate, malsane, ostili e saevagge, erano questi stupidi pennuti, i tacchini, facili da catturare e mangiare.
E poi i Cheyennes sono una cosa e i Sioux un’altra, i popoli dei laghi e i Seminoles una cosa e gli indiani della prateria un’altra. Fra loro si sono scannati in guerre continue e devastanti e non si sono potuti sterminare per mancanza di armi di distruzione di massa, ma quando hanno avuto i fucili si sono volentieri ammazzati reciprocamente a migliaia, salvo brevi e fragili periodi di coalizione comuni per resistere ai bianchi. E poi le malattie: i bianchi uccisero gli indiani a migliaia con i virus del raffreddore e dell’influenza per i quali questa razza asiatica non sviluppava, e non sviluppa, anticorpi sufficienti.
Certo, i bianchi avanzavano e recintavano campi, creavano greggi, allevamenti, colture di grano e l’agricoltura respingeva il terreno del bisonte selvaggio – che oggi ripopola l’America e te lo tirano dietro nei ristoranti – il quale non vuole recinti. E se un popolo umano vive dietro al bisonte che vive in un oceano verde senza staccionate, quel popolo umano è naturalmente nemico delle staccionate e delle fattorie, regolarmente bruciate, con i lavoratori sgozzati.
Gli stessi conflitti ebbero – grande saga western cinematografico – gli allevatori (praterie, pascoli liberi e armenti) nemici degli agricoltori (staccionate, greggi e fattorie), conflitti che fecero un impressionante numero di morti fra bianchi.
Per favore se volete servirvi di un referente cinematografico (un capolavoro peraltro) servitevi di Deadwood, dove tutto è mostrato nella sua naturale crudeltà e realtà.
Gli italiani, i coloni italiani, l’italiano brava gente, in Africa ha creato campi e sgozzato negri senza pietà, ha stuprato donne “sposandole” (a decine, una botta e via) come Indro Montanelli. Cerchiamo di vedere il mondo con occhi che non siano quelli della Hollywood politicamente corretta e della banale equazione Buon Selvaggio = Bene primoridale, contro civiltà (ruota, urbanistica, medicina, approvvigionamento idrico, agricoltura, ittica). Cazzate, cazzate e ancora cazzate per bimbi i quali per sentisi buoni evitano di sapere e di muovere il culo per il mondo. Io l’ho mosso e lo muovo. “move your ass!…” (rivolto non a lei, ma ad altri qui dentro.)


Fra pochi giorni sarà l’anniversario della più splendida e sfortunata impresa risorgimentale e garibaldina: la Repubblica Romana, proclamata il 9 febbraio del 1849 e spenta nel sangue e nel massacro da Napoleone Terzo e dai papalini il 3 luglio di quell’anno. Ecco un bell’articolo di Luca Bagatin. I volontari garibaldini si batterono come leoni e furono sopraffatti dalla superiorità delle armi e uccisi. Fra loro Goffredo Mameli autore dell’inno (bruttino, ma inno) in cui si conferma che l’Italia s’è desta….

1 febbraio 2010

Di Luca Bagatin

Anche quest’anno passerà sotto silenzio la commemorazione della Repubblica Romana, proclamata il 9 febbraio del 1849.
Giuseppe Mazzini ne fu il il propugnatore ed ispiratore politico e fu grazie al valore militare ed al sangue versato dai garibaldini (come Goffredo Mameli) e dal popolo romano, che i moti insurrezionali ebbero successo ed il Papa Pio IX si vide costretto a fuggire a Gaeta.
Passerà sotto silenzio in quest’Italia scarsamente democratica e per nulla liberale, che purtuttavia alla Repubblica Romana dovrà le basi della sua stessa libertà di pensiero, parola ed azione.
La Repubblica Romana, guidata dal trimunvirato: Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini, una volta scacciato il Papa, si dotò infatti immediatamente di una Costituzione liberale la quale, agli Articoli I e II, stabiliva che la sovranità spettasse unicamente al Popolo, il quale si dava per regola tre principi fondamentali: l’eguaglianza, la libertà e la fraternità, senza riconoscere alcun privilegio di casta o di titolo nobiliare.
In tutto il Documento si può peraltro notare come essa ricalcasse perfettamente i principi della Costituzione democratica degli Stati Uniti d’America redatta alla fine del ‘700, ovvero quanto gli USA avevano scacciato il tirannico regime monarchico inglese. Inoltre si può notare quanto fosse liberale e tutt’altro che antireligioso lo spirito di tale Costituzione, la quale, all’Articolo VIII dei Principi Fondamentali stabiliva che al Papa sarebbero comunque state concesse tutte le “guarentigie necessarie per l’esercizio indipendente del potere spirituale” e, all’Articolo precedente, si stabiliva la piena libertà religiosa dei cittadini della Repubblica.
Oggi certa storiografia clericale, leghista e dunque mistificatrice, tende a descrivere i risorgimentali mazziniani di allora come dei “briganti atei ed antireligiosi”. Nulla di più falso e calunnioso, al punto che lo stesso Giuseppe Mazzini ha sempre fatto riferimento nei suoi scritti e discorsi a Dio, inteso come Divinità universale antidogmatica, al di sopra di ogni Potere costituito.
Nella fattispecie la bandiera della Repubblica Romana: il tricolore verde, bianco e rosso, recava al centro la scritta “Dio e Popolo” (che per molti versi ricorda l’iscrizione posta sul Dollaro statunitense “In God We Trust”, adottato circa un secolo dopo, ovvero nel 1956), per rimarcare la fede mazziniana e repubblicana nel Popolo sovrano e nella Divinità Universale (e ciò ci rimanda per moltissimi versi al teismo illuminista e volteriano), la quale non può ritenersi privilegio esclusivo della Chiesa cattolica e del Vaticano.
La Repubblica Romana, purtroppo, durò solamente cinque mesi: soffocata nel sangue il 3 luglio 1849, dopo un mese di assedio, dai soldati francesi di Napoleone III alleati con il Papa. Purtuttavia essa fu un evento storico fondamentale e di svolta nelle lotte risorgimentali per l’unità d’Italia nonché per gettare il seme della speranza verso la creazione di uno Stato laico, civile e repubblicano.
Uno Stato libero dall’influenza della Chiesa e di Casa Savoia, entrambe ree di aver gettato gli italiani, specie i popolani e le classi sociali meno abbienti in generale, nel più nero sottosviluppo.
Oggi, a scuola, di tutto ciò si insegna poco o nulla ed è normale che, raggiunta l’età adulta, si sia poco consapevoli non solo della propria storia e quindi delle proprie origini, ma anche dei propri diritti e doveri.
Se, quantomeno nella scuola pubblica, ovvero in quelll’istituzione per la quale i mazziniani si batterono con maggiore tenacia per garantire a tutti l’elevazione intellettuale, morale e spirituale, si studiasse la Costituzione della Repubblica Romana e i “Doveri dell’Uomo” di Giuseppe Mazzini, sono certo che molti giovani comincerebbero a diventare veramente consapevoli del ruolo politico attivo che ricoprono nella società.
Oggi, invece, si preferisce dimenticare o mistificare.
Denigrare la democrazia e la libertà per erigersi a custodi del nuovo dogma: presunte radici cristiane (in realtà greco-romane), recupero del dialetto (pur non conoscendo bene l’italiano), lotta senza quartiere al “diverso” (in quanto frustrati e annoiati da sè stessi).
Un dogma che si fonda sull’ignoranza, sul pecorume, su una massificazione di cervelli assai poco inclini all’approfondimendo.
Anche per questo – a quasi 150 anni dall’Unità d’Italia – non va dimenticato lo spirito della Repubblica Romana ed i principi mazziniani che in essa trionfarono.
Principi ancor più attuali oggi di ieri: democrazia, emancipazione, comprensione del “diverso”, fratellanza in quanto riconoscimento del principio universale del “siamo tutti nella stessa barca” e fonte di un’unica origine: il ventre di Madre Natura.

Luca Bagatin

www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

Devo una risposta e parziali scuse a Zazen che ha effettivamente un nome. Ma colgo l’occasione per chiarire la relazione fra fatherland e pecorino. Con uno struggente accenno alla mia paterna Sicilia (ma senza dimenticare l’avita Romagna e l’avitissima Roma).

30 gennaio 2010

ZAZEN, ero in viaggio e non ho risposto. Io le ho dato dell’imbecille perché quel che scriveva a commento delle mie parole mi sembrava e lo considero imbecille. Non perché lei voglia l’indipendenza della Sardegna, che è un’opinione, ma perché ha dimostrato di non aver capito, o fatto finta di non capire, quel che io ho detto. Allora: poiché io scrivo in italiano chiaro e tondo, con soggetto verbo e predicato, poiché scrivo secondo logica e consecutio, se trovo che uno mi risponde senza aver capito quel che io dico (a prescindere dalle sue e dalle mie opinioni) dico: ecco un imbecille. Infatti tutta la sua ripetuta manfrina su quelli che vorrebbero vedere fucili e morti (cioè io) è una falsificazione di quel che io ho detto. E allora i casi sono due: o lei è un falsario, e dunque un mascalzone (perché falsifica) oppure lei non ha capito, ed è un imbecille. Si tratta di logica, non di insulti.
Vuole che dica uno sciocco? Benissimo, Ritiro l’imbecille e lo sostituisco con sciocco.
Poi ho detto: in genere io non do dell’imbecille a chi ha almeno il coraggio di scrivere sotto la bandiera del proprio nome e della propria identità. Se uno sta qui in maschera, con nick e una email dal nome farlocco, lo tratto come una maschera, un pulcinella da prendere a bastonate come nel teatrino delle marionette.
Ora, stimolato dalla sua protesta sono andato a controllare l’elenco degli utenti ed ho effettivamente trovato un nome e un cognome accanto al suo nick e alla sua email.
Dunque le dò atto di essermi sbagliato e ritiro l’imbecille mantenendo lo sciocco.
Naturalmente ho ben capito a quale gruppo umano/italico lei appartiene: gruppo che conosco come le mie tasche da decenni e che è buono per allegre cantate e bevute etniche e nostalgiche dei bei tempi che non furono mai, spararle grosse e sognare.
Ma, vede, con il massimo rispetto per i sardi e per la loro sacrosanta identità, l’unità della mia patria (fatherland, terra dei padri, la terra in cui nacquero i tuoi nonni e bisnonni, non una parola di vuota e arrogante retorica) non si tocca quali che siano stati i difetti d’origine, perché la sua unità è ormai una cosa compiuta e irreversibile.
Pensi che l’idea di dare l’indipendenza al Sudtirol per risolvere la grana dell’Alto Adige con l’Austria, è sempre stata vietata dall’Europa e dall’Onu, sia pure in via di mera ipotesi, perché nessuno si può azzardare a modificare le frontiere d’Europa.Non so se ha notato che cosa è successo nei vicini Balcani.
La separazione consensuale fra slovacchi e boemi è un caso diverso: due popoli e due nazioni diversi per etnia, lingua e storia che erano stati appiccicati con lo sputo a Versailles, hanno divorziato di comune accordo senza problemi.
Per quello che lei sogna, manca il COMUNE accordo e io mi pongo come esempio e capro espiatorio con la metafora del fucile solitario, per dire: attenzione, non è possibile una separazione consensuale, dunque ci sarebbe lite e sangue, ma non perché lo voglio io, ma perché così sarebbe, al di là dei suoi sogni che considero romantici, banali e fanciulleschi.
Ora, vede, i Guzzanti vengono dall’Etna. Il mio bisnonno Corrado Guzzanti,. siciliano, è stato il primo sismologo italiano ed io ho inaugurato il museo a suo nome che gli ha dedicato l’Istituto di Fisica nella città d’origine dei Guzzanti e che si chiama Mineo, la città di Luigi Capuana che del mio bisnonno era l’amico fraterno. Di lì vengono i miei, di lì veniamo.
E ieri ed oggi io ho passato due meravigliose giornate a Messina (dove nacque mio padre, anche lui Corrado come mio figlio) e a Catania. E mi ha tremato il cuore. Ero a casa. Sentivo l’aria di casa. Il richiamo, il ritorno alle origini, fatherland. Io non ho mai vissuto in Sicilia. Non ho nulla a che fare con la Sicilia, ma ero a casa e mi veniva da piangere.
E tutto mi è sembrato naturale, fantastico, fatherland: di lì vengono i miei patres. I miei amici oggi dicevano: Domani vado in Italia, oggi sono tornato dall’Italia, a che ora parte il tuo volo per l’Italia?
Dicono così senza spirito secessionista: perché l’Italia finisce a Reggio Calabria e la Sicilia sta in Sicilia.
E la Sardegna sta in Sardegna.
Ma Venezia è stata per mille e passa anni la serenissima repubblica
Roma è stata per cazzi suoi la capitale del mondo e non ha mai avuto bisogno dell’intasamento italiano
Milano era una fertile città austriaca
In Piemonte si parlava francese e sulle memorie di Cavour, che sono scritte in francese, si legge che il popolo di Torino tumultuava gridando “Vive le roi” in un modo che sembrava “vive la République”.
E poi i corsi che si sentono più pisani che francesi, e poi ci sono i valdodstani che parlano francese e i ladini che parlano ladino e la costa oientale italiana che è greca dell’esarcato (si dice in dialetto “AFTOSTRADA” alla greca, come in greco si scrive autos e si legge aftos)
e poi io a Gallicianò sull’Aspromonte ho trovato l’ultima comunità calabrese che come dialetto parlava il greco omerico (non quello basileo, bastardo, della caduta di Costantinopoli) e poi ci sono gli ghiegghi, ovvero gli albanesi di Calabria e di Sicilia (piana degli albanesi) e c’è Guardia Piemontese con la comunità dei piemontesi protestanti fuggiti cercando riparo dal re di Napoli, e poi ci sono le sacche tedesche medioevali sulle Alpi, e il sardo logodurese e il sassarese e le Langhe e le cinque terre e la Ciociaria e la laguna e il Friuli indomito e autonomo, e le terre di frontiera con gli sloveni e l’Istria abbandonata, e l’indipendenza ligure, e l’indipendenza toscana, e la nazione napoletana con lingua teatro letteratura e canzoni…
Esattamente tutto identico a quanto accadde in Spagna e in Portogallo.In Francia i re hanno unificato. Napoleone ha unificato.
Ma da noi?
Dica: che dovremmo fare? Io darei volentieri l’indipendenza alla Sabina e vedrei di buon occhio la libera abbazia di Farfa, di cui sono un fanatico, con casinò e paradiso fiscale. La Locride intanto reclama e Latina sostiene non a torto di essere una terra unica e malcompresa.
Diceva de Gaulle: come si può governare un Paese che ha più di 1500 diverse qualità di formaggi?
In Sardegna il pecorino è formidabile. Ma anche noi abbiamo formaggi e “mangiari” ad ogni angolo di via.
Non siate così narcisisti da pensare che il vostro pecorino o il vostro tomino o la vostra caciotta valgano una bandiera.

Io un nazionalista? Soltanto un imbecille può affermarlo. Io sono come un francese per la Francia o un americano per l’America. Ma l’imbecillismo avanza e gli imbecilli per di più portano spesso una maschera come Pulcinella perché sono molto coraggiosi. E allora ancora una volta spiego perché una secessione (non le autonomie, non i federalismi) porterebbe a un bagno di sangue. Se non altro, il mio. Ma che nessuno pensi di poter “spappolare” senza generare conseguenze, Dopo di che, ognuno si prenda le sue responsabilità.

29 gennaio 2010

ZAZEN SCRIVE

“Gli italiani non esistono? Chi se ne frega, Esiste l’Italia. Cambieremo popolazione. Butteremo via questa che non è degna del nome che ha la loro patria. Va bene così? E che cazzo. Fuck fuck fuck-”

Questa è veramente da incorniciare perché è estremamente rappresentativo dei nazionalisti italiani che rovinano ciò che tanto amano e mettono la vita, la libertà e la felicità delle persone in secondo piano (se non in terzo) rispetto al loro ideale.
Yes, Mr. Guzzanti, so it’s perfect.

GUZZ – COMINCIO AD ESSERE STUFO DEGLI IMBECILLI.
IMBECILLI SONO QUELLI CHE LEGGONO E, vuoi perché non conoscono l’italiano, vuoi perché mancano di logica, di vitamina B12 o altro, non capiscono. Non è che hanno idee diverse: è che non sanno leggere, comprendere.
Nazionalista io? Ecco una imbecillità.
Credere che il proprio Paese sia una nazione unitaria (poi la distingui per diversità, dialetti, organizzazione amministrativa regionale, se vuoi anche federale) non è affatto nazionalista.
E’ nazionalista colui che crede che il proprio Paese sia superiore agli altri paesi, in genere soltanto perché c’è nato lui, o lei.
Io guardo all’Italia come i francesi guardano alla Francia. Come gli americani guardano agli Usa, come gli inglesi (che sono ben divisi fra gallesi irlandesi scozzesi e britannici) guardano al Regno Unito, come gli svizzeri (federali con tre lingue, anzi quattro col ladino) diverse.
Cosa c’è di nazionalista nel ritenere che la propria nazione esista ed abiti in un Paese e abbia una Costituzione, un sistema di leggi e di amministrazioni che ne costituiscono l’identità, l’entità, che abbia una storia, che abbia una lingua (e poi mille dialetti), un governo, un Parlamento?
Dove sarebbe il “nazionalismo”?
Lo vede quanto è imbecille, lei, signor Zazen?
A proposito: io do’ senza problemi dell’imbecille, all’occorrenza del mascalzone comunque del codardo a tutti coloro che – per eccesso di coraggio, si nascondo anche nella e-mail dietro una identità fittizia.
Se lei si chiamasse, nel suo indirizzo, Giovanni Bianchi, io non mi permetterei di darle dell’imbecille. Ma poiché lei è un qualsiasi codardo Zazen che si firma Zozzadis, io le do’ senza riserve quel che merita: la qualifica di imbecille non per le sue idee, ammesso e non concesso che ne abbia, ma per manipolare, stravolgere e – per sue esigenze di pochezza – semplificare le mie. Le mie idee sono complesse, sono articolate, possono essere contrastate, avversate, ma non ridotte al suo livello di poltiglia affinché lei si senta a suo agio.
Ciò detto, chiunque in questo blog, e dai miei articoli e dalle mie posizioni politiche sa che io pongo al primo posto la libertà, la difesa dei diritti di tutti, il rispetto delle leggi ma prima di tutto la libertà.
La libertà è l’uso della facoltà di scelta nel ventaglio delle scelte consentite dalle leggi e dalla Costituzione. Uno non può prendersi la libertà di ammazzare un avversario, di non pagare le tasse o di attaccare l’unità del Paese per perseguirne la dissoluzione.
Questo possono farlo, in nome dell’autodeterminazione, i popoli costretti a convivere con altri popoli. La Cecoslovacchia – il “budello Cecoslovacco” – fabbricata a tavolino alla fine della Prima guerra mondiale. Si misero insieme la Slovacchia, dove si parla slovacco, con la storia slovacca, con i boemi della attuale repubblica Ceka. Dopo la fine del comunismo le due NAZIONI ceka e slovacca, hanno convenuto di separarsi in due repubbliche. I canadesi di lingua francese, vedi “la versione di Barney”, chiesero ed ottennero un referendum secessionista per sostenere l’idoneità dei canadesi francofoni a costituirsi in nazione. Persero il referendum e finì lì.
In Italia non esiste una seconda etnia. NON ESISTE LA PADANIA che è una geniale invenzione mediatica di Bossi, non esiste la liungua padana, la storia padana e neanche l’identità padana. Idem per Sicilia e Sardegna cui è stata data una regione con foritissima autonomia.
Io penso invece che avrebbero tutto il diritto di chiedere la secessione i valdostani di lingua francese e i tedeschi del Sudtirol, che fra l’altro ci costano una fortuna. Altre lingue, altra storia, altra identità: io amo la libertà e l’autodeterminazione e trovo giustissimo che abbandonino l’Italia. Ma non i calabresi, non gli abitanti della provincia di Cuneo o di Vercelli, o delle altre regioni italiane dove si parla italiano, o si parlano i dialetti, i “parlari patois” della comune e condivisa origine latina.
Non riconosco l’identità politica di queste entità locali.
Non esiste. E se mai fosse esistita 150 anni fa, non esiste più oggi dopo che i popoli i sono fusi in terribili guerre, dopo che metà della popolazione del Sud si è trasferita al Nord, dopo che gli italiani hanno raggiunto l’unità linguistica attraverso la tv e poi internet, dopo l’unificazione attraverso le strade e ferrovie: sangue, rotaie, televisione, politica, storia comune, identità. Ciò che conta è l’identità e quella non la si può negare o accogliere, distruggere e rifiutare come si può rifiutare un piatto al ristorante. Quella c’è anche a prescindere da ciò che i cosiddetti secessionisti di oggi pretendono.
Ed è a quel punto, al punto in cui alcuni chiedono non libertà individuale, ma una inesistente libertà etnica (perché non esistono etnie, al massimo diverse ricette per la pasta) che io ritengo di dover avvertire che sbaglia chi pensa di poter perseguire l’illegittimo scopo di una secessione pensando che ciò possa accadere in modo indolore, senza conseguenze, per “spappolamento”.
Ed è per questo che ho lanciato e lancio la mia provocazione. Se lo farete, mettete nel conto che dovrete uccidermi. Prenderò il fucile, che non ho, e mi opporrò in nome della legge, della storia, dell’identità, contro un tale sopruso. Non sarà un gran danno ammazzarmi. Ma poi nessuno potrà dire che la secessione è avvenuta dolcemente, senza che nessuno reagisse.
E questo non si chiama nazionalismo: si chiama decenza, onore e decoro, si chiama anche amore per la propria Patria che ha un miliardo di orrendi difetti, fra cui cittadini codardi e sciocchi come lei, Zazen, ma che è e resta la mia Patria. Io credo che nessuno abbia il diritto di distruggere un Paese che ha soltanto al suo interno o le sue normali differenze che hanno tutti gli stati europei.

Nuovo video (cliccate lo schermo più in alto) con il Guzz-pensiero sull’unità d’Italia e l’immoralità, oltre che l’impossibilità di una secessione. L’Italia non esisteva nel 1861? Beh, oggi esiste e non esistono più neanche le vere memorie degli infernali Stati pre-unitari. E voglio sapere dai secessionisti: in che modo accadrebbe? Basta con le chiacchiere: dite ESATTAMENTE come sarebbe possibile. Il fatto è che occorrerebbe violenza e illegalità. E quello diventerebbe il momento della povertà, della divisione e del sangue.

26 gennaio 2010