Nuovo video (molto imperfetto: mancano le prime e le ultime parole(. Appello all’insurrezione morale affinché diventi insurrezione politica. No alle regole calpestate, no alle regole che vietano l’esercizio della democrazia. Unitevi, uniamoci, create comitati, create blog, affollate questo blog, iscrivetevi in massa al PLI (se vi sentite liberali) e trasformate l’insurrezione morale in politica.

6 marzo 2010

Furto di democrazia: ecco la posizione di noi liberali sulle ultime vicende, per la penna del Presidente del Consiglio Nazionale del Pli Enzo Palumbo. La Costituzione dice che chiunque ha diritto a concorrere alle elezioni, ma il gruppo chiuso dei potenti (radicali piagnoni e digiunanti inclusi) ha deciso di far fuori le voci libere e in particolare i liberali. E’ ora di dire basta e fare di questo scippo un caso politico e rivoluzionario.

3 marzo 2010

FURTO DI DEMOCRAZIA, E NON SOLO !

Tutto il sistema delle elezioni, da quello dei comuni a quello del parlamento, è incostituzionale, perché viola l’art. 48, secondo comma, della Costituzione, secondo cui “il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico“.

Il recente scandalo dei collegi elettorali esteri dimostra che il voto non è personale e neppure segreto, perché può essere espresso da chi non ne ha diritto a seguito della raccolta delle schede ad opera di organizzazioni, mafiose e non.

Il voto non è eguale, se è reso   impossibile o difficoltoso il suo esercizio attraverso la necessità di raccogliere migliaia di firme autenticate per presentare le liste; e non è eguale se è diverso il suo risultato, a seconda che l’elettore voti per una lista sopra la soglia di sbarramento oppure per un’altra lista sotto tale soglia.

Il voto non è libero se esso non può determinare gli eletti, che sono invece scelti dai vertici dei partiti con la presentazione di liste e listini bloccati, che vengono automaticamente eletti a prescindere dalla volontà dell’elettore, il cui voto, dai comuni alle province alle regioni, viene automaticamente trasferito dalla lista votata ai candidati sindaci o presidenti, anche se non votati, essendo possibile solo l’eventuale voto disgiunto ma essendo impossibile l’astensione.

Ed il voto non è neppure segreto se si costringono centinaia di migliaia di cittadini a pronunziarsi pubblicamente sottoscrivendo le liste come presentatori, dovendosi presumere che chi presenta una lista intenda poi anche votarla, a meno di non riconoscere che quella delle firme è una vera e propria farsa politica.

Infine, il dovere civico del voto viene di fatto impedito o comunque scoraggiato se l’elettore non riesce a trovare sulla scheda elettorale il simbolo del partito dal quale si sente in qualche modo rappresentato, come inevitabilmente avviene in ragione della difficoltà di presentare le migliaia di firme autenticate necessarie per accedere alla scheda elettorale.

Quanto all’elettorato passivo, la normativa che consente ad alcuni partiti (quelli con gruppi parlamentari e gli altri equiparati) di presentare liste senza firme, che devono invece essere raccolte da tutti gli altri, viola anche l’art. 51 della Costituzione, per il quale “Tutti i cittadini…possono accedere …alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge”, laddove per requisiti vanno intesi quelli intrinseci al candidato (a cominciare dall’art. 56 Cost. per la Camera   e dall’art.  58 Cost. per il Senato) e non quelli delle estrinseci come le firme di presentazione, non citate in nessuna norma della Costituzione, che invece, con l’art. 49, chiaramente delega ai partiti  il compito di selezionare e proporre le candidature attraverso cui i cittadini possono “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Ciò che sta avvenendo dal 1994 in poi è un continuo e crescente furto di Democrazia, ad opera di tutti i partiti che sono dentro il sistema (sia ben chiaro, nessuno escluso, neppure quelli che protestano e magari digiunano ogni volta e sino a che gli conviene, fregandosene di tutti gli altri e tralasciando invece di attaccare la viziosità del sistema); questi partiti (gli insider) in tutti i modi impediscono a chi ne è fuori (gli outsider) di accedere al vaglio del consenso popolare.

Ma fanno anche di peggio, perché incassano i rimborsi elettorali anche per i cittadini che si siano astenuti e per i partiti che non abbiano raggiunto la soglia di accesso a monte (le firme) o a valle (i quorum), con ciò realizzando, oltre che un furto di democrazia, anche un vero e proprio furto di denaro pubblico.

E’ anche per questo, oltre che per l’illegalità e la corruzione dilagante,  che i cittadini si astengono dal votare in misura crescente, in percentuali che, prima o poi, supereranno la soglia del 50%, così finendo per delegittimare del tutto questo sistema marcio, corrotto, autoreferenziale e, in definitiva,  antidemocratico.

Enzo Palumbo

Nuovo video. Enzo Fragalà, l’accusatore della Commissione Mitrokhin, è morto dopo tre giorni di agonia con il cranio sfondato. Seconda notizia: Walter Litvinenko, padre di Sasha, dice di essere perseguitato in Italia dove negano a lui e alla figlia l’asilo politico e dove le incursioni continue della polizia hanno fatto fallire il loro piccolo ristorante. L’Italia, dice Litvinenko, sta diventando una estensione della Russia di Putin.

26 febbraio 2010

Chi vuole vedere io filmati precedenti può cliccare sul video, compare una pagina di ustream e sul lato destro inm basso trovate tutti i precedenti filmati, comici e tragici.

AGGIUNGO IL 2 MARZO QUESTO FULMINANTE POST DI SIMONA: LEGGETELO

Simona scrive:

E’ solo un’integrazione, importante.
Perché, come leggiamo spesso in alcuni commenti su questo sito, non si creda che Bologna/Papa/Fondi PCUS/etc, siano di poco conto politico oggi: è attualità invece.

A me Yuri Shvets è sempre sembrato tutto tranne che un fanfarone.

Lascio un vecchio link, Pls read:

http://www.jpost.com/International/Article.aspx?id=43480

E’ Gazprom, l’amante arrapata di ENI (ENI realizza i gasdotti subacquei che nessuno al mondo sa fare);
è Gazprom, che ha provato un bel dispiacere quando ha saputo del gadget-dossier 2006 di Litvinenko (ne è al corrente Silvio?): perché a me sembra che quei tubi anche a lui piacciano molto, ad inizio legislatura più di prima;
è Gazprom: l’unica cuspide ancora non necrofizzata di Putin.

E mi sembra anche che Berlusconi abbia scommesso a lungo (fellone! ma davvero non ha creduto possibile di Prodi?) che Gazprom avrebbe dovuto piacere molto anche a noi…

Ma allora perché mai Gheddafi? perché mai?

Che Berlusconi si sia reso conto che in fondo avevano ragione Guzzanti e Fragalà?

Se fosse così: peggio la pezza del buco.
E taci. Taci sui morti, taci sul male minore, taci sull’alienazione culturale: taci.
Taccia l’Europa tutta.


Scardinare l’italiano come lingua? Fare ognuno come cazzo ci pare? Essere diversi dai francesi e dai tedeschi e persino da americani e inglesi? E perché no: in fondo siamo nella palude e affondiamo ogni giorno di più. Ecco una pedante ma necessaria lezione domenicale (me la perdonerete) sul perché no: non si può, pena la totale decadenza e la distruzione di una lingua evolutiva e millenaria, ancora fragile dopo la sua codificazione.

20 febbraio 2010

Scrive Fingolfin:

Ma che senso ha la grammatica?Se il linguaggio è un sistema arbitrario di simboli che non somiglia per nulla alla realtà?Se il linguaggio ha natura metaforica non è che falsifica tutta la realtà?”Se ciò è vero di conseguenza ogni sistema linguistico che si prefigge di spiegare la realtà è per definizione difettoso e arbitrario” Ergo…. http://www.youtube.com/watch?v=dhav8RogqAc&feature=PlayList&p=036B2BFC9CCAF8C9&playnext=1&playnext_from=PL&index=17

GUZZ – TUTTO QUESTO TERRENO è ARATO DA ALMENO UN SECOLO. Per la rispondenza fra parola e oggetto, proposizione e fatto, rimando al Tractatus Logico-Philosophicus di Wittgenstein, specialmente la proposizione conclusiva numero 7 in cui si afferma che “Di ciò di cui non è possibile parlare, è preferibile tacere”, intendendo che il mondo è fatto di due universi: quello che può essere detto con parole e quello che non può, appartenendo alla sfera del “mistico” (arte, poesia, inesprimibile). Altra cosa è il rispetto di convenzioni codificate e unificate che permettono a tutti l’uso di una stessa simbologia, grammatica, fonetica, sintassi.

Quel rispetto delle convenzioni è tanto arbitrario, quanto determinato dalla storia.

Controprova: la lingua ufficiale Esperanto, benché perfetta e convenzionale, non ha mai attecchito e non può attecchire perché priva di radici storiche.

Prova opposta: la lingua ufficiale francese è stato unificata da tre secoli, codificata e redatta in un sistema fonetico alfabetico molto complesso (in Francia è normale che gli adulti si sfidino a singolar tenzone in ortografia, cosa impossibile in italiano che è una lingua fonetica). L’Academie Francaise provvede alla sorveglianza armata della lingua e delle sue variazioni e con processi di autentica canonizzazione ammette o rifiuta parole.

La Francia è forse l’unico paese al mondo in cui i computers non si chiamano computers ma ordinateurs perché così ha deciso l’Academie e nessun francese si azzarda a dire “computer” se non per citare una parola straniera. Il francese è un sistema linguistico ferreamente codificato, pieno di accenti acuti, gravi e circonflessi e convenzioni fonetiche che – come accade a scuola anche per i bambini di lingua inglese – vanno imparate alle elementari dieci al giorno, scrivendo e mandando a memoria migliaia di parole con il loro épeler, il loro spelling.

I giovani cittadini francesi, canadesi del Quebec, canadesi anglofoni, gabonesi, inglesi, gallesi, scozzesi, irlandesi (che parlano tutti ANCHE la lingua originaria celtica) americani, australiani, sono costretti a una tortura che i piccoli cittadini italiani non conoscono, perché la nostra convenzione è quella di una lingua fonetica che – fatte alcune convenzioni semplici sull’uso delle consonanti- si parla come si scrive.

L’Italiano è una lingua giovane, mutuata da uno dei suoi dialetti, il toscano, dopo la convenzionale vittoria di questo dialetto sugli altri (il fiorentino Dante e il milanese Manzoni che va a sciacquar i suoi panni in Arno) e ancora fragile per le sue diversità fonetiche e lessicali di origine dialettale.

Per questo l’Italia unita ha promosso la lingua ufficiale e convenzionale mutuata dal Manzoni e da Dante, ma che è anche la lingua splendidamente usata dai siciliani Pirandello e Sciascia, da Benedetto Croce (abruzzese napoletano), dal Nord, dal Centro e dal Sud.

Dunque, si può discutere sulla necessità di mantenere ben vivi i dialetti e le parlate regionali e paesane, si possono difendere tradizioni, processioni, filastrocche, feste, ricette e balli sull’aia, ma tutto questo non ha nulla a che fare con la necessità comune a tutte le grandi nazioni e comunità, di avere, usare e rispettare una lingua storicamente ricevuta e accettata nei suoi codici i quali, essendo codici, sono per loro natura rigidi e intransigenti.

Proporre di modificare i codici, aiutarli nella loro evoluzione, ha senso. Si chiama progresso linguistico. Dire invece: ma chi se ne frega delle regole, della grammatica, della fonetica, dell’ortografia, significa mettere in crisi la convenzione stessa e consentire ad ogni soggetto parlante o scrivente l’impiego di una propria variante personale, di un principio secondo cui “un cittadino una lingua” più o meno come “un cittadino un voto”.

Ora, le mutazioni sono quasi tutte fallimentari e soltanto una su un alto numero vince imponendo una variazione del codice originale. Ma tutte le impertinenze linguistiche dovute a capricciosa mancanza di rispetto delle regole appaiono e sono invece puramente degli abusi: nel senso che impongono a chi riceve il messaggio la violenza di una negazione delle regole, imponendo agli altri lo sforzo di comprendere, di immaginare, di perdere tempo e forza nel tentativo di capire che cazzo voleva dire quello che ha usato codici suoi.

Naturalmente c’è chi usa nuovi codici e personali in letteratura, o in una comunicazione letteraria e scientifica sofisticata (Jovenal) e chi semplicemente, come mi sembra che faccia lei, rivendica semplicemente il diritto (Paso) all’abuso, a passare col rosso (semaforo, convenzione) , a non rispettare le righe del parcheggio (convenzione) e dire che in fondo ognuno può scrivere e leggere e pronunciare come cazzo gli pare. L’uso che Paso fa della lingua è infatti VIOLENTO, basato su un principio di ARROGANZA e disprezzo degli altri.

Bisogna in questo caso agire come suggeriva Kant nella “Logica della ragion pratica”: Non importa quali siano le tue regole, ma agisci in modo tale che se le tue regole fossero accettate da tutti, tutti ne trarrebbero un comune vantaggio. Mi sembra che se tutti accettassero la regola della negazione delle regole lo svantaggio collettivo sarebbe catastrofico e francamente mi sembra che a questo disgraziato Paese siano già accadute molte disgrazie per aggiungerne continuamente delle nuove.

Rispondo a pfra64 e tiro le somme dello scontro che ho scatenato ieri: destra, sinistra, sinistrismo. Neanche sapete che cosa è il “sinistrese” e la sua storia. E… j’accuse: vi accuso di essere l’acqua in cui il pesce Berlusconi nuota, vince e stravince, mentre proprio voi e quelli come voi state assassinando, elezione dopo elezione, la larva della memoria della sinistra che fu. Ecco perché, a voler essere chiari e precisi, io sono di sinistra e voi (quelli che minacciano di sbattere la porta) siete dei reazionari. Se riuscirò a convincere delle mie buone ragioni anche uno solo di voi, cari amici, mi riterrò soddisfatto di questo articolo che ho scritto con la mente e col cuore, con la memoria e la più grande sincerità. E ricordo il grande fisico italiano (di sinistra) Amaldi: “Biada alta per i cavalli di razza”. I cavalli di razza sono la serie A dell’intelligenza e della volontà.

14 febbraio 2010

SCRIVE PFRA64:

Alberto, Malombra e gli altri che se ne vogliono andare, non rompete i coglioni con ’sta storia dell’andar via. Per quanto mi riguarda, non accetto i motivi che fornite. Il Senatore e Patton hanno il carattere del cazzo che hanno, anche questo rende il blog interessante.Qualche volta esagerano di brutto, come quella volta con gli indiani d’America. E allora ?Stavolta Guzzanti parla di serie A e serie B, e allora ? non è uno dei “classici” della destra? Quale è la novità ? E Patton ? Da un anno a questa parte (che è da quando seguo il blog) sarà perlomeno la terza, se non la quarta volta che se ne vuole andare e/o rimanere alla finestra. E poi il tiraemolla rimani-ritorna-dovesei, dammela-nontelado-dammela-nontelado, sai che novità

Senatore, Lei dice: “Essere di sinistra e non sapere un cazzo sono diventati sinonimi per cui chi non sa un cazzo è di sinistra”, prosegue poi con il “dagli al politico” che è di sinistra, il complottismo è di sinistra, eccetera, eccetera.Il successivo distinguo fra sinistra, sinistresismo, sinistresume mi sembra un arzigogolo retorico, interessante per carità, ma mi ha convinto poco o nulla anche perché è da sempre che Lei ogni tre per due affonda sulla sinistra.Anche quando parla delle magagne della destra alla fine, gira che ti rigira, la colpa va a finire che è della sinistra, oppure chiosa che è comunque la sinistra è peggio.Non vede perciò che fra le persone che seguono il blog, quelli che veramente si mettono in gioco siamo proprio noi di sinistra?

GUZZANTI

ECCO UN COMMENTO INTELLIGENTE, QUELLO DI PFRA64  e per farvi arrabbiare dico che è un commento di serie A.

Vedete, dire “di serie A” e di “serie B”, cosa che ha fatto tanto incazzare, significa dire: non siamo tutti uguali per ciò che abbiamo realizzato, non nei diritti e doveri di partenza.

Nasciamo uguali quanto a diritti (o meglio: un liberale si batte per questo, all’americana e non all’italiana dove se sei il figlio di qualcuno sei qualcuno – anche a sinistra – sennò ti attacchi al tram) ma poi ci separiamo per qualità: c’è chi fa meglio e chi fa peggio, chi merita e chi demerita, chi va bocciato e ripete l’anno e chi merita la lode.

Si chiama meritocrazia e dipende soltanto dalla volontà, dalla qualità, dal sacrificio, dalla determinazione.

Dire questa banalità che equivale a dire che d’inverno fa freddo e d’estate fa caldo è di destra?

Benissimo. Allora sono di destra. Ma aggiungo: chi lo sostiene (che questo ragionamento sia di destra) lo considero potenzialmente un parassita che progetta di vivere a spese degli altri.

Questo si chiama “Principio di realtà”, ed è semmai per me una derivazione di cultura psicoanalitica, non della terribile “destra”, che manco sapete che è.

Se posso nella mia storia cercare un riferimento, trovo un vecchio film, “La Luna” di Bertolucci, in cui un ragazzo – per arroganza sinistrese  - si prende un ceffone che lo riconduce alla realtà. Bertolucci per quel film e quello schiaffo – che indicava la serie A e la serie B – fu linciato dalla sinistra italiana. Bertolucci era in analisi con un mio grande amico e uno dei più grandi psicoanalisti italiani, Piero Bellanova, purtroppo scomparso.

E devo dire che, sì, negare la netta separazione fra chi raggiunge un alto livello e chi sceglie (ripeto: SCEGLIE) di non sapere, non studiare, non faticare mentalmente, è tipico non della sinistra, ma della sinistra italiana, che infatti con mia grande disperazione  è morente non per colpa di Berlusconi, ma perché la gente di sinistra in Italia ragiona come voi. E fa lo stesso in Spagna, meno in Francia, quasi per nulla in Germania.

In Italia VOI siete – a mio parere –  la causa della morte della sinistra. Quelli come me sarebbero coloro che vorrebbero rianimarla con l’elettroshock, con i morsetti elettrici con cui si cerca di rianimare in sala operatoria chi va in collasso cardiaco.

Ma voi vi arrabbiate perché i morsetti bruciano, fanno saltare ed invece amate il coma, vi deliziate nel fango di una inesistente uguaglianza in cui ogni sentimentalismo vago e appiccicoso viene contrapposto al rigore della conoscenza, al rigore della logica, al rigor della conoscenza storica, in una parola al rigore.

La sinistra italiana è morta perché due generazioni dopo gli anni 70 hanno scelto la ricotta pasoliniana, invece della fatica che comporta lo studio, il rigore, la severità, la schiena diritta.

Devo dire “ai miei tempi”?

Sì, lo dico: ai miei tempi noi socialisti e comunisti, ma anche i democristiani e liberali, crescevamo avendo maestri o recenti memorie di  maestri come Gramsci, Malagodi, Einaudi, Concetto Marchesi, Amaldi, Lombardo Radice, Spirito, scrittori come Calvino e Moravia…

Voi – un “voi” impersonale e generico (ma la campionessa è Paso) – sembrate venire dal nulla e prima di tutto dalla mancanza del rigore. Deridere chi si incazza per “pò” con l’accento anziché “po’ ” con l’apostrofo non significa prendersela con una pignoleria, ma significa avere varcato il segnale di guardia oltre il quale tracima ogni fango.

Oggi, grazie alle scelte suicide della sinistra scolastica negli anni Settanta, nelle università arrivano soltanto studenti che non sanno scrivere e parlare correttamente italiano, del nord come del sud (più del sud) e questa devastazione è accompagnata dai canti deliranti di Paso che martirizza senza dire nulla la devastazione mentale e linguistica e politica e sentimentale di questo disgraziatissimo Paese.

Per forza che avete fatto vincere Berlusconi. Mica l’ho fatto vincere io. Voi e non io siete l’immagine speculare della vittoria continua (e per colpa vostra non ancora esaurita) di Berlusconi.

Io, con estrema e folle generosità ho speso anni di vita nel tentativo, vano ma reale e documentato, di limitare, correggere, indirizzare, modificare Berlusconi.

Ed ho servito il mio Paese, anzi la mia Patria (oh, come sono di destra: “Patria”, senti senti) scavando e portando alla luce gli scheletri di questo Paese, ed ho avuto cinque morti ammazzati di cui non frega un cazzo a nessuno, l’assassinio della verità, la devastazione della mia vita.

Ma voi? Voi dell’antiberlusconismo sinistrese?

E torno sulla radicale differenza fra “sinistrese” e “sinistra”, visto che non volete – sempre un “voi” impersonale, generico – affaticarvi sulle sottili e meno sottili differenze.

La parola “sinistrese” fu inventata negli anni Settanta a sinistra. Esattamente dal mio amico, anche se oggi siamo un bel po’ separati, Paolo Flores D’Arcais, l’attuale direttore di Micromega e che allora era come me un cane sciolto della sinistra, il quale – da sinistra – scrisse un geniale “Dizionario del Sinistrese”.

Il sinistrese è la caricatura ignorante della sinistra, è il trionfo dei luoghi comuni, è la banalità al potere, è la decisione collettiva di stare tutti insieme in un generico comune sentire nostalgico, senza fare rigorosamente alcuno sforzo. E catalogare come “di destra” chiunque faccia sforzi, cerchi di primeggiare (sì: primeggiare, essere primo). La parola “sinistrese”, che è fondamentale perché indica un concetto fondamentale, ha quaranta anni.

Del sinistrese fa parte la mitologia antimodernista, antiamericana, antioccidentale, dare del “fascista” a chiunque esponga il dubbio che le cose non stiano così, non vadano così, che il mondo funzioni in un altro modo.

Caro Francesco pfra64, sapessi quanto è deprimente, quanto fa cascare le braccia, leggerti mentre affermi che quel che io dico è “di destra”. Quanta chiusura, quanto suicidio di massa sia contenuto in questa tua sciocca e totalmente falsa affermazione che riduce l’immaginario scontro fra destra e sinistra alle dimensioni di un teatro di marionette nel parco giochi di una prima elementare.

Ed è questa semplificazione sciocca, questo limite autoimposto e rivendicato come una virtù, ciò  provoca la morte della   sinistra elezione dopo elezione. Sei, metaforicamente ma neanche tanto, tu la causa del disastro: la sinistra perde e arretra non certo per colpa di Berlusconi, ma proprio e soltanto per colpa vostra: di voi che minacciate di andarvene indignati se vi si sbatte in faccia qualche amaro prodotto del principio di frealtà, a cominciare dal rifiuto dei luoghi comuni “sinistresi” sulla storia d’Italia, recente e attuale.

Siete voi e non io gli assassini della sinistra e la causa del trionfo di Berlusconi.

Voi siete l’acqua in cui il pesce Berlusconi nuota.

Ma, non lo volete sapere e l’unica cosa che sapete fare è incazzarvi. E allora incazzatevi.

Quelli come me sono, siamo, gli stessi che vorrebbero rianimarla, la sinistra agonizzante per il vostro omicidio, usando l’elettroshock con i morsetti elettrici con cui si cerca di rianimare in sala operatoria chi va in collasso cardiaco.

Ma voi vi arrabbiate perché i morsetti bruciano, fanno saltare i nervi, fanno sbarrare gli occhi ed invece amate il coma, il canto alla luna, vi deliziate nel fango di una inesistente uguaglianza in cui ogni sentimentalismo vago e appiccicoso viene contrapposto al rigore della conoscenza, al rigore della logica, al rigore della conoscenza storica, in una sola parola: al rigore come scelta di vita, contrapposto a po’ con l’accento che tanto sono dettagli e chi se ne frega (insisti? Ma allora sei veramente un fascista).

La sinistra italiana è morta perché due generazioni dopo gli anni 70 hanno scelto la ricotta pasoliniana, invece della fatica che comporta lo studio, il rigore, la severità, la schiena diritta.

Devo dire “ai miei tempi”?

Sì, lo dico: ai miei tempi noi socialisti e comunisti, ma anche i democristiani e liberali, crescevamo avendo maestri, o recenti memorie di  maestri, come Gramsci, Malagodi, Einaudi, Concetto Marchesi, Amaldi, Lombardo Radice, Spirito, scrittori come Calvino e Moravia…

Voi – un “voi” impersonale e generico (ma la campionessa, meritevole di una teca nel museo, è Paso) – sembrate viceversa venire dal nulla, da un mondo di riferimenti youtube e wikipedia, di raduni piangenti, di canzoni senza metrica, di comuni “sentiri” senza storia e senza memoria e prima di tutto uniti e unificati dalla mancanza del rigore e dall’odio per chi reclama il rigore persino nell’ortografia.

Deridere chi si incazza per “pò” con l’accento anziché “po’ ” con l’apostrofo non è una pignoleria, ma il segnale di guardia oltre il quale tracima ogni fango.

Oggi, grazie alle scelte suicide della sinistra scolastica negli anni Settanta, nelle università arrivano soltanto studenti che non sanno scrivere e parlare correttamente l’italiano, del nord come del sud (più del sud) e questa devastazione è accompagnata dai deliri sgrammaticati (ma con la presunzione di un decostruttivismo da asilo d’infanzia)   di Paso che martirizza le pagine elettroniche senza riuscire a dire nulla. Paso è esemplare e andrebbe messa in una teca del Bureau de Poids et Mésures di Sèvres, dove si conserva il metro perfetto in iridio-platino, il litro, il chilo. Paso è il vostro specchio. Le sia reso onore, per così dire.

E poi l’ultima, sintomatica affermazione, secondo cui soltanto la sinistra e quelli di sinistra “si mettono in gioco”.

Eh no, mio caro. E’ esattamente l’opposto. Fa parte del birignao “sinistrese” (parola vecchia di 40 anni che evidentemente tutti ignorate per vostro limite, non mio) la finzione del “mettersi in gioco”, del piangersi addosso, del constatare privatamente che si ha torto marcio, ma che tuttavia dobbiamo restare uniti per mantenere il privilegio di dirci di sinistra senza esserlo, negando il principio di realtà.

Se fosse vero che quelli di sinistra “si mettono in gioco” si sarebbero messi in gioco qui.

Invece è scattato il più sciocco corporativismo emotivo, manco ideologico, fatto di scatti e reazioni emotive.

Mi spiace che vi troviate scomodi qui da me.

Ma io vengo anche dall’insegnamento del grande fisico italiano Amaldi, uomo della sinistra storica, il quale diceva “biada alta per i cavalli di razza”. Lui produceva i migliori fisici. E per questo li faceva passare attraverso un tunnel di rigore, difficoltà, fatica, stress. Questo non è di destra. Questo è il modo in cui gli uomini progrediscono.

E, ultima provocazione, voi tutti che protestate contro la mia insurrezione, siete per me l’estrema destra, l’ultimo ridotto della resistenza al bene, la coalizione di chi non vuole sapere che il progresso è di sinistra e che avviene per selezione, competizione, scarto degli imbecilli e degli incapaci, e, ovviamente, aiuto a tutti coloro che senza colpa e senza arroganza hanno bisogno di aiuto.

Nuovo video sulla guerra civile nel blog e in Italia. Scelgo la destra storica e, con cautela, scelgo Patton. Il sinistresismo è sciatteria e falsità buonista, Zapatero ha distrutto la Spagna e crollerà, Obama purtroppo fallisce, il sinistresismo (che non è la sinistra storica) sta suicidandosi e suicidando la civiltà occidentale. I riverberi di questo disastro si irradiano sul mio blog. Poi, magari, l’iperberlusconiano Patton ci spiegherà come mette d’accordo nella sua coscienza SB con il criminale russo, tanto per la completezza dell’informazione. Questa del resto è la rivoluzione italiana come io la intendo, e cioè prima di tutto una crociata contro le falsità e la puerilità politica. Il video è lungo, ma rispecchia il mio pensiero.

13 febbraio 2010

Scusate l’interruzione…. Stavamo facendo una prova audio che potete cliccare qua sopra, quando abbiamo dovuto dare una notizia sconvolgente. Chi sta al mare non vada al monte, chi è al monte impari a sciare.

8 febbraio 2010

Nuovo video-articolo, cliccate sullo schermo superiore. Un sottile ragionamento per spiegare perché sono favorevole all’effetto serra e al riscaldamento del pianeta, uniche vie d’uscita per metterla in culo ai russi amici tanto di Silvio che di Prodi. Gli israeliani già mettono i puntini sulle i e ricordano a Berlusconi che è il primo partner europeo di chi vuol distruggere Israele

8 febbraio 2010