«Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse».
Berlusconi – ha nel 2001 posto sulla scheda il proprio nome seguito abusivamente dalla parola Presidente
il Presidente con la P maiuscola può licenziare un Parlamento se e soltanto se ha verificato che esso non è in grado di esprimere alcuna maggioranza, essendo ogni singolo parlamentare eletto SENZA VINCOLO DI MANDATO e dunque in alcun modo e in alcun caso tenuto a una canina fedeltà verso il capo della coalizione
Vorrei riallacciarmi a questi tre passaggi per riflettere insieme a Voi su alcuni punti. Questa volta tenendo fermo il dettato della Carta Costituzionale.
Ordunque il Capo dello Stato può, sentiti i rispettivi presidenti, sciogliere le Camere. E’ questo un potere assai rilevante che difatti è limitato negli ultimi sei mesi di presidenza.
La cosa interessante per tutti gli appassionati della questione all’ordine del giorno è che la Costituzione non entra nel merito della motivazione da sottendere alla decisione dello scioglimento. No. Si limita a dire che il Presidente ha questo potere e che nel suo esercizio è sostanzialmente libero. E’ tramite esegesi e prassi che si dirà che il tale potere Egli lo esercita – a ragion veduta – nei casi in cui nel Parlamento non riesce a formarsi una chiara maggioranza. Questo non c’è nella Carta. Anzi, sembrerebbe che il Presidente della Repubblica possa legittimamente agire in tal senso con altre motivazioni. Questo ad onor del vero. Per esempio, potrebbe anche interpretare in senso dualistico i risultati delle elezioni, e dire che caduto in modo innaturale il Governo in carica, bisogna consultare di nuovo i cittadini. Non c’è nulla che vieti il tale ragionamento. Anzi, decisioni di questo genere sarebbero un ottimo deterrente per eliminare sospette manovre di Palazzo in quanto i Signori parlamentari avvertirebbero comunque su di se l’occhio vigile del cittadino ed ancor più il suo giudizio espresso nelle urne. Si realizzerebbe comunque una politica più coerente e responsabile; senza giri di valzer e di gabbane che vanificherebbero e attenterebbero al valore più importante in una democrazia: la VOLONTA’ POPOLARE.
Mi permetto di dissentire – sommessamente – con quanti vogliono credere che il cittadino, all’indomani delle elezioni diventa un semplice spettatore della politica. Può essere così per un fatto di costume data l’indole del popolo italico, però non vi sono limiti costituzionali all’esercizio dei diritti politici tantè che un congruo numero di cittadini può anche fare proposte di legge (art. 71) oltre che partecipare attivamente alle attività dei partiti ovvero far sentire la sua voce al Palazzo.
Ultima osservazione. SB potrà anche aver abusato del titolo di Presidente nella scheda elettorale, siamo daccordo, come pure discutibile fu a suo tempo il nome del movimento da lui fondato “Forza Italia” però una cosa è certa: Egli gode del consenso. E non possiamo denigrare i cittadini che glielo hanno dato asserendo che sono malfattori da un lato e minus habens dall’altro. Non possiamo altresì, in una democrazia – per quanto sgangherata ed arrangiata possa essere – emarginare chi gode del maggior consenso ancorchè abbia peccato in tanti aspetti. Rimangono invece fermi ed inviolabili tutti i sacrosanti diritti di critica affinchè i detentori del potere (tutti) si sentano controllati e stimolati ognora al rispetto delle Leggi e del Popolo e possano nascere generazioni di politici migliori di quelli che abbiamo.
Nel rilasciare tali riflessioni ringrazio doverosamente il Sen Guzzanti che, come politico illuminato, ha creato uno spazio di democrazia per tutti i cittadini che amano il confronto serio anche e soprattutto tra portatori di idee di segno contrario.
L’esercizio della Democrazia può anche essere una palestra di Civiltà.
<strong>GUZZ – GRAZIE DI questo pacato e colto contributo.
Tuttavia, siamo sempre lì: divisi frontalmente fra coloro che considerano la “VOLONTA’ POPOLARE” prevalente sul rispetto delle regole e chi – come me – considera tale rispetto esattamente alla pari: 50 e 50, e non 90 a 10.
E’ lì che, fatte tutte le dotte speculazioni ci dividiamo in due fronti contrapposti.
Il consenso popolare, la voce del sovrano popolare, è una delle due facce della democrazia, ma costituisce una condizione necessaria ma non sufficiente.
L’altra faccia, anch’essa necessaria ma non sufficiente se non è coniugata con la prima, è il rispetto sacrale, meticoloso, maniacale, formalistico, ossessivo per le regole date.
Una forma di governo fondata sul solo voto popolare chiamasi populismo.
E anche dittatura plebiscitaria: Napoleone terzo, per intendersi, ma anche Putin, Chavez e – per tendenza antropologica innata di cui sono stato per anni allarmato testimone oculare – Silvio Berlusconi.
Una democrazia priva di un insieme di regole scritte e derivate dalla prassi (che fa regola: vedi l’inesistente Costituzione inglese fatta solo di prassi e nulla di scritto) non esiste.
Una democrazia che non si fondi sul voto popolare libero e con diverse alternative di voto, non esiste come democrazia, anche se costituiva l’ossatura dei poteri comunisti.
Le condizioni necessarie e sufficienti sono voto popolare e regole, SENZA ALCUNA PREVALENZA di una di queste due componenti sull’altra.
Dunque contesto che la VOLONTA’ POPOLARE sia PIU’ IMPORTANTE, perché invece è importante alla pari.
Il danno alla democrazia che sta portando Berlusconi è anche quello di far credere ad un Paese sostanzialmente analfabeta di democrazia e di Costituzione, che l’unico elemento da rispettare scrupolosamente sia la sola volontà popolare mentre le regole possono essere aggirate ricorrendo ad alcune furbizie come il disegno grafico di una scheda elettorale che promette ciò che non può promettere all’elettore e cioè la scelta del presidente incaricato.
L’attuale legge elettorale – “Porcellum” – ammette che venga indicato il “capo della coalizione”, ma non il presidente del Consiglio dei ministri.
La prassi costituzionale, che fa Costituzione come quella scritta, dice che il capo dello Stato esercita il suo potere di scioglimento delle Camere SOLTANTO quando queste si dimostrano incapaci di produrre una maggioranza di governo e un governo.
Un esercizio diverso di questo potere di scioglimento, data la prassi acquisita in oltre mezzo secolo, e che dunque fa Costituzione alla pari con la Carta scritta, costituirebbe oggi uno strappo costituzionale, benché non violi esplicitamente la Costituzione scritta ma soltanto quella materiale determinata dal comportamento in analoghe circostanze dai predecessori dell’attuale presidente della Repubblica.
Auspicare una rottura di tale prassi, benché rientri nell’esercizio della libertà d’opinione, a mio parere è veleno per la democrazia fatta di consenso popolare e rispetto scrupoloso delle regole scritte e derivate dalla prassi. Berlusconi sfida questo necessario equilibrio e minaccia il ricorso alla piazza plebiscitaria per sfondare il muro delle regole e affermare la prevalenza assoluta del consenso plebiscitario, ciò che porta a Napoleone terzo, Putin, Chavez e…. Berlusconi.
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«Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse»Berlusconi – ha nel 2001 posto sulla scheda il proprio nome seguito abusivamente dalla parola Presidente il Presidente con la P maiuscola può licenziare un Parlamento se e soltanto se ha verificato che esso non è in grado di esprimere alcuna maggioranza, essendo ogni singolo parlamentare eletto SENZA VINCOLO DI MANDATO e dunque in alcun modo e in alcun caso tenuto a una canina fedeltà verso il capo della coalizione Vorrei riallacciarmi a questi tre passaggi per riflettere insieme a Voi su alcuni punti. Questa volta tenendo fermo il dettato della Carta Costituzionale. Ordunque il Capo dello Stato può, sentiti i rispettivi presidenti, sciogliere le Camere. E’ questo un potere assai rilevante che difatti è limitato negli ultimi sei mesi di presidenza.
La cosa interessante per tutti gli appassionati della questione all’ordine del giorno è che la Costituzione non entra nel merito della motivazione da sottendere alla decisione dello scioglimento. No. Si limita a dire che il Presidente ha questo potere e che nel suo esercizio è sostanzialmente libero. E’ tramite esegesi e prassi che si dirà che il tale potere Egli lo esercita – a ragion veduta – nei casi in cui nel Parlamento non riesce a formarsi una chiara maggioranza. Questo non c’è nella Carta. Anzi, sembrerebbe che il Presidente della Repubblica possa legittimamente agire in tal senso con altre motivazioni. Questo ad onor del vero. Per esempio, potrebbe anche interpretare in senso dualistico i risultati delle elezioni, e dire che caduto in modo innaturale il Governo in carica, bisogna consultare di nuovo i cittadini. Non c’è nulla che vieti il tale ragionamento. Anzi, decisioni di questo genere sarebbero un ottimo deterrente per eliminare sospette manovre di Palazzo in quanto i Signori parlamentari avvertirebbero comunque su di se l’occhio vigile del cittadino ed ancor più il suo giudizio espresso nelle urne. Si realizzerebbe comunque una politica più coerente e responsabile; senza giri di valzer e di gabbane che vanificherebbero e attenterebbero al valore più importante in una democrazia: la VOLONTA’ POPOLARE.
Mi permetto di dissentire – sommessamente – con quanti vogliono credere che il cittadino, all’indomani delle elezioni diventa un semplice spettatore della politica. Può essere così per un fatto di costume data l’indole del popolo italico, però non vi sono limiti costituzionali all’esercizio dei diritti politici tantè che un congruo numero di cittadini può anche fare proposte di legge (art. 71) oltre che partecipare attivamente alle attività dei partiti ovvero far sentire la sua voce al Palazzo.
Ultima osservazione. SB potrà anche aver abusato del titolo di Presidente nella scheda elettorale, siamo daccordo, come pure discutibile fu a suo tempo il nome del movimento da lui fondato “Forza Italia” però una cosa è certa: Egli gode del consenso. E non possiamo denigrare i cittadini che glielo hanno dato asserendo che sono malfattori da un lato e minus habens dall’altro. Non possiamo altresì, in una democrazia – per quanto sgangherata ed arrangiata possa essere – emarginare chi gode del maggior consenso ancorchè abbia peccato in tanti aspetti. Rimangono invece fermi ed inviolabili tutti i sacrosanti diritti di critica affinchè i detentori del potere (tutti) si sentano controllati e stimolati ognora al rispetto delle Leggi e del Popolo e possano nascere generazioni di politici migliori di quelli che abbiamo.
Nel rilasciare tali riflessioni ringrazio doverosamente il Sen Guzzanti che, come politico illuminato, ha creato uno spazio di democrazia per tutti i cittadini che amano il confronto serio anche e soprattutto tra portatori di idee di segno contrario.
L’esercizio della Democrazia può anche essere una palestra di Civiltà.
<strong>GUZZ – GRAZIE DI questo pacato e colto contributo.
Tuttavia, siamo sempre lì: divisi frontalmente fra coloro che considerano la “VOLONTA’ POPOLARE” prevalente sul rispetto delle regole e chi – come me – considera tale rispetto esattamente alla pari: 50 e 50, e non 90 a 10.
E’ lì che, fatte tutte le dotte speculazioni ci dividiamo in due fronti contrapposti.
Il consenso popolare, la voce del sovrano popolare, è una delle due facce della democrazia, ma costituisce una condizione necessaria ma non sufficiente.
L’altra faccia, anch’essa necessaria ma non sufficiente se non è coniugata con la prima, è il rispetto sacrale, meticoloso, maniacale, formalistico, ossessivo per le regole date.
Una forma di governo fondata sul solo voto popolare chiamasi populismo.
E anche dittatura plebiscitaria: Napoleone terzo, per intendersi, ma anche Putin, Chavez e – per tendenza antropologica innata di cui sono stato per anni allarmato testimone oculare – Silvio Berlusconi.
Una democrazia priva di un insieme di regole scritte e derivate dalla prassi (che fa regola: vedi l’inesistente Costituzione inglese fatta solo di prassi e nulla di scritto) non esiste.
Una democrazia che non si fondi sul voto popolare libero e con diverse alternative di voto, non esiste come democrazia, anche se costituiva l’ossatura dei poteri comunisti.
Le condizioni necessarie e sufficienti sono voto popolare e regole, SENZA ALCUNA PREVALENZA di una di queste due componenti sull’altra.
Dunque contesto che la VOLONTA’ POPOLARE sia PIU’ IMPORTANTE, perché invece è importante alla pari.
Il danno alla democrazia che sta portando Berlusconi è anche quello di far credere ad un Paese sostanzialmente analfabeta di democrazia e di Costituzione, che l’unico elemento da rispettare scrupolosamente sia la sola volontà popolare mentre le regole possono essere aggirate ricorrendo ad alcune furbizie come il disegno grafico di una scheda elettorale che promette ciò che non può promettere all’elettore e cioè la scelta del presidente incaricato.
L’attuale legge elettorale – “Porcellum” – ammette che venga indicato il “capo della coalizione”, ma non il presidente del Consiglio dei ministri.
La prassi costituzionale, che fa Costituzione come quella scritta, dice che il capo dello Stato esercita il suo potere di scioglimento delle Camere SOLTANTO quando queste si dimostrano incapaci di produrre una maggioranza di governo e un governo.
Un esercizio diverso di questo potere di scioglimento, data la prassi acquisita in oltre mezzo secolo, e che dunque fa Costituzione alla pari con la Carta scritta, costituirebbe oggi uno strappo costituzionale, benché non violi esplicitamente la Costituzione scritta ma soltanto quella materiale determinata dal comportamento in analoghe circostanze dai predecessori dell’attuale presidente della Repubblica.
Auspicare una rottura di tale prassi, benché rientri nell’esercizio della libertà d’opinione, a mio parere è veleno per la democrazia fatta di consenso popolare e rispetto scrupoloso delle regole scritte e derivate dalla prassi. Berlusconi sfida questo necessario equilibrio e minaccia il ricorso alla piazza plebiscitaria per sfondare il muro delle regole e affermare la prevalenza assoluta del consenso plebiscitario, ciò che porta a Napoleone terzo, Putin, Chavez e…. Berlusconi.
</strong>«Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse».
Berlusconi – ha nel 2001 posto sulla scheda il proprio nome seguito abusivamente dalla parola Presidente
il Presidente con la P maiuscola può licenziare un Parlamento se e soltanto se ha verificato che esso non è in grado di esprimere alcuna maggioranza, essendo ogni singolo parlamentare eletto SENZA VINCOLO DI MANDATO e dunque in alcun modo e in alcun caso tenuto a una canina fedeltà verso il capo della coalizione
Vorrei riallacciarmi a questi tre passaggi per riflettere insieme a Voi su alcuni punti. Questa volta tenendo fermo il dettato della Carta Costituzionale.
Ordunque il Capo dello Stato può, sentiti i rispettivi presidenti, sciogliere le Camere. E’ questo un potere assai rilevante che difatti è limitato negli ultimi sei mesi di presidenza.
La cosa interessante per tutti gli appassionati della questione all’ordine del giorno è che la Costituzione non entra nel merito della motivazione da sottendere alla decisione dello scioglimento. No. Si limita a dire che il Presidente ha questo potere e che nel suo esercizio è sostanzialmente libero. E’ tramite esegesi e prassi che si dirà che il tale potere Egli lo esercita – a ragion veduta – nei casi in cui nel Parlamento non riesce a formarsi una chiara maggioranza. Questo non c’è nella Carta. Anzi, sembrerebbe che il Presidente della Repubblica possa legittimamente agire in tal senso con altre motivazioni. Questo ad onor del vero. Per esempio, potrebbe anche interpretare in senso dualistico i risultati delle elezioni, e dire che caduto in modo innaturale il Governo in carica, bisogna consultare di nuovo i cittadini. Non c’è nulla che vieti il tale ragionamento. Anzi, decisioni di questo genere sarebbero un ottimo deterrente per eliminare sospette manovre di Palazzo in quanto i Signori parlamentari avvertirebbero comunque su di se l’occhio vigile del cittadino ed ancor più il suo giudizio espresso nelle urne. Si realizzerebbe comunque una politica più coerente e responsabile; senza giri di valzer e di gabbane che vanificherebbero e attenterebbero al valore più importante in una democrazia: la VOLONTA’ POPOLARE.
Mi permetto di dissentire – sommessamente – con quanti vogliono credere che il cittadino, all’indomani delle elezioni diventa un semplice spettatore della politica. Può essere così per un fatto di costume data l’indole del popolo italico, però non vi sono limiti costituzionali all’esercizio dei diritti politici tantè che un congruo numero di cittadini può anche fare proposte di legge (art. 71) oltre che partecipare attivamente alle attività dei partiti ovvero far sentire la sua voce al Palazzo.
Ultima osservazione. SB potrà anche aver abusato del titolo di Presidente nella scheda elettorale, siamo daccordo, come pure discutibile fu a suo tempo il nome del movimento da lui fondato “Forza Italia” però una cosa è certa: Egli gode del consenso. E non possiamo denigrare i cittadini che glielo hanno dato asserendo che sono malfattori da un lato e minus habens dall’altro. Non possiamo altresì, in una democrazia – per quanto sgangherata ed arrangiata possa essere – emarginare chi gode del maggior consenso ancorchè abbia peccato in tanti aspetti. Rimangono invece fermi ed inviolabili tutti i sacrosanti diritti di critica affinchè i detentori del potere (tutti) si sentano controllati e stimolati ognora al rispetto delle Leggi e del Popolo e possano nascere generazioni di politici migliori di quelli che abbiamo.
Nel rilasciare tali riflessioni ringrazio doverosamente il Sen Guzzanti che, come politico illuminato, ha creato uno spazio di democrazia per tutti i cittadini che amano il confronto serio anche e soprattutto tra portatori di idee di segno contrario.
L’esercizio della Democrazia può anche essere una palestra di Civiltà.
<strong>GUZZ – GRAZIE DI questo pacato e colto contributo.
Tuttavia, siamo sempre lì: divisi frontalmente fra coloro che considerano la “VOLONTA’ POPOLARE” prevalente sul rispetto delle regole e chi – come me – considera tale rispetto esattamente alla pari: 50 e 50, e non 90 a 10.
E’ lì che, fatte tutte le dotte speculazioni ci dividiamo in due fronti contrapposti.
Il consenso popolare, la voce del sovrano popolare, è una delle due facce della democrazia, ma costituisce una condizione necessaria ma non sufficiente.
L’altra faccia, anch’essa necessaria ma non sufficiente se non è coniugata con la prima, è il rispetto sacrale, meticoloso, maniacale, formalistico, ossessivo per le regole date.
Una forma di governo fondata sul solo voto popolare chiamasi populismo.
E anche dittatura plebiscitaria: Napoleone terzo, per intendersi, ma anche Putin, Chavez e – per tendenza antropologica innata di cui sono stato per anni allarmato testimone oculare – Silvio Berlusconi.
Una democrazia priva di un insieme di regole scritte e derivate dalla prassi (che fa regola: vedi l’inesistente Costituzione inglese fatta solo di prassi e nulla di scritto) non esiste.
Una democrazia che non si fondi sul voto popolare libero e con diverse alternative di voto, non esiste come democrazia, anche se costituiva l’ossatura dei poteri comunisti.
Le condizioni necessarie e sufficienti sono voto popolare e regole, SENZA ALCUNA PREVALENZA di una di queste due componenti sull’altra.
Dunque contesto che la VOLONTA’ POPOLARE sia PIU’ IMPORTANTE, perché invece è importante alla pari.
Il danno alla democrazia che sta portando Berlusconi è anche quello di far credere ad un Paese sostanzialmente analfabeta di democrazia e di Costituzione, che l’unico elemento da rispettare scrupolosamente sia la sola volontà popolare mentre le regole possono essere aggirate ricorrendo ad alcune furbizie come il disegno grafico di una scheda elettorale che promette ciò che non può promettere all’elettore e cioè la scelta del presidente incaricato.
L’attuale legge elettorale – “Porcellum” – ammette che venga indicato il “capo della coalizione”, ma non il presidente del Consiglio dei ministri.
La prassi costituzionale, che fa Costituzione come quella scritta, dice che il capo dello Stato esercita il suo potere di scioglimento delle Camere SOLTANTO quando queste si dimostrano incapaci di produrre una maggioranza di governo e un governo.
Un esercizio diverso di questo potere di scioglimento, data la prassi acquisita in oltre mezzo secolo, e che dunque fa Costituzione alla pari con la Carta scritta, costituirebbe oggi uno strappo costituzionale, benché non violi esplicitamente la Costituzione scritta ma soltanto quella materiale determinata dal comportamento in analoghe circostanze dai predecessori dell’attuale presidente della Repubblica.
Auspicare una rottura di tale prassi, benché rientri nell’esercizio della libertà d’opinione, a mio parere è veleno per la democrazia fatta di consenso popolare e rispetto scrupoloso delle regole scritte e derivate dalla prassi. Berlusconi sfida questo necessario equilibrio e minaccia il ricorso alla piazza plebiscitaria per sfondare il muro delle regole e affermare la prevalenza assoluta del consenso plebiscitario, ciò che porta a Napoleone terzo, Putin, Chavez e…. Berlusconi.
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